MEMORIA BIOLOGICA MONDO 3 E STATI PROBLEMATICI OGGETTIVI; scritto dell’accademico epistemologo Dario Antiseri; a cura dell’Editore Piero Pistoia

Questo post è invia di costruzione…

Questo scritto è stato trasferito da ‘Didattica delle Scienze’ N. 68, Ed. La Scuola, Brescia. Ringraziamo autori e Redazione se ci permetteranno di mantenerlo sul nostro blog, senza alcun fine di lucro e completamente auto-finanziato, il cui unico scopo è la comunicazione culturale gratis (non riceve infatti alcun contributo sociale o di altra natura, per nostra scelta); altrimenti, avvertito l’Editore del blog, alla mail ao123456789vz@libero.it, verrà soppresso.

Leggere in pdf lo scritto del dott. prof. Dario Antiseri, cliccando sul link seguente, scusandoci delle varie ‘evidenziature’ dovute ad intense letture:

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A PROPOSITO DI MONDO1, MONDO2, MONDO3 dell’epistemologo Dario Antiseri; a cura dell’Editore Piero Pistoia

ARTICOLO IN VIA DI COSTRUZIONE…

Questo scritto è stato trasferito da ‘Didattica delle Scienze’ N. 69, Ed. La Scuola, Brescia. Ringraziamo autore e Redazione se ci permetteranno di mantenerlo sul nostro blog, senza alcun fine di lucro e completamente auto-finanziato, il cui unico scopo è la comunicazione culturale gratis (non riceve  infatti alcun contributo sociale o di altra natura, per nostra scelta); altrimenti, avvertito l’Editore del blog, alla mail ao123456789vz@libero.it, verrà soppresso.

Leggere il rilevante scritto dell’accademico Dario Antiseri in pdf, cliccando sul link seguente:

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RISOLVERE PROBLEMI PER CONQUISTARE IL SAPERE: da non confondere i problemi con gli esercizi; dell’epistemologo Dario Antiseri, a cura dell’Editore del blog Piero Pistoia

Post in via di costruzione…

Questo rilevante scritto su cui meditare, specialmente  in questi  momenti di cambiamenti rapidi e poco riflessivi e quindi di incertezza per i quadri a tutti i livelli della gestione scolastica – dai docenti, ai dirigenti, ispettori, ai ministri, sotto segretari ecc.; sembra quasi che la loro efficacia diminuisca con l’aumentare del livello e con i cambi di governo  – questo scritto, dicevo, è stato trasferito dalla rivista Scuola Italiana Moderna, Editrice La Scuola-Brescia, del novembre 1985 e si ringrazia la rivista e l’autore se ci permetteranno di lasciarlo nel nostro blog; che non ha alcun fine di lucro, auto finanziato (non riceve, per nostra scelta, alcun contributo esterno) il cui unico scopo è la comunicazione culturale gratis; in caso contrario si  avverta, tramite mail ao123456789vz.libero.it, l’Editore del post (Piero Pistoia) che lo sopprimerà.

Sintetica premessa dell’Editore del blog Piero Pistoia

Si narra di un metodo, che l’uomo sembra sia riuscito a consapevolizzare, sotteso a tutto ciò che vive, compreso l’animale e la pianta. Nell’animale e nella pianta viene incarnato, nel processo ontogenetico che ricapitola la filogenesi, nei tessuti vitali e funziona attraverso il metodo delle soluzioni provvisorie in competizione (omologhi biologici delle teorie) e della eliminazione degli errori. Il prodotto esosomatico, per es. la tela del ragno, corrisponderebbe così ad organi endosomatici ed ai loro modi di funzionare (1). Il sapere non viene  acquistato, cioè travasato nella mente del discente (la Scuola non è  un mercato!), ma deve essere conquistato (acquisire i saperi è fatica!) sotto la guida del docente (2), onde abbreviare, costretti dai programmi ministeriali,   il lungo tempo nella costruzione della disciplina avvenuta  di fatto nella storia reale dei saperi (la Scuola deve trasformarsi in centro di ricerca!). In questo contesto sembra risolversi anche il delicato problema del rapporto insegnamento/apprendimento e dell’uso nella didattica di un metodo di fatto più semplificato – il Falsificazionismo popperiano (3) – rispetto allo stesso sottoposto successivamente a critica (4), probabilmente più usato nella storia reale dei saperi (5). In definitiva si deve <Ri-fare> con gli allievi il sapere <Già fatto>. Durante questo processo gli <sbagli>, che dipendono dal soggetto che li commette, diventeranno <errori>, cioè sbagli inevitabili, per cui non si deve più “innescare quel perverso meccanismo che è la paura dell’errore” (l’errore diventa necessario all’acquisizione dei saperi).

