Segue un pensiero poetico dell’ accademico prof. Forese Carlo Wezel
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Rivisitato da Il Sillabario n.4-1998
Segue un pensiero poetico dell’ accademico prof. Forese Carlo Wezel
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Rivisitato da Il Sillabario n.4-1998
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COLLOQUIO CON GLI ALBERI
Rime nuove, libro II,n° VIII, “Colloqui con gli alberi”
Te che solinghe balze e mesti piani
Ombri, o quercia pensosa, io più non amo,
Poi ché cedesti al capo de gl’insani
Eversor di cittadi il mite ramo.
Né te, lauro infecondo, ammiro o bramo,
Ché menti e insulti, o che i tuoi verdi e strani
Orgogli accampi in mezzo al verde gramo
O in fronte a calvi imperador romani.
Amo te, vite, che tra bruni sassi
Pampinea ridi,ed a me pia maturi
Il sapiente de la vite oblio.
Ma più onoro l’abete; ei fra quattr’assi,
nitida bara, chiude al fin li oscuri
Del mio pensier tumulti e il van desio.
Il sonetto “Colloquio con gli Alberi” (ABAB,BABA, CDE,CDE ) fa parte della “Rime Nuove”: una raccolta di 105 liriche numerate , divise in nove libri , composte dal 1861 al 1887 e stampate nel 1906, l’anno del Nobel ; organizzate secondo un disegno formale, non contenutistico e neppure cronologico; in queste liriche – secondo una critica concorde – il sogno di risanamento morale dell’Italia appare irrealizzabile , dominano la spossatezza e il dissolvimento degli ideali risorgimentali , paiono estinte le stesse ragioni della lotta; c’è una sorta di regressione verso un mondo bucolico di fronte allo spettacolo miserevole di avvenimenti politici deludenti.
Nella raccolta (II libro) il sonetto è preceduto da DI NOTTE e seguito da IL BOVE .Nel primo , la notte non fa paura, anzi dissolve le sue tristezze , nel suo seno il poeta trova quiete come un bambino che si abbandona tra le braccia della nonna (pia ava) “ ove l’ire e i dolor l’anima oblia”. Vi si avverte l’eco del celeberrrimo sonetto di Ugo Foscolo “Alla Sera”.Il secondo è un sonetto dedicato ad una figura simbolo di forza pacifica e industriosa, vi si esaltano la serenità e la sanità della vita nei campi, una natura forte amica dell’uomo; sono versi costruiti con espressioni virgiliane, di un naturalismo che richiama la pittura dei macchiaioli .Tra i tre sonetti non ci sono grandissime affinità.
Il nostro sonetto è stato composto il 13 febbraio 1873, ma pensato a Marzo o Aprile 1868 col titolo semplificatorio di “Quattro alberi”. Le prime due quartine costituiscono una sorta di pars destruens. L’ interpretazione letterale è piuttosto semplice. Per il poeta la quercia e l’alloro non meritano l’attenzione e il valore che è stato loro attribuito dall’uomo nel corso dei secoli ; in fondo hanno tradito la loro missione . La quercia , che il poeta percepisce come una presenza imponente e solitaria, simbolo del pensiero profondo della filosofia e della politica, si è prestata a che facessero dei suoi (miti) rami corone per spietati conquistatori e folli distruttori di città; quanto all’alloro in fondo ha mostrato tutta la sua frivolezza, pavoneggiandosi con le sue verdi fronde in un ambiente dominato solo dallo squallore dell’inverno; nella sostanza si tratta di un albero infecondo, improduttivo , utilizzato solo per sfoggiare la sua bellezza sulle teste calve degli imperatori romani.
Con la prima terzina si apre invece uno scenario diverso : come non apprezzare la vite , che strappa la vita facendosi strada e lottando tra i bruni sassi ; essa almeno offre all’uomo un frutto salutare per lui, che almeno per qualche momento gli fa superare la malinconia e il dolore, avvolgendolo nell’oblio.Certo la vita è carica di amarezza e di delusioni, di dolori cocenti, di inganni tanto che si aspetta la fine con sollievo ; allora ci viene in soccorso l’abete, quattro semplici tavole bianche ben levigate sigillano corpo e anima, segnano la fine dei nostri pensieri e dei nostri mai appagati desideri.
Procediamo con un’analisi un po’ più approfondita.
Non si tratta di un sonetto originalissimo per la tematica che affronta ; alcuni critici lo hanno accomunato all’ode “Egoismo e carità” di Giacomo Zanella (1865).
Carducci era un conoscitore e un ammiratore del poeta napoletano, ne parla in due lettere a Chiarini e Barbera del 22 e del 30 Agosto 1868; anche Zanella nella sua ode mostra avversione nei confronti dell’alloro perché è vanaglorioso (“ verdeggia eterno/quando alla foresta le novissime fonde invola il verno”) e infecondo ( “non reca gioia all’augellin digiuno”) ed apprezza la vite “poverella” che almeno col suo “licor” consola “ il vecchierel che tiene colmo il nappo” e lo fa sognare “contento floridi pascoli ed auree biade”. L’ode di Zanella precede almeno di cinque anni il sonetto di Carducci e contiene solamente qualche coincidenza tematica , non ha certo la sinteticità, la perentorietà e la forza di Carducci né una chiusa paragonabile : le auree biade e i floridi pascoli non sono minimamente accostabili a quanto può essere adombrato dal concetto di “nitida bara”
La Rime Nuove sono conosciute per l’attenzione alla Natura della Maremma, irta e selvaggia, dolce e malinconica, sempre luminosa; anche in questo sonetto – astraendo dalla citazione dei quattro alberi che vivono dappertutto e non solo in Maremma- ci sono alcune immagini che ricordano le caratteristiche del paesaggio maremmano dell’epoca : le solinghe balze e i mesti piani, l’ombra della quercia e il verde gramo, i bruni sassi .
Le balze (un termine usato qui in maniera abbastanza generica) non possono non farci correre col pensiero alla città di Volterra, allora nella Maremma pisana, “un bastion suspendu sur la Maremme” (Paul Bourget) ,città natale della madre Ildegonda Celli; Carducci certamente aveva avuto modo di sentire parlare chissà quante volte delle balze: uno spettacolo impressionante , la rottura improvvisa del dolce paesaggio toscano , per chi le vede per la prima volta e che induce a pensarle come una delle cause di ”quell’affetto particolare dal quale mi derivò quello che nei miei begli anni mi turbinò di selvaggio e giocondo nel cuore e mi gemé profondamente nell’animo”[Pescetti,Volterra]. Ma Carducci nel 1873 non era stato ancora a Volterra; vi giunse il 9 agosto 1882 per la prima volta proveniente da Livorno (dove viveva la figlia Beatrice)con Giuseppe Chiarini e Guido Mazzoni, commissari d’esame al Liceo, allora retto dagli Scolopi.1
E poi insieme con il poeta possiamo immaginare i vasti e mesti piani dove ogni tanto incrociare secolari querce solitarie e godere della loro ombra nella grande pianura maremmana, che oggi è tutto meno che mesta, ma che due secoli fa era ancora terra di bonifica e di malaria come ricorda bene il testo di una dolente canzona popolare toscana “Maremma amara” , dove non mancano i riferimenti alla tristezza e alla morte.La quercia che popola effettivamente i piani della Maremma- il verde gramo dei prati pascolo – è sempre stata simbolo di forza e longevità, di fermezza e durezza e la ghirlanda di foglie di quercia è stata da secoli utilizzata nelle insegne militari. Nella prima quartina risalta forte il contrasto : il mite ramo della quercia sul capo degli insani eversor di cittadi.
A prima vista non sembra che ci sia un riferimento preciso ad un personaggio storico del presente o del passato; possiamo però soffermare la nostra attenzione sul termine classico “eversor” 2 e condividere l‘invettiva contro gli insani, i folli, i pazzi che distruggono la vita e le proprietà altrui per desiderio di potenza e di ricchezza. Forse potremmo individuare qualche collegamento con le vicende tormentate di quel lustro 1868-1873. Si tratta di anni assai importanti sia per l’Europa che per l’Italia , caratterizzati dalla seconda rivoluzione industriale, dall’esplosione di tutta la potenza e di tutte le contraddizioni del capitalismo; sono gli anni del petrolio e dell’elettricità, della crescita dei commerci mondiali, dell’esaltante sviluppo scientifico e tecnologico, con l’Italia che stenta ad unificarsi ed arranca mentre emerge prepotente la potenza prussiana ; sono gli anni dell’affermazione e del declino repentino della grandeur francese .
In questo periodo (68-73) in Italia arriva a soluzione , sotto tanti aspetti poco dignitosa, la questione romana: un esito davvero poco apprezzato da Carducci che resta colpito dalla pusillanimità di parte italiana, dalla sudditanza nei confronti della Francia che cessa opportunisticamente nel luglio 1870 dopo la batosta di Verdun, con Roma conquistata grazie al benestare della nuova potenza teutonica e non per un gesto di autonomia e di coraggio da parte dei governanti italiani. Solo Garibaldi salva la dignità degli Italiani. Carducci non ammira la gestione governativa della Destra storica e in particolare di Bettino Ricasoli. Se volessimo interpretare questi versi in chiave simbolica, potremmo vedere raffigurata nella quercia la classe dirigente del tempo e in questi endecasillabi una critica forte alla pavidità di quei governanti, che hanno finito per mettersi opportunisticamente sempre dalla parte del vincitore .3
Quanto all’alloro si tratta di una pianta infeconda (cfr.Zanella) che in fondo non si dovrebbe più ammirare e che il Poeta tuttavia ha desiderato come tutti i poeti hanno fatto da tempo immemorabile. 4L’alloro è una pianta ingannevole (non sempre va sulla testa di chi lo merita veramente) e insolente perché offende col suo verde rigoglioso fuori stagione tutte le piante che sono ormai spoglie, in questo senso è un albero strano , ossia estraneo; il verde brillante dell’alloro si contrappone al verde gramo, ai campi desolati dove ormai il verde stenta a permanere, vinto dalla stagione autunnale. Sempre alzando il possibile velo simbolico, questi versi circa l’alloro potrebbero indurci a riflettere sul comportamento degli intellettuali del tempo, proni di fronte ai potenti e buoni a mettersi in mostra soltanto quando è facile e indolore. Carducci vuol forse dirci che l’arte in generale ha perso la sua funzione civile? Che non torneranno più Parini Alfieri Foscolo Leopardi ?
La vite invece presenta da sempre un aspetto positivo : assai diverso da quello lacrimoso tratteggiato da Zanella [“ Te, poverella vite, amo, che quando/Fiedon le nevi i prossimi arboscelli,/Tenera, all’altrui duol commiserando,/Sciogli i capelli./ Tu piangi, derelitta, a capo chino,/Sulla ventosa balza.”], qui la vite ride pampinea 5,brilla nei colori vivaci dei pampini , ma soprattutto quasi con gesto religioso e benigno (pia) matura per il poeta il vino che dà l’oblio , che saggiamente ci fa dimenticare gli affanni. Questo riferimento merita qualche parola in più.
Vino e oblio: si tratta di un motivo classico già presente nei lirici greci. “Beviamo! Perché attendere i lumi? Il giorno vola.Prendi le coppe grandi variopinte, amico. Il vino! Ecco il dono d’oblio del figliolo di Semele e di Zeus. E tu versa mescendo con un terzo due terzi, e le coppe trabocchino, e l’una l’altra spinga.” (Alceo, 11) Il vino è stato un simbolo del soprannaturale pagano : Dioniso nasce da Semele mentre è colpita dal fulmine , il fulmine produce fremito e furore come lo stato di ebbrezza nasce dal vino, uno stato che permette di sciogliere l’individuo dai suoi vincoli e dai suoi freni inibitori e che consente di ricongiungerlo alla divinità: nell’ estasi, nell’ entusiasmo , nella liberazione dei sensi. Questo cenno al sapiente oblio potrebbe sembrare un cedimento del poeta alla tematica decadente,6 quella gioia di breve durata , inafferrabile e sfuggente, che potrebbe mutarsi in nuovo dolore; ma arriva un definitivo soccorso: quattro tavole ben piallate di abete per sigillare le passioni, i desideri di altezza e di gloria mai davvero appagati e in fondo vani di fronte alla drammaticità della vita reale .
Qualche cenno biohgrafico non guasta.Per Carducci sono anni questi di dolore e di rabbia, segnati dal suicidio del fratello Dante, poi dalla morte del padre e del primo figlio Francesco, nonché da un insuccesso editoriale e letterario (Levia Gravia) che lo portò ad insultare amici e colleghi, i critici democratici e i massoni bolognesi (tanto da essere espulso dalla loggia cui aveva aderito); diceva di sé in alcune lettere di essere preoccupato perché non riusciva a stimare né ad amare più nessuno; oltre alle vicende personali e familiari ,pesavano moltissimo quelle politiche, romane come la decapitazione di due garibaldini da parte delle truppe di occupazione francesi, l’epilogo tragico della battaglia di Monterotondo e di Mentana, cresceva il suo odio verso PIO IX e verso l’insipienza dei governanti italiani, fino a scrivere “triste novella io recherò tra voi: la nostra patria è vile”(In morte di Giovanni Cairoli). In questi anni Carducci alias Enotrio Romano scrive sull’Amico del Popolo , un giornale bolognese di tendenza repubblicano-democratica, secondo il questore del tempo “un veleno che entra in tutte le vene, serpeggia e si diffonde”, nei fatti una pubblicazione molto apprezzata e largamente diffusa che si batteva a favore delle classi lavoratrici e criticava i governi moderati con toni che portarono a parecchi sequestri.
Una lettura chiarificatrice e decisamente interessante è offerta dalle note biografiche di Giuseppe Chiarini (Impressioni e ricordi di Goisuè Carducci , Bologna 1901, Memorie della vita di Giosue Carducci 1835-1907 raccolte da un amico, edizioni Barbera 1907). Afferma Giuseppe Chiarini che in fondo la generazione di Carducci era stata fortunata perché in poco tempo aveva visto compiersi avvenimenti che sembravano sogni; il piccolo Giosué, rimasto impressionato da ragazzetto (1848-1849) dai volontari che andavano a morire per l’Indipendenza dell’Italia, nel 1856 aveva cominciato a scrivere versi patriottici; si sentiva anch’egli un patriota che si rifugiava nella letteratura (Dante,Petrarca, Alfieri, Foscolo, Leopardi) perché la speranza di una concreta riscossa sembrava lontana; non apprezzava il Manzoni invece : troppa religione, troppa rassegnazione, troppo prete e come tale amico di un potere ostile, Pio IX. Carducci giovane odiava il Romanticismo, barbaro a priori ed amava invece i classici. Ricorda Chiarini :”Eravamo classicisti intransigenti e intolleranti”. Sul piano politico Carducci si spostava progressivamente a favore dei repubblicani, odiava le manovre dei monarchici che non volevano chiudere la questione romana e dopo Aspromonte era letteralmente infuriato contro il Governo e disgustato e amareggiato per i tentativi di accordo con il Papa. Visse il trasferimento della capitale a Firenze come la fine dei sogni e vide un’ elemosina da parte della Prussia e della Francia nella cessione di Venezia all’Italia. Manovre poco dignitose, “ci hanno spinto in avanti a calci in culo”, culminate con l’attacco a Roma dopo la disfatta francese.
