ASPETTI DELLA CULTURA TEDESCA DEL NOVECENTO: Oswal Spengler ed il Tramonto dell’Occidente a cura di A. Pazzagli
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ASPETTI DELLA CULTURA TEDESCA DEL NOVECENTO: Oswal Spengler ed il Tramonto dell’Occidente a cura di A. Pazzagli
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FILOSOFIA DELLA SCIENZA E FILOSOFIA ANALITICA: BREVE SINTESI, a cura di Andrea Pazzagli
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Ringraziamo Autori, Editori ed Amministratori se ci permetteranno di mantenere questo post od alcuni dei suoi articoli su questo blog, che è senza alcun fine di lucro e completamente auto-finanziato il cui unico scopo è la comunicazione culturale gratis. Questo blog, per sua scelta, non riceve alcun contributo sociale o di altra natura. Altrimenti, avvertiti alla mail dell’Editore del blog, ao123456789vz@libero.it, lo sopprimeremo.
APPUNTI SU “FILOSOFIA DELLA CRISI ECOLOGICA di V. HOSLE, 1992”; a cura di Andrea Pazzagli; “INTERVISTA AD HANS JONAS” condotta da V. HOSLE
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NOTA BENE
Per comprendere un “oggetto” complesso multidimensionale è necessario “osservarlo” da diversi punti di vista indipendenti (uno dei criteri di questo blog). Così l’oggetto culturale “Religione“, a più dimensioni, verrà ‘letto’ in questo blog da scritti più o meno ortodossi e difformi. Per trovare questi scritti, cercare con il tag, per es, “Religione”
Intermezzi: una pittura a cera del pittore Batini di Lustignano (Pomarance, PI) ed una poesia di Machado
ALCUNI INTERROGATIVI RILEVANTI SULLA NOZIONE DI “MIRACOLO”
Piero Pistoia
IN ATTESA DELL’EVENTO
RISPOSTE DI DON SERAFINO FALVO
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O Tu ed io stiamo giocando
a rimpiattino, Signore,
o la voce con cui ti chiamo è la Tua voce.
D’ogni parte ti cerco,
senza trovarti mai,
ed in ogni parte ti trovo
solo per andarti a cercare.
Il POST dal titolo “ESISTE UN METODO DI INVESTIGAZIONE ALTERNATIVO ALLA SCIENZA? es. il sacro, il magico, l’arte, medicina alternativa…; post a più voci” a cura del dott. P. Pistoia, riporta, inseriti, più di dieci interventi, per un confronto diretto fra più punti di vista, secondo gli obbiettivi del nostro blog. Con il tempo isoleremo i singoli articoli più o meno rivisitati per renderli più visibili, leggibili e con tags più indirizzati.
Il seguente intervento è il terzo sul pensiero magico di Cristina Ghilli, sul nostro blog.
ASPETTI ANTROPOLOGICI DEL PENSIERO MAGICO, della dott.ssa Cristina Ghilli
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Segue il secondo articolo sulla magia di Cristina Ghilli
I RIFLESSI DELLA CULTURA MAGICA DELL’EUROPA MEDIOEVALE E NEL MONDO MODERNO
Della dott.ssa Cristina Ghilli
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Il POST dal titolo “ESISTE UN METODO DI INVESTIGAZIONE ALTERNATIVO ALLA SCIENZA? es. il sacro, il magico, l’arte, medicina alternativa…; post a più voci” a cura del dott. P. Pistoia, riporta, inseriti, più di dieci interventi, per un confronto diretto fra più punti di vista, secondo i canoni del nostro blog. Col tempo isoleremo i singoli articoli più o meno rivisitati per renderli più visibili, leggibili e con tags meglio indirizzati.
Segue il primo articolo sulla magia di Cristina Ghilli
Il seguente articolo è piaciuto al sito Acutamente e ad opinioniWeb di Roberto Niccolini
IL VALORE COGNITIVO DEL PENSIERO MAGICO della dott.ssa Cristina Ghilli
BIBLIOGRAFIA CONSULTATA PER GLI ARTICOLI SULLA MAGIA
E. CASSIRER “Filosofia delle forme simboliche”, La Nuova Italia, 1966, vol. II°.
E. CASSIRER “Linguaggio e Mito”, Garzanti, 1975.
M. DAL PRA “Logica e Realtà, momenti del pensiero medioevale”, La Terza, 1974.
M. M. DAVY “Iniziazione al Medioevo”, Jaka book, 1981.
S. FREUD “Totem e Tabù”, Newton Compton, 1987.
S. FREUD “Una difficoltà della psicanalisi”, in C. MUSATTI “Freud: una antologia freudiana”, Bollati Boringhieri, 1949.
G. C. GARFAGNINI “Cosmologie medioevali”, Loescher, 1979.
E. GILSON “La filosofia del Medioevo”, La Nuova Italia, 1973.
G: W: F: HEGHEL “La religione della magia” in “Lezione sulla filosofia della religione”, Zanichelli, 1973, VoI. I°.