VIVERE E’ IMPARARE (Konrad Lorenz), VIVERE E’ RISOLVERE PROBLEMI  (Karl Popper),  QUINDI IMPARARE E’  RISOLVERE I PROBLEMI E, INFINE,  RISOLVERE I PROBLEMI E’ ANCHE IMPARARE A VIVERE (Dario Antiseri).

NOTE

1 – K. Popper “Epistemologia senza soggetto conoscente”, Armando.

2 – Per chiarire cercare il tag  ‘Bruner’ in questo blog.

3 – Il falsificazionismo popperiano, fondato logicamente dal Modus Tollens (tag nel blog), a differenza dell’illogico Induttivismo, basato sulla fallacia nell’affermare il conseguente, diventa di certo più rilevante ed efficace in una comunicazione didattica come quella proposta.

4 – Per chiarirsi, cliccare, per es.,  sui tag ‘Dalla scienza alla narrazione’, ‘Critica al falsificazionismo popperiano’, ‘Quine‘, …)

5 – Per chiarire cercare, per es., i tag ‘Popper, Induzione e Deduzione’, … in questo blog)

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Leggere l’articolo del dott. prof. Antiseri, scusandoci per le ‘evidenziature’ nel Testo (segno di intensa lettura del dattiloscritto), cliccando sul link sotto:

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Per una ‘narrazione’ sulla epistemologia possiamo, per es.,  leggere, ancora in questo blog,  “La Teoria e la Realtà”, “Dalla Scienza alla Narrazione”, “Commento alla poesia <Non chiederci parola> Montale” ed altro.

L’ARTICOLO SCIENTIFICO E’ UNA IMPOSTURA; scritto dell’epistemologo accademico Dario Antiseri; a cura dell’Editore Piero Pistoia

Questo post è in via di costruzione…

Questo scritto è stato trasferito da ‘Didattica delle Scienze’ N. 75, Ed. La Scuola, Brescia. Ringraziamo autore  e la rivista se ci permetteranno di mantenerlo sul nostro blog, senza alcun fine di lucro  e completamente auto-finanziato (per nostra scelta, non riceve alcun contributo esterno), il cui unico scopo è la comunicazione culturale gratis ; altrimenti, avvertito l’Editore del blog, alla mail ao123456789vz@libero.it, verrà soppresso.

 

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N.B. -Le note dell’articolo,  riportato nel link sopra, continuano  nella colonna riportata sotto, a partire dalla nota ’16’

BREVI CONSIDERAZIONI NON CONFORMI SULLA INTERPRETAZIONE EVANGELICA: parte seconda; “SULLA NATURA DELL’UOMO II”, scritto da Stefano Tonnarelli, trasferito da OpinioniWeb di Nicolini

Nicolini del blog opinioniWeb presenta la parte II del post, a nome di Stefano Tonnarelli, ‘Sulla natura dell’uomo’; interessati a trasferirlo sul nostro blog, ringraziamo, se ci permettete di tenerlo pubblicato; altrimenti lo sopprimeremo.

A cura dell’Editore del blog ilsillabario2013 (pieropistoia ao123456789vz@libero.it)

NOTA BENE

Per comprendere un “oggetto” complesso a più dimensioni è necessario “osservarlo” da diversi punti di vista indipendenti (uno dei criteri di questo blog). Così l’oggetto culturale “Religione”,  a più dimensioni, dovrà essere ‘letto’ ,in una comunicazione culturale, da diversi scritti più o meno ortodossi e difformi. Per trovare questi scritti in questo blog cercare per es. con il tag  “Religione“.

