Risposta del dott. prof. Piero Pistoia all’invito del fisico R. Bagnolesi, al tempo segretario della sezione A.I.F. di Pisa, per discutere certi problemi dell’insegnamento della fisica: 1 -pensare e fare nella scuola; 2 – un lezione commentata di elettrostatica e elettrodinamica ed altro; a cura del dott. prof. Piero Pistoia

Post in via di costruzione

A Abdensarly (suono della parola) è piaciuto questo post

PREMESSA ALLA RISPOSTA DEL DOTT, PROF. R. Bagnolesi

Contributo al dibattito su aggiornamento e sperimentazione

Nel mettere in ordine le migliaia di libri per lo più scientifici ed altrettante riviste e la caterva ( di fogli scritti a mano o battuti al computer (metri in verticale! ), contenenti riflessioni scientifiche e linee di programmi digitati, una vita intera di pensieri trascritti a braccio, corretti e spesso ricorretti e, a volte, usati per compilare i vari articoli pubblicati, in specie attinenti, al lavoro di ‘docente’ (alcuni riportati anche in questo blog), nel mettere in ordine, come dicevo, ho ritrovato una risposta da me scritta alla lettera-invito del docente di Fisica Roberto Bagnolesi, al tempo, segretario della sezione AIF di Pisa (Associazione per l’Insegnamento della Fisica) per partecipare ad un convegno di fisica fra fisici per discutere sui ‘caldi’ problemi insegnativi della fisica nella scuola. Questo mio intervento scritto a braccio anni fa avrebbe dovuto essere precisato con esempi commentati di laboratorio come accenno nel 3°, 4°, 5° e 6° rigo, della pag. 5, della risposta; se avessimo avuto più tempo e spazio. In effetti alcuni di questi scritti su fogliacci, relativi a questo caso, furono al tempo da me trasferiti in un articolo pubblicato ne LA RICERCA di Loescher Editore Torino, del 15 ottobre 1981 in ben 8 pagine (LA RICERCA una rivistina ma preziosa, periodica gratuita, per le Scuole Superiori, al tempo diretta dalla docente accademica Maria Corda Costa). Fra parentesi, in questo numero della rivista, oltre a me, solo la direttrice, docente universitaria, nelle prime 4 pagine, scrive un interessante e profondo articolo, pure problematico, per l’insegnamento “CRITERI E PROSPETTIVE PEDAGOGICHE PER L’AGGIORNAMENTO.

Successivamente, mezzo secolo dopo, il mio articolo fu da me anche rivisitato sul nostro blog, e, a mio avviso, è rimasto ancora interessante e in più leggibile da tutti, cliccando da Google: ilsillabario2013.wordpress.com e di seguito scrivendo in (CERCA), per es. il tag “ UNA LEZIONE COMMENTATA DI ELETTRODINAMICA”.

Chi volesse leggere anche le altre pagine della direttrice, mi contatti.

PRIMA E SECONDA PAGINA DE “LA RICERCA” NOMINATA

dott. Piero Pistoia

Conclusione

Ormai sono vecchio e da tempo in pensione per cui se mi interessa ancora argomentare e discutere fra amici sui problemi culturali o anche nell’ambiente “asettico” di qualche rivistina, non mi interessa molto sostenere e magari difendere, in queste zone complesse della cultura, le tesi in cui credo, in maniera diretta in ambienti dove lo stato stesso di maggioranza, spesso, è sufficiente ad acquisire a sé non solo i principi di autorità, ma anche quelli di cultura!

Si ricordi che in ambiti complessi quando due fazioni diverse affermano di aver ragione, capita spesso che nessuna delle due abbia colto la Verità!

