POESIA “LA VALLE DELLE FARFALLE” del poeta curdo Sherko Bekas; commento del dott. prof. Francesco Gherardini

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La Valle delle Farfalle di Sherko Bekas

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SHERKO BEKAS 1940 – 2013

Nato a Sulaimanja nel Kurdistan irakeno, figlio del poeta curdo Fayak Bekas, nel 1965 entra nel Movimento di Liberazione del Kurdistan e lavora alla radio ” La voce del Kurdistan”. Lascia la sua patria a causa delle pressioni del regime irakeno nel 1986. Dal 1987 al 1992 vive in esilio in Svezia. Nel 1992 torna in patria. Muore di cancro a Stoccolma nel 2013.

Il suo lavoro principale è la VALLE DELLE FARFALLE, un poema epico pieno di sentimento , incentrato sulle vicende del popolo curdo nel XX secolo. Scrive con un tocco gentile e con ritmo, senza melodrammaticità, parla degli avvenimenti che segnarono la fine della guerra tra Iran e Iraq. La minoranza curda affronta tremende difficoltà in entrambi gli stati. In particolare in Iraq Saddam Hussein provoca la distruzione di migliaia di villaggi e fa compiere ai suoi soldati massacri indicibili con decine di migliaia di vittime.

Sherko Bekas scrive in una maniera molto personale, senza toni affannosi, sciorina delle litanie come se passasse uno per uno i grani di un rosario. Parla di Halabja richiamando la ferocia di un regime che ha fatto cinquemila morti e migliaia di carcerati per impedire la crescita della Resistenza contro il suo regime. L’ insieme dei versi è come una Nenia, dove piano piano la Forza del popolo curdo nasce dalla Resilienza. Canta come un Bardo delle ere passate, raccontando queste vicende. Nel poema su tutto sovrasta l’avvincente bellezza dei paesaggi, delle montagne dove i Curdi si rifugiano; luoghi che non cederanno mai. Nonostante la drammaticità delle vicende narrate non viene mai meno la Speranza.

Sherko Bekas fa abbondante uso di metafore, di immagini astratte e surreali, di riflessioni molto complesse. La bellezza e la tragedia convivono in un contesto di grandi contrasti anche climatici fra inverni rigidissimi ed estati fiammeggianti oltre i cinquanta gradi. La sua poesia riflette queste condizioni estreme della vita curda.

Sherko Bekas è stato un pioniere della poesia curda, un poeta estremamente popolare; la faccia stessa del movimento di Liberazione fin dal 1980. Dopo il 1992 con la fondazione del Governo regionale del Kurdistan irakeno si è concentrato sui temi della giustizia sociale, contro l’estremismo religioso, la corruzione e il nepotismo anche di quelli che una volta erano stati rivoluzionari. Ha dato voce ai poveri, alle donne e a tutti gli “altri” emarginati.

BUTTERFLY VALLEY (Derbendi Pepûle) è stata pubblicata nel 1991 in Svezia e tradotta in molte lingue. Il poema è stato scritto per ricordare il massacro di ANFAL del Febbraio 1988 e l’annientamento coi gas degli abitanti della città di HALABJA del 16 Marzo 1988. Con queste azioni estreme Saddam Hussein volle punire la popolazione di questi villaggi per il loro sostegno alla Resistenza curda. Duemila villaggi distrutti e 281 attacchi chimici ad ANFAL , centomila civili sterminati. Ad Halabja cinquemila persone gasate. Entrambe le vicende occupano il posto centrale nel poema di Sherko Bekas, che evoca la tragedia di Halabja parlando di “doomed spring” (primavera condannata) e “the frost of March” (il gelo di Marzo) e di “lemon tree”, un albero di limone costituito dalle persone morte avvelenate. Gli eventi tragici sono descritti e narrati attraverso una mescolanza di generi letterari ( che vanno dal folksong alle lamentazioni funebri rituali e tradizionali più antiche fino ai rituali di nozze), di colori (white, brown, yellow, quelli delle miscele di gas letali) e di odori (di aglio e mele marce).

Riporto i primi duecento versi introduttivi del poema, così profondi intimi suggestivi emozionanti che non potranno non colpire il lettore. Butterfly Valley è pubblicato in lingua inglese dal 2018.

