Segue un pensiero poetico dell’ accademico prof. Forese Carlo Wezel
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Rivisitato da Il Sillabario n.4-1998
Segue un pensiero poetico dell’ accademico prof. Forese Carlo Wezel
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Rivisitato da Il Sillabario n.4-1998
La seguente breve riflessione in pdf: arte_scienza-e-sassi-mammellonati
DIVAGAZIONI SCARSAMENTE CONDIVISE E MOLTO APPROSSIMATE SULLA NATURA E SULL’ARTE
del dott. Piero Pistoia
Il sentimento universale del dolore per la perdita di un cucciolo della stessa specie riesce ad esprimerla anche la stessa Natura giocando con il linguaggio criptato di angoli, rapporti aurei e pentagoni (così come intravisto appena dal pensiero razionale), che stranamente, per un processo co-evolutivo, anche l’animo umano riesce a tradurre in emozione!
La Natura costruisce se stessa ponendosi ad ogni passaggio davanti ad infinite scelte; le ‘annusa’, con la velocità che le è naturale (forse quella della luce)e sceglie quel cammino che consuma minore energia, si muove verso quella superficie per raggiungere la quale consuma meno energia, ecc., costruendo tutte le forme del Cosmo attraverso strutture primigenie (forse i frattali che hanno a che fare con numeri aurei, i numeri di Fibonacci, i pentagoni… o le cellular automata di Wolfram ; vedere i posts relativi). La Natura in questo modo costruisce ogni forma! Costruisce le albe ed i tramonti, le aurore boreali, le foreste, le forme delle foglie, degli animali, i densi occhi delle donne…i sassi mammellonati, insomma tutto ciò che la scienza con la matematica e la fisica sembra non riesca a spiegare fino in fondo. E di questi oggetti è pieno l’universo! Ciò che la matematica e la fisica invece riescono a razionalizzare è una porzione di spazio-tempo infinitesima rispetto al Cosmo che ci circonda, costruita nel tempo ‘lungo’ nell’interazione evolutiva con lo spazio-tempo di sopravvivenza.
E l’Arte? Proprio per la sua natura universale, svincolata dal tempo e dallo spazio, è forse costruita a partire da ‘quanti di emozione’? e l’emozione densa di energia è forse quantizzabile come la materia e l’energia, il tempo e lo spazio, ecc.? e rimanda forse anch’essa a frattali e numeri aurei o ‘automi cellulari’ come la stessa Natura? L’Arte è probabile che usi una parte del cervello umano estremamente difforme dal razionale, tale da contribuire però, attraverso un transfert-a-specifico, a quei salti creativi che nel corso dei millenni hanno compartecipato anche al progresso della scienza e della matematica.
ARTE SCIENZA SACRO ENTRANO IN INTERAZIONE SU FRONTIERE CHE SI PERDONO IN UNA FUGA INFINITA DI FRATTALI?
Dott. Piero Pistoia
VISITARE ANCHE IL POST SULLA PITTURA DI P. Fidanzi ed altri ‘MIRABILE E SORPRENDENTE MOSTRA DI PITTURA’ con foto mammellonati e riflessioni brevi su Natura ed arte, da cui è stato trasferito qui, questo mio scritto, in parte modificato.
piero pistoia
Un accademico di fisica teorica ha espresso per mail un ‘MI PIACE!’ sulla precedente riflessione.
CURRICULUM DI PIERO PISTOIA :
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CONSIDERAZIONI SU UNA VICENDA UMANA DRAMMATICA
Avv. Andrea Ciandri
Cliccando sopra apparirà lo scritto anche in pdf
Saranno contente le “Amiche di Mafalda” della tragica scomparsa di Roberto Barbieri, morto suicida dopo aver ucciso la moglie due anni fa a Castelnuovo: decidendo di uccidersi, ha esaudito il desiderio di questo manipolo di femministe, erettosi ad alfiere dei diritti delle donne e a centro antiviolenza dell’Alta Val di Cecina. Avrebbero voluto vederlo condannato all’ergastolo, eliminato dalla società come lui aveva eliminato la moglie, ma si è soppresso da solo.
Non ha dato loro, però, la soddisfazione di morire da colpevole: il processo non avrà un seguito in appello, che quasi certamente la Procura avrebbe promosso, e nel corso del quale, previa ulteriore perizia psichiatrica, avrebbe potuto essere ribaltata la sentenza di proscioglimento emessa dal GUP nell’aprile scorso.
Roberto Barbieri è morto quindi da innocente.
Questo va detto e ribadito, così che emerga l’aberrazione del commento alla sentenza espresso dalla suddetta associazione su La Spalletta del 16 aprile scorso. “Con questa sentenza una donna è stata uccisa due volte. (…) Questa sentenza non solo legittima ampiamente e inspiegabilmente un omicidio commesso da un uomo su una donna creando un pericoloso precedente in giurisprudenza, ma rende lo spazio pubblico e privato in cui una donna dovrebbe poter vivere senza incorrere in aggressioni e violenza, ancora più fragile e pericoloso.”
Siamo al delirio! Quello stesso delirio tante volte espresso da forze politiche di destra estrema come la Lega, a proposito di sentenze di condanna troppo miti o di ordinanze di rimessione in libertà di indagati extracomuniatri per reati predatori come quelli contro il patrimonio. Solo che quando è la Lega ad attaccare i giudici perché non emettono sentenze in linea con il comune sentire e con le istanze vendicative e repressive del popolo, le anime belle del garantismo e del mainstream di sinistra indirizzano i loro strali di indignazione e ripugnazione contro i barbari e incivili leghisti. Ed hanno pienamente ragione.
Ma quando le stesse scemenze, infarcite di una subcultura giuridica incline al diritto penale d’autore, che lo scorso secolo accomunava gli ordinamenti penali sovietico e nazista, le dice un gruppetto di signore impegnate in una causa giustissima e da tutti condivisa, nessuno osa indignarsi e rivolgere loro le stesse accuse di inciviltà e ignoranza.
Difendere i principi fondamentali di legalità e giustizia (non quella sommaria del popolo) non significa difendere il presunto criminale, ma difendere il diritto.
Senza diritto non c’è giustizia e senza giustizia non c’è diritto.
Roberto Barbieri è stato giudicato non colpevole perché incapace di intendere e di volere al momento del fatto.
La colpevolezza è a fondamento della responsabilità penale e della pena, che è meritata retribuzione per il reato commesso, e non strumento di deterrenza col quale dare l’esempio e intimidire i futuri devianti.
L’individuuo è un fine, non un mezzo di cui lo Stato debba servirsi per dare segnali di ordine e di sicurezza. Sul punto l’insegnamento di Kant, contenuto ne La metafisica dei costumi, è più che attuale, e le sue riflessioni sulla pena quale strumento giuridico di retribuzione morale, che trova nel male commesso e nella colpa la propria unica giustificazione, sono un argine all’arbitrio del potere statuale e alla tentazione atavica di fare del (presunto) criminale, del processo e della pena un mezzo di controllo sociale.
L’imputabilità, insieme al dolo e alla colpa, è un elemento costitutivo della colpevolezza. Imputabile è chi, al momento del fatto costituente reato, era capace di intendere e di volere. Perché solo chi sa rappresentarsi la realtà per quello che è e non per quello che gli appare, e sa determinarsi conseguentemente, può compiere un’azione con autentico dolo o autentica colpa.
Se a causa di una patologia psichiatrica viene meno la capacità di intendere o quella di volere, la volontà che è all’origine della condotta delittuosa è “non volontà”. Chi commette un fatto non voluto non è responsabile per quel fatto, quindi non è colpevole. E chi non è colpevole non è punibile. La sentenza di assoluzione è la normale conseguenza di un accertamento processuale dal quale emerga l’inimputabilità dell’imputato.
Così si spiega la decisione del GUP di Pisa. Di inspiegabile non c’è assolutamente niente. Inspiegabile è, semmai, l’arroganza del giudizio infondato e irriguardoso delle “Amiche di Mafalda”, che hanno accusato il giudice di aver ucciso due volte la povera dottoressa Fillini. Una scemenza che denuncia mancanza di senso delle istituzioni e di rispetto per la giurisdizione, oltre che assoluta ignoranza dei fondamenti dell’ordinamento penale di matrice liberale e occidentale. Chi come loro pretende la punizione dell’incolpevole, per dare l’esempio ai mariti violenti e per generare sicurezza nelle donne vittime di queste violenze, vorrebbe sovvertire i principi che rendono civile il nostro sistema penale.
L’unico punto della sentenza che può lasciare perplessi è quello sulla mancata applicazione della misura di sicurezza. Normalmente la patologia psichiatrica, se così importante da rendere la persona totalmente incapace, e da farle commettere un reato così grave come l’omicidio, è causa di una condizione di pericolosità sociale che induce il giudice a disporre la misura del ricovero in o.p.g. (ora r.e.m.s.). Ma la valutazione su tale condizione spetta per primo al perito, per cui bisognerebbe conoscere il contenuto delle perizie prima di esprimersi.
Ma invece le pasionarie “Mafalde”, senza nulla conoscere, giudicano!
In Italia, per diventare magistrato, occorre superare un lungo tirocinio all’esito di un concorso molto selettivo e di un percorso di studi comprendente, oltre alla laurea quinquennale in giurisprudenza, un corso di specializzazione biennale. Ciò nonostante chi non sa nulla di diritto spesso e volentieri si erge a giudice dei giudici, sparando regolarmente sesquipedali scemenze. Esattamente come le signore del centro antiviolenza, che hanno avuto l’arroganza di attaccare la sentenza senza peraltro attenderne e leggerne le motivazioni!
Invece di organizzare camminate dimostrative, queste signore dovrebbero dedicarsi all’apprendimento dei rudimenti della giustizia penale, e di quei principi costituzionali tanto citati, ma poco compresi e riconosciuti, come la presunzione di innocenza fino a sentenza definitiva.
La violenza sulle donne si combatte con la conoscenza, quella conoscenza che manca a chi ha la presunzione di occuparsi del fenomeno e di volerlo prevenire.
Uno sportello antiviolenza di supporto per le donne è utile se gestito da persone competenti nel campo della psicologia forense, della criminologia e del diritto, e non da un manipolo di femministe rancorose.
Posso solo augurarmi che le “Amiche di Mafalda” non ricevano un euro di soldi pubblici.
Andrea Ciandri
POST DA RIVEDERE E CORREGGERE
N.B. – SE NON ESPLICITATO ALTRIMENTI, TUTTE LE FOTO, PROGETTI, SCRITTI, ARGOMENTAZIONI E COMMENTI SONO DEL COORDINATORE PIERO PISTOIA
Continua il monitoraggio botanico-educativo delle piante selvatiche, a scansione mensile, lungo un percorso, alla periferia del paese di Pomarance, che, inserito nel paesaggio floristico della Val di Cecina, ne riflette le sue caratteristiche botaniche essenziali. Data la vicinanza delle Scuole, potrebbe, nel tempo, se mai la Buona Scuola diventerà attiva, essere utilizzato anche per passeggiate scolastiche culturali ad uso didattico – infatti la comunicazione non sarà meramente descrittiva, ma spesso inserita in un processo costruttivo di ricerca/scoperta, cioè nei contesti delle OSSERVAZIONI SCIENTIFICHE scolastiche – e in generale come stimolo all’osservazione guidata della Natura Spontanea della zona, e non solo (se è vero che tutta la vegetazione italiana e delle Nazioni limitrofe, circa alla stessa fascia di latitudine risente mediamente del clima dell’area mediterranea). Questa comunicazione culturale gratuita può così ravviare il concetto di diversità biologica e attivare una interazione più diretta e positiva con il mondo della Natura.
CURRICULUM DI PIERO PISTOIA
piero-pistoia-curriculumok (#)
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PER CHIARIRE, LE PARTI DEL COORDINATORE INIZIANO CON LA SIGLA ‘NDC’ E TERMINANO CON ‘FINE NDC’, a guisa di INTERMEZZI SU RIFLESSIONI, NUOVE PROPOSTE, ARGOMENTAZIONI E COMMENTI . TUTTO CIO’ INFATTI CHE NON E’ COMPRESO FRA QUESTE DUE SIGLE E’ OPERA DELL’INGEGNO DI SOFIA!
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NDC Piero Pistoia
L’alto numero di foto in GIUGNO in successione lineare, ci costringe a ripartire da LUGLIO 2016 nella QUINTA PARTE.
COME NELLE ALTRE PARTI I TESTI QUALIFICATI DI RIFERIMENTO PER QUESTO LAVORO SONO PRINCIPALMENTE I SEGUENTI (consigliamo i lettori di procurarseli per i riferimenti, l’approfondimento e la qualificazione delle biblioteche personali!)
EUGENIO BARONI “GUIDA BOTANICA D’ITALIA” Ed. CAPPELLI
PIETRO ZANGHERI “FLORA ITALICA Vol. I-II-III” Ed. CEDAM
SANDRO PIGNATTI “FLORA D’ITALIA Vol. I-II-III” Ed. EDAGRICOLE
EDUARD THOMMEN “ATLAS DE POCHE DE LA FLORE SUISSE” EDITIONS BIRKHAUSER BALE.
N.B. – Il testo precedente di THOMMEN è stato perduto e sostituito dal testo acquistato ad hoc:
E. THOMMEN e A. BECHERER con lo stesso titolo, ma con EDITORE, SPRINGER BASEL AG; più recente, comprende anche le nazioni straniere limitrofe. Si tratta della sesta edizione redatta da Aldo Antonietti.
VENGONO ANCHE CONSULTATE DUE GROSSE ENCICLOPEDIE SUL REGNO VEGETALE, L’UNA EDITA DA VALLARDI E L’ALTRA DA RIZZOLI; E SVARIATI ALTRI TESTI SECONDARI DI DIVERSE CASE EDITRICI CHE NOMINEREMO QUANDO NECESSARIO.
A questi testi si farà continuamente riferimento esplicito e si spera che Autori ed Editori permetteranno di trasferire qualche disegno schematico di chiarimento dai loro testi a questo post, il cui unico obiettivo è e rimarrà solo quello di ‘costruire’ e comunicare didatticamente cultura, per quanto ci riesce, sempre del tutto gratis. Questo blog non ha alcun fine di lucro ed è auto-finanziato. Comunque siamo disponibili nell’immediato a qualsiasi intervento su questo post su avvertimento (al limite, se necessario, anche a sopprimerlo!)
Il testo teorico di riferimento sarà:
Carlo Cappelletti “BOTANICA, Vol. I° e Vol II°”, UTET
NOTE DEL COORDINATORE SU UNA PIANTINA, PER NOI, DI NON FACILE CLASSIFICAZIONE (Inula conyza)
Chi volesse da subito gettare uno sguardo alla storia e alle caratteristiche della pianticella Inula conyza, oggi in fiore presso il Podere Ponsino, può cliccare sulla seguente espressione ‘calda’:
Per anticipare, l’Inula conyza è una composita che, in pieno inverno, si presentò in alcuni punti del percorso (circa nella zona dove oggi, a fine luglio, è finalmente fiorita) con grandi rosette di base molto vegete, che, però, furono presenti per qualche mese e poi regredirono e scomparvero (seguono Foto di P. Pistoia).
Foglie di base peduncolate
Le prime ipotesi (una Primulacea o una Borraginacea…) risultano poco probabili e molto a rischio (Popper avrebbe detto ‘molto’ scientifiche in quanto facilmente falsificabili). In effetti ci sono voluti molti mesi di attesa, fino alla sua fioritura in luglio, per poter individuare con sicurezza la famiglia (Composite) e poi il genere e forse la specie. Bisogna dire che solo l’intuitiva Sofia, già allora, pensava ad una Asteracea ed aveva ragione.
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L’Epilodio è un’altra piantina, fotografata in luglio nel fossetto sotto la grossa quercia di riferimento a tre tronchi, sulla quale è possibile raccontare una storia sul processo di classificazione; per vederne l’inizio della storia e gli aspetti più significativi cliccare sotto su “EPILODIO”, che rimanderà poi anche alla PARTE QUARTA.
Oggi 30 luglio di sabato rimane forse solo una piantina vegeta di Epilobio sotto la quercia a tre tronchi. Da tempo esiste ancora una piantina di I. conyza, di piccola taglia, che sta fiorendo, sempre nella discesa verso il Mirto, poco dopo la grossa quercia cava, sulla sinistra proprio davanti ad una entrata nella vigna (sotto strada a destra).
Il 4 di Agosto quella solitaria piantina di Epilobio sotto la quercia di riferimento presenta ‘esplosi’ tutti i suoi frutti.
VIENE TRASFERITO IL MEMORABILE LAVORO FOTOGRAFICO E DI CLASSIFICAZIONE DI SOFIA ANCHE PER IL MESE DI LUGLIO 2016, RELATIVO AL PERCORSO SCELTO.
FINE NOTE DEL COORDINATORE
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LA CENTAUREA solstizialis
Centaurea solstizialis: <- clicca per vedere dove di trova la C. solstizialis.
