L’APPENNINO SETTENTRIONALE: ORIGINE ED EVOLUZIONE; del Dott. Piero Pistoia, post aperto

CURRICULUM DI PIERO PISTOIA :

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UNA POSSIBILE “NARRAZIONE MINIMALE” SULL’ORIGINE ED EVOLUZIONE DELL’APPENNINO CENTRO-SETTENTRIONALE (da 300 a 20 Maf).

Dott. Piero Pistoia

POST IN VIA DI COSTRUZIONE!

PREMESSA

L’idea è offrire una base culturale di partenza abbastanza condivisa,  anche se  provvisoria, nel senso che è suscettibile di complicazione, con molti incastri aperti, semplice ma organizzata, su cui poi poter inserire, a più riprese, le nozioni provenienti a mosaico da successivi approfondimenti, in modo che possano integrarsi e diventare infine un patrimonio culturale in continua costruzione. Nell’intenzione di chi scrive dovrebbe trattarsi di un modello che, pur semplice, provvisorio e quindi approssimato, possa, con l’approfondire l’argomento, essere facilmente modificato, arricchito e adattato ai nuovi apporti anche futuri.

UNA PRIMA VELOCE PANORAMICA SULLE PROBLEMATICHE CHE ESAMINEREMO

Le prime semplificazioni ‘verosimiglianti’: situazione oggi – Il teatro degli eventi della nostra narrazione è il Mediterraneo occidentale. In generale semplificando molto le miriadi di dati e informazioni ricavati da una moltitudine studi e ricerche con decenni di errori e correzioni, l’area mediterranea in studio è attualmente costituita 1) da plaghe crostali i cui sedimenti si depositarono, nel posto in cui sono oggi, in bacini dovuti ad una fase di distensione tardiva iniziata a partire dall’Eocene, che dette origine a quel complesso roccioso riferito al Neoautoctono (sedimenti post-orogenici) e 2) da catene costruite dall’orogenesi (meccanismo attraverso cui nascono ed evolvono le montagne), che invece contornano tali plaghe (Alpi, Appennini, Pirenei, Cordigliera Betica, Atlante, Dinaridi) e partono da molto più lontano (almeno 300 Maf) pervenendo, semplificando molto, alle attuali catene orogenetiche, attraverso una fase tettonica distensiva (apertura oceanica durante il Giurassico medio-superiore a partire da 150-160 Maf, con copertura di rocce ultrabasiche sul fondo dell’oceano) e poi  due fasi compressive (fase oceanica di convergenza (Cretaceo sup.- Eocene medio, a partire da 100 Maf, inizio chiusura oceano) e fase di collisione continentale (scontro cratonico a partire dall’Eocene sup., circa 40 Maf).

Se si accetta la Teoria della Tettonica delle Placche Litosferiche  di Weghener, siamo convinti che queste prime  semplificazioni, insieme a quelle che seguiranno in questa panoramica, pur così “povere”, siano abbastanza ‘verosimiglianti’, cioè consistenti con tantissimi fatti, costruite come sono su tante falsificazioni ed eliminazione degli errori (EE direbbe Popper), e possiamo quindi affermare con basso rischio che possano costituire una prima struttura-base del nostro racconto.

Situazione iniziale di questo processo: la ‘culla’ dell’Appennino – Tutto il processo, molto complesso, in sintesi si svolge nell’interazione, all’inizio del Mesozoico, fra due placche cratoniche, l’Europa a nord ovest e l’Africa a sud est; in particolare fra l’Iberia, appendice agganciata a sud alla placca europea (Spagna) e l’Adria, appendice africana e basamento crostale della penisola italica e dell’Adriatico (Fig. 1).

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L’Appennino settentrionale oggi, semplificando il percorso del dott. prof. P. Elter, si presenta costituito  da due grandi pacchi di formazioni tettonicamente sovrapposte, diverse per caratteristiche litologiche, strutturali  e origine, collegabili da una storia comune: il pacco di formazioni detto interno o ligure-piemontese (nella vecchia denominazione, relativo al bacino dell’ Eugeosinclinale  ad ovest) e quello esterno Toscano-umbro (bacino della Miogeosinclinale, verso est). L’Appennino infatti e in particolare la catena appenninica della Toscana centro-settentrionale si presenta come una sovrapposizione di unità tettoniche discontinue, sedimentate in bacini diversi e tettonicamente separati, a partire da ovest), poste, oggi l’una sull’altra,  al di sopra di un nucleo autoctono metamorfico che si estende da N.O a S-E a partire dalla finestra  delle Alpi Apuane  lungo la linea che congiunge Iano a Monticiano-Roccastrada (Dorsale medio-toscana) (? da controllare).

L’esterno miogeosinclinalico è in sintesi costituito da un basamento continentale (roccia di riferimento: granito acido) appartenente alla placca adriatica-africana (Apula) su cui si sono depositate, in mari  formati sulla parte assottigliata dei margini continentali, le coperture sedimentarie mesozoico-terziarie originarie, pur deformate e talora scollate.