A questo punto quattro parole è forse opportuno spenderle sulla coerenza politica di Carducci, tanto messa in discussione.
In questi anni (68-73) emerge lentamente, ma tenacemente la cosiddetta sinistra patriottica di Francesco Crispi, lungo una traccia che parte da un passato mazziniano e garibaldino e giunge fino all’adesione ad una concezione monarchica autoritaria; un cammino non certamente esclusivo del nostro poeta , ma già impostato da Garibaldi e dalla Massoneria 7e percorso anche da Carducci. Assiduo con uomini di governo come Benedetto Cairoli e Francesco Crispi, aveva aderito alla formula “Italia e Vittorio Emanuele” sia pure con qualche frustrazione e alla Loggia di Propaganda della Massoneria (1866-1870) , attratto dai principi derivati dal grande movimento positivista ( libertà, uguaglianza, fratellanza, indipendenza, progresso, anticlericalismo ) . 8 Certamente gli pesava il fatto che l’Italia, dopo tante speranze, ricoprisse un ruolo ancora decisamente marginale nell’agone europeo – soprattutto se confrontato con l’ascesa inarrestabile della Germania di Bismark – e non avesse mai dato prova di un comportamento fiero e dignitoso . Si colloca in questi anni lo spostamento politico ideologico da posizioni di sinistra estrema ( pensiero persino influenzato da Herzen e Bakunin) ad una progressiva accettazione e acquisizione dei temi e delle posizioni della borghesia monarchica, rappresentate da amici massonici che avevano fattto o stavano facendo il suo stesso cammino .
E’ il successo crescente della Germania bismarkiana che incanala il suo amor di Patria e la sua aspirazione alla Libertà sullo stesso percorso di Crispi, che Carducci ammirava e sosteneva; non si tratta della involuzione politica di un singolo personaggio, ma dello spostamento di interi settori della borghesia verso prospettive politiche diverse, che più tardi saranno definite un po’ semplicisticamente di “conservatorismo”. Nei fatti in quegli anni si arricchiscono le sue frequentazioni massoniche e con politici di peso. Più tardi scrisse con sentita convinzione che il razionalismo giacobino, mosso da Montesquieu o da Rousseau, aveva fallito mirando astrattamente a rifoggiare la società senza tener conto della storia e dei fatti, sur un modello rigido e stecchito “ ed esaltò Camillo Benso di Cavour, che aveva accettato la fede unitaria di Mazzini e Garibaldi, aveva indotto la monarchia a farsi carico della rivoluzione italiana e aveva riunificato la Patria e il popolo (Opere XVIII pp. 152 e ss.).
1 La città di Volterra tributò al poeta la cittadinanza onoraria nel giugno 1905
2 Cfr. “ Priami regnorum eversor Achilles” (Verg, Aen,XII,545) , “Oileo eversor di cttà” (Monti, Iliade, XI,974);
3 Garibaldi arruolò 40.000 volontari ; furono migliaia i morti nella battaglia di Digione;trent’anni dopo ricevette dalla repubblica francese la Legion d’Onore
4 Apollo colpito dalla freccia di Eros vuole Dafne che lo respinge e per sfuggirgli si trasforma in un arbusto; Apollo strappa un ramo, se lo mette in testa e si sente appagato e vittorioso.
5 cfr. Verg, Ecloghe, VII,58 “pampineas umbras”)
6 Cfr. Baudelaire, Lete
7 Nel 1864 le logge massoniche si fondono nel Grande Oriente d’Italia con a capo Giuseppe Garibaldi
8 Carducci era entrato in Massoneria nella Loggia Severa di Bologna già nel 1862, nel 1863 aveva composto l’Inno a Satana, poi nel 1865 era transitato nella loggia Felsinea di Bologna
PREMESSA DEL COORDINATORE (NDC)
CURRICULUM DEL DOTT. PROF. MARCO ROSA-CLOT LAUREATO IN FISICA PRESSO LA SCUOLA NORMALE SUPERIORE DI PISA A SOLI 22 ANNI CON 110/110 E LAUDE!
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PER LEGGERE L’ARTICOLO DELL’ACCADEMICO DOTT. PROF. MARCO ROSA-CLOT IN PDF CLICCARE SOTTO:
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POST DA RIVEDERE E CORREGGERE
N.B. – SE NON ESPLICITATO ALTRIMENTI, TUTTE LE FOTO, PROGETTI, SCRITTI, ARGOMENTAZIONI E COMMENTI SONO DEL COORDINATORE PIERO PISTOIA
Continua il monitoraggio botanico-educativo delle piante selvatiche, a scansione mensile, lungo un percorso, alla periferia del paese di Pomarance, che, inserito nel paesaggio floristico della Val di Cecina, ne riflette le sue caratteristiche botaniche essenziali. Data la vicinanza delle Scuole, potrebbe, nel tempo, se mai la Buona Scuola diventerà attiva, essere utilizzato anche per passeggiate scolastiche culturali ad uso didattico – infatti la comunicazione non sarà meramente descrittiva, ma spesso inserita in un processo costruttivo di ricerca/scoperta, cioè nei contesti delle OSSERVAZIONI SCIENTIFICHE scolastiche – e in generale come stimolo all’osservazione guidata della Natura Spontanea della zona, e non solo (se è vero che tutta la vegetazione italiana e delle Nazioni limitrofe, circa alla stessa fascia di latitudine risente mediamente del clima dell’area mediterranea). Questa comunicazione culturale gratuita può così ravviare il concetto di diversità biologica e attivare una interazione più diretta e positiva con il mondo della Natura.
CURRICULUM DI PIERO PISTOIA
piero-pistoia-curriculumok (#)
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PER CHIARIRE, LE PARTI DEL COORDINATORE INIZIANO CON LA SIGLA ‘NDC’ E TERMINANO CON ‘FINE NDC’, a guisa di INTERMEZZI SU RIFLESSIONI, NUOVE PROPOSTE, ARGOMENTAZIONI E COMMENTI . TUTTO CIO’ INFATTI CHE NON E’ COMPRESO FRA QUESTE DUE SIGLE E’ OPERA DELL’INGEGNO DI SOFIA!
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NDC Piero Pistoia
L’alto numero di foto in GIUGNO in successione lineare, ci costringe a ripartire da LUGLIO 2016 nella QUINTA PARTE.
COME NELLE ALTRE PARTI I TESTI QUALIFICATI DI RIFERIMENTO PER QUESTO LAVORO SONO PRINCIPALMENTE I SEGUENTI (consigliamo i lettori di procurarseli per i riferimenti, l’approfondimento e la qualificazione delle biblioteche personali!)
EUGENIO BARONI “GUIDA BOTANICA D’ITALIA” Ed. CAPPELLI
PIETRO ZANGHERI “FLORA ITALICA Vol. I-II-III” Ed. CEDAM
SANDRO PIGNATTI “FLORA D’ITALIA Vol. I-II-III” Ed. EDAGRICOLE
EDUARD THOMMEN “ATLAS DE POCHE DE LA FLORE SUISSE” EDITIONS BIRKHAUSER BALE.
N.B. – Il testo precedente di THOMMEN è stato perduto e sostituito dal testo acquistato ad hoc:
E. THOMMEN e A. BECHERER con lo stesso titolo, ma con EDITORE, SPRINGER BASEL AG; più recente, comprende anche le nazioni straniere limitrofe. Si tratta della sesta edizione redatta da Aldo Antonietti.
VENGONO ANCHE CONSULTATE DUE GROSSE ENCICLOPEDIE SUL REGNO VEGETALE, L’UNA EDITA DA VALLARDI E L’ALTRA DA RIZZOLI; E SVARIATI ALTRI TESTI SECONDARI DI DIVERSE CASE EDITRICI CHE NOMINEREMO QUANDO NECESSARIO.
A questi testi si farà continuamente riferimento esplicito e si spera che Autori ed Editori permetteranno di trasferire qualche disegno schematico di chiarimento dai loro testi a questo post, il cui unico obiettivo è e rimarrà solo quello di ‘costruire’ e comunicare didatticamente cultura, per quanto ci riesce, sempre del tutto gratis. Questo blog non ha alcun fine di lucro ed è auto-finanziato. Comunque siamo disponibili nell’immediato a qualsiasi intervento su questo post su avvertimento (al limite, se necessario, anche a sopprimerlo!)
Il testo teorico di riferimento sarà:
Carlo Cappelletti “BOTANICA, Vol. I° e Vol II°”, UTET
NOTE DEL COORDINATORE SU UNA PIANTINA, PER NOI, DI NON FACILE CLASSIFICAZIONE (Inula conyza)
Chi volesse da subito gettare uno sguardo alla storia e alle caratteristiche della pianticella Inula conyza, oggi in fiore presso il Podere Ponsino, può cliccare sulla seguente espressione ‘calda’:
Per anticipare, l’Inula conyza è una composita che, in pieno inverno, si presentò in alcuni punti del percorso (circa nella zona dove oggi, a fine luglio, è finalmente fiorita) con grandi rosette di base molto vegete, che, però, furono presenti per qualche mese e poi regredirono e scomparvero (seguono Foto di P. Pistoia).
Foglie di base peduncolate
Le prime ipotesi (una Primulacea o una Borraginacea…) risultano poco probabili e molto a rischio (Popper avrebbe detto ‘molto’ scientifiche in quanto facilmente falsificabili). In effetti ci sono voluti molti mesi di attesa, fino alla sua fioritura in luglio, per poter individuare con sicurezza la famiglia (Composite) e poi il genere e forse la specie. Bisogna dire che solo l’intuitiva Sofia, già allora, pensava ad una Asteracea ed aveva ragione.
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L’Epilodio è un’altra piantina, fotografata in luglio nel fossetto sotto la grossa quercia di riferimento a tre tronchi, sulla quale è possibile raccontare una storia sul processo di classificazione; per vederne l’inizio della storia e gli aspetti più significativi cliccare sotto su “EPILODIO”, che rimanderà poi anche alla PARTE QUARTA.
Oggi 30 luglio di sabato rimane forse solo una piantina vegeta di Epilobio sotto la quercia a tre tronchi. Da tempo esiste ancora una piantina di I. conyza, di piccola taglia, che sta fiorendo, sempre nella discesa verso il Mirto, poco dopo la grossa quercia cava, sulla sinistra proprio davanti ad una entrata nella vigna (sotto strada a destra).
Il 4 di Agosto quella solitaria piantina di Epilobio sotto la quercia di riferimento presenta ‘esplosi’ tutti i suoi frutti.
VIENE TRASFERITO IL MEMORABILE LAVORO FOTOGRAFICO E DI CLASSIFICAZIONE DI SOFIA ANCHE PER IL MESE DI LUGLIO 2016, RELATIVO AL PERCORSO SCELTO.
FINE NOTE DEL COORDINATORE
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LA CENTAUREA solstizialis
Centaurea solstizialis: <- clicca per vedere dove di trova la C. solstizialis.
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NDC Piero Pistoia su C. solstitialis: Spina gialla o Calcatreppola; fusti diffusi o ascendenti, raramente eretti con tomento ragnateloso; rami abbondanti alati; foglie scabre verde-grigie, le basali a contorno spatolato, pennato-lobate o pennato-sette a 2-3 lobi per parte; foglie cauline lanceolate, semiamplessicauli; capolini (2.5-3 cm) con involucro piriforme (10 x 12 mm), squame largamente ovate, terminate da spine robuste; fiori gialli, gli esterni fino a 2 cm; acheni neri 2.5 mm con pappo fino a 5 mm.
Leggere in Zangheri, opera citata
Centaurea solstitialis
5676 – capolino e foglia basale
5677 – brattea involucrale
Da Pignatti, opera citata:
Da Thommen e Becherer, opera citata:
2850 – CENTAUREA Solstitialis
FINE NDC
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IL CLINOPODIO
Clinopodium nepetea: <- clicca per vedere dove si trova.
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INULA viscosa e PULYCARIA dysenterica
Enula viscosa: clicca per vedere dove trovarla nel percorso.
INULA viscosa (Dittrichia viscosa); N.B. – HO CORRETTO IL NOME DEL GENERE (?)
Talmente viscosa che riesce a trattenere un malcapitato ragno e i pappi delle asteracee vicine.
Non è ancora nel periodo della fioritura, a differenza di una pianta vicina, che talvolta si mescola insieme e diventa confondibile: la Pulicaria dysenterica, che già mostra i suoi capolini gialli.
Ho fotografato questi gruppi di piante, nel tratto di discesa verso il Mirto, poco sotto la quercia di riferimento.
PULICARIA dysenterica
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DIPSACUM fullonum (CARDO DEI LANAIOLI)
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EPILOBIO
Epilobium: clicca per vedere dove trovare nel percorso il cardo e l’epilobio
Dipsacum follonum:
Sempre lungo la discesa verso il Mirto, anche questa volta ho fotografato il Cardo dei lanaioli (Dipsacum follonum) durante la piena fioritura.
Con minor successo ho cercato nuovamente di fotografare pure l’Epilobium col suo curioso piccolissimo fiore all’apice del baccello.
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NDC Piero Pistoia : Per precisazioni sulla storia della classificazione e ipotesi sulla specie di questa pianticella della famiglia delle Onagraceae (EPILOBIO), vedere la PARTE QUARTA, cliccando all’inizio sul link interno EPILOBIO.
Da OSSERVARE NEL TESTO DI E. Thommen; 1866 Epilobium angustifolium; ho perduto il testo originale del 1961; questo schizzo sbiadito è stato ripreso da E. Thommen e A. Becherer del 1993, testo , pure originale, che riporta purtroppo schemi più sbiaditi!
FINE NDC
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FOENICULUM vulgare
Foeniculum vulgare: <- clicca per vedere dove si trova.
Foeniculum vulgare
Anche questa pianta è presente in diversi punti del percorso.
Le foto riguardano la discesa verso il Mirto, che in questo periodo assolato offre la maggior varietà di tutte le specie che cerchiamo di individuare ed elencare.
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OSSERVAZIONE DI PICCOLI FRUTTI DI ARBUSTI
Osservazione piccoli frutti di arbusti
Osservazione piccoli frutti di arbusti
Osyris alba: il piccolo arbusto, mostra le sue bacche ancora verdi. Si trova all’inizio percorso sul lato dx della strada. (Argine tufaceo, vicino alla Nepitella)
Prunus spinosa: la pianta si trova in vari tratti del percorso. La foto si riferisce a quella sul lato sx all’inizio discesa del Mirto, praticamente insieme alle more. Anche se le piccole ‘prugnole’ mostrano un bel colore violaceo, la loro maturazione avverrà in autunno inoltrato, malgrado il sapore rimanga ugualmente asprigno. (Buone per liquori e marmellate)
Rosa arvensis: dopo i bei fiori profumati che accompagnavano ogni nostra visita al percorso, la pianta mostra orai suoi frutti ancora verdi, con la tipica sporgenza legnosa che favorisce l’identificazione della specie. (Foto davanti Sant’Anna)
Rubus fruticosus : ancora acerbe le sue more, cominciano a colorarsi leggermente di rossastro. (Foto inizio discesa Mirto, lato sx)
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INULA conyza
Inula conyzae: <- storia di una classificazione di Sofia
Questa pianticella che ci ha tenuto nell’incertezza per la sua identificazione fin dall’autunno-inverno dello scorso anno, finalmente sta sbocciando i suoi capolini.
