Commento alle poesie di MARIO LUZI “VOLA ALTA, PAROLA” ed “IL PIANTO SENTITO PIANGERE”, della dott.ssa Prof.ssa Nara Pistolesi

VOLA ALTA, PAROLA

Vola alta, parola, cresci in profondità,
tocca nadir e zenith della tua significazione,
giacché talvolta lo puoi – sogno che la cosa esclami
nel buio della mente –
però non separarti
da me, non arrivare,
ti prego, a quel celestiale appuntamento
da sola, senza il caldo di me
o almeno il mio ricordo, sii
luce, non disabitata trasparenza…

La cosa e la sua anima? o la mia e la sua sofferenza?

(Mario Luzi)

Commento della prof.ssa   Nara  Pistolesi   Liceo classico Volterra

Mi è tornata alla memoria questa poesia ascoltando i poeti che hanno partecipato alla “Maratona poetica per Volterra” dal titolo significativo “La ferita, il volo”, organizzata all’interno di VolterraTeatro 2014, da un’idea dei poeti Alessandro Agostinelli e Roberto Veracini per dare voce alle riflessioni generate dalla frana che ha colpito le mura medievali della nostra città. Durante la serata le parole “poesia” , “parola” sono risuonate spesso accanto a “volo” “volare” – in tutte le sue forme – e a “speranza”, “vita”, “ferita”, “dolore”, “sofferenza”. Nella  poesia di M. Luzi, inserita nell’opera Per il battesimo dei nostri frammenti uscita nel 1985, alcune delle parole suddette ed il loro profondo significato vengono inscindibilmente legate ad esprimere il valore e la funzione della poesia  stessa.

Il poeta affida alla parola, quindi alla poesia, il compito di volare “alta”, aggettivo che rimanda al suo complesso significato latino che indica insieme  altezza e profondità;  subito dopo, infatti, si esorta la parola a crescere “in profondità”, toccando “nadir e zenith” della sua “significazione”, a lanciarsi con pari forza in alto e nel profondo. Solo questo slancio duplice permetterà alla ‘parola’ di mantenere il contatto con l’io, con “il caldo di me” ed essere, quindi, “luce” per chi scrive e per chi legge, non “disabitata trasparenza”, una bellezza priva dell’ ‘uomo’ e del suo calore.

In questo suo percorso verso l’alto e nella profondità dell’io e del mondo la ‘parola’ acquista una immensa capacità espressiva, può aspirare a divenire “luce” , secondo Luzi, in quanto si carica di calore umano, si fa memoria, dà voce all’ “anima”, dà voce alla “sofferenza”, è ‘vita’. La metafora della luce non implica lo svelamento di una verità che dia risposta agli interrogativi dell’animo umano, ma illumina la ‘verità’ insita nell’animo umano stesso: un insieme di speranza e di dolore,  di attese e di sofferenze. Gli interrogativi rimangono, come dimostra il verso finale: non solo quelli relativi alla vita stessa e al senso dell’esistenza vista nella sua complessità, ma anche quelli che indagano il valore profondo della ‘parola’. Questo valore, però, non può prescindere da un rapporto  con l’io, la sua ‘sofferenza’, la sua ‘anima’.

Significativo è l’inciso ai vv 3-4: “sogno”, apposizione di “parola”, potenzia ulteriormente il desiderio del poeta di riuscire a esprimere, a ‘chiamare fuori’ (“esclami”) con pienezza “la cosa” inscindibilmente unita al suo calore vitale. Il “sogno” si staglia nel “buio della mente” come una luce calda.

Mi viene in mente un altro testo, estremamente attuale,  tratto dalla medesima opera di  M. Luzi che dimostra  emblematicamente questa forza della poesia: Il pianto sentito piangere

.