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NDC Piero Pistoia su C. solstitialis: Spina gialla o Calcatreppola; fusti diffusi o ascendenti, raramente eretti con tomento ragnateloso; rami abbondanti alati; foglie scabre verde-grigie, le basali a contorno spatolato, pennato-lobate o pennato-sette a 2-3 lobi per parte; foglie cauline lanceolate, semiamplessicauli; capolini (2.5-3 cm) con involucro piriforme (10 x 12 mm), squame largamente ovate, terminate da spine robuste; fiori gialli, gli esterni fino a 2 cm; acheni neri 2.5 mm con pappo fino a 5 mm.
Leggere in Zangheri, opera citata
Centaurea solstitialis
5676 – capolino e foglia basale
5677 – brattea involucrale
Da Pignatti, opera citata:
Da Thommen e Becherer, opera citata:
2850 – CENTAUREA Solstitialis
FINE NDC
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IL CLINOPODIO
Clinopodium nepetea: <- clicca per vedere dove si trova.
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INULA viscosa e PULYCARIA dysenterica
Enula viscosa: clicca per vedere dove trovarla nel percorso.
INULA viscosa (Dittrichia viscosa); N.B. – HO CORRETTO IL NOME DEL GENERE (?)
Talmente viscosa che riesce a trattenere un malcapitato ragno e i pappi delle asteracee vicine.
Non è ancora nel periodo della fioritura, a differenza di una pianta vicina, che talvolta si mescola insieme e diventa confondibile: la Pulicaria dysenterica, che già mostra i suoi capolini gialli.
Ho fotografato questi gruppi di piante, nel tratto di discesa verso il Mirto, poco sotto la quercia di riferimento.
PULICARIA dysenterica
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DIPSACUM fullonum (CARDO DEI LANAIOLI)
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EPILOBIO
Epilobium: clicca per vedere dove trovare nel percorso il cardo e l’epilobio
Dipsacum follonum:
Sempre lungo la discesa verso il Mirto, anche questa volta ho fotografato il Cardo dei lanaioli (Dipsacum follonum) durante la piena fioritura.
Con minor successo ho cercato nuovamente di fotografare pure l’Epilobium col suo curioso piccolissimo fiore all’apice del baccello.
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NDC Piero Pistoia : Per precisazioni sulla storia della classificazione e ipotesi sulla specie di questa pianticella della famiglia delle Onagraceae (EPILOBIO), vedere la PARTE QUARTA, cliccando all’inizio sul link interno EPILOBIO.
Da OSSERVARE NEL TESTO DI E. Thommen; 1866 Epilobium angustifolium; ho perduto il testo originale del 1961; questo schizzo sbiadito è stato ripreso da E. Thommen e A. Becherer del 1993, testo , pure originale, che riporta purtroppo schemi più sbiaditi!
FINE NDC
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FOENICULUM vulgare
Foeniculum vulgare: <- clicca per vedere dove si trova.
Foeniculum vulgare
Anche questa pianta è presente in diversi punti del percorso.
Le foto riguardano la discesa verso il Mirto, che in questo periodo assolato offre la maggior varietà di tutte le specie che cerchiamo di individuare ed elencare.
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OSSERVAZIONE DI PICCOLI FRUTTI DI ARBUSTI
Osservazione piccoli frutti di arbusti
Osservazione piccoli frutti di arbusti
Osyris alba: il piccolo arbusto, mostra le sue bacche ancora verdi. Si trova all’inizio percorso sul lato dx della strada. (Argine tufaceo, vicino alla Nepitella)
Prunus spinosa: la pianta si trova in vari tratti del percorso. La foto si riferisce a quella sul lato sx all’inizio discesa del Mirto, praticamente insieme alle more. Anche se le piccole ‘prugnole’ mostrano un bel colore violaceo, la loro maturazione avverrà in autunno inoltrato, malgrado il sapore rimanga ugualmente asprigno. (Buone per liquori e marmellate)
Rosa arvensis: dopo i bei fiori profumati che accompagnavano ogni nostra visita al percorso, la pianta mostra orai suoi frutti ancora verdi, con la tipica sporgenza legnosa che favorisce l’identificazione della specie. (Foto davanti Sant’Anna)
Rubus fruticosus : ancora acerbe le sue more, cominciano a colorarsi leggermente di rossastro. (Foto inizio discesa Mirto, lato sx)
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INULA conyza
Inula conyzae: <- storia di una classificazione di Sofia
Questa pianticella che ci ha tenuto nell’incertezza per la sua identificazione fin dall’autunno-inverno dello scorso anno, finalmente sta sbocciando i suoi capolini.
(………..bene o male avevo capito a suo tempo che si trattava di un’Asteracea!….)
Le foto si riferiscono alle piante che si trovano vicine al Ponsino, sia sul lato dx che sx della strada.
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NDC Piero Pistoia – Si tratta di piante con foglie basali grandi picciolate e con foglie cauline non decorrenti, ma a base cuneata più piccole delle basali, a pagina inferiore finemente tomentosa; fusti e gli involucri dei capolini, più o meno rossastri, i fiori periferici sono praticamente prive di ligule.
VEDERE LO SCHEMA DA: S. Pignatti “Flora Italica Vol. III”, EDAGRICOLE
5104 I. bifrons; rametto fiorito e foglia inferiore
5105 I. conyza ; foglia
E LO SCHEMA DA P. Zangheri “Flora italica II”, CEDAM
FINE NCD
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LACTUCA serriola
Lactuca serriola <- dove si trova nel percorso.
Si trova qua e là in vari punti del tragitto, ma le foto di si riferiscono alle piante che spuntano pochi metri dopo l’ingresso della residenza San Domenico, sull’argine dx vicino ai cipressi.
La pianta, confondibile con altre specie commestibili, è in realtà un poco tossica e il suo latice appiccicoso, può essere urticante per le pelli sensibili e per le mucose.
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Osservazione di varie forme di…
Osservazione di varie forme di ‘contenitori’ di semi di piante erbacee:
Filipendula, osservata sempre nella discesa Mirto.
Scabiosa columbaria, fotografata vicino alla rete che costeggia il pelago, dove tuttora è in piena fioritura.
Silene alba, il suo curioso contenitore a palloncino sembra abbia dato il nome alla pianta, in quanto Sileno compagno di bevute di Bacco, si narra che avesse una pancia che ricordava la forma del frutto di questa specie. Fotografata vicino al margine dell’oliveta, lato sx strada, inizio percorso.
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VERBASCUM sinuatum
Verbascum sinuatum
Le foto riguardano il gruppo di piante nello spazio sul lato dx della strada, davanti Poggio Bartolino (credo si chiami così casa Fontanelli).
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NOTE DEL COORDINATORE (NDC)
Nel corso dei mesi, ma specialmente col passare degli anni potrà accadere che il pezzo di cammino scelto per lo studio floristico di pianticelle selvatiche (erbacce), cambi di aspetto, ma certamente le informazioni botaniche offerte relative ad esso, che dipendono essenzialmente da ragioni astronomiche, continueranno a ‘vivere’ nella memoria infinita di internet praticamente per sempre, per cui anche in un futuro molto lontano potrebbe avere senso per quegli umani poterle riutilizzare in qualche modo. Così riteniamo che sia probabile che questo esperimento venga a configurarsi come una via aperta a svariate possibilità per studiare la Natura.
FINE NDC
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I PRIMI DI AGOSTO, LE FOTO DI SOFIA e relativi commenti
Acero tribolo commento in testo
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CHENOPODIUM album
Chenopodium album commento in txt
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CLEMATIS vitalba
Clematis vitalba commento in txt
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DAUCUS carota
Daucus carota commento in txt
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Galatella linosyris commento in txt
Inula conizae commento in txt
LEGGERE in Thommen e A.Becherer 1993; 2682 Inula conyza
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LEPIDIUM graminifolium
Lepidium graminifolium commenti in txt
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NIGELLA damascena
Nigella damascena commento in txt
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RUMEX crispus
Rumex crispus commento in txt
ANCORA IL LAVORO FOTOGRAFICO SUL CAMPO E BREVI COMMENTI DI SOFIA DATATI IL I° SETTEMBRE 2016
piante-osservate-il-giorno-1-settembre : se ci clicchi ottieni il testo di Sofia che segue
Piante osservate il giorno 1 settembre.
Nonostante i due giorni di pioggia, il percorso preso in considerazione per l’osservazione delle piante, mostra quasi esclusivamente graminacee secche lungo i bordi della strada e nei campi adiacenti.
Perlustrando con maggiore attenzione, sono riuscita a trovare qualche eroica specie sopravvissuta al ventoso caldo estivo del mese di agosto.
Chenopodium album: già fotografato nelle ultime osservazioni, ora grazie alla vicinanza del grosso mucchio di letame, di fronte alla residenza del Ponso, è notevolmente cresciuto.
Coniza bonariensis (Erigeron bonariensis). Non di certissima identificazione, anche questa piantina infestante su tutto il percorso, ha resistito al calore estivo. Le foto si riferiscono a quella vicino al letame, che la fa crescere vigorosa.
3 Asteracee a confronto. Molto simili, queste tre specie le ho osservate sul lato dx della strada, lungo la discesa che dal Ponso, porta a San Domenico.
Inula viscosa: capolino giallo, come le altre e foglie appiccicose che la contraddistinguono.
Pulicaria disenterica: Molto simile all’Inula viscosa, talvolta i cespugli delle due specie crescono vicini da sembrare un’unica pianta.
Jacobea vulgaris, viene anche chiamato Senecio di San Giacomo. Prossimo alla fioritura. I capolini rassomigliano molto alle specie già descritte, ma le foglie sono totalmente diverse, ricordano quelle del crisantemo.
Bacche (Cinorrodi) di Rosa canina e Rosa arvensis: giunto il periodo di maturazione per entrambe le specie, si possono facilmente notare le differenze che aiutano per un sicuro riconoscimento delle due piante. Nella Rosa canina le infruttescenze, sono di forma piuttosto ovale-allungata, mentre per la Rosa arvensis si presentano più rotondeggianti e più numerose sul ramoscello, distinguibili soprattutto per i residui della colonna dello stilo. (Fotografati davanti la residenza S.Anna, nel cespuglieto sul lato dx della strada).
Rubia peregrina: di fronte a san Domenico, lato sx, aggrovigliata ad altre piante di rovo ho notato i piccoli frutti della Rubia ancora verdi, che saranno maturi in autunno.
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Note del coordinatore P. Pistoia (NDC) – Per leggere le argomentazioni sulla classificazione della CONYZA bonariensis andare nella PRIMA PARTE dopo la cartina, e cliccare sul link CONYZA o ERIGERON? Sembra che l’ERIGERON bonariensis non risulti nei testi controllati.
FINE NDC
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Seguono le foto di Sofia
CHENOPODIUM album
CONYZA bonariensis
INULA viscosa
JACOBEA vulgaris
PULICARIA disenterica
ROSA arvensis
RUBIA peregrina
IL 19 SETTEMBRE SOFIA HA MANDATO IL SUO DIARIO FLORISTICO RELATIVO AL SOLITO PERCORSO. SEGUONO LE FOTO DELLE PIANTICELLE EMERGENTI ED IL SEGUENTE COMMENTO:
CLICCARE SU:
piante-osservate-il-19-settembre in Word
OVVERO LEGGERE IL CONTENUTO DEL LINK, di seguito
Cyclamen ederifolium:
Si trova soprattutto sul lato sx della strada, poco dopo l’inizio e prosegue fino a poco prima della traversa che porta all’oliveta. Questo Ciclamino, già descritto lo scorso anno è molto simile al Cyclamen repandum, che fiorisce invece in primavera, ha un colore più intenso ed è profumatissimo.
Parietaria officinalis:
Fotografata proprio sotto l’argine del podere Ponsino, vicino al tronco di un cipresso. Questa pianta officinale, dai molteplici utilizzi, viene sempre un po’ ignorata, dato che non è molto appariscente. In questo periodo prosegue la sua fioritura, che dalla primavera continua fino all’autunno.
Crataegus:
Tra le bacche che maturano in questo periodo, nelle siepi di arbusti di fronte al podere Sant’Anna, ho osservato quelle del ‘Biancospino’. (Non so se la specie sia ‘monogyna’ o ‘laevigata’. La prossima volta osserverò se il frutto abbia un solo seme o più)
Synphyotricum (NDC: Symphyotricum ) squamatum :
Di fronte alla casa col pelago, nell’argine dx della strada spunta questa Asteracea dai fiori minuscoli. A lato della stessa casa ne ho osservata un’altra pianta piuttosto grande. Altre piante sono lungo la discesa che porta al Mirto (lato sx), poco dopo la quercia col tronco biforcato, che di solito prendiamo come riferimento.
Galatella linosyris:
Finalmente questa graziosa asteracea autunnale sta per rifiorire, proprio vicino al cartellino con la sua descrizione. Anche a pochi metri di distanza, sullo stesso argine ne sono spuntate numerose altre piante, che non erano presenti lo scorso anno.
Helianthemus (NDC: o Helianthus?) tuberosus:
Dopo San Sebastiano, sotto l’argine dx del piccolo slargo, dove la strada comincia a scendere per il Mirto, ho notato questa pianta che di solito colonizza zone con presenza di umidità. In effetti avvicinandomi, il luogo mi è sembrato che corrispondesse a tali caratteristiche, infatti poco più avanti sono presenti anche dei salici.
Verbena officinalis:
Prosegue la fioritura della piccola Verbena, fotografata proprio sotto la grande quercia, nella discesa verso il Mirto.
Cornus sanguinea:
Sempre nelle immediate vicinanze della quercia di riferimento, lato sx della strada, ho notato degli arbusti di Corniolo sanguinello, con le piccole bacche mature e le foglie che fin da ora stanno assumendo la caratteristica colorazione rossastra che ha determinato anche l’epiteto del suo nome.
SEGUONO LE FOTO DI SOFIA RELATIVE ALLE INFORMAZIONI PRECEDENTI
Cyclamen ederifolium
Parietaria officinalis
Crataegus (o biacospino)
Synphyotricum (NDC: Symphyotricum) squamatum (?)
Galatella linosyris
Helianthus tuberosus (topinambur)
Verbena officinalis
Cornus sanguinea
Un insetto stecco?
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NDC Piero Pistoia – Siamo ai primi di ottobre 2016 e rinascono timidamente le piantine della precedente primavera come il terracrepolo (l’Asteracea Richardia picroides); alcuni esemplari si notano davanti al podere Poderino, sull’argine per salire, sopra strada, al prato di S. Barbara.
Più numerose piantine che volg. chiamiamo piscialletto o pisciacani , estremamente polimorfi (assomigliano ai terracrepoli) sempre in via del Poderino, scendendo verso sud, a destra nel campetto subito dopo il confine con la proprietà Borghetti, prima dell’incrocio con via dei Filosofi. così ad occhio potremmo rischiare come primo tentativo di ipotesi che si tratti di Taraxacum officinale, visto che in gergo i piascialletto si chiamano anche tarassachi.
Taraxacum officinale (?)

Taraxacum officinale (?) (capolini, lunghezza caule, forma foglie della rosetta basale, radice, boccio). Petali periferici arrossati all’esterno. La radice spesso sembra si divida all’inizio.

Taraxacum officinale (?) (lunghezza caule unico dei campioni, max=40-45 cm). Impossibile osservare ora gli acheni, necessari alla classificazione. Seguiremo la fruttificazione.
DESCRIVIAMO ORA I CAMPIONI OSSERVATI: aspetto erbaceo; da una radice tendenzialmente a fittone partono alcuni fusti semplici (spesso uno solo) (max 40-50 cm) poco ramosi (1 o 2 volte biforcati), fogliosi in basso , con foglie inferiori sinuate o pennato-lobate, le altre cauline, più rare, lanciolate abbraccianti intere o dentate; squame dell’involocro esterno, cuoriformi alla base; capolini gialli, talora con ligule periferiche leggermente macchiate, rigonfi alla base poi cilindrici.
CARATTERISTICHE DEL TARAXACUM officinale
Il tarassaco officinale è un gruppo estremamente polimorfo, con radice a fittone dapprima indiviso poi ramificato. Al colletto della radice si avvolgono squame brunastre o nerastre. Foglie con nervature reticolate, grossolanamente dentate o lobate; raramente intere, ma anche incise fino alla nervatura centrale; si restringono in un picciolo talora alato; capolini grandi 2.5-4 cm; uno o più cauli (15-30 cm), glabri, per ogni radice partono dalla rosetta, scapi cavi, lattiginosi che portano alla cima ciascuno una inflorescenza a capolino giallo-dorato; squame involucrali esterne lineari, generalmente ripiegate verso il basso.
Da OSSERVARE IN E. Thommen e A. Becherer : 2919 – Taraxacum officinale (dent-de-lion). Abbozzo di radice, rosetta di base, seme con pappo, squame involucrali e capolino
Intanto confrontando le caratteristiche del campione osservato con la scheda del T. officinale, rileviamo alcune discordanze (nel campione notiamo cauli più brevi, foglie senza nervature reticolate, petali periferici arrossati all’esterno e le squame involucrali non sono inflesse verso il basso e, nei casi osservati, per ogni radice usciva un solo caule); e’ probabile che l’ipotesi sia falsa. Forse potrebbe trattarsi di un Dente di Leone (genere Leontodon) od altro. Vedremo.