(………..bene o male avevo capito a suo tempo che si trattava di un’Asteracea!….)
Le foto si riferiscono alle piante che si trovano vicine al Ponsino, sia sul lato dx che sx della strada.
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NDC Piero Pistoia – Si tratta di piante con foglie basali grandi picciolate e con foglie cauline non decorrenti, ma a base cuneata più piccole delle basali, a pagina inferiore finemente tomentosa; fusti e gli involucri dei capolini, più o meno rossastri, i fiori periferici sono praticamente prive di ligule.
VEDERE LO SCHEMA DA: S. Pignatti “Flora Italica Vol. III”, EDAGRICOLE
5104 I. bifrons; rametto fiorito e foglia inferiore
5105 I. conyza ; foglia
E LO SCHEMA DA P. Zangheri “Flora italica II”, CEDAM
FINE NCD
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LACTUCA serriola
Lactuca serriola <- dove si trova nel percorso.
Si trova qua e là in vari punti del tragitto, ma le foto di si riferiscono alle piante che spuntano pochi metri dopo l’ingresso della residenza San Domenico, sull’argine dx vicino ai cipressi.
La pianta, confondibile con altre specie commestibili, è in realtà un poco tossica e il suo latice appiccicoso, può essere urticante per le pelli sensibili e per le mucose.
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Osservazione di varie forme di…
Osservazione di varie forme di ‘contenitori’ di semi di piante erbacee:
Filipendula, osservata sempre nella discesa Mirto.
Scabiosa columbaria, fotografata vicino alla rete che costeggia il pelago, dove tuttora è in piena fioritura.
Silene alba, il suo curioso contenitore a palloncino sembra abbia dato il nome alla pianta, in quanto Sileno compagno di bevute di Bacco, si narra che avesse una pancia che ricordava la forma del frutto di questa specie. Fotografata vicino al margine dell’oliveta, lato sx strada, inizio percorso.
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VERBASCUM sinuatum
Verbascum sinuatum
Le foto riguardano il gruppo di piante nello spazio sul lato dx della strada, davanti Poggio Bartolino (credo si chiami così casa Fontanelli).
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NOTE DEL COORDINATORE (NDC)
Nel corso dei mesi, ma specialmente col passare degli anni potrà accadere che il pezzo di cammino scelto per lo studio floristico di pianticelle selvatiche (erbacce), cambi di aspetto, ma certamente le informazioni botaniche offerte relative ad esso, che dipendono essenzialmente da ragioni astronomiche, continueranno a ‘vivere’ nella memoria infinita di internet praticamente per sempre, per cui anche in un futuro molto lontano potrebbe avere senso per quegli umani poterle riutilizzare in qualche modo. Così riteniamo che sia probabile che questo esperimento venga a configurarsi come una via aperta a svariate possibilità per studiare la Natura.
FINE NDC
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I PRIMI DI AGOSTO, LE FOTO DI SOFIA e relativi commenti
Acero tribolo commento in testo
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CHENOPODIUM album
Chenopodium album commento in txt
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CLEMATIS vitalba
Clematis vitalba commento in txt
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DAUCUS carota
Daucus carota commento in txt
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Galatella linosyris commento in txt
Inula conizae commento in txt
LEGGERE in Thommen e A.Becherer 1993; 2682 Inula conyza
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LEPIDIUM graminifolium
Lepidium graminifolium commenti in txt
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NIGELLA damascena
Nigella damascena commento in txt
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RUMEX crispus
Rumex crispus commento in txt
ANCORA IL LAVORO FOTOGRAFICO SUL CAMPO E BREVI COMMENTI DI SOFIA DATATI IL I° SETTEMBRE 2016
piante-osservate-il-giorno-1-settembre : se ci clicchi ottieni il testo di Sofia che segue
Piante osservate il giorno 1 settembre.
Nonostante i due giorni di pioggia, il percorso preso in considerazione per l’osservazione delle piante, mostra quasi esclusivamente graminacee secche lungo i bordi della strada e nei campi adiacenti.
Perlustrando con maggiore attenzione, sono riuscita a trovare qualche eroica specie sopravvissuta al ventoso caldo estivo del mese di agosto.
Chenopodium album: già fotografato nelle ultime osservazioni, ora grazie alla vicinanza del grosso mucchio di letame, di fronte alla residenza del Ponso, è notevolmente cresciuto.
Coniza bonariensis (Erigeron bonariensis). Non di certissima identificazione, anche questa piantina infestante su tutto il percorso, ha resistito al calore estivo. Le foto si riferiscono a quella vicino al letame, che la fa crescere vigorosa.
3 Asteracee a confronto. Molto simili, queste tre specie le ho osservate sul lato dx della strada, lungo la discesa che dal Ponso, porta a San Domenico.
Inula viscosa: capolino giallo, come le altre e foglie appiccicose che la contraddistinguono.
Pulicaria disenterica: Molto simile all’Inula viscosa, talvolta i cespugli delle due specie crescono vicini da sembrare un’unica pianta.
Jacobea vulgaris, viene anche chiamato Senecio di San Giacomo. Prossimo alla fioritura. I capolini rassomigliano molto alle specie già descritte, ma le foglie sono totalmente diverse, ricordano quelle del crisantemo.
Bacche (Cinorrodi) di Rosa canina e Rosa arvensis: giunto il periodo di maturazione per entrambe le specie, si possono facilmente notare le differenze che aiutano per un sicuro riconoscimento delle due piante. Nella Rosa canina le infruttescenze, sono di forma piuttosto ovale-allungata, mentre per la Rosa arvensis si presentano più rotondeggianti e più numerose sul ramoscello, distinguibili soprattutto per i residui della colonna dello stilo. (Fotografati davanti la residenza S.Anna, nel cespuglieto sul lato dx della strada).
Rubia peregrina: di fronte a san Domenico, lato sx, aggrovigliata ad altre piante di rovo ho notato i piccoli frutti della Rubia ancora verdi, che saranno maturi in autunno.
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Note del coordinatore P. Pistoia (NDC) – Per leggere le argomentazioni sulla classificazione della CONYZA bonariensis andare nella PRIMA PARTE dopo la cartina, e cliccare sul link CONYZA o ERIGERON? Sembra che l’ERIGERON bonariensis non risulti nei testi controllati.
FINE NDC
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Seguono le foto di Sofia
CHENOPODIUM album
CONYZA bonariensis
INULA viscosa
JACOBEA vulgaris
PULICARIA disenterica
ROSA arvensis
RUBIA peregrina
IL 19 SETTEMBRE SOFIA HA MANDATO IL SUO DIARIO FLORISTICO RELATIVO AL SOLITO PERCORSO. SEGUONO LE FOTO DELLE PIANTICELLE EMERGENTI ED IL SEGUENTE COMMENTO:
CLICCARE SU:
piante-osservate-il-19-settembre in Word
OVVERO LEGGERE IL CONTENUTO DEL LINK, di seguito
Cyclamen ederifolium:
Si trova soprattutto sul lato sx della strada, poco dopo l’inizio e prosegue fino a poco prima della traversa che porta all’oliveta. Questo Ciclamino, già descritto lo scorso anno è molto simile al Cyclamen repandum, che fiorisce invece in primavera, ha un colore più intenso ed è profumatissimo.
Parietaria officinalis:
Fotografata proprio sotto l’argine del podere Ponsino, vicino al tronco di un cipresso. Questa pianta officinale, dai molteplici utilizzi, viene sempre un po’ ignorata, dato che non è molto appariscente. In questo periodo prosegue la sua fioritura, che dalla primavera continua fino all’autunno.
Crataegus:
Tra le bacche che maturano in questo periodo, nelle siepi di arbusti di fronte al podere Sant’Anna, ho osservato quelle del ‘Biancospino’. (Non so se la specie sia ‘monogyna’ o ‘laevigata’. La prossima volta osserverò se il frutto abbia un solo seme o più)
Synphyotricum (NDC: Symphyotricum ) squamatum :
Di fronte alla casa col pelago, nell’argine dx della strada spunta questa Asteracea dai fiori minuscoli. A lato della stessa casa ne ho osservata un’altra pianta piuttosto grande. Altre piante sono lungo la discesa che porta al Mirto (lato sx), poco dopo la quercia col tronco biforcato, che di solito prendiamo come riferimento.
Galatella linosyris:
Finalmente questa graziosa asteracea autunnale sta per rifiorire, proprio vicino al cartellino con la sua descrizione. Anche a pochi metri di distanza, sullo stesso argine ne sono spuntate numerose altre piante, che non erano presenti lo scorso anno.
Helianthemus (NDC: o Helianthus?) tuberosus:
Dopo San Sebastiano, sotto l’argine dx del piccolo slargo, dove la strada comincia a scendere per il Mirto, ho notato questa pianta che di solito colonizza zone con presenza di umidità. In effetti avvicinandomi, il luogo mi è sembrato che corrispondesse a tali caratteristiche, infatti poco più avanti sono presenti anche dei salici.
Verbena officinalis:
Prosegue la fioritura della piccola Verbena, fotografata proprio sotto la grande quercia, nella discesa verso il Mirto.
Cornus sanguinea:
Sempre nelle immediate vicinanze della quercia di riferimento, lato sx della strada, ho notato degli arbusti di Corniolo sanguinello, con le piccole bacche mature e le foglie che fin da ora stanno assumendo la caratteristica colorazione rossastra che ha determinato anche l’epiteto del suo nome.
SEGUONO LE FOTO DI SOFIA RELATIVE ALLE INFORMAZIONI PRECEDENTI
Cyclamen ederifolium
Parietaria officinalis
Crataegus (o biacospino)
Synphyotricum (NDC: Symphyotricum) squamatum (?)
Galatella linosyris
Helianthus tuberosus (topinambur)
Verbena officinalis
Cornus sanguinea
Un insetto stecco?
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NDC Piero Pistoia – Siamo ai primi di ottobre 2016 e rinascono timidamente le piantine della precedente primavera come il terracrepolo (l’Asteracea Richardia picroides); alcuni esemplari si notano davanti al podere Poderino, sull’argine per salire, sopra strada, al prato di S. Barbara.
Più numerose piantine che volg. chiamiamo piscialletto o pisciacani , estremamente polimorfi (assomigliano ai terracrepoli) sempre in via del Poderino, scendendo verso sud, a destra nel campetto subito dopo il confine con la proprietà Borghetti, prima dell’incrocio con via dei Filosofi. così ad occhio potremmo rischiare come primo tentativo di ipotesi che si tratti di Taraxacum officinale, visto che in gergo i piascialletto si chiamano anche tarassachi.
Taraxacum officinale (?)

Taraxacum officinale (?) (capolini, lunghezza caule, forma foglie della rosetta basale, radice, boccio). Petali periferici arrossati all’esterno. La radice spesso sembra si divida all’inizio.

Taraxacum officinale (?) (lunghezza caule unico dei campioni, max=40-45 cm). Impossibile osservare ora gli acheni, necessari alla classificazione. Seguiremo la fruttificazione.
DESCRIVIAMO ORA I CAMPIONI OSSERVATI: aspetto erbaceo; da una radice tendenzialmente a fittone partono alcuni fusti semplici (spesso uno solo) (max 40-50 cm) poco ramosi (1 o 2 volte biforcati), fogliosi in basso , con foglie inferiori sinuate o pennato-lobate, le altre cauline, più rare, lanciolate abbraccianti intere o dentate; squame dell’involocro esterno, cuoriformi alla base; capolini gialli, talora con ligule periferiche leggermente macchiate, rigonfi alla base poi cilindrici.
CARATTERISTICHE DEL TARAXACUM officinale
Il tarassaco officinale è un gruppo estremamente polimorfo, con radice a fittone dapprima indiviso poi ramificato. Al colletto della radice si avvolgono squame brunastre o nerastre. Foglie con nervature reticolate, grossolanamente dentate o lobate; raramente intere, ma anche incise fino alla nervatura centrale; si restringono in un picciolo talora alato; capolini grandi 2.5-4 cm; uno o più cauli (15-30 cm), glabri, per ogni radice partono dalla rosetta, scapi cavi, lattiginosi che portano alla cima ciascuno una inflorescenza a capolino giallo-dorato; squame involucrali esterne lineari, generalmente ripiegate verso il basso.
Da OSSERVARE IN E. Thommen e A. Becherer : 2919 – Taraxacum officinale (dent-de-lion). Abbozzo di radice, rosetta di base, seme con pappo, squame involucrali e capolino
Intanto confrontando le caratteristiche del campione osservato con la scheda del T. officinale, rileviamo alcune discordanze (nel campione notiamo cauli più brevi, foglie senza nervature reticolate, petali periferici arrossati all’esterno e le squame involucrali non sono inflesse verso il basso e, nei casi osservati, per ogni radice usciva un solo caule); e’ probabile che l’ipotesi sia falsa. Forse potrebbe trattarsi di un Dente di Leone (genere Leontodon) od altro. Vedremo.
FINE NOTE DEL COORDINATORE
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Il link classifica le piantine fotografate nei diversi punti del percorso
Contenuto del link precedente:
Percorso del 3 ottobre 2016
Asparagus acutifolius: nella discesa verso il Mirto, sul lato dx della strada, spunta questa pianta che ci mostra le sue piccole bacche verdi, non ancora mature. Foto 3
1 -Linaria vulgaris
2 – Cornus sanguinea
3 – Amarantacea
4 – Verbascum blattaria
6 – Galatella linòrysis
7 – Asparagus acutifolius
8 – Carex pendula
PIANTICELLE SPONTANEE FOTOGRAFATE DA SOFIA IL 19 OTTOBRE 2016
CLICCARE SOTTO PER VEDERE IN TXT IL SUO COMMENTO
3 foto di Cicorium intybus
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5 foto di Uruspermum dalecampii
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3 foto di Soncus oleareus
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4 foto di Reicardia picroides
INIZIO NDC (note del coordinatore)
VEDERE SCHEMI DI Reicardia picroides
DA PRECISARNE I RIFERIMENTI E COMMENTI NELLE O. C.
IN S. Pignatti
E VEDERE IN P. Zangheri
395 – Capolini di R. picroides
5895 – Capolino di R. picroides; 5896 – Pianta di R. picroides; 5897 – Frutto di R. tingitana; 5898 – Foglia caulina di R. picroides, susp. intermedia.
…….. E schema del T. officinale da Thommen
Che cos’era la pianticella delle Asteraceae, osservata all’inizio di ottobre, di cui abbiamo fatto l’ipotesi a rischio: Traxacum officinale? E’ una Ricardia picroides? O un dente di Leone? O…… Confrontiamo i suoi schemi e la sua descrizione dai testi, con le osservazioni sulla pianticella precedentemente fotografata dal coordinatore, che la propose fortemente incerta come ipotesi iniziale.
1 – E’ necessario fare la descrizione diretta del campione osservato, cioè fare una prima scheda provvisoria con le caratteristiche botaniche notate, guardando direttamente la piantina in posto e osservando le foto. Se la piantina è incompleta descrivi quello che vedi! Se non si ricava nessuna caratteristica si passa ad un’altra piantina e l’altra si osserverà in futuro.