Il pianto sentito piangere

                                       nella camera contigua

di notte

         nello strampalato albergo

                                               poi dovunque

                                                                   dovunque

                                                                            nel buio danubiano

                                                           e nel finimondo di colori

di ogni possibile orizzonte

                                        dilagando

                                                      oltre tutti i divisori

                                                                            delle epoche

                                                                            delle lingue

sentito bene sentito forte

                                    nel suo forte rintocco di eptacordio

e rimesso nel fodero di nebbia

                                               del sonno

e della non coscienza

                                      riposto nel buio nascondiglio

del sapere non voluto sapere

                                           fino a quando?-

Mario Luzi

 

La parola poetica, la versificazione, il ritmo esprimono con forza la sofferenza, il dolore dell’animo in cui si riflette la sofferenza del mondo. Anche in questo caso un’interrogativa chiude la poesia: il mistero della vita e del dolore rimangono, ma attraverso la poesia questo mistero emerge, acquista voce e diviene stimolo per la riflessione. Anche in questo testo mai si perde il rapporto tra la parola e la sua significazione, non c’è un minimo elemento che non sia essenziale all’espressione. Si potrebbe richiamare alla memoria il “sentire e meditare” alla base della poetica manzoniana che ritorna nella differenza che Saba individua tra la poesia di Manzoni e quella di D’Annunzio: nei versi del Manzoni c’è “la costante e rara cura di non dire una parola che non corrisponda perfettamente alla sua visione” mentre D’Annunzio “si esagera o addirittura si finge passioni ed ammirazioni che non sono mai state nel suo temperamento”; quest’ultimo “si ubriaca per aumentarsi”, “l’altro è il più astemio e il più sobrio dei poeti italiani”.

Afferma il poeta Pierluigi Cappello:”Non esiste altro lessico se non il tuo in poesia; e quel lessico deve accordarsi con lo sguardo tuo proprio, deve intrecciarsi alla relazione che il tuo sguardo stabilisce con i tuoi sensi e che i tuoi sensi stabiliscono con il mondo, finché il lessico stesso, le parole stesse diventano relazione. Un intreccio da cui una forma di verità molto parziale, la tua, si sviluppa e cresce con il tuo respiro” (Questa libertà, RCS libri, Milano 2013, pg. 65).

La grande “maratona poetica” che ha animato la Pinacoteca di Volterra il 26 Luglio scorso ha veramente fatto emergere questa potenza della poesia. Attraverso una “cordata di corpi e parole” – come si afferma nella presentazione dell’evento – ha unito nadir e zenith: dalla profondità della ferita della terra che ha stimolato ad ascoltare “la ferita più profonda che ci portiamo dentro”, è spiccato il volo verso l’alto per ripartire con speranza e fiducia e “tornare a vedere meglio il mondo” e noi stessi.

Nara Pistolesi

LA DELICATA PITTURA DI ELENA DELLO SBARBA, a cura di Gabriella Scarciglia, post aperto

POST in costruzione

Il primo commento e qualche immagine sono ripresi dall’inserto  Il Sillabario cartaceo

BREVE COMMENTO SU FIGURE  E  SCHIZZI DELICATI DI ELENA DELLO SBARBA

Il motivo floreale è quello prevalente nella ricerca stilistica dell’artista. I disegni sono realizzati con un tratto sicuro, rapido, che, attraverso l’apporto di colore non materico, diffondono l’impressione di freschezza e vivacità. Determinante al raggiungimento di questo obbiettivo sono le scelte compiute dalla pittrice sulle tecniche usate; colori acquerellati abbondantemente diluiti che costituiscono gli elementi tipici della espressione poetica dell’artista. Le figure, invece, decorate nelle parti interne, fortemente stilizzate, fanno pensare alla pittura degli antichi egizi. In questi disegni, modernità e antichità si fondono insieme in armonia.

IL CRITICO D’ARTE

COMMENTO ALLE ‘MARGHERITE CENTRIFUGHE’, dott. Paolo Fidanzi

Evidente la citazione di MIRO’. A parte il taglio netto del disegno,interessante la sovrapposizione del colore poco accademica e molto emotiva.Quindi più poetica ed elegante. Il lavoro con i fiori – margherita – quei petali a stella molto centrifughi accentuano la linea di fuga del colore e della luce e ricordano, non ripetono, le geometrie kandinskyane. Molto bella l’apertura umile del lavoro – bozza ancora da riempire di colore. Quelle macchie sfocate, ombre di un’eventuale perfezione di contenuto e d’intento realizzativo dell’artista, toccano corde emotive profonde.

Dott. Paolo Fidanzi

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PROBABILI NUOVE TENDENZE DI QUESTA PITTURA

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L’IMMAGINE CHE SEGUE,  “DECORATA NELLE SUE PARTI INTERNE”,  E’ UNA DELLE PIU’ BELLE.

