BREVE MEMORIA: VERBASCUM thapsus E LA BIODIVERSITA’, LA FAME NEL MONDO ed altro; di Piero Pistoia e Gabriella Scarciglia

A Roberto Nicolini (opinioniweb) è piaciuto questo articolo considerato fantastico, come da comunicazione (17-07-2019) di WordPress.com all’Amministratore del blog.

piero-pistoia-curriculumok (#)

:::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::

Per leggere il breve scritto iniziale in pdf di Piero Pistoia, cliccare su:

VERBASCUM thapsus, INTERVENTI MINIMALI E PROBLEMI PLANETARI – breve memoria

Per continuare, leggere sotto direttamente…

Per leggere i sette posts relativi ai ‘diari’ di un percorso floristico, cercare  in questo blog ‘percorso floristico!

Questi interventi, pur minimali, potrebbero funzionare anche come apprendistato a garanzia per chi già opera o vorrebbe operare nelle grandi strutture mondiali (veri e propri trust finanziari) invocate per risolvere questi problemi planetari, creando su esse una maggior fiducia da parte dei popoli.

Però, il problema accennato di fatto è davvero estremamente complesso e forse non risolvibile; almeno due sono i filtri certi in cui si perdono gli aiuti, uno negli apparati per mantenere attiva la struttura e l’altro in quelli politici che controllano il territorio di arrivo (capi tribù, stregoni…). Noi intanto ci sentiamo di affermare, come nostra opinione, che, sulla garanzia e fiducia in enormi strutture piramidali costituite da centinaia di umani dotati di libero arbitrio, auto-controllate ed auto-gestite che tendono in ogni caso ad auto-mantenersi (vedere da Google il ‘Paradosso di Godèl’), rimaniamo un po’ perplessi e con qualche interrogativo. Se non vogliamo prendere in considerazione anche il fenomeno dell’Enantiodromia eraclitea sul bene e sul male (leggere su questo blog cercando Enantiodromia), che gioca spesso un ruolo rilevante nelle strutture complesse!

In proposito, io e mia moglie Gabriella abbiamo da raccontare una storia vera a noi accaduta tempo fa senza precisare nomi di cose e persone. Al tempo della guerra nel Cossovo o subito dopo, conoscevamo, e lo conosciamo ancora,  un personaggio considerato da noi un caro amico da più di mezzo secolo (almeno da parte nostra), serio, affidabile, di natura buona e generosa, appartenente ad una di queste strutture, che periodicamente si recava  nei territori di guerra, certamente per fare del bene. Si decise allora di consegnargli un certo pacchetto di dollari, secondo le nostre possibilità, non per trasferirli alla struttura, ma per portarli con sé e, se avesse incontrato in quel territorio disastrato per es., una donna con figli, a suo parere, avrebbe dovuto consegnare i dollari direttamente nelle loro mani. Questo accadde, mi sembra, per un paio di volte. La terza volta il nostro personaggio non poté partire per cui  avrebbe affidato il pacchetto ad un altro della stessa struttura con il solito incarico, ma, disse che non avrebbe potuto garantirci l’esito (certamente si riferiva alla consegna diretta a mano!). Questo evento, però, di preciso non esauriva il percorso futuro, e, se meditiamo su quanto accaduto senza essere prevenuti, forse potremmo continuare a ricavarne qualche risposta a qualche interrogativo e perplessità.

Piero Pistoia e Gabriella Scarciglia

I SEMI ANTICHI a cura di Angelo Bianchi, erborista

I SEMI ANTICHI di Angelo Bianchi

Molti cibi che arrivano sulle nostra tavola sono in gran parte prodotti dall’industria. Per soddisfare ed anche per imporre certi criteri esclusivamente commerciali, viene ritenuto necessario pianificare le colture in modo che si abbiano piante adatte alla raccolta, alla conservazione ed alla trasformazione delle derrate e che tengano conto delle esigenze dei processi di lavorazione e commercializzazione delle grosse catene commerciali.

        Questa prassi assai diffusa non prevede, se non in minima parte, la salvaguardia dell’ambiente, la biodiversità genetica.  Il risultato di questa tendenza impone, tra l’altro, che i piccoli coltivatori siano dipendenti dalle sementi ( in larga parte ibridi e OGM) controllate dai grandi complessi agroindustriali ( per es. Monsanto ed altri) e costretti poi di conseguenza ad utilizzare i prodotti di sintesi di cui le stesse industrie sono produttrici. Infatti tali sementi avendo in qualche modo perso la naturale robustezza e rusticità, a causa delle manipolazioni atte a privilegiarne la produttività, necessitano per essere coltivate, trattamenti massicci di pesticidi per combatterne le avversità e necessitano anche apporti notevoli di concimi chimici per sostenerne la crescita e lo sviluppo.
         Tra i piccoli agricoltori si è diffusa la volontà di controbattere questa tendenza dell’industria agroalimentare e si è cercato di recuperare varietà di sementi che possano garantire la biodiversità, il sapore e la salubrità del cibo, e , non ultima, la possibilità di autoprodursi le sementi necessarie, cercando di svincolarsi, per quanto possibile, dalla morsa dei condizionamenti imposti dall’agroindustria.
          Questi agricoltori, insieme ad alcuni ricercatori universitari, hanno cercato di recuperare semi di orticole e di cereali accantonati, nei tempi recenti, perché meno produttivi e meno adatti alle colture intensive anche se notevolmente resistenti alle avversità ed in  grado di produrre piante particolarmente ricche di valori nutritivi.
           Questa ricerca riguarda soprattutto le varietà locali adatte per uno specifico terreno e clima, assolutamente diverse delle sementi costruite per la monocoltura che invece sono le stesse per differenti climi, terreni e latitudini.
            Nei casi di particolari avversità climatiche oppure di avversità causate da parassiti e crittogame, le monocolture vengono praticamente distrutte in modo assai grave, in quanto tutte le piante sono sottoposte allo stesso rischio, mentre nel caso di una promisquità di diverse varietà ci saranno alcune piante che soccomberanno, ma altre invece che riusciranno a resistere e quindi a garantire in ogni caso il raccolto. Alcuni agricoltori si sono attrezzati anche per fornire alla popolazione locale prodotti provenienti da queste varietà “antiche” ed a garantire quindi alimenti assai più ricchi di valori nutritivi, esenti da residui tossici e rispettosi dell’ambiente e della biodiversità.
              Questa piccola rete “commerciale” inoltre permette di limitare i trasporti che creano non pochi danni all’ambiente e notevoli spese che vanno ad incidere in maniera sostanziale sul prezzo del prodotto.
               Attraverso questi semplici meccanismi si può cercare in qualche modo di modificare le abitudini e gli acquisti delle persone, in gran parte condizionati dalla pubblicità e dalle mire di chi ha come scopo solo l’interesse economico.
Angelo Bianchi
Erborista