Dott. Piero Pistoia

ULTIMO INTERVENTO SULLA VITA TRAVAGLIATA DEL CARO CIUCI, IL NOSTRO GATTO SIMIL-CERTOSINO GRIGIO e, infine, l’avventura con lo Strigide Assiolo (Otus scops Linnaeus); Piero Pistoia e Gabriella Scarciglia

ULTIMO ( si spera) INTERVENTO SUL NOSTRO CIUCI

Il nostro caro Ciuci sta diventando adulto. Le esperienze tragiche a lungo e ripetutamente sofferte nel suo passato, sembra ormai certo (almeno si spera di nuovo!) abbiano costruito protocolli di sopravvivenza efficienti. Abbiamo seguito costantemente il suo comportamento almeno dall’ultimo intervento del veterinario (Marzo 2023) e siamo in grado di descrivere in successione i suoi atteggiamenti rilevanti a fronte di episodi che in altre occasioni gli avrebbero causato ferite e la necessità di portarlo di nuovo dal dottore. Cercheremo di descrivere con particolari i suoi atteggiamenti nella sua vita nel circondario delimitato da molte strade frequentate e all’interno di due giardini boschivi , visitati spesso dai gatti del vicinato ed è con questi gatti che viene a contatto e in particolare anche con quello che l’ha ferito varie volte, un tigrato marrone con un orecchio mozzato. Questi gatti vengono anche ad aspettarlo all’interno del giardino. Cercheremo di descrivere il suo nuovo comportamento suggerito dai nuovi protocolli ricavati dalle esperienze negative del passato.

Quando il Ciuci esce per i suoi bisogni quotidiani compresa la possibilità di masticare qualche filo di gramigna e vede un gatto qualsiasi, magari all’interno del giardino, gli si avvicina a pantera lentamente e quando gli è a pochi decimetri si mette a sedere a statua e lo guarda duro negli occhi (è successo più volte), l’altro, che intende arrendersi, si mette intanto a gambe all’aria; a questo punto il mio gatto lascia perdere e tranquillamente se ne va per i fatti suoi …e all’altro gatto non so come e cosa gli abbia comunicato il mio, per farlo anche scappare fuori dal giardino! Questo comportamento pressappoco si ripete sempre a simili eventi: il Ciuci è diventato il guardiano del giardino!

Quando viene a cercarlo il suo gatto nemico, un bel robusto tigrato adulto, e il Ciuci lo vede, strano a dirsi, praticamente si comporta nello stesso modo prima detto, mentre l’altro lo chiama lamentoso e, se va via, continua, a lamentarsi miagolando e, se non va via subito, il Ciuci da fermo gli urla come un gatto arrabbiato e allora lui scappa sempre lamentandosi! E se questo evento si ripete, il comportamento del nostro gatto è lo stesso. L’ultimo episodio si è verificato quando il gatto nemico si è posizionato sul tetto piuttosto alto dei vecchi recinti dei cani, miagolando per chiamarlo. Io, sentendolo miagolare, sono salito sulla sedia, che mi consentiva di affacciarmi sul tetto, in difesa del Ciuci che era rimasto momentaneamente a terra. Mi sono affacciato al tetto con una strombola che doveva servire per spaventarlo; mi è apparso davanti al viso ad una distanza meno di mezzo metro e stranamente rimaneva fermo e mi guardava fisso negli occhi, continuando a miagolare; sono rimasto perplesso, così da vicino non potevo tirare, l’avrei ucciso, quindi ho abbassato l‘arma primitiva e sono sceso, anche perché il Ciuci era a terra in sicurezza. Mentre mi allontanavo ho visto il Ciuci che si avvicinava alla sedia per saltare su anche lui; l’altro gatto continuava a miagolare sempre fermo. Il Ciuci è saltato rimanendo fermo sul bordo; dopo pochi secondi ho sentito l’altro gatto allontanarsi miagolando. Il nostro gatto una volta sceso, si sdraiava sul dorso a gambe larghe in un avvallamento del terreno. Anche mia moglie, poco lontana, era presente a questo avvenimento.

Che l’altro avesse capito, solo ora, che quando il Ciuci lo spingeva da dietro, come abbiamo già raccontato nel post “Storia Vera di Ciuci”, volesse solo giocare e non attaccar briga? ed ora invece vorrebbe giocare con lui a rincorrersi in pace? Noi non lo sappiamo, ma è sicuro che anche il tigrato non vuole più aggredirlo! Troppo tardi però, perché il Ciuci non ne vuole più sapere di avere contatti con altri gatti, forse avendo esso imparato a far valere la propria volontà senza aggredire.