QUANDO RIUSCIRO’ A TROVARE L’ORIGINALE A COLORI LA SOSTITRUIRO’

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Travato l’originale:

 

P. Fidanzi dice:
Evidente la citazione di MIR0′. A parte il taglio netto del disegno, interessante la sovrapposizione del colore poco accademica e molto emotiva. Quindi più poetica ed elegante. Il lavoro con i fiori -margherita-quei petali a stella molto centrifughi accentuano la linea di fuga del colore e della luce e ricordano, non ripetono, le geometrie kandinskyane. Molto bella l’apertura umile del lavoro -bozza ancora da riempire di colore. Quelle macchie sfocate, ombre di un’ eventuale perfezione di contenuto e d’intento realizzativo dell’artista, toccano corde emotive profonde.

Dott. Paolo Fidanzi

LE EMOZIONI POETICHE DI PIERO PISTOIA: commenti a più voci (dott.ssa. Stefania Ragoni e docente Andrea Pazzagli); post aperto

PER INGRANDIRE LO SCRITTO CLICCARCI SOPRA
I commenti che seguono sono stati trasferiti dall’inserto ‘Il Sillabario’

ASPETTI DIONISIACI DELLA POESIA

DI PIERO PISTOIA

Dott.ssa  STEFANIA RAGONI 

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IL MITO E LA POESIA DI PIERO PISTOIA

Insegnante ANDREA PAZZAGLI 

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SENTIMENTO DELLA NATURA DI PIERO PISTOIA

 di ANDREA PAZZAGLI

La filosofia, dicevano i Greci, promana dallo stupore che pervade l’uomo di fronte al mondo, al libero manifestarsi (alèteia) di quella phisys che non si lascia mai completamente comprendere dalla ragione calcolante della scienza, della tecnica, delle metafisiche razionalistiche.

Non diverso dal filosofo è il poeta: è poeta chi sempre di nuovo sa meravigliarsi e dire la sua meraviglia davanti allo spettacolo del mondo, sempre uguale eppure sempre diverso, se nuovo sa essere l’occhio che lo contempla.

A ciò probabilmente pensava anche pascoli quando paragonava i poeti ai fanciulli (poetica del fanciullino); i poeti ed i fanciulli condividono la prerogativa di sapersi ancora stupire, sanno, ancora, non essere banali e non rendere banale il mondo circostante.

Questi pensieri si affacciano alla mente mentre leggo o ascolto le poesie di Piero Pistoia. Sono versi, appunto, mai banali e riescono ad esprimere, spesso con forte efficacia, un senso di profonda partecipazione all’Essere, di comunione con la Natura ( intesa nell’accezione greca di phisys, non quella oggettivante dei Positivisti) non facile da trovarsi. Non c’è in questi versi alcuna imitazione di D’Annunzio e dei suoi panismi, piuttosto l’espressione del legame fra noi e ed il mondo, tra noi e la Natura, che, una volta, era forse dato dal senso comune, ma che, oggi, solo le parole della poesia sanno ancora esprimere. La campagna, il bosco, il fiume, i declivi, le piagge: ecco i luoghi della poesia di Pistoia, luoghi dove ora va a caccia e che, nella memoria e nei versi, tuttavia si confondono con quelli, geograficamente e temporalmente lontani, dell’infanzia già remota. Luoghi, visioni: ma, va notato che, per Pistoia il dato visivo non è mai isolato, si arricchisce, si sostanzia di altre sensazioni, più forti, più carnali, più animali quasi, soprattutto uditive e olfattive. Chi (e anche Pistoia è fra questi) ha varcato il limite della maturità, raramente è esente da una vena di nostalgia per un passato sentito perduto e irrecuperabile: nostalgia si respira in effetti anche in talune di queste poesie, ma senza che mai divenga tono dominante, che mai riesca a spegnere la corposa energia di vivere che rimane tratto distintivo.

Resta da dire del linguaggio poetico. Non voglio azzardare giudizi ed analisi, ma credo che i lettori converranno nel riconosce la sciolta, agile eleganza di questi versi che, senza riferimenti troppo espliciti, mostrano però come l’autore abbia fatto propria la lezione della poesia del primo Novecento.

