EPISTEMOLOGIA, PSICOPEDAGOGIA, INSEGNAMENTO DELLA FISICA E RIFORMA DELLA SCUOLA a cura del dott. Piero Pistoia; post aperto a più voci.

EPISTEMOLOGIA, PSICOPEDAGOGIA E INSEGNAMENTO DELLA FISICA NELL’OTTICA DI UNA RIFORMA SCOLASTICA 

a cura del dott. prof. Piero Pistoia

TITOLI DEGLI ARTICOLI IN QUESTO POST

(1) – I fondamenti psicologici ed epistemologici dell’insegnamento della Fisica;  scritti di Piero Pistoia e Andrea  Pazzagli

(2) – I processi di ‘comprensione’ e la loro utilizzazione per  l’insegnamento di un concetto fisico: scritto del dott. Piero Pistoia

(3) – I fondamenti psicologici ed epistemologici della Riforma Scolastica. scritti di Andrea Pazzagli e Piero Pistoia

I TRE INTERVENTI, SCRITTI NELL’INTERVALLO FINE 1977 – INIZIO 1980, NACQUERO, ALCUNI,  DALLA COLLABORAZIONE FRA UN MAESTRO DELLA SCUOLA PRIMARIA ED UN DOCENTE DELLA SCUOLA SUPERIORE E FURONO PUBBLICATI DALL’EDITORE LOESCHER NELLA RIVISTA QUINDICINALE, ‘LA RICERCA’, AD ALTA DIFFUSIONE NELLA SCUOLA SUPERIORE.

Gli autori ritengono che i concetti e processi qui riportati, per alcuni versi, possano essere considerati ancora attuali e rilevanti, vista anche la direzione-redazione universitaria della rivista (Maria Corda Costa,  Elena Picchi Piazza ed altri), dove furono pubblicati ( da immettere le coordinate precise delle riviste interessate)

EPISTEMOLOGIA_E_FISICA0001 (1) (2)

EPISTEMOLOGIA-FISICA0001 (3)

Gli articoli qui riportati sono stati considerati rilevanti ancora oggi dalla dott.ssa Manuela Vecera, psicologa psicoterapeuta.

 Vedere su questo blog anche altri interventi di Piero Pistoia, su proposte di varie lezioni scolastiche ed altro, in particolare:

   IL MONDO DELLA SCUOLA ED IL MONDO DEL LAVORO: un rapporto difficile

Curriculum di piero pistoia:

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UN SAGGIO RIPRESO DALLA RACCOLTA A PIU’ VOCI “PER UNA GEOGRAFIA DEL TERRITORIO PISANO”, curata dal dott. prof. R. Mazzanti; 2015, Pacini editore.

Segue il saggio “L’ambiente naturale ed il paesaggio in Provincia di Pisa” del dott.  prof. Riccardo Mazzanti, accademico dell’Università di Pisa.  I titoli degli altri scritti e relativi autori saranno nominati nell’indice a pag.3 della raccolta, inserito nel precedente saggio insieme alla prefazione.

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FOTO DELL’ARTICOLO LEGGERMENTE INGRANDITE E CHIARIFICATE


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Riccardo Mazzanti

 

POMARANCE: UNA BREVE PASSEGGIATA ‘FLORISTICA’ (flora povera, erbacce…), a scansione mensile, PARTE QUARTA, a cura di SOFIA, esperta sul campo e brava fotografa, coordinatore PIERO PISTOIA (NDC)

N.B. – SE NON ESPLICITATO ALTRIMENTI, LE FOTO, PROGETTI, SCRITTI, ARGOMENTAZIONI E COMMENTI SONO DEL COORDINATORE PIERO PISTOIA (NDC)

Continua il monitoraggio botanico-educativo delle piante selvatiche, a scansione mensile, lungo un percorso, alla periferia del paese di Pomarance, che, inserito nel paesaggio floristico della Val di Cecina, ne riflette le sue caratteristiche botaniche essenziali. Data la vicinanza delle Scuole, potrebbe, nel tempo, se mai la Buona Scuola diventerà attiva, essere utilizzato anche per passeggiate scolastiche culturali ad uso didattico – infatti la comunicazione non sarà meramente descrittiva, ma spesso inserita in un processo costruttivo di ricerca scoperta, cioè nei contesti delle OSSERVAZIONI SCIENTIFICHE scolastiche – e in generale come stimolo all’osservazione guidata della Natura Spontanea della zona, e non solo (se è vero che tutta la vegetazione italiana e delle Nazioni limitrofe, circa nella stessa fascia di latitudine, risente mediamente del clima dell’area mediterranea). Questa comunicazione culturale può ravviare il concetto di diversità biologica e attivare una interazione positiva con il mondo della Natura.

COME NELLE ALTRE PARTI I TESTI QUALIFICATI DI RIFERIMENTO PER QUESTO LAVORO SONO PRINCIPALMENTE I SEGUENTI:

EUGENIO BARONI “GUIDA BOTANICA D’ITALIA” Ed. CAPPELLI

PIETRO ZANGHERI “FLORA ITALICA Vol. I-II-III” Ed. CEDAM        

SANDRO PIGNATTI “FLORA D’ITALIA Vol. I-II-III” Ed. EDAGRICOLE

EDUARD THOMMEN “ATLAS DE POCHE DE LA FLORE SUISSE” EDITIONS BIRKHAUSER BALE.

VENGONO ANCHE CONSULTATE DUE GROSSE ENCICLOPEDIE SUL REGNO VEGETALE, L’UNA EDITA DA VALLARDI E L’ALTRA DA RIZZOLI; E SVARIATI ALTRI TESTI SECONDARI DI DIVERSE CASE EDITRICI CHE NOMINEREMO QUANDO NECESSARIO.

A questi testi si farà continuamente riferimento esplicito e si spera che Autori ed Editori permetteranno di trasferire qualche disegno schematico di chiarimento dai loro testi a questo post, il cui unico obiettivo è e rimarrà solo quello di ‘costruire’ e comunicare didatticamente cultura, per quanto ci riesce, sempre del tutto gratis. Comunque siamo disponibili nell’immediato a qualsiasi intervento su questo post su avvertimento (al limite, se necessario, anche a sopprimerlo!)

Il testo teorico di riferimento sarà:

Carlo Cappelletti “BOTANICA, Vol.  I° e Vol II°”, UTET

Con GIUGNO 2016 inizia la PARTE QUARTA di un nuovo ciclo di diari osservativi sulla flora selvatica  dello stesso percorso.

Chi volesse da subito informazioni sulle seguenti piantine può chiccarci sopra:

EPILOBIO con schemi e ipotesi sulla specie
EPILOBIO1 per vedere altre foto di Epilodio
ALTHEA cannabina con schemi

Per la storia della classificazione della ALTHEA cannabina, chiccare anche, nella PARTE PRIMA, sul link interno ‘ALTHEA cannabina’ subito dopo la cartina topografica del percorso.

NDC – Da chiarire ancora sui riferimenti. Lungo la sterrata dopo il primo cartello per il mirto, dopo una decina di metri scendendo, sulla destra parlammo di una ‘roverella’;  si tratta del grosso albero scavato, nero all’interno? Poi Sofia ha parlato ultimamente (nella PARTE TERZA) di due riferimenti lungo la stessa sterrata. Dalle foto sembrano lo stesso albero: una grossa quercia a tre tronchi; scendendo si trova sospeso sul piccolo argine a sinistra, a una ventina di  metri dal precedente? Si tratta ancora di una roverella? Guardare la foto e rispondere alle domande. Le foglie attribuite alla roverella, hanno la parte superiore più bombata e meno seghettata di quelle della quercia? Ovvero le foglie non sono utili per la differenza? Quali sono le differenze fra  quercia e roverella ora che hanno le foglie? Le foglie attribuite per ipotesi alla roverella sono state staccate dal grosso cavo nero e dall’altro riferimento; le altre da un’altra pianta che mi è sembrata  una quercia. Insomma lungo la sterrata ci sono altre roverelle?

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Confronto foglie di Quercia

 

UNA SINTESI SULLE DIFFERENZE fra Quercus robur e Q. petraea, a cura di P. Pistoia

 

Quercus robur (Farnia o Quercia s. l. )               Rovere (Quercus petraea)

Foglie: con picciolo breve                              ->     con picciolo lungo

due orecchiette asimmetriche            ->      nessuna orecchietta

max terzo superiore                           ->      max a metà foglia

ambedue le facce glabre                    ->      le due facce diverse

picciolo foglia assente                        ->      picciolo lungo

Frutto: peduncolo lungo                                ->      peduncolo breve

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Ecco le risposte_commento di Sofia

Per quanto riguarda il riconoscimento delle varie specie di Quercia, non è proprio cosa facile, diciamo che talvolta è un vero rompicapo.

Le 4 specie più similari, si differenziano per pochi particolari e solo un occhio esperto attento all’osservazione, durante tutte le fasi annuali di vita

della Querce, può notare queste piccole differenze.

La Rovere (Quercus petrea) è la specie più diffusa dalle nostre parti. Le differenze che la distinguono dalle altre riguardano solo la foglia e il frutto.

La foglia mostra un peduncolo evidente che la sorregge. La parte superiore della foglia è glabra mentre quella inferiore leggermente, e non sempre, pelosa. La larghezza massima della foglia si ha nei lobi più bassi (più o meno nel terzo). Un altro particolare che la contraddistingue è l’assenza del peduncolo della ghianda.

La Roverella (Quercus pubescens) è molto simile alla rovere (infatti sono queste due specie che si possono maggiormente confondere tra di loro). Come suggerisce il nome è riconoscibile per i rametti giovani peluriosi. Pure la parte sottostante della foglia è nettamente più pubescente della Rovere. Anche i frutti e il loro peduncolo sono similari tra le due specie perciò facilmente confondibili. La roverella ha la cupola con squame più appressate e più vellutate, inserite per metà sul frutto, ma non sempre è evidente questa piccola differenza.

La Farnia (Quercus robur) è già più riconoscibile dalle altre. Le sue foglie hanno larghezza massima  nei lobi più alti, ma soprattutto non hanno peduncolo. Alla loro base hanno due piccoli lobi come orecchiette. Glabre su tutte e due le pagine. La ghianda invece ha un peduncolo lunghissimo ed è lunga e più elegante delle altre.

Nelle nostre zone, non ne ho viste molte, solo in Farneta, Berignone e lungo il torrente Secolo…..ma se vuoi osservarne alcune in paese, devi andare dietro l’edificio del teleriscaldamento!!!!

Il Cerro (Quercus cerris) comunissimo ovunque nei dintorni, ha le foglie profondamente lobate, tanto che talvolta i lobi sono così scavati che raggiungono la venatura centrale della foglia. La ghianda è inconfondibile perché è inserita in una cupola tutta arricciata.

Ma le querce, estremamente polimorfe e ibridabili possono ingannare anche le persone più esperte!

 

IL RICCO REPERTORIO DI FOTO LUNGO IL PERCORSO DI SOFIA IL 6-GIUGNO-2016 CHE PRATICAMENTE ESAURISCE TUTTO IL POST, eccetto il commento sull’EPILOBIO e la proposta della sua specie

LA COMPOSITA Cotha altissima

Cota altissima (6)

Cota altissima (2)

Cota altissima (3)

Cota altissima (5)

Cota altissima (6)

Dove si può vedere C. altissima nel percorso:

Cota altissima

LA BORRAGINACEA Echium volgare

Dove si può vedere E. vulgare nel percorso:

Echium vulgare

 

Echium vulgare (11)

Echium vulgare (10)

Echium vulgare (6)

Echium vulgare (5) Echium vulgare (4)

Echium vulgare (2)

Echium vulgare (1)

 

L’ Apiacea Eryngium campestre

Eringium campestre (1)

Eringium campestre (2)

Eringium campestre (3)

Eringium campestre (4)

Eringium campestre (5)

Dove si può vedere E. campestre nel percorso:

Eryngium campestre

Questa pungente Apiacea già fiorita, si trova sul lato sx della strada, proprio sul margine accanto all’asfalto, vicino alla vigna, a 30 metri dal Ponso (NDC: scendendo verso San Domenico).

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LA RUBIACAEA Galium mollugo

Galium mollugo (1)

Galium mollugo (3)

Galium mollugo (5)

Dove si trova G. mollugo nel percorso, clicca :

Galium mollugo

La piantina di Galium è presente un po’ ovunque su tutto il percorso. Le foto si riferiscono a quella vicino la fossetta poco prima del Ponsino.

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CONFRONTO FRA DUE FAGACEE del genere Lathyrus

 

Lathyrus odoratus (1)

Lathyrus odoratus (2)

Lathyrus odoratus (3)

Lathyrus odoratus (4)

Lathyrus odoratus (5)

Lathyrus odoratus (7)

Lathyrus odoratus (8)

Lathyrus odoratus (9)

Lathyrus odoratus (10)

Lathyrus odoratus (11)

Lathyrus silvestris (1)

Lathyrus silvestris (2)

Lathyrus silvestris (3)

Lathyrus silvestris (4)

Lathyrus silvestris (5)

Lathyrus silvestris (6)

Lathyrus silvestris (7)

Per vedere dove si trovano nel percorso ed altro, cliccare su:

Solito confronto con due fabacee

Confronto con due fabacee simili:

Lathyrus sylvestris: sul lato dx della strada, di fronte alla rete che dopo 20 metri circa, porta al pelago dopo Sant’Anna.

Lathyrus odoratus: sul lato sx della strada davanti all’ingresso di san Domenico, dove iniziano i cipressi.

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La CARYOPHYLLACEA Petrorhagia prolifera

Petrorhagia (1)

Petrorhagia (2)

Petrorhagia (4)

Petrorhagia (7)

Petrorhagia (8)

Petrorhagia (9)

Petrorhagia (10)

Per vedere dove osservare questa Caryophyllacea, cliccare su:

Petrorhagia prolifera

Una piccolissima Caryophillacea che ho notato mentre osservavo altre piante, sul lato dx della via, dove si apre in uno slargo, che curva per la discesa che porta al Mirto. Davanti Poggio Bianco (da chiarire)

FINE REPERTORIO

NDC – Da ricordare che Poggio Bianco è la zona al termine della via sterrata indicata dal primo cartello per il Mirto, oltre il secondo cartello!

 

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SCHEMI E SCHIZZI DELLE  Cariophyllaceae descritte

CARIOFILLACEE0001992: Petrorhagia proliphera

da P. Zangheri “Flota Italica II”, CEDAM

CARIOPHILLACEAE0001

da continuare…

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LA  CRUCIFERA Raphanus raphanistrum

 

Raphanus raphanistrum (1)

Raphanus raphanistrum (2)

Raphanus raphanistrum (3)

Raphanus raphanistrum (4)

Raphanus raphanistrum (5)

Raphanus raphanistrum (6)

Raphanus raphanistrum (7)

Per vedere dove si trova questa Crucifera, cliccare su:

Raphanus raphanistrum

Si tratta di un Ravanello selvatico fotografato sullo spiazzo a dx, sulla curva prima che la strada discenda verso il Mirto (davanti Poggio Bianco).

Simile a molte altre Crucifere con fioritura di colore giallo, ma ora il suo frutto lo rende inconfondibile.

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FRUTTI VARI

Capsula frutti del papavero. Davanti al Ponso (zona letame).

Frutti Scorpiurus muricatus: la piantina che abbiamo tenuto in osservazione da quasi un anno! I suoi frutti sono davvero curiosi, diciamo belli! Si vedono un po’ dappertutto, ma la foto è fatta nella discesa che dal Ponso porta a San Domenico, sulla dx al margine del campo di avena.

Frutti del Biancospino: Cespuglio grande davanti Sant’Anna, lato dx strada. Già fotografato quando era in piena fioritura, ora si notano i piccoli frutti che stanno crescendo.

Biancospino frutti (2)

Biancospino frutti (3)

Biancospino frutti (5)

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capsula semi pavavero (1)

capsula semi pavavero (2)

capsula semi pavavero (3)

FRUTTI VARI: dove si possono vedere nel percorso

Scorpiurus muricatus - FRUTTO (1)

Scorpiurus muricatus - FRUTTO (2)

Scorpiurus muricatus - FRUTTO (3)

Scorpiurus muricatus - FRUTTO (5)

Scorpiurus muricatus - FRUTTO (6)

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SOFIA IL 14 GIUGNO

IL CIRSIUM arvense (ho corretto il genere)

Cirsium arvense

(Cardo campestre): davanti la casa con pelago. Lato dx della strada proprio sul bordo, poco prima dell’incrocio sulla dx.