L’interno eugeosinclinalico, per la presenza  di rocce basiche ed ultrabasiche (ofioliti) di natura diversa dalle rocce acide continentali, proviene da  fosse oceaniche che, formate attraverso rifting su basamento continentale (fratture profonde con assottigliamento e  spostamento), permettono risalita di magmi ultrabasici profondi dall’interno della terra (mantello), che verranno a ricoprire lo stesso fondo delle fosse (oceani). Tali rifting con apporto di materiali profondi sono concausa dell’apertura degli oceani.

Sia il pacco di formazioni  interno sia quello esterno sono classificati in unità tettoniche. Le unità interne provengono da questo oceano e quelle esterne  dai mari sui due margini appartenenti rispettivamente al continente iberico-europeo da un lato e al continente apulo-africano dall’altro (vedere Fig. 1 e Fig. 3). I due  margini venivano a configurarsi rispettivamente come avampaesi delle Alpi e dell’Appennino.

In effetti circa 300 Maf le placche crostali della terra erano unite a formare il super-continente chiamato Pangea (Fig.2), circondato da un unico oceano, il Pantalassa, costituito a nord dalla placca euroasiatica (Laurasia) e a sud dal Gondwana, inflesso ad est da un enorme golfo, il Tethys, che tentava di insinuarsi fra Laurasia e Gondwana circa in direzione dell’Equatore. All’inizio del Mesozoico iniziarono movimenti delle placche, documentati dai dati paleo-magnetici. Semplificando possiamo affermare che l’apertura dell’oceano Atlantico centrale spinse l’Africa verso est rispetto all’Europa, per cui si creò fra l’Iberia e l’Adria una zona di distensione e stiramento che le allontanò nella direzione dell’equatore, lungo cui anche il grande golfo Tethys tendeva a insinuarsi da est (Fig. 2). Si aprì allora  una fossa marina (su piattaforma continentale) poi oceanica (lacerazione della piattaforma granitica a circa metà fossa), allungata NE-SO, chiamata Neotetide o Tetide Centrale o Tetide occidentale, o semplicemente Tetide, che diventò la ‘culla’ del nostro Appennino.

Fin dall’apertura di questo primigenio mare, fiumi, ad es. dalla parte dell’Europa e   dall’Africa , portarono sedimenti sopra le formazioni di trasgressione, in particolare  sopra il Verrucano sulla piattaforma africana, la zona che prenderemo in considerazione. Eravamo nel Trias medio quando il mare iniziò a trasgredire sui continenti, instaurando una fossa di riempimento al margine di essi.

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La ‘culla’, fossa unica, mare su fondo continentale,  si differenzia, dal Giurese sup. (Malm a partire da 190 maf), in due domini.

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La fig.3 è stata ripresa da una relazione (2008) del prof. E. Pandeli, accademico dell’Università di Firenze che ringraziamo.

CHE COSA ACCADDE SULLA COSTA AFRICANA DAL TRIAS MEDIO AL MALM IN QUESTO MARE INIZIALE ?

S22C-113071809240  a contatto con correnti ricche di silice colloidale e anidride carbonica. In queste condizioni si scioglieva la parte calcarea interessata da dette correnti e rimanevano gli eventuali resti silicei, mentre la presenza in soluzione di una concentrazione maggiore di Ca^++ determinava la precipitazione dei fiocchi di silice colloidale. Al cessare di queste correnti, continuava il deposito di fanghi calcarei che venivano così a inglobare noduli e straterelli di silice pura, come poi apparirà nella roccia definitiva. Tali Calcari a liste di selce continuarono a deporsi fino al Giurese superiore (circa 150 maf)

– Intanto anche nella zona più interna, verso l’Iberia si accumulavano sedimenti dentro quest’unica fossa continentale che consideriamo di scarsa rilevanza  per il nostro discorso sull’Appennino. Le figg. 4 approssimate,  potrebbero rappresentare la situazione di questa geosinclinale, come da noi immaginata, a 150 maf. La fig.4a rappresenta la situazione giosinclinalica al Giurese superiore. La Fig. 4b è uno spaccato semplificato corrispondente alla sezione X.

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Fig. 4a- situazione giosinclinalica al Giurese superiore

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Fig. 4b – spaccato semplificato sulla linea X – Controllare la successione delle formazioni a partire dalla trasgressione del Verrucano nel Trias inf. fino ai diaspri (Giurese sup.) nella Fig. 6a e Fig. 6b

– A partire dal Giurese superiore (circa 150 Maf) accadde un fatto nuovo, determinante e, per certi versi, sorprendente. A circa metà di questa fossa continentale ovvero forse nella zona più interna verso N-O, lungo i margini del blocco continentale europeo in corrispondenza del Massiccio Sardo-Corso, avvenne, continuando le forze di distensione, una spaccatura della crosta granitica  (allungata NE- SO) forse  favorendo una risalita  di un megapiro di astenosfera dal mantello della terra, che fu concausa dell’apertura e dell’innesco di un rifting (apertura con spostamento di margini) , venendo a configurare una nuova fossa di sedimentazione più interna (più spostata verso la zolla europea). Vedere fig. 4a che rappresenta lo sviluppo della Fig. 1 e la sua sezione  (Fig. 4b) attraverso il futuro appennino settentrionale.