C. G. YUNG “Coscienza, inconscio e individuazione”, Bollati Boringhieri, 1985.
C. LEVI-STRAUSS “Il pensiero selvaggio”, Il Saggiatore, 1964.
E. MACCAGNOLO “Il Divino ed il Megacosmo”, Rusconi, 1980.
P. ROSSI “Francesco Bacone. Dalla magia alla scienza”, Laterza,1952.
C. WEBSTER “Magia e Scienza da Paracelso a Newton”, Il Mulino, 1984.
Per leggere l’articolo in pdf “ANCORA SULL’INDUZIONE del dott. Giacomo Brunetti”, cliccare sotto:
Indicazioni del dott. Piero Pistoia
IL dott. prof. Giacomo Brunetti ha anche pubblicato su questo blog l’art. “INDUZIONE E DEDUZIONE: due metodi di indagine scientifica”, del quale il presente può essere la seconda parte, inserito nel post “EPISTEMOLOGIA ED OLTRE” a nome dei docenti G. Brunetti, P. Pistoia e G. Scarciglia.
Nello stesso post P. Pistoia e G. Scarciglia hanno pubblicato l’art. “ALCUNI ASPETTI DEL PENSIERO DI K. POPPER ED ALTRO: spunti per riflessioni e discussioni personali”
Infine ancora nello stesso post Piero Pistoia ha pubblicato l’art. “LA TEORIA E LA REALTA’ ED I LIMITI DELLA CONOSCENZA: Iperboli su Natura, Comunicazione culturale e Poesia”
Questo testo è una libera interpretazione della canzone di Eric Clapton “Tears In Heaven”, dedicata al figlio morto. La dedico non solo a Sara, mia figlia, ma a tutti i ragazzi che hanno abbandonato troppo presto questa vita, in particolare ad Alan, Michele, Francesco, Cheti, Mirko, Saida, che ho conosciuto, ma anche a tutti gli altri che non conosco.
Gocce di pianto nel cielo
Ricorderesti il nostro nome
Nel trovarci su nel cielo
Sentiresti il nostro calore
Nello scorgerci su nel cielo
Dobbiamo essere uniti
E continuare ad immaginarti
Perché non possiamo avvicinarti nel cielo
Carezzeresti la nostra mano
Nel trovarci su nel cielo
Sederesti in mezzo a noi
Con un sorriso su nel cielo
Cercheremo la nostra via nel buio e nella luce
Perché non possiamo che pensarti nel cielo
Il tempo ci può far cadere in basso,
il tempo ci può far piegare in ginocchio,
il tempo ci può far incrinare il cuore,
il tempo ci può fare implorare di smettere
Ma dietro il buio di una porta socchiusa si rischiara la pace
E noi sappiamo che la triste pioggia gelida non scenderà più dal cielo
Ricorderai il nostro nome
Nel sentirci su dal cielo
Sentirai il nostro calore
Nel vederci su dal cielo
Ancora una volta saremo uniti
nel continuare a recitare per te
Perché tu ci applaudi dal cielo
A cura di Alessandro Togoli
Chi volesse ascoltare questa canzone battere da Google “Facebook, Eric Clapton “Tears, In Heaven”
NB – A Roberto Niccolini ed a opinioniweb è piaciuto questo post, come da mail invita all’Amministrore il 14-Nov-2018.
L’ANZIANO NELLA SOCIETA’ PRIMITIVA E NELLA GRECIA ANTICA
dott. Renato Bacci
Quale il ruolo e la considerazione dell’anziano nella storia? Ricchezza o peso? Soggetto da venerare, rispettare o da disprezzare ed emarginare? Le risposte nel corso dei secoli si sono sprecate nell’uno e nell’altro senso, spesso caratterizzate dal peso che hanno avuto modelli economico- culturali nei vari momenti storici e nelle diverse società.