FINE NOTE DEL COORDINATORE
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Il link classifica le piantine fotografate nei diversi punti del percorso
Contenuto del link precedente:
Percorso del 3 ottobre 2016
Asparagus acutifolius: nella discesa verso il Mirto, sul lato dx della strada, spunta questa pianta che ci mostra le sue piccole bacche verdi, non ancora mature. Foto 3
1 -Linaria vulgaris
2 – Cornus sanguinea
3 – Amarantacea
4 – Verbascum blattaria
6 – Galatella linòrysis
7 – Asparagus acutifolius
8 – Carex pendula
PIANTICELLE SPONTANEE FOTOGRAFATE DA SOFIA IL 19 OTTOBRE 2016
CLICCARE SOTTO PER VEDERE IN TXT IL SUO COMMENTO
3 foto di Cicorium intybus
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5 foto di Uruspermum dalecampii
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3 foto di Soncus oleareus
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4 foto di Reicardia picroides
INIZIO NDC (note del coordinatore)
VEDERE SCHEMI DI Reicardia picroides
DA PRECISARNE I RIFERIMENTI E COMMENTI NELLE O. C.
IN S. Pignatti
E VEDERE IN P. Zangheri
395 – Capolini di R. picroides
5895 – Capolino di R. picroides; 5896 – Pianta di R. picroides; 5897 – Frutto di R. tingitana; 5898 – Foglia caulina di R. picroides, susp. intermedia.
…….. E schema del T. officinale da Thommen
Che cos’era la pianticella delle Asteraceae, osservata all’inizio di ottobre, di cui abbiamo fatto l’ipotesi a rischio: Traxacum officinale? E’ una Ricardia picroides? O un dente di Leone? O…… Confrontiamo i suoi schemi e la sua descrizione dai testi, con le osservazioni sulla pianticella precedentemente fotografata dal coordinatore, che la propose fortemente incerta come ipotesi iniziale.
1 – E’ necessario fare la descrizione diretta del campione osservato, cioè fare una prima scheda provvisoria con le caratteristiche botaniche notate, guardando direttamente la piantina in posto e osservando le foto. Se la piantina è incompleta descrivi quello che vedi! Se non si ricava nessuna caratteristica si passa ad un’altra piantina e l’altra si osserverà in futuro.
2 – Da questa prima descrizione si formula l’ipotesi che in generale sarà incerta.
3 – Ora si passa al controllo (EE di Popper). Con l’ipotesi dai testi o appunti (o ricordi) descrivi le ‘vere’ caratteristiche della piantina ipotizzata (seconda scheda) e guardi se ci sono differenze e dove sono con la prima scheda ipotetica; individuare dove sono le differenze aiuteranno a formulare le ipotesi successive, se ci sono.
4 – Da questo controllo evinci se l’potesi è corroborata o falsificata.
Da continuare l’argomentazione….
FINE NOTE DEL COORDINATORE
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3 foto di BORRAGINE
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6 foto della Rubia peregrina
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5 foto di RUBIACEA
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CONTENUTO DEL FILE DI TESTO DEL 19 OTTOBRE
Percorso del 19 ottobre
L’autunno è abbastanza avaro di nuove piantine da osservare.
Mi ha incuriosito la rassomiglianza di alcune piante, tra l’altro commestibili e ho cercato con qualche foto di metterle a confronto.
1) Cicorium intybus
2) Uruspermum dalechampii
3) Soncus oleraceus
4) Reicardia picroides
5) Inoltre ho notato diverse piante di Borragine, che cominciano a spuntare di nuovo, soprattutto nel luogo dove era posizionato il cartellino identificativo. (sotto l’argine dx della strada, appena oltrepassato il Ponsino)
6) Spunta di nuovo anche la Mercurialis annua con i timidi fiorellini bianco-verdastri. (proprio vicino alla Borragine)
7 – 8) Due Rubiacee a confronto. Sicuramente una è la Rubia peregrina, già osservata la scorsa primavera, con le sue foglie coriacee, appiccicose e pungenti e il suo stelo quadrangolare. Mentre l’altra, dall’apparenza molto simile, ma di consistenza più erbacea, potrebbe essere un’Asperula o con probabilità un Galium laevigatum……chissà? Aspetteremo la fioritura, per poterle osservare ancora meglio. (Anche questa sull’argine dx della strada sotto la filata di cipressi, vicino alla Borragine).
SOFIA
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NDC – Piero Pistoia,
nella passeggiata PARTE SECONDA vicino all’inizio del post già fotografò queste due Rubiaceae su cui espresse dubbi, chiariti ora da Sofia: si tratta di due generi diversi : la coriacea Rubia peregrina e l’altra erbacea, più delicata, apparterrebbe ipoteticamente al genere Asperula o al genere Galium; per la seconda ha ipotizzato anche la eventuale specie, G. levigatum.
Il 10 ottobre del 20015 sull’argine all’inizio della proprietà S. Anna fotografai campioni forse di asperula ‘nascente’ e ‘matura’; allora scrissi, sul campione osservato, “si nota un fusto quadrangolare, la successione ai nodi di verticilli di 6-8 foglioline oblunghe lanceoloate e uninervie; presenza di ramoscelli all’inizio dei verticilli. Nelle ‘adulte’ le foglie ai verticilli sono meno numerose (max 6) e puntate; le adulte hanno l’aspetto più massiccio. Qui si precisa che si tratta di due specie diverse.
IN TOMMEN E BECHERER o.p. citata
2494 – Asperula arvensis
2497 – Galium glaucum
2518 – Galium sylvaticum
2519 – Galium pumilium
2524 – Galium mollugo
2525 – Rubia peregrina
da continuare l’argomentazione sui testi per il controllo!
fine NDC
IN CORSO DI PUBBLICAZIONE….
piero-pistoia-curriculumok (0)
e.c. sostituire a EPSS, SPSS
Segue il saggio “L’ambiente naturale ed il paesaggio in Provincia di Pisa” del dott. prof. Riccardo Mazzanti, accademico dell’Università di Pisa. I titoli degli altri scritti e relativi autori saranno nominati nell’indice a pag.3 della raccolta, inserito nel precedente saggio insieme alla prefazione.
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FOTO DELL’ARTICOLO LEGGERMENTE INGRANDITE E CHIARIFICATE
Riccardo Mazzanti
N.B. – SE NON ESPLICITATO ALTRIMENTI, LE FOTO, PROGETTI, SCRITTI, ARGOMENTAZIONI E COMMENTI SONO DEL COORDINATORE PIERO PISTOIA (NDC)
Continua il monitoraggio botanico-educativo delle piante selvatiche, a scansione mensile, lungo un percorso, alla periferia del paese di Pomarance, che, inserito nel paesaggio floristico della Val di Cecina, ne riflette le sue caratteristiche botaniche essenziali. Data la vicinanza delle Scuole, potrebbe, nel tempo, se mai la Buona Scuola diventerà attiva, essere utilizzato anche per passeggiate scolastiche culturali ad uso didattico – infatti la comunicazione non sarà meramente descrittiva, ma spesso inserita in un processo costruttivo di ricerca scoperta, cioè nei contesti delle OSSERVAZIONI SCIENTIFICHE scolastiche – e in generale come stimolo all’osservazione guidata della Natura Spontanea della zona, e non solo (se è vero che tutta la vegetazione italiana e delle Nazioni limitrofe, circa nella stessa fascia di latitudine, risente mediamente del clima dell’area mediterranea). Questa comunicazione culturale può ravviare il concetto di diversità biologica e attivare una interazione positiva con il mondo della Natura.
COME NELLE ALTRE PARTI I TESTI QUALIFICATI DI RIFERIMENTO PER QUESTO LAVORO SONO PRINCIPALMENTE I SEGUENTI:
EUGENIO BARONI “GUIDA BOTANICA D’ITALIA” Ed. CAPPELLI
PIETRO ZANGHERI “FLORA ITALICA Vol. I-II-III” Ed. CEDAM
SANDRO PIGNATTI “FLORA D’ITALIA Vol. I-II-III” Ed. EDAGRICOLE
EDUARD THOMMEN “ATLAS DE POCHE DE LA FLORE SUISSE” EDITIONS BIRKHAUSER BALE.
VENGONO ANCHE CONSULTATE DUE GROSSE ENCICLOPEDIE SUL REGNO VEGETALE, L’UNA EDITA DA VALLARDI E L’ALTRA DA RIZZOLI; E SVARIATI ALTRI TESTI SECONDARI DI DIVERSE CASE EDITRICI CHE NOMINEREMO QUANDO NECESSARIO.
A questi testi si farà continuamente riferimento esplicito e si spera che Autori ed Editori permetteranno di trasferire qualche disegno schematico di chiarimento dai loro testi a questo post, il cui unico obiettivo è e rimarrà solo quello di ‘costruire’ e comunicare didatticamente cultura, per quanto ci riesce, sempre del tutto gratis. Comunque siamo disponibili nell’immediato a qualsiasi intervento su questo post su avvertimento (al limite, se necessario, anche a sopprimerlo!)
Il testo teorico di riferimento sarà:
Carlo Cappelletti “BOTANICA, Vol. I° e Vol II°”, UTET
Con GIUGNO 2016 inizia la PARTE QUARTA di un nuovo ciclo di diari osservativi sulla flora selvatica dello stesso percorso.
Chi volesse da subito informazioni sulle seguenti piantine può chiccarci sopra:
EPILOBIO con schemi e ipotesi sulla specie
EPILOBIO1 per vedere altre foto di Epilodio
ALTHEA cannabina con schemi
Per la storia della classificazione della ALTHEA cannabina, chiccare anche, nella PARTE PRIMA, sul link interno ‘ALTHEA cannabina’ subito dopo la cartina topografica del percorso.
NDC – Da chiarire ancora sui riferimenti. Lungo la sterrata dopo il primo cartello per il mirto, dopo una decina di metri scendendo, sulla destra parlammo di una ‘roverella’; si tratta del grosso albero scavato, nero all’interno? Poi Sofia ha parlato ultimamente (nella PARTE TERZA) di due riferimenti lungo la stessa sterrata. Dalle foto sembrano lo stesso albero: una grossa quercia a tre tronchi; scendendo si trova sospeso sul piccolo argine a sinistra, a una ventina di metri dal precedente? Si tratta ancora di una roverella? Guardare la foto e rispondere alle domande. Le foglie attribuite alla roverella, hanno la parte superiore più bombata e meno seghettata di quelle della quercia? Ovvero le foglie non sono utili per la differenza? Quali sono le differenze fra quercia e roverella ora che hanno le foglie? Le foglie attribuite per ipotesi alla roverella sono state staccate dal grosso cavo nero e dall’altro riferimento; le altre da un’altra pianta che mi è sembrata una quercia. Insomma lungo la sterrata ci sono altre roverelle?
UNA SINTESI SULLE DIFFERENZE fra Quercus robur e Q. petraea, a cura di P. Pistoia
Quercus robur (Farnia o Quercia s. l. ) Rovere (Quercus petraea)
Foglie: con picciolo breve -> con picciolo lungo
due orecchiette asimmetriche -> nessuna orecchietta
max terzo superiore -> max a metà foglia
ambedue le facce glabre -> le due facce diverse
picciolo foglia assente -> picciolo lungo
Frutto: peduncolo lungo -> peduncolo breve
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Ecco le risposte_commento di Sofia
Per quanto riguarda il riconoscimento delle varie specie di Quercia, non è proprio cosa facile, diciamo che talvolta è un vero rompicapo.
Le 4 specie più similari, si differenziano per pochi particolari e solo un occhio esperto attento all’osservazione, durante tutte le fasi annuali di vita
della Querce, può notare queste piccole differenze.
La Rovere (Quercus petrea) è la specie più diffusa dalle nostre parti. Le differenze che la distinguono dalle altre riguardano solo la foglia e il frutto.
La foglia mostra un peduncolo evidente che la sorregge. La parte superiore della foglia è glabra mentre quella inferiore leggermente, e non sempre, pelosa. La larghezza massima della foglia si ha nei lobi più bassi (più o meno nel terzo). Un altro particolare che la contraddistingue è l’assenza del peduncolo della ghianda.
La Roverella (Quercus pubescens) è molto simile alla rovere (infatti sono queste due specie che si possono maggiormente confondere tra di loro). Come suggerisce il nome è riconoscibile per i rametti giovani peluriosi. Pure la parte sottostante della foglia è nettamente più pubescente della Rovere. Anche i frutti e il loro peduncolo sono similari tra le due specie perciò facilmente confondibili. La roverella ha la cupola con squame più appressate e più vellutate, inserite per metà sul frutto, ma non sempre è evidente questa piccola differenza.
La Farnia (Quercus robur) è già più riconoscibile dalle altre. Le sue foglie hanno larghezza massima nei lobi più alti, ma soprattutto non hanno peduncolo. Alla loro base hanno due piccoli lobi come orecchiette. Glabre su tutte e due le pagine. La ghianda invece ha un peduncolo lunghissimo ed è lunga e più elegante delle altre.
Nelle nostre zone, non ne ho viste molte, solo in Farneta, Berignone e lungo il torrente Secolo…..ma se vuoi osservarne alcune in paese, devi andare dietro l’edificio del teleriscaldamento!!!!
Il Cerro (Quercus cerris) comunissimo ovunque nei dintorni, ha le foglie profondamente lobate, tanto che talvolta i lobi sono così scavati che raggiungono la venatura centrale della foglia. La ghianda è inconfondibile perché è inserita in una cupola tutta arricciata.
Ma le querce, estremamente polimorfe e ibridabili possono ingannare anche le persone più esperte!
IL RICCO REPERTORIO DI FOTO LUNGO IL PERCORSO DI SOFIA IL 6-GIUGNO-2016 CHE PRATICAMENTE ESAURISCE TUTTO IL POST, eccetto il commento sull’EPILOBIO e la proposta della sua specie
LA COMPOSITA Cotha altissima
Dove si può vedere C. altissima nel percorso:
LA BORRAGINACEA Echium volgare
Dove si può vedere E. vulgare nel percorso:
L’ Apiacea Eryngium campestre
Dove si può vedere E. campestre nel percorso:
Questa pungente Apiacea già fiorita, si trova sul lato sx della strada, proprio sul margine accanto all’asfalto, vicino alla vigna, a 30 metri dal Ponso (NDC: scendendo verso San Domenico).
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LA RUBIACAEA Galium mollugo
Dove si trova G. mollugo nel percorso, clicca :
La piantina di Galium è presente un po’ ovunque su tutto il percorso. Le foto si riferiscono a quella vicino la fossetta poco prima del Ponsino.
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CONFRONTO FRA DUE FAGACEE del genere Lathyrus
Per vedere dove si trovano nel percorso ed altro, cliccare su:
Solito confronto con due fabacee
Confronto con due fabacee simili:
Lathyrus sylvestris: sul lato dx della strada, di fronte alla rete che dopo 20 metri circa, porta al pelago dopo Sant’Anna.
Lathyrus odoratus: sul lato sx della strada davanti all’ingresso di san Domenico, dove iniziano i cipressi.
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La CARYOPHYLLACEA Petrorhagia prolifera
Per vedere dove osservare questa Caryophyllacea, cliccare su:
Una piccolissima Caryophillacea che ho notato mentre osservavo altre piante, sul lato dx della via, dove si apre in uno slargo, che curva per la discesa che porta al Mirto. Davanti Poggio Bianco (da chiarire)
FINE REPERTORIO
NDC – Da ricordare che Poggio Bianco è la zona al termine della via sterrata indicata dal primo cartello per il Mirto, oltre il secondo cartello!
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SCHEMI E SCHIZZI DELLE Cariophyllaceae descritte
da P. Zangheri “Flota Italica II”, CEDAM
da continuare…
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LA CRUCIFERA Raphanus raphanistrum
Per vedere dove si trova questa Crucifera, cliccare su:
Si tratta di un Ravanello selvatico fotografato sullo spiazzo a dx, sulla curva prima che la strada discenda verso il Mirto (davanti Poggio Bianco).
Simile a molte altre Crucifere con fioritura di colore giallo, ma ora il suo frutto lo rende inconfondibile.
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FRUTTI VARI
Capsula frutti del papavero. Davanti al Ponso (zona letame).
Frutti Scorpiurus muricatus: la piantina che abbiamo tenuto in osservazione da quasi un anno! I suoi frutti sono davvero curiosi, diciamo belli! Si vedono un po’ dappertutto, ma la foto è fatta nella discesa che dal Ponso porta a San Domenico, sulla dx al margine del campo di avena.
Frutti del Biancospino: Cespuglio grande davanti Sant’Anna, lato dx strada. Già fotografato quando era in piena fioritura, ora si notano i piccoli frutti che stanno crescendo.
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FRUTTI VARI: dove si possono vedere nel percorso
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SOFIA IL 14 GIUGNO
IL CIRSIUM arvense (ho corretto il genere)
Cirsium arvense
(Cardo campestre): davanti la casa con pelago. Lato dx della strada proprio sul bordo, poco prima dell’incrocio sulla dx.
(Elimina le foto in eccesso)
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Dianthus carthusianorum
Dianthus carthusianorum: commento in txt
SCHEMA DA P. Zangheri, “Flora Italica II”,CEDAM
997: Dianthus cathusianorum
Possiede sottospecie che cambiano nome con la forma della brattea del calice.