Adesso, superata la fase traumatica, il CIUCI, il nostro SIMIL-CERTOSINO GRIGIO, vive così: 1- attaccatissimo alla casa di cui si è fatto una mappa molto precisa tanto che utilizza metodicamente’ a seconda delle ore e degli umori, ogni singolo spazio memorizzato. Ogni particolare è per lui prezioso e ne nota ogni minimo cambiamento memorizzandolo per il futuro e in questo contesto non fa e non ha mai fatto alcun danno in questo ambiente denso di libri, mobiletti, oggettistica ecc. (es. in un tavolo del soggiorno con decine di cornici, piccoli soprammobili anche preziosi, brocche con fiori. . . riesce a percorrerlo senza toccare niente, quando quotidianamente vi salta sopra per osservare il modo esterno dalla finestra). 2 – E’ molto affettuoso, ma quando lo decide lui; soprattutto la notte quando si piazza sul lettone, impasta ripetutamente rugliando, per addormentarsi poi appoggiato al corpo di uno di noi (è estremante sempre pulito e non emana mai nessun cattivo odore); non ama però essere preso in braccio. 3 – Noi abitiamo al secondo piano e Ciuci, che non usa più la lettiera, scende nel bosco-giardino pressoché alle stesse ore e per i suoi bisogni, mangiare qualche filo di gramigna e mappare il grande territorio esterno a sua disposizione. Ama stare in giardino con noi, ci gira intorno ovunque, quando ci sediamo anche lui o prima o poi viene a sedersi, ci delizia con le sue prodezze, gratta volentieri alcuni pali apposta posizionati per lui, sale sugli alberi grandi e scende ultimamente con facilità, riuscendo a camminare in equilibrio anche sui rami più sottili. 4 – Quando decidiamo di tornare in casa di norma rientra anche lui, assicurandosi che saliamo ambedue e soffermandosi ad ogni pianerottolo per aspettarci se ci precede; quando invece dobbiamo uscire per andare in paese, se ne accorge subito quando ci cambiamo i vestiti! e allora si tiene pronto vicino alla porta per scendere con noi e per seguirci fino al cancello; quando rientriamo lo troviamo ad aspettarci.

Con questo, se non succede altro di significativo, riteniamo concluso il post grande e complicato dal titolo: “STORIA VERA DI CIUCI” che il lettore interessato può leggere su questo blog.

Piero Pistoia e Gabriella Scarciglia

Bene, qualcosa di significativo, nel comportamento, forse (l’immaginazione interpretativa vale di più della conoscenza, sembra dicesse anche Einstein), il nostro Ciuci, nel crescere, sta dimostrando. Da tempo avevamo visto aumentare in maniera sempre più chiara il suo portare in bocca a casa animaletti, tenuti in vita, statisticamente, sempre di più, pur salendo ben tre rampe di scale. Parlo di gechi, serpentelli a coda lunga, arvicole. . . che vengono tepositati ai nostri piedi campletamente vivi, come fossero un dono per noi. Naturalmente quasi tutti appena depositati cercano di sfuggire, forse non dal gatto, ma, per paura della nostra presenza, o, indicando ancora forse, di essere stati malvolentieri catturati. Ultimamente abbiamo notato un comportamento davvero strano; quasi che l’animaletto portato fosse stato daccordo. Ciò dimostrerebbe, forse con bassa probabilità, una certa intesa amichevole precedente? per restare quieti in bocca del Ciuci, durante le tre lunghe rampe di scale piuttosto ripide?

Erano circa le due di notte e il nostro Ciuci rientrò in casa con in bocca qualcosa; si fermò davanti a Gabriella lasciò cadere con delicatezza, a circa un decimetro davanti a sè, un giovane assiolo (lo Strigide Otus scops Linnaeus) completamente vivo che non fuggì, rimanendo tranquillo, fermo davanti a lui; per un breve tempo in quella posizione, si guardarono negli occhi; i loro occhi sembravano di interrogazione, specialmente quelli del chyù; poi il Ciuci si girò verso Gabriella come ad indicare l’amico portato, mormorando due chiari miao, spostando leggermente il capo per indicare l’animalino sempre fermo in attesa. Gabriella, facendo carezze al gattino, dopo qualche incertezza, trasportò con delicarezza il piccolo chjù, ancora sereno, sul lettino vicino ai peluche, in attesa che io, Piero, lo riprendessi con tenerezza nel portarlo nella terrazza grande, dove lo misi a terra e, quello, mi guardò e saltò sul bordo di un secchio vicino. Dopo poco da casa sentimmo il forte canto dell’assiolo nel terrazzo che invocava l’aiuto (di nuovo forse) della madre. In definitiva il mattino successivo sulla terrazza non c’era più! AI POSTERI L’ARDUA SENTENZA. Chi volesse ascoltare il canto d’amore dello Strigide Otus scops basta da GOOGLE cercare “Canto d’ amore dell’Assiolo (Otus)” un verso accorato che taglia il buio; possiamo anche leggere, in questo blog la coinvolgente poesia di Giovanni Pascoli, l’Assiolo con i relativi commenti ed altro.