L’evoluzione nel tempo, fino al Cretaceo superiore, di queste due fosse  potrebbe essere rappresentata in maniere altrettanto approssimativa dalle figure successive (Fig.5a e Fig. 5b) che danno forse un’idea di quello che accadde. Per la traccia teorica relativa  alle figure si rimanda all’articolo delle stesso autore sulla storia degli ofioliti in questo blog ed al prosieguo del racconto.

GeosiclCretaceoSup1

giura_creta3Continua la storia della fase distensiva fino al Cretaceo inferiore (circa 100 Maf)

geosincl_Creta_inf

Riprendiamo ora, con più calma la nostra storia in maniera più specifica ed organizzata

Testo rivisitato da “Il sillabario” N. 4 – 1999

Una lettura più chiara e ordinata in pdf è possibile cliccando sul link:

APPENNINO_evul0001

altrimenti:

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Vedere anche l’articolo sull’origine ed evoluzione dell’Appennino del dott. Prof. Graziano Plesi, accademico dell’Università di Pisa, in questo Blog.

UN POSSIBILE RACCONTO SULLA RELAZIONE FRA MASSA ED ENERGIA: art. del dott. Piero Pistoia, art. del dott. Fabio De Michele e di altri; post aperto

CURRICULUM DI PIERO PISTOIA

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PROLOGO ALL’ARTICOLO di Piero Pistoia

In via di sviluppo; rivisitato e corretto da Il Sillabario n. 4 1995; da esso in particolare riprese le immagini.

Chi trova errori li corregga o ce li comunichi! Grazie.

L’ARGOMENTAZIONE SVILUPPATA IN QUESTO RACCONTO CERCA DI SEMPLIFICARE IL PERCORSO CONCETTUALE SEGUITO NEL TESTO “PHYSICS FOR THE INQUIRING MIND” BY ERIC M. ROGERS, Princerton University press, Cap. 31. Tale testo al tempo fece epoca. Il capitolo 31 sulla Relatività fu poi tradotto anche in italiano per il “The Project Physics Course” della Zanichelli, Unità 4 e Unità 5, 1982. Questa traduzione fu inserita nella Prima Lettura, pagg. 5/114-5/141.

AFFERMAZIONE DI ROGERS NEL CUORE DELL’ARGOMENTAZIONE

“…Then ε, watching ε’  at work, sees that ε’ uses a clock that runs slowly (but they agree on normal meter sticks in the y-directions). So ε sees that when ε’ said  he misured 3 meters travel in 1 sec, it was ‘really’ 3 meters in more-than 1-second  as ε would misure it by his clock…” by Rogers pag. 486

 

___________________________RIQUADRO_______________________

CAPITOLI

  2 – NOZIONI NECESSARIE DI FISICA ELEMENTARE

  3 – NOZIONI NECESSARIE DI RELATIVITA’ RISTRETTA

  4 – RELAZIONE FRA MASSA ‘A RIPOSO’ E MASSA IN MOVIMENTO: UN    ESPERIMENTO “PENSATO” ALLA GALILEO

  5 – LA RELAZIONE FRA MASSA ED ENERGIA

  6 – NOTE

 7 – IL DUBBIO

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CLICCANDO SOPRA GLI SCRITTI  POCO LEGGIBILI SI INGRANDISCONO

Nozioni Fisica classica

CENNI DI NOZIONI NECESSARIE DI RELATIVITA’  RISTRETTA

I Postulati della Relatività Ristretta di Einstein affermano 1) Tutte le leggi fisiche sono le stesse in tutti i sistemi di riferimento inerziali (“spazi” che traslano reciprocamente di moto rettilineo uniforme). 2) la velocità della luce (nel vuoto) è la stessa per ogni osservatore in un sistema di riferimento inerziale, qualunque sia il moto relativo fra la sorgente luminosa e l’osservatore. Su questi postulati si “costruiscono”, senza grandi difficoltà matematiche (a parte qualche sottigliezza concettuale), le così dette Trasformazioni di Lorentz (quelle di Galileo riguardavano lo stesso argomento senza considerare il  2° postulato), che rappresentano le relazioni fra coordinate di uno stesso evento “lette” da due osservatori  situati in due “zone di spazio” che si muovono relativamente di moto rettilineo uniforme con velocità V. Senza entrare nel merito, queste trasformazioni permettono di affermare fra l’altro che a)  Ogni osservatore di un sistema inerziale pensa di essere in quiete e vede gli oggetti sull’altro sistema scorciarsi nella direzione del moto  di un fattore 1/R=√(1-V2/c2 ) se R=(1-V2/c2)-1/2. R è anche circa uguale a:  1+1/2*V2/c2 .  Se V è minore di c (oggetti-massa), R è maggiore di 1; in buona approssimazione è 1 se V è molto minore di c (V<<c); √(1-V2/c2 ) < 1. b)  Ogni osservatore  che pensa di essere in quiete (es., Oa), vede rallentare  l’orologio dell’altro sistema (Ob) ancora di un fattore R. Per Oa rallentano anche le vibrazioni degli atomi e quindi anche gli orologi atomici, il battito del cuore, il metabolismo degli organismi viventi, che probabilmente condiziona tutto il processo vitale (il ciclo vitale degli organismi aumenta insieme alla speranza di vita; si invecchia più lentamente [ha senso qui la relazione Δtb = Δta * √(1-V2/c2 )].   Ad ogni intervallo fra ticks successivi corrispondente ad un secondo letto nell’orologio dell’osservatore che pensa di essere in quiete, corrisponde più di un secondo nell’orologio di Ob (per ogni secondo → 1 sec*R; 3 sec in Oa, 3*R sec in Ob, sempre registrati da Oa ). In termini di pendolo, se i due osservatori hanno un pendolo che batte il secondo (oscillazione completa in un secondo misurata da ogni osservatore all’interno del proprio sistema), se Oa (in quiete) guarda il pendolo di Ob, vede che, quando il suo pendolo termina l’oscillazione completa (1 sec), l’altro (OB) ha ancora da terminarla. Che cosa accade ad R se V si avvicina a c? E se V supera c? E delle misure  delle dimensioni degli oggetti ? (l=lo/R, vedere (i) e (ii) nella figura sotto) e del tempo? (t=to*R? vedere (iii) nella figura sotto o t=to/R?); ancora da approfondire!.

