POESIE SULL’INVECCHIARE; “QUANDO E’ L’ORA” di Silvano Guerrieri; “SOLO RASSEGNAZIONE” di Piero Pistoia; “LA VECCHIAIA” di Raimondo Pistoia

ù D l r = m

QUANDO E’ L’ORA

Quando sulla bocca non vi è piu’ sorriso,

quando il cuore arido medita vendetta,

quando ti nutri di singhiozzanti ricordi,

quando l’aria che ti circonda è grigia,

allora vieni o Morte,

brandisci la tua falce e colpisci,

ma non ridere della tua vittoria,

Tu guernisci un corpo senza vita.

(Silvano Guerrieri)

SOLO RASSEGNAZIONE

Dove vai?
“In nessun dove”, rispondo.
Non c’è più via da calcare.
Nessun verso da esperire.
Solo un ritorno. Una mera riflessione.
Isotropo lo spazio ed omogeneo.
Euclideo…
Riduttivo lo spazio dell’anima.
Ogni passo uguale all’altro.
Strumenti a zero risoluzione.
Si spegne il lume del senso.
La fiamma del cuore.
Dove sei folle animale curioso…?!
“Serve la saggezza…!”, dicono.
La generazione rischia, nuova, sulla pelle.

Più di prima.
Buon apprendistato. A Storia senza regole.

Nel branco.

Non serve più!

Non porta il tempo la pace.
Solo rassegnazione.
Ma poi….
D’improvviso m’accorgo:
tutta la vita ho atteso con ansia
d’invecchiare!

(Piero Pistoia)

LA VECCHIAIA

Eccola silenziosa e sorniona. Ti guarda in faccia.
abbassi gli occhi per non vederla.
Ti viene incontro, ti scansi, fai finta di nulla.
Passi avanti e sorridi: anche questa volta è andata.
Non è così: ti segue da vicino.
Non si fa vedere: sa che la vedi. ma lei ha esperienza.
Ti raggiunge .

Ti guarda fissa negli occhi.
L’affronti, digrigni i denti.
la Sfidi.
Toh! s’è fermata, ha avuto paura!!!.
Eccomi caro : ci sono e ti aspetto.
Non pensare di farla franca.
Alzo gli occhi al cielo e chiedo al buon Dio:
Sto nelle tue mani, mio Signore e quando arriva la mia ora eccomi qua,
ci sono anch’ io.

Raimondo Pistoia

“CONTROLLA IL CONTO SEI TU CHE LO DEVI PAGARE”: UNA SUCCESSIONE DI APPUNTI PER LEZIONI SULL^ INQUINAMENTO RADIOATTIVO E SULLE GRANDEZZE PER CONTROLLARLO; del dott. prof Piero Pistoia

Post in via di costruzione…

CONTROLLA IL CONTO SEI TU CHE LO DEVI PAGARE

INQUINAMENTO RADIOATTIVO E GRANDEZZE PER CONTROLLARLO

Parte prima

In prima istanza proviamo a cliccare su:

radioattività0001

:::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::

COME SI FANNO I CONTI CON LE RADIAZIONI X E GAMMA

Parte seconda

radioattività20001

PROGRAMMA CALCOLO DOSE (HP-85)0001

La seconda parte della linea 1009 è riportata sotto:

:I;”-ESIMO ISOTOPO=”;: INPUT N(I)

:::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::

COME SI FANNO I CONTI CON ALFA E BETA

Parte terza

Radioattiva30001

All^inizio dell^ultima pagina della parte terza i due righi dello scritto a mano vengono di seguito riportati:

IDe = q *e * 1.6 * 10^-6 * 3600 * 168 / m*100  rem/h =

= 1.6 * 10^-6 * 3600 * 168 * Sommatoriai (qi * ei )/m*100; q in microci

:::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::

Curriculum di Piero Pistoia

Segue copertina pubblicazione *(del dott. FERRARA et alii):

RIFLESSIONI PER UNA LEZIONE SULLA LETTURA DEGLI STRUMENTI E SUI CONCETTI DI SENSIBILITA, ERRORE ASSOLUTO STRUMENTALE, ERRORE ASSOLUTO ACCIDENTALE; PRECISIONE, ERRORE RELATIVO, ACCURATEZZA; del dott. prof. Piero Pistoia

Post in via di costruzione….

RIFLESSIONI PER UNA LEZIONE SCOLASTICA SULLA LETTURA DEGLI STRUMENTI E SUI CONCETTI DI “SENSIBILITA”, “ERRORE ASSOLUTO STRUMENTALE”, “ERRORE ASSOLUTO ACCIDENTALE” “PRECISIONE”, PRECISIONE ASSOLUTA”, “ERRORE RELATIVO”, “ACCURATEZZA”.

del dott. prof. Piero Pistoia

‘ ù D l r = m

Diremo che uno strumento è poco sensibile se variando di un intervallo non trascurabile la grandezza da misurare, non è possibile cogliere sullo strumento un cambiamento di indicazione; al contrario uno strumento è sensibile se può cogliere minime variazioni della grandezza da misurare. Allora si introduce come definizione di sensibilità il rapporto fra variazione di grandezza e corrispondente variazione di divisioni (cioè quanta variazione di grandezza corrisponde ad una divisione):

D G/D N

Più alto è tale valore più bassa è la sensibilità (molti autori scelgono per definizione di sensibilità il reciproco del rapporto su detto, cioè: D N/D G; in tal modo più grande è tale quoziente, più alta sarà. la sensibilità; la nostra scelta permette un miglior confronto con altre grandezze significative per la misura, come, per es., l‘ Errore Assoluto strumentale. Il valore della sensibilità insieme alla chiarezza della scala (per la quale possiamo leggere ad occhio ora il decimo, ora il quinto … di divisione), mi danno delle indicazioni sul numero di cifre attribuibili alla misura che è come dire sul minimo intervallo di grandezza “leggibile”: più alta è la sensibilità e più chiara è la scala, più cifre decimali (!) posso essere attribuite alla misura; si dice allora che la misura ha alta precisione fittizia, nel senso di aver fornito un certo numero di cifre senza far riferimento al significato di tali cifre (P. Bevington “Data reduction and error analysis for fisica sciences” McGrw-Hill 1969). Per es., con la scala di una strumento (amperometro) nella quale possiamo leggere tranquillamente il decimo di divisione ed una strumento con sensibilità pari a 1mA/div (10-3 A/div, 0.001 A/div), allora possiamo ottenere un valore del tipo 0,0031 A; mentre con una scala che permetta una lettura di 1/5 di div e con una strumento di sensibilità 5 A/div, potremo leggere solo fino allampere. (da controllare)

Se, poi consideriamo che in generale sia possibile sempre leggere ad occhio, per es., un decimo od un quinto di divisione (a parità di chiarezza della scala), la sensibilità dello strumento è fortemente indicativa della precisione del risultato, cioè del numero delle cifre decimali (significative o meno) con cui posso scrivere la misura. Ma a noi, però, non interessa tanto scrivere la misura con molte cifre decimali, se poi esse non hanno alcuna relazione col “presunto valore vero” quanto sapere qualcosa sulla loro significatività, cioè in che rapporto stanno con il valore vero stesso.

