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Ovvero:
DIO ESISTE?
Dice Hermann Hesse che la saggezza che un dotto tenta di comunicare ad altri ha sempre un suono, di pazzia. Non ho certo la pretesa di comunicare saggezza, né tanto meno di essere un dotto, ma può darsi che quanto dico acquisti, comunque, un suono di pazzia. L’interrogativo sull’esistenza di Dio ha sempre turbato la mente dell’uomo e sembra pressoché impossibile che una civiltà, anche la più primitiva, non si formi l’idea di qualche forza superiore che sovrintende alle azioni e alle cose. E non è certo un’idea da poco, poiché per quanto indicibile, talvolta indimostrabile, addirittura impensabile ed inimmaginabile, ha comunque e sempre fino ai nostri giorni, provocato lotte e persecuzioni che hanno disseminato la terra, nelle varie epoche storiche, di centinaia di migliaia di morti. Non vorrei sembrare blasfemo, ma l’idea e la conseguente credenza in un Essere Superiore, ha provocato morti e guerre più di ogni altra causa scatenante, dalla guerra di Troia in poi. Resta il fatto che un essere pensante e auto-cosciente, quale l’uomo è, così come oggi lo conosciamo, ha bisogno di un essere che gli stia al di sopra. Che poi questa entità acquisti una aristotelica conformazione di “motore immobile” che tutto muove senza muoversi, o si esprima attraverso le forze, talvolta distruttrici, della natura, questo non importa. L’importante è che qualcosa ci sia. Indubbiamente l’umanità ha paura di essere solo in mezzo ad un universo pressoché buio, un po’ come un bambino che piange se resta solo in una stanza senza illuminazione. La paura di questa piccola creatura è probabilmente il riscontro atavico di un “paura cosmica” che ha pervaso l’essere pensante ed auto-cosciente fin dalla sua formazione. Fatto sta che l’idea di una divinità ha toccato da sempre in innumerevoli forme le coscienze (o l’auto-coscienza) dell’uomo.
Con il progredire del pensiero l’uomo ha sempre più maturato l’idea della divinità fino a darne vere e proprie dimostrazioni, non solo spirituali (ammesso che di dimostrazioni si possa parlare), ma perfino logiche. Tra le più importanti che hanno caratterizzato il pensiero occidentale cristiano voglio ricordare la prova ontologica della esistenza di Dio, che risale al Proslogio (1077-78) di Anselmo d’Aosta. Secondo questa dimostrazione Dio è l’”ens realissimum”. Voglio, infine ricordare una prova ancora più antica, quella “fisico-teologica”, sostenuta anche da San Paolo, nella “Lettera ai Romani” (1,200) e, nel Medio Evo, da Tommaso d’Aquino. Secondo questa prova, di fronte all’ordine che vediamo nel mondo dobbiamo necessariamente ammettere una intelligenza ordinatrice. Ho citato queste prove come più o meno ce le presenta kant nella sua “Critica della Ragion Pura”. Analizziamo ora come egli le confuta. Intanto va detto che Kant riduce in ultimo le altre due prove a quella ontologica, farò pertanto vedere solo come egli confuta quest’ultima. Secondo Anselmo è contraddittorio pensare a Dio come l’ente assolutamente sommo e negarne poi l’esistenza. Un ente sommo dotato di esistenza rappresenterebbe infatti un aumento a paragone di un ente sommo che l’esistenza non ce l’ha. Ma l’ente assolutamente sommo non ammette per definizione, alcun aumento pertanto deve avere anche l’esistenza. Kant mostra come l’errore non si annida nell’idea di Dio, ma nella ipotesi che l’esistenza sia una perfezione e quindi una proprietà positiva. Kant pone l’accento sui diversi significati di “è” e dice che in “Dio è”, se intendiamo “è” come esistenza, esso è sì un predicato grammaticale (logico), ma non un predicato reale. “Essere” non è un predicato reale. Secondo la tavola delle categorie che lo stesso Kant ci fornisce, la realtà è una categoria della Qualità ed indica il contenuto “oggettivo” della cosa. Se l’argomento ontologico definisce Dio come ente perfettissimo, significa che ad esso non manca nessun contenuto oggettivo positivo. Questo è esatto dice Kant, ma l’esistenza non caratterizza alcuna qualità possibile, non contribuisce in niente al contenuto oggettivo della nozione di Dio. L’esistenza mi porta necessariamente oltre il semplice (puro) pensiero. Pertanto l’enunciato “Dio è”, se lo intendo come “Dio esiste” non è analitico, bensì sintetico. Ma poiché l’argomento ontologico si vuol porre al di fuori dell’ambito delle percezioni e delle esperienze e poiché non c’è altro modo, eccetto la percezione e l’esperienza, per conoscere l’esistenza di oggetti obbiettivi, esso si preclude da sé ogni criterio di esistenza. Attenzione però a credere che Kant neghi con questo l’esistenza di Dio. Egli si pone piuttosto sia contro una “teologia speculativa” sia contro un “ateismo speculativo”. Dio può essere indagato solo secondo una teologia filosofica che si basa su leggi morali.