GALIUM verum
Galium verum
(Caglio zolfino), una Rubiacea che comincia a spuntare su tutto il percorso. Osservata nei pressi del cartello della Spirea, però sul lato dx della strada. Le Rubiacce in generale hanno una sezione del caule tendenzialmente a geometria non circolare.
Galium verum: commento in txt
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MELILOTUS albus
Melitotus albus
L’esile fabacea, cerca di resistere tenacemente alle mille avversità, giacchè è spuntata proprio sul bordo asfaltato della via.
Si trova a poche decine di metri, dal cartello di inizio percorso della ‘strada vicinale’, sul lato dx, sporgente sulla strada.
NDC – Da notare che esistono due cartelli che indicano la vicinale: uno all’incrocio con via Filosofi (inizio?) e l’altro presso Poggio Bartolino (fine?)
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Scabiosa columbaria
In un primo momento avevo pensato che si trattasse della Knautia arvensis, poi osservando le foglie cauline, così minuscole con segmenti molto sottili, credo che si tratti della Scabiosa. Anche la conformazione dei lobi del fiore, che sembrano suddividersi in 5 parti (invece che in 4 come nella Knautia), avvalora l’ipotesi.
Fotografata al margine interno della rete metallica, che in pochi metri raggiunge il pelago. Lato sx della strada, però è presente anche di fronte sul lato destro, quasi sul bordo stradale.
Scabiosa columbaria in txt
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Teucrium chamaedrys
La profumata lamiacea si trova all’inizio del percorso, sul lato dx della strada, subito dopo l’incrocio per ‘S.Pietro’ e l’oliveta del lato opposto.
In alto sull’argine tufaceo, insieme a un ramo di erba medica.
Teucrium chamaedrys in txt
NDC – In questo scorcio di giugno nel passare mi è sembrato di intravedere una densa fioritura di chamedrys nel prato subito a sinistra dopo l’incrocio di via Del Poderino con via dei Filosofi. Il controllo non è stato possibile: il giorno dopo il prato era stato rasato.
Il T. chamedrys ha fiori in numero variabile da due a sei per ogni nodo riuniti all’ascella delle foglie.
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FINE NDC
Trifolium campestre
E’ presente un po’ ovunque durante il tragitto, ma le foto si riferiscono alle piantine sul bordo dx della discesa che conduce al Mirto, qualche decina di metri dopo la quercia biforcata, presa a riferimento altre volte. (NDC: OK)
Trifolium campestre in txt
VARIE
La Malva cannabina in attesa di fioritura.
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NDC di Piero Pistoia
Malva cannabina non figura nella letteratura in mio possesso; esiste Althea cannabina (detta Malva canapina). Esiste invece Malva alcea. APRIAMO UNA ARGOMENTAZIONE…..
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FINE NDC
Lungo il tragitto ancora bei cespugli fioriti di rose bianche, che sembrano ornare la strada.
Sperando che resista ai tagli selvaggi, continua a crescere la nostra pianta ‘X’, in osservazione dallo scorso inverno e oltre. Per diversi particolari suppongo che si possa trattare di Enula baccherina (Inula konizae).
La sua fioritura sarà piuttosto insignificante come tipologia di ‘fiore’, ma molto sospirata!!!!
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NDC P. Pistoia
(NDC) Nel giugno del 2015, dopo attente osservazioni (riportate nella PARTE PRIMA) e controlli, mi convinsi che la malvacea fotografata anche oggi, praticamente nello stesso posto, e individuata come Malva cannabina, fosse da attribuire alla specie Anthea cannabina (chiamata volg. Malva canapina). In effetti Malva cannabina sembra non esistere in letteratura, come già precisato.
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FINE NDC
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I. conyza
Inula conyza
VARIE in txt
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INIZIO NDC Piero Pistoia
(NDC) Foto di Inula viscosa in vegetazione e Tòrilis arvense (?) nate nell’ultimo tratto della sterrata subito prima della seconda indicazione per il Mirto. Qui sono rinate molte altre piantine di Giugno (per es. la Gentianacea Chlora perfoliata, la Verbena, l’Iperico, il Meliloto,l’Eringium, il Galium verum, una seconda Apiacea,…).
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Pianticella che sta fiorendo da classificare, fotografata circa a un quarto della strada sterrata fra i due cartelli del P. Il Mirto scendendo sulla sinistra, presso la grossa quercia a tre tronchi già considerata come riferimento.
Pianticella x1
Pianticella x2
Pianticella x3
Pianticella x5.
Abbozzo di descrizione: rametti alternati con foglie lineari lanceolate alternate a rotazione destrorsa, cime, ad occhio, a lunghi peduncoli fiorali (?) tendenzialmente corimbose, piccoli fiori terminali sul rosa (?) appena accennati con calice. Il caule centrale, quasi nero dalla parte della strada, alto fino a 1.5 m, a sezione non circolare, tendenzialmente quadrangolare. Non è una Composita. DA PRECISARNE LA DESCRIZIONE.
Nell’ultimo segmento di giugno Sofia propone il genere Epilobium; da precisare la specie. Quelli che apparivano ad occhio come lunghi peduncoli fiorali Sofia scopre che si tratta addirittura di baccelli a sezione molto sottile pieni di semi con pappi con in cima un ‘accenno’ di fiore, come riferisce nella PARTE QUINTA (Luglio); la distribuzione dei baccelli (tendenzialmente a ‘cima corimbosa’) fa pensare a fiori in un racemo lungo spiciforme (a spiga) con fiori a ovario inferiore che, una volta fecondato, potrebbero allungarlo formando il sottile baccello; seguono foto di questi strani frutti che, secchi, a partire dall’alto si incrinano in lunghe e sottilissime lacinie filiformi longitudinali, aprendosi sempre di più a stecche di ombrello, liberando, in tal modo, i piccolissimi semi e pappi contenuti. Manca la descrizione della corolla e delle altre parti del fiore che non abbiamo potuto osservare.
Ipotesi sulla specie: Epilobium angustifolium
SCHEMI ESPLICATIVI…….da P. Zangheri “Flora Italica II”, Cedam, Padova
NB – Se a causa della lentezza di internet le foto degli schemi rimangono implicite, il nome del file di riferimento è erroneamente Inula e non Epilobio, anche se poi le foto esplicitate sono dell’Epilodio (ASPETTO CORRETTO!)
Epilobium angustifolium: cima fiorita e foglie cauline
Epilobium angustifolium: fiore in sezione
Per vedere uno schema che riporti il ‘funzionamento’ dello strano baccello, osservare il frutto di E. roseum (3057)
3057: E. roseum; frutti e foglia
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ANCORA NDC
Tòrilis arvensis
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Galium verum sulla sinistra scendendo davanti al secondo cartello per Il Mirto alla fine del percorso
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La Gentianacea Chlora perfoliata con Meliloto in fiore in basso adestra
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Intorno al 24 giugno (San Giovanni) Sofia scatta gruppi di foto per varie specie botaniche durante le sue visite al percorso in studio a partire dalla Gentianacea Chlora perfoliata (Blackstonia perfoliatata) già studiata che si presenta in fusti eretti, ramosi in alto; foglie basali da lanceolate ad ovate; le intermedie triangolari acuminate. Fiori su peduncoli di 3-4 cm; calice diviso quasi completamente il lacinie; corolla gialla a imbuto; il seme è una capsula ellissodale
FINE COMMENTO di P. Pistoia
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Blakstonia perfoliata e Centaurium Erytrea: in testo per vedere dove di trovano
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Dipsacus fullonum: dove si trova in txt
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Epilobium: dove si trova in txt

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Ferulago campestris: dove si può vedere nel percorso in txt
INIZIO NDC Piero Pistoia su F. campestris
Frutto 4 mm x 8-12 mm con coste laterali saldate in un’ala liscia, di forma ovale schiacciata, leggermente striato che tende ad annerire; fusto eretto glabro, lucido un po’ ingrossato ai nodi; rami alti tendenzialmente verticellati; foglie basali (2-5 dm) 3-4 pennatosette, completamente divise in lacinie lineari molli (o.5-5-8 mm) tendenzialmente divergenti ad angolo retto ombrelle a 0-12 raggi; petali gialli larghi un mm.
Fusto intermedio e due semi rotondeggianti: uno di profilo
FUSTO INTERMEDIO DI Ferulago campestris
3130 – foglia di F. campestris schema ripreso da Zangheri, opera citata
FINE NDC
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Arum italicum
Arum italicum: dove si può vedere nel percorso, in txt
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Cichorium intybus: per vedere dove si trova nel percorso in txt
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Frutti di arbusti: per sapere i tipi di frutto delle foto e dove sono state scattate in txt
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VARI TIPI DI MALVE NEL PERCORSO: cannabina e punctata
MALVACEAE
Per la classificazione aiutarsi con gli schemi ripresi da P. Zangheri, o. c.
ALCUNI SCHEMI SU ALTHEA E MALVA
Malva alcea: fiore da sotto
Malva alcea: foglia
SEZIONE FIORE Malva sylvestris
ALTHEA cannabina
Althea cannabina: foglia media_superiore
Althea cannabina: calice e calicetto
Medicago sativa: osservazioni in txt
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Salvia verbenaca
Salvia verbenaca: su questa salvia in txt
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La Torilis
Torilis arvensis: la T. arvensis nel percorso in txt
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Verbena officinalis
Verbena officinalis: cosa dice Sofia sulla V. officinalis del percorso in txt.
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SEGUIRA’ IL LAVORO A PARTIRE DA LUGLIO CHE INSERIREMO NELLA PARTE QUINTA
FINE QUARTA PARTE
QUESTI POST SONO DA RIVEDERE E CORREGGERE
N.B. – SE NON ESPLICITATO ALTRIMENTI, TUTTE LE FOTO, PROGETTI, SCRITTI, ARGOMENTAZIONI E COMMENTI SONO
DEL COORDINATORE PIERO PISTOIA
Continua il monitoraggio botanico-educativo delle piante selvatiche, a scansione mensile, lungo un percorso, alla periferia del paese di Pomarance, che, inserito nel paesaggio floristico della Val di Cecina, ne riflette le sue caratteristiche botaniche essenziali. Data la vicinanza delle Scuole, potrebbe, nel tempo, se mai la Buona Scuola diventerà attiva, essere utilizzato anche per passeggiate scolastiche culturali ad uso didattico – infatti la comunicazione non sarà meramente descrittiva, ma spesso inserita in un processo costruttivo di ricerca/scoperta, cioè nei contesti delle OSSERVAZIONI SCIENTIFICHE scolastiche – e in generale come stimolo all’osservazione guidata della Natura Spontanea della zona, e non solo (se è vero che tutta la vegetazione italiana e delle Nazioni limitrofe risente mediamente del clima dell’area mediterranea, circa alla stessa fascia di latitudine). Questa comunicazione culturale può così ravviare il concetto di diversità biologica e attivare una interazione più diretta e positiva con il mondo della Natura. E questo è CULTURA! forse più significativa e formativa di altre e senza consumare risorse.
PARTE III IN VIA DI COSTRUZIONE
COME NELLE ALTRE PARTI I TESTI QUALIFICATI DI RIFERIMENTO PER QUESTO LAVORO SONO PRINCIPALMENTE I SEGUENTI (consigliamo i lettori di procurarseli per i riferimenti, l’approfondimento di questo post e la qualificazione delle biblioteche personali!):
EUGENIO BARONI “GUIDA BOTANICA D’ITALIA” Ed. CAPPELLI
PIETRO ZANGHERI “FLORA ITALICA Vol. I-II-III” Ed. CEDAM
SANDRO PIGNATTI “FLORA D’ITALIA Vol. I-II-III” Ed. EDAGRICOLE
EDUARD THOMMEN “ATLAS DE POCHE DE LA FLORE SUISSE” EDITIONS BIRKHAUSER BALE.
VENGONO ANCHE CONSULTATE DUE GROSSE ENCICLOPEDIE SUL REGNO VEGETALE, L’UNA EDITA DA VALLARDI E L’ALTRA DA RIZZOLI; E SVARIATI ALTRI TESTI SECONDARI DI DIVERSE CASE EDITRICI CHE NOMINEREMO QUANDO NECESSARIO.
A questi testi si farà continuamente riferimento esplicito e si spera che Autori ed Editori permetteranno di trasferire qualche disegno schematico di chiarimento dai loro testi a questo post, il cui unico obiettivo è e rimarrà solo quello di ‘costruire’ e comunicare didatticamente cultura, per quanto ci riesce, sempre del tutto gratis. Questo blog non ha alcun fine di lucroed è autofinanziato. Comunque siamo disponibili nell’immediato a qualsiasi intervento su questo post su avvertimento (al limite, se necessario, anche a sopprimerlo!)
Il testo teorico di riferimento sarà:
Carlo Cappelletti “BOTANICA, Vol. I° e Vol II°”, UTET
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COMMENTI E PROPOSTE (NDC)
In generale le interferenze umane sulle erbe selvatiche sono certamente invasive ai bordi della strada del nostro percorso, che rappresentano appunto le aree dove esse principalmente possono crescere. Ciò potrebbe rendere la loro oscillazione stagionale sempre meno regolare, come pure le loro presenze, per cui il nostro post che le registra nel corso di un anno, perderebbe velocemente nel tempo (nel corso degli anni) la sua valenza informativa e culturale venendo a mancare precisi riferimenti. L’idea iniziale era appunto che col tempo, aumentando negli umani la tendenza verso un sempre maggiore interesse per le cose naturali e per la bio-diversità, il nostro post col tempo avrebbe potuto avere più successo. Questo sembra nell’aria anche suggerito dal grande spazio dato dalla comunicazione di massa ai problemi della Natura; per non parlare poi della presa di consapevolezza che dovunque ha forza il complesso, anche trascurabili eventi – come per es., la nascita o la morte di una misera bonariensis, o sumatrensis che sia, in qualche punto dell’Universo…, possano sviluppare, lontano in s e in t, grande energia (l’Universo se ne accorge! e forse dovremmo anche noi ). Il Cosmo o il Creatore è probabilmente sensibile alle variazioni entropiche di qualunque entità e dovunque si realizzino.
La BIO-DIVERSITA’ è l’insieme delle varietà di organismi viventi nelle loro diverse forme e diversi eco-sistemi; varietà di organismi, piante, animali, eco-sistemi legati tutti gli uni agli altri, e tutti indispensabili. Anche l’uomo fa parte della bio-diversità e sfrutta i servizi che questa offre. E’ grazie alla bio-diversità che la Natura è in grado di fornirci cibo, acqua, energia, risorse per la nostra vita quotidiana. La bio-diversità è infatti il presupposto della vita sulla terra.
L’uomo non ha il diritto di estinguere specie ed eco-sistemi. Non ha il diritto di crearne altri. Ha invece il dovere di risanare l’ambiente (già oggi in stato precario) e le risorse della terra per le generazioni future.
Vengo a proporre così di estendere il nostro circuito di studio ad una piccola zona che risenta meno delle interazioni umane, necessarie, d’altra parte, per aumentare la qualità della nostra vita (si progettano sempre più monoculture, si distruggono le erbacce dovunque, quando danno noia ed anche se non la danno, dai campi, dagli orti, dai bordi delle strade, dai fossetti…, per non parlare dello strazio perpetrato, con atteggiamento ‘catechistico’ ed autoritario, sulla flora nei giardini, solo per soddisfare il nostro senso estetico con la presunzione che sia unico e che coincida con quello dell’Universo o del Creatore, senza guardare in faccia nessuno). Meglio sarebbe mantenersi il più vicino possibile a cosa farebbe da sè la Natura!
Rimane comunque sedimentato un dubbio su cui riflettere: ma un mondo vivente neo-darviniano sollecitato continuamente a reagire per sopravvivere, non è forse tendenzialmente più aperto alla bio-diversità? Beh! quando siamo su fenomeni complessi più percorsi razionali sono disponibili. La Verità (epistème) non è cosa umana; di qui la relatività di giudizi ed opinioni, meglio propendere per una multi-metodologia generalizzata in ogni campo di conoscenza e di interpretazione del mondo, anche in area sociale, come sembra si evinca dalla epistemologia anarchica Feyerabendiana.
Cerchiamo, comunque per ora di agganciare così il vecchio percorso ad un breve, ma ‘denso’ anello verde più omogeneo nel tempo. Si potrebbe prolungare dall’incrocio con Mazzolari per un centinaio di metri fino all’incrocio, presso il podere Poderino, con il Viale Modigliani e, attraversando la strada, salire dalla piccola rampa nel grande prato verde sopra-strada e procedere a zig-zag per qualche altro centinaio di metri in un anello che gira intorno al prato stesso o come vi pare, fra un taglio di erba e l’altro. L’unica interferenza umana sarebbe appunto legata al mantenimento ordinato di questo piccolo parco, mentre i fruitori di questa zona sarebbero certamente più indirizzati e coinvolti ad una osservazione più accurata e curata della Natura, magari sarebbero anche stimolati a provare altri percorsi. Col tempo prevedo che lo studio più accurato della flora spontanea di questo piccolo parco, e quindi il nostro post, diventerà sempre più rilevante e sarà sempre più visitato, tendenzialmente col resto del percorso.