Indicazioni sulla “significatività” delle cifre con cui è espressa la misura, ci derivano dalla conoscenza del così detto errore assoluto strumentale”.

In generale, l’errore dello strumento non può mai essere inferiore alla grandezza corrispondente al decimo di divisione, controllata dalle sensibilità, perchè altrimenti il costruttore avrebbe progettato uno strumento pi preciso di quanto poi possaessere utilizzato. Se conosciama il limite inferiore dell’errore, il limite superiore invece varierà da strumento a strumento, anche se in generale il costruttore fa in modo che l’errore coincida numericamente con la sensibilità, come da noi definita: l’Errore Assoluto Strumentale è la grandezza corrispondente ad una divisione della scala.

Ci accorgiamo pertanto che la lettura ad occhio ha senso solo quando il limite superiore dell’errore assoluto è inferiore alla grandezza corrispondente all’intervallo fra due divisioni successive. In tutti gli altri casi, quando il costruttore non ci rifornisce, per es., tramite la classe dello strumento (gli strumenti indicatori hanno indicata la classe di precisione, ovvero piu^ raramente la curva di taratura: strumenti campioni primari e secondari) il valore dell’errore strumentale, è consigliata la lettura alla tacca più vicina. Infatti se l’errore per es., è dell’ordine 1/1000 di Ampere significherà che, nelle nostre ipotesi, la sensibilità è 0,001 A/div (numericamente uguale all’Errore), la incertezza è di una divisione e, se il valore nominare era 0,003 A, il valore “vero” cadrà certamente fra 0,002 e 0,004.

L’Errore Assoluto Strumentale detto anche limite superiore dell’Errore Assoluto o massimo errore possibile o “precisione assoluta” mi individua così un intervallo intorno al valore nominale (risultato di una sola lettura o la media fra letture) in cui certamente cadrà il valore “vero” (si capisce anche come tale errore debba essere superiore almeno a 3 volte l’errore quadratico medio). Se poi ripetendo le misure la semidifferenza dei valori estremi, detta Errore Assoluto Accidentale, è superiore all’errore assoluto strumentale (caso che può verificarsi quando si usano strumenti con errore assoluto sempre piu^ piccolo), prenderemo l’ errore accidentalecome indicativo della precisione assoluta.

Chiaramente quindi nessun rapporto teorico esiste fra Sensibilità di uno strumento e precisione assoluta o errore assoluto strumentale, anche se in pratica essi coincidono numericamente:

1 – La Sensibilità insieme alla “chiarezza” della scala) è legata al numero di cifre (talora decimali)con cui posso scrivere la misura (precisione) anche se poialcune di esse possono essere inutili per i nostri scopi. A questo punto è interessante precisare, per quanto riguarda il rapporto “Sensibilità” “scala”, come la sensibilità possa essere anche definita come il minimo intervallo di grandezza di cui ci possiamo accorgere nel misurare, coincidente in generale con la minima frazione di intervallo di graduazione leggibile sulla scala; cioè la “sensibilità”di una lettura coincide con il limite di sensibilità della scala. La tendenza a introdurre la definizione di sensibilità come rapporto, rende meno chiara la relazione suddetta.

2 – L’ errore strumentale (o precisione assoluta) al contrario ci indica in che intervallo cadrà “certamente” il valore “vero”, “quotando” quali cifre come significative e quali invece come “sparate a caso”.

Questa teoria semplificata dell’errore fornisce solo l’ordine di grandezza degli errori, permettendo la conoscenza dell’ errore massimo assoluto con una sola cifra significativa. Così facendo riferimento agli esempi all’inizio riportati, se la sensibilità e la chiarezza della scala mi permettono di leggere fino al decimillesimo di ampere: 0.0031 A, conoscendo l’ errore assoluto strumentale, sia peres., 0,001 A, chiaramente la cifra del millesimo è già incerta, per cui quella del decimillesimo è da considerarsi del tutto illusoria (sparata a caso), cioè essa non è significativa, per cui va eliminata arrotondando la cifra precedente (il valore della misura satrà allora:0.003 A +/- 0,001 A);in al modo la scrittura della misura è un indicedella sua precisione assoluta.

Facendo riferimento al secondo esempio di precisione molto inferiore, se la sensibilità e la lettura della scala non mi permettono di cogliere frazioni di Ampere, il costruttore dello strumento non può fornire un errore assoluto inferiore all’ Ampere, in quanto la cifra corrispondente all’ errore non potrebbe essere letta su quella scala.

L’accuratezza sembra una grandezza polisemica; infatti per Bevington mi indica se il valore nominale è vicino o lontano dal valore “vero”; una misura in questo senso sarà tanto più accurata tanto più lerrore assoluto strumentale (precisione assoluta) è piccolo. Quindi l’accuratezza mi dice in che rapporto sta il risultato con il valore “vero” , mentre “la precisione” indica l’esattezza con la quale abbiamo espresso il risultato indipendentemente dal fatto che tale risultato sia importante nell^individuare il valore “vero”.

L’ ”errore relativo” (errore assoluto/valore nominale; sempre espresso in %), rappresenta il modo incui l’ errore assoluto incide sulla misura (tale grandezza adimensionata è chiamata , da Glen e Ford, ancora “accuratezza”, di qui la polisemia).

Si è a volte sostenuto che, poiché l’ errore massimo assoluto è più grande certamente dell’ errore assoluto definito come differenza fra valore “vero” e valore nominale, il valore “vero” cadrà quindi più probabilmente nelle vicinanze del valore nominale (intervallo più stretto) che non agli estremi individuati dall’errore assoluto. Da ciò potrebbe derivare la liceità di leggere cifre decimali superiori alle concesse dall’ errore massimo assoluto stesso; infatti se l’ intervallo è più stretto significa che l’ errore incide su cifre di ordine inferiore. Per le seguenti ragioni siamo contrari a tale congettura:

a) Nessuna necessità costringe il valore “vero” a stare, nelle prova da noi fatte, proprio nelle vicinanze del valore nominale.

b) Se vogliamo accettare per fede l’ ipotesi precedente, rimane il fatto che le frazioni di divisione lette su di uno strumento che per costruzione non può fornire, hanno lo stesso valore come se fossero prese a caso; in tal modo si eviterebbe la fatica (conteggio delle frazioni…) di tentare di cogliere ciò che quello strumento non permette di cogliere.

c) Si correrebbe il rischio di ricadere nell’ incertezza collegata agli errori possibili e probabili, mentre, l’ errore assoluto limite, è proprio introdotto per dare indicazioni sicure, naturalmente perdendo in accuratezza.

d) Se, infine, vogliamo una misura più precisa, non è necessario ricorrere a congetture strane, ma basta usare uno strumento di classe maggiore.