Ho voluto solo mostrare come da sempre l’uomo abbia impiegato molta energia a discutere, e perfino dimostrare l’esistenza di un Essere Supremo. L’idea di dio non ha mai cessato di interessare nemmeno gli scienziati. Il mondo della scienza con sorti alterne, si è sempre cimentato in questo campo “metafisico” (o si dovrebbe dire “meta-scientifico”) e gli scienziati si sono sempre dichiarati più o meno apertamente credenti, non credenti a chi sa cosa. La scienza contemporanea sembra aver riscoperto improvvisamente la dimensione mistica della esistenza e molti sono gli scienziati che vedono nelle loro scoperte una qualche prova di Dio. La scorsa primavera George Smoot, un astrofisico americano, ha aggiunto una curiosa postilla alla presentazione di alcune sue nuove scoperte: le ha consacrate! Avendo scoperto delle piccole, ma costanti fluttuazioni nella “Radiazione cosmica di fondo” D echi, come egli crede, del Big Bang D ha dichiarato che per chi è religioso, questo “è come guardare Dio”! La scelta di Smoot ha spinto molte persone a rientrare in quella categoria di religiosi che cercano un appoggio nella scienza. Molti scienziati stanno prendendo in considerazione la probabilità che ci sia una una legge fisica di base che aspetta di essere scoperta, una legge che definisce le circostanze sotto le quali sistemi forniti di energia si strutturano in maniera più complessa. Una complessità sempre crescente che porta fino ad un essere pensante ed auto-cosciente. Charles H. Bennett, dell IBMs Thomas J.Watson Research Center, sospetta che ci sia una legge che, se conosciuta, renda l’origine della vita meno sconcertante. Una tale legge, dice, rivestirebbe un ruolo “già assegnato a Dio”. Da ciò si può sicuramente arguire che un universo pensato come “predisposto” a creare la vita porti a considerare la possibilità di un disegno divino, in accordo con la “prova fisico-teologica” (indipendentemente dalla critica kantiana). Il fisico Paul Davis pensando ad un universo e ad una legge di tale sorta ritiene che ciò rappresenti un efficace prova che ci sia “qualcosa che accade” (something going on) dietro a tutto. Nel contesto della affermazione di Davis “to go on” può essere interpretato anche come “divenire”, pertanto possiamo tradurre “qualcosa che diviene”. Alla luce di questa interpretazione, se si pensa come è stato detto, che “Yhwh”, il nome biblico di Dio, è la forma causativa all’imperfetto del verbo “Hawah”, che significa appunto “divenire”, si può facilmente notare un interessante corrispondenza. E’ stato chiesto allo scrittore e scienziato americano Michael Crichton se gli scienziati stanno riscoprendo Dio ed egli ha risposto che “nella scienza è sempre necessario guardare a ciò di cui non si è discusso”, concludendo che secondo lui “il posto di Dio è nelle domande che non hanno senso per la scienza”
Da tutto questo panorama si evince un assunto al quale anche io, per quanto strano possa sembrare dato il suono talora ”pazzo” delle mie affermazioni, mi attengo fermamente: teorema della scienza moderna, dopo almeno 3000 anni di voli filosofici, è che è necessario sostenere una fede religiosa, per quanto agnostica sia, e che non è assolutamente possibile dichiararsi atei. Se si ammette che non si può scrutare dietro la tenda, come si può essere sicuri che là non ci sia niente?
Dott. Prof. GIACOMO BRUNETTI
RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI
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Aristotele “Metafisica”, in Opere , Laterza 1992
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Hermann Esse “Siddharta”, Adelphi, 1991
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Otfried Hoffe “Immanuel Kant”, Il Mulino, 1986
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Immanuel Kant ”Critica della Ragio Pura”, UTET, 1986
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Renato Caldon “Gli uomini sbagliano”, La Spalletta, gennaio 1993
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Robert Wright “Science, God and man, Time”, Time, 4 gennaio, 1993
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“Ricerca pura senza paura”, intervista con Michael Crichton, Panorama, 10 gennaio1993
Una versione fu pubblicata ne “La Spalletta” di Volterra (23-01-1993)