Per dare un’occhiata ad argomenti, per certi versi, analoghi, cercare con i tag ‘interpretazione evangelica, parte prima‘, ‘Tao, calcolo del Fato’, ‘conoscenza alternativa‘, ‘il miracolo’, ‘scritti antichi’, ‘I Ching’,…

                 

               “SULLA NATURA DELL’UOMO II” di Stefano Tonnarelli (da OpinioniWeb)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

“MITO E POESIA DI PIERO PISTOIA” e “SENTIMENTO DELLA NATURA NELLA POESIA DI PIERO PISTOIA'”; due commenti del docente Andrea Pazzagli

Per leggere i due articoli in pdf, cliccare sotto:

COMMENTO POESIE PIERO PISTOIA _PAZZAGLI

Ovvero, continuare la lettura…

Riproponiamo questo denso commento alle poesie di Pistoia, a nome di Andrea Pazzagli, per renderlo più visibile, data anche la stringente dissertazione fondata sui concetti della Philosophia Naturalis, per cui lo stupore e la meraviglia, per rendere il mondo sempre meno banale, pervadono l’umano di fronte alla Natura, attivando una rivalutazione anche personale del mito, efficace strumento psicologico di sopravvivenza.

IL MITO E LA POESIA DI PIERO PISTOIA

Insegnante ANDREA PAZZAGLI

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SENTIMENTO DELLA NATURA DI PIERO PISTOIA

 di ANDREA PAZZAGLI

La filosofia, dicevano i Greci, promana dallo stupore che pervade l’uomo di fronte al mondo, al libero manifestarsi (alèteia) di quella phisys che non si lascia mai completamente comprendere dalla ragione calcolante della scienza, della tecnica, delle metafisiche razionalistiche.

Non diverso dal filosofo è il poeta: è poeta chi sempre di nuovo sa meravigliarsi e dire la sua meraviglia davanti allo spettacolo del mondo, sempre uguale eppure sempre diverso, se nuovo sa essere l’occhio che lo contempla.

A ciò probabilmente pensava anche Pascoli quando paragonava i poeti ai fanciulli (poetica del fanciullino); i poeti ed i fanciulli condividono la prerogativa di sapersi ancora stupire, sanno, ancora, non essere banali e non rendere banale il mondo circostante.

Questi pensieri si affacciano alla mente mentre leggo o ascolto le poesie di Piero Pistoia. Sono versi, appunto, mai banali e riescono ad esprimere, spesso con forte efficacia, un senso di profonda partecipazione all’Essere, di comunione con la Natura ( intesa nell’accezione greca di phisys, non quella oggettivante dei Positivisti) non facile da trovarsi. Non c’è in questi versi alcuna imitazione di D’Annunzio e dei suoi panismi, piuttosto l’espressione del legame fra noi e ed il mondo, tra noi e la Natura, che, una volta, era forse dato dal senso comune, ma che, oggi, solo le parole della poesia sanno ancora esprimere. La campagna, il bosco, il fiume, i declivi, le piagge: ecco i luoghi della poesia di Pistoia, luoghi dove ora va a caccia e che, nella memoria e nei versi, tuttavia si confondono con quelli, geograficamente e temporalmente lontani, dell’infanzia già remota. Luoghi, visioni: ma, va notato che, per Pistoia il dato visivo non è mai isolato, si arricchisce, si sostanzia di altre sensazioni, più forti, più carnali, più animali quasi, soprattutto uditive e olfattive. Chi (e anche Pistoia è fra questi) ha varcato il limite della maturità, raramente è esente da una vena di nostalgia per un passato sentito perduto e irrecuperabile: nostalgia si respira in effetti anche in talune di queste poesie, ma senza che mai divenga tono dominante, che mai riesca a spegnere la corposa energia di vivere che rimane tratto distintivo.

Resta da dire del linguaggio poetico. Non voglio azzardare giudizi ed analisi, ma credo che i lettori converranno nel riconosce la sciolta, agile eleganza di questi versi che, senza riferimenti troppo espliciti, mostrano però come l’autore abbia fatto propria la lezione della poesia del primo Novecento.

Gli interessi scientifici  di Pistoia, le sue incursioni in svariati campi del pensiero, non sono senza eco nelle sue poesie: numerosi i rimandi a teorie scientifiche e matematiche, frequenti le parole tratte da vocabolari settoriali. Ma (ed è questa una riprova della solidità del linguaggio poetico dell’autore) queste parole. questi rimandi, non stridono affatto, si inseriscono anzi nel contesto, lo arricchiscono e ne fanno esempio della necessità, oggi centrale, di ibridare discipline, esperienze e vocabolari.