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Come cambiano le misure predette dalla relatività

L’immagine sopra riportata con scritti in inglese  si trova nel cap. 31 pag. 485 del testo “Physics for inquiring mind” di Eric M. Rogers; in italiano si trova invece nelle ‘Letture’ pag, 5/127 del testo “The project Physics Course, Unita’ 5 e Unita’ 6” Zanichelli editore e noi l’abbiamo presa in prestito.

La Figura sotto rappresenta invece un esperimento costruito nella mente, di fatto scarsamente praticabile, ma che pensiamo possa facilitare l’apprendimento del concetto (ipotesi: le due masse rimarranno uguali? Certamente! almeno il  tipo di atomi e il loro numero rimarranno gli stessi). Centinaia sono stati gli scritti sulla relatività di Einstein dopo la sua pubblicazione all’inizio del XX° secolo e altrettanti verranno pubblicati nel corso del nuovo secolo, con i loro obiettivi, i loro percorsi rilevanti,  i loro stratagemmi, le loro ‘fisiologie’ intendo.  Nel nostro caso ci sono due osservatori in due “spazi” paralleli, che si muovono relativamente in verso opposto di moto rettilineo uniforme con velocità relativa V. Ciascun osservatore possiede un oggetto-massa identico (stesso contenuto di materia) posto in quiete su un piano privo di attrito.  Si appoggi ai due oggetti (chi e come non si sa!) un sistema ‘molla compressa-corda’ privo di massa nel momento di incontro, quando i due spazi si trovano di fronte lungo Y e la molla termina l’azione proprio quando gli orologi dei due sistemi segnano zero secondi (sic!). Per la sincronizzazione degli orologi, posti ai nodi di strutture spaziali ‘a tubi innocenti’ ed altro, si rimanda all’articolo di Giorgio Cellai in questo blog. Sono uguali e opposti gli impulsi nei due sistemi e, per come è stata la spinta, per ogni osservatore all’interno del proprio spazio, appena caduta la molla, i due oggetti si muovono lungo la direzione dell’asse y in versi opposti di moto uniforme con uguali quantità di moto. Per la conservazione della quantità di moto vettoriale infatti, sia il vettore M*Va sia il vettore di verso opposto M*Vb continueranno a ‘guardare’ nella direzione dell’asse Y. Per la fisica classica le due velocità dovranno essere le stesse! Ma  misuriamole tenendo conto delle trasformazioni relativistiche accennate! Da notare che, se, per es., l’osservatore A pensa di essere fermo, vede muovere l’oggetto in B lungo la diagonale di lati V e vb (!), il metro lungo X si contrae,  ma noi siamo interessati solo al movimento lungo y. Se due masse Mb e  Ma interagiscono sotto lo stesso impulso, in un sistema isolato, come già accennato, la Quantità di Moto totale è costante nel tempo. Tenendo conto  delle condizioni iniziali (per t=0, vb1=va1=0) otteniamo Ma*va = Mb*vb e se, per l’osservatore A per qualche ragione, vb=va/R, vb diminuisce di R,  per cui Mb=Ma*va/vb aumenta di R.  E viceversa per l’osservatore B. Se partiamo con due masse uguali , Mb=Ma, otteniamo che Mb diventa maggiore di Ma a causa del movimento (ancora da rifletterci). relativitàdn2 _____________________________RIQUADRO___________________

Per qualsiasi valore di V anche per V/c<<1:

M-Mo = Mo*R – Mo    dove    R=1+1/2*V^2/c^2 ;   se

M-Mo = Mo*(R-1) allora  M-Mo = 1/2 * Mo*V^2/c^2 =Er/c^2

ΔM =Er/c^2

Se V<< c, fornendo energia cinetica  (tramite lavoro  di una forza , urto…) o energia di qualsiasi altro tipo (es., calore), la sua massa , in conseguenza di ciò, aumenta di Er/c^2 e viceversa.  (Da chiarire ulteriormente)

Attenzione: è la V, velocità relativa dei due spazi, che fa rallentare gli orologi, non le velocità delle due masse, indicate con Va e Vb ovvero va e vb o altro! R=1+1/2*V^2/c^2 

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Piero Pistoia

N.B. – I DUBBI SU ALCUNI PASSAGGI CONCETTUALI SONO STATI DISCUSSI CON L’ING. RODOLFO MARCONCINI E COMUNICATI ANCHE AL  PROF. GIORGIO CELLAI.