(Elimina le foto in eccesso)

 

Cirisium arvense (1)

Cirisium arvense (2)

Cirisium arvense (3)

Cirisium arvense (4)

 

Cirisium arvense (5)

Cirisium arvense (6)

Cirisium arvense (7)

Cirisium arvense (8)

Cirisium arvense (9)

 

Cirsium arvense (10) Cirisium arvense (11)

Cirisium arvense (12)

Cirisium arvense (13)

 

Cirsium arvense (14)

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Dianthus carthusianorum

Dianthus carthusianorum (2)

Dianthus carthusianorum (3)

Dianthus carthusianorum (4)

Dianthus carthusianorum (5)

Dianthus carthusianorum (6)

Dianthus carthusianorum: commento in txt

SCHEMA DA P. Zangheri, “Flora Italica II”,CEDAM

CARIOFILLACEE0002

997:  Dianthus cathusianorum

Possiede sottospecie che cambiano nome con la forma della brattea del calice.

GALIUM verum

Galium verum

(Caglio zolfino), una Rubiacea che comincia a spuntare su tutto il percorso. Osservata nei pressi del cartello della Spirea, però sul lato dx della strada. Le Rubiacce in generale hanno una sezione del caule tendenzialmente a geometria non circolare.

Galium verum (1) Galium verum (2)

Galium verum (3)

Galium verum (4)

Galium verum (5)

Galium verum (6)

Galium verum (7)

Galium verum (8)

Galium verum (9) Galium verum: commento in txt

 

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MELILOTUS albus

Melitotus albus

L’esile fabacea, cerca di resistere tenacemente alle mille avversità, giacchè è spuntata proprio sul bordo asfaltato della via.

Si trova a poche decine di metri, dal cartello di inizio percorso della ‘strada vicinale’, sul lato dx, sporgente sulla strada.

NDC – Da notare che esistono due cartelli che indicano la vicinale: uno all’incrocio con via Filosofi (inizio?) e l’altro presso Poggio Bartolino (fine?)

Melitotus albus (1)

Melitotus albus (2)

Melitotus albus (3)

Melitotus albus (4)

Melitotus albus (5)

Melitotus albus (6) Melitotus albus

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Scabiosa columbaria

In un primo momento avevo pensato che si trattasse della Knautia arvensis, poi osservando le foglie cauline, così minuscole con segmenti molto sottili, credo che si tratti della Scabiosa. Anche la conformazione dei lobi del fiore, che sembrano suddividersi in 5 parti (invece che in 4 come nella Knautia), avvalora l’ipotesi.

Fotografata al margine interno della rete metallica, che in pochi metri raggiunge il pelago. Lato sx della strada, però è presente anche di fronte sul lato destro, quasi sul bordo stradale.

 

Scabiosa columbaria (1)

Scabiosa columbaria (2)

Scabiosa columbaria (3)

Scabiosa columbaria (5) Scabiosa columbaria in txt

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Teucrium chamaedrys

Teucrium chamaedrys

La profumata lamiacea si trova all’inizio del percorso, sul lato dx della strada, subito dopo l’incrocio per ‘S.Pietro’ e l’oliveta del lato opposto.

In alto sull’argine tufaceo, insieme a un ramo di erba medica.

Teucrium chamaedreis (1)

Teucrium chamaedreis (2)

 

Teucrium chamaedreis (3)

Teucrium chamaedreis (4)

Teucrium chamaedreis (5)


Teucrium chamaedrys in txt

NDC – In questo scorcio di giugno nel passare mi è sembrato di intravedere  una densa fioritura di chamedrys nel prato subito a sinistra dopo l’incrocio di via Del Poderino con via dei Filosofi. Il controllo non è stato possibile: il giorno dopo il prato era stato rasato.

Il T. chamedrys ha fiori in numero variabile da due  a sei per ogni nodo riuniti all’ascella delle foglie.

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FINE NDC

Trifolium campestre

E’ presente un po’ ovunque durante il tragitto, ma le foto si riferiscono alle piantine sul bordo dx della discesa che conduce al Mirto, qualche decina di metri dopo la quercia biforcata, presa a riferimento altre volte. (NDC: OK)

Trifolium campestre (1)

Trifolium campestre (2) Trifolium campestre in txt

VARIE

La Malva cannabina in attesa di fioritura.

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NDC di Piero Pistoia

Malva cannabina non figura nella letteratura in mio possesso; esiste Althea cannabina (detta Malva canapina). Esiste invece Malva alcea. APRIAMO  UNA  ARGOMENTAZIONE…..

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FINE NDC

Lungo il tragitto ancora bei cespugli fioriti di rose bianche, che sembrano ornare la strada.

Sperando che resista ai tagli selvaggi, continua a crescere la nostra pianta ‘X’, in osservazione dallo scorso inverno e oltre. Per diversi particolari suppongo che si possa trattare di Enula baccherina (Inula konizae).

La sua fioritura sarà piuttosto insignificante come tipologia di ‘fiore’, ma molto sospirata!!!!

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NDC P. Pistoia

(NDC) Nel giugno del 2015, dopo attente osservazioni (riportate nella PARTE PRIMA) e controlli, mi convinsi che la malvacea fotografata anche oggi, praticamente nello stesso posto, e individuata come Malva cannabina, fosse da attribuire alla specie Anthea cannabina (chiamata volg. Malva canapina). In effetti Malva cannabina sembra non esistere in letteratura, come già precisato.

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FINE NDC

malva cannabina (1)

malva cannabina (2)

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Presunta Composita in osservazione (1)

I. conyza

Presunta Composita in osservazione (2)

Inula conyza

rosa arvense (1)

rosa arvense (2)

VARIE in txt

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INIZIO NDC  Piero Pistoia

(NDC) Foto di Inula viscosa in vegetazione e Tòrilis arvense (?) nate nell’ultimo tratto della sterrata subito prima della seconda indicazione per il Mirto. Qui sono rinate molte altre piantine di Giugno (per es. la Gentianacea Chlora perfoliata, la Verbena, l’Iperico, il Meliloto,l’Eringium, il Galium verum, una seconda Apiacea,…).

 

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EPILOBIO

Pianticella che sta fiorendo da classificare, fotografata circa a un quarto della strada sterrata fra i due cartelli del P. Il Mirto scendendo sulla sinistra, presso la grossa quercia a tre tronchi già considerata come riferimento.

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Pianticella x1

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Pianticella x2

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Pianticella x3

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Pianticella x4

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Pianticella x5.

Abbozzo di descrizione:  rametti alternati con foglie lineari lanceolate alternate a rotazione destrorsa, cime, ad occhio, a lunghi peduncoli fiorali (?) tendenzialmente corimbose, piccoli fiori terminali sul rosa (?) appena accennati con calice. Il caule centrale, quasi nero dalla parte della strada, alto fino a 1.5 m, a sezione non circolare, tendenzialmente quadrangolare. Non è una Composita. DA PRECISARNE LA DESCRIZIONE.

Nell’ultimo segmento di giugno Sofia propone il genere Epilobium; da precisare la specie. Quelli che apparivano ad occhio come lunghi peduncoli fiorali  Sofia scopre che si tratta addirittura di baccelli a sezione molto sottile pieni di semi con pappi con in cima un ‘accenno’ di fiore, come riferisce nella PARTE QUINTA (Luglio); la distribuzione dei baccelli (tendenzialmente a ‘cima corimbosa’) fa pensare a fiori in un racemo lungo spiciforme (a spiga) con fiori a ovario inferiore che, una volta fecondato, potrebbero allungarlo formando il sottile baccello; seguono foto di questi strani frutti che, secchi, a partire dall’alto si incrinano in lunghe e sottilissime lacinie filiformi longitudinali, aprendosi sempre di più a stecche di ombrello, liberando, in tal modo, i piccolissimi semi e pappi contenuti. Manca la descrizione della corolla e delle altre parti del fiore che non abbiamo potuto osservare.

 

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Ipotesi sulla specie: Epilobium angustifolium

SCHEMI ESPLICATIVI…….da P. Zangheri “Flora Italica II”, Cedam, Padova

NB – Se a causa della lentezza di internet le foto degli schemi rimangono implicite,  il nome del file di riferimento è erroneamente Inula e non Epilobio, anche se poi le foto esplicitate sono dell’Epilodio (ASPETTO CORRETTO!)

 

 

Epilobio_cima_foglie

Epilobium angustifolium: cima fiorita e foglie cauline

 

 

Epilobio_fiore

Epilobium angustifolium: fiore in sezione

Per vedere uno schema che riporti il ‘funzionamento’ dello strano baccello, osservare il frutto di E. roseum (3057)

 

Epilobio_frutto

 

3057: E. roseum; frutti e foglia

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ANCORA NDC

Tòrilis arvensis

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T. arvensis ed I. viscosa in vegetazione.

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Galium verum sulla sinistra scendendo davanti al secondo cartello per Il Mirto alla fine del percorso

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Galium verum con Spirea exapetala in vegetazione

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La Gentianacea Chlora perfoliata con Meliloto in fiore in basso adestra

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Intorno al 24 giugno (San Giovanni) Sofia scatta gruppi di foto per varie specie botaniche durante le sue visite al percorso in studio a partire dalla Gentianacea Chlora perfoliata (Blackstonia perfoliatata) già studiata che si presenta in fusti eretti, ramosi in alto; foglie basali da lanceolate ad ovate; le intermedie triangolari acuminate. Fiori su peduncoli di 3-4 cm; calice diviso quasi completamente il lacinie; corolla gialla a imbuto; il seme è una capsula ellissodale

FINE COMMENTO di P. Pistoia

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Blakstonia perfoliata e Centaurium Erytrea: in testo per vedere dove di trovano

Blakstonia perfoliata (7)

Blakstonia perfoliata (6)


Blakstonia perfoliata (4)

Blakstonia perfoliata (2)

Blakstonia perfoliata (1)

Blakstonia perfoliata (5)

 

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Dipsacus fullonum (1)

Dipsacus fullonum (2)

Dipsacus fullonum (3)

Dipsacus fullonum (4)

Dipsacus fullonum (5)

Dipsacus fullonum:  dove si trova in txt

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EPILOBIO1

Epilobium: dove si trova in txt

Epilobium.... (1)

Epilobium...

Epilobium.... (4)

Epilobium.... (3)

Epilobium.... (2)

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Ferulago campestris: dove si può vedere nel percorso in txt

 

Ferulago campestris (8)

Ferulago campestris (7)


Ferulago campestris (5)

Ferulago campestris (4)

Ferulago campestris (3)

Ferulago campestris (1)

INIZIO NDC  Piero Pistoia su F. campestris

Frutto 4 mm x 8-12 mm con coste laterali saldate in un’ala liscia, di forma ovale schiacciata, leggermente striato che tende ad annerire; fusto eretto glabro, lucido un po’ ingrossato ai nodi; rami alti tendenzialmente verticellati; foglie basali (2-5 dm) 3-4 pennatosette,  completamente  divise in lacinie lineari molli (o.5-5-8 mm) tendenzialmente divergenti ad angolo retto ombrelle a  0-12 raggi; petali gialli larghi un mm.

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Fusto intermedio e due semi rotondeggianti: uno di profilo

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FUSTO INTERMEDIO DI Ferulago campestris

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Cima di F. campestris con ombrelle e semi; si nota un piccolo coleottero  a righe longitudinali nere

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3130 – foglia di F. campestris schema ripreso da Zangheri, opera citata 

FINE NDC

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Arum italicum

arum italicum (1)

arum italicum (2)

Arum italicum: dove si può vedere nel percorso, in txt

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Cichorium intybus (1)

Cichorium intybus (2)

Cichorium intybus (3)

Cichorium intybus (4)

Cichorium intybus (5)

Cichorium intybus (6)

Cichorium intybus: per vedere dove si trova nel percorso in txt

Cichorium intybus

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Cornus sanguinea frutti (1)

Cornus sanguinea frutti (2)

Frutti di arbusti: per sapere i tipi di frutto delle foto e dove sono state scattate in txt

frutti prunus spinosa (1)

frutti prunus spinosa (2)

Frutto Prunus spinosa (1)

Frutto Prunus spinosa (2)

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ALTHEA cannabina

VARI TIPI DI MALVE NEL PERCORSO: cannabina e punctata

Malva cannabina (2)

Malva cannabina (1)

Malva cannabina (3)

Malva punctata (1)

Malva punctata (2)

Malva punctata (3) Malva punctata (4)

MALVACEAE

Per la classificazione aiutarsi con gli schemi ripresi da P. Zangheri, o. c.

ALCUNI SCHEMI SU ALTHEA E MALVA

Malva_alcea_fiore_da_sotto

Malva alcea: fiore da sotto

Malva_alcea_fl

Malva alcea: foglia

Malva_fiore0001

SEZIONE FIORE Malva sylvestris

ALTHEA cannabina

Althea_cannabina_fl

Althea cannabina: foglia media_superiore

Althes_cannabina_calice_calicetto

Althea cannabina: calice e calicetto

Medicago sativa (1)

Medicago sativa (2)

Medicago sativa (3)

Medicago sativa (4)

Medicago sativa: osservazioni in txt

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Salvia verbenaca

Salvia verbenaca (1)

Salvia verbenaca (2)

Salvia verbenaca (3)

Salvia verbenaca (4)

Salvia verbenaca (5)

Salvia verbenaca: su questa salvia in txt

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Torilis arvensis (2)

  La Torilis

Torilis arvensis (3)

Torilis arvensis (4)

Torilis arvensis (5)

Torilis arvensis (6)

Torilis arvensis: la T. arvensis nel percorso in txt

Torilis arvensis

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Verbena officinalis

Verbena officinalis (1)

Verbena officinalis (3)

Verbena officinalis (4)

Verbena officinalis (5)

Verbena officinalis (6)

Verbena officinalis (7)

Verbena officinalis (8)

Verbena officinalis (9)

Verbena officinalis: cosa dice Sofia sulla V. officinalis del percorso in txt.

Verbena officinalis

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SEGUIRA’ IL LAVORO A PARTIRE DA LUGLIO CHE INSERIREMO NELLA PARTE QUINTA

FINE QUARTA PARTE

UN POLITICO COME GLI ALTRI di Paolo Fidanzi

UN POLITICO COME GLI ALTRI

E’ necessario intervenire.

Sulle questioni sociali,

su quelle private.

Sul tornaconto di chi predica bene

e poi razzola male.

E’ necessario un diniego,

un urlo di vendetta.

Il salto del pensiero dominante.

Urge spedire altrove

il pacco destinato alla povera gente.

Bisognerebbe sfamarsi di luce e di poesia.

Solo questo, l’azzardo di credersi niente.

Ecco, bisognerebbe uscire dal caos della promessa.

E della speranza.

L’idea di un uomo buono e di uno cattivo è superata.

Il gelo del sentimento accende luci deliranti.

Il mondo delle cose è sempre più spento .

Appare tutto scolorito, graffiato dal pianto

di chi ha perso la fede e la sua forza originaria,

la sua misericordia.

L’umiltà non ha sconfitto la volontà di potenza,

ma proveremo insieme a resistere ancora.

 

Paolo Fidanzi  2016

POMARANCE: UNA BREVE PASSEGGIATA ‘FLORISTICA’ (flora povera,erbacce…), a scansione mensile, PARTE TERZA, a cura di Angelo Bianchi, erborista, Piero Pistoia, coordinator, Sofia, esperta sul campo e buona fotografa.

QUESTI POST SONO DA RIVEDERE E CORREGGERE

N.B. – SE NON ESPLICITATO ALTRIMENTI, TUTTE LE FOTO, PROGETTI, SCRITTI, ARGOMENTAZIONI E COMMENTI SONO

DEL COORDINATORE PIERO PISTOIA

Continua il monitoraggio botanico-educativo delle piante selvatiche, a scansione mensile, lungo un percorso, alla periferia del paese di Pomarance, che, inserito nel paesaggio floristico della Val di Cecina, ne riflette le sue caratteristiche botaniche essenziali. Data la vicinanza delle Scuole, potrebbe, nel tempo, se mai la Buona Scuola diventerà attiva, essere utilizzato anche per passeggiate scolastiche culturali ad uso didattico – infatti la comunicazione non sarà meramente descrittiva, ma spesso inserita in un processo costruttivo di ricerca/scoperta, cioè nei contesti delle OSSERVAZIONI SCIENTIFICHE scolastiche – e in generale come stimolo all’osservazione guidata della Natura Spontanea della zona, e non solo (se è vero che tutta la vegetazione italiana e delle Nazioni limitrofe risente mediamente del clima dell’area mediterranea, circa alla stessa fascia di latitudine). Questa comunicazione culturale può così ravviare il concetto di diversità biologica e attivare una interazione più diretta e positiva con il mondo della Natura. E questo è CULTURA! forse più significativa e formativa di altre e senza consumare risorse.