In definitiva le piante spontanee di questo anello verde meglio rappresenterebbero la flora selvatica della nostra zona. Ci procureremo la carta topografica della piccola zona di S. Barbara-Asilo nido, aggiusteremo il percorso per segnare i punti di riferimento sul breve o sui brevi circuiti nuovi.
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FINE NOTA DEL COORDINATORE (NDC)
La PARTE SECONDA, troppo linearmente estesa, creava difficoltà nell’espandersi ulteriormente e nella consultazione che sarà da riprogettare. Così abbiamo deciso di trasferire i diari di Sofia dal 24 marzo in poi su questo nuovo post.
A PARTIRE DAL 24 marzo il Diario Floristico verrà trasferito nella PARTE TERZA
IL DIARIO DI SOFIA DEL 24 MARZO
Nel ns percorso giornata di sole, in un tripudio di colori e di piantine finalmente svegliate dalla primavera.
All’inizio della strada, scendendo, dopo circa 15-20 metri dopo il cartello per il podere San Pietro, sull’argine sx ho notato alcune piantine di ‘Viola odorata’ e di ‘Muscari botrioides’ . Sulla dx il ‘Ranunculus ficaria’ che colonizza parte della fossetta.

Proseguendo verso S. Anna: ‘Borsa pastore’ (Capsella bursa pastoris), l’interessante Brassicacea già notata nel mese passato e che ora sta maturando i suoi semi.
Proprio vicino a questa, in mezzo all’erba rigogliosa, ho notato delle piantine di ‘Ornitogalum umbellatum’ (Latte di gallina), che via via ho rivisto durante tutto il tragitto.


ORNITOGALUM umbellatum (latte di gallina)
Nell’intero percorso, ma in maniera più significativa, nei pressi del Ponso, si alternano tre bellissime Lamiaceae: Lamium bifidum; Lamium purpureum; Lamium amplexicaule.
Le piantine già ben sviluppate e in piena fase di fioritura, mostrano evidenti le differenze che rendono sicura l’identificazione.

LAMIUM purpureum1

LAMIUM purpureum2

LAMIUM amplexicaule

LAMIUM bifidum
Ancora nelle vicinanze di S. Anna ho scorto nell’erba già alta, due ‘Cariophillaceae’ piuttosto rassomiglianti.
Messe a confronto però, si possono facilmente notare diverse differenze che ne contraddistinguono la specie.
‘Cerastium glomeratum’ (peverina dei campi) e ‘Stellaria media’ (Centocchio comune).
Cerastium glomeratum (peverina dei campi)
Stellaria media (centocchio comune)
Poco distante dal Ponsino, una bella fioritura di ‘Borago officinalis’. Proprio dove era apposto il tuo cartellino identificativo.
Vicino zona Ponso, proseguono accanto al vigneto sulla sx, le belle fioriture di ‘Calendula arvensis’.
Borago officinalis


Calendula arvensis
Sempre zona ‘Ponso’ , bella fioritura della ‘Cerinthe major’.
Accanto piante rigogliose di ‘Euphorbia elioscopia’, che si ripetono qua e là in tutto il percorso.
Aria di primavera, quindi, anche tra gli arbusti presenti nel tragitto.
Candide fioriture di ‘Prunus spinosa’ (Pruno selvatico o Prugnolo), nella siepe davanti S. Anna.
( Dai frutti di questa pianta ho ricavato delle marmellate e liquori stupendi!!)
Vicino a San Domenico i grappoli fioriti dell’Acer Monspessolanum (Acero minore o trilobo). Si riconosce facilmente dagli altri Aceri per la forma trilobata delle foglie.
Proprio di fronte agli aceri che contornano il confine sud della casa, ho anche fotografato le samare dell’ Olmo campestre (Ulmus minor).

PRUNUS spinosa
Stamani, 30 Marzo, io Sofia, ho cercato di fare qualche foto delle piantine che ho incontrato, privilegiando il loro ambiente, vicino ad altre specie e mettendo in risalto anche qualche particolare, non solo del fiore. Fammi sapere, così prima o poi diventerò un ‘gatto perfetto’ (o quasi!). (In effetti si richiedeva che i lettori, compreso me, diventassero ‘gatti perfetti! non tu che lo sei già! e qualcosa di più. Nota del coordinatore: NDC)
Difficile per tutte le piante incontrate stamani, la loro collocazione in punti ben precisi del percorso, in quanto si ripetono con le loro fioriture, qua e là lungo tutto il tragitto. (NDC: in questi casi scegli un esempio più significativo di localizzazione)
Al bordo della strada, fin dall’inizio della passeggiata ho notato una ‘Geraniacea’ (già presa in considerazione qualche tempo fa e da te personalmente fotografata).
Ora che mostra i suoi frutti, con buona probabilità possiamo classificarla come ‘Erodium malacoides‘, chiamata anche ‘Becco di gru malvaceo’, proprio per il tipico aspetto dei frutti.
Dalla porzione inferiore del frutto, avvolto in un calice contenente i semi, esce una protuberanza che ricorda la forma di un becco, lungo 2-3 cm, da cui il nome della pianta.
Mi hanno incuriosito altre due piccole Geraniacee, che ho fotografato solo nelle vicinanze di Sant’Anna.
Per me non di facile identificazione, in quanto le piantine sono ancora poco sviluppate e solo in fase di fioritura.
Si potrebbe trattare però, con probabilità di ‘Geranium rotundifolium’ e di Geranium purpureum’
Geranium purpureum1
Geranium purpureum2
Geranium purpurem3
GERANIUM purpureum4
GERANIUM purpureum5
GERANIUM rotundifolium1
GERANIUM rotundifolim2
Delle due piccole Caryophyllaceae fotografate nella precedente passeggiata, aggiungo oggi qualche immagine dei particolari delle foglie e del loro habitat .
La Stellaria media, molto più rigogliosa e invasiva.
‘Cerastium glomeratum’ con i suoi fiori agglomerati in cime, che mostra una evidente maggiore peluria su tutta la pianta.
Con sorpresa, dato che nella passeggiata della scorsa settimana non avevo scorto traccia, stamani ho notato su gran parte del bordo della strada, ma soprattutto, sul lato dx, opposto al pelago, tante piccole piante di Myosotis arvensis.
I piccoli fiori scorpioidi celesti, si rendono visibili espandendosi anche tra l’erba che li sovrasta.
SOFIA
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INTERMEZZO NDC
O.K. SOFIA, hai fatto un’ottima integrazione. Era meglio però se io avessi correlato insieme le foto e le informazioni aggiuntive relative ad ogni specie trattata e non come un diario lineare; in effetti mi sono ‘impelagato’ nel ‘filare’ tre scritti di statistica contemporaneamente di cui non vedo la fine e ciò, coniugato alla diminuzione della potenza mentale che possedevo un cinquantina di anni fa, mi impedisce di entrare con disinvoltura nel merito del fare. Bisognava anche che io integrassi le tue foto con qualche schemino e schizzo per agevolare la ‘facoltà a gatto’ e magari aggiungere qualche foto di comunità di pianticelle spontanee, tanto per riassumere. Con calma vedremo. Sarebbe opportuno che tu, almeno fino alla fine del ciclo di questo diario floristico (maggio-giugno), continuassi le osservazioni sul percorso allargato come hai fatto ultimamente, ‘sbizzarrendoti’ come ti pare; anzi sarebbe molto meglio se tu leggessi qualche manuale di wordpress (scaricato da internet), entrassi nell’edit e memorizzassi da sola il tuo lavoro come ti pare; le coordinate te le detti. Se poi vuoi una breve sintesi operativa su come fare cerco di preparartela. Alla fine del ciclo annuale potremmo agganciare questo piccolo anello verde con un altro percorso e iniziare un altro ciclo. Se sei disponibile, vedremo.
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FINE INTERMEZZO
Oggi martedì 5 aprile ho notato che è sparito il terzo cartello in lega di alluminio indicante l ‘Asteracea, Aster linòrisis, posto, scendendo, poco dopo il secondo ingresso alla prima proprietà Sant’Anna, sull’argine a sinistra. Gli altri due cartelli indicavano la Borago officinalis e l’Achillea millefolium.
Oggi mercoldì 6 aprile il cartello sparito era invece ripiegato nell’erba!
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IL DIARIO DI SOFIA DEL 17 APRILE
Uruspermum dalechampii – Boccione maggiore (Asteraceae)
La rosetta basale di questa specie è un buon commestibile.
La pianta spicca lungo i bordi della strada per i suoi grandi capolini color zolfo. Tutta la pianta è pubescente, quasi vellutata. Il fiore è portato da un caule eretto, talvolta ramificato. La sua diffusione è dovuta grazie ai suoi lunghi acheni rostrati, che portano in cima un pappo piumoso.
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INTERMEZZO NDC
Commento e proposta del coordinatore
1 -Lungo tutto il percorso dominano Composite o Asteracee (erbe di campo) con capolini gialli somiglianti a quella descritta (almeno ad occhio), piuttosto alte e molto diffuse, specialmente sul poggio del Ponso, che hanno le foglie non regolari pennato sette ‘spinate’ al bordo come nelle foto con boccioli a ‘lumino ad olio persiano’ bombati alla base (sembra che siano ora le Composite appariscenti più dominanti); sarebbe comunque il tempo di classificare anche altre erbe di campo ora in fioritura:
Boccioli come ‘lumino ad olio persiano’
2 – Segue anche la foto di un rametto della Uruspermun dalechampii (boccione maggiore) che mancava fra le foto precedenti da cui si può intuire la rosetta di base edule, già descritta precedentemente:
3 -E’ necessario sapere con la massima precisione possibile (più o meno 1 metro) dove si possono vedere queste piantine (questo aspetto è più importante delle foto e dello scritto, perché foto e scritti di pianticelle si trovano a migliaia su Internet!). Per es. scendendo verso il podere S. Domenico, davanti al podere che è a destra, in corrispondenza dell’ultima finestra, c’è un grosso cipresso verso la strada; al là della strada, dinanzi a questo cipresso, vicino ad un palo scalcinato del telefono, c’è una piantina che sembra una Orobanche (o forse è un’orchidea?), nel bordo sterrato della strada… almeno ieri c’era! oggi non c’è più, per cui non è stato possibile fare la foto e quindi la classificazione! Per quel che vale, rimane almeno la trascrizione del suo ricordo nel nostro blog! Questo! deve essere scritto e questo! su Internet non c’è. E questo! vale per tutte le piantine osservate e se sono diffuse, si deve individuare un posto (con le sue coordinate più precise possibili) dove sono più concentrate; fare riferimenti ai pali del telefono e della luce, ai cartelli stradali…al limite ci si mette vicino un sasso visibile o ci si pianta una stecco! Così la foto che segue è una piantina a fiori azzurro rosato che, scendendo a destra sulla vicinale S.Anna, si trova all’inizio della rete coperta da telo scuro dell’uliveta a sinistra, prima del Ponsino: prima ipotesi->una Liliacea, Muscari (Leopoldia) comosa (19-4)
C’era ieri, oggi non c’è più!? Un esemplare (in via di espansione) si può osservare oggi (21_4) salendo da S. Vittore verso il Ponso, a destra, vicino alla base del terzo palo del telefono dalla cima.
Due piantine colorate descritte nel blog, da un giorno all’altro stranamente spariscono!?
Attualmente esiste una fioritura sempre più diffusa di una specie di ombrellifera, e questo anche fuori del percorso (sembra che dovunque esiste un’ombrellifera, questa sembra uguale alla nostra); di qui l’importanza della sua classificazione. E’ abbondante alla fine del percorso nel campo a destra, dopo la seconda indicazione per il Mirto, dove si affaccia un’ala del grande cancello aperto. Sembra si tratti di un ombrellifera a ombrella complessa con una decina (?) di peduncoli lunghi e infiorescenze separate, ognuna con una ventina di fiorellini che sta fruttificando; da classificare. Ecco una prima foto da ‘leggere e approfondire’ (semi molto regolari a disco piatto ovale (l. max 6-7 mm), crenato al bordo leggermente rialzato sui due lati; al centro del bordo esiste una linea continua al contorno che sembra separare due corrugazioni relative alle due facce, tanto da dare l’impressione di due semi piatti saldati; sembra esista anche un piccolo oggetto al centro dell’infiorescenza, che rimane togliendo tutti i semi; forse potrebbe essere un fiore sterile):
Sofia ha visto la foto ed ha proposto, come ipotesi tentativa, l’Apiacea Tordilyum àpulum.
P. Zangheri “Flora Italica I” così descrive l’ Umbellifaera àpulum: ‘ha un solo petalo raggiante a due lobi uguali, ombrelle 3-8 raggi, frutti di 5-8 mm a bordo glabro corrugato e dorso con piccoli peli’
S. Pignatti “Flora d’Italia II” descrive l’Apiacaea Tordilyum: ‘Frutto appiattito, foglie a segmenti numerosi, larghe da uno a pochi cm; radici senza rizoma, a fittone; acheni saldati fra loro mediante l’ala marginale che forma un anello continuo attorno al seme, generalmente crenato’.
Sempre Pignatti descrive la foglia inferiore dell’ Apiacea T. àpulum ‘Fusto eretto ramoso…Foglie basali imparipennate con picciolo di 4-5 cm e lamina divisa in 7-9 segmenti ovali (circa 12*15 mm) poco differenti l’uno dall’altro, ciascuno con 5 lobi profondi e margine crenato; foglie cauline simili, ma subsessili’
L’ipotesi di Sofia sembra per ora corroborata.
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La presunta Papilionacea descritta nella seconda parte, tendenzialmente strisciante con caule alato e grandi foglie ovali che terminano con tre filamenti per attaccarsi durante la crescita – il loro numero è aumentato -, che classificai, come ipotesi generica, una veccia, è cresciuta e sta fiorendo; sarebbe da precisarne la classificazione e fotografare la parte fiorifera che è complessa. E’ molto diffusa su ambo i lati del percorso, oltre la grossa quercia cava colpita dal fulmine che Sofia classificò come una Roverella (a pochi metri dal primo cartello per il mirto); ma in particolare nel tratto più inferiore nei pressi del secondo cartello per il mirto. A fine Maggio questa Fabacaea ha messo i frutti, baccelli con semi scuri ed è stata classificata da Sofia come Lathyrus ochrus, cicerchia pisellina. Da precisare la quercia di riferimento! (NDC). Si tratta della quercia cava o della seguente?
Quali delle due è la roverella?
Iniziano la fioritura, dove erano, le Achillee millefolium e la Filipendula (Spiraea) exapetala; appaiono grosse rosette di base forse di Verbascum tapsus, sull’argine del Ponsino, come previsto da una lontana piantina che riuscimmo a vedere e fotografare fiorita e con semi, mentre una rosetta analoga, sulla sinistra scendendo, da Poggio Bartolino verso il Mirto, davanti all’ingresso al campo sulla destra, è stata frantumata dai taglia-erba.
I verbaschi (?) del Ponsino fotografati il primo maggio.

Subito prima del Ponsino sull’argine a destra forse un V. tapsus. Da analizzare l’associazione. Di queste incerte piantine Sofia propone, in attesa di vederle fiorite (a fine maggio ancora niente), l’ipotesi che appartengano alle Composite.
Dovunque sono esplosi gli aglietti di campo e si mantengono floride le Euforbie come l’E. elioscopia.
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fine intermezzo
Silene latifolia – Caryophyllaceae
Tutta la pianta è pubescente, molto morbida al tatto. Le grandi foglie sono picciolate alla base, sessili quelle cauline. I curiosi frutti che maturano in estate, sono capsule coniche piuttosto consistenti, contornate di dieci piccoli denti all’apertura. L’insolita forma, sembra sia legata alla figura mitologica di Sileno (compagno di bevute di Bacco), il cui ventre rigonfio ricorda la forma del calice della pianta e da cui ha preso il nome di Silene.
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Salvia verbenaca (Lamiaceae)
Le foglie della rosetta basale, sono molto appiattite sul terreno, mostrano evidenti rugosità. Hanno 3-4 lobi ottusi per lato con margine crenulato. Sorrette da un picciolo.
Si differenzia dalla Salvia pratensis anche dalla forma della corolla: bilabiata, con labbro superiore ricurvo, inferiore trilobato e il mediano rivolto verso il basso.
E’ curiosa l’etimologia della parola ‘Salvia’, dal latino ‘salveo’ (io salvo). Si riferisce alle innumerevoli proprietà medicamentose riconosciute da sempre a questa pianta, che veniva ritenuta in antichità in grado di salvare da numerosi malanni.
A lato della strada che porta a Viale dei filosofi
A lato della strada che porta a Viale dei filosofi, negli spazi erbosi vicino al bordo della via, a zig-zag, ho osservato a poca distanza queste due ‘Papaveracee’, che ho ritenuto interessante mettere a confronto.
Papaver hybridum:
a differenza del ‘Rhoeas’, la pianta di questo papavero è notevolmente meno sviluppata. I petali che compongono il fiore sono molto più piccoli, con colorazione rosso-rosaceo ‘stropicciato’. Spiccano le antere di colore blu chiaro.