IL DUBBIO:  Dai principi della Teoria è possibile derivare logicamente in ogni caso la seguene relazione?

 Δtb = Δta / √(1-V2/c2 )      –>    Δtb aumenta in questo    modo in ogni condizione?

FORSE!  LA SOLUZIONE DEL

DUBBIO_ rel1

ancora  in pdf

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ARTICOLO DI FABIO DE MICHELE  (Il sillabario N.2 e N.3 -1996 )

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AL MARGINE DEGLI ARTICOLI SU MASSA  ED ENERGIA            dott. Piero Pistoia

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DEDUZIONE E RIFLESSIONI SUL SIGNIFICATO DELLE TRASFORMAZIONI DI LORENTZ_EINSTEIN

IL COMPUTER E LA SCUOLA, a cura del dott. Piero Pistoia; post aperto ad altri interventi

CURRICULUM DI PIERO PISTOIA:

piero-pistoia-curriculumok (0)

 

RIFLESSIONI PERSONALI SULL’USO DEL COMPUTER NELLA SCUOLA

di Piero Pistoia

Clicca qui sotto:

Uso del computer nella scuola.pdf

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IL COMPUTER E L’INSEGNAMENTO: CONSIDERAZIONI CRITICHE PERSONALI MATURATE NEL VENTENNIO 1980-2000

di Piero Pistoia

in via di costruzione

Clicca qui sotto:

Uso del computer nella scuola1.pdf

A cavallo del 2000, il Ministero dell’istruzione si pose finalmente, in maniera più significativa di prima,  il problema pedagogico, a mio avviso di grande rilevanza, del rapporto insegnamento-apprendimento, inserito nel più vasto territorio delle strutture disciplinari, mentali e, in particolare, della Linguistica ed Epistemologia. Il docente universitario Berlinguer, allora Ministro della Pubblica Istruzione, propose, su questi criteri,  un Grande Concorso per gli insegnanti, da tempo abituati ormai a considerare le loro scelte operative alla Robinson le migliori possibili (si pensi alle relazioni da loro scritte sulle valutazioni del lavoro).  Si attivarono allora i sindacati, ci furono manifestazioni di piazza, interventi squalificanti nelle Camere del Lavoro e …  il Grande Concorso naufragò prima di iniziare. E LA SCUOLA? … ma attualmente ci sono i tests super-partes (i così detti invalsi, difesi anche oggi nel 2014, con l’arroganza tipica dei possessori di verità, dai tecnici di Lista Civica), tests piovuti dall’alto, una struttura pesante, dispersiva e, a mio parere, scarsamente guidata e controllata, difficile da interpretare e collegare ai programmi, in cui probabilmente la maggior parte degli stessi operatori nella Scuola ci crede poco e ci si orienta anche peggio, affermazione quest’ultima che sarebbe stata da controllare prima di somministrarli. Invece di insegnare come sempre le nozioni chiave dei programmi ministeriali e dei relativi libri di testo, si vuole forse suggerire di limitarci a raccogliere da internet tutti i tests invalsi del passato ( o a procurarceli in libreria già stampati) per somministrare nelle classi solo quelli, in maniera guidata, per buona parte dell’anno scolastico? O cosa!?

Non sarebbe stato meglio avere una classe insegnante selezionata seriamente tramite Concorsi analoghi a quello proposto e poi ritirato nei primi anni del 2000?

 Piero Pistoia

SIAMO IN ATTESA DI ALTRI CONTRIBUTI!

IL NEOAUTOCTONO A POMARANCE E DINTORNI: brevi storie sulle rocce dell’ultimo mare; a cura del dott. Piero Pistoia, post aperto

In via di costruzione

CURRICULUM DI PIERO PISTOIA  ; cliccare su:

piero-pistoia-curriculumok (#)

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SE VUOI INGRANDIRE LE FOTO DEI FOSSILI (P. Pistoia) O DELLE CARTINE: CLICCACI SOPRA

FOSSILI NEL CALCARE DETRITICO CONCHIGLIARE PLIOCENICO   (Ps)  DI POMARANCE E DINTORNI  (Con cenni ai cicli sedimentari della costa del Pleistocene).

Per vedere i ‘probabili’ nomi dei macro-fossili numerati, quasi mai perfetti, leggere nell’elenco alla fine delle loro foto

TAVOLA SINOTTICA FOSSILI PLIOCENE

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Si tratta di grossi fossili incompleti che ad occhio sembrano ostreidi

fossilix+framm. isognomon

OLYMPUS DIGITAL CAMERACalcare arenaceo pliocenico a Pycnodonta navicularis individuata prec. con 12. Località S. Piero di Pomarance

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Errata corrige:  sostituire Clamys con Chlamys 

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Astrea (4): calco negativo e positico in Ps (calcare detritico conchigliare)

Aggiungere foto con varie Pycnodonta navicularis, N. 12; Amussium N. 19, vari Clypeaster, N. 2,  Spathangus N. 20 ed altre in attesa.