2 – Da questa prima descrizione si formula l’ipotesi che in generale sarà incerta.
3 – Ora si passa al controllo (EE di Popper). Con l’ipotesi dai testi o appunti (o ricordi) descrivi le ‘vere’ caratteristiche della piantina ipotizzata (seconda scheda) e guardi se ci sono differenze e dove sono con la prima scheda ipotetica; individuare dove sono le differenze aiuteranno a formulare le ipotesi successive, se ci sono.
4 – Da questo controllo evinci se l’potesi è corroborata o falsificata.
Da continuare l’argomentazione….
FINE NOTE DEL COORDINATORE
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3 foto di BORRAGINE
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6 foto della Rubia peregrina
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5 foto di RUBIACEA
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CONTENUTO DEL FILE DI TESTO DEL 19 OTTOBRE
Percorso del 19 ottobre
L’autunno è abbastanza avaro di nuove piantine da osservare.
Mi ha incuriosito la rassomiglianza di alcune piante, tra l’altro commestibili e ho cercato con qualche foto di metterle a confronto.
1) Cicorium intybus
2) Uruspermum dalechampii
3) Soncus oleraceus
4) Reicardia picroides
5) Inoltre ho notato diverse piante di Borragine, che cominciano a spuntare di nuovo, soprattutto nel luogo dove era posizionato il cartellino identificativo. (sotto l’argine dx della strada, appena oltrepassato il Ponsino)
6) Spunta di nuovo anche la Mercurialis annua con i timidi fiorellini bianco-verdastri. (proprio vicino alla Borragine)
7 – 8) Due Rubiacee a confronto. Sicuramente una è la Rubia peregrina, già osservata la scorsa primavera, con le sue foglie coriacee, appiccicose e pungenti e il suo stelo quadrangolare. Mentre l’altra, dall’apparenza molto simile, ma di consistenza più erbacea, potrebbe essere un’Asperula o con probabilità un Galium laevigatum……chissà? Aspetteremo la fioritura, per poterle osservare ancora meglio. (Anche questa sull’argine dx della strada sotto la filata di cipressi, vicino alla Borragine).
SOFIA
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NDC – Piero Pistoia,
nella passeggiata PARTE SECONDA vicino all’inizio del post già fotografò queste due Rubiaceae su cui espresse dubbi, chiariti ora da Sofia: si tratta di due generi diversi : la coriacea Rubia peregrina e l’altra erbacea, più delicata, apparterrebbe ipoteticamente al genere Asperula o al genere Galium; per la seconda ha ipotizzato anche la eventuale specie, G. levigatum.
Il 10 ottobre del 20015 sull’argine all’inizio della proprietà S. Anna fotografai campioni forse di asperula ‘nascente’ e ‘matura’; allora scrissi, sul campione osservato, “si nota un fusto quadrangolare, la successione ai nodi di verticilli di 6-8 foglioline oblunghe lanceoloate e uninervie; presenza di ramoscelli all’inizio dei verticilli. Nelle ‘adulte’ le foglie ai verticilli sono meno numerose (max 6) e puntate; le adulte hanno l’aspetto più massiccio. Qui si precisa che si tratta di due specie diverse.
IN TOMMEN E BECHERER o.p. citata
2494 – Asperula arvensis
2497 – Galium glaucum
2518 – Galium sylvaticum
2519 – Galium pumilium
2524 – Galium mollugo
2525 – Rubia peregrina
da continuare l’argomentazione sui testi per il controllo!
fine NDC
IN CORSO DI PUBBLICAZIONE….
piero-pistoia-curriculumok (0)
e.c. sostituire a EPSS, SPSS
Segue il saggio “L’ambiente naturale ed il paesaggio in Provincia di Pisa” del dott. prof. Riccardo Mazzanti, accademico dell’Università di Pisa. I titoli degli altri scritti e relativi autori saranno nominati nell’indice a pag.3 della raccolta, inserito nel precedente saggio insieme alla prefazione.
GEOGRAFIA_PROV_PISA_scansione0001
FOTO DELL’ARTICOLO LEGGERMENTE INGRANDITE E CHIARIFICATE
Riccardo Mazzanti
N.B. – SE NON ESPLICITATO ALTRIMENTI, LE FOTO, PROGETTI, SCRITTI, ARGOMENTAZIONI E COMMENTI SONO DEL COORDINATORE PIERO PISTOIA (NDC)
Continua il monitoraggio botanico-educativo delle piante selvatiche, a scansione mensile, lungo un percorso, alla periferia del paese di Pomarance, che, inserito nel paesaggio floristico della Val di Cecina, ne riflette le sue caratteristiche botaniche essenziali. Data la vicinanza delle Scuole, potrebbe, nel tempo, se mai la Buona Scuola diventerà attiva, essere utilizzato anche per passeggiate scolastiche culturali ad uso didattico – infatti la comunicazione non sarà meramente descrittiva, ma spesso inserita in un processo costruttivo di ricerca scoperta, cioè nei contesti delle OSSERVAZIONI SCIENTIFICHE scolastiche – e in generale come stimolo all’osservazione guidata della Natura Spontanea della zona, e non solo (se è vero che tutta la vegetazione italiana e delle Nazioni limitrofe, circa nella stessa fascia di latitudine, risente mediamente del clima dell’area mediterranea). Questa comunicazione culturale può ravviare il concetto di diversità biologica e attivare una interazione positiva con il mondo della Natura.
COME NELLE ALTRE PARTI I TESTI QUALIFICATI DI RIFERIMENTO PER QUESTO LAVORO SONO PRINCIPALMENTE I SEGUENTI:
EUGENIO BARONI “GUIDA BOTANICA D’ITALIA” Ed. CAPPELLI
PIETRO ZANGHERI “FLORA ITALICA Vol. I-II-III” Ed. CEDAM
SANDRO PIGNATTI “FLORA D’ITALIA Vol. I-II-III” Ed. EDAGRICOLE
EDUARD THOMMEN “ATLAS DE POCHE DE LA FLORE SUISSE” EDITIONS BIRKHAUSER BALE.
VENGONO ANCHE CONSULTATE DUE GROSSE ENCICLOPEDIE SUL REGNO VEGETALE, L’UNA EDITA DA VALLARDI E L’ALTRA DA RIZZOLI; E SVARIATI ALTRI TESTI SECONDARI DI DIVERSE CASE EDITRICI CHE NOMINEREMO QUANDO NECESSARIO.
A questi testi si farà continuamente riferimento esplicito e si spera che Autori ed Editori permetteranno di trasferire qualche disegno schematico di chiarimento dai loro testi a questo post, il cui unico obiettivo è e rimarrà solo quello di ‘costruire’ e comunicare didatticamente cultura, per quanto ci riesce, sempre del tutto gratis. Comunque siamo disponibili nell’immediato a qualsiasi intervento su questo post su avvertimento (al limite, se necessario, anche a sopprimerlo!)
Il testo teorico di riferimento sarà:
Carlo Cappelletti “BOTANICA, Vol. I° e Vol II°”, UTET
Con GIUGNO 2016 inizia la PARTE QUARTA di un nuovo ciclo di diari osservativi sulla flora selvatica dello stesso percorso.
Chi volesse da subito informazioni sulle seguenti piantine può chiccarci sopra:
EPILOBIO con schemi e ipotesi sulla specie
EPILOBIO1 per vedere altre foto di Epilodio
ALTHEA cannabina con schemi
Per la storia della classificazione della ALTHEA cannabina, chiccare anche, nella PARTE PRIMA, sul link interno ‘ALTHEA cannabina’ subito dopo la cartina topografica del percorso.
NDC – Da chiarire ancora sui riferimenti. Lungo la sterrata dopo il primo cartello per il mirto, dopo una decina di metri scendendo, sulla destra parlammo di una ‘roverella’; si tratta del grosso albero scavato, nero all’interno? Poi Sofia ha parlato ultimamente (nella PARTE TERZA) di due riferimenti lungo la stessa sterrata. Dalle foto sembrano lo stesso albero: una grossa quercia a tre tronchi; scendendo si trova sospeso sul piccolo argine a sinistra, a una ventina di metri dal precedente? Si tratta ancora di una roverella? Guardare la foto e rispondere alle domande. Le foglie attribuite alla roverella, hanno la parte superiore più bombata e meno seghettata di quelle della quercia? Ovvero le foglie non sono utili per la differenza? Quali sono le differenze fra quercia e roverella ora che hanno le foglie? Le foglie attribuite per ipotesi alla roverella sono state staccate dal grosso cavo nero e dall’altro riferimento; le altre da un’altra pianta che mi è sembrata una quercia. Insomma lungo la sterrata ci sono altre roverelle?
UNA SINTESI SULLE DIFFERENZE fra Quercus robur e Q. petraea, a cura di P. Pistoia
Quercus robur (Farnia o Quercia s. l. ) Rovere (Quercus petraea)
Foglie: con picciolo breve -> con picciolo lungo
due orecchiette asimmetriche -> nessuna orecchietta
max terzo superiore -> max a metà foglia
ambedue le facce glabre -> le due facce diverse
picciolo foglia assente -> picciolo lungo
Frutto: peduncolo lungo -> peduncolo breve
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Ecco le risposte_commento di Sofia
Per quanto riguarda il riconoscimento delle varie specie di Quercia, non è proprio cosa facile, diciamo che talvolta è un vero rompicapo.
Le 4 specie più similari, si differenziano per pochi particolari e solo un occhio esperto attento all’osservazione, durante tutte le fasi annuali di vita
della Querce, può notare queste piccole differenze.
La Rovere (Quercus petrea) è la specie più diffusa dalle nostre parti. Le differenze che la distinguono dalle altre riguardano solo la foglia e il frutto.
La foglia mostra un peduncolo evidente che la sorregge. La parte superiore della foglia è glabra mentre quella inferiore leggermente, e non sempre, pelosa. La larghezza massima della foglia si ha nei lobi più bassi (più o meno nel terzo). Un altro particolare che la contraddistingue è l’assenza del peduncolo della ghianda.
La Roverella (Quercus pubescens) è molto simile alla rovere (infatti sono queste due specie che si possono maggiormente confondere tra di loro). Come suggerisce il nome è riconoscibile per i rametti giovani peluriosi. Pure la parte sottostante della foglia è nettamente più pubescente della Rovere. Anche i frutti e il loro peduncolo sono similari tra le due specie perciò facilmente confondibili. La roverella ha la cupola con squame più appressate e più vellutate, inserite per metà sul frutto, ma non sempre è evidente questa piccola differenza.
La Farnia (Quercus robur) è già più riconoscibile dalle altre. Le sue foglie hanno larghezza massima nei lobi più alti, ma soprattutto non hanno peduncolo. Alla loro base hanno due piccoli lobi come orecchiette. Glabre su tutte e due le pagine. La ghianda invece ha un peduncolo lunghissimo ed è lunga e più elegante delle altre.
Nelle nostre zone, non ne ho viste molte, solo in Farneta, Berignone e lungo il torrente Secolo…..ma se vuoi osservarne alcune in paese, devi andare dietro l’edificio del teleriscaldamento!!!!
Il Cerro (Quercus cerris) comunissimo ovunque nei dintorni, ha le foglie profondamente lobate, tanto che talvolta i lobi sono così scavati che raggiungono la venatura centrale della foglia. La ghianda è inconfondibile perché è inserita in una cupola tutta arricciata.
Ma le querce, estremamente polimorfe e ibridabili possono ingannare anche le persone più esperte!
IL RICCO REPERTORIO DI FOTO LUNGO IL PERCORSO DI SOFIA IL 6-GIUGNO-2016 CHE PRATICAMENTE ESAURISCE TUTTO IL POST, eccetto il commento sull’EPILOBIO e la proposta della sua specie
LA COMPOSITA Cotha altissima
Dove si può vedere C. altissima nel percorso:
LA BORRAGINACEA Echium volgare
Dove si può vedere E. vulgare nel percorso:
L’ Apiacea Eryngium campestre
Dove si può vedere E. campestre nel percorso:
Questa pungente Apiacea già fiorita, si trova sul lato sx della strada, proprio sul margine accanto all’asfalto, vicino alla vigna, a 30 metri dal Ponso (NDC: scendendo verso San Domenico).
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LA RUBIACAEA Galium mollugo
Dove si trova G. mollugo nel percorso, clicca :
La piantina di Galium è presente un po’ ovunque su tutto il percorso. Le foto si riferiscono a quella vicino la fossetta poco prima del Ponsino.
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CONFRONTO FRA DUE FAGACEE del genere Lathyrus
Per vedere dove si trovano nel percorso ed altro, cliccare su:
Solito confronto con due fabacee
Confronto con due fabacee simili:
Lathyrus sylvestris: sul lato dx della strada, di fronte alla rete che dopo 20 metri circa, porta al pelago dopo Sant’Anna.
Lathyrus odoratus: sul lato sx della strada davanti all’ingresso di san Domenico, dove iniziano i cipressi.
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La CARYOPHYLLACEA Petrorhagia prolifera
Per vedere dove osservare questa Caryophyllacea, cliccare su:
Una piccolissima Caryophillacea che ho notato mentre osservavo altre piante, sul lato dx della via, dove si apre in uno slargo, che curva per la discesa che porta al Mirto. Davanti Poggio Bianco (da chiarire)
FINE REPERTORIO
NDC – Da ricordare che Poggio Bianco è la zona al termine della via sterrata indicata dal primo cartello per il Mirto, oltre il secondo cartello!
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SCHEMI E SCHIZZI DELLE Cariophyllaceae descritte
da P. Zangheri “Flota Italica II”, CEDAM
da continuare…
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LA CRUCIFERA Raphanus raphanistrum
Per vedere dove si trova questa Crucifera, cliccare su:
Si tratta di un Ravanello selvatico fotografato sullo spiazzo a dx, sulla curva prima che la strada discenda verso il Mirto (davanti Poggio Bianco).
Simile a molte altre Crucifere con fioritura di colore giallo, ma ora il suo frutto lo rende inconfondibile.
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FRUTTI VARI
Capsula frutti del papavero. Davanti al Ponso (zona letame).
Frutti Scorpiurus muricatus: la piantina che abbiamo tenuto in osservazione da quasi un anno! I suoi frutti sono davvero curiosi, diciamo belli! Si vedono un po’ dappertutto, ma la foto è fatta nella discesa che dal Ponso porta a San Domenico, sulla dx al margine del campo di avena.
Frutti del Biancospino: Cespuglio grande davanti Sant’Anna, lato dx strada. Già fotografato quando era in piena fioritura, ora si notano i piccoli frutti che stanno crescendo.
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FRUTTI VARI: dove si possono vedere nel percorso
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SOFIA IL 14 GIUGNO
IL CIRSIUM arvense (ho corretto il genere)
Cirsium arvense
(Cardo campestre): davanti la casa con pelago. Lato dx della strada proprio sul bordo, poco prima dell’incrocio sulla dx.
(Elimina le foto in eccesso)
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Dianthus carthusianorum
Dianthus carthusianorum: commento in txt
SCHEMA DA P. Zangheri, “Flora Italica II”,CEDAM
997: Dianthus cathusianorum
Possiede sottospecie che cambiano nome con la forma della brattea del calice.