Gli interessi scientifici  di Pistoia, le sue incursioni in svariati campi del pensiero, non sono senza eco nelle sue poesie: numerosi i rimandi a teorie scientifiche e matematiche, frequenti le parole tratte da vocabolari settoriali. Ma (ed è questa una riprova della solidità del linguaggio poetico dell’autore) queste parole. questi rimandi, non stridono affatto, si inseriscono anzi nel contesto, lo arricchiscono e ne fanno esempio della necessità, oggi centrale, di ibridare discipline, esperienze e vocabolari.

LE POESIE DI PIERO PISTOIA SUL BLOG SONO RAGGRUPPATE, FRA L’ALTRO, ALLE SEGUENTI VOCI (tags)

Riflessioni non conformi

Poesie di paese

Fatica di vivere

Memoria memoria…

Poesie di caccia e Natura

Poesie di “cose” del mito

Solo rassegnazione

Tempi perduti

ESEMPI DI ANALISI STATISTICA APPLICATA: LA ‘CERCA’ DI UNICORNI: date di nascita e di morte, correlate alle fasi lunari e ad altro; del dott. Piero Pistoia; intermezzi pitture di Gabriella Scarciglia

CURRICULUM DI PIERO PISTOIA

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   DATA DI NASCITA E FASI

LUNARI

INTERMEZZI: LE TRE “LUNE” DI GABRIELLA SCARCIGLIA

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PREMESSA GENERALE A QUESTO POST A TAGLIO STATISTICO

Fasi guidate e TROUBLE del ricercatore che ‘tenta di guardare’ all’interno di un oggetto complesso, per ‘sbrogliare’ la matassa di un migliaio di dati relativi alle date di nascita e di morte in Val di Cecina, da classificare secondo vari criteri, onde trovare correlazioni, per es., con le fasi lunari, i sette giorni della settimana, i dodici mesi dell’anno, maschi e femmine…., attraverso ipotesi di lavoro successive.

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Seguendo i percorsi tracciati nel link precedente, consideriamo, al termine del processo di ricerca, due soli gruppi di dati, il primo dei quali (CAMPIONE n.1) rappresenta le date di nascita  di persone decedute fra maggio 1976 e marzo 1992 (822 casi), considerando solo quelle comprese fra il 1880 ed il 1925 (risultate 741), venendo così a trascurare 81 casi. Questi dati sono stati ripresi dal prezioso Registro dei Defunti della Parrocchia di S. Giovanni Battista di Pomarance (Pi), messo a disposizione dell’autore dall’allora proposto Don Piero Burlacchini, che si ringrazia per la gentile preziosa collaborazione.

Il secondo Gruppo (CAMPIONE n. 2)  è costituito da 444 date di nascita (11980-1991) riprese dal Registro delle Vaccinazioni dell’USL della Val di Cecina. Un ringraziamento particolare va alla Signora Fulvia Gronchi Borghetti, ostetrica,  per avere ricopiato direttamente a mano dal detto Registro le date di nascita al tempo attuali (444 casi).

Ringraziamo altresì l’amico prof. Vasco Pineschi  per aver riportato in ‘bella copia’ i grafici del risultato.

I diversi gruppi di date scelti in successione per questa ricerca  vengono via via sottoposti a vari programmi di lettura e classificazione dati, in Qbasic (LUNFRE), scritti da Piero Pistoia, simili, per es., al contenuto del link  seguente:

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Vi facciamo vedere, per esempio, anche il risultato ottenuto da uno di questi programmi, da sottoporre ad una analisi statistica successiva in cerca di correlazioni.

 

BREVE COMMENTO AL PROGRAMMA DATI1.BAS

Di tratta di una routine in QB per immettere contemporaneamente in tre file i dati relativi a nascita, morte , sesso, età e per richiamarli.

Due di questi file sono di tipo random ed uno è sequenziale. I tre file vengono aperti all’inizio e chiusi alla fine della fase di immissione o della fase richiamo dati. Per i file random è necessario specificare anche il nome ed il tipo delle variabile immesse.

DT0.DT → file random che contiene il giorno-mese-anno di morte, l’età, il sesso, il giorno-mese-anno di nascita. E un file BINARIO

ET.DT → file random che contiene l’anno di morte e l’età. E’ un file BINARIO.

TE.DT → file sequenziale che contiene l’anno di morte e l’età. E’ un file ASCII.

In tal modo di due file ET.DT e TE.DT contengono gli stessi dati, solo che uno è scritto in BINARIO e l’altro in ASCII.