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Lamellibranco che si chiama ‘Pycnodonta navicularis’; Pliocene medio; più frequente nelle arenarie e argille anche in eteropia di facies col calcare conchigliare. Etichetta N. 12

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Lamellibranco che si chiama ‘Amussium’; Pliocene medio: etichetta N- 19: vive nei fondali melmosi.

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Echinide che si chiama ‘Clypeaster’; Pliocene medio. Etichetta N.    Località La Serrata (Pomarance)

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Lamellibranco che si chiama Glycimeris ed ha cerniera taxodonte. Sigla N. 1

Pliocene. Fossili grandi in calcare arenaceo e, inseriti  in eteropia di facies, in argille del Pliocene medio

 e fossili in argille del pliocene inferiore (ben conservati, ma fragili; vedere il frammento di cerniera taxodonde).

I fossili piccoli sono stati trovati in sabbie calcaree dell’inizio Quaternario (leggere cliccando sulla parola ‘calda’)

geologia riparbella con schema1 in OpenOffice

geologia riparbella con schema1 in pdf

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I fossili più piccoli sono stati raccolti nelle formazioni del Pleistocene inferiore nella zona di Riparbella (cliccare su ‘geologia riparbella con schema1’ per ulteriori informazioni)

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Lamellibranco; famiglia: Pectinidi; genere:  Pecten; specie: Pecten jacobeus, quello a coste rigate longitudinali (Pliocene-Pleistocene). Etichetta N. 3

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Megabalanus e Balanus in calcare detritico conchigliare del Pliocene medio, spesso inseriti su valve di Lamellibranchi; fossili raccolti presso la Gabella. Fossile siglato n. 9

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Lamellibranco chiamato Chlamys latissima (dim. circa 15 cm) del Pliocene medio inglobato nel calcare conchigliare. Siglato col N. 5

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Echinidi; genere Echinolampas del Pliocene medio nella formaziome PS. Etichetta N. 7

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Lamellibranco chiamato Chlamys s.l.;  famiglia: Pectinidi; genere Chlamys; specie vicina alla Chlamys seniensis (coste con rigate longitudinali; Pleistocene inferiore, (Calabriano); zona Riparbella (cliccare: geologia riparbella con schema1)

 

 

 

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Ingrandimento delle Chlamys Pleistoceniche

N.B. Da classificare ancora il piccolo lamellibranco bianco ‘stipato’ nella ganga.

ELENCO PROBABILE NOME FOSSILI

1 – Glycimeris (dim. max. 15 cm; cerniera taxodonte).
2 – Clypeaster (dim. circa 15 cm; ricci di mare).
3 – Pecten jacobeus.
4 – Astrea con calco.
5 – Chlamys latissima.
6 – Spondylus spinosus.
7 – Echinolampas (ricci di mare).
8 – Dentalium.
9 – Megabalanus e Balanus
10 – Terebratula ampulla.
11 – Corallo isolato.
12 – Pycnodonta navicularis.
13 – Conus.
14 – Turritella (calco).
15 – Spugna (calco).
16 – Isognomon (calco) e tracce della sua cerniera a ‘pettine’.
17 – Hynnites crispus.
18 – Ostrea lamellosa.

19 – Amussium.

20 – Spathangus. (ricci di mare con ‘fossetta’)

Seguono porzioni minimali ingrandite della Carta geologica ‘Geologia della zona di Pomarance-Larderello’, 1:25000,  R. Mazzanti (1966), che focalizzano la particolare giacitura del calcare detritico conchigliare dal Pliocene inferiore al Pliocene medio, durante  il ciclo sedimentario trasgressione-regressione (Figg. 2 e 3 nell’articolo)

cartina_geol_parte-S_dalmazio0001

CARTINA1 (e relativa sezione6): ps (calcare detritico conchigliare) sotto pa (argille a Picnodonta, Pliocene inferiore).

neoautoctono_cartine10002

contatto_calcare_pliocene_su miocene0001

 

 

ATTENZIONE! Se vuoi vedere l’articolo sul Neoautoctono in pdf clicca qui sotto:

 

NEOAUTOCTONO11.pdf

 

Leggere l’articolo in pdf è pesante per lo scorrimento lento e per la divisione in colonne che richiede frequenti ritorni. Propongo però anche la seguente presentazione colonna su colonna poco estetica ma meglio leggibile.

NEOAUTOCT0012

 

NEOAUTOCTONO0002

NEOAUTOCTONO0003

 

NEOAUTOCT0001

NEOAUTOC_corr0001

NEOAUTOCT0003

 

Fig.3_0
Rif.cartina_geol_mio_plio1
NEOAUTOCT0004

 

neoautoct0013
NEOAUTOCT0005Per i riferimenti vedere Fig.3-0

 

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CARTINA2: ps (calcare conchigliare) sopra il Miocene e sotto pa (argille a Picnodonta navicularis)

neoautoctono_cartine20002

CARTINA 3 (e relativa Sezione 10) da notare anche il contatto fra ps  (Pliocene medio) sopra pa e sotto pa (Pliocene inf.) e pa  in diretto contatto sopra sigma (serpentinite), prima del T. Pavone (assenza del Miocene!)