GALIUM verum
Galium verum
(Caglio zolfino), una Rubiacea che comincia a spuntare su tutto il percorso. Osservata nei pressi del cartello della Spirea, però sul lato dx della strada. Le Rubiacce in generale hanno una sezione del caule tendenzialmente a geometria non circolare.
Galium verum: commento in txt
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MELILOTUS albus
Melitotus albus
L’esile fabacea, cerca di resistere tenacemente alle mille avversità, giacchè è spuntata proprio sul bordo asfaltato della via.
Si trova a poche decine di metri, dal cartello di inizio percorso della ‘strada vicinale’, sul lato dx, sporgente sulla strada.
NDC – Da notare che esistono due cartelli che indicano la vicinale: uno all’incrocio con via Filosofi (inizio?) e l’altro presso Poggio Bartolino (fine?)
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Scabiosa columbaria
In un primo momento avevo pensato che si trattasse della Knautia arvensis, poi osservando le foglie cauline, così minuscole con segmenti molto sottili, credo che si tratti della Scabiosa. Anche la conformazione dei lobi del fiore, che sembrano suddividersi in 5 parti (invece che in 4 come nella Knautia), avvalora l’ipotesi.
Fotografata al margine interno della rete metallica, che in pochi metri raggiunge il pelago. Lato sx della strada, però è presente anche di fronte sul lato destro, quasi sul bordo stradale.
Scabiosa columbaria in txt
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Teucrium chamaedrys
La profumata lamiacea si trova all’inizio del percorso, sul lato dx della strada, subito dopo l’incrocio per ‘S.Pietro’ e l’oliveta del lato opposto.
In alto sull’argine tufaceo, insieme a un ramo di erba medica.
Teucrium chamaedrys in txt
NDC – In questo scorcio di giugno nel passare mi è sembrato di intravedere una densa fioritura di chamedrys nel prato subito a sinistra dopo l’incrocio di via Del Poderino con via dei Filosofi. Il controllo non è stato possibile: il giorno dopo il prato era stato rasato.
Il T. chamedrys ha fiori in numero variabile da due a sei per ogni nodo riuniti all’ascella delle foglie.
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FINE NDC
Trifolium campestre
E’ presente un po’ ovunque durante il tragitto, ma le foto si riferiscono alle piantine sul bordo dx della discesa che conduce al Mirto, qualche decina di metri dopo la quercia biforcata, presa a riferimento altre volte. (NDC: OK)
Trifolium campestre in txt
VARIE
La Malva cannabina in attesa di fioritura.
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NDC di Piero Pistoia
Malva cannabina non figura nella letteratura in mio possesso; esiste Althea cannabina (detta Malva canapina). Esiste invece Malva alcea. APRIAMO UNA ARGOMENTAZIONE…..
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FINE NDC
Lungo il tragitto ancora bei cespugli fioriti di rose bianche, che sembrano ornare la strada.
Sperando che resista ai tagli selvaggi, continua a crescere la nostra pianta ‘X’, in osservazione dallo scorso inverno e oltre. Per diversi particolari suppongo che si possa trattare di Enula baccherina (Inula konizae).
La sua fioritura sarà piuttosto insignificante come tipologia di ‘fiore’, ma molto sospirata!!!!
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NDC P. Pistoia
(NDC) Nel giugno del 2015, dopo attente osservazioni (riportate nella PARTE PRIMA) e controlli, mi convinsi che la malvacea fotografata anche oggi, praticamente nello stesso posto, e individuata come Malva cannabina, fosse da attribuire alla specie Anthea cannabina (chiamata volg. Malva canapina). In effetti Malva cannabina sembra non esistere in letteratura, come già precisato.
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FINE NDC
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I. conyza
Inula conyza
VARIE in txt
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INIZIO NDC Piero Pistoia
(NDC) Foto di Inula viscosa in vegetazione e Tòrilis arvense (?) nate nell’ultimo tratto della sterrata subito prima della seconda indicazione per il Mirto. Qui sono rinate molte altre piantine di Giugno (per es. la Gentianacea Chlora perfoliata, la Verbena, l’Iperico, il Meliloto,l’Eringium, il Galium verum, una seconda Apiacea,…).
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Pianticella che sta fiorendo da classificare, fotografata circa a un quarto della strada sterrata fra i due cartelli del P. Il Mirto scendendo sulla sinistra, presso la grossa quercia a tre tronchi già considerata come riferimento.
Pianticella x1
Pianticella x2
Pianticella x3
Pianticella x5.
Abbozzo di descrizione: rametti alternati con foglie lineari lanceolate alternate a rotazione destrorsa, cime, ad occhio, a lunghi peduncoli fiorali (?) tendenzialmente corimbose, piccoli fiori terminali sul rosa (?) appena accennati con calice. Il caule centrale, quasi nero dalla parte della strada, alto fino a 1.5 m, a sezione non circolare, tendenzialmente quadrangolare. Non è una Composita. DA PRECISARNE LA DESCRIZIONE.
Nell’ultimo segmento di giugno Sofia propone il genere Epilobium; da precisare la specie. Quelli che apparivano ad occhio come lunghi peduncoli fiorali Sofia scopre che si tratta addirittura di baccelli a sezione molto sottile pieni di semi con pappi con in cima un ‘accenno’ di fiore, come riferisce nella PARTE QUINTA (Luglio); la distribuzione dei baccelli (tendenzialmente a ‘cima corimbosa’) fa pensare a fiori in un racemo lungo spiciforme (a spiga) con fiori a ovario inferiore che, una volta fecondato, potrebbero allungarlo formando il sottile baccello; seguono foto di questi strani frutti che, secchi, a partire dall’alto si incrinano in lunghe e sottilissime lacinie filiformi longitudinali, aprendosi sempre di più a stecche di ombrello, liberando, in tal modo, i piccolissimi semi e pappi contenuti. Manca la descrizione della corolla e delle altre parti del fiore che non abbiamo potuto osservare.
Ipotesi sulla specie: Epilobium angustifolium
SCHEMI ESPLICATIVI…….da P. Zangheri “Flora Italica II”, Cedam, Padova
NB – Se a causa della lentezza di internet le foto degli schemi rimangono implicite, il nome del file di riferimento è erroneamente Inula e non Epilobio, anche se poi le foto esplicitate sono dell’Epilodio (ASPETTO CORRETTO!)
Epilobium angustifolium: cima fiorita e foglie cauline
Epilobium angustifolium: fiore in sezione
Per vedere uno schema che riporti il ‘funzionamento’ dello strano baccello, osservare il frutto di E. roseum (3057)
3057: E. roseum; frutti e foglia
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ANCORA NDC
Tòrilis arvensis
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Galium verum sulla sinistra scendendo davanti al secondo cartello per Il Mirto alla fine del percorso
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La Gentianacea Chlora perfoliata con Meliloto in fiore in basso adestra
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Intorno al 24 giugno (San Giovanni) Sofia scatta gruppi di foto per varie specie botaniche durante le sue visite al percorso in studio a partire dalla Gentianacea Chlora perfoliata (Blackstonia perfoliatata) già studiata che si presenta in fusti eretti, ramosi in alto; foglie basali da lanceolate ad ovate; le intermedie triangolari acuminate. Fiori su peduncoli di 3-4 cm; calice diviso quasi completamente il lacinie; corolla gialla a imbuto; il seme è una capsula ellissodale
FINE COMMENTO di P. Pistoia
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Blakstonia perfoliata e Centaurium Erytrea: in testo per vedere dove di trovano
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Dipsacus fullonum: dove si trova in txt
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Epilobium: dove si trova in txt

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Ferulago campestris: dove si può vedere nel percorso in txt
INIZIO NDC Piero Pistoia su F. campestris
Frutto 4 mm x 8-12 mm con coste laterali saldate in un’ala liscia, di forma ovale schiacciata, leggermente striato che tende ad annerire; fusto eretto glabro, lucido un po’ ingrossato ai nodi; rami alti tendenzialmente verticellati; foglie basali (2-5 dm) 3-4 pennatosette, completamente divise in lacinie lineari molli (o.5-5-8 mm) tendenzialmente divergenti ad angolo retto ombrelle a 0-12 raggi; petali gialli larghi un mm.
Fusto intermedio e due semi rotondeggianti: uno di profilo
FUSTO INTERMEDIO DI Ferulago campestris
3130 – foglia di F. campestris schema ripreso da Zangheri, opera citata
FINE NDC
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Arum italicum
Arum italicum: dove si può vedere nel percorso, in txt
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Cichorium intybus: per vedere dove si trova nel percorso in txt
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Frutti di arbusti: per sapere i tipi di frutto delle foto e dove sono state scattate in txt
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VARI TIPI DI MALVE NEL PERCORSO: cannabina e punctata
MALVACEAE
Per la classificazione aiutarsi con gli schemi ripresi da P. Zangheri, o. c.
ALCUNI SCHEMI SU ALTHEA E MALVA
Malva alcea: fiore da sotto
Malva alcea: foglia
SEZIONE FIORE Malva sylvestris
ALTHEA cannabina
Althea cannabina: foglia media_superiore
Althea cannabina: calice e calicetto
Medicago sativa: osservazioni in txt
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Salvia verbenaca
Salvia verbenaca: su questa salvia in txt
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La Torilis
Torilis arvensis: la T. arvensis nel percorso in txt
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Verbena officinalis
Verbena officinalis: cosa dice Sofia sulla V. officinalis del percorso in txt.
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SEGUIRA’ IL LAVORO A PARTIRE DA LUGLIO CHE INSERIREMO NELLA PARTE QUINTA
FINE QUARTA PARTE
QUESTI POST SONO DA RIVEDERE E CORREGGERE
N.B. – SE NON ESPLICITATO ALTRIMENTI, TUTTE LE FOTO, PROGETTI, SCRITTI, ARGOMENTAZIONI E COMMENTI SONO
DEL COORDINATORE PIERO PISTOIA
Continua il monitoraggio botanico-educativo delle piante selvatiche, a scansione mensile, lungo un percorso, alla periferia del paese di Pomarance, che, inserito nel paesaggio floristico della Val di Cecina, ne riflette le sue caratteristiche botaniche essenziali. Data la vicinanza delle Scuole, potrebbe, nel tempo, se mai la Buona Scuola diventerà attiva, essere utilizzato anche per passeggiate scolastiche culturali ad uso didattico – infatti la comunicazione non sarà meramente descrittiva, ma spesso inserita in un processo costruttivo di ricerca/scoperta, cioè nei contesti delle OSSERVAZIONI SCIENTIFICHE scolastiche – e in generale come stimolo all’osservazione guidata della Natura Spontanea della zona, e non solo (se è vero che tutta la vegetazione italiana e delle Nazioni limitrofe risente mediamente del clima dell’area mediterranea, circa alla stessa fascia di latitudine). Questa comunicazione culturale può così ravviare il concetto di diversità biologica e attivare una interazione più diretta e positiva con il mondo della Natura. E questo è CULTURA! forse più significativa e formativa di altre e senza consumare risorse.
PARTE III IN VIA DI COSTRUZIONE
COME NELLE ALTRE PARTI I TESTI QUALIFICATI DI RIFERIMENTO PER QUESTO LAVORO SONO PRINCIPALMENTE I SEGUENTI (consigliamo i lettori di procurarseli per i riferimenti, l’approfondimento di questo post e la qualificazione delle biblioteche personali!):
EUGENIO BARONI “GUIDA BOTANICA D’ITALIA” Ed. CAPPELLI
PIETRO ZANGHERI “FLORA ITALICA Vol. I-II-III” Ed. CEDAM
SANDRO PIGNATTI “FLORA D’ITALIA Vol. I-II-III” Ed. EDAGRICOLE
EDUARD THOMMEN “ATLAS DE POCHE DE LA FLORE SUISSE” EDITIONS BIRKHAUSER BALE.
VENGONO ANCHE CONSULTATE DUE GROSSE ENCICLOPEDIE SUL REGNO VEGETALE, L’UNA EDITA DA VALLARDI E L’ALTRA DA RIZZOLI; E SVARIATI ALTRI TESTI SECONDARI DI DIVERSE CASE EDITRICI CHE NOMINEREMO QUANDO NECESSARIO.
A questi testi si farà continuamente riferimento esplicito e si spera che Autori ed Editori permetteranno di trasferire qualche disegno schematico di chiarimento dai loro testi a questo post, il cui unico obiettivo è e rimarrà solo quello di ‘costruire’ e comunicare didatticamente cultura, per quanto ci riesce, sempre del tutto gratis. Questo blog non ha alcun fine di lucroed è autofinanziato. Comunque siamo disponibili nell’immediato a qualsiasi intervento su questo post su avvertimento (al limite, se necessario, anche a sopprimerlo!)
Il testo teorico di riferimento sarà:
Carlo Cappelletti “BOTANICA, Vol. I° e Vol II°”, UTET
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COMMENTI E PROPOSTE (NDC)
In generale le interferenze umane sulle erbe selvatiche sono certamente invasive ai bordi della strada del nostro percorso, che rappresentano appunto le aree dove esse principalmente possono crescere. Ciò potrebbe rendere la loro oscillazione stagionale sempre meno regolare, come pure le loro presenze, per cui il nostro post che le registra nel corso di un anno, perderebbe velocemente nel tempo (nel corso degli anni) la sua valenza informativa e culturale venendo a mancare precisi riferimenti. L’idea iniziale era appunto che col tempo, aumentando negli umani la tendenza verso un sempre maggiore interesse per le cose naturali e per la bio-diversità, il nostro post col tempo avrebbe potuto avere più successo. Questo sembra nell’aria anche suggerito dal grande spazio dato dalla comunicazione di massa ai problemi della Natura; per non parlare poi della presa di consapevolezza che dovunque ha forza il complesso, anche trascurabili eventi – come per es., la nascita o la morte di una misera bonariensis, o sumatrensis che sia, in qualche punto dell’Universo…, possano sviluppare, lontano in s e in t, grande energia (l’Universo se ne accorge! e forse dovremmo anche noi ). Il Cosmo o il Creatore è probabilmente sensibile alle variazioni entropiche di qualunque entità e dovunque si realizzino.
La BIO-DIVERSITA’ è l’insieme delle varietà di organismi viventi nelle loro diverse forme e diversi eco-sistemi; varietà di organismi, piante, animali, eco-sistemi legati tutti gli uni agli altri, e tutti indispensabili. Anche l’uomo fa parte della bio-diversità e sfrutta i servizi che questa offre. E’ grazie alla bio-diversità che la Natura è in grado di fornirci cibo, acqua, energia, risorse per la nostra vita quotidiana. La bio-diversità è infatti il presupposto della vita sulla terra.
L’uomo non ha il diritto di estinguere specie ed eco-sistemi. Non ha il diritto di crearne altri. Ha invece il dovere di risanare l’ambiente (già oggi in stato precario) e le risorse della terra per le generazioni future.