:::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::

Nel quadro del progetto di auto-aggiornamento che, al tempo, fu attivato (per informazioni ulteriori cercare in questo blog, per es., con il il tag AUTODIDASSI), il precedente scritto fu inviato a leggere, al tempo, all’Università di Pisa presso la Facoltà di Ingegneria, all’ accademico ing. dott. Renzo Pieri, prof. stabilizzato di Misure Elettriche, Assistente Ordinario di Elettrotecnica, che caldamente ringraziamo anche per i suoi qualificati consigli e commenti al margine.

Dott. prof. Piero Pistoia

APPUNTI RECUPERATI DA LEZIONI ACCADEMICHE: I MOTI VIBRATORI, verso la costruzione dell’equazione differenziale a derivate parziali seconde della propagazione delle onde; da rivisitare e spunti per uso didattico; a cura del dott. Piero Pistoia

Da continuare…e ricontrollare

nota_lettore_interessato -3 (4)

 

PREMESSA GENERALE

In generale, riassumendo quello che faremo, se consideriamo una piccola zona di un mezzo (lineare, superficiale o volumico), per es., elastico o di diversa natura, dove per azioni esterne, avviene una perturbazione, il processo  teorico per la costruzione della legge di propagazione dell^onda si può riassumere ” a parole”  grosso modo secondo queste fasi operative:

1 – Si individua la variazione di pressione o risultante delle forze applicate al piccolo elemento considerato.

2 – Si uguaglia poi tale risultante, per il II° Principio della dinamica, alla massa dell^elemento per la sua accelerazione acquistata, ottenendo in formula una prima uguaglianza.

3 – Tale risultante delle forze applicate “costruisce” di conseguenza una variazione di volume dell^elemento preso in considerazione, in funzione  anche delle caratteristiche (per es. elastiche) del mezzo, che sostituita al primo membro della prima uguaglianza ottenuta al punto 2, otteniamo l^equazione di propagazione dell^onda.

4 – Ci si accorge, facendo i “conti”, che la combinazione delle costanti relative alle caratteristiche del mezzo che appaiono nell^equazione finale, corrisponde alla velocità al quadrato dell^onda ottenuta.

Queste fasi si inseriscono costanti nella struttura in una costruzione geometrica che cambia con il mezzo.

post in via di costruzione

Per vedere la prima parte del post in pdf cliccare su:

onde_pendoli1 (5) 

Per vedere la seconda parte del post in odt, cliccare su:

onde_-propagazione_ariaok3-1

Terza parte:

onda-piana-in-tubo-con-fluido (7)

 

onda piana in tubo con fluido

Teoria matematica del suono: onda piana in un tubo di sezione unitaria contenente un fluido

Verso la costruzione dell^equazione della sua propagazione e sua velocità

onda piana in tubo con fluido

Consideriamo un tubo di sezione unitaria e consideriamo un^onda piana che si propaga. Sia az la distanza contata lungo l^asse, sulle facce di uno strato dz agiscono due pressioni leggermente diverse: P, (P + dP), così che la forza risultante (numericamente pari alla differenza fra le due pressioni) è:

-dP = –dP/dz . dz


Caratteri da usare con copia incolla:

‘ ù D l r = m d2 g d2 r = md e 

______________________

Questa forza agisce sulla quantità di fluido compreso nello strato rdz imprimendole una accelerazione d2s/dt2 dove s è lo spostamento dalla posizione di riposo. Precisamente, per la seconda legge della dinamica, che uguaglia la forza alla forza di inerzia, si può scrivere:

dP/dz . dz = rdz d2s/dt2 (1)

D’ altra parte la differenza di pressione rispetto alla pressione dell’ aria in quiete, si è originata dal fatto che c’è una variazione di volume dello strato considerato dovuta alla circostanza che gli spostamenti s sono leggermente differenti per le due facce dello strato. Precisamente la differenza degli spostamenti sarà ds/dz . dz e questo formato esprimerà anche la variazione di volume, avendo supposta unitaria l^area della sezione. Ora una variazione di volume è legata alla corrispondente pressione originatasi dalla relazione P – P0 = – e dv/v dove e è il modulo di compressibilità; ma dv = ds/dz.dz e v è espresso da dz:

P = –e ds/dz

che sostituita nella (1) si ottiene l^equazione fondamentale differenziale alle derivate seconde fra lo spostamento e l’ascissa e tempo. La s è invero funzione di z e t:

e /r.d2s/dz2 = d2s/dt2 (2)

Aperta parentesi (informazioni recuperate da intenet)

Modulo di compressibilità per alcuni materiali

Modulo di compressibilità K approssimato per materiali comuni:

Materiale

Compressibiltà

Vetro 35–55 GPa
Acciaio 160 GPa
Diamante[1] 442 GPa
Acqua 2,2 GPa (il valore aumenta ad alte pressioni)
Aria 0,142 MPa
Elio solido 50 MPa[2]

MODULO DI COMPRESSIBILITA^ ed altro

Il modulo è una quantità termodinamica e se ne deve specificare la dipendenza dalla temperatura, in particolre possiamo definire un modulo di compatibilità a tempertura costante (KT) o a entropia costante (KS), in casodi trasformazione adiabatica. In pratica tale distinzione è rilevante solo per i gas, poco per i liquidi e ancora meno per i solidi.

In un gas ideale o perfetto è un gas descritto dall’ equazione di stato dei gas perfetti e quindi rispetta le leggi di Boyle e Mariotte, la prima legge di Guy Lussac o legge di Charles e la seconda legge di Guy Lussac, in tutte le condizioni di temperatura, densità e pressione.

In questo modello KS = g P dove g è il coefficiente di dilatazione adiabatica e P la pressione.

In un fluido il modulo di compressibilità e la densità di massa determina la velocità del suono c secondo la relazione c = SQRT(K/r); In un solido si deve considerare una relazione analoga usando il modulo di Young er le onde longitudinali e modulo di taglio per quella trasversali (modulo di Bulk) . Il modulo di Young è il rapporto fra la forza applicata e la deformazione. Modulo di taglio (modulo elastico tangenziale) è la costante di Lamè che esprime il rapporto sforzo-deformazione tangenziali. Il modulo di Bulk è l’ aumento della densità provocata da una compressione ed è definito come l’ incremento di pressione necessario a causare un relativo incremento di densità secondo la relazione:

K = r.dP/dr

Chiusa parentesi

da continuare…

Comunque per approfondire in una chiara ed accurata trattazione, si possono per es., consultare i seguenti testi che non sono mai stati, a nostro avviso, così attuali come oggi, almeno per la didattica dei fondamenti:
1 – Gigli-Mezzetti “Istituzione di fisica sperimentale, vol. II; circa da pag. 700 a seguire” Editrice Politecnica italiana
2 – Edoardo Amaldi “Fisica sperimentale parte II”; circa da pag. 500 a seguire” Tipo-Litografia Marves

3- Gilberto Bernardini “Fisica Generale, parte 1”; Roma – Virgilio Veschi

4 – Tullio Derenzini “Lezioni di Fisica Sperimentale, Meccanica-Termologia”;  Pisa – Libreria Scientifica G. Pellegrini.