PARTE III IN VIA DI COSTRUZIONE

COME NELLE ALTRE PARTI I TESTI QUALIFICATI DI RIFERIMENTO PER QUESTO LAVORO SONO PRINCIPALMENTE I SEGUENTI (consigliamo i lettori di  procurarseli per i riferimenti, l’approfondimento di questo post e la qualificazione delle biblioteche personali!):

EUGENIO BARONI “GUIDA BOTANICA D’ITALIA” Ed. CAPPELLI

PIETRO ZANGHERI “FLORA ITALICA Vol. I-II-III” Ed. CEDAM        

SANDRO PIGNATTI “FLORA D’ITALIA Vol. I-II-III” Ed. EDAGRICOLE

EDUARD THOMMEN “ATLAS DE POCHE DE LA FLORE SUISSE” EDITIONS BIRKHAUSER BALE.

VENGONO ANCHE CONSULTATE DUE GROSSE ENCICLOPEDIE SUL REGNO VEGETALE, L’UNA EDITA DA VALLARDI E L’ALTRA DA RIZZOLI; E SVARIATI ALTRI TESTI SECONDARI DI DIVERSE CASE EDITRICI CHE NOMINEREMO QUANDO NECESSARIO.

A questi testi si farà continuamente riferimento esplicito e si spera che Autori ed Editori permetteranno di trasferire qualche disegno schematico di chiarimento dai loro testi a questo post, il cui unico obiettivo è e rimarrà solo quello di ‘costruire’ e comunicare didatticamente cultura, per quanto ci riesce, sempre del tutto gratis. Questo blog non ha alcun fine di lucroed è autofinanziato. Comunque siamo disponibili nell’immediato a qualsiasi intervento su questo post su avvertimento (al limite, se necessario, anche a sopprimerlo!)

Il testo teorico di riferimento sarà:

Carlo Cappelletti “BOTANICA, Vol.  I° e Vol II°”, UTET

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COMMENTI E PROPOSTE (NDC)

In generale le interferenze umane sulle erbe selvatiche sono certamente invasive ai bordi della strada del nostro percorso, che rappresentano appunto le aree dove esse principalmente possono crescere. Ciò potrebbe rendere la loro oscillazione stagionale sempre meno regolare, come pure le loro presenze, per cui il nostro post che le registra nel corso di un anno, perderebbe velocemente nel tempo (nel corso  degli anni) la sua valenza informativa e culturale venendo a mancare precisi riferimenti. L’idea iniziale era appunto che col tempo, aumentando negli umani la tendenza verso un sempre maggiore interesse per le cose naturali e per la bio-diversità, il nostro post col tempo avrebbe potuto avere più successo.  Questo sembra nell’aria anche suggerito dal grande spazio dato dalla comunicazione di massa ai problemi della Natura; per non parlare poi della presa di consapevolezza che dovunque ha forza il complesso, anche trascurabili eventi – come per es., la nascita o la morte di una misera bonariensis, o sumatrensis che sia, in qualche punto dell’Universo…,  possano sviluppare, lontano in s e in t, grande energia (l’Universo se ne accorge! e forse dovremmo anche noi ). Il Cosmo o il Creatore è probabilmente  sensibile alle variazioni entropiche di qualunque entità e dovunque si realizzino.

La BIO-DIVERSITA’ è l’insieme delle varietà di organismi viventi nelle loro diverse forme e diversi eco-sistemi; varietà di organismi, piante, animali, eco-sistemi legati tutti gli uni agli altri, e tutti indispensabili. Anche l’uomo fa parte della bio-diversità e sfrutta i servizi che questa offre. E’ grazie alla bio-diversità che la Natura è in grado di fornirci cibo, acqua, energia, risorse  per la nostra vita quotidiana. La bio-diversità è infatti il presupposto della vita sulla terra.

L’uomo non ha il diritto di estinguere specie ed eco-sistemi. Non ha il diritto di crearne altri. Ha invece il dovere di risanare l’ambiente (già oggi in stato precario) e le risorse della terra per le generazioni future.

 

Vengo a proporre così di estendere il nostro circuito di studio ad una piccola zona che risenta meno delle interazioni umane, necessarie, d’altra parte, per aumentare la qualità della nostra vita (si progettano sempre più monoculture, si distruggono le erbacce dovunque, quando danno noia ed anche se non la danno, dai campi, dagli orti, dai bordi delle strade, dai fossetti…, per non parlare dello strazio perpetrato, con atteggiamento ‘catechistico’ ed autoritario, sulla flora nei giardini, solo per soddisfare il nostro senso estetico con la presunzione che sia unico e che coincida con quello dell’Universo o del Creatore, senza guardare in faccia nessuno). Meglio sarebbe mantenersi il più vicino possibile a cosa farebbe da sè la Natura!

Rimane comunque sedimentato un dubbio su cui riflettere: ma un mondo vivente neo-darviniano sollecitato continuamente a reagire per sopravvivere, non è forse tendenzialmente più aperto alla bio-diversità? Beh! quando siamo su fenomeni complessi più percorsi razionali sono disponibili. La Verità (epistème) non è cosa umana; di qui la relatività di giudizi ed opinioni, meglio propendere per una multi-metodologia generalizzata in ogni campo di conoscenza e di interpretazione del mondo, anche in area sociale, come sembra si evinca dalla epistemologia anarchica Feyerabendiana.

Cerchiamo, comunque per ora di agganciare così il vecchio percorso ad un breve, ma ‘denso’ anello verde più omogeneo nel tempo. Si potrebbe prolungare dall’incrocio con Mazzolari per un centinaio di metri fino all’incrocio, presso il podere Poderino, con il Viale Modigliani e, attraversando la strada, salire dalla piccola rampa nel grande prato verde sopra-strada e procedere a zig-zag  per qualche altro centinaio di metri in un anello che gira intorno al prato stesso o come vi pare, fra un taglio di erba e l’altro. L’unica interferenza umana sarebbe appunto legata al mantenimento ordinato di questo piccolo parco, mentre i fruitori di questa zona sarebbero certamente più indirizzati e coinvolti ad una osservazione più accurata e curata della Natura, magari sarebbero anche stimolati a provare altri percorsi. Col tempo prevedo che lo studio più accurato della flora spontanea di questo piccolo parco, e quindi il nostro post, diventerà sempre più rilevante e  sarà sempre più visitato, tendenzialmente col resto del percorso.

In definitiva le piante spontanee di questo anello verde meglio rappresenterebbero la flora selvatica della nostra zona. Ci procureremo la carta topografica della piccola zona di S. Barbara-Asilo nido, aggiusteremo il percorso per segnare i punti di riferimento sul breve o sui brevi circuiti nuovi.

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FINE NOTA DEL COORDINATORE (NDC)

 La PARTE SECONDA,  troppo linearmente estesa, creava difficoltà nell’espandersi ulteriormente e nella consultazione che sarà da riprogettare. Così abbiamo deciso di trasferire i diari di Sofia dal 24 marzo in poi su questo nuovo post.

A PARTIRE DAL 24 marzo il Diario Floristico verrà trasferito nella PARTE TERZA

IL DIARIO DI SOFIA DEL 24 MARZO

Nel ns percorso giornata di sole, in un tripudio di colori e di piantine finalmente svegliate dalla primavera.

All’inizio della strada, scendendo, dopo circa 15-20 metri dopo il cartello per il podere San Pietro, sull’argine sx ho notato alcune piantine di ‘Viola odorata’ e di ‘Muscari botrioides’ . Sulla dx il ‘Ranunculus ficaria’ che colonizza parte della fossetta.

MUscari botryoides(2)

Muscari botryoides (1)

Ranunculus ficaria

Viola mammola (1)

Viola mammola(2)

Calendula arvensis(4)

Calendula arvensis(3)

Proseguendo verso S. Anna: ‘Borsa pastore’ (Capsella bursa pastoris), l’interessante Brassicacea già notata nel mese passato e che ora sta maturando i suoi semi.

Proprio vicino a questa, in mezzo all’erba rigogliosa, ho notato delle piantine di ‘Ornitogalum umbellatum’ (Latte di gallina), che via via ho rivisto durante tutto il tragitto.

Capsella bursa_pastoris(2)

Capsella bursa_pastoris (1)

Ornitolagum umbellatum(2)

 

Ornitogalum umbellatum(1)

ORNITOGALUM umbellatum (latte di gallina)

Nell’intero percorso, ma in maniera più significativa, nei pressi del Ponso, si alternano tre bellissime Lamiaceae: Lamium bifidum;  Lamium purpureum;  Lamium amplexicaule. 

Le piantine già ben sviluppate e in piena fase di fioritura, mostrano evidenti le differenze che rendono sicura l’identificazione. 

Lamium purpureum(3)

LAMIUM purpureum1

Lamium purpureum (1)

LAMIUM purpureum2

Lamium amplexicaule(2)

LAMIUM amplexicaule

Lamium bifidum(1)

Lamium bifidum (2)

LAMIUM bifidum

Ancora nelle vicinanze di S. Anna ho  scorto nell’erba già alta, due ‘Cariophillaceae’ piuttosto rassomiglianti.

Messe a confronto però, si possono facilmente notare diverse differenze che ne contraddistinguono la specie.

‘Cerastium glomeratum’ (peverina dei campi) e ‘Stellaria media’ (Centocchio comune).

Centocchio comune (2)

Centocchio comune(1)

Cerastium glomeratum (peverina dei campi)

 

Cerastum glomeratum(2)

Stellaria media (centocchio comune)

Poco distante dal Ponsino, una bella fioritura di ‘Borago officinalis’. Proprio dove era apposto il tuo cartellino identificativo.

Vicino zona Ponso, proseguono accanto al vigneto sulla sx, le belle fioriture di ‘Calendula arvensis’.

Borago officinalis(2)

Borago officinalis(1)

Borago officinalis

Calendula arvensis(4)

Calendula arvensis(3)

Calendula arvensis

Sempre zona ‘Ponso’ , bella fioritura della ‘Cerinthe major’.

Accanto piante rigogliose di ‘Euphorbia elioscopia’, che si ripetono qua e là in tutto il percorso.

Aria di primavera, quindi, anche tra gli arbusti presenti nel tragitto.

Candide fioriture di ‘Prunus spinosa’ (Pruno selvatico o Prugnolo), nella siepe davanti S. Anna.

( Dai frutti di questa pianta ho ricavato delle marmellate e liquori stupendi!!)

Vicino a San Domenico i grappoli fioriti dell’Acer Monspessolanum  (Acero minore o trilobo). Si riconosce facilmente dagli altri Aceri per la forma trilobata delle foglie.

Proprio di fronte agli aceri che contornano il confine sud della casa, ho anche fotografato le samare dell’ Olmo campestre (Ulmus minor).

Acer monspessolanum (2)

Olmo campestre (1)

 

Acer monspessolanum (4)

Prunus spinosa prugnolo (2)

Prunus spinosa prugnolo (1)

PRUNUS spinosa

 

Stamani, 30 Marzo, io Sofia, ho cercato di fare qualche foto delle piantine che ho incontrato, privilegiando il loro ambiente, vicino ad altre specie e mettendo in risalto anche qualche particolare, non solo del fiore. Fammi sapere, così prima o poi diventerò un ‘gatto perfetto’ (o quasi!). (In effetti si richiedeva che i lettori, compreso me, diventassero ‘gatti perfetti! non tu che lo sei già! e qualcosa di più. Nota del coordinatore: NDC) 

Difficile per tutte le piante incontrate stamani, la loro collocazione in punti ben precisi del percorso, in quanto si ripetono con le loro fioriture, qua e là lungo tutto il tragitto. (NDC: in questi casi scegli un esempio più significativo di localizzazione)

Al bordo della strada, fin dall’inizio della passeggiata ho notato una ‘Geraniacea’ (già presa in considerazione qualche tempo fa e da te personalmente fotografata).

Ora che mostra i suoi frutti, con buona probabilità possiamo classificarla come ‘Erodium malacoides‘, chiamata anche ‘Becco di gru malvaceo’, proprio per il tipico aspetto dei frutti.

Dalla porzione inferiore del frutto, avvolto in un calice contenente i semi, esce una protuberanza che ricorda la forma di un becco, lungo 2-3 cm, da cui il nome della pianta.

ERODIUM malacoides1

ERODIUM malacoides2

ERODIUM malacoides3

Mi hanno incuriosito altre due piccole Geraniacee, che ho fotografato solo nelle vicinanze di Sant’Anna.

Per me non di facile identificazione, in quanto le piantine sono ancora poco sviluppate e solo in fase di fioritura.

Si potrebbe trattare però, con probabilità di ‘Geranium rotundifolium’ e di Geranium purpureum’

GERANIUM purpureum1

Geranium purpureum1

Geranium purpureum2

GERANIUM purpureum3

GERANIUM purpureum2

Geranium purpurem3

GERANIUM purpureum4

GERANIUM purpureum4

GERANIUM PURPUREUM5

GERANIUM purpureum5

GERANIUM rodundifolium1

GERANIUM rotundifolium1

GERANIUM rodundifolium2

GERANIUM rotundifolim2

Delle due piccole Caryophyllaceae fotografate nella precedente passeggiata, aggiungo oggi qualche immagine dei particolari delle foglie e del loro habitat .

La Stellaria media, molto più rigogliosa e invasiva.

‘Cerastium glomeratum’ con i suoi fiori agglomerati in cime, che mostra una evidente maggiore peluria su tutta la pianta.

STELLARIA media1

STELLARIA media2

STELLARIA media3

CERASTIUM glomeratum1

CERASTIUM glomeratum2

Con sorpresa, dato che nella passeggiata della scorsa settimana non avevo scorto traccia, stamani ho notato su gran parte del bordo della strada, ma soprattutto, sul lato dx, opposto al pelago, tante piccole piante di Myosotis arvensis.

I piccoli fiori scorpioidi celesti, si rendono visibili espandendosi anche tra l’erba che li sovrasta.

MYOSOTIS arv1

MYOSOTIS arv2

CARICE palustre1

CARICE palustre4

CARICE palustre5

SOFIA

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INTERMEZZO NDC

O.K. SOFIA, hai fatto un’ottima integrazione. Era meglio però se io avessi correlato insieme le foto e le informazioni aggiuntive relative ad ogni specie trattata e non come un diario lineare; in effetti mi sono ‘impelagato’ nel ‘filare’ tre scritti di statistica contemporaneamente di cui non vedo la fine e ciò, coniugato alla diminuzione della potenza mentale che possedevo un cinquantina di anni fa, mi impedisce di entrare con disinvoltura nel merito del fare. Bisognava anche che io integrassi le tue foto con qualche schemino e schizzo per agevolare la ‘facoltà a gatto’ e magari aggiungere qualche foto di comunità  di pianticelle spontanee, tanto per riassumere. Con calma vedremo. Sarebbe opportuno che tu, almeno fino alla fine del ciclo di questo diario floristico (maggio-giugno), continuassi le osservazioni sul percorso allargato come hai fatto ultimamente, ‘sbizzarrendoti’ come ti pare; anzi sarebbe molto meglio se tu leggessi qualche manuale di wordpress (scaricato da internet), entrassi nell’edit e memorizzassi da sola il tuo lavoro come ti pare; le coordinate te le detti. Se poi vuoi una breve sintesi operativa su come fare cerco di preparartela. Alla fine del ciclo annuale potremmo agganciare questo piccolo anello verde con un altro percorso e iniziare un altro ciclo. Se sei disponibile, vedremo.

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FINE INTERMEZZO

Oggi martedì 5 aprile ho notato che è sparito il terzo cartello in lega di alluminio indicante l ‘Asteracea, Aster linòrisis, posto, scendendo, poco dopo il  secondo ingresso alla prima proprietà Sant’Anna, sull’argine a sinistra. Gli altri due cartelli indicavano la Borago officinalis e l’Achillea  millefolium.

Oggi mercoldì 6 aprile il cartello sparito era invece ripiegato nell’erba!

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IL DIARIO DI SOFIA DEL 17 APRILE

Uruspermum dalechampii

Uruspermum dalechampii – Boccione maggiore (Asteraceae)

La rosetta basale di questa specie è un buon commestibile.