Voglio dire che nelle società primitive, là dove ovviamente non era né semplice né in uso datare l’età di una persona ma la si valutava sulla base delle funzioni che poteva svolgere all’interno di una comunità, importanti erano le conoscenze degli “ anziani” circa i metodi di caccia o di coltivazione che potevano trasmettere ai più giovani. E non solo, la loro capacità di ricordare e raccontare era il tramite attraverso il quale si collegavano le generazioni riconoscendosi in un’origine e in una storia comune a supporto dell’identità del gruppo. Insomma in una società di cacciatori – raccoglitori prima e di agricoltori poi il ruolo dell’anziano che poteva vantare un patrimonio di conoscenza e di esperienza non era affatto secondario.
Intendiamoci però anche sul concetto di “ anziano” : nell’antichità storica a 30 anni si veniva considerati maturi avanzati se non propriamente vecchi, questo perché difficilmente si campava oltre i cinquant’anni, né debbono trarre in inganno certe longevità di cui la storia ci racconta, proprio perché eccezioni e non certo regola.
La considerazione dell’anziano variava poi da una cultura all’altra. Nelle antiche civiltà orientali, a partire da quelle indo-mesopotamiche, c’era un’attenzione particolare verso chi era andato in là con gli anni, evidentemente protetto e benedetto dagli dei, e si cercava di mantenerlo il più possibile in vita anche con pratiche magiche e interventi medicamentosi. Del resto sciamani, sacerdoti, scribi e stregoni, tutti in età avanzata, erano considerati i depositari del sapere di una pur rudimentale medicina e soprattutto erano ritenuti in grado di stabilire spesso un contatto con il mondo dell’al di là e di interpretare e prevedere il futuro. Questo perché ad oriente, diversamente da quanto accadrà in Grecia, il concetto e l’importanza della bellezza fisica erano decisamente marginali nel sentire comune e religioso. Tanto per fare un esempio le statue femminili delle zone orientali ci rappresentano donne matriarche, decisamente fin troppo in carne, con i seni pieni di latte, niente a che vedere insomma con le Veneri elleniche proporzionate, armoniche, espressione di rigidi canoni di bellezza estetica. Questo ci fa capire perché in una società, quale fu ad esempio quella ateniese, commerciale, dinamica, con il gusto canonico del bello, la condizione dell’anziano, con la conseguente decadenza psico fisica dovuta all’età fosse ritenuta quasi intollerabile e comunque sgradita. Atteggiamento del resto riscontrabile in buona parte della civiltà greca anche in epoche diverse.
Mimnermo, un poeta del VII secolo a.C., definisce la vecchiaia odiosa, che annebbia la mente e lo spirito, brutta e da disprezzare, inutile e pesante. Meglio morire che affrontare il processo dell’invecchiamento!:
Quale vita, quale gioia senza l’aurea Afrodite?
Possa io essere morto, quando non mi stiano più a cuore queste cose,
l’amore segreto, i dolci doni e il letto,
che sono fiori fugaci della giovinezza
per uomini e donne; ma quando sopraggiunge l’odiosa
vecchiaia, che rende l’uomo turpe e brutto allo stesso tempo,
sempre nell’animo lo tormentano tristi pensieri, né gode al vedere i raggi del sole,
ma è odioso ai ragazzi, disprezzato dalle donne:
così dolorosa un dio rese la vecchiaia.
Τίς δὲ βίος, τί δὲ τερπνὸν ἄτερ χρυσῆς Ἀφροδίτης;
Τεθναίην, ὅτε μοι μηκέτι ταῦτα μέλοι,
κρυπταδίη φιλότης καὶ μείλιχα δῶρα καὶ εὐνή,
οἷ’ ἥβης ἄνθεα γίγνεται ἁρπαλέα
ἀνδράσιν ἠδὲ γυναιξίν· ἐπεὶ δ’ ὀδυνηρὸν ἐπέλθῃ
γῆρας, ὅ τ’ αἰσχρὸν ὁμῶς καὶ κακὸν ἄνδρα τιθεῖ,
αἰεί μιν φρένας ἀμφὶ κακαὶ τείρουσι μέριμναι,
οὐδ’ αὐγὰς προσορῶν τέρπεται ἠελίου,
ἀλλ’ ἐχθρὸς μὲν παισίν, ἀτίμαστος δὲ γυναιξίν·
οὕτως ἀργαλέον γῆρας ἔθηκε θεός.