Vengo a proporre così di estendere il nostro circuito di studio ad una piccola zona che risenta meno delle interazioni umane, necessarie, d’altra parte, per aumentare la qualità della nostra vita (si progettano sempre più monoculture, si distruggono le erbacce dovunque, quando danno noia ed anche se non la danno, dai campi, dagli orti, dai bordi delle strade, dai fossetti…, per non parlare dello strazio perpetrato, con atteggiamento ‘catechistico’ ed autoritario, sulla flora nei giardini, solo per soddisfare il nostro senso estetico con la presunzione che sia unico e che coincida con quello dell’Universo o del Creatore, senza guardare in faccia nessuno). Meglio sarebbe mantenersi il più vicino possibile a cosa farebbe da sè la Natura!
Rimane comunque sedimentato un dubbio su cui riflettere: ma un mondo vivente neo-darviniano sollecitato continuamente a reagire per sopravvivere, non è forse tendenzialmente più aperto alla bio-diversità? Beh! quando siamo su fenomeni complessi più percorsi razionali sono disponibili. La Verità (epistème) non è cosa umana; di qui la relatività di giudizi ed opinioni, meglio propendere per una multi-metodologia generalizzata in ogni campo di conoscenza e di interpretazione del mondo, anche in area sociale, come sembra si evinca dalla epistemologia anarchica Feyerabendiana.
Cerchiamo, comunque per ora di agganciare così il vecchio percorso ad un breve, ma ‘denso’ anello verde più omogeneo nel tempo. Si potrebbe prolungare dall’incrocio con Mazzolari per un centinaio di metri fino all’incrocio, presso il podere Poderino, con il Viale Modigliani e, attraversando la strada, salire dalla piccola rampa nel grande prato verde sopra-strada e procedere a zig-zag per qualche altro centinaio di metri in un anello che gira intorno al prato stesso o come vi pare, fra un taglio di erba e l’altro. L’unica interferenza umana sarebbe appunto legata al mantenimento ordinato di questo piccolo parco, mentre i fruitori di questa zona sarebbero certamente più indirizzati e coinvolti ad una osservazione più accurata e curata della Natura, magari sarebbero anche stimolati a provare altri percorsi. Col tempo prevedo che lo studio più accurato della flora spontanea di questo piccolo parco, e quindi il nostro post, diventerà sempre più rilevante e sarà sempre più visitato, tendenzialmente col resto del percorso.
In definitiva le piante spontanee di questo anello verde meglio rappresenterebbero la flora selvatica della nostra zona. Ci procureremo la carta topografica della piccola zona di S. Barbara-Asilo nido, aggiusteremo il percorso per segnare i punti di riferimento sul breve o sui brevi circuiti nuovi.
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FINE NOTA DEL COORDINATORE (NDC)
La PARTE SECONDA, troppo linearmente estesa, creava difficoltà nell’espandersi ulteriormente e nella consultazione che sarà da riprogettare. Così abbiamo deciso di trasferire i diari di Sofia dal 24 marzo in poi su questo nuovo post.
A PARTIRE DAL 24 marzo il Diario Floristico verrà trasferito nella PARTE TERZA
IL DIARIO DI SOFIA DEL 24 MARZO
Nel ns percorso giornata di sole, in un tripudio di colori e di piantine finalmente svegliate dalla primavera.
All’inizio della strada, scendendo, dopo circa 15-20 metri dopo il cartello per il podere San Pietro, sull’argine sx ho notato alcune piantine di ‘Viola odorata’ e di ‘Muscari botrioides’ . Sulla dx il ‘Ranunculus ficaria’ che colonizza parte della fossetta.

Proseguendo verso S. Anna: ‘Borsa pastore’ (Capsella bursa pastoris), l’interessante Brassicacea già notata nel mese passato e che ora sta maturando i suoi semi.
Proprio vicino a questa, in mezzo all’erba rigogliosa, ho notato delle piantine di ‘Ornitogalum umbellatum’ (Latte di gallina), che via via ho rivisto durante tutto il tragitto.


ORNITOGALUM umbellatum (latte di gallina)
Nell’intero percorso, ma in maniera più significativa, nei pressi del Ponso, si alternano tre bellissime Lamiaceae: Lamium bifidum; Lamium purpureum; Lamium amplexicaule.
Le piantine già ben sviluppate e in piena fase di fioritura, mostrano evidenti le differenze che rendono sicura l’identificazione.

LAMIUM purpureum1

LAMIUM purpureum2

LAMIUM amplexicaule

LAMIUM bifidum
Ancora nelle vicinanze di S. Anna ho scorto nell’erba già alta, due ‘Cariophillaceae’ piuttosto rassomiglianti.
Messe a confronto però, si possono facilmente notare diverse differenze che ne contraddistinguono la specie.
‘Cerastium glomeratum’ (peverina dei campi) e ‘Stellaria media’ (Centocchio comune).
Cerastium glomeratum (peverina dei campi)
Stellaria media (centocchio comune)
Poco distante dal Ponsino, una bella fioritura di ‘Borago officinalis’. Proprio dove era apposto il tuo cartellino identificativo.
Vicino zona Ponso, proseguono accanto al vigneto sulla sx, le belle fioriture di ‘Calendula arvensis’.
Borago officinalis


Calendula arvensis
Sempre zona ‘Ponso’ , bella fioritura della ‘Cerinthe major’.
Accanto piante rigogliose di ‘Euphorbia elioscopia’, che si ripetono qua e là in tutto il percorso.
Aria di primavera, quindi, anche tra gli arbusti presenti nel tragitto.
Candide fioriture di ‘Prunus spinosa’ (Pruno selvatico o Prugnolo), nella siepe davanti S. Anna.
( Dai frutti di questa pianta ho ricavato delle marmellate e liquori stupendi!!)
Vicino a San Domenico i grappoli fioriti dell’Acer Monspessolanum (Acero minore o trilobo). Si riconosce facilmente dagli altri Aceri per la forma trilobata delle foglie.
Proprio di fronte agli aceri che contornano il confine sud della casa, ho anche fotografato le samare dell’ Olmo campestre (Ulmus minor).

PRUNUS spinosa
Stamani, 30 Marzo, io Sofia, ho cercato di fare qualche foto delle piantine che ho incontrato, privilegiando il loro ambiente, vicino ad altre specie e mettendo in risalto anche qualche particolare, non solo del fiore. Fammi sapere, così prima o poi diventerò un ‘gatto perfetto’ (o quasi!). (In effetti si richiedeva che i lettori, compreso me, diventassero ‘gatti perfetti! non tu che lo sei già! e qualcosa di più. Nota del coordinatore: NDC)
Difficile per tutte le piante incontrate stamani, la loro collocazione in punti ben precisi del percorso, in quanto si ripetono con le loro fioriture, qua e là lungo tutto il tragitto. (NDC: in questi casi scegli un esempio più significativo di localizzazione)
Al bordo della strada, fin dall’inizio della passeggiata ho notato una ‘Geraniacea’ (già presa in considerazione qualche tempo fa e da te personalmente fotografata).
Ora che mostra i suoi frutti, con buona probabilità possiamo classificarla come ‘Erodium malacoides‘, chiamata anche ‘Becco di gru malvaceo’, proprio per il tipico aspetto dei frutti.
Dalla porzione inferiore del frutto, avvolto in un calice contenente i semi, esce una protuberanza che ricorda la forma di un becco, lungo 2-3 cm, da cui il nome della pianta.
Mi hanno incuriosito altre due piccole Geraniacee, che ho fotografato solo nelle vicinanze di Sant’Anna.
Per me non di facile identificazione, in quanto le piantine sono ancora poco sviluppate e solo in fase di fioritura.
Si potrebbe trattare però, con probabilità di ‘Geranium rotundifolium’ e di Geranium purpureum’
Geranium purpureum1
Geranium purpureum2
Geranium purpurem3
GERANIUM purpureum4
GERANIUM purpureum5
GERANIUM rotundifolium1
GERANIUM rotundifolim2
Delle due piccole Caryophyllaceae fotografate nella precedente passeggiata, aggiungo oggi qualche immagine dei particolari delle foglie e del loro habitat .
La Stellaria media, molto più rigogliosa e invasiva.
‘Cerastium glomeratum’ con i suoi fiori agglomerati in cime, che mostra una evidente maggiore peluria su tutta la pianta.
Con sorpresa, dato che nella passeggiata della scorsa settimana non avevo scorto traccia, stamani ho notato su gran parte del bordo della strada, ma soprattutto, sul lato dx, opposto al pelago, tante piccole piante di Myosotis arvensis.
I piccoli fiori scorpioidi celesti, si rendono visibili espandendosi anche tra l’erba che li sovrasta.
SOFIA
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INTERMEZZO NDC
O.K. SOFIA, hai fatto un’ottima integrazione. Era meglio però se io avessi correlato insieme le foto e le informazioni aggiuntive relative ad ogni specie trattata e non come un diario lineare; in effetti mi sono ‘impelagato’ nel ‘filare’ tre scritti di statistica contemporaneamente di cui non vedo la fine e ciò, coniugato alla diminuzione della potenza mentale che possedevo un cinquantina di anni fa, mi impedisce di entrare con disinvoltura nel merito del fare. Bisognava anche che io integrassi le tue foto con qualche schemino e schizzo per agevolare la ‘facoltà a gatto’ e magari aggiungere qualche foto di comunità di pianticelle spontanee, tanto per riassumere. Con calma vedremo. Sarebbe opportuno che tu, almeno fino alla fine del ciclo di questo diario floristico (maggio-giugno), continuassi le osservazioni sul percorso allargato come hai fatto ultimamente, ‘sbizzarrendoti’ come ti pare; anzi sarebbe molto meglio se tu leggessi qualche manuale di wordpress (scaricato da internet), entrassi nell’edit e memorizzassi da sola il tuo lavoro come ti pare; le coordinate te le detti. Se poi vuoi una breve sintesi operativa su come fare cerco di preparartela. Alla fine del ciclo annuale potremmo agganciare questo piccolo anello verde con un altro percorso e iniziare un altro ciclo. Se sei disponibile, vedremo.
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FINE INTERMEZZO
Oggi martedì 5 aprile ho notato che è sparito il terzo cartello in lega di alluminio indicante l ‘Asteracea, Aster linòrisis, posto, scendendo, poco dopo il secondo ingresso alla prima proprietà Sant’Anna, sull’argine a sinistra. Gli altri due cartelli indicavano la Borago officinalis e l’Achillea millefolium.
Oggi mercoldì 6 aprile il cartello sparito era invece ripiegato nell’erba!
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IL DIARIO DI SOFIA DEL 17 APRILE
Uruspermum dalechampii – Boccione maggiore (Asteraceae)
La rosetta basale di questa specie è un buon commestibile.
La pianta spicca lungo i bordi della strada per i suoi grandi capolini color zolfo. Tutta la pianta è pubescente, quasi vellutata. Il fiore è portato da un caule eretto, talvolta ramificato. La sua diffusione è dovuta grazie ai suoi lunghi acheni rostrati, che portano in cima un pappo piumoso.
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INTERMEZZO NDC
Commento e proposta del coordinatore
1 -Lungo tutto il percorso dominano Composite o Asteracee (erbe di campo) con capolini gialli somiglianti a quella descritta (almeno ad occhio), piuttosto alte e molto diffuse, specialmente sul poggio del Ponso, che hanno le foglie non regolari pennato sette ‘spinate’ al bordo come nelle foto con boccioli a ‘lumino ad olio persiano’ bombati alla base (sembra che siano ora le Composite appariscenti più dominanti); sarebbe comunque il tempo di classificare anche altre erbe di campo ora in fioritura:
Boccioli come ‘lumino ad olio persiano’
2 – Segue anche la foto di un rametto della Uruspermun dalechampii (boccione maggiore) che mancava fra le foto precedenti da cui si può intuire la rosetta di base edule, già descritta precedentemente:
3 -E’ necessario sapere con la massima precisione possibile (più o meno 1 metro) dove si possono vedere queste piantine (questo aspetto è più importante delle foto e dello scritto, perché foto e scritti di pianticelle si trovano a migliaia su Internet!). Per es. scendendo verso il podere S. Domenico, davanti al podere che è a destra, in corrispondenza dell’ultima finestra, c’è un grosso cipresso verso la strada; al là della strada, dinanzi a questo cipresso, vicino ad un palo scalcinato del telefono, c’è una piantina che sembra una Orobanche (o forse è un’orchidea?), nel bordo sterrato della strada… almeno ieri c’era! oggi non c’è più, per cui non è stato possibile fare la foto e quindi la classificazione! Per quel che vale, rimane almeno la trascrizione del suo ricordo nel nostro blog! Questo! deve essere scritto e questo! su Internet non c’è. E questo! vale per tutte le piantine osservate e se sono diffuse, si deve individuare un posto (con le sue coordinate più precise possibili) dove sono più concentrate; fare riferimenti ai pali del telefono e della luce, ai cartelli stradali…al limite ci si mette vicino un sasso visibile o ci si pianta una stecco! Così la foto che segue è una piantina a fiori azzurro rosato che, scendendo a destra sulla vicinale S.Anna, si trova all’inizio della rete coperta da telo scuro dell’uliveta a sinistra, prima del Ponsino: prima ipotesi->una Liliacea, Muscari (Leopoldia) comosa (19-4)
C’era ieri, oggi non c’è più!? Un esemplare (in via di espansione) si può osservare oggi (21_4) salendo da S. Vittore verso il Ponso, a destra, vicino alla base del terzo palo del telefono dalla cima.
Due piantine colorate descritte nel blog, da un giorno all’altro stranamente spariscono!?
Attualmente esiste una fioritura sempre più diffusa di una specie di ombrellifera, e questo anche fuori del percorso (sembra che dovunque esiste un’ombrellifera, questa sembra uguale alla nostra); di qui l’importanza della sua classificazione. E’ abbondante alla fine del percorso nel campo a destra, dopo la seconda indicazione per il Mirto, dove si affaccia un’ala del grande cancello aperto. Sembra si tratti di un ombrellifera a ombrella complessa con una decina (?) di peduncoli lunghi e infiorescenze separate, ognuna con una ventina di fiorellini che sta fruttificando; da classificare. Ecco una prima foto da ‘leggere e approfondire’ (semi molto regolari a disco piatto ovale (l. max 6-7 mm), crenato al bordo leggermente rialzato sui due lati; al centro del bordo esiste una linea continua al contorno che sembra separare due corrugazioni relative alle due facce, tanto da dare l’impressione di due semi piatti saldati; sembra esista anche un piccolo oggetto al centro dell’infiorescenza, che rimane togliendo tutti i semi; forse potrebbe essere un fiore sterile):
Sofia ha visto la foto ed ha proposto, come ipotesi tentativa, l’Apiacea Tordilyum àpulum.
P. Zangheri “Flora Italica I” così descrive l’ Umbellifaera àpulum: ‘ha un solo petalo raggiante a due lobi uguali, ombrelle 3-8 raggi, frutti di 5-8 mm a bordo glabro corrugato e dorso con piccoli peli’
S. Pignatti “Flora d’Italia II” descrive l’Apiacaea Tordilyum: ‘Frutto appiattito, foglie a segmenti numerosi, larghe da uno a pochi cm; radici senza rizoma, a fittone; acheni saldati fra loro mediante l’ala marginale che forma un anello continuo attorno al seme, generalmente crenato’.