La pianta spicca lungo i bordi della strada per i suoi grandi capolini color zolfo. Tutta la pianta è pubescente, quasi vellutata. Il fiore è portato da un caule eretto, talvolta ramificato. La sua diffusione è dovuta grazie ai suoi lunghi acheni rostrati, che portano in cima un pappo piumoso.

Uruspermum dalechampii (4)

Uruspermum dalechampii (5)

Uruspermum dalechampii (2)

Uruspermum dalechampii (1)

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INTERMEZZO NDC

Commento e proposta del coordinatore

1 -Lungo tutto il percorso dominano Composite o Asteracee (erbe di campo) con capolini gialli somiglianti a quella descritta (almeno ad occhio), piuttosto alte e   molto diffuse, specialmente sul poggio del Ponso, che hanno le foglie non regolari pennato sette ‘spinate’ al bordo come nelle foto con boccioli a ‘lumino ad olio persiano’ bombati alla base (sembra che siano ora le Composite appariscenti più dominanti); sarebbe comunque il tempo di classificare anche altre  erbe di campo ora  in fioritura:

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Boccioli come ‘lumino ad olio persiano’

2 – Segue anche la foto di un rametto della  Uruspermun dalechampii  (boccione maggiore) che mancava fra le foto precedenti da cui si può intuire la rosetta di base edule, già descritta precedentemente:

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3 -E’ necessario sapere con la massima precisione possibile (più o meno 1 metro) dove si possono vedere queste piantine (questo aspetto è più importante delle foto e dello scritto, perché foto e scritti di pianticelle si trovano a migliaia su Internet!). Per es. scendendo verso il podere S. Domenico, davanti al podere che è a destra, in corrispondenza dell’ultima finestra, c’è un grosso cipresso verso la strada; al là della strada, dinanzi a questo cipresso, vicino ad un palo scalcinato del telefono, c’è una piantina che sembra una Orobanche (o forse è un’orchidea?), nel bordo sterrato della strada… almeno ieri c’era! oggi non c’è più, per cui non è stato possibile fare la foto e quindi la classificazione!  Per quel che vale, rimane almeno la trascrizione  del suo ricordo nel nostro blog! Questo! deve essere scritto e questo! su Internet non c’è. E questo! vale per tutte le piantine osservate e se sono diffuse, si deve individuare un posto (con le sue coordinate  più precise possibili) dove sono più concentrate; fare riferimenti ai pali del telefono e della luce, ai cartelli stradali…al limite ci si mette vicino un sasso visibile o ci si pianta una stecco! Così la foto che segue è una piantina a fiori azzurro rosato che, scendendo a destra sulla vicinale S.Anna, si trova all’inizio della rete coperta  da telo scuro dell’uliveta  a sinistra, prima del Ponsino: prima ipotesi->una Liliacea, Muscari (Leopoldia) comosa (19-4)

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Muscari comosa (?)

C’era ieri, oggi non c’è più!? Un esemplare (in via di espansione) si può osservare oggi  (21_4) salendo da S. Vittore verso il Ponso, a destra, vicino alla base del terzo palo del telefono dalla cima.

Due piantine colorate descritte nel blog, da un giorno all’altro stranamente spariscono!?

Attualmente esiste una fioritura sempre più diffusa di una specie di ombrellifera, e questo anche fuori del percorso (sembra che dovunque esiste un’ombrellifera, questa sembra  uguale alla nostra); di qui l’importanza della sua classificazione. E’ abbondante alla fine del percorso nel campo a destra, dopo la seconda indicazione per il Mirto, dove si affaccia un’ala del grande cancello aperto. Sembra si tratti di un ombrellifera a ombrella complessa con una decina (?) di peduncoli lunghi e  infiorescenze separate, ognuna con una ventina di fiorellini che sta fruttificando; da classificare. Ecco una prima foto da ‘leggere e approfondire’ (semi molto regolari a disco piatto ovale (l. max 6-7 mm), crenato al bordo leggermente rialzato sui due lati; al centro del bordo esiste una linea continua al contorno che sembra separare due corrugazioni relative alle due facce, tanto da dare l’impressione di due semi piatti saldati; sembra esista anche un piccolo oggetto al centro dell’infiorescenza, che rimane togliendo tutti i semi; forse potrebbe essere un fiore sterile):

 

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Sofia ha visto la foto ed ha proposto, come ipotesi tentativa, l’Apiacea Tordilyum àpulum.

P. Zangheri “Flora Italica I” così descrive l’ Umbellifaera àpulum: ‘ha un solo petalo raggiante a due lobi uguali, ombrelle 3-8 raggi, frutti di 5-8 mm a bordo glabro corrugato  e dorso  con piccoli peli’

S. Pignatti “Flora d’Italia II” descrive l’Apiacaea Tordilyum: ‘Frutto appiattito, foglie a segmenti numerosi, larghe da uno a pochi cm; radici senza rizoma, a fittone; acheni saldati fra loro mediante l’ala marginale che forma un anello continuo attorno al seme, generalmente crenato’.

Sempre Pignatti descrive la foglia inferiore dell’ Apiacea T. àpulum ‘Fusto eretto ramoso…Foglie basali imparipennate con picciolo di 4-5 cm e lamina divisa in 7-9 segmenti ovali (circa 12*15 mm) poco differenti l’uno dall’altro, ciascuno con 5 lobi profondi e margine crenato; foglie cauline simili, ma subsessili’

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Umbellifera Tordylium apulum

 

 

 

 

L’ipotesi di Sofia sembra per ora corroborata.

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La presunta Papilionacea descritta nella seconda parte, tendenzialmente strisciante con caule alato e grandi foglie ovali che terminano con tre filamenti per attaccarsi durante la crescita – il loro numero è aumentato -, che classificai, come ipotesi generica, una veccia, è cresciuta e sta fiorendo; sarebbe da precisarne la classificazione e fotografare la parte fiorifera che è complessa. E’ molto diffusa su ambo i lati del percorso, oltre la grossa quercia cava colpita dal fulmine che Sofia classificò come  una Roverella (a pochi metri dal primo cartello per il mirto); ma  in particolare nel tratto più inferiore nei pressi del secondo cartello per il mirto. A fine Maggio questa Fabacaea ha messo i frutti, baccelli con  semi scuri ed è stata classificata da Sofia come Lathyrus ochrus, cicerchia pisellina. Da precisare la quercia di riferimento! (NDC). Si tratta della quercia cava o della seguente?

Quercia punto di riferimento (2)

Quali delle due è la roverella?

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Iniziano la fioritura, dove erano, le Achillee millefolium e la  Filipendula (Spiraea) exapetala; appaiono grosse rosette di base forse di Verbascum tapsus, sull’argine del Ponsino, come previsto da una lontana piantina che riuscimmo  a vedere e fotografare fiorita e con semi, mentre una rosetta analoga, sulla sinistra scendendo, da Poggio Bartolino verso il Mirto, davanti all’ingresso al campo sulla destra, è stata frantumata dai taglia-erba.

I verbaschi (?) del Ponsino fotografati il primo maggio.

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Forse Verbascum tapsus subito dopo il Ponsino scendendo  a destra. Da analizzare l’associazione.

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Subito prima del Ponsino sull’argine a destra forse un V. tapsus. Da analizzare l’associazione. Di queste incerte piantine Sofia propone, in attesa di vederle fiorite (a fine maggio ancora niente), l’ipotesi che appartengano alle Composite.

Dovunque sono esplosi gli aglietti di campo e si mantengono floride le Euforbie come l’E. elioscopia.

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fine intermezzo

 

Silene latifolia

Silene latifolia – Caryophyllaceae

Tutta la pianta è pubescente, molto morbida al tatto. Le grandi foglie sono picciolate alla base, sessili quelle cauline. I curiosi frutti che maturano in estate, sono capsule coniche piuttosto consistenti, contornate di dieci piccoli denti all’apertura. L’insolita forma, sembra sia legata alla figura mitologica di Sileno (compagno di bevute di Bacco), il cui ventre rigonfio ricorda la forma del calice della pianta e da cui ha preso il nome di Silene.

Silene latifolia (1)

Silene latifolia (2)

Silene latifolia (3)

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Salvia verbenaca

Salvia verbenaca (Lamiaceae)

Le foglie della rosetta basale, sono molto appiattite sul terreno, mostrano evidenti rugosità. Hanno 3-4 lobi ottusi per lato con margine crenulato. Sorrette da un picciolo.

Si differenzia dalla Salvia pratensis anche dalla forma della corolla: bilabiata, con labbro superiore ricurvo, inferiore trilobato e il mediano rivolto verso il basso.

E’ curiosa l’etimologia della parola ‘Salvia’, dal latino ‘salveo’ (io salvo). Si riferisce alle innumerevoli proprietà medicamentose riconosciute da sempre a questa pianta, che veniva ritenuta in antichità in grado di salvare da numerosi malanni.

 

Salvia verbenaca (1)Salvia verbenaca (2)

Salvia verbenaca (3)

Salvia verbenaca (4)

A lato della strada che porta a Viale dei filosofi

A lato della strada che porta a Viale dei filosofi, negli spazi erbosi vicino al bordo della via, a zig-zag, ho osservato a poca distanza queste due ‘Papaveracee’, che ho ritenuto interessante mettere a confronto.

Papaver hybridum:

a differenza del ‘Rhoeas’, la pianta di questo papavero è notevolmente meno sviluppata. I petali che compongono il fiore sono molto più piccoli, con colorazione rosso-rosaceo ‘stropicciato’. Spiccano le antere di colore blu chiaro.

Papaver rhoeas:

I fiori sono portati da peduncoli molto lunghi, ricoperti di peluria patente. Il colore dei petali è rosso vivo lucente, con base macchiata di nero. Anche i numerosi stami sono neri.

Papaver hybridum (3)

Papaver hybridum (2)

Papaver hybridum (1)

Papaver hybridum:

a differenza del ‘Rhoeas’, la pianta di questo papavero è notevolmente meno sviluppata. I petali che compongono il fiore sono molto più piccoli, con colorazione rosso-rosaceo ‘stropicciato’. Spiccano le antere di colore blu chiaro. Anche le foglie…

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Papaver rhoeas (2)

Papaver rhoeas (3)

 

Papaver rhoeas (4)

 

Papaver rhoeas (5)

Papaver rhoeas:

I fiori sono portati da peduncoli molto lunghi, ricoperti di peluria patente. Il colore dei petali è rosso vivo lucente, con base macchiata di nero. Anche i numerosi stami sono neri.

N.B. Alla fine di Aprile, il tratto incrocio precedente è stato rapato!

Cardaria draba (Lepidium draba) – Lattona; Brassicaceae

Ogni tanto i botanici, chissà mai con quale astrusa motivazione, cercano di confonderci, modificando il nome alle famiglie di appartenenza delle piante.

Ogni volta che mi capitava di osservare un piccolo fiore con quattro petali a croce, veniva naturale abbinarlo alle ‘Crucifere’, proprio come suggerisce la parola e così via. Oggi queste sono diventate tutte ‘Brassicacee’, ma non è facile trovarci la rassomiglianza con un cavolo!

Cardaria draba (1)

Cardaria draba (2)

Cardaria draba (3)

Cardaria draba (4)

L’infiorescenza di questa piantina infestante, che tappezza il bordo della strada, è una densa pannocchia formata da numerosissimi piccoli fiori bianchi, con i petali disposti a croce.

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Per chi vuol osservare la L. (o Cardaria) draba  essa è diffusa  in particolare andando da l’ultimo edificio del podere Sant’ Anna verso San Vittore fino al pelago, ma sulla destra della strada. Un piccolo cartello indicativo in legno è stato posto il 22-4 presso il primo ingresso alla proprietà San Vittore vicino alla strada sulla sinistra, ad una piantina di L. draba, nata insieme a due piantine di Salvia verbenaca. Non so quanto durerà. Era anche presente abbondante a Poggio Bartolino nel prato davanti, oltre la strada sotto i cipressi, ma è passato il frangi-erba (NDC)

VEDERE IN: 1592-1593 CARDARIA (Lepidium) draba (da P.Zangheri “Flora Italica II, 44”, CEDAM.

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LE PIANTE OSSERVATE E COMMENTATE DA SOFIA il 20_4

PIANTE CON CAPOLINI GIALLI

Tutte le specie descritte sono state osservate e fotografate nell’argine sx sottostante il podere di Sant’Anna. Le piante tutte molto rassomiglianti, specialmente nella rosetta basale e nei capolini, sono pure tutte quante commestibili. Le uniche, poche differenze si evidenziano nella struttura delle foglie e nella forma dell’infiorescenza.

Crepis vesicaria (Radicchiella vescicosa):

è una ‘crepide’ le cui foglie basali sono molto simili a quelle del Tarassaco. Riconoscibile dal fiore, che nella fase di accrescimento, mostra un grosso gruppo di boccioli appressati e numerosi, che a completa fioritura si espandono in una grande ombrella terminale. La pianta può raggiungere anche un metro di altezza.

Crepis sancta:

comunissima e infestante ‘radicchiella’ che ha capolini singoli o infiorescenze di pochi elementi. Anche se può raggiungere mezzo metro di altezza, è di aspetto molto più gracile e delicato dell’altra ‘crepide’.

crepis sancta (1)

crepis sancta (2)

crepis sancta (3)

Crepis sancta

Crepis vesicaria (1)

Crepis vesicaria (2)

Crepis vesicaria (3)

Crepis vesicaria (4)

 

Crepis vesicaria

2 Reicardia picroidesCrepis vesicaria (5)

2) PIANTE CON CAPOLINI GIALLI

Reicardia picroides:

comunemente nella nostra zona, questa pianta viene chiamata ‘terracrepolo’ per la sua caratteristica crescita in habitat dove sono presenti rocce o terreni compatti. L’infiorescenza è sostenuta da un lungo peduncolo; il capolino ha tipiche brattee embricate, lanceolate. Le foglie basali,ottime anche crude, sono di consistenza carnosa, color verde glauco, talvolta macchiettate di marrone.

reicardia picroides (1)

reicardia picroides (2)

reicardia picroides (3)

reicardia picroides (4)

reicardia picroides (5)

reicardia picroides (6)

reicardia picroides (7)

Reicardia picroides

terrscrepolo0001

LA SCHEDA SOPRA E’ RIPRESA DA UN TESTO SCRITTO DA DUE RICERCATRICI DELL’UNIVERSITA’ DI PISA

Dottoresse GABRIELLA CORSI ed ANNA MARIA PAGNI

                          “STUDI SULLA FLORA E VEGETAZIONE DEL MONTE PISANO cap. I, pag.137”                                       Arti Grafiche Pacini -Mariotti, Pisa

Ringraziamo se ci permetteranno di mantenerla

 

3) Differenze SONCUS

3) PIANTE CON CAPOLINI GIALLI

Comunissime e presenti su tutto il percorso, ho fotografato queste piante, come le altre, sempre sull’argine sx sotto Sant’Anna, veramente ricco di moltissime specie ancora da osservare.

Soncus oleraceus e Soncus asper: (Cicerbita, Grespigno ecc)

Ambedue queste piante vengono chiamate ‘mosciolo’ a Pomarance e dintorni. Tutte e due le specie, in condizioni favorevoli, possono superare anche un metro di altezza. I loro fiori sono praticamente identici e tutte e due le specie hanno il caule cavo, che se spezzato emette un copioso latice biancastro. L’unica caratteristica che evidenzia la differenza tra le due specie sono le foglie, anche se le forme che queste possono assumere sono estremamente variabili da pianta a pianta.

Nell’oleraceus si presentano di consistenza più molle e con margine decisamente meno pungente.

Nell’asper invece (lo stesso delle tue ultime foto), le foglie molto più rigide e più pungenti. Più lucenti nella parte superiore.

Soncus oleraceus e Soncus asper a confronto

 

 

Soncus asper (1)

Soncus oleraceus (1)

 

Soncus oleraceus (2)

Soncus oleraceus (3)

Soncus oleraceus (4)

Soncus oleareus e Soncus asper

Due Fabaceae

Due Fabaceae: Onobrychis viciifolia (Lupinella) e Hedysarum coronarium (Sulla)

Iniziando a camminare nella Via vicinale Sant’Anna, dopo circa una trentina di metri sulla dx (proprio dove si affaccia un’apertura dell’argine della strada, interdetta da una catena metallica), ho notato un bel cespuglio di ‘Onobrychis vicifolia’, una bella Fabacea dalle infiorescenze rosate.

