LE POESIE:
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Ovvero, continuare la lettura…
La filosofia, dicevano i Greci, promana dallo stupore che pervade l’uomo di fronte al mondo, al libero manifestarsi (alèteia) di quella phisys che non si lascia mai completamente comprendere dalla ragione calcolante della scienza, della tecnica, delle metafisiche razionalistiche.
Non diverso dal filosofo è il poeta: è poeta chi sempre di nuovo sa meravigliarsi e dire la sua meraviglia davanti allo spettacolo del mondo, sempre uguale eppure sempre diverso, se nuovo sa essere l’occhio che lo contempla.
A ciò probabilmente pensava anche Pascoli quando paragonava i poeti ai fanciulli (poetica del fanciullino); i poeti ed i fanciulli condividono la prerogativa di sapersi ancora stupire, sanno, ancora, non essere banali e non rendere banale il mondo circostante.
Questi pensieri si affacciano alla mente mentre leggo o ascolto le poesie di Piero Pistoia. Sono versi, appunto, mai banali e riescono ad esprimere, spesso con forte efficacia, un senso di profonda partecipazione all’Essere, di comunione con la Natura ( intesa nell’accezione greca di phisys, non quella oggettivante dei Positivisti) non facile da trovarsi. Non c’è in questi versi alcuna imitazione di D’Annunzio e dei suoi panismi, piuttosto l’espressione del legame fra noi e ed il mondo, tra noi e la Natura, che, una volta, era forse dato dal senso comune, ma che, oggi, solo le parole della poesia sanno ancora esprimere. La campagna, il bosco, il fiume, i declivi, le piagge: ecco i luoghi della poesia di Pistoia, luoghi dove ora va a caccia e che, nella memoria e nei versi, tuttavia si confondono con quelli, geograficamente e temporalmente lontani, dell’infanzia già remota. Luoghi, visioni: ma, va notato che, per Pistoia il dato visivo non è mai isolato, si arricchisce, si sostanzia di altre sensazioni, più forti, più carnali, più animali quasi, soprattutto uditive e olfattive. Chi (e anche Pistoia è fra questi) ha varcato il limite della maturità, raramente è esente da una vena di nostalgia per un passato sentito perduto e irrecuperabile: nostalgia si respira in effetti anche in talune di queste poesie, ma senza che mai divenga tono dominante, che mai riesca a spegnere la corposa energia di vivere che rimane tratto distintivo.
Resta da dire del linguaggio poetico. Non voglio azzardare giudizi ed analisi, ma credo che i lettori converranno nel riconosce la sciolta, agile eleganza di questi versi che, senza riferimenti troppo espliciti, mostrano però come l’autore abbia fatto propria la lezione della poesia del primo Novecento.
Gli interessi scientifici di Pistoia, le sue incursioni in svariati campi del pensiero, non sono senza eco nelle sue poesie: numerosi i rimandi a teorie scientifiche e matematiche, frequenti le parole tratte da vocabolari settoriali. Ma (ed è questa una riprova della solidità del linguaggio poetico dell’autore) queste parole. questi rimandi, non stridono affatto, si inseriscono anzi nel contesto, lo arricchiscono e ne fanno esempio della necessità, oggi centrale, di ibridare discipline, esperienze e vocabolari.
LE POESIE DI PIERO PISTOIA SUL BLOG SONO RAGGRUPPATE, FRA L’ALTRO, ALLE SEGUENTI VOCI (tag)
Riflessioni non conformi
Poesie di paese
Fatica di vivere
Memoria memoria…
Poesie di caccia e Natura
Poesie di “cose” del mito
Solo rassegnazione
Tempi perduti
CURRICULUM DI PIERO PISTOIA
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Cliccare sotto per leggere l’articolo del dott. Piero Pistoia <<PREMESSA A QUALSIASI “RACCONTO” SULL’ORIGINE DEL SISTEMA SOLARE E DELLE STELLE: una base per l’auto-aggiornamento>>:
ERRATA CORRIGE: l’ultima parola delle note relative all’articolo nominato sopra, inersia, va sostituita con INERZIA! I am sorry.
Le note e la bibliografia di massima verranno riportate alla fine dell’ultimo articolo di questo post “LA NEBULOSA SOLARE IN EVOLUZIONE: caratteristiche e tendenze. I PIANETI” ancora del dott. Piero Pistoia.
VEDERE ANCHE I POSTS SU ‘Relazione fra massa ed energia ‘ a nome di Piero Pistoia e Fabio De Michele in questo blog.
NB ->I riferimenti_fra parentesi al Sillabario, ormai obsoleto, in particolare nell’articolo “La nebulosa solare”, rimandano sempre ad astro0001 (in successione alla fig 2, tabella 1, nota 5 e Fig. 0

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L’articolo precedente (forse) è a cura di Becuzzi Maurizio
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TRE POESIE CORRELATE ALL’ARGOMENTO (forse!)
Sono graditi commenti alle seguenti poesie!
Leggere i commenti a ‘LA TRAMA’ di Borges su questo blog cercando: “Commento a “LA TRAMA” di Borges”

LA QUADRUPLICE VISIONE
Ora io vedo una quadruplice visione…
E’ quadruplice nella mia suprema gioia
E’ triplice nella dolce notte di Beulah
E’ duplice sempre. Possa Dio preservarci
Dalla visione semplice e dal sonno di newton!
(William Blake)
di Rainer Maria Rilke; da “Sonetti a Orfeo”
Noi torniamo ogni volta a lacerarlo,
ma il Dio è la ferita che si sana.
Avidi di sapere siamo lama tagliente,
ma il Dio è sereno e dovunque sparso.
Anche l’offerta pura e consacrata
non l’accetta altrimenti nel suo mondo
che opponendo alla libera fine
la sua serenità imperturbabile.
Soltanto il morto beve
alla sorgente che noi, qui, “udiamo”,
quando il Dio in silenzio gli fa cenno.
A “noi” non viene offerto che il rumore.
Mentre l’agnello invoca il suo campano
dall’istinto più silenzioso.
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