La Valle delle Farfalle di Sherko Bekas

Goccia a goccia la pioggia disegna per terra dei fiori

come lacrima per lacrima i miei occhi danno forma al tuo volto.

Che anno di esilio sempre in contatto , che dolore in tutto il corpo

portano alla fioritura la montagna della mia testa

pietra su pietra; ramo per ramo, frasca per frasca

fanno germinare le mie mani riarse, le mie dita,

e come fa il cardo 1 abbandonano me al vento del tuo amore,

per germogliare nel gelo della tua anima.

Crepitando e vibrando il vento pare leggere i campi

mentre sussulto per sussulto il mio respiro ti chiama.

Cos’è questo verde uragano,2

questo leggendario cavallo alato

che rinforza la corsa per strapparmi da questo posto fuori dal mondo,

per portarmi dai tuoi nomadi nei loro quartieri invernali!

Fiocco per fiocco, la neve ascolta la montagna

e parola per parola le mie poesie hanno cura del tuo amore.

Cos’è questa nevicata giallastra,3

questa bufera di neve di una storia prematura

che nella morte di oggi

mi spinge verso di te.

Campo per campo, montagna per montagna

lungo il percorso di una morte bianca!

Questo è un viaggio

Un viaggio

Viaggio

Il viaggio della paura permanente

Il viaggio di un albero povero e martoriato,

un insieme di ferite erranti.

E’ un gelo

Un gelo

Gelo

Il gelo annuale di una primavera condannata

Il gelo di Marzo.

Questo è il lamento della tempesta di vento e il singhiozzo dei fiori,

così io mi preparo.

Quando il dolore sboccia sulla pietra

Io preparo il mio cavallo, la sua testa ardente per la partenza.

Quando la pioggia scrive le poesie più verdi

Io preparo il tuono lamentoso di queste nuvole rosse.

Quando la culla, gli arbusti, il cespuglio galoppano

Io preparo il puledro irrequieto dei bianchi dolori.

Quando Dio è stupito e la morte perplessa

Io preparo un carrettino di graziosi angioletti

Che chiedono aiuto.

Quando la morte è la mia sposa,

quando il veleno è il regalo che mi fa il mondo,

io preparo questi versi velati,

una collana di nebbia.

Al Crepuscolo, dopo che hai convocato tutte le tue ferite,

io arrivo, al Crepuscolo.

Al Crepuscolo, dopo una cena di pianti,

sarò con te, al Crepuscolo.

Accendimi una candela sulla santa cima cara a Nali4, quando arrivo.

Lascia che sia la fronda di un albero,

i petali del Narciso o un albero di glicine.

Illuminami una ferita di Haji 5sul picco del monte Kekon6.

Lascia che sia la testa decapitata di una poesia,

il seno di Wasana7 o l’immagine di Halabja.

Dopo che hai riunito presso di te tutte le tue ferite, io arrivo.

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Non seppellire quei fiori bianchi8 finché non arrivo.

Aspetta! Non lasciarli alla culla della storia

Lascia che si sdraino sulla schiena

Sulla collina erbosa

Lasciali riposare tra le braccia dell’acqua

Lascia che si appoggino sulla spalle del vento.

Non chiudere il cielo dei loro occhi,

non coprirli con una nuvola di montagna finché non arrivo,

non disperderli.

Vorrei, per l’ultima volta,

bagnare i miei occhi con una spruzzatina del loro profumo.

Vorrei, per l’ultima volta,

abbracciare la loro brezza,

mettere le mie labbra sulle labbra dei loro desideri, uno per uno,

respirare la loro delusione,

annusarli come una madre,

sentire l’odore di pioggia e melone,

passare le mie dita

attraverso le ciocche dei loro capelli

e baciarli filo per filo.

Non seppellire quelle lune gialle finché non arrivo.

Aspetta finché porto la luce della luna del mio esilio.

Permettimi di arrivare

Cosicché io possa raccogliere le mie poesie

E fare una cintura ai loro fianchi.

Io spero, per l’ultima volta,

di abbracciare le fasce del loro collo,

scuotere i loro dolori uno per uno, l’albero di limoni delle loro figure, avvelenate a Marzo,

mettere la mia testa sulle loro corolle innevate, uno per uno,

inchinarsi a loro, uno per uno,

soffiare sulle loro ferite aperte

e suonare il flauto dei loro corpi, uno per uno.