 

LE POESIE DI PIERO PISTOIA SUL BLOG SONO RAGGRUPPATE, FRA L’ALTRO, ALLE SEGUENTI VOCI (tag)

Riflessioni non conformi

Poesie di paese

Fatica di vivere

Memoria memoria…

Poesie di caccia e Natura

Poesie di “cose” del mito

Solo rassegnazione

Tempi perduti

“LA FORZA DELL’INDEFINITO” E “LEONARDO E LA GIOCONDA: un rebus matematico”, studi su ricerche dello studioso Walter Cardellini

LA GIOCONDA

 

leonardodavincicelebration.org; http://www.celebrandoleonardo500.com; info@albertovincenzovaccari.it

2019 WILL MARK YEARS SINCE LEONARDO DIED

L’anno 2019 è il cinquecentesimo dalla morte di Leonardo

 

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PREMESSA  SU “LA FORZA DELL’INDEFINITO” di W. Cardellini

Si tratta di un denso studio-ricerca di tipo prettamente sperimentale, sulle ‘macchie’ leonardiane, teso ad appurare la presenza di forme note nei paesaggi di Leonardo. Secondo l’autore, è significativo, in quest’ ottica, che Leonardo da Vinci, nel suo ‘Libro di pittura’, non abbia mancato di valorizzare le proprietà suggestionanti della ‘macchia’ e delle “cose confuse” presenti in natura. Una natura in continua metamorfosi, portatrice di suggestioni misteriose. Una natura che, sicuramente, non mancò di affascinare e influenzare profondamente il pensiero e l’arte del geniale artista toscano. 

Per leggere il primo scritto “LA FORZA DELL’INDEFINITO” di Walter Cardellini, in pdf e con foto ingrandibili con pulsanti situati lungo il margine destro, cliccare su:

LA FORZA DELL’INDEFINITO

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PREMESSA su “LEONARDO E LA GIOCONDA: un rebus matematico”  di W. Cardellini

“La letteratura sulla Gioconda è senza limiti, come la sua fama” affermava André Chastel, noto storico dell’arte francese e studioso del Rinascimento italiano. Come tutti sanno, sul «quadro più celebre del mondo» sono stati scritti innumerevoli libri specialistici e divulgativi. Ciò nonostante, un’impalpabile nebbiolina che profuma di mistero continua ad ostacolare la piena comprensione di questa preziosa opera d’arte.

Gli artisti sanno bene che l’arte non può essere considerata solo come un fenomeno squisitamente culturale ed astratto, questa ha anche una dimensione molto concreta che si identifica in misure di spazi, composizioni e superfici. Per dominare certi aspetti c’è bisogno della geometria, senza trascurare la ricerca dell’armonia proporzionale a suo tempo  teorizzata da fior di intellettuali dell’arte come Leon Battista Alberti, ecc.. Nel caso di Leonardo, la ricerca dell’armonia platonica non deve neppure essere dimostrata, se sono sue le illustrazioni dei solidi platonici presenti nel De divina proporzione scritto da Luca Pacioli nel 1497.

Leonardo era ben conscio di quello che faceva per cui, pare abbastanza ragionevole supporre che il Nostro abbia trovato particolarmente armonioso il rapporto tra l’apotema e il lato del pentagono regolare e che lo abbia usato per definire le dimensioni della sua Gioconda.

Questa breve premessa chiarisce in parte le ragioni per le quali si è ritenuto utile studiare un aspetto matematico ignorato dalla critica e che pare celarsi nelle misure della celebre Monna Lisa. 

Per leggere il secondo scritto, “LEONARDO E LA GIOCONDA: un rebus matematico” in pdf, cliccare su:

LEONARDO E LA GIOCONDA_un rebus matematico

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Lo studioso Walter Cardellini sarebbe disponibile a discutere sulle problematiche evidenziate dai suoi articoli_ricerche con altri studiosi interessati, per chiarirle, approfondirle ed eventualmente espanderle utilizzando, questo blog come riferimento.

A tal fine si allegano come coordinate la mail di un Editore del blog ilsillabario2013 (ao123456789vz@libero.it) e la mail dell’Autore (walter.cardellini54@gmail.com)

 

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Si possono leggere l’ultimo scritto della Triologia su LEONARDO E LA GIOCONDA di Cardellini cercando su questo blog.

POST DA CONTINUARE, PRECISARE, CORREGGERE…..

LA LETTERATURA DISTOPICA di Andrea Pazzagli

La letteratura riscrive modelli distopici di cultura sociale in divenire (indesiderabili, spaventosi, opposti all’utopia),  a partire dal ventesimo secolo e nei primi anni del secolo successivo fino ad oggi, aperti, sembra, ad un futuro sempre più incerto per l’umanità.