 

BREVI APPUNTI PROPEDEUTICI PER UNA LEZIONE SULL’IPOTESI “CAUSA DELLA FORMA (causa formalis)” ENUCLEATI DALLA LETTURA DELL’ARTICOLO “LA RISONANZA MORFICA”; dell’accademico Giuseppe Sermonti e pubblicato nella rivista ABSTRACTA N.41 ottobre 1989; (La forma di un qualsiasi vivente viene trasmessa secondo le leggi genetiche conosciute? o come!); a cura del dott. Piero Pistoia

Post in via di costruzione… ‘  ù

Ringraziamo Autori e Redazioni se ci permetteranno di mantenere su questo blog, che è senza alcun fine di lucro e completamente auto-finanziato il cui unico scopo è la comunicazione culturale, i successivi interventi. Questo blog, per sua scelta, non riceve alcun contributo sociale o di altra natura. Altrimenti, avvertiti alla mail dell’Editore del blog, ao123456789vz@libero.it, li sopprimeremo.

[N. B. Nel corsivo sono riportati frammenti del prof. Sermonti]

Per leggere questi appunti da Sermonti cliccare sotto:

risonanza-morfica in odt

risonanza-morfica1 in pdf

N.B. – Gli interessati possono continuare a leggere in che modo questo pensiero, ora ipotetico, della “risonanza morfica”, sembra che possa evolvere nel tempo, attraverso concetti ed escamotage quantistici, verso la costruzione di una teoria, come riportato, esempio fra altri, nell‘articolo del biologo molecolare W. Brown “Risonanza Morfica e Biologia Quantistica” nella rivista pubblicata da Nexusedizioni (info@nexusedizioni.it), N. 97, del 13/4/ 2017.

 

‘FARFUGLIAMENTI’ ARGOMENTATIVI, SENZA “LOGICA PROPOSIZIONALE”, SUL SENSO DELLA POESIA E REALTA’ (oggetto poetico-oggetto reale) e DELLA POESIA E SCIENZA POSITIVA (oggetto poetico e oggetto fisico): riflessioni provocatorie e interrogativi aperti al margine; di Piero Pistoia

POST IN VIA DI COSTRUZIONE…

In pdf:

POESIA_REALTA_SCIENZAok

Altrimenti:

L’oggetto poetico e l’oggetto reale posseggono ambedue infinite sfaccettature, infinite possibilità di significati razionali e/o irrazionali, ambedue non sono riducibili fino in fondo.

L’oggetto poetico ha un disordine intrinseco come quello reale, un disordine ordinato in qualche modo, un caos con il suo ordine interno.

La comprensione dell’oggetto poetico è quindi solo parziale anche per lo stesso poeta, a differenza dell’oggetto fisico che è compreso completamente dallo scienziato che lo ha costruito. L’oggetto fisico infatti, espresso da teorie, è razionalmente comprensibile fino in fondo a differenza dell’oggetto reale. E vero che possono esistere infinite possibilità di vedere razionalmente l’oggetto reale, ma quest’ultimo non sarà mai esprimibile in una teoria che abbia essa stessa infinite possibilità di interpretazione (che comunque sarebbero tutte razionali: infinità di ordine inferiore rispetto alla infinità della classe delle possibili interpretazioni dell’oggetto poetico).

L’oggetto poetico non è comprensibile in senso razionale, né comunque esauribile da parte di qualsiasi persona: tutte le possibili interpretazioni razionali e tutte quelle inesprimibili irrazionali, coglibili solo nell’atto immediato dell’intuito, infiniti punti di vista (come monadi leibniziane?) sarebbero sezioni di un invariante poetico, l’oggetto poetico.

Si può allora concludere che l’oggetto poetico assomiglia (nel senso della complessità) di più all’oggetto reale di quanto assomigli ad esso l’oggetto fisico.

Ne deriva allora che l’oggetto reale, l’alter ego del soggetto, il noumeno kantiano, potrebbe essere capito più in profondità tramite l’oggetto poetico di quanto lo sia tramite l’oggetto fisico?

La risposta a questa domanda non è possibile se non vengono precisate le condizioni di costruzione dell’oggetto poetico e in cosa consista l’oggetto fisico.

D’altro canto, in effetti il coinvolgimento totale del soggetto nell’oggetto, bersaglio dell’atto poetico a costruire l’oggetto poetico, escluderebbe la possibilità di cogliere l’esterno del soggetto stesso, ammesso che esista. Quindi questo oggetto complesso, risultato dell’atto poetico, sembra costituire una fusione quasi mistico-religiosa, del soggetto nell’oggetto, ad animare un oggetto di per sé non coglibile, a meno che non si voglia ammettere che le cose dell’Universo consistano di una congerie di materia e spirito. Solo in tal caso all’oggetto poetico potrebbe corrispondere l’oggetto reale in quanto costituiti dalla stessa sostanza ed ugualmente complessi. Questi due aspetti ancora non garantiscono però un mathing necessario, in quanto può accadere che nonostante ugualmente complessi e della stessa pasta abbiano struttura completamente diversa. E’necessario ammettere ancora qualcosa.

Se quest’ultimo aspetto comunque fosse vero (presenza di mathing), l’atto poetico sarebbe più efficace dell’atto scientifico a cogliere la Realtà dell’Universo. Si verrebbe così a confermare la posizione di Vico che affermava come il noumeno potesse essere colto nell’attità mistica ed artistica e altre posizioni sostenute dalle religioni orientali. Se poi questo aspetto non risultasse vero, allora la suddetta proposizione di Vico dovrebbe essere presa come postulato di partenza per poter sostenere il mathing nella direzione di questo concetto regolativo.

E’ comunque ancora da precisare che, anche se l’ invariante poetico corrispondesse alla realtà, ciò non significa che tale oggetto possa essere compreso completamente nell’esperienza di un solo soggetto, sia esso l’artista od il fruitore.

La questione potrebbe essere però risolta in un altro modo. Ammettiamo che l’Universo consista di un oggetto estremamente complesso in cambiamento evolutivo (crescita? Ontogenesi?); ogni parte di esso è istante per istante in equilibrio con tutte le altre a formare un tutt’uno strutturato finemente. La stessa vita porta il segno di questa struttura nel senso che ogni parte di questo insieme porta scritto in qualche modo informazioni relative al resto dell’ Universo. Pur evolvendo, ogni cosa, che ad un certo stadio, esiste, già c’era in precedenza in qualche altro stato. La stessa mente o spirito deve così essere parte integrante di tutta la materia dell’ Universo. Qualsiasi atto creativo avrà a che fare con archetipi profondi legati a questa struttura universale.

Non ci fu più equilibrio quando entrò la costruzione sempre più simbolica da parte della corteccia, aspetto del cervello non completamente in equilibrio con la Natura. Non è facile trovare archetipi legati all’azione della corteccia. L’oggetto creato dalla corteccia non è un oggetto naturale.