Sempre Pignatti descrive la foglia inferiore dell’ Apiacea T. àpulum ‘Fusto eretto ramoso…Foglie basali imparipennate con picciolo di 4-5 cm e lamina divisa in 7-9 segmenti ovali (circa 12*15 mm) poco differenti l’uno dall’altro, ciascuno con 5 lobi profondi e margine crenato; foglie cauline simili, ma subsessili’
L’ipotesi di Sofia sembra per ora corroborata.
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La presunta Papilionacea descritta nella seconda parte, tendenzialmente strisciante con caule alato e grandi foglie ovali che terminano con tre filamenti per attaccarsi durante la crescita – il loro numero è aumentato -, che classificai, come ipotesi generica, una veccia, è cresciuta e sta fiorendo; sarebbe da precisarne la classificazione e fotografare la parte fiorifera che è complessa. E’ molto diffusa su ambo i lati del percorso, oltre la grossa quercia cava colpita dal fulmine che Sofia classificò come una Roverella (a pochi metri dal primo cartello per il mirto); ma in particolare nel tratto più inferiore nei pressi del secondo cartello per il mirto. A fine Maggio questa Fabacaea ha messo i frutti, baccelli con semi scuri ed è stata classificata da Sofia come Lathyrus ochrus, cicerchia pisellina. Da precisare la quercia di riferimento! (NDC). Si tratta della quercia cava o della seguente?
Quali delle due è la roverella?
Iniziano la fioritura, dove erano, le Achillee millefolium e la Filipendula (Spiraea) exapetala; appaiono grosse rosette di base forse di Verbascum tapsus, sull’argine del Ponsino, come previsto da una lontana piantina che riuscimmo a vedere e fotografare fiorita e con semi, mentre una rosetta analoga, sulla sinistra scendendo, da Poggio Bartolino verso il Mirto, davanti all’ingresso al campo sulla destra, è stata frantumata dai taglia-erba.
I verbaschi (?) del Ponsino fotografati il primo maggio.

Subito prima del Ponsino sull’argine a destra forse un V. tapsus. Da analizzare l’associazione. Di queste incerte piantine Sofia propone, in attesa di vederle fiorite (a fine maggio ancora niente), l’ipotesi che appartengano alle Composite.
Dovunque sono esplosi gli aglietti di campo e si mantengono floride le Euforbie come l’E. elioscopia.
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fine intermezzo
Silene latifolia – Caryophyllaceae
Tutta la pianta è pubescente, molto morbida al tatto. Le grandi foglie sono picciolate alla base, sessili quelle cauline. I curiosi frutti che maturano in estate, sono capsule coniche piuttosto consistenti, contornate di dieci piccoli denti all’apertura. L’insolita forma, sembra sia legata alla figura mitologica di Sileno (compagno di bevute di Bacco), il cui ventre rigonfio ricorda la forma del calice della pianta e da cui ha preso il nome di Silene.
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Salvia verbenaca (Lamiaceae)
Le foglie della rosetta basale, sono molto appiattite sul terreno, mostrano evidenti rugosità. Hanno 3-4 lobi ottusi per lato con margine crenulato. Sorrette da un picciolo.
Si differenzia dalla Salvia pratensis anche dalla forma della corolla: bilabiata, con labbro superiore ricurvo, inferiore trilobato e il mediano rivolto verso il basso.
E’ curiosa l’etimologia della parola ‘Salvia’, dal latino ‘salveo’ (io salvo). Si riferisce alle innumerevoli proprietà medicamentose riconosciute da sempre a questa pianta, che veniva ritenuta in antichità in grado di salvare da numerosi malanni.
A lato della strada che porta a Viale dei filosofi
A lato della strada che porta a Viale dei filosofi, negli spazi erbosi vicino al bordo della via, a zig-zag, ho osservato a poca distanza queste due ‘Papaveracee’, che ho ritenuto interessante mettere a confronto.
Papaver hybridum:
a differenza del ‘Rhoeas’, la pianta di questo papavero è notevolmente meno sviluppata. I petali che compongono il fiore sono molto più piccoli, con colorazione rosso-rosaceo ‘stropicciato’. Spiccano le antere di colore blu chiaro.
Papaver rhoeas:
I fiori sono portati da peduncoli molto lunghi, ricoperti di peluria patente. Il colore dei petali è rosso vivo lucente, con base macchiata di nero. Anche i numerosi stami sono neri.
Papaver hybridum:
a differenza del ‘Rhoeas’, la pianta di questo papavero è notevolmente meno sviluppata. I petali che compongono il fiore sono molto più piccoli, con colorazione rosso-rosaceo ‘stropicciato’. Spiccano le antere di colore blu chiaro. Anche le foglie…
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Papaver rhoeas:
I fiori sono portati da peduncoli molto lunghi, ricoperti di peluria patente. Il colore dei petali è rosso vivo lucente, con base macchiata di nero. Anche i numerosi stami sono neri.
N.B. Alla fine di Aprile, il tratto incrocio precedente è stato rapato!
Cardaria draba (Lepidium draba) – Lattona; Brassicaceae
Ogni tanto i botanici, chissà mai con quale astrusa motivazione, cercano di confonderci, modificando il nome alle famiglie di appartenenza delle piante.
Ogni volta che mi capitava di osservare un piccolo fiore con quattro petali a croce, veniva naturale abbinarlo alle ‘Crucifere’, proprio come suggerisce la parola e così via. Oggi queste sono diventate tutte ‘Brassicacee’, ma non è facile trovarci la rassomiglianza con un cavolo!
L’infiorescenza di questa piantina infestante, che tappezza il bordo della strada, è una densa pannocchia formata da numerosissimi piccoli fiori bianchi, con i petali disposti a croce.
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Per chi vuol osservare la L. (o Cardaria) draba essa è diffusa in particolare andando da l’ultimo edificio del podere Sant’ Anna verso San Vittore fino al pelago, ma sulla destra della strada. Un piccolo cartello indicativo in legno è stato posto il 22-4 presso il primo ingresso alla proprietà San Vittore vicino alla strada sulla sinistra, ad una piantina di L. draba, nata insieme a due piantine di Salvia verbenaca. Non so quanto durerà. Era anche presente abbondante a Poggio Bartolino nel prato davanti, oltre la strada sotto i cipressi, ma è passato il frangi-erba (NDC)
VEDERE IN: 1592-1593 CARDARIA (Lepidium) draba (da P.Zangheri “Flora Italica II, 44”, CEDAM.
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LE PIANTE OSSERVATE E COMMENTATE DA SOFIA il 20_4
PIANTE CON CAPOLINI GIALLI
Tutte le specie descritte sono state osservate e fotografate nell’argine sx sottostante il podere di Sant’Anna. Le piante tutte molto rassomiglianti, specialmente nella rosetta basale e nei capolini, sono pure tutte quante commestibili. Le uniche, poche differenze si evidenziano nella struttura delle foglie e nella forma dell’infiorescenza.
Crepis vesicaria (Radicchiella vescicosa):
è una ‘crepide’ le cui foglie basali sono molto simili a quelle del Tarassaco. Riconoscibile dal fiore, che nella fase di accrescimento, mostra un grosso gruppo di boccioli appressati e numerosi, che a completa fioritura si espandono in una grande ombrella terminale. La pianta può raggiungere anche un metro di altezza.
Crepis sancta:
comunissima e infestante ‘radicchiella’ che ha capolini singoli o infiorescenze di pochi elementi. Anche se può raggiungere mezzo metro di altezza, è di aspetto molto più gracile e delicato dell’altra ‘crepide’.
Crepis sancta
Crepis vesicaria
2) PIANTE CON CAPOLINI GIALLI
Reicardia picroides:
comunemente nella nostra zona, questa pianta viene chiamata ‘terracrepolo’ per la sua caratteristica crescita in habitat dove sono presenti rocce o terreni compatti. L’infiorescenza è sostenuta da un lungo peduncolo; il capolino ha tipiche brattee embricate, lanceolate. Le foglie basali,ottime anche crude, sono di consistenza carnosa, color verde glauco, talvolta macchiettate di marrone.
Reicardia picroides
LA SCHEDA SOPRA E’ RIPRESA DA UN TESTO SCRITTO DA DUE RICERCATRICI DELL’UNIVERSITA’ DI PISA
Dottoresse GABRIELLA CORSI ed ANNA MARIA PAGNI
“STUDI SULLA FLORA E VEGETAZIONE DEL MONTE PISANO cap. I, pag.137” Arti Grafiche Pacini -Mariotti, Pisa
Ringraziamo se ci permetteranno di mantenerla
3) PIANTE CON CAPOLINI GIALLI
Comunissime e presenti su tutto il percorso, ho fotografato queste piante, come le altre, sempre sull’argine sx sotto Sant’Anna, veramente ricco di moltissime specie ancora da osservare.
Soncus oleraceus e Soncus asper: (Cicerbita, Grespigno ecc)
Ambedue queste piante vengono chiamate ‘mosciolo’ a Pomarance e dintorni. Tutte e due le specie, in condizioni favorevoli, possono superare anche un metro di altezza. I loro fiori sono praticamente identici e tutte e due le specie hanno il caule cavo, che se spezzato emette un copioso latice biancastro. L’unica caratteristica che evidenzia la differenza tra le due specie sono le foglie, anche se le forme che queste possono assumere sono estremamente variabili da pianta a pianta.
Nell’oleraceus si presentano di consistenza più molle e con margine decisamente meno pungente.
Nell’asper invece (lo stesso delle tue ultime foto), le foglie molto più rigide e più pungenti. Più lucenti nella parte superiore.
Soncus oleareus e Soncus asper
Due Fabaceae: Onobrychis viciifolia (Lupinella) e Hedysarum coronarium (Sulla)
Iniziando a camminare nella Via vicinale Sant’Anna, dopo circa una trentina di metri sulla dx (proprio dove si affaccia un’apertura dell’argine della strada, interdetta da una catena metallica), ho notato un bel cespuglio di ‘Onobrychis vicifolia’, una bella Fabacea dalle infiorescenze rosate.
Proseguendo nella passeggiata, sempre sul lato dx, in prossimità della stradina che porta alla residenza ‘Sant’Anna’ ho fotografato un’altra Fabacea. La sua presenza insiste lungo tutta la strada, con bei cespugli prostrati e fiori rosso porporino lucido: Hedysarum coronarium.
Ho fotografato le due specie per poterle confrontare, essendo molto simili anche come origine. Si suppone infatti che ambedue siano state importate in Italia in tempi remoti, in seguito ampiamente coltivate e infine inselvatichite così che ora si ritrovano comunemente allo stato spontaneo.
Hedysarum coronarium
Sulla
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NOTE DEL COORDINATORE (NDC)
Oggi 26_4-2015 (?) lungo il tratto dal P. San Vittore al P. Ponsino circa a metà, sulla sinistra ho osservato una Crucifera (Brassicacea) della quale presento le seguenti foto e l’ipotesi tentativa sulla sua specie:
BUNIAS eruchago (?);
LA SCHEDA SOPRA E’ RIPRESA DA UN TESTO SCRITTO DA DUE RICERCATRICI DELL’UNIVERSITA’ DI PISA
Dott.sse GABRIELLA CORSI ed ANNA MARIA PAGNI
“STUDI SULLA FLORA E VEGETAZIONE DEL MONTE PISANO cap. I, pag.19”
Arti Grafiche Pacini -Mariotti, Pisa
Ringraziamo se ci permetteranno di mantenerla
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Oggi 28_4 scendendo da Sant’Anna verso San Vittore, sulla sinistra lungo la rete del campo, circa a metà strada fra i due poderi, si nota un’associazione densa di piantine spontanee, dove già in questo post notammo Euforbiaccee (E. elioscopia), erbe di campo (rosette di Uruspermum dalecampii) ed altro. Oggi, da un agglomerato fitto di foglie ellittiche verde scuro piuttosto spesse glabre, ho intravisto cauli prostrati a fiori a corolla papilionacea gialla. Da approfondire l’osservazione.
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FINE NDC
Il primo maggio così racconta Sofia delle pianticelle descritte sopra, anche lei le fotografa e le classifica:
Fin dall’inverno avevo notato i ciuffi di foglioline sul bordo della strada del ns percorso e a dir la verità non avrei immaginato che si trattasse di una papilionacea (o fabacea….come usa ora). Stamattina 1 maggio, con sorpresa ho avuto modo di osservarne e di fotografarne i fiori. Secondo i miei soliti appunti, dovrebbe trattarsi di una ‘Scorpiurus’ con buona probabilità ‘subvillosus’, benché molto simile alla ‘muricatus’ (che però dovrebbe avere un numero inferiore di fiori). Sarà il modo di arrotolarsi delle sue capsule, a confermarci la specie.
Casualmente l’ho fotografata nello stesso punto che descrivi nel blog.
Proposta di Sofia: Fabacea Scorpiurus subvillosus o forse S. muricatus
(Sofia)
Oggi 3 maggio mi sono accorto che le belle foto della Papilionacea proposta, S. subvillosus, scattate da Sofia sono ben in vista nella parte opposta della strada che va da S. Anna verso S. Vittore, cioè a destra; le mie foto erano riprese invece circa davanti a sinistra dove la fioritura era ed è più indietro (le cime appena fiorite erano e sono ancora su cauli tendenzialmente prostrati). I fiori sono alla cima di un peduncolo fiorifero distribuiti a stella (fino a cinque).
Nel campo in fondo al percorso, insieme al Tortilium apulum forse esiste un’altra ombrellifera meno appariscente con ombrella principale a 5 raggi e semi piccolini rotondeggianti: da approfondire.
Il cartello in legno posto all’ingresso dell proprietà S. Vittore ad una Brassicacea, Lepidium draba, è ancora attivo.
Passeggiata del giorno 1 maggio
Tragopogon porrifolius
Acer monspessulanum—-Pistacia lentiscus
Tutte le foto sono del giorno 10 maggio 2016
Unisco questo insieme di foto per poter tenere sotto controllo le varie fasi delle piante che osserviamo solitamente.
Non sono riuscita a vedere il cespuglio di Tarassaco che mi descrivevi.
NDC: la grande rosetta di base, simile a quelle fotografate sotto, che hai classificato come Cicoria (è un nome generico o è la intibo), si trova a circa 3 o 4 metri lungo la strada dopo l’ ingresso al podere Il Ponso in cima al poggio, salendo dal P. San Vittore. E’ più di mezzo metro di diametro ed è ben visibile a destra sul ciglio della strada, ancora oggi (12_5). Comunque non si tratterebbe allora di Tarassaco, che non ho mai visto.
In prossimità del capanno di San Domenico, ho notato delle rosette di Cicoria, le cui foglie potrebbero ingannevolmente essere scambiate per Tarassaco (NDC: oggi 13_5 sono state tagliate mentre passavo; sono rimaste quelle sul poggio Il Ponso). Anche i fiori dei ‘Terracrepoli’ potrebbero sembrare quelli del Tarassaco. (Vedi foto)
Poco più sotto in prossimità del cartello, prima della discesa per il Mirto (dove è stata tagliata l’erba), sono risbucate delle piantine di Verbasco sinuato, ma dubito che le lasceranno fino alla fioritura!!!!
La Filipendula sta fiorendo ovunque! (Foto sotto Sant’Anna).