L’Editore

Per leggere l’articolo di Pazzagli in pdf cliccare su:

DISTOPIA

Dello stesso autore sono in programmazione ulteriori riflessioni e precisazioni al margine dell’articolo precedente e un’analisi e commento sul film-icona nominato, “Blade Runner”.

NOTE SUL PRINCIPIO DI MACH, PROBLEMI APERTI; APPUNTI PER UNA RICERCA DIDATTICA O PER UNA BREVE LEZIONE INTRODUTTIVA; del Dott. Piero Pistoia

CURRICULUM DI PIERO PISTOIA

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NOTE enucleate dall’articolo del blog “IL TAO… Principio di Mach” per renderle più visibili.

NOTE SUL PRINCIPIO DI MACH: PROBLEMI APERTI

Appunti per una ricerca didattica o per una lezione introduttiva

A cura del dott. Piero Pistoia

Per leggere queste NOTE in pdf cliccare su:

MACH

 

PARLEREMO DI UN ESPERIMENTO DIDATTICO PER CONTROLLARE SE OGNI OGGETTO DELL’UNIVERSO POSSA AVERE LA STESSA MASSA GRAVITAZIONALE ED INERZIALE: rivisitazione, secondo il nostro intendimento, dell’esperimento condotto dall’accademico prof. Placido D’Agostino dell’università di Messina; a cura del dott. prof. Giorgio Cellai e dott. Piero Pistoia, ambedue di ruolo ordinario in fisica.

Articolo in via di costruzione….da modificare ampliare e correggere.

CURRICULUM DI PIERO PISTOIA :

piero-pistoia-curriculumok (#)

 

Per leggere l’articolo in pdf cliccare sul link:

AGOSTINO_x4

Oppure continuare a leggerlo di seguito.

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PROLOGO

capire non sanno

come.

discorde in sè, si accordi…

corda d’arco e di lira,

che agli opposti si tende

in armonia.

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PREMESSA PER IL CALCOLO DELLA MASSA INERZIALE

Il concetto di massa inerziale ‘gioca’ sui palcoscenici dove si sprigionano cambiamenti di velocità fra oggetti, in particolare in teatri dove avvengono urti, quasi che gli oggetti dell’Universo posseggano intrinseche proprietà di opporsi a questi cambiamenti. Per altri ricercatori (Mach, Einstein) il concetto di inerzia acquista significati diversi. Per noi, che vogliamo studiare e quantificare questo concetto, sarà invece necessario guardare in questi ambiti, dove masse interagenti scambiano fra loro energie e velocità, onde fare le nostre osservazioni utilizzando opportuni linguaggi.  Utilizzeremo così processi che coinvolgono variazioni di quantità di moto  e di energie cinetiche.

Interessante è rivisitare, usando la mente, come in qualche modo tentava di fare Semplicio nel contraddittorio con i colleghi di dialogo (Galileo e Sagredo ovvero Salviati), precisandone alcuni aspetti, l’esperimento proposto dal prof. Placido D’Agostino, dell’Istituto di Fisica dell’Università di Messina, pubblicato nella rivista “La fisica nella scuola”, ottobre-dicembre del lontano 1982, usando una apparecchiatura  di maggiore precisione (rotaia a cuscinetto d’aria), rispetto a quelle, al tempo, secondo noi, statisticamente usate più spesso, in dotazione dei laboratori della Scuola Superiore, con utilizzo anche di un cronometro che aveva al max  la precisione solo di un centesimo di secondo, dotato di  interruttori a contatto spostabili lungo la rotaia.

Ad uno degli scriventi, cercando di riordinare alla meglio studio, tappezzato, pavimento e pareti, di miriadi di libri e riviste aperti, migliaia di fotocopie in parte spillate o incollate in enormi blocchi, fogli di appunti e di aforismi (fra cui spiccava “L’ORDINE E’ LA VIRTU’ DEI MEDIOCRI”)…, gli è capitato in mano una rivistina, aperta alla pagina 143, dove  in alto a destra appariva la scritta DIDATTICA ed a sinistra PLACIDO D’AGOSTINO Istituto di Fisica dell’Università Messina” e sotto un titolo interessante in neretto “L’urto elastico usato come verifica dell’uguaglianza fra massa gravitazionale e massa inerzia; nella pagina successiva appariva in alto in caratteri piccoli il titolo ed il numero della rivista “La fisica nella Scuola,XV, 4” e a destra una tabella con valori di misure  di grandezze con errori assoluti certamente piccoli: nulli addirittura sui rapporti fra masse gravitazionali, circa 1 millimetro sugli intervalli di spazio e sugli intervalli corrispondenti di tempo errori fino al millesimo di secondo, da destare meraviglia a fronte dei ricordi che aveva relativi a misure fatte quando era docente di Fisica e Laboratorio al biennio  dell’ITI, un Istituto Tecnico di una provincia lontana da una città media.