S-O                                                                                                                                                    N-E

contatto_calcare_pliocenico_serpentinite0001

contatto_calcare_pliocenico_serpentinite0002

“I SASSI MAMMELLONATI DI MONTEBUONO, Volterra, Pisa, Tuscany, Italy”: del dott. Giacomo Pettorali e del dott. Piero Pistoia, con molteplici interventi emotivi; con poesia di Roberto Veracini e uno scritto poetico di Marco Chiavistrelli; a cura di Piero Pistoia

Per vedere interamente questo post zibaldone (tranne le riflessioni estetico-letterarie-religiose da svariati punti di vista sui mammellonati e lo scritto ipotetico-didattico originale; vedere dopo), cliccare sotto:

MAMMELLONATI_post prova in pdf

Lo scritto di backgraund è il link “SASSI_MONTEBUONO (Volterra, Pi)” posto dopo gli scritti precedenti.

NB – Abbiamo dovuto modificare ed integrare, perché questo post  era stato ultimamente stravolto da fuori! Molte volte sono stati scaricati frammenti da esso, da interessati esterni!?

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CURRICULUM DI PIERO PISTOIA :

piero-pistoia-curriculumok (#)

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POST IN VIA DI COSTRUZIONE

POESIA DI ROBERTO VERACINI

scansione0005

FOTO DEL POGGIO DI MONTEBUONO
A destra del podere, nella macchia in alto, si vede una rottura di pendio (strapiombo di circa 70-80 metri) con parete arenacea quasi verticale dove sono inclusi mammellonati (vedere foto successiva), che termina  in un ‘percorso d’acqua’ fino al Forconale. Il fiume Cecina è coperto da una stretta striscia di cespuglieto dell’argine sinistro all’estremità inferiore della foto e scorre poco più in basso. Foto scattata da sotto le Macie, a mezza costa.

Fig.14'

FOTO DELLA PARTE ALTA DELLO STRAPIOMBO A MAMMELLONATI

CARTA GEOLOGICA DI MONTEBUONO

monte_buono_carta geol0002

 monte_buono_carta geol0001

Fig1

SE VUOI LEGGERE UNA SINTESI SUI MAMMELLONATI DI MONTEBUONO  clicca sotto:

MAMMELLONATI_sintesi4.pdf

 

montebuono_stereogramma0001

DSCN0203

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Fig.4

DSCN0066

Per visualizzare meglio le figure e foto, cliccaci sopra.

SE VUOI VEDERE LE OSSERVAZIONI AL MARGINE: clicca qui sotto

mammellonati_sagredo5.pdf       che sostituisce il file mammellonati_sagredo1.doc non corretto!

SE VUOI LEGGERE  L’ARTICOLO SUI MAMMELLONATI vers. semplificata in PDF clicca qui sotto:

MAMMELLONATI_DI_MONTEBUONO3

Il link successivo, nella nostra intenzione, tratta di una “ricostruzione” ipotetico-didattica a partire da tabula rasa relativamente allo “oggetto” in studio, cioè la prima ipotesi è che si debbano ignorare gli studi storici relativi a questo “oggetto” specifico per ricostruire ex-novo il processo.

Per noi è rilevante, per la Cultura e la Formazione Mentale nella didattica, il processo piuttosto che il raggiungimento dello obiettivo, il percorso piuttosto che la meta, perché argomentare criticamente, specialmente in ambiente complesso, oltre che aprire nuove vie fra i neuroni cerebrali, fortifica lo intuito  e la creatività.

Per leggere in pdf lo  scritto ipotetico-didattico originale, stranamente “svanito dal post” (così sembra!) ed ora, con fatica, reinserito il 25-04-2020, cliccare sul link:

SASSI MAMMELLONATI_MONTEBUONO (Volterra, PI)

N.B. – il giorno 26-04-2020 hanno iniziato a  scaricare anche quest’ultimo di nuovo!?

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RIFLESSIONI EMOTIVO-ESTETICHE E INTERAZIONI SPIRITUALI-RELIGIOSE RELATIVE AI SASSI MAMMELLONATI DI MONTEBUONO, autori vari.

GHERARDINI_MAMMELLONATI

gherardini_mammellonati

FIDANZI_MAMMELLONATI

fidanzi_mammellonati

MARMELLI_MAMMELLONATI

marmelli_mammellonati

BRUNETTI_MAMMELLONATI

GIACOMO_BRUNETTI1

MAMMELLONATI_DI_MONTEBUONO_Susanna Trentini clicca su:

MAMMELLONATI_DI_MONTEBUONO_Susanna Trentini

STEFANIA RAGONI dirigente scolastico

stefania_ragoni in pdf

Ovvero leggere in doc:

 VEDERE” LA BELLEZZA DI UNA PIETRA E’ UN DONO

Dott.ssa Stefania Ragoni, Dirigente dell’Istituto Comprensivo di Pomarance

E’solo un sasso “. E’ un primo commento di qualcuno, forse di molti, comprensibile in un mondo in cui non tutti sono filosofi . O poeti.