E possibile aggiungere a questi due file anche il SESSO per ogni età.

ALGORITMO PER IL CALCOLO DELLA ETA’

(Subroutine 100 del programma accessibile con il link al termine del commento)

L’età viene calcolata prendendo i GIORNI GIULIANI (Subroutine 1000, vedere programma nel linK sotto), relativi ad ogni data di nascita e di morte, sottraendoli per ottenere i GIORNI DI DURATA DELLA VITA.

Conoscendo l’anno di nascita ed i giorni di vita, l’algoritmo procede secondo le fasi seguenti:

1 – Aumento di 1 l’anno di nascita e controllo se è BISESTILE  (vedere NOTA) con una ulteriore subroutine.

2 – Sottraggo in successione dai giorni di vita, 365 (o 366 se l’anno in oggetto risulta bisestile) e per ogni sottrazione sommo 1 in un contatore.

3 – Ad ogni sottrazione controllo se il numero dei giorni di vita restanti è inferiore a 365 (o 366), giorni dell’anno su cui stiamo lavorando. Finché tale numero risulta maggiore, si torna al punto 1, continuando a sommare 1 all’anno di nascita, passando quindi al punto 2 e 3.

4 – Quando si esce (numero di giorni di vita restanti (< di 365 o 366), nel contatore c’è un numero senza decimali (intero) equivalente agli ANNI DI VITA o ETA’.

5 – I giorni di vita che restano rappresentano la frazione di anno, che posso calcolare dividendo questo numero di giorni di vita per 365 (o 3666, se l’ultimo anno del conto è bisestile).

6 – Sommo infine alla frazione di anno, il numero di anni di vita, ottenendo l’ETA’ cercata, in anni e frazioni di anno.

NOTA: anni bisestili

 Anno Tropico -> è l’intervallo di tempo che trascorre fra due successivi passaggi del sole, considerato che si muova a velocità angolare costante, all’equinozio di primavera. L’anno tropico, che è poi l’anno del senso comune, è più breve dell’anno siderale (perché l’equinozio (gamma) si muove incontro al sole ed è più breve del tempo che il sole impiega a percorrere un arco di 50”. 26
360° -> 1 296 000″
Anno Siderale -> è il periodo di rivoluzione della terra attorno al sole ed è pari a 365.256360 giorni solari medi.
L’Anno Tropico = Anno Siderale * (1 – 50”.27 / 1 296 000″) =365.24220 giorni solari medi
L’Anno Tropico presenta alcuni inconvenienti per le frazioni di giorno di cui bisogna tener conto.
Si è definito così l’anno civile che inizia sempre col principio esatto di un giorno medio ed è composto di un numero intero di giorni medi. Si può così ottenere una buona approssimazione, per l’anno civile all’anno tropico, considerando il civile pari a 365 e un 1/4 giorni solari medi.
Il problema del calendario si risolve facendo uguale a 365 giorni la durata dell’anno civile ed inserendo ogni 4 anni un anno bisestile di 366 giorno.
Ma rispetto all’anno tropico ogni 400 anni si ha:
365 1/4 * 400 -> 365*4000 + 100 giorni medi , anziché:
365.24222 * 400 -> 365 * 400 + 96.88 giorni medi.
Quindi ogni 400 anni si devono sopprimere 3 giorni, se non si vuole che la data del 21 Marzo anticipi.superi l’equinozio di primavera.
Così nel 1582 si dovettero sopprimere 10 giorni (il giorno dopo il 4 ottobre 1582 fu così il 15 invece del 5).
D’allora in poi gli anni indicati da un numero terminante con 2 zero (che prima erano tutti bisestili) fossero bisestili solo se tale numero fosse anche divisibile per 400, effettuando così la soppressione di 3 giorni ogni 400 anni.

Il precedente commento è relativo al programma in basic di Piero Pistoia, accessibile con il link:

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Da continuare…..