Una esperienza, quasi uguale alla seconda parte, ebbe nostro nipote Vittorio, lui lascio poi lo Strigide sulla colonna del cancello del giardino.

Riassumendo, “Gabriella . . . dopo qualche incertezza, trasportò con delicatezza il piccolo chjù . . . ” in prima istanza, verso la salvezza, poi, come già detto, intervenni io….,come nella fotografia che segue:

POST SCRIPTUM: Un’altra possibile ipotesi potrebbe essere quella che il Ciuci normalmente vorrebbe giocare con gli animaletti che trova, dopo aver deciso di non fare amicizia con gli altri gatti, come decritto precedentemente in altri post, quindi è plausibile che ci porti regali perchè anche noi potessimo con loro giocare.

E’ possibile anche leggere in questo blog la poesia di Pascoli “L’Assiolo” con qualificati commenti, interessanti e coinvolgenti.

IL SENSO COMUNE E LA SCIENZA di Piero Pistoia

CENNI AL RAPPORTO FRA SENSO COMUNE E INSEGNAMENTO DEI SAPERI PREPOSTI ALLE SCELTE

del dott. Prof. Piero Pistoia

Uno dei problemi oggi della comunicazione culturale scientifica, sia nella Scuola sia nell’extrascoastico , è la settorializzazione continua di linguaggi sempre più evoluti, per descrivere oggetti sempre più complessi e intrisi di teoria (di “spirito” per dirlo nel linguaggio delle monadi di Leibniz). Poiché anche le scelte sociali a cui il cittadino deve essere chiamato a partecipare (se non vogliamo ritrovarci nella situazione dei nuovi analfabeti di G. Holton (1)), sono sempre più condizionate dalle relazioni tecniche degli esperti dei diversi settori, le strutture preposte alla comunicazione dovranno attivarsi per studiare il problema ed individuare i saperi che più di altri siano idonei alle scelte nell’attività sociale. “Libertà è partecipazione”, mutuando l’espressione dall’ultima canzone di Gaber, è un concetto che risuona spesso in questi ultimi tempi ora rievocato da alcuni versi di B. Brecht “Controlla il conto sei tu che lo devi pagare”, ora dal “sesto degli undici suggerimenti di un Dio” descritti da G. Conte (2) (“non accettare regole che tu stesso non ti sia dato, non adeguarti mai al pensiero della maggioranza ed alle sue mode, perché l’opinione dei più spesso non è garanzia”…).

La difficoltà incontrata nell’imparare Scienza e nell’assimilarla sembra non dipendere solo da una proposta di insegnamento più o meno efficace o gradevole, ma rimanda alla natura stessa della Scienza, che appare poco congeniale alla biologia delle mente umana (L. Wolpert, 1996 (3), parla di “scienza innaturale”). Sembra esistere cioè una discontinuità profonda fra senso comune e Scienza, con scarsa possibilità di trasferire facilmente cose della scienza al senso e all’intuito comuni e forti difficoltà ad “incarnare” i concetti scientifici. Il cervello dell’Homo sapiens, evolutosi da qualche milione a quarantamila anni fa, in interazione con un ambiente di sopravvivenza “percepito” al fine della caccia e raccolta, mediate attraverso i primi strumenti litici, la prima tecnologia che riusciva a costruire, è progetto di un genoma rimasto, fin da allora pressoché invariato, in eredità alla specie. Infatti a partire da 40000 anni fa il cervello umano iniziò a controllare l’evoluzione: invece di continuare a modificarsi con l’ambiente, modificava l’ambiente a sé (evoluzione da biologica a culturale di Dobzansky). Vedere anche, in questo blog, “Appunti per una lezione: . . . precisazioni su qualche processo evolutivo che conduce all’uomo moderano”. Così oggi possediamo pressoché lo stesso cervello del nostro lontano antenato cacciatore raccoglitore e le pulsioni ereditate sono le responsabili delle limitate potenzialità del nostro senso comune non previsto per la comprensione scientifica, ma semmai per una tecnologia sganciata dalla scienza. L’attività scientifica può procedere solo “rompendo” con la conoscenza prescientifica ed il senso comune, come fanno gli animali sagaci di Rilke, che, sagaci appunto ed avventurosi, si sentono a disagio nella situazione pacata e di certezza in cui si trovano. Non si tratta di un prolungamento o raffinamento o ampliamento del senso comune come talora si legge, ma di qualcosa di nuovo: una specie di senso per la comprensione scientifica.. “Finchè la Scuola non fa capire quale spostamento di quadri concettuali è necessario per impadronirsi di alcuni piccoli elementari pilastri della Fisica e della Biologia, la Scuola non ha risposto alle domande a cui dovrebbe rispondere” (P. Rossi, 1996, (4)).