Proseguendo nella passeggiata, sempre sul lato dx, in prossimità della stradina che porta alla residenza ‘Sant’Anna’ ho fotografato un’altra Fabacea. La sua presenza insiste lungo tutta la strada, con bei cespugli prostrati e fiori rosso porporino lucido: Hedysarum coronarium.

Ho fotografato le due specie per poterle confrontare, essendo molto simili anche come origine. Si suppone infatti che ambedue siano state importate in Italia in tempi remoti, in seguito ampiamente coltivate e infine inselvatichite così che ora si ritrovano comunemente allo stato spontaneo.

Hedysarum coronarium (1)

Hedysarum coronarium (2)

Hedysarum coronarium (3)

Hedysarum coronarium (4)

Hedysarum coronarium (5)

Hedysarum coronarium

sulla (1)

sulla (3)

sulla (4)

sulla (6)

Sulla

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NOTE DEL COORDINATORE (NDC)

Oggi 26_4-2015 (?) lungo il tratto dal P. San Vittore al P. Ponsino circa a metà, sulla sinistra ho osservato una Crucifera (Brassicacea) della quale presento le seguenti foto e l’ipotesi tentativa sulla sua specie:

BUNIAS eruchago (?);

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bunias_erucago0001

LA SCHEDA SOPRA E’ RIPRESA DA UN TESTO SCRITTO DA DUE RICERCATRICI DELL’UNIVERSITA’ DI PISA

Dott.sse GABRIELLA CORSI ed ANNA MARIA PAGNI

“STUDI SULLA FLORA E VEGETAZIONE DEL MONTE PISANO cap. I, pag.19”

Arti Grafiche Pacini -Mariotti, Pisa

Ringraziamo se ci permetteranno di mantenerla

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Oggi 28_4 scendendo da Sant’Anna verso San Vittore, sulla sinistra lungo la rete del campo, circa a metà strada fra i due poderi, si nota un’associazione densa di piantine spontanee, dove già in questo post notammo Euforbiaccee  (E. elioscopia), erbe di campo (rosette di Uruspermum dalecampii) ed altro. Oggi, da un agglomerato fitto di foglie ellittiche verde scuro piuttosto spesse glabre, ho intravisto cauli prostrati a fiori a corolla papilionacea gialla. Da approfondire l’osservazione.

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Agglomerato di foglie quasi dello stesso colore più o meno lanceolate più o meno peduncolate

 

 

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U. dalecampii e Papilionacea gialla a contronto

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Agglomerato di foglie più o meno lisce e più o meno peduncolate, più o meno grigiastre

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FINE NDC

Il primo maggio così racconta Sofia delle pianticelle descritte sopra, anche lei le fotografa e le classifica:

Fin dall’inverno avevo notato i ciuffi di foglioline sul bordo della strada del ns percorso e a dir la verità non avrei immaginato che si trattasse di  una papilionacea (o fabacea….come usa ora). Stamattina 1 maggio, con sorpresa ho avuto modo di osservarne e di fotografarne i fiori. Secondo i miei soliti appunti, dovrebbe trattarsi di una ‘Scorpiurus’ con buona probabilità ‘subvillosus’, benché molto simile alla ‘muricatus’ (che però dovrebbe avere un numero inferiore di fiori). Sarà il modo di arrotolarsi delle sue capsule, a confermarci la specie.

Casualmente l’ho fotografata nello stesso punto che descrivi nel blog.

papilionacea1

papilionacea2

papilionacea3

papilionacea4

papilionacea5Proposta di Sofia: Fabacea Scorpiurus subvillosus o forse S. muricatus

(Sofia)

Oggi 3 maggio mi sono accorto che le belle foto della Papilionacea proposta, S. subvillosus, scattate da Sofia sono ben in vista nella parte opposta  della strada che va da S. Anna verso S. Vittore, cioè a destra; le mie foto erano riprese invece circa davanti a sinistra dove la fioritura era ed è più indietro (le cime appena fiorite erano e sono ancora su cauli tendenzialmente prostrati). I fiori sono alla cima di un peduncolo fiorifero distribuiti a stella (fino a cinque).

Nel campo in fondo al percorso, insieme al Tortilium apulum forse esiste un’altra ombrellifera meno appariscente con ombrella principale  a 5 raggi e semi piccolini rotondeggianti: da approfondire.

Il cartello in legno posto all’ingresso dell proprietà  S. Vittore ad una Brassicacea, Lepidium draba, è ancora attivo.

Passeggiata del giorno 1 maggio

Tragopogon porrifolius

Tragopogon porrifolius (1)

Tragopogon porrifolius (2)

Tragopogon porrifolius (3)

Tragopogon porrifolius (4)

Tragopogon porrifolius (5)

Tragopogon porrifolius (6)

 

Tragopogon porrifolius (7)

Tragopogon porrifolius (8)

Tragopogon porrifolius (10)

Tragopogon porrifolius (11)

Rosa canina

rosa canina (1)

rosa canina (2)

Gladiolus italicus

Gladiolus italicus (1)

Gladiolus italicus (2)

 

Gladiolus italicus (3)

Gladiolus italicus (4)

Gladiolus italicus (5)

Gladiolus italicus (6)

Gladiolus italicus (7)

Geranium sanguineum

geranium samguineum (1)

geranium samguineum (2)

geranium samguineum (3)

geranium samguineum (4)

geranium samguineum (5)

geranium samguineum (6)

Cistus Incanus

Cistus incanus (1)

Cistus incanus (2)

Cistus incanus (3)

Cistus incanus (4)

Cistus incanus (5)

 

acer monspessolanum (1)

acer monspessolanum (2)

 

acer monspessolanum (3)acer monspessolanum (4)

acer monspessolanum (5)

acer monspessolanum (6)

Acer monspessulanum—-Pistacia lentiscus

Pistacia lentiscus (1)

Pistacia lentiscus (2)

Pistacia lentiscus (3)

 

Tutte le foto sono del giorno 10 maggio 2016

Unisco questo insieme di foto per poter tenere sotto controllo le varie fasi delle piante che osserviamo solitamente.

Non sono riuscita a vedere il cespuglio di Tarassaco che mi descrivevi.

NDC: la grande rosetta di base, simile a quelle fotografate sotto, che hai classificato come Cicoria  (è un nome generico o è la intibo), si trova a circa 3 o 4 metri lungo la strada dopo  l’ ingresso al podere Il Ponso in cima al poggio, salendo dal P. San Vittore. E’ più di mezzo metro di diametro ed è ben visibile a destra sul ciglio della strada, ancora oggi (12_5). Comunque non si tratterebbe allora di Tarassaco, che non ho mai visto. 

In prossimità del capanno di San Domenico, ho notato delle rosette di Cicoria, le cui foglie potrebbero ingannevolmente essere scambiate per Tarassaco (NDC: oggi 13_5 sono state tagliate mentre passavo; sono rimaste quelle sul poggio Il Ponso). Anche i fiori dei ‘Terracrepoli’ potrebbero sembrare quelli del Tarassaco. (Vedi foto)

 

cicoria (1)

 

cicoria (2)

Terracrepolo, fiori simili a Tarassaco

Poco più sotto in prossimità del cartello, prima della discesa per il Mirto (dove è stata tagliata l’erba), sono risbucate delle piantine di Verbasco sinuato, ma dubito che le lasceranno fino alla fioritura!!!!

Verbascum sinuatum (1)

Verbascum sinuatum (2)

Verbascum sinuatum (3)

La Filipendula sta fiorendo ovunque! (Foto sotto Sant’Anna).

Filipendula in fioritura (1)

Filipendula in fioritura (2)

Filipendula in fioritura (3)

Filipendula in fioritura (4)

Malva cannabina: continua a crescere prossima alla fioritura.

Malva cannabina (1)

Malva cannabina (2) Malva cannabina (3)

 In Luglio 2015  si osservarono numerose piantine, allora fiorite, di questa Malvacea, sull’argine, scendendo verso il Ponsino, a sinistra, dove l’uliveta è riparata  da un telo scuro, a circa una decina di metri dall’ingresso alla proprietà Ponsino, che è sulla destra. Dalla discussione proponemmo allora la sua classificazione come Althea cannabina.

(NDC) Le tre foto che seguono, riprese (10_5) da Sofia sull’argine nei dintorni del Ponsino, sono piantine che partono da una grande rosetta di ampie foglie, già fotografate l’anno passato intorno alle quali, come descritto allora, furono fatte ipotesi che non siamo mai riusciti a mettere alla prova.  Alla domanda se si potesse trattare di Verbaschi (visto che nei dintorni  nel 2015 nacque, fiorì e fece semi un grosso Verbascum tapsus), la risposta di Sofia è leggibile nel link sotto riportato. Comunque attenderemo la fioritura.

Presunta Asteracea

primaverili 001

primaverili 002

primaverili 003

I FIORI DI PRIMAVERA NEL PERCORSO :FOTO SOFIA

Potentilla reptans

primaverili 044

primaverili 047

primaverili 049

primaverili 050

Ornithogalum

primaverili 014

primaverili 015

primaverili 018

primaverili 020

primaverili 022

primaverili 025

Ho notato questa Apiacea

.................................. (1)

.................................. (5)

.................................. (6)

.................................. (7)

....................Foglia basale e caulina-confronto

L’ombrellifera  è anche presente circa a metà dell’argine del Podere Sant’Anna

Cornus sanguinea

Cornus sanguinea (1)

Cornus sanguinea (2)

Cornus sanguinea (4)

Cornus sanguinea (5)

Cornus sanguinea (7)

Cornus sanguinea (8)

Convolvulacee a confronto

Convolvulus arvensis (1)

Convolvulus arvensis (3)

Convolvulus arvensis (4)

Convolvulus arvensis (5)

Convolvulus arvensis (6)

onvolvulus cantabrica (1)

onvolvulus cantabrica (2)

onvolvulus cantabrica (3)

onvolvulus cantabrica (7)

Campanula rapunculus

Campanula ranunculus.

Campanula rapunculus (1)

Campanula rapunculus (3)

Campanula rapunculus (4)

Campanula rapunculus (5)

Campanula rapunculus (6)

Campanula rapunculus (7)

Campanula rapunculus (8)

Campanula rapunculus (12)

Campanula rapunculus -Foglie cauline

Campanula rapunculus Foglie della rosetta

Adonis aestivalis

Adonis aestivalis (1)

Adonis aestivalis (2)

Adonis aestivalis (4)

Tragopogon porrifolius

Siamo alla fine di maggio 2016, cioè il ciclo del diario è vicino alla conclusione (iniziò di fatto a giugno del 2015). Stanno ricrescendo infatti tutte le piantine dello scorso giugno, che qui velocemente riproporremo insieme ad altre, man mano che le incontriamo nel percorso. Il seguente servizio fotografico è di Sofia.

Acer campestre

aacero campestre (1)

aacero campestre (2)

aacero campestre (3)

Gladiolus italicus

frutto del gladiolo (1)

frutto del gladiolo (2)

Hypericum perforatum

ipericum perforatum (1)

ipericum perforatum (2)

ipericum perforatum (4)

ipericum perforatum (3)

ipericum perforatum (5)

ipericum perforatum (6)

Lathyrus ochrus

Ecco classificata finalmente la Fabacea descritta nella seconda parte del post circa nello stesso periodo e posto.

Lathyrus ochrus (2)

Lathyrus ochrus (2)

Lathyrus ochrus (3)

Lathyrus ochrus (6)

Lathyrus ochrus (7)

Lathyrus ochrus

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Ligustrum vulgare

Ligustro (1)

Ligustro (2)

Ligustro (3)

Ligustro (4)

Ligustro (5)

Ligustro (6)

Nigella damascena

nigella damascena (1)

nigella damascena (2)

nigella damascena (3)

nigella damascena

Osyris alba

Osyris alba (1)

Osyris alba (4)

Osyris alba (4)

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Plantaginacee a confronto, erba cappuccina, zampa di cornacchia

PLANTAGO coronopus

Plantago coronopus (1)

Plantago coronopus (2)

Plantago coronopus (3)

Plantago coronopus (4)

Plantago coronopus (5)

Plantago coronopus (6)

Plantago coronopus (7)

Plantago coronopus (9)

Plantago coronopus (10)

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PLANTAGO lanceolata

Plantago lanceolata (1)

plantago lanceolata (3)

plantago lanceolata (4)

PLANTAGO maior

plantago major (1)

plantago major (2)

Rosa arvensis

Rosa arvensis (1)

Rosa arvensis (2)

Rosa arvensis (3)

Rosa arvensis (4)

Rubia peregrina

rubia peregrina (2)

rubia peregrina (4)
rubia peregrina (6)

rubia peregrina (7)i rubia peregrina (8)

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FOTO VARIE

FIORITURA  FILIPENDULA

Fioritura della Filipendula

PROBABILE ASTERACEA

probabile asteracea

QUERCIA PUNTO DI RIFERIMENTO


Quercia punto di riferimento (1)

TRAGOPOGON porrif.   (pappo)

Tragopogon porrif. -(pappo)

VERBASCUM sinuatum

Verbascum sinuatum

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NOTA DEL COORDINATORE

In questo scorcio di Maggio segue l’ottimo lavoro di fotografia e classificazione di SOFIA; con giugno inizierà il nuovo ciclo annuale e si aprirà il nuovo post (QUARTA PARTE) curato da Sofia. L’attuale coordinatore cercherà di mantenere  con calma ancora la sua funzione.

LAVORO DI SOFIA DI FINE MAGGIO 2016

Achillea Millefolium

Achillea millefoglie (2)

Achillea millefoglie (11)

Ancusa azurea

Anchusa azurea (8)

Anchusa azurea (10)

Anchusa azurea (11)

Anchusa azurea (12)

Anchusa azurea (15)

Bellardia trixago

Bellardia trixago (1)

Bellardia trixago (2)

Bellardia trixago (3)

Bellardia trixago (4)

Bellardia trixago (lutea) (1)

Bellardia trixago (lutea) (2)

Cota tinctoria

Cota t (1)

Cota t (2)

Cota t (3)

Daucus carota

Daucus carota (14)

Daucus carota (15)

Daucus carota (17)

Galactites tomentosus

Galactites tomentosus (1)

Galactites tomentosus (2)

Galactites tomentosus (3)

Galactites tomentosus (4)

Galactites tomentosus (5)

Galactites tomentosus (6)

Galactites tomentosus (7)

Pallenis spinosa

Pallenis spinosa (1)

Pallenis spinosa (2)

Pallenis spinosa (3)

Pallenis spinosa (5)

Piccoli arbusti

Prunus spinosa

Rubus fruticosus(8)

Rubus fruticosus(9)

Rubus fruticosus(10)

Spartium junceum

Spartium Junceum (1)

Spartium Junceum (2)

Spartium Junceum (3)

Spartium Junceum (4)

Spartium Junceum (5)

Curiosità

Galatella linosyris (1)

Nigella damascena (1)

Nigella damascena (2)

pappo di Uruspermum d (1)

pappo di Uruspermum d (2)

pappo di Uruspermum d (3)

rosa arvensis

ACHILLEA millefolium

Achillea millefoglie (6)

(NDC) CON MAGGIO SI CHIUDE IL CICLO ANNUALE DI MONITORAGGIO BOTANICO DEL PERCORSO.

Con giugno inizia il nuovo ciclo 2016 che terminerà a fine maggio 2017. Si apre la QUARTA PARTE  del nostro lavoro che SOFIA curerà ancora nella classificazione e nei servizi fotografici. L’attuale coordinatore di questi posts, orientati alla botanica ‘applicata’ (Piero Pistoia), continuerà a curarne la struttura e la coordinazione.

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RIFLESSIONI SU CARLO CASSOLA dott. Paolo Fidanzi

Sollecitato dall’iniziativa del treno letterario Volterra-Cecina, mi vengono alcune riflessioni su Carlo Cassola. Auto-escludendomi dalla ridda di critici accreditati a parlare della sua poetica e della sua storia mi sovviene un ricordo del 1980. Andai a trovarlo nella sua villa di Donoratico con sotto braccio una cartellina di poesie. Stavo facendo il “militare” a Livorno e Cassola ,mi pare,era già presidente della Lega per il Disarmo Unilaterale. Fui accolto con la speranza di leggere nei miei versi un seme della sua nuova passione, forse ideologia. E in parte credo, l’accontentai. Fuori piovigginava e Cassola si soffermò sull’incipit di una poesia di Montale :-Piove…..-

Non chiesi a quale poesia si riferisse. Forse a “Piove” della raccolta “SATURA”. Parlò soprattutto lui, mentre la moglie Pola , scendendo da una grande scala che portava al piano superiore della villa, ci portò qualcosa da bere. Cassola mi chiese se avessi letto il suo romanzo “L’ANTAGONISTA”. Se non lo avessi letto mi invitò a farlo poichè lo riteneva il più significativo

per capire il suo discorso letterario ed umano. Ci salutammo e in seguito i nostri contatti furono solo epistolari. Gli inviai anche un mio racconto fantastico ma la sua risposta fu diplomatica. Effettivamente la malattia che lo colpì gli tolse anche la capacità di scrivere e di lavorare serenamente. Non a caso qualche anno dopo morì.