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Per leggere direttamente l’articolo dell’accademico P. D’Agostino in pdf, cliccare sul link:

AGOSTINO0001

(E’ consentita la riproduzione fotostatica delle pagine della rivista)

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In particolare, in una prima veloce lettura, ci ha colpito il risultato finale rappresentato dalla media delle differenze fra i rapporti  fra massa gravitazione e quelli fra massa inerziale, infatti  per questa media di tali differenze  riportata era 5.512*10^(-4), con errore assoluto sulla quarta cifra significativa, errore relativo  (0,001/5.512); percentuale 0.018% ! Su tale risultato l’autore afferma : <<Data la natura prettamente didattica e dimostrativa di questa esperienza, i risultati ottenuti si ritengono soddisfacenti>>. Comunque se  ci farà voglia proveremo a ricalcolarlo.

Chi vuol vedere come si calcola direttamente dalla scrittura di una misura il suo errore percentuale, cliccare sul link:  dagostino0001

Il dott. prof. Giorgio Cellai, docente di ruolo in fisica al Liceo Scientifico, contribuisce con una argomentazione critica sul calcolo degli errori  nell’articolo in oggetto, e sulla loro interpretazione.

Vedere di seguito il link:

Contributo Cellai OK

 

Interessante confrontare l’errore direttamente  “ricavato dalla scrittura” della misura della media delle differenze fra rapporti delle due masse, con l’argomentazione accennata da Cellai su tale valore.

ALCUNI PASSAGGI IMPLICITI DA RENDERE TRASPARENTI AL LETTORE MEDIO

Non esiste nell’articolo alcuna descrizione né disegno della apparecchiatura, né come si ponga il cronometro digitale ad alta precisione con relativi contatti mobili per on/stop; ci si limita a dire, almeno così ho capito, che si tratta di una rotaia ad aria per rendere minimi gli attriti, che saranno usate per le varie prove, come si ricava dalla tabella, 10 coppie di oggetti già tarati a corredo dell’apparecchiatura, di massa m1 e m2 variabile, i cui valori formino rapporti che cambiano da 1.2 a 5.0 (vedere tabella). Per le masse dei due oggetti si precisa che m1<m2, e che, mentre l’oggetto m1 si muove di moto rettilineo uniforme con velocità U1 nota, quello m2 è posto, ad ogni prova, fermo in un punto della rotaia tale che: <<…dopo l’urto, le due masse m1 e m2 (i due oggetti di massa m1 e m2) raggiungono (raggiungano) le estremità della rotaia nello stesso tempo>>. Credo che si voglia dire che ad ogni prova con rapporti di massa diversi il contatto-interruttore on venga attivato all’istante dell’urto, mentre, in qualche modo, il contatto stop verrebbe attivato quando i due oggetti di massa m1 con velocità -V1 e m2 con V2 maggiore, toccheranno rispettivamente, per es. l’estremo S1 a sinistra e l’altro l’estremo a destra, nello stesso istante. Ciò implicherebbe che prima di ognuna delle 10 prove con masse diverse, cambiando rapporto fra le masse. dovremmo sapere già dove poggiare sulla rotaia l’oggetto di massa2 ?