Una possibilità ipotetica di indebolire il senso comune si propone con un approfondimento dei processi di comprensione scientifica in un insegnamento, a livello orizzontale, intensivo e sostenuto dall’uso di una programmazione il più possibile congeniale ai processi della natura (linguaggi come il Mathematica di Wolfram) e, a livello verticale, in un insegnamento a spirale (proposto sia dal primo sia dal secondo Bruner (5)) in più riprese nel tempo. Infatti, come suggerisce la Teoria del Darwnismo Neurale del neurobiologo G. Edelman, 1998 (6), all’interno del cervello sotto la pressione delle argomentazioni collegate alla comprensione dei concetti scientifici, si possono costituire nuovi circuiti cerebrali (selezionando gruppi neurali con l’aprire o chiudere sinapsi), per cui a lungo andare quel pezzo di cultura si “incarna” (probabilmente senza apportare modifiche al genoma), innescando però processi intuitivi e creativi con arricchimento del senso comune rispetto all’argomento in studio.

La rapida obsolescenza dei concetti scientifici acquisiti nella scuola, le possibile tendenze riduttive delle nuove riforme che sembrano indirizzare l’insegnamento, in maniera più o meno mediata o camuffata, verso un inserimento più efficace nelle aziende, e la necessità ormai stringente nella vita sociale di partecipare in modo sempre più esperto ai progetti e alle decisioni, se non vogliamo diventare cittadini tagliati fuori dalle scelte di sopravvivenza, spingerebbero verso una riformulazione dei curricola scolastici così da includere, anche a livelli più bassi di scolarizzazione, saperi indispensabili per queste scelte onde innescare l’insegnamento a spirale per facilitarne il trasferimento a livello di senso comune (assimilazione). Parlo dei settori culturali che riguardano per es. l’uso della Statistica, perché con essa scopriremo il profondo e talora ambiguo significato dei “grandi” numeri esprimenti misure (7), ma specialmente dell’analisi dei dati storici, sui quali e solo su essi, sarà possibile costruire oculatamente progetti e previsioni o almeno indicare con una certa probabilità i rischi per i possibili percorsi futuri.

In questo contesto abbiamo proposto, insieme a cenni sulle regressioni lineari e multilineari, già oggi oggetto dei corsi di aggiornamento per docenti di materie scientifiche, una riformulazione operativa dell’analisi di Fourier per insegnanti dell’area scientifica, privilegiando, tramite il Matematica di Wolfram, più che le solite dimostrazioni matematiche, un modo più intuitivo ed operativo di affrontare questi concetti. Lo studioso interessato può ricercare, in questo nostro blog, e nella bibliografia allegata, i relativi concetti, dimostrazioni e discussioni.