Non so per quale motivo si cerchi in Cassola e la si evochi , seppur a ragione, solo quella che Enzo Siciliano definiva “la convinzione che in un luogo geografico, o in un ambiente sociale, sia incarnato lo spirito assoluto del mondo”

Considerato il nostro tempo così carico di contraddizioni e di paradossi , così disperatamente estraneo ad una qualsiasi forma misericordiosa laica della specie umana, penso che una riflessione si possa fare sulla sua posizione bizzarra quanto ossessiva assunta riguardo alla nostra sicura autodistruzione ad opera degli armamenti nucleari e delle guerre .

Ora leggendo gli ultimi suoi libri, in particolare “MIO PADRE” e “COLLOQUIO CON LE OMBRE”,si avverte in Cassola maturo la volontà di fare chiarezza sul suo bisogno di mettere in prima fila i propri antagonismi , più che antagonisti, come lui ama definirli, mascherandone le forme con molti dei suoi personaggi e con le sue dichiarate posizioni politiche.

Se i leit-motiv di suo padre erano “LA VITA E’ BREVE “ E “L’UOMO E’ CATTIVO”(1)e se questi non sono stati che giustificazioni per essere stato fascista, se la partecipazione di Cassola alla resistenza in Berignone sfocia nel colloquio con un partigiano morto nei termini che ora riporto, allora credo sia il tempo di riproporre ,anche a livello critico, la sua eccezionale attualità politico- esistenziale.

“Ripenso spesso ai partigiani morti. Ho immaginari colloqui con loro. Per consolarne uno, ho la malaugurata idea di parlargli del presente: gli dico che presto li raggiungeremo nel regno delle ombre. Scuote il capo: “non è per questo che avevamo combattuto. Tanto valeva fare come i nostri coetanei, che sono rimasti a casa finchè non ci hanno liberato”.”Sì, è stato tutto inutile”dico io.

“ A pensarci bene, è stato inutile qualsiasi atto di vita: anche il tuo, che hai perso tempo a ricrearla.”

“ Non sono stato capito. S’è visto in me il campione di letteratura che intendeva sottrarsi agli obblighi che la vita via via c’impone quando io, la vita, volevo celebrarla. Mi consolavo pensando che sarei stato capito in futuro. Purtroppo non c’è nessun futuro per il genere umano.”

“Allora è inutile la catena della vita se deve bruscamente interrompersi? Nessuno ce l’aveva prospettato. Nemmeno tu, che venivi a parlarci di libertà quando avresti dovuto parlarci della pura e semplice sopravvivenza.”

“E’ vero” Ammetto. “Facevo anch’io questione di un valore-di un valore diverso da quello che sostenevate voi- e non m’accorgevo che era in gioco qualcosa di molto più elementare: il diritto alla vita che compete a tutti gli uomini, presenti, passati e futuri, per il solo fatto che sono uomini.”

“Dicci perchè sei così pessimista.”

“A voi stava a cuore solo il miglioramento della vita. Così vi avevano fatto credere. Anche a me avevano fatto credere qualcosa del genere. Non mi sembrava che si potesse vivere in un mondo senza libertà,come a voi non sembrava possibile vivere in un mondo senza giustizia: mentre era la semplice vita, comunque fosse, che avremmo dovuto mettere al sicuro..Ciò che un tempo era affidato alla gente semplice, a coloro che vivono senza riflettere, a quelli che io ho chiamato gli antagonisti,era diventato il principale problema politico.”(2)

Paolo Fidanzi

(1) La letteratura Italiana-E.Siciliano Curcio Editore

(2)Carlo Cassola -Mio Padre- Rizzoli 1983 pag 95

(3)Carlo Cassola – Colloquio con le ombre-Rizzoli 1982 pag 12-13-14

PROMEMORIA ALLA PROLUSIONE SU CASSOLA E “FERROVIA LOCALE” dott. prof. Renato Bacci

PREMESSA

Il prof. Bacci,  autore della nota densa ed illuminante che segue con il  titolo ‘PROMEMORIA ALLA PROLUSIONE…’,ha tenuto in Comune  a Volterra un esaustivo intervento ” a braccio ” su Cassola e il suo romanzo ” Ferrovia Locale”. Ad accompagnare gli ospiti del  Treno Letterario, interessante iniziativa finanziata dalla Regione Toscana, lungo la tratta Cecina – Volterra, doveva essere  Daniele Luti, studioso da anni di Cassola, che impossibilitato a partecipare, è stato sostituito all’ultimo minuto dal prof.  Bacci in emergenza, su richiesta del Sindaco di Volterra, onde  evitare uno spiacevole rinvio del viaggio. In pochissimi giorni  Bacci si è preso così l’ incarico  di scegliere i passi da recitare e  commentare sul treno, preparare  gli ultimi comunicati stampa e la relazione su “Ferrovia Locale” rileggendo di corsa il testo di Cassola, dato che già molte  persone avevano pagato per partecipare al Treno Letterario, tutte provenienti da fuori e addirittura diversi stranieri. E’ riuscito così   a valorizzare questa iniziativa densa di significati culturali. che potrebbero essere fruibili ovunque si produca cultura, dalle scuole , ai circoli culturali…. Per questi motivi siamo lieti di pubblicare la  “scaletta” del prof. Renato Bacci.

I COORDINATORI DEL BLOG

Ferrovia locale di Carlo Cassola

Nel 1978 andava in onda sulla Rai, nell’ambito della trasmissione culturale Rai Letteratura, un’intervista a Carlo Cassola realizzata in parte nel giardino della sua casa di Marina di Castagneto in località Tombolo, dove risiedeva ormai da sette anni, e in parte presso i bagni della Tana dei Pirati distanti circa duecento metri dove in estate ogni tanto riusciva a trascinarlo la compagna Pola che poi diverrà sua moglie. Li’ era il buen ritiro del nostro autore che lì in quel periodo aveva scelto di lavorare in un apparente splendido e tranquillo isolamento. Dico apparente perché nel corso dell’intervista Cassola tiene a sottolineare che lì dove abita tutto l’anno ha il necessario per essere a contatto con il mondo esterno, ha la televisione, legge quotidianamente i giornali ma può al tempo stesso dedicarsi al suo lavoro che, abbandonato l’ insegnamento, dopo il successo della Ragazza di Bube che lo ha consacrato scrittore di fama internazionale, è quello appunto di scrivere imponendosi da rigoroso qual era, di buttar giù circa venti cartelle al giorno, preferibilmente al mattino, per far fronte agli impegni assunti con i suoi editori. E’ un Cassola maturo, consapevole di se stesso, della strada che fin lì ha percorso e tutt’altro che dimesso, ma pronto a quella che sarà la sua ultima battaglia, quella per l’abolizione dell’art. 52 della Costituzione per un disarmo unilaterale che ritiene indispensabile ad evitare che sul mondo si possa abbattere da un momento all’altro la catastrofe nucleare. Mi rifaccio a questa intervista a un Cassola appunto maturo, ha 61 anni e morirà a 70, perché in mezzo ai contrastanti pareri critici sull’opera complessiva di Cassola, ritengo importante tener presente la voce dell’autore, e questo ci consentirà anche di meglio intendere e capire Ferrovia locale, opera uscita dieci anni prima, di cui tratterò nella seconda parte del mio intervento.

L’intervistatore pone alcune interessanti domande a Cassola ed ancor più interessanti e illuminanti sono le risposte: – Non si sente isolato a vivere qui tutto l’anno specialmente in inverno?- Mah! che vuole.. qui sono vicino ai luoghi della mia fantasia e quanto all’isolamento oggi il mondo esterno con la televisione e i giornali ti entra in casa, qui posso lavorare in tranquillità , produrre le mie cartelle quotidiane da ragioniere della letteratura, che è definizione che non mi offende. Batto direttamente a macchina una prima stesura dell’opera cui poi segue almeno una seconda.

-Vivrebbe a Roma o in una grande città?- Io sono nato a Roma , avrei potuto rimanervi ma le casualità della vita mi hanno portato qui e poi penso che anche in una grande città uno scrittore ha bisogno di isolamento

Qual è il suo rapporto con l’ambiente? Di lei si dice che è il Pasternak o il Balzac della Toscana visto che la sua opera ha configurato la commedia umana, ma Balzac aveva Parigi, lei ha Cecina, Volterra o Castagneto.Beh.. io non credo che siano questi i criteri giusti per valutare uno scrittore, uno non è un grande scrittore perché ambienta la sua opera a Parigi, Roma, Pietroburgo o New York. Io mi sono confermato nell’opinione che i grandi fatti della vita sono gli stessi dappertutto e a riguardo mi sono studiato Thomas Hardy che ha ambientato i suoi racconti nel Dorset, una regione periferica dell’Inghilterra meridionale, e che nonostante questo è riuscito ad attingere a quella che si dice l’universalità, le sue storie sono emblematiche di una condizione umana che si ripete in ogni angolo del mondo e in questo senso Cecina vale Parigi.

Il mare dove in estate riesce a portarlo ogni tanto la signora Pola non è molto presente nella sua opera, lei sembra più uomo di collina. Si è vero , come direbbe Montale sono un uomo con i piedi a terra, comunque anche quando sono al mare lavoro perché, vede… uno scrittore è in servizio permanente, fa ovunque riflessioni , considerazioni, guarda la gente, trae spunti per il suo lavoro, sente il rumore continuo della vita. Qui sulla spiaggia la gente si diverte, e fa bene, e mi ricorda che anche le spiagge del ’39, prima dello scoppio della guerra, erano affollate come ora e vedo la stessa gente distratta da un facile consumo tesa a questioni secondarie e disattenta a due cose principali che rischiano di pregiudicare quella vita che invece potrebbe esser una perenne vacanza:l’ opportunità di conservare questa condizione di gioia e di conseguenza la necessità di smettere di preparare in tempo di pace una cosa funesta che è la guerra.

Lei ama la gente?,-Certo, la guardo anzitutto perché é il materiale del mio lavoro e la sento profondamente buona, e non è vero che la gente è attratta dal male, dalla voragine del nulla, che si suicida per questo, come sostiene una cultura da quattro soldi, è vero però che la gente è stupida, lascia che si crei la possibilità di star male quando potrebbe star bene. Lo scrittore ha quindi il compito non solo di giudicare la gente ma anche di illuminarla per far si di evitare che magari a Ferragosto , quando siamo nella gioia, nella festa e quindi nella spensieratezza e incoscienza si verifichi quello che è dietro l’angolo, la catastrofe atomica.

Ma non è certo nell’intervista che Cassola parla per la prima volta di se stesso. In una riedizione della Visita di Einaudi nel ’62 aveva scritto a mo’ di autopresentazione “ Mi accade spesso di essere qualificato come uno scrittore toscano: e questo perché la maggior parte dei miei racconti sono ambientati in Toscana. In realtà io sono nato a Roma, nel 1917, e a Roma ho vissuto fino allo scoppio della seconda guerra mondiale. Mia madre era toscana, di Volterra, mio padre invece era di famiglia settentrionale. Ho avuto la mania di scrivere fin da bambino; ma solo dopo i diciott’anni mi sono scoperto una vocazione letteraria. Lo scrittore che ha avuto una decisiva influenza sulla mia formazione è stato il Joyce di Dubliners .

Nei primi anni scrissi solo racconti brevi, che furono pubblicati in due volumetti usciti nel ’42, La Visita e Alla periferia. Il mio primo racconto lungo è del ’46: s’intitola Baba e s’ispira alle vicende della guerra partigiana, a cui avevo preso parte in Toscana. Il mio primo romanzo è del ’52: Fausto e Anna. In seguito ho alternato le due misure del romanzo e del racconto lungo, mentre non ho più ripreso a scrivere racconti brevi. Nel ’59 l’editore Einaudi ha raccolto in un unico volume tutti i miei racconti lunghi. La raccolta è stata intitolata II taglio del bosco, da quello dei miei racconti che ha ottenuto maggiori consensi critici.
Nel ’60, con La ragazza di Bube, ho vinto il Premio Strega e ho ottenuto un vasto successo di pubblico. Successo che si è ripetuto per il mio ultimo romanzo, Un cuore arido, uscito nel ’61. Per vivere ho fatto il professore e il giornalista. Non ho mai fatto parte di nessuna corrente letteraria. Da molti anni vivo a Grosseto, nella Toscana costiera.”

Ma ripartendo dal servizio Rai, senza entrare nel merito dell’impegno antimilitarista di Cassola e arrivando a Ferrovia locale credo non sfugga che Ferrovia locale è l’espressione di quella poetica di attenzione al quotidiano nella sua universalità come l’autore sottolinea nell’intervista. Dopo l’enorme successo, che tale fu, della Ragazza di Bube e del film di Comencini che si ispirò al romanzo, Cassola, che pure aveva avuto stretti contatti con il neorealismo letterario del dopo guerra, e caratteristiche della letteratura neorealista sono ben evidenti nella Ragazza di Bube, volle recuperare quel modo di accostarsi al reale che aveva caratterizzato la sua produzione giovanile e che consentiva fosse definito subliminale.

Non a caso ebbe a dire Mi ritengo uno scrittore realista nel senso che amo la realtà e non desidero evaderne. Nel senso che amo il mio tempo. Nel senso che non ho una mia mitologia o se la ho, è una mitologia legata al mondo moderno. Insomma, se io penso a un bosco, mi piace immaginarlo abitato dai boscaioli e non dalle ninfe e dai fauni. Se penso a una passeggiata in pineta con una ragazza, mi piace immaginare che la ragazza si chiami Anna e non Ermione. Se poi mi ci si vuole proprio appiccicare un’etichetta, allora mi si appiccichi quella di subliminale. Qualsiasi altra, la rifiuto. Il nome lo ha trovato Cancogni, e a distanza di anni devo dire che era singolarmente azzeccato: subliminale significa infatti sotto la soglia, cioè sotto la soglia della coscienza pratica. Così appunto stanno le cose: l’emozione poetica non appartiene alla sfera della coscienza pratica, ma alla coscienza che sta sotto, alla coscienza subliminale. Il sublimine è l’oggetto spogliato di ogni suo attributo ideologico, etico, psicologico, storico.” A monte di questa poetica stanno l’ammirazione che il giovane Cassola aveva provato per la lettura dei Dublinesi di Joyce e dei romanzi russi. Lo scopo di Cassola è molto semplice ed è quello di restituire, attraverso personaggi assolutamente normali, il sentimento dell’esistenza, dei suoi doni, delle sue sensazioni, pensieri e ricordi. L’ambiente descritto da Cassola è l’ambiente della sua vita perché come egli stesso scrive: “lo scrittore può parlare solo di ciò che conosce, la propria vita; poiché la mia vita è Cecina e Volterra e la Maremma, io parlo di Cecina e Volterra e la Maremma”. Così lo scrittore, nel chiudersi nei suoi posti sente di aprirsi alla vita totale perché essi coincidono con la sua visione della vita. E ci racconta di una terra discreta, isolata dalle grandi città, economicamente modesta, i cui abitanti sono contadini o artigiani o piccolo-borghesi e che riflettono bene il senso della vita così come egli lo intende. Nel 1963 in un intervista al Corriere della Sera, l’autore annunciava quale sarebbe stato il suo programma di lavoro, riscrivere uno per uno i suoi brevi racconti giovanili portandoli alla dimensione di romanzo. Già lo aveva fatto con Cuore arido del ’61, ma dal ’63 in poi quello che era stato un debutto diviene un metodo . Significativo Il cacciatore, che uscì nel ’64 : poche pagine di un racconto con questo titolo pubblicato insieme ad altri nella Visita, prima dello scoppio della guerra, danno lo spunto per uno scritto di quasi duecento cartelle.