Così ogni atto creativo evoca dal profondo spinte archetipiche atte a costruire un oggetto complesso della stesso impasto universale e ad esso corrispondente.

Si potrebbe evincere anche che l’ Homo prima del sapiens, in perfetto equilibrio con l’Universo, potesse provare esperienze di fusioni mistico-magiche-creative con gli oggetti dell’Universo così profonde da poter cogliere la realtà in una sola esperienza personale ovvero in una esperienza condivisa all’unisono (telepatia?) dall’orda, esperienza catalizzata ed evocata dalla presenza dell’oggetto artistico (Nearderthal e pitture relative alla sua cultura).

Non si tratta quindi di due aspetti ambedue radicati profondamente come archetipi nell’animo umano, correlati alle filosofie della causa e del fine (Razionalismo e Irrazionalismo, Scientismo ed Umanesimo, Mano Destra e Mano Sinistra…), da cercare di armonizzare e integrare. La situazione è ben diversa.

IL MONDO DELLA MANO SINISTRA ED IL MONDO DELLA MANO DESTRA E LE LORO RAGIONI

I mondi della logica, della matematica delle scienze positive ed i correlati mondi del ragionamento razionale, delle argomentazioni critiche, degli standards universali, delle prescrizioni, delle tradizioni rigide…rappresentano una sezione artificiosa e riduttiva del complesso pensiero umano.

Essi derivano da una riflessione parziale ed incompleta sui processi mentali atti a rispondere alle richieste della sopravvivenza  e dell’istinto di conservazione.

Questi mondi, i mondi della tecnica, della scienza, della matematica,…costruiti  utilizzando tali processi riduttivi e parziali del pensiero, risultano quindi solo parzialmente umani e stranamente divisi dalla Natura (mondi artificiali costruiti  su dati incompleti relativi al funzionamento del suo pensiero profondo e quindi scarsamente agganciati  all’equilibrio naturale).

Ci siamo accorti infatti non solo che a) il pensiero intuitivo-creativo non è analizzabile in termini di scansioni veloci, automatiche e non consapevoli attraverso percorsi cibernetici – l’atto creativo rappresenta una visione immediata ed orizzontale della soluzione a problemi, ma anche che b) tutti gli altri processi di pensiero umano non seguono sempre e comunque i passi scanditi da un particolare software, atti al raggiungimento di un dato obiettivo (non esiste necessariamente omologia fra pensiero e software).

Da una parte ciò conduce all’impossibilità di cogliere l’oggetto in sé, il noumeno kantiano, dall’altra alla realizzazione operativa-fattiva di opere e strutture sociali in equilibrio né con l’uomo né con la Natura (si pensi in particolare alle posizioni degli efficientisti, ai manichei coerenti fino in fondo, ai possessori di verità con le chiavi dei ghetti e delle camere a gas, che, insieme ai pazzi, sono e sono stati nella storia spesso i soli responsabili dei più efferati genocidi e di guerre universali).

Il disagio che ne deriva ha prodotto alle dualità espresse nelle distinzioni già nominate fra mano sinistra e mano destra, arte e scienza positiva, mondo dei valori e mondo della ragione… ed ultimamente alla individuazione di particolari problemi detti ipercomplessi, le cui soluzioni non sono possibili con i soli strumenti della ragione.

In effetti tutti i problemi che riguardano l’Universo sono di natura ipercomplessa, la cui soluzione è resa possibile solo attraverso la riscoperta dei profondo legami fra ragione e non, coglibili nelle primitive operazioni mosse dall’istinto di conservazione e degli altri archetipi collegati all’ambiente di sopravvivenza (es. caccia e raccolta) in cui il cervello in equilibrio, almeno prima di 2 milioni di anni fa, si era sviluppato. Forse nello studio del pensiero dei Neanderthal prima ancora dei Cromagnon potremmo trovare indizi di questo aspetto mancante ed abbozzare una risposta, se questa mai esiste.

L’inesistenza di risposte a tali dicotomie dovrebbe allora essere ricercata forse nella incompletezza del cervello umano. In tal caso comunque dovrà esistere un controllo capillare delle costruzioni artificiali, siano esse opere o ragionamenti, da parte degli aspetti umani più primitivi, ma certamente più in equilibrio col Tutto.

Con gli ultimi salti evolutivi la capacità di costruire simboli e quindi teorie fornì un nuovo metodo di programmazione e manipolazione dell’ambiente per la sopravvivenza della specie ed oltre: un metodo certamente umano s.l., perché posseduto dall’uomo, ma non naturale, in quanto non previsto dalle esigenze dell’allora cultura in cui si era sviluppato il cervello.

Data l’efficienza e la soddisfazione conseguente a tali processi che facevano morire teorie al posto di organismi, questo metodo affascinò a tal punto che fu dimenticato quasi completamente l’altro. Ed era l’altro quello in equilibrio con l’Universo, quello del rispetto dell’essere vivente in quanto tale, dell’oggetto inanimato e dell’energia; quello del vivere sociale armonico e condiviso, anche se per piccoli gruppi.

Da quel momento le orde non si riunirono più intorno all’opera d’arte a meditare al fine di cogliere l’oggetto reale, il noumeno Kantiano. Da quel momento quel metodo si ridusse in brandelli i cui resti ancora oggi rimangono nebulosi nel profondo del nostro essere e quando ne prendiamo consapevolezza si rimane invischiati in una dualità irrisolvibile.

Dovevamo accorgersi subito che l’altro,non vistoso, era invece il metodo più potente, in quanto alla nostra sopravvivenza avrebbe partecipato consenziente il Tutto, completamente compreso.

Molti scritti sacri delle più disparate religioni non suggeriscono forse di dimenticare la logica, la scienza e le loro opere? E le teorie da queste discipline razionali proposte, non sono forse solo convenzioni, che funzionano sì, ma solo ai nostri scopi a danno del Tutto e quindi anche di noi stessi?

Armonizzare ed integrare questi due aspetti è senza senso: con la mano destra invento costruzioni artificiali per lo più tautologiche e le rendo funzionali ai nostri scopi (Verum Ipsum Factum, di Vico), con la mano sinistra riesco a costruire, ormai malamente, oggetti incompleti i cui significati rimangono nebulosi in un mondo di significati artificiali ed innaturali. Questa è la situazione a cui conduce la nostra argomentazione.

Oggi, (ieri dopo l’Homo sapiens, o come alcuni antropologi, Homo sapiens sapiens) il processo di cogliere l’invariante poetico è solo un tentativo nella direzione dell’esperienza di fusione originale, prima degli strani mondi dispersivi di energia costruiti dalla corteccia.

L’invariante poetico, se vogliamo portare l’argomentazione fino in fondo, potrebbe essere colto da un solo soggetto o da un piccolo gruppo solo se esso, in profonde meditazioni, fosse capace di liberarsi dalla sovrastruttura acquisita nell’ultimo o negli ultimi salti evolutivi.

