IL SENSO COMUNE E LA SCIENZA di Piero Pistoia

CENNI AL RAPPORTO FRA SENSO COMUNE E INSEGNAMENTO DEI SAPERI PREPOSTI ALLE SCELTE

del dott. Prof. Piero Pistoia

Uno dei problemi oggi della comunicazione culturale scientifica, sia nella Scuola sia nell’extrascoastico , è la settorializzazione continua di linguaggi sempre più evoluti, per descrivere oggetti sempre più complessi e intrisi di teoria (di “spirito” per dirlo nel linguaggio delle monadi di Leibniz). Poiché anche le scelte sociali a cui il cittadino deve essere chiamato a partecipare (se non vogliamo ritrovarci nella situazione dei nuovi analfabeti di G. Holton (1)), sono sempre più condizionate dalle relazioni tecniche degli esperti dei diversi settori, le strutture preposte alla comunicazione dovranno attivarsi per studiare il problema ed individuare i saperi che più di altri siano idonei alle scelte nell’attività sociale. “Libertà è partecipazione”, mutuando l’espressione dall’ultima canzone di Gaber, è un concetto che risuona spesso in questi ultimi tempi ora rievocato da alcuni versi di B. Brecht “Controlla il conto sei tu che lo devi pagare”, ora dal “sesto degli undici suggerimenti di un Dio” descritti da G. Conte (2) (“non accettare regole che tu stesso non ti sia dato, non adeguarti mai al pensiero della maggioranza ed alle sue mode, perché l’opinione dei più spesso non è garanzia”…).

La difficoltà incontrata nell’imparare Scienza e nell’assimilarla sembra non dipendere solo da una proposta di insegnamento più o meno efficace o gradevole, ma rimanda alla natura stessa della Scienza, che appare poco congeniale alla biologia delle mente umana (L. Wolpert, 1996 (3), parla di “scienza innaturale”). Sembra esistere cioè una discontinuità profonda fra senso comune e Scienza, con scarsa possibilità di trasferire facilmente cose della scienza al senso e all’intuito comuni e forti difficoltà ad “incarnare” i concetti scientifici. Il cervello dell’Homo sapiens, evolutosi da qualche milione a quarantamila anni fa, in interazione con un ambiente di sopravvivenza “percepito” al fine della caccia e raccolta, mediate attraverso i primi strumenti litici, la prima tecnologia che riusciva a costruire, è progetto di un genoma rimasto, fin da allora pressoché invariato, in eredità alla specie. Infatti a partire da 40000 anni fa il cervello umano iniziò a controllare l’evoluzione: invece di continuare a modificarsi con l’ambiente, modificava l’ambiente a sé (evoluzione da biologica a culturale di Dobzansky). Vedere anche, in questo blog, “Appunti per una lezione: . . . precisazioni su qualche processo evolutivo che conduce all’uomo moderano”. Così oggi possediamo pressoché lo stesso cervello del nostro lontano antenato cacciatore raccoglitore e le pulsioni ereditate sono le responsabili delle limitate potenzialità del nostro senso comune non previsto per la comprensione scientifica, ma semmai per una tecnologia sganciata dalla scienza. L’attività scientifica può procedere solo “rompendo” con la conoscenza prescientifica ed il senso comune, come fanno gli animali sagaci di Rilke, che, sagaci appunto ed avventurosi, si sentono a disagio nella situazione pacata e di certezza in cui si trovano. Non si tratta di un prolungamento o raffinamento o ampliamento del senso comune come talora si legge, ma di qualcosa di nuovo: una specie di senso per la comprensione scientifica.. “Finchè la Scuola non fa capire quale spostamento di quadri concettuali è necessario per impadronirsi di alcuni piccoli elementari pilastri della Fisica e della Biologia, la Scuola non ha risposto alle domande a cui dovrebbe rispondere” (P. Rossi, 1996, (4)).

Una possibilità ipotetica di indebolire il senso comune si propone con un approfondimento dei processi di comprensione scientifica in un insegnamento, a livello orizzontale, intensivo e sostenuto dall’uso di una programmazione il più possibile congeniale ai processi della natura (linguaggi come il Mathematica di Wolfram) e, a livello verticale, in un insegnamento a spirale (proposto sia dal primo sia dal secondo Bruner (5)) in più riprese nel tempo. Infatti, come suggerisce la Teoria del Darwnismo Neurale del neurobiologo G. Edelman, 1998 (6), all’interno del cervello sotto la pressione delle argomentazioni collegate alla comprensione dei concetti scientifici, si possono costituire nuovi circuiti cerebrali (selezionando gruppi neurali con l’aprire o chiudere sinapsi), per cui a lungo andare quel pezzo di cultura si “incarna” (probabilmente senza apportare modifiche al genoma), innescando però processi intuitivi e creativi con arricchimento del senso comune rispetto all’argomento in studio.

La rapida obsolescenza dei concetti scientifici acquisiti nella scuola, le possibile tendenze riduttive delle nuove riforme che sembrano indirizzare l’insegnamento, in maniera più o meno mediata o camuffata, verso un inserimento più efficace nelle aziende, e la necessità ormai stringente nella vita sociale di partecipare in modo sempre più esperto ai progetti e alle decisioni, se non vogliamo diventare cittadini tagliati fuori dalle scelte di sopravvivenza, spingerebbero verso una riformulazione dei curricola scolastici così da includere, anche a livelli più bassi di scolarizzazione, saperi indispensabili per queste scelte onde innescare l’insegnamento a spirale per facilitarne il trasferimento a livello di senso comune (assimilazione). Parlo dei settori culturali che riguardano per es. l’uso della Statistica, perché con essa scopriremo il profondo e talora ambiguo significato dei “grandi” numeri esprimenti misure (7), ma specialmente dell’analisi dei dati storici, sui quali e solo su essi, sarà possibile costruire oculatamente progetti e previsioni o almeno indicare con una certa probabilità i rischi per i possibili percorsi futuri.

In questo contesto abbiamo proposto, insieme a cenni sulle regressioni lineari e multilineari, già oggi oggetto dei corsi di aggiornamento per docenti di materie scientifiche, una riformulazione operativa dell’analisi di Fourier per insegnanti dell’area scientifica, privilegiando, tramite il Matematica di Wolfram, più che le solite dimostrazioni matematiche, un modo più intuitivo ed operativo di affrontare questi concetti. Lo studioso interessato può ricercare, in questo nostro blog, e nella bibliografia allegata, i relativi concetti, dimostrazioni e discussioni.

BIBLIOGRAFIA E NOTE

  1. -Gerard Holton “Scienza, educazione ed interesse pubblico”, Il Mulino, 1990.
  2. -Giuseppe Conte “Manuale di poesia” Guanda, 1995, pag.26.
  3. -L. Wolpert “La natura innaturale della Scienza”, 1996, Dedalo.
  4. -Paolo Rossi “Intervista”, Le Scienze, aprile, 1996
  5. -J. Bruner “La cultura dell’educazione”, 1997, Feltrinelli.
  6. -Gerald Edelman “Darwinismo neurale. La Teoria della selezione dei gruppi neuronali”, Einaudi, 1995
  7. -Piero Pistoia “Esempi di Analisi Statistica Applicata”, Didattica delle Scienze n. 180, 1995 e n.183, 1996; ed. La Scuola di Brescia

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