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PRIMA LUNA

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SECONDA LUNA

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TERZA LUNA
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NOTA PREMESSA

SCRITTI SARCASTICI: post aperto a più voci

TEMA: PARLA DEL TUO GATTO

(Vernacoliere–Novembre 1984) – fatto pervenire dal G. Albertini

Il Ciucio, meticcio Certosino, abita presso la  famiglia Scarciglia-Pistoia

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N.B. Il gatto del seguente scritto non è il Ciuci! ma il gatto di un tale  Friedirich Nietzsche; la storia del Ciuci,  foto sopra, e dell’evento “Friederich Nietzsche” si può leggere al tag  “LA STORIA VERA DI CIUCI”

‘R gatto è quella bestia ‘he nì puzza ‘r piscio. Anche alla mì nonna nì puzza  ma lei ‘un miagola. Di notte ‘r gatto  cià l’occhi accesi e s’infila ‘n tutti ‘bui. Quando va n’amore ‘r gatto fa ‘gattini. Fa anche un gran casino e mi’ pà n’arronza le scarpate. ‘R gatto fa anche le fusa che mì ma’ dice è ruffiano e fa anche la popò a palline. Se cià ‘r mardipancia fa la squaquarella.
‘R gatto è fatto in tre parti. Davanti cià la testa, didietro cià la ‘oda e sotto cià le palle. Le gatte ‘nvece no.

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‘R gatto è fatto in tre parti. Davanti cià la testa, didietro cià la ‘oda e sotto …

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…cià le palle.

‘R gatto magia ‘topi. Alle vorte c’è topi ‘he mangiano ‘gatti. Che difatti ‘r mi gatto cià la ‘oda tutta rosicchiata e a dinni topo ni s’arrizza ‘peli.
‘R gatto mangia anche le scatolette per i gatti ma ni piace di più le sarcicce. Io ar mi’ gatto ni do anche ‘r ciuingumme ciucciato che poi fa la popò cor filo e la striscia per casa.
‘R gatto è ‘n animale ‘goista ‘he pensa a’ fatti sua. Quando la mi mamma mi picchia a lui n’importassai.
Da grande voglio fa’ ‘r gatto anch’io, così vo ‘n culo a tutti.

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caporAutore Ignoto

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cap

LA SCULTURA DI ROBERTO MARMELLI e divagazioni di P. Pistoia, post aperto


POST IN VIA DI COSTRUZIONE (ancora da correggere)

IDOLO1: NASCITA DAL BLOCCO DI ARENARIA

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IDOLO2

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LA REPLICAZIONE UMANA

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Commento critico alle foto

          GLI URLANTI     

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  a – Idolo 2 b – Classicismo surreale 4 c – Crociato 3 d – Acconciatura con trina e – Ellenico1   OLYMPUS DIGITAL CAMERA OLYMPUS DIGITAL CAMERA OLYMPUS DIGITAL CAMERA   OLYMPUS DIGITAL CAMERA   OLYMPUS DIGITAL CAMERA

Chi volesse vedere altre sculture di Marmelli in questo blog, deve cercare nel post “La poesia DI LUGLIO” alla voce Intermezzi (Torso) e nel post “La poesia A SE STESSO” sempre alla voce Intermezzi (Totem, Volto, elemento umano avvolto in una spirale e un breve commento).

Seguono le ultime due sculture di Marmelli in arenaria che  esprimono il dolore di una madre per la perdita del figlio ucciso, suggerita dagli inumani drammi in atto nel Mediterraneo:  dai tragici sbarchi di migranti fuggitivi a Lampedusa, o forse dall’attuale ‘eccesso di difesa’  ‘asimmetrico’  (da una parte la paura senza conseguenze, dall’altra la morte certa!), incredibile in Medio Oriente, che, a mio avviso, lascerà traccia nella Storia e nella memoria delle genti, perpetrato dalle guerre. Col tempo infatti le guerre continuano ad acquistare sempre più intensamente questa caratteristica a danno dei più deboli e dei più poveri. E’ stato ucciso un combattente occidentale! urlano costernati i mass media. Possibile che, nelle ultime guerre,  nessuno abbia fatto il conto di quanti bambini, quante donne non combattenti, quanti vecchi, in media, riescano a bilanciare questa morte?! Si veda in proposito anche la vignetta emblematica successiva  ripresa dal giornale ” Il Fatto Quotidiano” del 30 luglio 2014.

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Per caricare le stesse due foto tramite Word o Open Office cliccare sopra ‘migranti 1’ e  ‘migranti’

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migranti

Per caricare ‘migranti’ in pdf,  cliccare su:

migranti in pdf

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CONSIGLIO DELLO PSICOLOGO:

Per non strapparsi i capelli è meglio far finta di niente!