Anche Ferrovia locale è frutto di questo modo di procedere. Anche questo titolo è presente nella produzione del primo Cassola ma si riferiva al breve racconto di un viaggio a/r nello stesso giorno sulla tratta Cecina-Campiglia, qualche incontro, qualche dialogo e tutto finiva lì. Nel ’66/67 Cassola vi rimise mano e nel ’68 uscì nell’edizione Einaudi l’opera che è oggetto di questo incontro. Non è opera che si possa facilmente definire Ferrovia locale che pure generalmente viene catalogata tra i romanzi dell’autore. Non è certo un racconto breve, né un racconto lungo , categorie in cui si ricomprendono altri scritti di Cassola, ma neppure ha quell’impostazione a trama articolata e conseguente che caratterizza il romanzo. Ferrovia locale è un puzzle di storie, personaggi a sé stanti, ma tenuti insieme dal filo conduttore di un treno che si muove su e giù quotidianamente sulla tratta Pisa- Orbetello della costa toscana. Vi si aggiunge quella deviazione all’interno Cecina – Saline di Volterra, che noi abbiamo percorso, perché riferita al trasferimento del capostazione Diego e di sua moglie Dina dalla stazioncina di Orciano appunto a Saline. A me rileggendolo per l’occasione ha fatto venire in mente l’opera di un autore che certo non può essere accostato a Cassola, mi riferisco all’Antologia di Spoon River di E. Lee Masters, con la differenza però che lì trovavamo un insieme di poetici necrologi a ricostruire l’universalità di un mondo, in Ferrovia locale invece tante storie apparentemente più insignificanti, ma in atto, che poi paradossalmente costruiscono e costituiscono il vero senso della vita. Siamo negli anni trenta, periodo in cui si ambientano molte opere di Cassola ma la storia, la grande storia, quella ufficiale del fascismo, del periodo tra le due guerre, è fuori dall’opera, non è una necessità di ambientazione storica che muove la penna di Cassola. Anzi, proprio quella poetica del subliminale di cui abbiamo parlato prima tiene lontana la storia dall’opera. Sappiamo che siamo negli anni trenta perché si accenna a Binda e all’Ambrosiana Inter in dialoghi, perché un personaggio è un insegnante di ginnastica che è pure capomanipolo della milizia, perché c’è un lontano ricordo della grande guerra con la battaglia della Bainsizza, perché i treni hanno la terza classe con le panche di legno che sono anche nella seconda classe degli ‘accellerati’, perché Bruno, lo studente universitario, fa la sua prima esperienza sessuale nel bordello del Villino Rosa a Pisa ecc.. L’attenzione dell’autore si rivolge a quel quotidiano universale che è nell’ambito degli affetti, delle pene, delle convenzioni, dei dialoghi familiari e paesani e tante frammentate piccole storie personali trovano alla fine, attraverso esili nessi, ricongiungimento lungo il filo della Ferrovia locale che viene a simboleggiare così l’immutabilità dell’esistenza, dietro un muoversi di sentimenti di uomini e donne che è solo apparente. Un’ esistenza che scorre nella realtà quotidiana che è fatta di ore, giorni, stagioni sempre uguali dove il tempo scivola tra le faccende di casa, passaggi a livello le cui sbarre si abbassano sempre alle stesse ore, turni di lavoro, partite a carte, qualche pettegolezzo, amori tiepidi, povere mense rallegrate da qualche bicchiere di vino e i protagonisti sono coloro che per piccoli trasferimenti o per impegno di lavoro salgono sul treno o lo vedono passare. E’ un mondo di ferrovieri, delle loro donne e amici, di medici, studenti, preti, contadini, macellai, fornai quello che anima Ferrovia locale. Un mondo che si avvolge su se stesso, pervaso da una ricorrente pena di vivere che è alla base, per paradosso, alla gioia della vita medesima. E’ il rumore della vita. Tutto questo Cassola ce lo presenta con tono scarno, dimesso, delicatamente discreto, in una forma espressiva fortemente paratattica. Ma il subliminale di Cassola, secondo la definizione dell’amico Manlio Cancogni “coincide – anche- col nudo fatto dell’esistere; o meglio, con l’esistenza e col suo attributo reale che essa comporta, la coesistenza dei sessi.” L’esistenza-coesistenza dei sessi diviene così inevitabilmente oggetto della rappresentazione letteraria ed anche Ferrovia locale in questo non fa eccezione. Dino il ferroviere , che è il primo personaggio che incontriamo, ha le donne in testa , spera a Lorenzana di vedere Anna la figlia del casellante e, ad Orciano, Dina, la giovane moglie del capostazione Diego, quello appunto che si trasferirà a Saline e ad ogni fermata si affaccia spesso per tempo dal finestrino per vedere quante donne attendono il treno nelle varie fermate. Le individua da lontano perché sono macchie di colore per gli abiti non grigi come quelli degli uomini. E le donne di Ferrovia locale? Generalmente pronte a tirare la carretta familiare, a servizio, se giovani, o perennemente in faccende, spesso alla ricerca di un matrimonio che, al di là del grande amore, garantisca loro una sistemazione. Fidanzate o aspiranti tali, madri e mogli. Una tra tutte , attraverso sia pure rapidi ma efficaci tratti si distingue: Dina la appunto giovane moglie del capostazione Diego. In quanto tale ha un ruolo “importante” e lo assolve con serietà, rifugge a Cecina dalle attenzioni di un improvvisato corteggiatore ma si concede qualche civettuola provocazione come quando, in occasione del trasloco da Orciano a Saline, tutta impegnata a portar via dalla vecchia sede anche le lampadine, si fa reggere la scala, per arrivare a svitarle, dal giovane manovale di stazione dopo avergli però intimato di girarsi dall’altra parte in modo che non le possa vedere le gambe. Questa rappresentazione della donna fidanzata, moglie o madre, fatalmente ricorrente nelle opere di Cassola, fece sì che nel 1974 l’autore fosse oggetto di un duro attacco in un testo importante del femminismo italiano I padri della fallocultura di Bibi Tommasi e Liliana Caruso. In esso si accusa apertamente Cassola di aver rappresentato nelle sue opere donne solo complementari alle figure maschili protagoniste dei vari romanzi, donne che accettano con passività un ruolo di sottomissione alle scelte del partner, cui spetta l’azione quanto alla donna l’accettazione scontata dell’azione medesima. Cassola in veste di imputato è nell’opera di Tommasi e Caruso in buona compagnia, le autrici mettono all’indice infatti anche Moravia, Brancati, Pavese, Sciascia, Buzzati ecc…
Giova ricordare che siamo nel ’74, l’anno in cui gli italiani respinsero con il voto referendario la proposta di Gabrio Lombardi abrogativa della legge sul divorzio, né va dimenticato che due anni prima le femministe erano state caricate a Roma dalla polizia in occasione delle celebrazioni dell’8 marzo, giornata internazionale della donna, e che sempre in quel periodo già si stavano organizzando i comitati per la depenalizzazione dell’aborto che verrà riconosciuto come diritto alle donne nel 1978. Momento insomma, questo dei primi anni ’70 di femminismo caldo, anche in Italia sulla scia delle rivendicazioni del ’68, cronologicamente ancora molto vicino. In questo quadro storico si evidenzia con forza l’impegno del femminismo più radicale a porre a rigorosa verifica tutte quelle ideologie e quegli stereotipi attraverso i quali l’universo maschile, in politica, nel vivere quotidiano, e nelle varie espressioni della sua cultura aveva relegato la donna in una posizione di subalternità. Ebbene anche la letteratura nazionale, in particolare quella del dopoguerra, in quanto ritenuta appunto espressione di una prevaricazione maschile fu sottoposta, è questo il fine dell’opera di Tommasi e Caruso, a una profonda rivisitazione. Se questo fu il clima culturale in cui si mosse e si sviluppò la contestazione femminista a Cassola ben difficile ci resta tuttavia considerare proprio Cassola un rappresentate per eccellenza di una cultura fallocratica sia pure d’epoca. Se c’è un autore estremamente attento a cogliere sottili sfumature della psiche femminile nelle sue manifestazioni e nei conseguenti comportamenti questi ci pare anzi essere, nel pur complesso e variegato panorama culturale della letteratura italiana anni’50,’60, proprio Carlo Cassola. Già i titoli di diverse delle sue opere sono a riguardo ben illuminanti, La ragazza di Bube, Fausto e Anna , lo stesso Cuore Arido sono chiaramente testimonianza di una scelta dell’autore di dare congruo spazio alle protagoniste femminili dei suoi romanzi e quantomeno evidenziano la consapevolezza dello scrittore dell’importanza di una dualità di soggetti all’interno delle sue storie. Certo è però che non si può chiedere a Cassola di rappresentare nei suoi scritti donne che non fossero quelle dell’epoca in cui ambienta i suoi romanzi, Mara, la fidanzatina di Bube, tanto per riferirsi ad una protagonista per eccellenza della letteratura del nostro autore, è una ragazzina degli anni ’40 cui la vita riserverà un percorso di crescita personale all’interno di una vicenda drammatica. Mara insomma non ha visto il boom economico degli anni ’60, non è stata toccata dalla rivoluzione tecnologica della televisione né dai sussulti libertari del’68. Ingeneroso pertanto ci appare un giudizio critico che in buona parte si avvale del senno di poi o meglio che piuttosto va a paragonare la realtà femminile di un periodo storico fortemente rivoluzionario e ricco di proposte innovative, quali furono gli anni ’70, con quella forzatamente repressa e inquadrata in rigidi schemi comportamentali dal virilismo dell’ideologia fascista, peraltro ben supportato da quell’immagine della donna angelo del focolare proposta ad ogni piè sospinto dalla Chiesa Cattolica di quei tempi. Di acqua sotto i ponti della storia ne era scorsa a fiumi; negli anni ’70 le avanguardie del femminismo chiedevano libero aborto, riconoscimento dell’omosessualità e del lesbismo in particolare, temi e istanze culturalmente improponibili alle figure femminili di Cassola, pena un evidente falso storico. E Cassola si difese dalle accuse delle due femministe sottolineando appunto che le donne dei suoi romanzi erano personaggi datati agli anni ’30 e ’40. Ma al di là di queste scontate considerazioni errato sarebbe guardare a Cassola come ad un autore che si limita a registrare e raccontare comportamenti femminili stereotipo di un epoca in cui alla donna si assegnavano ben precise funzioni ora di fidanzata, ora di moglie e madre. Le figure femminili di Cassola ben lungi da fissità rappresentativa sono sempre personaggi in movimento psicologico sottile come in Ferrovia Locale o più macroscopico come nella Ragazza di Bube. Mara si misura con la storia quella più grande e parzialmente e di riflesso lo fa anche Anna di Fausto e Anna, con quella più quotidiana ,subliminalmente recuperata ed illustrata, si misurano invece le Anna di Cuore arido, di Paura e tristezza, nonché appunto i personaggi femminili di Ferrovia locale. E’ l’esito della scelta di un ritorno alle origini di una diversa poetica che compì Cassola agli inizi degli anni ’60. Tra la Mara della Ragazza di Bube e Dina ad esempio di Ferrovia locale intercorre un abisso.

E’ la conseguenza di una profonda cesura che Cassola volle imporsi tra l’opera di suo maggior successo e la successiva produzione. Di Dina abbiamo già sommariamente detto quindi prendiamo in considerazione, per dimostrare questo assunto, il personaggio femminile più noto di Cassola, la Mara, della Ragazza di Bube. All’inizio della storia é una ragazzina sedicenne spensierata, quasi sbarazzina che si innamora del partigiano Bube, un’icona familiare per essere stato amico e compagno del fratellastro Sante, caduto durante la resistenza. Ed il Bube a cui Mara si concede nelle due notti al capanno, prima della suo riparare in Francia per sfuggire all’arresto, è ai suoi occhi un eroe, più grande di lei, uomo che avrà sicuramente avuto i suoi buoni motivi per fare quello che ha fatto, anche se Mara palesa già un evidente disagio “.. in cinquanta contro un vecchio…” quando Bube, nel ruolo che ormai gli era stato assegnato di vendicatore, è pressoché costretto a picchiare il prete Ciolfi, collaboratore dei fascisti, incontrato sulla corriera per Volterra. Ma quando Bube se ne va esule oltralpe, quando le notizie di lui si fanno sempre più scarse, l’angoscia sostituisce la spensieratezza adolescenziale e la solitudine comincia a pesare alla ragazza. Da qui il progressivo apprezzamento della compagnia di Stefano durante il soggiorno come domestica a Poggibonsi, il dilemma che comincia a porsi di accettarne il pur discreto corteggiamento o esser fedele alla parola data a Bube di cui però non ha più notizie. Poi il precipitare degli eventi, il ritorno di Bube, l’arresto, l’incontro e il colloquio con lui che le fanno capire quanto ancora sia ben presente nel suo cuore. Ne segue la comunicazione a Stefano di aver scelto di essere la fedele fidanzata di Bube qualunque esito possa avere il processo. E sarà un impegno che manterrà per quattordici lunghi anni. Quattordici lunghi anni durante i quali maturano riflessioni e consapevolezze diverse circa la figura del fidanzato che Mara sempre più mette a fuoco per quello che realmente è stato ed ancora di più è: un ragazzo cresciuto senza guida familiare, di fatto impegnato a recitare un ruolo più grande di lui, in ultima analisi un personaggio abbandonato a se stesso, più vittima che protagonista della storia dell’epoca. Mara ha sempre sentito dentro di sé che Bube poteva evitare di rincorrere fino in casa il figlio del maresciallo per ucciderlo, ma solo questo poteva fare Bube “ vendicatore”. All’ infatuamento della ragazzina per l’eroe partigiano ha fatto seguito la presa di coscienza di una donna che ai giudici, prima della sentenza altro non vorrebbe chiedere che “ ...un po’ di pietà..” per il suo uomo, per la sua storia personale. Alla fine del romanzo è proprio il personaggio di Mara che spicca per autonomia non solo letteraria ma psicologica. E con questa considerazione – excursus sulla Ragazza di Bube, perché poi non si può a Volterra parlare di Cassola senza un riferimento alla sua opera principe tutta volterrana, che voglio richiamare l’attenzione sulla differenza che intercorre tra l’opera di Cassola più nota e la successiva produzione letteraria. Evoluzione o involuzione? Non sta certo a me dirlo e la critica su questo si è ampiamente sbizzarrita. Credo che comunque la si voglia pensare vadano riconosciute al nostro autore, un’onestà intellettuale ed una caparbia volontà di essere se stesso fino a rischiare di veder mettere in discussione il successo raggiunto presso il grande pubblico. Quel che è certo è che la poetica del subliminale non fu un atteggiamento né una sperimentazione fine a se stessa ma la più convinta e sentita manifestazione di sé che Cassola ha saputo consegnarci. E, per concludere, amo ricordarlo, sarà stato l’84, qui in questa Sala Consiliare, ormai inchiodato su una carrozzella e devastato da quella malattia degenerativa destinata a prendere rapido sopravvento, amorevolmente assistito dalla giovane moglie Pola, battersi come un leone a sostegno della sua idea circa la necessità di un disarmo unilaterale e dell’abolizione per legge del servizio militare. Avevo portato i miei studenti ad ascoltare lui e Padre Ernesto Balducci, altro relatore di quella sera, che dal canto suo preannunciava che al rischio di una guerra nucleare si sarebbero a breve aggiunte le inevitabili, tremende conflittualità di uno scontro tra il sud e il nord del mondo, tra poveri e ricchi. Due pazzi invasati, come allora si sosteneva da più parti o due intellettuali di vista lunga? Credo che la risposta sia nella storia dei nostri giorni. Non sta a me dire se sia stato un grande o modesto scrittore, quello che posso dire è che, quanto a passione e impegno nel difendere le sue convinzioni etiche e le sue idee politiche e letterarie, fu un Uomo con la U maiuscola. Da ufficiale artificiere dell’esercito italiano si rifiutò di minare Manarola, nelle Cinque Terre, e scampò fortunosamente al processo in Corte marziale, si unì nella lotta partigiana ai compagni della XXIII Brigata Garibaldi, che operò nei nostri boschi di Berignone, non sposandone mai l’ideologia comunista ma condividendone con determinazione l’ impegno a combattere le milizie fasciste. Negli anni ’50 difese con forza la sua scelta di raccontare la Resistenza tenendone fuori quella visione eroica e agiografica che Palmiro Togliatti, sulle pagine di Rinascita, riteneva dovesse essere la chiave di lettura di uno scrittore veramente impegnato. Difese la sua poetica del subliminale dagli attacchi irriverenti di Pasolini, Calvino ecc.. si permise in un famoso dibattito a Parigi di criticare due mostri della letteratura mondiale, Camus e Sartre, per il troppo ideologismo che plasmava le loro opere ed in ultimo uscì dalla sua agiata condizione di buon ritiro per urlare all’esterno che in questo mondo c’era bisogno di pace, che il cancro della guerra, del pericolo di un’ultima guerra, andava estirpato ad ogni costo.