Concludendo, l’invariante poetico sarebbe una specie di traduzione in chiave umana e naturale dell’oggetto reale, che diventa più accessibile di altre tradizioni allo sguardo della mente umana, in quanto riproposto dal profondo interno dell’uomo, dove c’è nascosto l’Universo, anche se sembra rimanere incomprensibile per la singola persona, a meno che essa non si trovi in situazioni particolari.

PROPOSTE PER L’AZIONE EDUCATIVA

Ad un insegnamento fondato sulla ragione, che ormai, purtroppo ,  continua ad essere necessario per la sopravvivenza in un mondo non naturale, che è stato costruito con il primo metodo descritto e che ormai non può più essere distrutto e modificato (oltre l’80% del Terzo Mondo popperiano controlla e riflette l’ambiente artificiale in cui siamo immersi, e questo Terzo Mondo ha acquisito vita autonoma, con forte istinto di sopravvivenza!), dovremmo affiancare con estrema cura un insegnamento ove si dia spazio alla meditazione e riflessione intuitiva, utilizzando la religione e l’opera d’arte: stiamo attenti molto per es., ai nuovi metodi razionali e strutturali che vengono sempre più usati per ‘leggere’ le opere d’arte!

SPUNTI DI ULTERIORE RIFLESSIONE

Rapporto fra opera d’arte s.l. e poesia.

Con la teoria evolutiva degli Equilibri Punteggiati, si può ancora sostenere una armonia con il Tutto?

PIERO PISTOIA

 

Da continuare…

“INTERVENTI-SCUOLA: ALCUNE CONSIDERAZIONI SUL NUCLEARE, SULLA BOMBA A NEUTRONI ED ALTRO; a cura di Piero Pistoia e Gabriella Scarciglia

POST IN VIA DI AGGIORNAMENTO E CORREZIONE…

PREMESSA

In questo periodo per molti aspetti particolare, ci siamo messi, scartabellando, a rileggere qua e là  svariati fogli ciclostilati, ingialliti e ‘sbecchellati’ al bordo, scaturiti da una lontana associazione culturale a sfondo sociale -politico di tanto tempo fa, che si riproponeva però anche di collegare in modo stretto e significativo il mondo della cultura s.l. con quello scolastico. Abbiamo rivisitato i suddetti articoli con la convinzione iniziale che, dato il numero grande di anni trascorsi, avessero perso la loro validità. Rileggendo e confrontando ciò che scrivevamo allora con il mondo culturale e scolastico di oggi; ci siamo resi conto che gli scritti di allora hanno mantenuto, a nostro parere, non solo la loro importanza e validità, ma oggi più di allora, riteniamo occorrerebbero più associazioni sociali che di occupassero di più delle stesse tematiche che possano agire come legame e tramite con la scuola. Questa organizzazione culturale politico-sociale sorse allora nel nostro territorio per dar conto di quanto si elaborasse da varie parti ed in varie direzioni, appunto a livello culturale, per cui non si sarebbe potuto trascurare un aspetto tanto essenziale  quanto la scuola, ai suoi differenti livelli e settori. Ciò condusse a produrre un foglio dove nelle “pagine libere” da altri interventi e contenuti sindacal-politici potessero essere accolti contributi a carattere pedagogico e comunque riferiti a tutto quello che nella scuola si sarebbe prodotto di valido da parte di docenti e alunni. Fu aperta così una rubrica dal titolo “Interventi-Scuola” che anche noi oggi riutilizzeremo per costruire il nostro post e per pubblicare intanto alcuni di questi scritti, alla meglio recuperati, fra cui un lavoro scientifico di ricerca scolastica di due giovani alunne, che riteniamo di segnalare, tenendo conto del livello scolastico, per la relativa rigorosità e completezza dei concetti, che, uniti al linguaggio piano, ne fanno un esempio di divulgazione, anche al di là della specifica occasione scolastica che lo ha originato.

:::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::

I due interventi-scuola, accennati precedentemente e dei quali si parla nel seguente scritto, sono in via di pubblicazione…

 

Ricerca_interventi scuolaOk0001

 

BOMBA_neutr0001

 

Molti altri furono gli interventi pubblicati nelle “pagine libere”, per es., di botanica del territorio, di fisica terrestre, di poesia, di psicologia e pedagogia, anche temi svolti, uno interessante su Van Gogh… ed altro e molto è andato perduto, insieme ad una esperienza, forse da non dimenticare.

P.P. – G.S.

BREVE RIFLESSIONE ED EPILOGO EPISTEMOLOGICO: caso dei mammellonati’; di Piero Pistoia

Epilogo epistemologico

Breve riflessione ed epilogo epistemologico-didattico: contro il tacito “rispetto” dello Stato dell’Arte

Piero Pistoia

Potrebbe essere aspetto rilevante della ricerca scientifica, in specie su oggetti complessi da studiare, anche tornare sui propri passi per investigare ogni volta da un punto di vista diverso. Se nel procedere della conoscenza la “via si fa con l’andare” possono essere disponibili più vie di interpretazione possibili, rispetto ad uno stato dell’arte ormai accettato, in fenomeni, per es. come i sassi mammellonati inclusi in formazioni diverse, in epoche diverse anche lontane fra loro, in posti diversi anche lontani fra loro ed in situazioni paleo-geografiche diverse. L’uso delle nuove tecnologie nel contempo acquisite potrebbero anch’esse controllare i percorsi. “Se ti volgi indietro non c’è più via, ma scie sul mare”, continua la significativa poesia di Machado paradigmatica del processo costruttivo della conoscenza (Costruttivismo pedagogico). Se torniamo indietro ritroviamo ancora il vecchio percorso? Addirittura le stesse leggi naturali, tendenzialmente stabili, formatesi per alcuni (Scheldrak, cit. da Sermonti: vedere il post sul morfismo) dopo il big bang,  vengono “riscritte” via via nel tempo, “come comportamenti naturali dapprima eccezionali, poi diffusi ed infine generalizzati, tuttavia suscettibili di alterazioni per la insorgenza di comportamenti anomali che vengono integrati in essi”. Certamente, comunque sia, nella Comunicazione didattica e Lezioni sulla Scienza, nella Divulgazione scientifica, …, come è il caso spesso nei nostri articoli, almeno nella intenzione degli autori, diventa invece aspetto necessario riporsi i problemi, pur già risolti e quindi di diritto situati ormai nel Terzo Mondo di Popper, per riaprire i relativi percorsi di scoperta, in particolare durante una lezione. La lezione scientifica s.l. non si esaurisce in un mero racconto o narrazione, anche se limpido ed accurato (J. Bruner), del tipo “Il fenomeno dei mammellonati è dovuto a diagenesi …” e di seguito la descrizione del loro attuale Stato dell’Arte relativo, già conosciuto dal docente o dal comunicatore, ma deve porre l’interlocutore (la classe, lo studente, il fruitore dell’articolo di divulgazione …) di nuovo davanti al problema per procedere poi in maniera guidata nel processo o processi, spesso non lineari, di riscoperta a partire da ipotesi.. Foerster in uno slancio certamente iperbolico vede il Comunicatore di scienza non solo come coordinatore dei fruitori ancora inconsapevoli durante la costruzione, ma addirittura esso stesso non completamente padrone dell’obbiettivo che verrà raggiunto!