Ed ancora Saffo, manifesta ciò che prova la donna con l’avanzare dell’età, una terribile ferita narcisistica, conseguente allo svanire della freschezza e della bellezza del corpo:
Voi amate, ragazze, i bei doni delle Muse cinte di viola,
è la vostra ora, prenderete la lira melodiosa per il canto,
a me la pelle che era così tenera la vecchiaia ha devastato e da neri i capelli sono diventati bianchi,
e più non mi sostengono i ginocchi che volavano danzanti come cerbiatti;
ora gemo sovente, ma cosa potrei fare?.
ὔμμιν φίλα Μοίσαν ἰ]οκ[ό]λπων κάλα δῶρα παῖδες
πρέπει δὲ λάβην τὰ]ν̣ φιλάοιδον λιγύραν χελύνναν 2
ἐμοὶ δ᾿ ἄπαλόν πρὶν] π̣οτ᾿ [ἔ]οντα χρόα γῆρας ἤδη
αἰκίσσατο λεῦκαι δ᾿ἐγ]ένοντο τρίχες ἐκ μελαίναν 4
βάρυς δέ μ᾿ ὀ [θ]ῦμο̣ς̣ πεπόηται, γόνα δ᾿ οὐ φέροισι
τὰ δή ποτα λαίψηρ᾿ ἔον ὄρχησθ᾿ἴσανεβρίοισιν 6
τὰ <μὲν> στεναχίσδω θαμέως. Ἀλλὰ τί κεν ποείην;
Diversamente a Sparta, là dove persisteva un’ economia del latifondo legata fortemente alla terra e al suo sfruttamento, invece il vecchio godeva di grande considerazione, come il “ capoccia” , figura principe nelle famiglie delle nostre campagne
Era il saggio, memore di tante battaglie. Andava protetto e difeso, come dice il poeta Tirteo:
Combattete schierati dinanzi ai più anziani
dalle ginocchia non più agili,
non li abbandonate fuggendo.
E’ cosa turpe che invece dei giovani
combattendo in prima fila
i vecchi caduti giacciono al suolo
con la testa già da tempo canuta
e candido il mento,
nella polvere
l’ultimo glorioso respiro esalando
e con le care mani
coprendo le pudenda insanguinate,
cosa turpe a vedere e di biasimo degna.
ὦ νέοι, ἀλλὰ μάχεσθε παρ’ ἀλλήλοισι μένοντες,
μὴ δὲ φυγῆς αἰσχρῆς ἄρχετε μηδὲ φόβου,
ἀλλὰ μέγαν ποιεῖσθε καὶ ἄλκιμον ἐν φρεσὶ θυμόν
μὴ δὲ φιλοψυχεῖτ’ ἀνδράσι μαρνάμενοι˙
τοὺς δὲ παλαιοτέρους, ὧν οὐκέτι γούνατ’ ἐλαφρά,
μὴ καταλείποντες φεύγετε, τοὺς γεραιούς.
αἰσχρὸν γὰρ δὴ τοῦτο, μετὰ προμάχοισι πεσόντα
κεῖσθαι πρόσθε νέων ἄνδρα παλαιότερον,
ἤδη λευκὸν ἔχοντα κάρη πολιόν τε γένειον,
θυμὸν ἀποπνείοντ’ ἄλκιμον ἐν κονίηι,
αἱματόεντ’ αἰδοῖα φίλαισ’ ἐν χερσὶν ἔχοντα –
Ed era la “gerusia” , l’assemblea degli anziani, che provvedeva alle redazione delle leggi e all’applicazione della giustizia .
Una contrapposizione sul ruolo dell’anziano nella società è di tutta evidenza poi nel pensiero dei due massimi filosofi greci ovvero Aristotele e Platone. Il primo rifiutava la presenza degli anziani nel governo della città perché nell’uomo anima e corpo sono uniti e indivisibili, quindi quando il corpo decade entra in crisi anche la psiche e l’uomo diventa inutile e fastidioso per sé e per gli altri.
Platone, al contrario, sosteneva che solo gli anziani sono in grado di poter governare. La saggezza e la virtù appartengono all’anima e non possono essere scalfite dalla decadenza del corpo.
E così ancora se da una parte Omero pone più volte l’accento sulla saggezza del vecchio, nella tragedia greca spesso questa saggezza viene presentata come inutile se non dannosa e nella commedia addirittura la vecchiaia é ridicolizzata nelle sue manifestazioni con i difetti fisici e le turbe mentali: il vecchio è visto come misogino, avaro, uggioso , brontolone. Ma tragedia e commedia sono l’espressione di quella società ateniese imprenditoriale e commerciale di cui parlavo prima.
Dott. Renato Bacci