Carlo Cassola è sepolto nel piccolo cimitero di Montecarlo di Lucca, là dove aveva stabilito la sua ultima dimora, tra gli ulivi, su una collina che domina la città di Ilaria del Carretto. La tomba, opera dell’artista volterrano Mino Trafeli, suo dialettico quanto caro amico, si compone di semplici ciottoli che provengono dalle terre care alla fantasia dello scrittore. Vi è ricavato un incavo dove possa depositarsi l’acqua piovana perché gli uccellini se ne abbeverino, un dovuto omaggio a chi l’idea di pace, come ineludibile bisogno di quegli uomini e donne comuni che appaiono nei suoi scritti, ha sempre saputo difenderla e alimentarla in vita.

Dott. Prof. Renato Bacci

Le ultime sculture in arenaria di Roberto Marmelli

Marmelli_ il testone1

Marmelli_ il testone2

 

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La scultura che segue, realizzata in pietra arenaria ,rappresenta il profilo essenziale di un tronco femminile privo di gambe e bracci. Nell’interno, nell’intimo, il profilo è realizzato con il tratto caratteristico ottenuto con lo scalpello “a gradina”.

 La scultura,insieme ad altre 3 sarà esposta nel mese di aprile alla galleria d’arte “La fenice” a Sassari.
marmel1
Marmel2
Marmel3
Questo post rimarrà per qualche tempo, poi inseriremo la scultura insieme alle altre dello stesso autore.

UNA PRECISAZIONE ED UN’IDEA del dott. Marco Chiavistrelli

ANNI FA, SU UNA POESIA “AI SASSI NOSTRI FRATELLI” DEL POETA MUSICISTA DOTT. MARCO CHIAVISTRELLI E SU UNO SCRITTO DI G. PETTORALI E P. PISTOIA,* M. CHIAVISTRELLI PRESENTO’ UNA PROPOSTA, <<UNA PRECISAZIONE ED UNA IDEA>>, AGLI ORGANI SOCIALI. QUI VERRA’ RIPORTATA, NON SOLO PER LA SUA ATTUALITA’ nell’attivare legami fra un popolo e la natura, MA anche PER IL SUO ‘DENSO’ CONTENUTO EMOTIVO, DIDATTICO E CULTURALE, A FRONTE DI ALTRI INTERVENTI SOCIALI, A NOSTRO AVVISO PER LO PIU’ MENO RILEVANTI E PIU’ DISPERSIVI, CONTROLLATI DALLE VARIE LOBBIES ECONOMICHE E CULTURALI. **

  * La poesia e l’articolo citato sono riportati su questo blog.                        **  Naturalmente…. questa proposta cadde completamente nel silenzio.

UNA PRECISAZIONE ED UN’IDEA

La poesia “Ai sassi nostri fratelli” era dedicata allo splendido lavoro fotografico-scientifico del dott. Giacomo Pettorali e del prof. Piero Pistoia sui sassi mammellonati della vallata del Cecina. L’evocatività delle immagini, il senso del percorso arcano delle pietre levigate dal tempo, dalle intemperie, dalle leggi della geologia, parevano aprire orizzonti di storia e di vita sconosciuta, percorsa lungo le vie dell’evoluzione incredibile del pianeta. So che altri poeti ed “intellettuali” evidentemente suggestionati dalla potenza delle manifestazioni descritte, hanno scritto in proposito, al punto che potrebbe profilarsi l’idea di una mostra a riguardo, utilizzante più linguaggi espressivi, i sassi stessi, la descrizione scientifica, la prosa, la poesia, la musica, il teatro, con le pietre magari inserite in contesti “forti”, come i nostri centri storici, così scolpiti dal vento e dal passato.

Sarebbe bello avvicinare giovani e persone al mondo scientifico con un approccio inusuale come una rappresentazione viva della geologia delle nostre terre e dei nostri luoghi utilizzando risorse e protagonisti del nostro posto. Le piazze e gli angoli di Pomarance e Volterra parrebbero luoghi perfetti per una siffatta mostra-poesia-spettacolo, così rivolgiamo un appello ai Comuni perchè raccolgano questa proposta multimediale per rilanciarla sul territorio. Sappiamo che anche gli Etruschi utilizzavano le pietre mammellonate come oggetti votivi e sacri, al dire di una certa universalità che percorre le frontiere ed i percorsi temporali dell’uomo, anche la storia quindi entra di prepotenza a contatto con le forme stravaganti e dolcissime dei sassi.

Dott. Marco Chiavistrelli

PIOGGE: prove su analisi dei dati in mm/mese, LARDERELLO 51-97 del dott. piero pistoia

PIERO PISTOIA CURRICULUM

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piero-pistoia-curriculumok-1-78
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#Questo articolo permette ad ogni lettore di accedere ai dati #sperimentali su cui rifare tentativi e prove di analisi statistica, #come facciamo noi o contemporaneamente a noi, di divertirsi #a scegliere percorsi, interpretazioni e  integrazioni alternative #su essi e correggere quei passaggi che non convincono, #cercando di risolvere i problemi da noi posti ed altri che #sorgeranno nel processo, usando il potente linguaggio R #orientato al calcolo statistico, dotato di una moltitudine di #strumenti per lo stesso obbiettivo.

#Il linguaggio R fa molto bene ciò che riesce a fare!

#Chi volesse ASSAGGI SUCCESSIVI in divenire di questo post, #clicchi su questo file in odt e con copia-incolla, lo trasferisca #sulla console di R, dopo aver cambiato l’argomento del setwd.

PIOGGE_A_LARDERELLO_1951_1957_MARZO_PARTE_PRIMA

Il seguente link invece attiva un file di premessa che, trasferito su R,  gira senza dare errore sul mio computer con setwd(I:/)

PIOGGIA1_18_2_LARDEREL_1951-97 in pdf

#PROVE INIZIALI: attenzione il post è in costruzione; ci possono essere errori!!!!

#PREMESSA

#Problema da risolvere: come far leggere il file dati da qualsiasi #lettore? I files devono essere col suffisso xls.

Larderello_pioggia_csv1 file xls

#1- Si deve caricare sulla console di Microsoft Excel il file #precedente (si esplicita e si carica in Excel), cliccandoci sopra.

#2 – Si deve memorizzare poi da Excel (file-salva con nome)  #con l’opzione CSV di excel (delimitato da separatore di #elenco), sul proprio Hd o su qualsiasi altro supporto di massa #di proprietà del lettore interessato, col nome “Larderello_pioggia_csv1”; verrà memorizzato col suffisso CSV.

3 -Si proceda a seguire il post.

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getwd()
setwd(“I:/”) #ogni lettore deve sostituire ad I il suo dispositivo #di massa in cui vuole memorizzare il file CSV o txt dei dati
#getwd()

par(ask=T)

#Non era così immediato far caricare ad R il nostro file dati #originale relative alle piogge cadute a Larderello dal 1951 al #1997, fornito dal CNR, gentilmente concesso dal dott. #Alessandro Bettini che gestisce la Stazione Meteo di #Castenuovo V.C. (da precisare). Da un primo controllo sembra #che un solo dato non sia disponibile (sostituito da -999). Da #prima si carica il file in Excel in 7 colonne di cui quella dei #mm/giorno di pioggia è la quarta. Imponiamo che la quarta #colonna sia numerica con “,” (?) il separatore di decimali è “.” #quello delle migliaia.
#Con procedimento riportato all’inizio salviamo 4  colonne in #.CSV #di Excel con dati delimitati da separatore di elenco.

# INTANTO: carichiamo e prepariamo il file dati da studiare:
dataset_lard_51_97=read.csv(“Larderello_pioggia_csv1.CSV”, sep=”,”)
dataset_lard_51_97=dataset_lard_51_97[1:4]
dataset_lard_51_97
attach(dataset_lard_51_97)
dataset=dataset_lard_51_97[,4]
dataset=ts(dataset)
head(dataset)
tail(dataset)

_____________________________

INTERMEZZO

#MODO ALTERNATIVO DI CARICARE,
#ATTRAVERSO EXCEL, FILES CON SUFFISSO
#.TXT CARICABILE DA R
#Partendo da un file con suffisso .xls è possibile memorizzare in #un file testo “tab delimited“(opzione di Excel 2000), invece #che in CSV di Excel; file testo che è pure visto da R. Perché #funzioni nel nostro post, va caricato col nome “Larderel_pioggia_csv1.txt

dataset_lard_51_97 = read.csv(“Larderel_pioggia_csv1.txt”, sep=”\t”)

#o togliendo il sep e sostituendo a read.csv, read.csv2, funziona #ancora

dataset_lard_51_97 = read.csv2(“Larderel_pioggia_csv1.txt)

#>dataset_lard_51_97=read.csv(“Larderel_pioggia_csv1.txt”, #sep=”\t”)
#>dataset_lard_51_97=read.csv2(“Larderel_pioggia_csv1.txt”)

FINE INTERMEZZO

______________________________

#dataset
#Time Series:
#Start = 1
#End = 17154; poichè non è divisibile per 30 – si considerano
#tutti i mesi di trenta giorni – si aggiungono 6 valori finali,
#suggeriti dai valori terminali del mese di dicembre precedente.
#I dati complessivi giornalieri della pioggia caduta in mm/giorno
#ammonta così a 17160; 1760/30 = 572 mesi di 30 giorni;
#572/12 = 47 anni circa.
#Frequency = 1

piog_mensili=matrix(dataset,ncol=30,byrow=T)
medie_piog_mensili1=rowMeans(piog_mensili)
sum_piog_mensili2=medie_piog_mensili1*30
vmesi=sum_piog_mensili2

ts.plot(vmesi) #appare un dato anomalo in vmesi[301]

fix(vmesi) #serve a controllare sul video i grandi files anche
#per correggerli.

vmesi[301]

# Si corregge facendo direttamente a mano in itinere la media #dei due valori vicini e poi su richiesta si memorizza il vettore #corretto

ts.plot(vmesi) #dovrebbe essere corretto il dato mancante

#A partire da qui si deve ancora  correggere!

____________________________________________

#E’ possibile anche costruire un vettore di 572 medie mensili #della pioggia a Larderello richiamabile (da pensare)

#Il programma R salta le righe con “#”, per cui il lavoro #presentato può essere. direttamente riportato sulla console di #R con copia incolla; il programma girerà autonomamente!

getwd()
#setwd(“X:/”) #X è il nome del dispositivo di massa su cui #memorizzare il file “Larderello_pioggia_csv1” che dovrà #avere suffisso .CSV
getwd()

#CERCANDO DI RIASSUMERE
dataset_lard_51_97=read.csv(“Larderello_pioggia_csv1.CSV”, sep=”,”) #OK, ma da controllare questo sep!
dataset_lard_51_97=dataset_lard_51_97[1:4]
#dataset_lard_51_97
attach(dataset_lard_51_97)
dataset=dataset_lard_51_97[,4]
dataset=ts(dataset)
head(dataset)
tail(dataset)

#dataset

piog_mensili=matrix(dataset,ncol=30,byrow=T)
medie_piog_mensili1=rowMeans(piog_mensili)
sum_piog_mensili2=medie_piog_mensili1*30
vmesi=sum_piog_mensili2

ts.plot(vmesi) #appare un dato anomalo in vmesi[301]

fix(vmesi) #serve a controllare sul video i grandi files anche
#per correggerli.

vmesi[301]

# Si corregga in divenire (in fieri, in corso d’opera) facendo #direttamente a man0 la media dei due vicini.

ts.plot(vmesi) #dovrebbe essere corretto il dato mancante

UN VELOCE EXCURSUM DA RIVEDERE ED AGGIORNARE  ATTRAVERSO I LINKS INTERNI CONTINUAMENTE AMPLIATI.

#Potrei riclassificare in una matrice vmesi per righe, a partire #da gennaio 1951, di 12 colonne, dove le somme dei valori di #ogni riga rappresenterebbero la pioggia caduta nei diversi #anni a partire da 1951 e in ogni colonna andrebbero i valori #dei mesi per ogni anno; avremo così  – in quanto abbiamo #corretto il numero dati per la presenza dei mesi diversi da 30 #giorni – circa 47 righe complete e 12 colonne corrispondenti

#ai valori dei dodici mesi di ogni anno. La media di ogni riga #rappresenterebbe la pioggia media di ogni anno (per 12 #otterrei le piogge in ogni anno) e la media di ogni colonna #sarebbe la media di pioggia caduta in tutti i 47 i gennaio, i #febbraio ecc.

#Le piogge cadute nei 47 anni, ottenute col comando #rowMeans, costituirebbero una serie storica annuale da #studiare a parte, magari inserendola nel post costruito per #questo studio già elaborato.

#Potremmo farlo ancora con la funzione

#matrix (piog_anni=matrix(vmesi, ncol=12, byrow=T), o #anche con la funzione ts (che ha come #argomenti: file,start,   #e frequency), la quale  raggruppa i dati con i valori di ogni #mese nella stessa colonna. Nella tabella apparirebbero il

#nome dei mesi ad ogni colonna e degli anni ad ogni riga; #siamo così in grado di prendere i 47 valori di ogni mese (una #volta ogni dodici) per farne la media #piog_anni.ts1=ts(vmesi, #start=1951, frequency=12).

#Questo per un controllo incrociato.
#Poi con subas =vmesi.ts1[seq(1, length(vmesi), by=12)] si #raccolgono i dati di gennaio per i 47 anni (o quanti sono) e ne #fa la media; per gli altri mesi la media si calcola con un for #integrando il comando precedente con la sostituzione di un i #ad 1.

#media_mesi=c()
#for(i in 1:12) {media_mesi[i]=mean(vmesi.ts1[seq(i, #length(vmesi), by=12)])}

#Da confrontare poi media-mesi con colMeans comando usato #con matrix.
#Seguiranno le istruzioni descritte. Si passerà poi ai filtri!

#Da confrontare poi media-mesi con mediacol comando usato #con matrix.
#In tal modo si viene a costruire l ‘EFFETTO STAGIONALE.

#Le dodici medie di colonna relative ai 47 mesi dello stesso #nome (gennaio, febbraio…dicembre), è conseguenza #dell’ipotesi plausibile che, all’interno di ogni anno #debba oscillare un’onda di pioggia legata alle stagioni

#(componente stagionale della serie storica).
#Osservando il grafico del vettore vmesi invece non si notano #trends e ad occhio anche le eventuali oscillazioni sembrano #mascherate, nonostante l’acf del vettore (autocorrelazione) #risulti significativo. Se esiste un’oscillazione di ordine dodici la #riassumiamo dalle medie di ogni mese nel corso dei 47 anni. #Potremmo anche spezzare i dati in 5 parti (4 da dieci anni e #una da 7) per studiarle separatamente onde controllarne le #variazioni nel tempo (come cambia la pioggia nelle varie #stagioni col tempo?)

#Si passerà poi ai filtri!

#Un modo alternativo più ortodosso di studiare una #serie storica mensile detrendizzata  infatti è quello, #suggerito sempre dall’ipotesi accennata suddetta, di calcolare #una media mobile di ordine 12 su tutti dati o sui singoli pezzi #per estrarre dai dati originali un’onda di periodo opportuno     #(stagionalità) costruendo così una seconda serie che, poi #sottratta dall’originale, ne lascia una residuale contenente #ancora trend (se esisteva prima), e qualche ciclo. Alla fine #rimarrà così solo da testare i residui.

#Seguono le istruzioni descritte.

piog_anni=matrix(vmesi, ncol=12, byrow=T)

m_anni=rowMeans(vmesi)

pioganni=m_anni*12

piog_anni.ts1=ts(vmesi, start=1951, frequency=12)

vmesi.ts1 = piog_anni.ts1

subas =vmesi.ts1[seq(1, length(vmesi), by=12)]

media_mesi=c()
for(i in 1:12) {media_mesi[i]=mean(vmesi.ts1[seq(i, length(vmesi), by=12)])}

ts.plot(media-mesi)

DA CONTROLLARE, CORREGGERE ESPANDERE, CONTINUARE….con calma, avendo altri post avviati da gestire.

SEGUIRE I LINKS INTERNI CONTINUAMENTE AGGIORNATI