BIBLIOGRAFIA E NOTE

  1. -Gerard Holton “Scienza, educazione ed interesse pubblico”, Il Mulino, 1990.
  2. -Giuseppe Conte “Manuale di poesia” Guanda, 1995, pag.26.
  3. -L. Wolpert “La natura innaturale della Scienza”, 1996, Dedalo.
  4. -Paolo Rossi “Intervista”, Le Scienze, aprile, 1996
  5. -J. Bruner “La cultura dell’educazione”, 1997, Feltrinelli.
  6. -Gerald Edelman “Darwinismo neurale. La Teoria della selezione dei gruppi neuronali”, Einaudi, 1995
  7. -Piero Pistoia “Esempi di Analisi Statistica Applicata”, Didattica delle Scienze n. 180, 1995 e n.183, 1996; ed. La Scuola di Brescia

“PRECISAZIONE PERSONALE, DIDATTICA-CULTURALE-FORMATIVA, SU COME PUO’ PROCEDERE UNA RICERCA SCIENTIFICA”; premessa epistemologica ad un esempio ipotetico-corroborativo allegato, esteso ed articolato, a svariate voci qualificate (Luigi Bagagli, Massimo Magni, Piero Pistoia ed altri); a cura del dott. Piero Pistoia

PREMESSA

COMUNICAZIONE DIDATTICA-CULTURALE A TAGLIO EPISTEMOLOGICO SU COME PUO’ PROCEDERE UNA RICERCA SCIENTIFICA IN PARTICOLARE IN AMBITI SCOLASTICI (con un ESEMPIO ESPLICATIVO a più voci, tramite link interno al blog, al termine della seguente precisazione);

Abbiamo voluto dare a questo breve intervento epistemologico e, almeno nella nostra intenzione, un taglio didattico-culturale o se vogliamo di media divulgazione. Secondo noi la comunicazione culturale di questo tipo ha il dovere di guidare il lettore attraverso tutte le fasi della scoperta caricando il processo delle emozioni umane che di fatto si susseguono nell’attività di ricerca reale, anche se di questa umanità poi si perde traccia nella stessa stesura asettica del lavoro scientifico rivolto ai ricercatori per i ricercatori. L’articolo scientifico infatti, afferma Dario Antiseri, (per leggere ancora su questo epistemologo, cliccare sul tag del suo nome nel blog), è una frode, non rappresenta cioè il reale percorso denso di ostacoli, di delusioni, di ipotesi false e tormenti, ma anche di gioie nel successo e quindi ricco di umanità e educativamente pregnante. Purtroppo poi la stessa frode viene regolarmente calata nei processi di comunicazione didattico-culturale o divulgazione a tutti i livelli, aspetto ben più grave perché interessa la sfera educativa e il pensiero dei giovani. Basta ascoltare i semplici e chiari raccontini sulla scienza dei grandi divulgatori sui mass media, ripuliti di tutti i punti interrogativi, fondati tutti su un’unica ipotesi, spesso neppure esplicitata, che poi ineluttabilmente risulterà ‘vera’, come dicono loro. Il filosofo Campanella affermava che “Rerum natura cognoscere difficile quidem est, at modum cognoscendi longe difficilius”; infatti la comunicazione in discipline come, per es., la Fisica, la Matematica, la Chimica, la stessa Geologia, l’informatica…, presuppone per il fruitore la conoscenza di linguaggi specifici. Il nostro intervento invece è una successione di tentativi, idiosincrasie ed errori che procede e si ‘costruisce’ con la ricerca e con il pathos che la guida, in interazione continua fra teoria ed osservazione, aggiustando il tiro nell’andare. La nostra frontiera della scoperta e tutte le frontiere presentano le stesse caratteristiche qualitative. Infatti Il Terzo Mondo (o Mondo 3) di Karl Popper (per saperne di più cliccare sul tag del suo nome dal blog), il mondo platonico della Cultura umana, ha la frontiera densa di incastri a guisa di richiami possibili per processi e scoperte futuri, quasi che le nuove idee siano sollecitate dalla stessa cultura che acquisisce così vita autonoma. Ogni gruppo di ricerca partecipa ad una parte del Terzo Mondo con una propria frontiera. Anche il nostro ha il suo Terzo Mondo che, pur meno stringente e qualificato di altri nelle Accademie, possiede la sua frontiera della scoperta e spesso frontiera della riscoperta (nei processi comunicativi di cultura) meno densa di incastri di richiamo e quindi più densa di possibili percorsi non lineari e talora di ritorno. Si impedisce così che la scienza si riduca a racconto e mera narrazione ‘vera’, che ostacola la memorizzazione, elimina la storia, distorce il reale percorso del pensiero dei ricercatori e non insegna nulla. Una cosa però la insegna: ad avere certezze e eliminare il dubbio; ma qualcuno ha detto: chi possiede certezze tiene nascoste in una tasca anche le chiavi delle camere a gas! Da non dimenticare, infine, quello che diceva Charles Bukowski (anche se elemento, per altri versi, poco affidabile), riportato all’inizio di questo blog! “I citrulli sono pieni di certezze e gli intelligenti di dubbi”. In sintesi, secondo noi, non è tanto importante, nella comunicazione e divulgazione culturale, raggiungere l’obbiettivo o descrivere l’obbiettivo già raggiunto (o comunque non solo), quanto quello di studiare e approfondire il percorso, che è sempre ricco di sottigliezze culturali altrimenti non percepibili, emozioni e stimoli creativi e si apre continuamente al “non lineare”. Procederemo con questa convinzione cercando di formulare una successione di ipotesi-argomentazioni critiche- falsificazioni nuovi problemi (un metodo), utilizzando naturalmente gli strumenti razionali (base culturale) e di laboratori (quando disponibili), ma, quello che conta, rimane invariato ed è il metodo scientifico.