Papaver rhoeas:
I fiori sono portati da peduncoli molto lunghi, ricoperti di peluria patente. Il colore dei petali è rosso vivo lucente, con base macchiata di nero. Anche i numerosi stami sono neri.
Papaver hybridum:
a differenza del ‘Rhoeas’, la pianta di questo papavero è notevolmente meno sviluppata. I petali che compongono il fiore sono molto più piccoli, con colorazione rosso-rosaceo ‘stropicciato’. Spiccano le antere di colore blu chiaro. Anche le foglie…
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Papaver rhoeas:
I fiori sono portati da peduncoli molto lunghi, ricoperti di peluria patente. Il colore dei petali è rosso vivo lucente, con base macchiata di nero. Anche i numerosi stami sono neri.
N.B. Alla fine di Aprile, il tratto incrocio precedente è stato rapato!
Cardaria draba (Lepidium draba) – Lattona; Brassicaceae
Ogni tanto i botanici, chissà mai con quale astrusa motivazione, cercano di confonderci, modificando il nome alle famiglie di appartenenza delle piante.
Ogni volta che mi capitava di osservare un piccolo fiore con quattro petali a croce, veniva naturale abbinarlo alle ‘Crucifere’, proprio come suggerisce la parola e così via. Oggi queste sono diventate tutte ‘Brassicacee’, ma non è facile trovarci la rassomiglianza con un cavolo!
L’infiorescenza di questa piantina infestante, che tappezza il bordo della strada, è una densa pannocchia formata da numerosissimi piccoli fiori bianchi, con i petali disposti a croce.
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Per chi vuol osservare la L. (o Cardaria) draba essa è diffusa in particolare andando da l’ultimo edificio del podere Sant’ Anna verso San Vittore fino al pelago, ma sulla destra della strada. Un piccolo cartello indicativo in legno è stato posto il 22-4 presso il primo ingresso alla proprietà San Vittore vicino alla strada sulla sinistra, ad una piantina di L. draba, nata insieme a due piantine di Salvia verbenaca. Non so quanto durerà. Era anche presente abbondante a Poggio Bartolino nel prato davanti, oltre la strada sotto i cipressi, ma è passato il frangi-erba (NDC)
VEDERE IN: 1592-1593 CARDARIA (Lepidium) draba (da P.Zangheri “Flora Italica II, 44”, CEDAM.
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LE PIANTE OSSERVATE E COMMENTATE DA SOFIA il 20_4
PIANTE CON CAPOLINI GIALLI
Tutte le specie descritte sono state osservate e fotografate nell’argine sx sottostante il podere di Sant’Anna. Le piante tutte molto rassomiglianti, specialmente nella rosetta basale e nei capolini, sono pure tutte quante commestibili. Le uniche, poche differenze si evidenziano nella struttura delle foglie e nella forma dell’infiorescenza.
Crepis vesicaria (Radicchiella vescicosa):
è una ‘crepide’ le cui foglie basali sono molto simili a quelle del Tarassaco. Riconoscibile dal fiore, che nella fase di accrescimento, mostra un grosso gruppo di boccioli appressati e numerosi, che a completa fioritura si espandono in una grande ombrella terminale. La pianta può raggiungere anche un metro di altezza.
Crepis sancta:
comunissima e infestante ‘radicchiella’ che ha capolini singoli o infiorescenze di pochi elementi. Anche se può raggiungere mezzo metro di altezza, è di aspetto molto più gracile e delicato dell’altra ‘crepide’.
Crepis sancta
Crepis vesicaria
2) PIANTE CON CAPOLINI GIALLI
Reicardia picroides:
comunemente nella nostra zona, questa pianta viene chiamata ‘terracrepolo’ per la sua caratteristica crescita in habitat dove sono presenti rocce o terreni compatti. L’infiorescenza è sostenuta da un lungo peduncolo; il capolino ha tipiche brattee embricate, lanceolate. Le foglie basali,ottime anche crude, sono di consistenza carnosa, color verde glauco, talvolta macchiettate di marrone.
Reicardia picroides
LA SCHEDA SOPRA E’ RIPRESA DA UN TESTO SCRITTO DA DUE RICERCATRICI DELL’UNIVERSITA’ DI PISA
Dottoresse GABRIELLA CORSI ed ANNA MARIA PAGNI
“STUDI SULLA FLORA E VEGETAZIONE DEL MONTE PISANO cap. I, pag.137” Arti Grafiche Pacini -Mariotti, Pisa
Ringraziamo se ci permetteranno di mantenerla
3) PIANTE CON CAPOLINI GIALLI
Comunissime e presenti su tutto il percorso, ho fotografato queste piante, come le altre, sempre sull’argine sx sotto Sant’Anna, veramente ricco di moltissime specie ancora da osservare.
Soncus oleraceus e Soncus asper: (Cicerbita, Grespigno ecc)
Ambedue queste piante vengono chiamate ‘mosciolo’ a Pomarance e dintorni. Tutte e due le specie, in condizioni favorevoli, possono superare anche un metro di altezza. I loro fiori sono praticamente identici e tutte e due le specie hanno il caule cavo, che se spezzato emette un copioso latice biancastro. L’unica caratteristica che evidenzia la differenza tra le due specie sono le foglie, anche se le forme che queste possono assumere sono estremamente variabili da pianta a pianta.
Nell’oleraceus si presentano di consistenza più molle e con margine decisamente meno pungente.
Nell’asper invece (lo stesso delle tue ultime foto), le foglie molto più rigide e più pungenti. Più lucenti nella parte superiore.
Soncus oleareus e Soncus asper
Due Fabaceae: Onobrychis viciifolia (Lupinella) e Hedysarum coronarium (Sulla)
Iniziando a camminare nella Via vicinale Sant’Anna, dopo circa una trentina di metri sulla dx (proprio dove si affaccia un’apertura dell’argine della strada, interdetta da una catena metallica), ho notato un bel cespuglio di ‘Onobrychis vicifolia’, una bella Fabacea dalle infiorescenze rosate.
Proseguendo nella passeggiata, sempre sul lato dx, in prossimità della stradina che porta alla residenza ‘Sant’Anna’ ho fotografato un’altra Fabacea. La sua presenza insiste lungo tutta la strada, con bei cespugli prostrati e fiori rosso porporino lucido: Hedysarum coronarium.
Ho fotografato le due specie per poterle confrontare, essendo molto simili anche come origine. Si suppone infatti che ambedue siano state importate in Italia in tempi remoti, in seguito ampiamente coltivate e infine inselvatichite così che ora si ritrovano comunemente allo stato spontaneo.
Hedysarum coronarium
Sulla
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NOTE DEL COORDINATORE (NDC)
Oggi 26_4-2015 (?) lungo il tratto dal P. San Vittore al P. Ponsino circa a metà, sulla sinistra ho osservato una Crucifera (Brassicacea) della quale presento le seguenti foto e l’ipotesi tentativa sulla sua specie:
BUNIAS eruchago (?);
LA SCHEDA SOPRA E’ RIPRESA DA UN TESTO SCRITTO DA DUE RICERCATRICI DELL’UNIVERSITA’ DI PISA
Dott.sse GABRIELLA CORSI ed ANNA MARIA PAGNI
“STUDI SULLA FLORA E VEGETAZIONE DEL MONTE PISANO cap. I, pag.19”
Arti Grafiche Pacini -Mariotti, Pisa
Ringraziamo se ci permetteranno di mantenerla
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Oggi 28_4 scendendo da Sant’Anna verso San Vittore, sulla sinistra lungo la rete del campo, circa a metà strada fra i due poderi, si nota un’associazione densa di piantine spontanee, dove già in questo post notammo Euforbiaccee (E. elioscopia), erbe di campo (rosette di Uruspermum dalecampii) ed altro. Oggi, da un agglomerato fitto di foglie ellittiche verde scuro piuttosto spesse glabre, ho intravisto cauli prostrati a fiori a corolla papilionacea gialla. Da approfondire l’osservazione.
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FINE NDC
Il primo maggio così racconta Sofia delle pianticelle descritte sopra, anche lei le fotografa e le classifica:
Fin dall’inverno avevo notato i ciuffi di foglioline sul bordo della strada del ns percorso e a dir la verità non avrei immaginato che si trattasse di una papilionacea (o fabacea….come usa ora). Stamattina 1 maggio, con sorpresa ho avuto modo di osservarne e di fotografarne i fiori. Secondo i miei soliti appunti, dovrebbe trattarsi di una ‘Scorpiurus’ con buona probabilità ‘subvillosus’, benché molto simile alla ‘muricatus’ (che però dovrebbe avere un numero inferiore di fiori). Sarà il modo di arrotolarsi delle sue capsule, a confermarci la specie.
Casualmente l’ho fotografata nello stesso punto che descrivi nel blog.
Proposta di Sofia: Fabacea Scorpiurus subvillosus o forse S. muricatus
(Sofia)
Oggi 3 maggio mi sono accorto che le belle foto della Papilionacea proposta, S. subvillosus, scattate da Sofia sono ben in vista nella parte opposta della strada che va da S. Anna verso S. Vittore, cioè a destra; le mie foto erano riprese invece circa davanti a sinistra dove la fioritura era ed è più indietro (le cime appena fiorite erano e sono ancora su cauli tendenzialmente prostrati). I fiori sono alla cima di un peduncolo fiorifero distribuiti a stella (fino a cinque).
Nel campo in fondo al percorso, insieme al Tortilium apulum forse esiste un’altra ombrellifera meno appariscente con ombrella principale a 5 raggi e semi piccolini rotondeggianti: da approfondire.
Il cartello in legno posto all’ingresso dell proprietà S. Vittore ad una Brassicacea, Lepidium draba, è ancora attivo.
Passeggiata del giorno 1 maggio
Tragopogon porrifolius
Acer monspessulanum—-Pistacia lentiscus
Tutte le foto sono del giorno 10 maggio 2016
Unisco questo insieme di foto per poter tenere sotto controllo le varie fasi delle piante che osserviamo solitamente.
Non sono riuscita a vedere il cespuglio di Tarassaco che mi descrivevi.
NDC: la grande rosetta di base, simile a quelle fotografate sotto, che hai classificato come Cicoria (è un nome generico o è la intibo), si trova a circa 3 o 4 metri lungo la strada dopo l’ ingresso al podere Il Ponso in cima al poggio, salendo dal P. San Vittore. E’ più di mezzo metro di diametro ed è ben visibile a destra sul ciglio della strada, ancora oggi (12_5). Comunque non si tratterebbe allora di Tarassaco, che non ho mai visto.
In prossimità del capanno di San Domenico, ho notato delle rosette di Cicoria, le cui foglie potrebbero ingannevolmente essere scambiate per Tarassaco (NDC: oggi 13_5 sono state tagliate mentre passavo; sono rimaste quelle sul poggio Il Ponso). Anche i fiori dei ‘Terracrepoli’ potrebbero sembrare quelli del Tarassaco. (Vedi foto)
Poco più sotto in prossimità del cartello, prima della discesa per il Mirto (dove è stata tagliata l’erba), sono risbucate delle piantine di Verbasco sinuato, ma dubito che le lasceranno fino alla fioritura!!!!
La Filipendula sta fiorendo ovunque! (Foto sotto Sant’Anna).
Malva cannabina: continua a crescere prossima alla fioritura.
In Luglio 2015 si osservarono numerose piantine, allora fiorite, di questa Malvacea, sull’argine, scendendo verso il Ponsino, a sinistra, dove l’uliveta è riparata da un telo scuro, a circa una decina di metri dall’ingresso alla proprietà Ponsino, che è sulla destra. Dalla discussione proponemmo allora la sua classificazione come Althea cannabina.
(NDC) Le tre foto che seguono, riprese (10_5) da Sofia sull’argine nei dintorni del Ponsino, sono piantine che partono da una grande rosetta di ampie foglie, già fotografate l’anno passato intorno alle quali, come descritto allora, furono fatte ipotesi che non siamo mai riusciti a mettere alla prova. Alla domanda se si potesse trattare di Verbaschi (visto che nei dintorni nel 2015 nacque, fiorì e fece semi un grosso Verbascum tapsus), la risposta di Sofia è leggibile nel link sotto riportato. Comunque attenderemo la fioritura.
I FIORI DI PRIMAVERA NEL PERCORSO :FOTO SOFIA
L’ombrellifera è anche presente circa a metà dell’argine del Podere Sant’Anna
Siamo alla fine di maggio 2016, cioè il ciclo del diario è vicino alla conclusione (iniziò di fatto a giugno del 2015). Stanno ricrescendo infatti tutte le piantine dello scorso giugno, che qui velocemente riproporremo insieme ad altre, man mano che le incontriamo nel percorso. Il seguente servizio fotografico è di Sofia.
Ecco classificata finalmente la Fabacea descritta nella seconda parte del post circa nello stesso periodo e posto.
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Plantaginacee a confronto, erba cappuccina, zampa di cornacchia
PLANTAGO coronopus
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PLANTAGO lanceolata
PLANTAGO maior
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FOTO VARIE
FIORITURA FILIPENDULA
PROBABILE ASTERACEA
QUERCIA PUNTO DI RIFERIMENTO
TRAGOPOGON porrif. (pappo)
VERBASCUM sinuatum
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NOTA DEL COORDINATORE
In questo scorcio di Maggio segue l’ottimo lavoro di fotografia e classificazione di SOFIA; con giugno inizierà il nuovo ciclo annuale e si aprirà il nuovo post (QUARTA PARTE) curato da Sofia. L’attuale coordinatore cercherà di mantenere con calma ancora la sua funzione.
LAVORO DI SOFIA DI FINE MAGGIO 2016
ACHILLEA millefolium
(NDC) CON MAGGIO SI CHIUDE IL CICLO ANNUALE DI MONITORAGGIO BOTANICO DEL PERCORSO.
Con giugno inizia il nuovo ciclo 2016 che terminerà a fine maggio 2017. Si apre la QUARTA PARTE del nostro lavoro che SOFIA curerà ancora nella classificazione e nei servizi fotografici. L’attuale coordinatore di questi posts, orientati alla botanica ‘applicata’ (Piero Pistoia), continuerà a curarne la struttura e la coordinazione.
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Sollecitato dall’iniziativa del treno letterario Volterra-Cecina, mi vengono alcune riflessioni su Carlo Cassola. Auto-escludendomi dalla ridda di critici accreditati a parlare della sua poetica e della sua storia mi sovviene un ricordo del 1980. Andai a trovarlo nella sua villa di Donoratico con sotto braccio una cartellina di poesie. Stavo facendo il “militare” a Livorno e Cassola ,mi pare,era già presidente della Lega per il Disarmo Unilaterale. Fui accolto con la speranza di leggere nei miei versi un seme della sua nuova passione, forse ideologia. E in parte credo, l’accontentai. Fuori piovigginava e Cassola si soffermò sull’incipit di una poesia di Montale :-Piove…..-
Non chiesi a quale poesia si riferisse. Forse a “Piove” della raccolta “SATURA”. Parlò soprattutto lui, mentre la moglie Pola , scendendo da una grande scala che portava al piano superiore della villa, ci portò qualcosa da bere. Cassola mi chiese se avessi letto il suo romanzo “L’ANTAGONISTA”. Se non lo avessi letto mi invitò a farlo poichè lo riteneva il più significativo
per capire il suo discorso letterario ed umano. Ci salutammo e in seguito i nostri contatti furono solo epistolari. Gli inviai anche un mio racconto fantastico ma la sua risposta fu diplomatica. Effettivamente la malattia che lo colpì gli tolse anche la capacità di scrivere e di lavorare serenamente. Non a caso qualche anno dopo morì.
Non so per quale motivo si cerchi in Cassola e la si evochi , seppur a ragione, solo quella che Enzo Siciliano definiva “la convinzione che in un luogo geografico, o in un ambiente sociale, sia incarnato lo spirito assoluto del mondo”
Considerato il nostro tempo così carico di contraddizioni e di paradossi , così disperatamente estraneo ad una qualsiasi forma misericordiosa laica della specie umana, penso che una riflessione si possa fare sulla sua posizione bizzarra quanto ossessiva assunta riguardo alla nostra sicura autodistruzione ad opera degli armamenti nucleari e delle guerre .
Ora leggendo gli ultimi suoi libri, in particolare “MIO PADRE” e “COLLOQUIO CON LE OMBRE”,si avverte in Cassola maturo la volontà di fare chiarezza sul suo bisogno di mettere in prima fila i propri antagonismi , più che antagonisti, come lui ama definirli, mascherandone le forme con molti dei suoi personaggi e con le sue dichiarate posizioni politiche.
Se i leit-motiv di suo padre erano “LA VITA E’ BREVE “ E “L’UOMO E’ CATTIVO”(1)e se questi non sono stati che giustificazioni per essere stato fascista, se la partecipazione di Cassola alla resistenza in Berignone sfocia nel colloquio con un partigiano morto nei termini che ora riporto, allora credo sia il tempo di riproporre ,anche a livello critico, la sua eccezionale attualità politico- esistenziale.
“Ripenso spesso ai partigiani morti. Ho immaginari colloqui con loro. Per consolarne uno, ho la malaugurata idea di parlargli del presente: gli dico che presto li raggiungeremo nel regno delle ombre. Scuote il capo: “non è per questo che avevamo combattuto. Tanto valeva fare come i nostri coetanei, che sono rimasti a casa finchè non ci hanno liberato”.”Sì, è stato tutto inutile”dico io.