Malva cannabina: continua a crescere prossima alla fioritura.
In Luglio 2015 si osservarono numerose piantine, allora fiorite, di questa Malvacea, sull’argine, scendendo verso il Ponsino, a sinistra, dove l’uliveta è riparata da un telo scuro, a circa una decina di metri dall’ingresso alla proprietà Ponsino, che è sulla destra. Dalla discussione proponemmo allora la sua classificazione come Althea cannabina.
(NDC) Le tre foto che seguono, riprese (10_5) da Sofia sull’argine nei dintorni del Ponsino, sono piantine che partono da una grande rosetta di ampie foglie, già fotografate l’anno passato intorno alle quali, come descritto allora, furono fatte ipotesi che non siamo mai riusciti a mettere alla prova. Alla domanda se si potesse trattare di Verbaschi (visto che nei dintorni nel 2015 nacque, fiorì e fece semi un grosso Verbascum tapsus), la risposta di Sofia è leggibile nel link sotto riportato. Comunque attenderemo la fioritura.
I FIORI DI PRIMAVERA NEL PERCORSO :FOTO SOFIA
L’ombrellifera è anche presente circa a metà dell’argine del Podere Sant’Anna
Siamo alla fine di maggio 2016, cioè il ciclo del diario è vicino alla conclusione (iniziò di fatto a giugno del 2015). Stanno ricrescendo infatti tutte le piantine dello scorso giugno, che qui velocemente riproporremo insieme ad altre, man mano che le incontriamo nel percorso. Il seguente servizio fotografico è di Sofia.
Ecco classificata finalmente la Fabacea descritta nella seconda parte del post circa nello stesso periodo e posto.
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Plantaginacee a confronto, erba cappuccina, zampa di cornacchia
PLANTAGO coronopus
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PLANTAGO lanceolata
PLANTAGO maior
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FOTO VARIE
FIORITURA FILIPENDULA
PROBABILE ASTERACEA
QUERCIA PUNTO DI RIFERIMENTO
TRAGOPOGON porrif. (pappo)
VERBASCUM sinuatum
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NOTA DEL COORDINATORE
In questo scorcio di Maggio segue l’ottimo lavoro di fotografia e classificazione di SOFIA; con giugno inizierà il nuovo ciclo annuale e si aprirà il nuovo post (QUARTA PARTE) curato da Sofia. L’attuale coordinatore cercherà di mantenere con calma ancora la sua funzione.
LAVORO DI SOFIA DI FINE MAGGIO 2016
ACHILLEA millefolium
(NDC) CON MAGGIO SI CHIUDE IL CICLO ANNUALE DI MONITORAGGIO BOTANICO DEL PERCORSO.
Con giugno inizia il nuovo ciclo 2016 che terminerà a fine maggio 2017. Si apre la QUARTA PARTE del nostro lavoro che SOFIA curerà ancora nella classificazione e nei servizi fotografici. L’attuale coordinatore di questi posts, orientati alla botanica ‘applicata’ (Piero Pistoia), continuerà a curarne la struttura e la coordinazione.
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PIERO PISTOIA CURRICULUM
#Questo articolo permette ad ogni lettore di accedere ai dati #sperimentali su cui rifare tentativi e prove di analisi statistica, #come facciamo noi o contemporaneamente a noi, di divertirsi #a scegliere percorsi, interpretazioni e integrazioni alternative #su essi e correggere quei passaggi che non convincono, #cercando di risolvere i problemi da noi posti ed altri che #sorgeranno nel processo, usando il potente linguaggio R #orientato al calcolo statistico, dotato di una moltitudine di #strumenti per lo stesso obbiettivo.
#Il linguaggio R fa molto bene ciò che riesce a fare!
#Chi volesse ASSAGGI SUCCESSIVI in divenire di questo post, #clicchi su questo file in odt e con copia-incolla, lo trasferisca #sulla console di R, dopo aver cambiato l’argomento del setwd.
PIOGGE_A_LARDERELLO_1951_1957_MARZO_PARTE_PRIMA
Il seguente link invece attiva un file di premessa che, trasferito su R, gira senza dare errore sul mio computer con setwd(I:/)
PIOGGIA1_18_2_LARDEREL_1951-97 in pdf
#PROVE INIZIALI: attenzione il post è in costruzione; ci possono essere errori!!!!
#PREMESSA
#Problema da risolvere: come far leggere il file dati da qualsiasi #lettore? I files devono essere col suffisso xls.
Larderello_pioggia_csv1 file xls
#1- Si deve caricare sulla console di Microsoft Excel il file #precedente (si esplicita e si carica in Excel), cliccandoci sopra.
#2 – Si deve memorizzare poi da Excel (file-salva con nome) #con l’opzione CSV di excel (delimitato da separatore di #elenco), sul proprio Hd o su qualsiasi altro supporto di massa #di proprietà del lettore interessato, col nome “Larderello_pioggia_csv1”; verrà memorizzato col suffisso CSV.
3 -Si proceda a seguire il post.
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getwd()
setwd(“I:/”) #ogni lettore deve sostituire ad I il suo dispositivo #di massa in cui vuole memorizzare il file CSV o txt dei dati
#getwd()
par(ask=T)
#Non era così immediato far caricare ad R il nostro file dati #originale relative alle piogge cadute a Larderello dal 1951 al #1997, fornito dal CNR, gentilmente concesso dal dott. #Alessandro Bettini che gestisce la Stazione Meteo di #Castenuovo V.C. (da precisare). Da un primo controllo sembra #che un solo dato non sia disponibile (sostituito da -999). Da #prima si carica il file in Excel in 7 colonne di cui quella dei #mm/giorno di pioggia è la quarta. Imponiamo che la quarta #colonna sia numerica con “,” (?) il separatore di decimali è “.” #quello delle migliaia.
#Con procedimento riportato all’inizio salviamo 4 colonne in #.CSV #di Excel con dati delimitati da separatore di elenco.
# INTANTO: carichiamo e prepariamo il file dati da studiare:
dataset_lard_51_97=read.csv(“Larderello_pioggia_csv1.CSV”, sep=”,”)
dataset_lard_51_97=dataset_lard_51_97[1:4]
dataset_lard_51_97
attach(dataset_lard_51_97)
dataset=dataset_lard_51_97[,4]
dataset=ts(dataset)
head(dataset)
tail(dataset)
_____________________________
INTERMEZZO
#MODO ALTERNATIVO DI CARICARE,
#ATTRAVERSO EXCEL, FILES CON SUFFISSO
#.TXT CARICABILE DA R
#Partendo da un file con suffisso .xls è possibile memorizzare in #un file testo “tab delimited“(opzione di Excel 2000), invece #che in CSV di Excel; file testo che è pure visto da R. Perché #funzioni nel nostro post, va caricato col nome “Larderel_pioggia_csv1.txt“
dataset_lard_51_97 = read.csv(“Larderel_pioggia_csv1.txt”, sep=”\t”)
#o togliendo il sep e sostituendo a read.csv, read.csv2, funziona #ancora
dataset_lard_51_97 = read.csv2(“Larderel_pioggia_csv1.txt)
#>dataset_lard_51_97=read.csv(“Larderel_pioggia_csv1.txt”, #sep=”\t”)
#>dataset_lard_51_97=read.csv2(“Larderel_pioggia_csv1.txt”)
FINE INTERMEZZO
______________________________
#dataset
#Time Series:
#Start = 1
#End = 17154; poichè non è divisibile per 30 – si considerano
#tutti i mesi di trenta giorni – si aggiungono 6 valori finali,
#suggeriti dai valori terminali del mese di dicembre precedente.
#I dati complessivi giornalieri della pioggia caduta in mm/giorno
#ammonta così a 17160; 1760/30 = 572 mesi di 30 giorni;
#572/12 = 47 anni circa.
#Frequency = 1
piog_mensili=matrix(dataset,ncol=30,byrow=T)
medie_piog_mensili1=rowMeans(piog_mensili)
sum_piog_mensili2=medie_piog_mensili1*30
vmesi=sum_piog_mensili2
ts.plot(vmesi) #appare un dato anomalo in vmesi[301]
fix(vmesi) #serve a controllare sul video i grandi files anche
#per correggerli.
vmesi[301]
# Si corregge facendo direttamente a mano in itinere la media #dei due valori vicini e poi su richiesta si memorizza il vettore #corretto
ts.plot(vmesi) #dovrebbe essere corretto il dato mancante
#A partire da qui si deve ancora correggere!
____________________________________________
#E’ possibile anche costruire un vettore di 572 medie mensili #della pioggia a Larderello richiamabile (da pensare)
#Il programma R salta le righe con “#”, per cui il lavoro #presentato può essere. direttamente riportato sulla console di #R con copia incolla; il programma girerà autonomamente!
getwd()
#setwd(“X:/”) #X è il nome del dispositivo di massa su cui #memorizzare il file “Larderello_pioggia_csv1” che dovrà #avere suffisso .CSV
getwd()
#CERCANDO DI RIASSUMERE
dataset_lard_51_97=read.csv(“Larderello_pioggia_csv1.CSV”, sep=”,”) #OK, ma da controllare questo sep!
dataset_lard_51_97=dataset_lard_51_97[1:4]
#dataset_lard_51_97
attach(dataset_lard_51_97)
dataset=dataset_lard_51_97[,4]
dataset=ts(dataset)
head(dataset)
tail(dataset)
#dataset
piog_mensili=matrix(dataset,ncol=30,byrow=T)
medie_piog_mensili1=rowMeans(piog_mensili)
sum_piog_mensili2=medie_piog_mensili1*30
vmesi=sum_piog_mensili2
ts.plot(vmesi) #appare un dato anomalo in vmesi[301]
fix(vmesi) #serve a controllare sul video i grandi files anche
#per correggerli.
vmesi[301]
# Si corregga in divenire (in fieri, in corso d’opera) facendo #direttamente a man0 la media dei due vicini.
ts.plot(vmesi) #dovrebbe essere corretto il dato mancante
UN VELOCE EXCURSUM DA RIVEDERE ED AGGIORNARE ATTRAVERSO I LINKS INTERNI CONTINUAMENTE AMPLIATI.
#Potrei riclassificare in una matrice vmesi per righe, a partire #da gennaio 1951, di 12 colonne, dove le somme dei valori di #ogni riga rappresenterebbero la pioggia caduta nei diversi #anni a partire da 1951 e in ogni colonna andrebbero i valori #dei mesi per ogni anno; avremo così – in quanto abbiamo #corretto il numero dati per la presenza dei mesi diversi da 30 #giorni – circa 47 righe complete e 12 colonne corrispondenti
#ai valori dei dodici mesi di ogni anno. La media di ogni riga #rappresenterebbe la pioggia media di ogni anno (per 12 #otterrei le piogge in ogni anno) e la media di ogni colonna #sarebbe la media di pioggia caduta in tutti i 47 i gennaio, i #febbraio ecc.
#Le piogge cadute nei 47 anni, ottenute col comando #rowMeans, costituirebbero una serie storica annuale da #studiare a parte, magari inserendola nel post costruito per #questo studio già elaborato.
#Potremmo farlo ancora con la funzione
#matrix (piog_anni=matrix(vmesi, ncol=12, byrow=T), o #anche con la funzione ts (che ha come #argomenti: file,start, #e frequency), la quale raggruppa i dati con i valori di ogni #mese nella stessa colonna. Nella tabella apparirebbero il
#nome dei mesi ad ogni colonna e degli anni ad ogni riga; #siamo così in grado di prendere i 47 valori di ogni mese (una #volta ogni dodici) per farne la media #piog_anni.ts1=ts(vmesi, #start=1951, frequency=12).
#Questo per un controllo incrociato.
#Poi con subas =vmesi.ts1[seq(1, length(vmesi), by=12)] si #raccolgono i dati di gennaio per i 47 anni (o quanti sono) e ne #fa la media; per gli altri mesi la media si calcola con un for #integrando il comando precedente con la sostituzione di un i #ad 1.
#media_mesi=c()
#for(i in 1:12) {media_mesi[i]=mean(vmesi.ts1[seq(i, #length(vmesi), by=12)])}
#Da confrontare poi media-mesi con colMeans comando usato #con matrix.
#Seguiranno le istruzioni descritte. Si passerà poi ai filtri!
#Da confrontare poi media-mesi con mediacol comando usato #con matrix.
#In tal modo si viene a costruire l ‘EFFETTO STAGIONALE.
#Le dodici medie di colonna relative ai 47 mesi dello stesso #nome (gennaio, febbraio…dicembre), è conseguenza #dell’ipotesi plausibile che, all’interno di ogni anno #debba oscillare un’onda di pioggia legata alle stagioni
#(componente stagionale della serie storica).
#Osservando il grafico del vettore vmesi invece non si notano #trends e ad occhio anche le eventuali oscillazioni sembrano #mascherate, nonostante l’acf del vettore (autocorrelazione) #risulti significativo. Se esiste un’oscillazione di ordine dodici la #riassumiamo dalle medie di ogni mese nel corso dei 47 anni. #Potremmo anche spezzare i dati in 5 parti (4 da dieci anni e #una da 7) per studiarle separatamente onde controllarne le #variazioni nel tempo (come cambia la pioggia nelle varie #stagioni col tempo?)
#Si passerà poi ai filtri!
#Un modo alternativo più ortodosso di studiare una #serie storica mensile detrendizzata infatti è quello, #suggerito sempre dall’ipotesi accennata suddetta, di calcolare #una media mobile di ordine 12 su tutti dati o sui singoli pezzi #per estrarre dai dati originali un’onda di periodo opportuno #(stagionalità) costruendo così una seconda serie che, poi #sottratta dall’originale, ne lascia una residuale contenente #ancora trend (se esisteva prima), e qualche ciclo. Alla fine #rimarrà così solo da testare i residui.
#Seguono le istruzioni descritte.
piog_anni=matrix(vmesi, ncol=12, byrow=T)
m_anni=rowMeans(vmesi)
pioganni=m_anni*12
piog_anni.ts1=ts(vmesi, start=1951, frequency=12)
vmesi.ts1 = piog_anni.ts1
subas =vmesi.ts1[seq(1, length(vmesi), by=12)]
media_mesi=c()
for(i in 1:12) {media_mesi[i]=mean(vmesi.ts1[seq(i, length(vmesi), by=12)])}
ts.plot(media-mesi)
DA CONTROLLARE, CORREGGERE ESPANDERE, CONTINUARE….con calma, avendo altri post avviati da gestire.
SEGUIRE I LINKS INTERNI CONTINUAMENTE AGGIORNATI
I SEMI ANTICHI di Angelo Bianchi
Molti cibi che arrivano sulle nostra tavola sono in gran parte prodotti dall’industria. Per soddisfare ed anche per imporre certi criteri esclusivamente commerciali, viene ritenuto necessario pianificare le colture in modo che si abbiano piante adatte alla raccolta, alla conservazione ed alla trasformazione delle derrate e che tengano conto delle esigenze dei processi di lavorazione e commercializzazione delle grosse catene commerciali.
Il seguente articolo del dott. Juri Bettini, rivisitato da “Il Sillabario” 4-1996 e 1-1997, inserti della Comunità di Pomarance, è stato ristrutturato e corretto.
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