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DIVAGAZIONI SCARSAMENTE CONDIVISE E MOLTO APPROSSIMATE SULLA NATURA E SULL’ARTE

di  Piero Pistoia

Il sentimento  universale del dolore per la perdita di un cucciolo della stessa specie riesce a esprimerla anche la stessa Natura giocando con il  linguaggio criptato di angoli, rapporti aurei e pentagoni (così come  intravisto appena dal pensiero razionale), che stranamente, per un processo co-evolutivo,  anche l’animo umano riesce a tradurre in emozione! La Natura costruisce se stessa ponendosi  ad  ogni stadio davanti ad infinite scelte; le ‘annusa’,  con le velocità che le è  naturale (forse quella della luce) e sceglie quel cammino che consuma minore energia, si muove verso quella superficie  per raggiungere la quale consuma meno energia, ecc. costruendo tutte le forme del cosmo attraverso strutture primigenie (forse i frattali che hanno a che  fare con numeri aurei i numeri di Fibonacci). La Natura costruisce ogni forma! Costruisce le albe, i tramonti, le aurore boreali, le foreste, le forme delle foglie, degli animali, gli occhi delle donne… insomma tutto ciò che la scienza con la matematica e la fisica non riescono a realizzare e spiegare. Ciò che la matematica e la fisica invece riescono a razionalizzare è una porzione di spazio-tempo infinitesima rispetto al cosmo che ci circonda. E l’arte? Proprio per la sua natura universale svincolata dal tempo e forse costruita a partire  da ‘quanti di emozione’ (l’emozione è forse quantizzabile come la materia e l’energia, il tempo e lo spazio ecc.?), che rimandano a frattali e a numeri aurei,  usa una parte del cervello umano estremamente difforme dal razionale, tale da contribuire però, attraverso un transfert-a-specifico,  a quei salti creativi  che nel corso dei secoli hanno contribuito al progresso anche della scienza e della matematica.

Sono da precisare alcuni passaggi critici

*I SASSI MAMMELLONATI*: MATERNITA’, DOLORE, NATURA

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*MAMMELLONATI* DELLO SCULTORE ROBERTO MARMELLI

LA SCULTURA: “Abbondanti rotondità”

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IL PREGEVOLE ATIGIANATO DI Roberto Marmelli

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LE SCULTURE DI ANNE BRUYLANTS, BELGA E MARIO DANIELE, SIRACUSANO; commento di F. Gherardini; post aperto

POST DA RIORGANIZZARE

LA PRESENTAZIONE

Caro Pier Fancesco, ti mando per IL SILLABARIO2013  una serie di immagini di due scultori, lei Anne Bruylants belga e lui Mario Daniele siracusano di nascita e fiorentino di adozione,  che, dopo tanti anni trascorsi per le grandi metropoli europee, vivono ormai nel Borgo di  Castelnuovo VC (Pisa) e che terranno una Mostra presso la sala Altiero Spinelli al Parlamento di Bruxelles dal 1 al 7 aprile p.v. nell’ambito di una prestigiosa Esposizione di Arte Contemporanea. Spero che  tu e Piero possiate estrarne qualcosa da poter utilizzare per il sito. Saluti Francesco.

Dott. Francesco Gherardini

Seguono le sculture di ANNE & MARIO DANIELE, esposte presso il Parlamento Europeo dal 31 Marzo al 7 Aprile 2014.

Indici delle immagini:

1 – Il coniglio sorvegliato

3 – Il recinto dei cavalli

5 – Teorema

7 – Il viaggio vegetale

9 – Migrazione

11 – Il rovescio della moneta

13 – La Tarda

15 –  Attraverso

17 – La danza di Pulcinella

19 – Il contenitore

21 – Il gigante

23 – Volo immaginario I

25 – Volo immaginario II

IMMAGINI_DANIELE

Segue il commento di Francesco Gherardini:

MARIO DANIELE SCULTORE del Prof. F. Gherardini.doc

MARIO DANIELE SCULTORE del Prof. F. Gherardini.jpg

 

ARMANDINO (da “la collina”rivista di letteratura numero 8-giugno 1987. Siena); di Paolo Fidanzi