“ A pensarci bene, è stato inutile qualsiasi atto di vita: anche il tuo, che hai perso tempo a ricrearla.”
“ Non sono stato capito. S’è visto in me il campione di letteratura che intendeva sottrarsi agli obblighi che la vita via via c’impone quando io, la vita, volevo celebrarla. Mi consolavo pensando che sarei stato capito in futuro. Purtroppo non c’è nessun futuro per il genere umano.”
“Allora è inutile la catena della vita se deve bruscamente interrompersi? Nessuno ce l’aveva prospettato. Nemmeno tu, che venivi a parlarci di libertà quando avresti dovuto parlarci della pura e semplice sopravvivenza.”
“E’ vero” Ammetto. “Facevo anch’io questione di un valore-di un valore diverso da quello che sostenevate voi- e non m’accorgevo che era in gioco qualcosa di molto più elementare: il diritto alla vita che compete a tutti gli uomini, presenti, passati e futuri, per il solo fatto che sono uomini.”
“Dicci perchè sei così pessimista.”
“A voi stava a cuore solo il miglioramento della vita. Così vi avevano fatto credere. Anche a me avevano fatto credere qualcosa del genere. Non mi sembrava che si potesse vivere in un mondo senza libertà,come a voi non sembrava possibile vivere in un mondo senza giustizia: mentre era la semplice vita, comunque fosse, che avremmo dovuto mettere al sicuro..Ciò che un tempo era affidato alla gente semplice, a coloro che vivono senza riflettere, a quelli che io ho chiamato gli antagonisti,era diventato il principale problema politico.”(2)
Paolo Fidanzi
(1) La letteratura Italiana-E.Siciliano Curcio Editore
(2)Carlo Cassola -Mio Padre- Rizzoli 1983 pag 95
(3)Carlo Cassola – Colloquio con le ombre-Rizzoli 1982 pag 12-13-14
PREMESSA
Il prof. Bacci, autore della nota densa ed illuminante che segue con il titolo ‘PROMEMORIA ALLA PROLUSIONE…’,ha tenuto in Comune a Volterra un esaustivo intervento ” a braccio ” su Cassola e il suo romanzo ” Ferrovia Locale”. Ad accompagnare gli ospiti del Treno Letterario, interessante iniziativa finanziata dalla Regione Toscana, lungo la tratta Cecina – Volterra, doveva essere Daniele Luti, studioso da anni di Cassola, che impossibilitato a partecipare, è stato sostituito all’ultimo minuto dal prof. Bacci in emergenza, su richiesta del Sindaco di Volterra, onde evitare uno spiacevole rinvio del viaggio. In pochissimi giorni Bacci si è preso così l’ incarico di scegliere i passi da recitare e commentare sul treno, preparare gli ultimi comunicati stampa e la relazione su “Ferrovia Locale” rileggendo di corsa il testo di Cassola, dato che già molte persone avevano pagato per partecipare al Treno Letterario, tutte provenienti da fuori e addirittura diversi stranieri. E’ riuscito così a valorizzare questa iniziativa densa di significati culturali. che potrebbero essere fruibili ovunque si produca cultura, dalle scuole , ai circoli culturali…. Per questi motivi siamo lieti di pubblicare la “scaletta” del prof. Renato Bacci.
I COORDINATORI DEL BLOG
Ferrovia locale di Carlo Cassola
Nel 1978 andava in onda sulla Rai, nell’ambito della trasmissione culturale Rai Letteratura, un’intervista a Carlo Cassola realizzata in parte nel giardino della sua casa di Marina di Castagneto in località Tombolo, dove risiedeva ormai da sette anni, e in parte presso i bagni della Tana dei Pirati distanti circa duecento metri dove in estate ogni tanto riusciva a trascinarlo la compagna Pola che poi diverrà sua moglie. Li’ era il buen ritiro del nostro autore che lì in quel periodo aveva scelto di lavorare in un apparente splendido e tranquillo isolamento. Dico apparente perché nel corso dell’intervista Cassola tiene a sottolineare che lì dove abita tutto l’anno ha il necessario per essere a contatto con il mondo esterno, ha la televisione, legge quotidianamente i giornali ma può al tempo stesso dedicarsi al suo lavoro che, abbandonato l’ insegnamento, dopo il successo della Ragazza di Bube che lo ha consacrato scrittore di fama internazionale, è quello appunto di scrivere imponendosi da rigoroso qual era, di buttar giù circa venti cartelle al giorno, preferibilmente al mattino, per far fronte agli impegni assunti con i suoi editori. E’ un Cassola maturo, consapevole di se stesso, della strada che fin lì ha percorso e tutt’altro che dimesso, ma pronto a quella che sarà la sua ultima battaglia, quella per l’abolizione dell’art. 52 della Costituzione per un disarmo unilaterale che ritiene indispensabile ad evitare che sul mondo si possa abbattere da un momento all’altro la catastrofe nucleare. Mi rifaccio a questa intervista a un Cassola appunto maturo, ha 61 anni e morirà a 70, perché in mezzo ai contrastanti pareri critici sull’opera complessiva di Cassola, ritengo importante tener presente la voce dell’autore, e questo ci consentirà anche di meglio intendere e capire Ferrovia locale, opera uscita dieci anni prima, di cui tratterò nella seconda parte del mio intervento.
L’intervistatore pone alcune interessanti domande a Cassola ed ancor più interessanti e illuminanti sono le risposte: – Non si sente isolato a vivere qui tutto l’anno specialmente in inverno?- Mah! che vuole.. qui sono vicino ai luoghi della mia fantasia e quanto all’isolamento oggi il mondo esterno con la televisione e i giornali ti entra in casa, qui posso lavorare in tranquillità , produrre le mie cartelle quotidiane da ragioniere della letteratura, che è definizione che non mi offende. Batto direttamente a macchina una prima stesura dell’opera cui poi segue almeno una seconda.
-Vivrebbe a Roma o in una grande città?- Io sono nato a Roma , avrei potuto rimanervi ma le casualità della vita mi hanno portato qui e poi penso che anche in una grande città uno scrittore ha bisogno di isolamento
– Qual è il suo rapporto con l’ambiente? Di lei si dice che è il Pasternak o il Balzac della Toscana visto che la sua opera ha configurato la commedia umana, ma Balzac aveva Parigi, lei ha Cecina, Volterra o Castagneto. –Beh.. io non credo che siano questi i criteri giusti per valutare uno scrittore, uno non è un grande scrittore perché ambienta la sua opera a Parigi, Roma, Pietroburgo o New York. Io mi sono confermato nell’opinione che i grandi fatti della vita sono gli stessi dappertutto e a riguardo mi sono studiato Thomas Hardy che ha ambientato i suoi racconti nel Dorset, una regione periferica dell’Inghilterra meridionale, e che nonostante questo è riuscito ad attingere a quella che si dice l’universalità, le sue storie sono emblematiche di una condizione umana che si ripete in ogni angolo del mondo e in questo senso Cecina vale Parigi.
Il mare dove in estate riesce a portarlo ogni tanto la signora Pola non è molto presente nella sua opera, lei sembra più uomo di collina. Si è vero , come direbbe Montale sono un uomo con i piedi a terra, comunque anche quando sono al mare lavoro perché, vede… uno scrittore è in servizio permanente, fa ovunque riflessioni , considerazioni, guarda la gente, trae spunti per il suo lavoro, sente il rumore continuo della vita. Qui sulla spiaggia la gente si diverte, e fa bene, e mi ricorda che anche le spiagge del ’39, prima dello scoppio della guerra, erano affollate come ora e vedo la stessa gente distratta da un facile consumo tesa a questioni secondarie e disattenta a due cose principali che rischiano di pregiudicare quella vita che invece potrebbe esser una perenne vacanza:l’ opportunità di conservare questa condizione di gioia e di conseguenza la necessità di smettere di preparare in tempo di pace una cosa funesta che è la guerra.
Lei ama la gente?,-Certo, la guardo anzitutto perché é il materiale del mio lavoro e la sento profondamente buona, e non è vero che la gente è attratta dal male, dalla voragine del nulla, che si suicida per questo, come sostiene una cultura da quattro soldi, è vero però che la gente è stupida, lascia che si crei la possibilità di star male quando potrebbe star bene. Lo scrittore ha quindi il compito non solo di giudicare la gente ma anche di illuminarla per far si di evitare che magari a Ferragosto , quando siamo nella gioia, nella festa e quindi nella spensieratezza e incoscienza si verifichi quello che è dietro l’angolo, la catastrofe atomica.
Ma non è certo nell’intervista che Cassola parla per la prima volta di se stesso. In una riedizione della Visita di Einaudi nel ’62 aveva scritto a mo’ di autopresentazione “ Mi accade spesso di essere qualificato come uno scrittore toscano: e questo perché la maggior parte dei miei racconti sono ambientati in Toscana. In realtà io sono nato a Roma, nel 1917, e a Roma ho vissuto fino allo scoppio della seconda guerra mondiale. Mia madre era toscana, di Volterra, mio padre invece era di famiglia settentrionale. Ho avuto la mania di scrivere fin da bambino; ma solo dopo i diciott’anni mi sono scoperto una vocazione letteraria. Lo scrittore che ha avuto una decisiva influenza sulla mia formazione è stato il Joyce di Dubliners .
Nei primi anni scrissi solo racconti brevi, che furono pubblicati in due volumetti usciti nel ’42, La Visita e Alla periferia. Il mio primo racconto lungo è del ’46: s’intitola Baba e s’ispira alle vicende della guerra partigiana, a cui avevo preso parte in Toscana. Il mio primo romanzo è del ’52: Fausto e Anna. In seguito ho alternato le due misure del romanzo e del racconto lungo, mentre non ho più ripreso a scrivere racconti brevi. Nel ’59 l’editore Einaudi ha raccolto in un unico volume tutti i miei racconti lunghi. La raccolta è stata intitolata II taglio del bosco, da quello dei miei racconti che ha ottenuto maggiori consensi critici.
Nel ’60, con La ragazza di Bube, ho vinto il Premio Strega e ho ottenuto un vasto successo di pubblico. Successo che si è ripetuto per il mio ultimo romanzo, Un cuore arido, uscito nel ’61. Per vivere ho fatto il professore e il giornalista. Non ho mai fatto parte di nessuna corrente letteraria. Da molti anni vivo a Grosseto, nella Toscana costiera.”
Ma ripartendo dal servizio Rai, senza entrare nel merito dell’impegno antimilitarista di Cassola e arrivando a Ferrovia locale credo non sfugga che Ferrovia locale è l’espressione di quella poetica di attenzione al quotidiano nella sua universalità come l’autore sottolinea nell’intervista. Dopo l’enorme successo, che tale fu, della Ragazza di Bube e del film di Comencini che si ispirò al romanzo, Cassola, che pure aveva avuto stretti contatti con il neorealismo letterario del dopo guerra, e caratteristiche della letteratura neorealista sono ben evidenti nella Ragazza di Bube, volle recuperare quel modo di accostarsi al reale che aveva caratterizzato la sua produzione giovanile e che consentiva fosse definito subliminale.
Non a caso ebbe a dire “Mi ritengo uno scrittore realista nel senso che amo la realtà e non desidero evaderne. Nel senso che amo il mio tempo. Nel senso che non ho una mia mitologia o se la ho, è una mitologia legata al mondo moderno. Insomma, se io penso a un bosco, mi piace immaginarlo abitato dai boscaioli e non dalle ninfe e dai fauni. Se penso a una passeggiata in pineta con una ragazza, mi piace immaginare che la ragazza si chiami Anna e non Ermione. Se poi mi ci si vuole proprio appiccicare un’etichetta, allora mi si appiccichi quella di subliminale. Qualsiasi altra, la rifiuto. Il nome lo ha trovato Cancogni, e a distanza di anni devo dire che era singolarmente azzeccato: subliminale significa infatti sotto la soglia, cioè sotto la soglia della coscienza pratica. Così appunto stanno le cose: l’emozione poetica non appartiene alla sfera della coscienza pratica, ma alla coscienza che sta sotto, alla coscienza subliminale. Il sublimine è l’oggetto spogliato di ogni suo attributo ideologico, etico, psicologico, storico.” A monte di questa poetica stanno l’ammirazione che il giovane Cassola aveva provato per la lettura dei Dublinesi di Joyce e dei romanzi russi. Lo scopo di Cassola è molto semplice ed è quello di restituire, attraverso personaggi assolutamente normali, il sentimento dell’esistenza, dei suoi doni, delle sue sensazioni, pensieri e ricordi. L’ambiente descritto da Cassola è l’ambiente della sua vita perché come egli stesso scrive: “lo scrittore può parlare solo di ciò che conosce, la propria vita; poiché la mia vita è Cecina e Volterra e la Maremma, io parlo di Cecina e Volterra e la Maremma”. Così lo scrittore, nel chiudersi nei suoi posti sente di aprirsi alla vita totale perché essi coincidono con la sua visione della vita. E ci racconta di una terra discreta, isolata dalle grandi città, economicamente modesta, i cui abitanti sono contadini o artigiani o piccolo-borghesi e che riflettono bene il senso della vita così come egli lo intende. Nel 1963 in un intervista al Corriere della Sera, l’autore annunciava quale sarebbe stato il suo programma di lavoro, riscrivere uno per uno i suoi brevi racconti giovanili portandoli alla dimensione di romanzo. Già lo aveva fatto con Cuore arido del ’61, ma dal ’63 in poi quello che era stato un debutto diviene un metodo . Significativo Il cacciatore, che uscì nel ’64 : poche pagine di un racconto con questo titolo pubblicato insieme ad altri nella Visita, prima dello scoppio della guerra, danno lo spunto per uno scritto di quasi duecento cartelle.