( Heyran Heyrana9 … questa è Sahar10,

sono questi gli occhi caduti di Sahar,

questo è l’autunno del corpo di Sahar,

questi sono le perle vaganti dei sogni di Sahar,

qui ci sono le mani, le dita e i seni

lasciati alle spalle da Sahar,

quelle sono le urla strazianti di Sahar,

qui ci sono le ceneri della casa paterna di Sahar,

Hayran Hayrana,

questo è l’addio al nubilato.

Aman amana11

Questo è il ballo.)

Questa è la candela che brucia il collo di Nali

in una notte nell’oceano pacifico e illumina il suo corpo di acqua,

egli misura la profondità del mare per la lunghezza dell’epopea, naviga tra i suoi sogni

nella parte inferiore della vasca da idromassaggio. Sbalordito dal turbine

il colibrì della sua paura riposa per un secondo. Laggiù depone le uova colorate

per il pesce alato della sua poesia.

Laggiù ha sogni vividi sugli occhi della sua terra natale.

Sta per affogare quando allunga la mano ed estrae la perla dal cuore di Dio.

Sta per annegare quando pianta i semi del sole e della poesia. E’ solo lui

E la sua barca, lui e il viaggio delle acque scure,

lui e la pagaia della sua penna, solo lui e i dolori fiammeggianti. Egli è il pioniere, che conduce la

ballata dei dolori dei senza patria. Egli guida le parole erranti.

L’esilio è bagnato. La barca senza costa cavalca la solitudine

E il giardino dell’acqua ha sbocciato i fiori dei capelli di Habiba.12

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Istanbul lo guarda e non sa quale lago

Giri sotto questo cappello da uomo,

sotto questa barba di basilico e neve.

Lo guarda ogni giorno e non conosce

Quali boschetti e ombre

Riposino nella stretta valle del suo torace.

I piccioni dei minareti e delle cupole lo guardano

E non sanno che belle ali abbandona in questo cielo blu dell’anima.

Le montagne al tramonto lo guardano e non sanno

Che brace, fiamma e fuoco brucia

Nel cuore di questo esiliato poeta errante.

La pioggia e le docce lo raggiungono e non conoscono quanto

Ruggito, lavoro, movimento e tuono

si soffermino in questa nuvola della mente.

Il povero lo guarda e non sa nulla

Del pane implorato e dell’acqua bramata

E della freddezza di un nascondiglio di vita

In una villetta dell’anima di questo vecchio uomo.

Gli amanti lo sorpassano e non sanno

Quale dolore ondeggiante

E quali visioni della primavera

Sono nell’alba di quegli occhi spalancati.

Aggiungo una piccola storia, La canna innamorata, una favola di grande delicatezza che fa comprendere la posizione psicologica dei Curdi, che non vogliono rinunciare alla loro identità:

Non era mai accaduto nel boschetto che gli alberi fossero tutti innamorati di una canna, una canna sottile che invece amava il vento, il vento che porta la pioggia. Così il boschetto l’aveva ripudiata. La canna innamorata non se la prese troppo. Voi fate come volete, io sto col vento e con la pioggia, così vuole il mio cuore. Il boschetto si offese e decretò la condanna a morte per quella canna innamorata dagli occhi di rugiada. Chiamò il picchio dal becco forte , che la colpì nel cuore tre, quattro, cinque volte. Da quel giorno la canna innamorata diventò un flauto e da quel giorno le ferite degli amanti parlano col vento e cantano da quel giorno ovunque nel mondo.

1 Antiche leggende narrano che questo fiore nasce “pieno di spine e vermiglio”dal pianto disperato della Terra per la morte del pastore Dafni

2 Questa Primavera così terribile

3 Il colore dei gas letali

4 Famoso poeta curdo, nato nella regione di Suleimani, emigrato in Siria, poi in Turchia,morto a Istabul

5 Celebre poeta curdo di Koysiniak

6 Monte presso Koysiniak

7 Regione curda bombardata con armi chimiche nel 1987 e 1988

8 Metafora per ricordare i giovani caduti

9 Heyran è un fanciullo protagonista di un canto popolare, dove si racconta con parole e musica la sua lunga storia d’amore

10 Sahar è il nome di una donna, Alba. Il riferimento è ad una canzone popolare d’amore triste non ricambiato

11 Dall’inglese La sicurezza garantita

12 L’innamorata di Nali, mai sposata