Armandino lo vedevo tutte le mattine nella stanza numero quatto a Clinica Medica. Bianca risplendeva la sua testa, nell’aria gialla. Se lo guardavo negli occhi sorrideva: come i gatti faceva le fusa. Non rispondeva a nessuno, e a torto lo credevano sordo. Era quella soltanto una difesa, in sè la protesta contro medici e figlie, che lo obbligavano a respirare a bocca aperta, a mangiare il caffè nero coi biscotti. Spesso, ad alta voce, ripeteva: – Nun intendooo ! Siamo vecchii ! E ancora: – Vanno via tuttii !- Quando gli pizzicavo un alluce, o facevo campana col suo naso, non si arrabbiava. Non era dispiaciuto che lo facessi apposta. E sorridendo sembrava voler dire: – O birbaccione !-

Ieri mattina mi sembrò più felice del solito. Lo sguardo vivo, a mulinare sulle cose. Una strana agitazione si era impossessata di lui e lo rendeva più giovane, quasi bambino. Con voce bassa e segreta mi chiese: -E’ tempo bello ?- Risposi che fuori c’era il sole, il cielo azzurro, e pensai:- E’ migliorato!-

Trascorsero l’intera giornata e una notte di luna.

Stamani, nella stanza numero quattro  l’aria è sempre gialla, quasi tutto al suo posto,

ma il letto di Armandino  è vuoto. Già rifatto.

 

Paolo Fidanzi

“DEVO STARE TRANQUILLO”, racconto di Roberto Veracini

Devo stare tranquillo

di Roberto Veracini

(racconto di un natale contemporaneo)

Sale sul tram, affollato di gente prenatalizia, piena di pacchi, ma senza sorrisi. Lui lo nota subito, dice buon Natale a tutti, tocca le persone, vuole attenzione…Guardali, guarda che facce, non gliene importa niente, è un momento difficile, eh? Senza babbo e senza mamma, eh? Con la mi’ sorella che è andata via, eh? M’hanno mandato in ferie, ma io cosa faccio, andrò un po’ a giro, eh? Devo stare tranquillo, eh? Se no poi il cervello non funziona, eh? E’ difficile, senza babbo e senza mamma, con la mi’ sorella che se n’è andata, col m i’ cognato malato, eh?…Avrà cinquant’anni e un berrettino da adolescente, il volto un po’ grasso e gli occhi spenti, con un sorriso tristissimo e le movenze lente, calmanti, forse…E’ un momento difficile, eh? M’hanno fatto firmare un foglio per le ferie, da domani…e io che faccio, eh? Mi metto a fare il cattivo, botte da orbi, eh? Quanti giorni sono, da oggi al 2 Gennaio, ce la posso fare, eh? Se no divento cattivo, botte da orbi, eh? …E sorride, con quel suo sorriso triste e assente, mi ha preso come punto di riferimento, in quell’ammucchiata di gente con pacchi, che lo guarda schifata, ceca di stare alla larga, ma non può più di tanto, perché non c’è altro posto, tocca sopportare il folle in ferie, abbandonato alle sue fisime, che ogni tanto dice buon Natale e poi ricomincia con il suo monologo, chiedendo attenzione, un assenso o un sorriso…Devo stare tranquillo, eh? Come ti chiami? Roberto? Devo stare tranquillo, Roberto, eh? Se no faccio il cattivo, botte da orbi, ma è meglio di no, eh? Meglio di no…Devo stare tranquillo, Roberto, eh? Tranquillo. Annuisco, gli sorrido. Tranquillo…Senza babbo e senza mamma, è dura, eh? Ma io devo stare tranquillo, eh? Quando scendi Roberto? Alla prossima? Scendiamo velocemente dal tram, ognuno con i suoi pacchi natalizi e le facce senza sorrisi. Sento ancora una voce da lontano…Buon Natale, Roberto, devo stare tranquillo? Si, tranquillo…Ciao Roberto, andrà tutto bene, eh? Tutto bene…Devo stare tranquillo, Roberto? Si, tranquillo, andrà tutto bene.

Roberto Veracini

 (Dicembre 2013)

POESIA “IL LAMPO” di Giovanni Pascoli: commenti con intermezzi; post aperto

Immagini riprese da “Il Sillabario”  N.4 – 1997 e dalla mostra 2014 a Lustignano

INTERMEZZI

 1) Alcune opere di Fabio Batini, pittore e scultore.

2) Breve commento sulla sua attività artistica.

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Batini-BAMBOLA AFGANA

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