Comunque con le precedenti semplificazioni possiamo scrivere, anche noi:

S1=-V1*t  ed  S2=V2*t     e dividendo membra a membro:     S1/S2 = -V1/V2

Considerando che un segmento lungo L=230 cm rappresenti la lunghezza della rotaia orizzontale, con un verso a destra. Dopo l’urto l’oggetto m1, che proviene da sinistra, si muoverà verso sinistra rimbalzando con velocità -V1 e quello m2, verso destra con velocità V2 minore (m1<m2), e per ogni rapporto, in tutti i casi, a partire da un dato punto  segnato su L più vicino all’estremo destro, i due oggetti raggiungeranno gli estremi della rotaia nello stesso istante.

|———————–x————–*——-(L- x)—-|

—————>

t=x/V1; t=(L-x)/V2 —->x/V1=(L-x)/V2—->V2*x = V1*(L-x)—->V2*x = V1*L-V1*x

x =V1*L/(V2+V1)

Nell’esperimento, sembrerebbe che la diretta proporzionalità fra spazio e velocità e la costanza della quantità di moto scelta prima dell’urto (m1*U1), in tutte le prove, potessero essere la causa dell’uguaglianza di tutte le coppie dei tempi (da approfondire).

Per posizionare m2 è necessario misurare x in anticipo, quindi conoscere L e le due velocità V1 e V2. Si dimostrerà, come segue, che le due velocità sono funzioni delle due masse e della velocità di spinta U1, grandezze già conosciute all’inizio di ogni prova (processo discutibile, vedere dopo)

Applicando i principi della conservazione della quantità di moto e dell’energia cinetica al nostro caso di urto elastico possiamo ricavare V1 e V2 in funzione delle due velocità, della velocità iniziale e di m1 ed m2. Proviamo a risolvere prima il caso più generale con due velocità iniziali U1 e U2 (velocità iniziale di m2) fino ad un certo punto; poi, come vedremo, dalle due equazioni trovate eliminiamo U2 continuando fino al calcolo di V1 e V2 nello specifico nostro caso!

 

CASO TEORICO PIU’ GENERALE DI URTO ELASTICO NEL QUALE ANCHE U2  SIA DIVERSA DA ZERO

Ora, trattiamo in teoria il caso che, nelle stesse condizioni precedenti, anche la m2 abbia una velocità prima dell’urto, che chiamiamo U2. Otterremo poi la misura degli spazi percorsi nel caso semplificato, azzerando, nelle formule ottenute, U2=0. Il calcolo degli spazi S1 ed S2  è importante perché, in tempi uguali, S1/S2=-V1/V2 e nello studio dell’urto elastico le velocità di rimbalzo, V1 e V2, sono legate alle masse inerziali ed alle velocità iniziali.

Due oggetti di massa diversa m1 ed m2 con velocità U1 e U2 costanti prima dell’urto si scontrano lungo una triettoria rettilinea. Devo trovare V1 e V2 dopo l’urto. Si tratta di due incognite quindi dovrò usare due equazioni. Userò il teorema della conservazione della quantità di moto ed il teorema del conservazione dell’energia cinetica.

Prima equazione → m1U1+ m2U2 = m1V1+ m2V2 *

Seconda equazione → 1/2m1U1^2 + ½ m2U2^2 =1/2m1V1^2+1/2m2V2^2

Rielaboro le due equazioni: tolgo intanto ½ da ogni termine della seconda; porto i termini con m1 sulla sinistra e quelli con m2 sulla destra raccogliendo i due fattori.

Prima equazione → m1(U1-V1) = m2(V2-U2)

Seconda equazione → m1(U1^2-U1^2) =m2(V2^2-U2^2)

Semplifico membro a membro:

U1+V1 =U2 + V2

Con questa equazione e con quella con l’asterisco imposto un sistema a due incognite da cui ricavo le due velocità incognite del rimbalzo elastico

U1 + V1= U2 + V2

m1U1+ m2U2 = m1V1+ m2V2

CASO DELL’ ESPERIMENTO IN OGGETTO

Nel caso del nostro esperimento U2=0, per cui le due equazioni del sistema diventano:

U1 + V1= V2

m1U1 = m1V1+ m2V2

Prima sostituzione

Ricavo dalla prima: V2=U1+V1 e la sostituisco nella seconda:

m1U1 = m1V1+m2U1+m2V1 porto ora nel primo membro il termine con U1 e raccolgo a fattor comune U1 e V1 ottenendo:

U1(m1-m2) = V1(m1+m2) da cui ricavo la prima incognita V1, mentre U1, velocità iniziale di m1, era stata misurata uguale per tutti rapporti U1=(13.7+/-0.3) cm/s) prima.