In questa ottica ci siamo posti, per es., nell’articolo relativo riportato sul nostro blog, dinanzi al problema dei sassi mammellonati di Montebuono ex-novo, cioè a prescindere dal generico Stato dell’Arte di oggetti di questa natura. Tramite argomentazioni, discussioni critiche e controlli siamo riusciti a formulare diverse ipotesi scientifiche su cui discutere ed argomentare per cercare di falsificarle, secondo il criterio di falsificabilità di Popper. Abbiamo così raggiunto l’obbiettivo prefissato di guidare il lettore nella prima fase di una ricerca didattico-scientifica e qui ci siamo fermati.

ALCUNI SCRITTI DEL POETA_SCRITTORE G. MAZZOLINI; trasferiti dal blog abdensarly “SUONO DELLA PAROLA”; a cura di Piero Pistoia e Gabriella Scarciglia

POST IN VIA DI COSTRUZIONE… forse…

INTERMEZZI

SULLA DOXA ED EPISTEME
Non è che gli dei abbiano rivelato i loro segreti ai mortali, tuttavia, col tempo,
se cercheremo troveremo ed impareremo a conoscere meglio (Senofane VI secolo a.C. , B 18).
Ma la Verità nessun uomo la conosce né la conoscerà mai, né sugli dèi né sulle cose di cui parlo.
E anche se per caso dovesse pronunciare la Verità definitiva, lui stesso non lo saprebbe:
perché tutto è tentativo di indovinare (Senofane, B 34)

Se le porte della percezione fossero ripulite, ogni cosa apparirebbe come essa è, infinita (W. Blake)

 

PREMESSA

Passiamo a trovarVi, Elena e Paola, del sito abdensarly per averci fatto conoscere il blog “Il suono della Parola” dedicato agli scritti del poeta-scrittore Guido Mazzolini, e per l’apprezzamento di un nostro post.

Inoltre in anticipo Vi ringraziamo se ci permetterete di mantenere sul nostro blog alcuni scritti molto emotivi e coinvolgenti del prolifico autore G. Mazzolini, che riflettono sul mondo umano, degni di rispetto (come direbbe J. Bruner) anche se, in qualche modo, almeno ad un primo approccio, ci sembra  che, come background del suo pensiero, questi scritti riescano ad intra-vedere il mondo da un punto di vista diverso dal nostro (e questo è positivo secondo le intenzioni del nostro blog), cioè che, secondo le nostre idee, la Verità, riferita all’oggetto “complesso”, sia un concetto regolativo (per dirla con Kant) a moltissime dimensioni, che, “sbucciate” a cipolla, forse… potremmo riuscire solo ad avvicinarci al loro nucleo, tramite un processo di falsificazione; una fra le tante epistemologie rivisitata da Quine ed altri,   (verisimiglianza popperiana), in cui particolarmente crediamo almeno per uso didattico. (Per leggere di più cliccare dal nostro blog, per es., i tags: Popper o Quine). Naturalmente a meno che un Dio, re degli eserciti (sic!) e re dell’Universo, non abbia consegnato agli umani la mappa che tracci i percorsi attraverso frattali e vortici! Ma questa è un’altra storia di fede e di speranza! Altra storia infine è anche quella del mondo fisico: mentre in ambiti circoscritti di spazio-tempo, che hanno controllato il nostro sentire durante il processo evolutivo, sembra funzionare secondo ragione,  in altri ambiti più generali, a nostro avviso, ci perdiamo almeno per  ora, in soluzioni di complessi sistemi di equazioni matematiche di onde analoghe a quella di Schrodinger,  che calcolano l’evoluzione temporale di una stato di moto di un sistema (particella elementare, atomo, molecola…o delle loro,proprietà), molto lontani dalla nostra realtà circoscritta.

Se ci sono problemi contattare ao123456789vz@libero.it e,  se non d’accordo sul trasferimento, noi  elimineremo questo inizio di post.,

Con rispetto, in attesa,

piero pistoia, editore del blog ilsillabario2013.wordpress.com

Le nostre scelte determinano il destino, giuste o sbagliate, appropriate o no. E non solo grandi scelte o decisioni importanti, ma anche piccole minuzie quasi invisibili e apparentemente inutili. La vita è un sistema complesso, un gigantesco castello di carte tenuto insieme da piccole gocce di casualità. Ma esiste davvero il caso? Siamo auto-determinati o in balia del destino? Forse sono gli errori che dipingono il nostro futuro e a pensarci bene, senza gli sbagli quale sarebbe il senso della vita, una noiosa, insapore, sterile perfezione? Spesso le occasioni migliori nascono da un colpo di fortuna, da un impercettibile cambio di direzione o da un clamoroso salto nel buio. Cambiano le stagioni, il tempo vola, tutto passa e anche in fretta. Soltanto chi ami davvero resterà come un marchio indelebile nel cuore, soltanto chi ami davvero potrà cambiare il tuo destino.

Guido Mazzolini

Siamo smarriti tra la ragione e la pazzia, tra il tutto e il nulla, cercando piccole gocce di verità e acchiappandole al volo. Poi tutto finisce, impariamo a stare al mondo ed è già ora di andarsene. Avvolti nella coperta del tempo, lasciamo che tutto scorra, sorridiamo ed è il sorriso di chi ha perso. Dove abbiamo lasciato l’istinto, il bisogno, la voglia di libertà? In quale universo si è nascosto il bambino che gridava e danzava sotto la pioggia? Ieri brancolavamo nel buio cercando la luce. Oggi il buio è lo stesso, ma i nostri occhi si sono abituati alla penombra e interpretano le forme che ne emergono. Così ognuno ha la proprio idea di libertà e la modifica in base alle occasioni. Ciò che piace a me, ciò che va bene a me. Il resto non conta.
Con gli anni impari che la vera libertà non consiste nel poter fare ciò che si vuole, ma nel poter essere ciò che si è.

Guido Mazzolini

Certe cose le getti via lontano, ci provi ma è un lancio fasullo, le scagli con forza sopra la testa e ti illudi di averle buttate. Ma ti sbagli. Esiste una forza di gravità e molto spesso ciò che hai lanciato in aria torna indietro. È il peso dei sentimenti, sembrano così leggeri, evanescenti, invece hanno una loro sostanza e materia, e una forza di gravità talmente forte che li trascina verso il basso, ancora addosso a te. E tutto torna, e ogni volta non sarà mai la stessa.

Guido Mazzolini

Mi piace la parola “altrove” perché definisce un luogo che non c’è ancora, un mondo che non ha una collocazione precisa nel tempo o nello spazio, ma proprio per questo ne definisce l’essere.
“Sono qui” implica un collocarsi, un situarsi, uno stare immobile. Al contrario “sono altrove” implica la consapevolezza che non tutto è evidente, ma vive e si estrinseca in un futuro che non è soltanto una dimensione temporale, ma soprattutto un contorno dell’anima.

