IL FERITO di ROBERTO VERACINI

Il ferito

(un’idea della poesia)

Penso che tutti i poeti, finché tali, siano sempre in crisi

(E. Montale)

Il poeta è sempre ferito, si nutre della sua ferita, che non si rimargina

perché è la ferita del mondo: vive e rappresenta questa condizione fino in fondo

e lo fa con gli strumenti che gli sono propri, i versi.

Per questo il poeta è anche il narciso, perché il peso di questa condizione è estremo e la ferita ha bisogno di incensi (veri o falsi) per essere sopportabile.

Ma il poeta è anche il disperato, quando la ferita si rivela insanabile e l’incenso svanisce, mostrando gli aspetti cupi e irrimediabili della realtà, la futilità delle cose e quindi dell’arte, che non basta più. Il poeta è il sopravvissuto quando riscopre dalle macerie un segno ancora dell’esistenza e se lo porta con sé per sempre, perché tutto è ancora possibile, sempre.

Il poeta è il solitario del tempo, che riconosce e da cui è riconosciuto, ma tutto questo non appare, perché scoprire è meglio che far vedere, e il poeta vive del suo stupore e del modo in cui riesce a farlo sentire.

E comunque il poeta resta il ferito, cercato e abbandonato, osannato e deriso, e la sua ferita è il mondo, che rappresenta ma non sa capire, perché il poeta ha in sé l’orizzonte intero e il suo limite. Non necessariamente in quest’ordine.

Roberto Veracini

2 thoughts on “IL FERITO di ROBERTO VERACINI

  1. ” Je suis le Ténébreux,-Le Veuf,-l’Inconsolé,
    Le Prince d’Aquitaine à la Tour abolie:
    Ma seule Etoile est morte,-et mon luth constellé
    Porte le Soleil noir de la Mélancolie.”

    ainsi parlait Gérard de Nerval, en vers inégalés, de la condition du poète…
    En prose, dans une conférence restée célèbre ( dec 1906),dont je recommande la lecture, Hugo von Hoffmannsthal, s’est exprimé sur la condition du poète…

    Corinne Varroquier

Lascia un commento

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.