PREMESSA
Foto del piccolo Assiolo vivo e vispo in attesa che la mano con orologio lo prenda per salvarlo
Dopo l’evento del nostro gatto ciuci con l’assiolo (leggere nel blog il relativo post nel finale) ci è venuto in mente di rileggere la poesia l’Assiolo di Giovanni Pascoli con i relativi commenti a più voci, pubblicati vari anni fa, e siamo rimasti colpiti e meravigliati dal contenuto emotivo e profondo di quel post. Per questo lo riproponiamo per le nuove generazioni. Piero Pistoia (editore) e Gabriella Scarciglia (collaboratore).
POESIA DI GIOVANNI PASCOLI
Otus scops Linnaeus
lo Strigide ASSIOLO
Dov’era la luna? che il cielo
notava in un’alba di perla.
ed ergersi il mandorlo ed il melo
parevano a meglio vederla.
Venivano soffi di lampi
da un nero di nubi laggiù,
veniva una voce dai campi:
chiù…
Le stelle lucevano rare
tramezzo alla nebbia di latte:
sentivo il cullare del mare,
sentivo il fru fru fra le fratte;
sentivo nel cuore un sussulto,
com’eco d’un grido che fu.
Sonava lontano il singulto:
chiù…
Su tutte le lucide vette
tremava un sospiro di vento;
squassavano le cavallette,
finissimi sistri d’argento
(tintinni a invisibile porte
che forse non s’aprono più?….);
e c’era quel pianto di morte…
chiù