Guido Mazzolini

Difficile esternare affermazioni categoriche che eludano i deboli percorsi del pensiero imperante nella opinione pubblica. I filosofi del passato sapevano bene che la conoscenza nasce dal discrimine e dal discernimento consapevole. Non è bastato Benedetto XVI a ricordarlo, scagliandosi contro la dittatura di quel relativismo assoluto e imposto dai media, dalla scuola, dalla modernità e dalla globalizzazione intesa come categoria di pensiero. Al contrario, oggi il relativismo è sostenuto pure da molti vescovi e sacerdoti, in questo modo il pensiero debole è diventato un nuovo comandamento, siamo passati dal “cogito ergo sum” al “dubito ergo sum” e all’incapacità di approfondire in coscienza qualsiasi argomento, dal senso della vita al concetto di verità e natura, fino al significato della sofferenza e al bisogno di Dio. Oggi è la tirannia del “secondo me” del “dipende” e del “bisogna vedere”, concetti fumosi che dominano incontrastati, la conseguenza è che ogni ricerca della verità risulta preclusa fino dalle origini, lasciando regnare il “liquidume” dell’indeterminatezza. Non posso discernere, e perciò non posso stabilire i confini e le differenze, tutto è basato sull’arbitrio e sulla maggioranza del consenso. È vero quello che è politicamente corretto e che pensa la maggior parte della gente, attraverso idee inculcate da pochi alla massa. Nulla è sicuro e nulla è conoscibile, ma tutto diventa materia di discussione soggettiva. La verità cambia in base alla latitudine e alla moda, la verità diventa un abito da indossare in base alle occasioni. Attenzione perciò, non pensiamo che il naufragar sia così dolce in questo mare di niente, relativo e indeterminato. Il bene e il male sono solo categorie mentali, modificabili dalla storia? Non credo, e la risposta è chiara, sotto i nostri sguardi distratti e assenti, assuefatti dagli orrori che devastano la quotidianità e che continueranno a stordirci, lasciandoci in balia del nulla a cercare risposte su qualche motore di ricerca, migrando da un consumo all’altro, da un capriccio a una precostituita certezza, bellamente servita già pronta.

Guido Mazzolini

Una ragione non guidata dalla Verità rischia di fallire molto presto, diventando superstizione e mitologia. Ecco che l’intelletto naufraga in un fideismo medioevale, ecco che oggi si torna a una politica apparentemente razionalista, ma in realtà nutrita di mitologie pseudo-scientiste e poco razionali. Diciamolo ad alta voce, la pandemia di Covid19 non fa più paura, ne stiamo uscendo, per ora la situazione è sotto controllo. Eppure continua il mito del pericolo utilizzato per aumentare la paura, limitare le libertà e fasciare le bocche con il consenso di tutti. Siamo davanti a un’emergenza costruita ad arte da conferenze stampa e da “poderosi” interventi massmediatici di un’informazione totalmente asservita al potere. È una retorica da vecchio impero, sdolcinata e fintamente populista. Il mito della pandemia che rischiava di sterminarci ha mostrato il suo vero volto. Si è parlato di una mortalità del 4 per cento, e anche qualcosa meno. I decessi sono stati causati da carenze sanitarie e da altre patologie, o peggio dalla mancanza di interventi efficaci e dalla penuria di posti in terapia intensiva. Si è creato il mito della paura, nutrito da un eccessivo allarmismo e da misure insensate, da forze dell’ordine che fermavano “criminali” accusati di fare jogging in spiaggia, e multavano poveri dissidenti sacerdoti, accusati di avere creato pericoli sociali all’interno di una chiesa.
Un altro mito è stato quello della scienza che ci avrebbe salvato la vita. Ma nessun virologo ha saputo dare delle certezze, solo pareri discordanti spesso giocati al rilancio e a chi la sparava più grossa. E il governo si è trincerato dietro questi pareri. Ci hanno convinto che serve un vaccino, e chi è contrario viene zittito e tacciato di attentato all’umanità. Si condanna il libero pensiero in nome di una scienza che libera non lo è più. Si sono stigmatizzate le opinioni diverse e il Parlamento è stato imbavagliato, l’opposizione avrebbe dovuto collaborare e mettersi prona, e tutto nel nome di una finta unità, di uno stare insieme che altro non è che la rappresentazione della peggiore massificazione. Il governo si è circondato di costosissimi “esperti” anche per capire cosa fare dopo il virus, e tutto per nascondere i ritardi e le incompetenze di chi non è stato in grado di decidere.
Siamo ormai alla fine della commedia, la vera emergenza comincia ora e non si chiama pandemia, si chiamo lavoro, povertà, crollo dei valori, e un senso strisciante di nichilismo che esce dalle sagrestie per arrivare dappertutto. Difficile fermare la penombra se non si riparte da quella forma di Verità che è Via e Vita, e va ricercata a tutti i costi, al di là dei miti e delle paure.

Guido Mazzolini

BREVI APPUNTI INTRODUTTIVI DI MECCANICA CLASSICA: Sistemi di misura – Analisi dimensionale: esercitazione – Cenno agli errori di misura e concetto di cifre significative – Analisi vettoriale: esercitazione, prodotto scalare, prodotto vettoriale; scritto di Piero Pistoia

Post in via di controllo…ed eventuale correzione

PREMESSA NECESSARIA

Questo scritto nasce da una serie di appunti di mio nipote, presi in diretta da alcune prime lezioni di Fisica all’Università.

Rovistando in una caterva di testi e quaderni di appunti scolastici conservati  alla rinfusa nel ripostiglio per attrezzi e mobili dismessi ho notato un quaderno con la scritta a mano, Fisica 1.

Mi sono messo a sfogliarlo e a leggerlo dove riuscivo qua e là. Gli appunti scolastici sono leggibili, forse, solamente da quelli che con difficoltà li scrivono, se riescono contemporaneamente a tracciarli mentre capiscono per ricordare! cioè ad appuntare velocemente qualcosa di rilevante, legato da un filo logico in successione. Ad occhio mi è sembrato che quelle lezioni fossero state capite per la maggior parte da mio nipote e riportassero concetti rilevanti propedeutici ad una successiva comprensione di un corso di fisica superiore. Così ho pensato di affrontare la “messa in bella”, come allora si diceva,  di queste prime lezioni introduttive alla Meccanica Classica con qualche integrazione, pensando che potessero servire anche per altri. Data la difficoltà di questo lavoro la forma viene qua e là trascurata.

Per vedere questi appunti cliccare su:

in odt

fisica_brevi-appunti-di-meccanica-classica1 (1)

in pdf (da aggiornare…)

fisica_brevi-appunti-di-meccanica-classica1 (1)

<object class="wp-block-file__embed" data="https://ilsillabario2013.blog/wp-content/uploads/2023/04/piero-pistoia-curriculumok-1-21.pdf&quot; type="application/pdf" style="width:100%;height:600px" aria-label="