Anche In tutti i miei numerosi articoli di analisi statistica, alcuni riportati in questo blog, anche studi di migliaia di dati, sostenuti da numerosi programmi, da docente educatore e non da semplice tecnico, per me era importante e formativo specialmente il fare riflettere sugli svariati percorsi interni per raggiungere i risultati, per cui, le numerose linee dei programmi si alternavano, almeno ad altrettante riflessioni e commenti. Non era così importante il risultato quanto la formazione della mente ragionativa! Non si fa un programma sui dati a disposizione solo per scoprire qualcosa che non si sapeva! Concludiamo dicendo che questi miei post per l’analisi statistica insegnano a fare, nella nostra intenzione, per lo più, questo tipo di ricerca usando i diversi programmi statistici disponibili (QBasic, R, Wolfram, SPSS..)

N.B. Per chiarire meglio l’intervento iniziale, leggere, ancora in questo blog, un esempio interessante a più voci qualificate, fortemente articolato ed esteso e forse neppure conclusivo, cliccando, per es., il tag: “Strani coni nel Giardino di Riparbella”, in CERCA, dal sito ilsillabario2013.wordpress.com.

dott. Piero Pistoia

‘LA STORIA’, POESIA DI UN INTERESSANTE POETA EMERGENTE: lo studioso Raimondo Pistoia

LA STORIA

Gelidi venti accompagnano

riflessioni e gesta.

Antiche turbolenze si perdono

nelle tortuose vie delle

incomprensioni.

Da qui nascono le guerre.

Interminabili file di soldatini di

piombo si accompagnano alla

tua solitudine.

Ombre fuggenti si accalcano

alle uscite del pensiero.

Non puoi gridare, nessuno ti

ascolta.

Sei solo uomo, chiuso nelle

memorie che non ti

abbandonano.

E quando ad un tratto sembri

accasciarti alla resa, suona la

tromba il soldatino.

Imbracci l’arma e torni a

sparare.

Acre odore di fumo, si riempie

l’aria.

Carne bruciata intristisce le

terre.

Ora che tutto tace pensi,

seduto sulla terra della

conquista, al futuro prossimo

della tua umanità, QUELLA

dell’altro e stata sconfitta.

Corre lontano un altero

sguardo di sfida verso la

maligna natura.

Grandi turbolenze si scontrano

in aria e pare vogliano impedire

anche agli uccelli di volare.

Gelidi venti corrono le tortuose

vie del pensiero, lasciano i

segni di una antica solitudine.

Ma la storia parlerà.

Griderà a grande voce chi

furono i colpevoli

e chi furono gli innocenti.

Griderà i perenni diritti

dell’uomo

contro la perenne violenza dei

mostri.

Raimondo Pistoia

BREVE PARERE DEL DOCENTE DOTT. FRANCESCO GHERARDINI SU ALCUNE POESIE DI PIERO PISTOIA; nel post sono riportate le due poesie ivi nominate: “Tornato è il tempo “degli dèi” e “Qual è il senso” ed altro; a cura di Piero Pistoia.