V1 = (m1-m2)*U1/(m1+m2) (1)  

Seconda Sostituzione

Ricavo ora sempre dalla prima: V1=V2-U1 e la sostituisco nella seconda:

m1U1 = m1(V2-U1)+m2V2; cioè: m1U1 = m1V2-m1U1+m2V2

U1(m1+m1) = V2(m1+m2) di qui si ricava la seconda incognita V2

V2 = 2m1*U1/(m1+m2) (2)

All’inizio di ognuna delle 10 prove sembrerebbe di sapere ora piazzare l’oggetto di massa m2 in un punto della rotaia opportuno (individuato da x), avendo calcolato V1 e V2 e avendo misurato da prima U1, la velocità con cui si crea l’urto!

In effetti sorge il dubbio, anche se le due velocità sono state ricavate sul piano teorico, sulla sostenibilità di questa misura di x, perché di fatto le masse sono in questo caso le inerziali, sotto misura, per cui può essere che l’ ipotesi più plausibile (Cellai), per porre m2 in un punto della rotaia, sia procedere ‘per tentativi ed errori’, operazione praticabile sulla nostra apparecchiatura, anche se forse a maggiore entropia. A questo punto si dovrebbe ‘ripulire’ lo scritto da questo ipotetico giro vizioso, prima di proporlo al pubblico? Ma noi, nel dubbio non lo faremo! Praticamente è assente sull’articolo di prof. D’Agostino la sua opinione.

Si potrebbe anche pensare che si possa dimostrare il seguente teorema: se x funziona, allora i due tipi di massa saranno uguali. Cioè attribuendo  per ipotesi ad m1 ed m2 inerziali lo stesso valore delle masse gravitazionali corrispondenti, se i due mobili raggiungessero contemporaneamente gli estremi della rotaia, allora verrebbe confermata l’ipotesi stessa. Sarebbe da approfondire e da provare.

D’altra parte è in questa ottica che epistemologi come Antiseri, Medawar ed altri hanno accusato l’articolo scientifico di “frode”. Nel senso che l’articolo scientifico che si legge non fa riferimento al ‘travaglio’ (nel senso della maieutica socratica) della sua costruzione (come anche esemplificato, almeno nel nostro intendimento nel post di questo blog richiamabile con “strani coni”); prima di presentarlo  esso viene infatti ripulito e appianato, eliminando i vari sbagli, i ritorni e i punti interrogativi.

Comunque sbagliare e correggersi spesso sono artifici rilevanti dell’apprendimento!

Per arrivare poi alla espressione che lega il rapporto delle due masse inerziali al rapporto degli spazi (S1/S2), il percorso è banale (si fa il rapporto V1/V2 e si uguaglia a -S1/S2, ricavando poi m1/m2).

m1/m2 = 2S1/S2 + 1

Vedere i passaggi nel link:………………DAGOSTINI10001

 

EPILOGO

Comunque, nel complesso, ci è sembrato un lavoro che ha richiesto un numero esorbitante di prove sperimentali; se abbiamo ben capito almeno 500! (+ altre 10 per il calcolo delle differenze dei rapporti fra masse gravitazionali ed inerziali per fornire il risultato finale: 5.512*10^-4). Si tratta certamente di un corposo lavoro, molto impegnativo e degno di rispetto che, “costretto” in due paginette, non poteva che diventare, almeno per alcuni aspetti, implicito e forse anche po’ criptico (mancanza del disegno della apparecchiatura sperimentale, del calcolo esplicito degli errori, esplicitazione dei percorsi…), a danno della trasparenza per una lettura semplice nelle classi; ma, secondo noi, proprio per queste caratteristiche diventa stimolo alla curiosità, al dibattito ed alla argomentazione critica sui contenuti, aspetti non secondari per l’apprendimento e l’auto-aggiornamento. Non è forse vero che è proprio per questi aspetti che noi abbiamo potuto leggerlo e commentarlo, forse con più attenzione di altri, pur lontano dalla nostra epoca? In conclusione ci auguriamo allora che questa nostra rivisitazione possa servire a stimolare studenti e insegnanti di oggi a ricercare questo lontano, ma ancora rilevante ed attuale, articolo per leggerlo con attenzione (e se possibile, criticarlo) con le loro argomentazioni critiche più ‘affilate’; è così che la conoscenza diventa biologia! Noi, nel leggere questo articolo della Fisica nella Scuola, abbiamo rinverdito un ‘sacco’ di conoscenze!

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Se, in questo blog, da CERCA battiamo il tag “massa gravitazionale ed inerziale“, possiamo leggere altri quattro posts che parlano di queste rilevanti e problematiche grandezze fisiche.