Anche Ferrovia locale è frutto di questo modo di procedere. Anche questo titolo è presente nella produzione del primo Cassola ma si riferiva al breve racconto di un viaggio a/r nello stesso giorno sulla tratta Cecina-Campiglia, qualche incontro, qualche dialogo e tutto finiva lì. Nel ’66/67 Cassola vi rimise mano e nel ’68 uscì nell’edizione Einaudi l’opera che è oggetto di questo incontro. Non è opera che si possa facilmente definire Ferrovia locale che pure generalmente viene catalogata tra i romanzi dell’autore. Non è certo un racconto breve, né un racconto lungo , categorie in cui si ricomprendono altri scritti di Cassola, ma neppure ha quell’impostazione a trama articolata e conseguente che caratterizza il romanzo. Ferrovia locale è un puzzle di storie, personaggi a sé stanti, ma tenuti insieme dal filo conduttore di un treno che si muove su e giù quotidianamente sulla tratta Pisa- Orbetello della costa toscana. Vi si aggiunge quella deviazione all’interno Cecina – Saline di Volterra, che noi abbiamo percorso, perché riferita al trasferimento del capostazione Diego e di sua moglie Dina dalla stazioncina di Orciano appunto a Saline. A me rileggendolo per l’occasione ha fatto venire in mente l’opera di un autore che certo non può essere accostato a Cassola, mi riferisco all’Antologia di Spoon River di E. Lee Masters, con la differenza però che lì trovavamo un insieme di poetici necrologi a ricostruire l’universalità di un mondo, in Ferrovia locale invece tante storie apparentemente più insignificanti, ma in atto, che poi paradossalmente costruiscono e costituiscono il vero senso della vita. Siamo negli anni trenta, periodo in cui si ambientano molte opere di Cassola ma la storia, la grande storia, quella ufficiale del fascismo, del periodo tra le due guerre, è fuori dall’opera, non è una necessità di ambientazione storica che muove la penna di Cassola. Anzi, proprio quella poetica del subliminale di cui abbiamo parlato prima tiene lontana la storia dall’opera. Sappiamo che siamo negli anni trenta perché si accenna a Binda e all’Ambrosiana Inter in dialoghi, perché un personaggio è un insegnante di ginnastica che è pure capomanipolo della milizia, perché c’è un lontano ricordo della grande guerra con la battaglia della Bainsizza, perché i treni hanno la terza classe con le panche di legno che sono anche nella seconda classe degli ‘accellerati’, perché Bruno, lo studente universitario, fa la sua prima esperienza sessuale nel bordello del Villino Rosa a Pisa ecc.. L’attenzione dell’autore si rivolge a quel quotidiano universale che è nell’ambito degli affetti, delle pene, delle convenzioni, dei dialoghi familiari e paesani e tante frammentate piccole storie personali trovano alla fine, attraverso esili nessi, ricongiungimento lungo il filo della Ferrovia locale che viene a simboleggiare così l’immutabilità dell’esistenza, dietro un muoversi di sentimenti di uomini e donne che è solo apparente. Un’ esistenza che scorre nella realtà quotidiana che è fatta di ore, giorni, stagioni sempre uguali dove il tempo scivola tra le faccende di casa, passaggi a livello le cui sbarre si abbassano sempre alle stesse ore, turni di lavoro, partite a carte, qualche pettegolezzo, amori tiepidi, povere mense rallegrate da qualche bicchiere di vino e i protagonisti sono coloro che per piccoli trasferimenti o per impegno di lavoro salgono sul treno o lo vedono passare. E’ un mondo di ferrovieri, delle loro donne e amici, di medici, studenti, preti, contadini, macellai, fornai quello che anima Ferrovia locale. Un mondo che si avvolge su se stesso, pervaso da una ricorrente pena di vivere che è alla base, per paradosso, alla gioia della vita medesima. E’ il rumore della vita. Tutto questo Cassola ce lo presenta con tono scarno, dimesso, delicatamente discreto, in una forma espressiva fortemente paratattica. Ma il subliminale di Cassola, secondo la definizione dell’amico Manlio Cancogni “coincide – anche- col nudo fatto dell’esistere; o meglio, con l’esistenza e col suo attributo reale che essa comporta, la coesistenza dei sessi.” L’esistenza-coesistenza dei sessi diviene così inevitabilmente oggetto della rappresentazione letteraria ed anche Ferrovia locale in questo non fa eccezione. Dino il ferroviere , che è il primo personaggio che incontriamo, ha le donne in testa , spera a Lorenzana di vedere Anna la figlia del casellante e, ad Orciano, Dina, la giovane moglie del capostazione Diego, quello appunto che si trasferirà a Saline e ad ogni fermata si affaccia spesso per tempo dal finestrino per vedere quante donne attendono il treno nelle varie fermate. Le individua da lontano perché sono macchie di colore per gli abiti non grigi come quelli degli uomini. E le donne di Ferrovia locale? Generalmente pronte a tirare la carretta familiare, a servizio, se giovani, o perennemente in faccende, spesso alla ricerca di un matrimonio che, al di là del grande amore, garantisca loro una sistemazione. Fidanzate o aspiranti tali, madri e mogli. Una tra tutte , attraverso sia pure rapidi ma efficaci tratti si distingue: Dina la appunto giovane moglie del capostazione Diego. In quanto tale ha un ruolo “importante” e lo assolve con serietà, rifugge a Cecina dalle attenzioni di un improvvisato corteggiatore ma si concede qualche civettuola provocazione come quando, in occasione del trasloco da Orciano a Saline, tutta impegnata a portar via dalla vecchia sede anche le lampadine, si fa reggere la scala, per arrivare a svitarle, dal giovane manovale di stazione dopo avergli però intimato di girarsi dall’altra parte in modo che non le possa vedere le gambe. Questa rappresentazione della donna fidanzata, moglie o madre, fatalmente ricorrente nelle opere di Cassola, fece sì che nel 1974 l’autore fosse oggetto di un duro attacco in un testo importante del femminismo italiano I padri della fallocultura di Bibi Tommasi e Liliana Caruso. In esso si accusa apertamente Cassola di aver rappresentato nelle sue opere donne solo complementari alle figure maschili protagoniste dei vari romanzi, donne che accettano con passività un ruolo di sottomissione alle scelte del partner, cui spetta l’azione quanto alla donna l’accettazione scontata dell’azione medesima. Cassola in veste di imputato è nell’opera di Tommasi e Caruso in buona compagnia, le autrici mettono all’indice infatti anche Moravia, Brancati, Pavese, Sciascia, Buzzati ecc… Giova ricordare che siamo nel ’74, l’anno in cui gli italiani respinsero con il voto referendario la proposta di Gabrio Lombardi abrogativa della legge sul divorzio, né va dimenticato che due anni prima le femministe erano state caricate a Roma dalla polizia in occasione delle celebrazioni dell’8 marzo, giornata internazionale della donna, e che sempre in quel periodo già si stavano organizzando i comitati per la depenalizzazione dell’aborto che verrà riconosciuto come diritto alle donne nel 1978. Momento insomma, questo dei primi anni ’70 di femminismo caldo, anche in Italia sulla scia delle rivendicazioni del ’68, cronologicamente ancora molto vicino. In questo quadro storico si evidenzia con forza l’impegno del femminismo più radicale a porre a rigorosa verifica tutte quelle ideologie e quegli stereotipi attraverso i quali l’universo maschile, in politica, nel vivere quotidiano, e nelle varie espressioni della sua cultura aveva relegato la donna in una posizione di subalternità. Ebbene anche la letteratura nazionale, in particolare quella del dopoguerra, in quanto ritenuta appunto espressione di una prevaricazione maschile fu sottoposta, è questo il fine dell’opera di Tommasi e Caruso, a una profonda rivisitazione. Se questo fu il clima culturale in cui si mosse e si sviluppò la contestazione femminista a Cassola ben difficile ci resta tuttavia considerare proprio Cassola un rappresentate per eccellenza di una cultura fallocratica sia pure d’epoca. Se c’è un autore estremamente attento a cogliere sottili sfumature della psiche femminile nelle sue manifestazioni e nei conseguenti comportamenti questi ci pare anzi essere, nel pur complesso e variegato panorama culturale della letteratura italiana anni’50,’60, proprio Carlo Cassola. Già i titoli di diverse delle sue opere sono a riguardo ben illuminanti, La ragazza di Bube, Fausto e Anna , lo stesso Cuore Arido sono chiaramente testimonianza di una scelta dell’autore di dare congruo spazio alle protagoniste femminili dei suoi romanzi e quantomeno evidenziano la consapevolezza dello scrittore dell’importanza di una dualità di soggetti all’interno delle sue storie. Certo è però che non si può chiedere a Cassola di rappresentare nei suoi scritti donne che non fossero quelle dell’epoca in cui ambienta i suoi romanzi, Mara, la fidanzatina di Bube, tanto per riferirsi ad una protagonista per eccellenza della letteratura del nostro autore, è una ragazzina degli anni ’40 cui la vita riserverà un percorso di crescita personale all’interno di una vicenda drammatica. Mara insomma non ha visto il boom economico degli anni ’60, non è stata toccata dalla rivoluzione tecnologica della televisione né dai sussulti libertari del’68. Ingeneroso pertanto ci appare un giudizio critico che in buona parte si avvale del senno di poi o meglio che piuttosto va a paragonare la realtà femminile di un periodo storico fortemente rivoluzionario e ricco di proposte innovative, quali furono gli anni ’70, con quella forzatamente repressa e inquadrata in rigidi schemi comportamentali dal virilismo dell’ideologia fascista, peraltro ben supportato da quell’immagine della donna angelo del focolare proposta ad ogni piè sospinto dalla Chiesa Cattolica di quei tempi. Di acqua sotto i ponti della storia ne era scorsa a fiumi; negli anni ’70 le avanguardie del femminismo chiedevano libero aborto, riconoscimento dell’omosessualità e del lesbismo in particolare, temi e istanze culturalmente improponibili alle figure femminili di Cassola, pena un evidente falso storico. E Cassola si difese dalle accuse delle due femministe sottolineando appunto che le donne dei suoi romanzi erano personaggi datati agli anni ’30 e ’40. Ma al di là di queste scontate considerazioni errato sarebbe guardare a Cassola come ad un autore che si limita a registrare e raccontare comportamenti femminili stereotipo di un epoca in cui alla donna si assegnavano ben precise funzioni ora di fidanzata, ora di moglie e madre. Le figure femminili di Cassola ben lungi da fissità rappresentativa sono sempre personaggi in movimento psicologico sottile come in Ferrovia Locale o più macroscopico come nella Ragazza di Bube. Mara si misura con la storia quella più grande e parzialmente e di riflesso lo fa anche Anna di Fausto e Anna, con quella più quotidiana ,subliminalmente recuperata ed illustrata, si misurano invece le Anna di Cuore arido, di Paura e tristezza, nonché appunto i personaggi femminili di Ferrovia locale. E’ l’esito della scelta di un ritorno alle origini di una diversa poetica che compì Cassola agli inizi degli anni ’60. Tra la Mara della Ragazza di Bube e Dina ad esempio di Ferrovia locale intercorre un abisso.
E’ la conseguenza di una profonda cesura che Cassola volle imporsi tra l’opera di suo maggior successo e la successiva produzione. Di Dina abbiamo già sommariamente detto quindi prendiamo in considerazione, per dimostrare questo assunto, il personaggio femminile più noto di Cassola, la Mara, della Ragazza di Bube. All’inizio della storia é una ragazzina sedicenne spensierata, quasi sbarazzina che si innamora del partigiano Bube, un’icona familiare per essere stato amico e compagno del fratellastro Sante, caduto durante la resistenza. Ed il Bube a cui Mara si concede nelle due notti al capanno, prima della suo riparare in Francia per sfuggire all’arresto, è ai suoi occhi un eroe, più grande di lei, uomo che avrà sicuramente avuto i suoi buoni motivi per fare quello che ha fatto, anche se Mara palesa già un evidente disagio “.. in cinquanta contro un vecchio…” quando Bube, nel ruolo che ormai gli era stato assegnato di vendicatore, è pressoché costretto a picchiare il prete Ciolfi, collaboratore dei fascisti, incontrato sulla corriera per Volterra. Ma quando Bube se ne va esule oltralpe, quando le notizie di lui si fanno sempre più scarse, l’angoscia sostituisce la spensieratezza adolescenziale e la solitudine comincia a pesare alla ragazza. Da qui il progressivo apprezzamento della compagnia di Stefano durante il soggiorno come domestica a Poggibonsi, il dilemma che comincia a porsi di accettarne il pur discreto corteggiamento o esser fedele alla parola data a Bube di cui però non ha più notizie. Poi il precipitare degli eventi, il ritorno di Bube, l’arresto, l’incontro e il colloquio con lui che le fanno capire quanto ancora sia ben presente nel suo cuore. Ne segue la comunicazione a Stefano di aver scelto di essere la fedele fidanzata di Bube qualunque esito possa avere il processo. E sarà un impegno che manterrà per quattordici lunghi anni. Quattordici lunghi anni durante i quali maturano riflessioni e consapevolezze diverse circa la figura del fidanzato che Mara sempre più mette a fuoco per quello che realmente è stato ed ancora di più è: un ragazzo cresciuto senza guida familiare, di fatto impegnato a recitare un ruolo più grande di lui, in ultima analisi un personaggio abbandonato a se stesso, più vittima che protagonista della storia dell’epoca. Mara ha sempre sentito dentro di sé che Bube poteva evitare di rincorrere fino in casa il figlio del maresciallo per ucciderlo, ma solo questo poteva fare Bube “ vendicatore”. All’ infatuamento della ragazzina per l’eroe partigiano ha fatto seguito la presa di coscienza di una donna che ai giudici, prima della sentenza altro non vorrebbe chiedere che “ ...un po’ di pietà..” per il suo uomo, per la sua storia personale. Alla fine del romanzo è proprio il personaggio di Mara che spicca per autonomia non solo letteraria ma psicologica. E con questa considerazione – excursus sulla Ragazza di Bube, perché poi non si può a Volterra parlare di Cassola senza un riferimento alla sua opera principe tutta volterrana, che voglio richiamare l’attenzione sulla differenza che intercorre tra l’opera di Cassola più nota e la successiva produzione letteraria. Evoluzione o involuzione? Non sta certo a me dirlo e la critica su questo si è ampiamente sbizzarrita. Credo che comunque la si voglia pensare vadano riconosciute al nostro autore, un’onestà intellettuale ed una caparbia volontà di essere se stesso fino a rischiare di veder mettere in discussione il successo raggiunto presso il grande pubblico. Quel che è certo è che la poetica del subliminale non fu un atteggiamento né una sperimentazione fine a se stessa ma la più convinta e sentita manifestazione di sé che Cassola ha saputo consegnarci. E, per concludere, amo ricordarlo, sarà stato l’84, qui in questa Sala Consiliare, ormai inchiodato su una carrozzella e devastato da quella malattia degenerativa destinata a prendere rapido sopravvento, amorevolmente assistito dalla giovane moglie Pola, battersi come un leone a sostegno della sua idea circa la necessità di un disarmo unilaterale e dell’abolizione per legge del servizio militare. Avevo portato i miei studenti ad ascoltare lui e Padre Ernesto Balducci, altro relatore di quella sera, che dal canto suo preannunciava che al rischio di una guerra nucleare si sarebbero a breve aggiunte le inevitabili, tremende conflittualità di uno scontro tra il sud e il nord del mondo, tra poveri e ricchi. Due pazzi invasati, come allora si sosteneva da più parti o due intellettuali di vista lunga? Credo che la risposta sia nella storia dei nostri giorni. Non sta a me dire se sia stato un grande o modesto scrittore, quello che posso dire è che, quanto a passione e impegno nel difendere le sue convinzioni etiche e le sue idee politiche e letterarie, fu un Uomo con la U maiuscola. Da ufficiale artificiere dell’esercito italiano si rifiutò di minare Manarola, nelle Cinque Terre, e scampò fortunosamente al processo in Corte marziale, si unì nella lotta partigiana ai compagni della XXIII Brigata Garibaldi, che operò nei nostri boschi di Berignone, non sposandone mai l’ideologia comunista ma condividendone con determinazione l’ impegno a combattere le milizie fasciste. Negli anni ’50 difese con forza la sua scelta di raccontare la Resistenza tenendone fuori quella visione eroica e agiografica che Palmiro Togliatti, sulle pagine di Rinascita, riteneva dovesse essere la chiave di lettura di uno scrittore veramente impegnato. Difese la sua poetica del subliminale dagli attacchi irriverenti di Pasolini, Calvino ecc.. si permise in un famoso dibattito a Parigi di criticare due mostri della letteratura mondiale, Camus e Sartre, per il troppo ideologismo che plasmava le loro opere ed in ultimo uscì dalla sua agiata condizione di buon ritiro per urlare all’esterno che in questo mondo c’era bisogno di pace, che il cancro della guerra, del pericolo di un’ultima guerra, andava estirpato ad ogni costo.
Carlo Cassola è sepolto nel piccolo cimitero di Montecarlo di Lucca, là dove aveva stabilito la sua ultima dimora, tra gli ulivi, su una collina che domina la città di Ilaria del Carretto. La tomba, opera dell’artista volterrano Mino Trafeli, suo dialettico quanto caro amico, si compone di semplici ciottoli che provengono dalle terre care alla fantasia dello scrittore. Vi è ricavato un incavo dove possa depositarsi l’acqua piovana perché gli uccellini se ne abbeverino, un dovuto omaggio a chi l’idea di pace, come ineludibile bisogno di quegli uomini e donne comuni che appaiono nei suoi scritti, ha sempre saputo difenderla e alimentarla in vita.
Dott. Prof. Renato Bacci
ANNI FA, SU UNA POESIA “AI SASSI NOSTRI FRATELLI” DEL POETA MUSICISTA DOTT. MARCO CHIAVISTRELLI E SU UNO SCRITTO DI G. PETTORALI E P. PISTOIA,* M. CHIAVISTRELLI PRESENTO’ UNA PROPOSTA, <<UNA PRECISAZIONE ED UNA IDEA>>, AGLI ORGANI SOCIALI. QUI VERRA’ RIPORTATA, NON SOLO PER LA SUA ATTUALITA’ nell’attivare legami fra un popolo e la natura, MA anche PER IL SUO ‘DENSO’ CONTENUTO EMOTIVO, DIDATTICO E CULTURALE, A FRONTE DI ALTRI INTERVENTI SOCIALI, A NOSTRO AVVISO PER LO PIU’ MENO RILEVANTI E PIU’ DISPERSIVI, CONTROLLATI DALLE VARIE LOBBIES ECONOMICHE E CULTURALI. **
* La poesia e l’articolo citato sono riportati su questo blog. ** Naturalmente…. questa proposta cadde completamente nel silenzio.
UNA PRECISAZIONE ED UN’IDEA
La poesia “Ai sassi nostri fratelli” era dedicata allo splendido lavoro fotografico-scientifico del dott. Giacomo Pettorali e del prof. Piero Pistoia sui sassi mammellonati della vallata del Cecina. L’evocatività delle immagini, il senso del percorso arcano delle pietre levigate dal tempo, dalle intemperie, dalle leggi della geologia, parevano aprire orizzonti di storia e di vita sconosciuta, percorsa lungo le vie dell’evoluzione incredibile del pianeta. So che altri poeti ed “intellettuali” evidentemente suggestionati dalla potenza delle manifestazioni descritte, hanno scritto in proposito, al punto che potrebbe profilarsi l’idea di una mostra a riguardo, utilizzante più linguaggi espressivi, i sassi stessi, la descrizione scientifica, la prosa, la poesia, la musica, il teatro, con le pietre magari inserite in contesti “forti”, come i nostri centri storici, così scolpiti dal vento e dal passato.
Sarebbe bello avvicinare giovani e persone al mondo scientifico con un approccio inusuale come una rappresentazione viva della geologia delle nostre terre e dei nostri luoghi utilizzando risorse e protagonisti del nostro posto. Le piazze e gli angoli di Pomarance e Volterra parrebbero luoghi perfetti per una siffatta mostra-poesia-spettacolo, così rivolgiamo un appello ai Comuni perchè raccolgano questa proposta multimediale per rilanciarla sul territorio. Sappiamo che anche gli Etruschi utilizzavano le pietre mammellonate come oggetti votivi e sacri, al dire di una certa universalità che percorre le frontiere ed i percorsi temporali dell’uomo, anche la storia quindi entra di prepotenza a contatto con le forme stravaganti e dolcissime dei sassi.
Dott. Marco Chiavistrelli