PREMESSA

Tempo fa, chiesi un parere al docente Francesco Gherardini, uno dei quotati collaboratori del nostro blog, su alcuni tentativi di poesia da me scritti, senza pretese, prima di trasferirli sul blog; in breve ricevetti la seguente mirata risposta, riportata al termine delle due poesie, nominate nel breve parere, di seguito trascritte .

TORNATO E’ IL TEMPO DEGLI DEI

Tornato è il tempo degli dèi.

Guarda!

Dove il leccio scuro

fa ombra greve su ruderi antichi

nasconde il muschio

la polvere del tempo.

Osserva!

Polvere fine, sconnessa.

Sono i ricordi.

Come rena macinati.

Gioie passioni dolori.

Cadaveri dello spirito.

‘Io’ disgregati.

Polvere fine scivola fra le dita.

Nella mente degli dèi.

E’ questo il posto!

Dove l’edera tenace

striscia geometrie impossibili

con lo stolone del pruno

nel verde tiepido

della nepitella odorosa,

florida come mai

e la vetriola diversa

fra sassi muschiosi

e la menta acuta

lancia fregi distorti

secondo cifre inesistenti

– mentre a sprazzi

appare terra nuda acida nera,

zona d’ombra del reale –

lì abitano gli dèi.

Guarda!

Quel mucchio di pietre,

mai da umano sfiorate,

anima piccoli esseri:

ragni, lucertole, scarabei, formiche…

e l’antico isopode,

il Porcèllio zigrinato:

il cerchio, la freccia e l’arco.

Messaggeri

dello strano giardino dei sassi.

Messaggeri degli dèi!

E’ tempo

Dai loculi delle città di cemento

in cerca di luoghi sacri.

Posto segreto dei bimbi.

Mappa della Terra del Sogno.

Piero Pistoia

QUAL E’ IL SENSO

Arde la canicola

Lenta meridiana

Oltre le stoppie

Tremule

Sui fili neri di formiche.

In segni sempre uguali.

Muoiono a milioni

Le singole formiche.

Fili di dolore.

Qual è il senso?

L’ente

La forma

L’invariante regola d’esperimento?

Ha cifra l’Essere?

Segni…

Messaggi criptati…

Rivolti a chi? Per chi?

Il due più due fa quattro dell’Universo

Conta il senso delle celle:

questa si, questa no, questa…

Ma quest’unico senso

Sospende la speranza.

Piero Pistoia

per ‘Altro’…si potrebbero leggere, per esempio, le poesie di Caccia e Natura.

UNA BASE PER L’AUTO-AGGIORNAMENTO: una premessa a qualsiasi ”discorso” sull’origine ed evoluzione del Sistema Solare e delle stelle; a cura del dott. Piero Pistoia.

Post recuperato, da correggere e rendere più leggibile.

Si può leggere su questo argomento ancora, forse più leggibile, cliccando da CERCA “Origine ed evoluzione del sistema solare e delle stelle” e ” LA NEBULOSA SOLARE: caratteristiche e tendenze evolutive“, insieme ad altro

I riferimenti a Fig.2 , la tabella N1, la Fig. N3, la nota 5 e quelli allo schema degli Astrofili (Fig.0), si possono vedere in questo: articolo-premessa.

Vogliate scusarmi per questi percorsi disordinati, ma quello che veramente conta sono i concetti contenuti per l’AUTO-AGGIORNAMENTO!

PROLOGO: Fig.0, schema successivo a nome del Gruppo Astrofili, Volterra

Al termine dei successivi riquadri cliccando possiamo leggere l’articolo senza altri interventi!

Richiamando con ASTRA0001 è possibile leggere l’articolo! (però le note con una certa difficoltà) ->

AD MAIORA

Cliccando, invece, al termine dei quadri successivi, su astra0002 potremo leggere un po’ meglio anche la terza pagina dell’articolo compreso le note e commenti

 

Se clicchiamo di sopra, su astra0002, possiamo leggere un po’ meglio la terza pagina del post .

Per leggere perfettamente l’intera la terza pagina e le note, continuare la lettura, cominciando dal solo testo e, a seguire, le note.

N.B.->Comunque, per le note rimandiamo anche ai due scritti molto più chiari che seguono:

NOTE DEL POST

Primo scritto

Secondo scritto

Errata corrige -> Nell’ultima parola del precedente scritto va sostituita la S con Z !