Galileo, davanti a un sasso, aveva l’ardire di supporre che anche dietro quell’oggetto informe, si celassero le leggi universali della natura, svelando le quali si troverebbero i disegni di Dio. Così apriva la suggestiva terra di confine tra scienza e religione in cui anche oggi ci ritroviamo, più o meno schierati nell’uno o nell’altro campo.

Certo, è sconvolgente pensare che anche i sassi sono composti di molecole come noi, e che sono gli spazi intercellulari, i legami, a determinare, talvolta, le infinite forme di questo nostro universo, così ricco da togliere il fiato. E pensare che il sasso, questi sassi, c’erano molto prima di noi e saranno ancora lì quando di noi si sarà persa ogni traccia. Noi abbiamo il potere di forzarlo, di modificarlo, ma tra cent’anni lui sarà qui. E noi no.

E’ già stato pietra di una casa, muro di un campo o drenaggio di un oliveto e potrà esserlo ancora, cambiando sì, ma con una lentezza sconvolgente, terribile. Perché il suo tempo è un altro tempo : non è il nostro che è un soffio.

E, fra tanti, ci affascinano questi sassi di fiume, perché ritroviamo la dinamicità della vita, delle modifiche, del lento divenire che anche un sasso mostra, i segni del suo scontro quotidiano con l’altro elemento sacro: l’ acqua.

Non te lo sai spiegare, ma se ti fermi davanti a un sasso, come davanti all’acqua o al fuoco, ti perdi .

Non quesiti metafisici scaturiscono, ma il senso di una sacralità atavica che componeva di sassi i templi agli dei o i cerchi magici nei campi dove non streghe, ma antiche donne “ sagge “ cercavano la divinità dentro di loro, prima che il Cristo lo confermasse che è vero, Dio è anche dentro di noi.

E pensi che proprio una pietra il Cristo ha indicato a simbolo della Sua Chiesa : richiamandoci a un tempo infinitamente più grande del nostro, di noi cellule di Divino i cui legami sono altrettanto invisibili di quelli di un sasso, ma misteriosamente belli .

E attraverso il dono di “ vedere “ la bellezza di una pietra, scopri l’altro elemento divino del creato :

l’ unicità. Ogni sasso è di diversa bellezza, ha una sua forma, le sue esperienze, la sua storia. E’come noi : bello, unico, irripetibile.

Non so cosa abbia mosso Piero, come alcuni di noi, a raccogliere sassi, a circondare di sassi la propria casa e la propria vita .

Quello che so è che i raccoglitori di sassi sono esseri particolari.

Raccoglitori di forme dell’ armonia dell’ universo. Alla ricerca continua di risposte. Di “ quelle “.

Giugno 2006

Stefania Ragoni

VERTAX_MAMMELLONATI

vertax_mammellonati

STEFANINI_MAMMELLONATI

stefanini_mammellonati1

MChiavistrelli_AI SASSI NOSTRI FRATELLI.odt

MChiavistrelli_AI SASSI NOSTRI FRATELLI.pdf

.

UNA LEZIONE COMMENTATA DI ELETTRODINAMICA a cura del dott. Piero Pistoia post aperto

CURRICULUM DI PIERO PISTOIA :

Il modo più agile di leggere l’articolo è in PDF, cliccando sopra il seguente LINK:

ELETTRODINAMICA0001

Altrimenti continuare a scorrere il post.

Attenzione talora è necessario ingrandire le pagine, cliccandoci sopra l’icona “+” quando appare in basso a destra..

 Questo articolo, pubblicato tempo fa sulla rivista “La Ricerca” dell’ Editore Loescher, è anche leggibile una pagina alla volta, cliccando in successione sulle proposizioni qui sotto:

LEZIONE SULLA CAPACITA’ ELETTRICA  pag. 1

LEZIONE SULLA CAPACITA’ ELETTRICA pag. 2

LEZIONE SULLA CAPACITA’ ELETTRICA pag. 3

LEZIONE SULLA CAPACITA’ ELETTRICA pag. 4

LEZIONE SULLA CAPACITA’ ELETTRICA pag. 5

LEZIONE SULLA CAPACITA’ ELETTRICA pag. 6

LEZIONE SULLA CAPACITA’ ELETTRICA pag. 7

LEZIONE SULLA CAPACITA’ ELETTRICA pag. 8

Ovvero, di seguito appare l’articolo intero, come successione di foto JPG.

LEZIONE SU CONCETTI DI ELETTRODINAMICA1
LEZIONE SU CONCETTI DI ELETTRODINAMICA2
LEZIONE SU CONCETTI DI ELETTRODINAMICA3
LEZIONE SU CONCETTI DI ELETTRODINAMICA4
LEZIONE SU CONCETTI DI ELETTRODINAMICA5
LEZIONE SU CONCETTI DI ELETTRODINAMICA6
LEZIONE SU CONCETTI DI ELETTRODINAMICA7
LEZIONE SU CONCETTI DI ELETTRODINAMICA8

PROVE DI SCRITTURA, post aperto

Le poesie (p) ed i racconti (r) qui raccolti sono scritti, nell’ordine, dal Docente Universitario dott. prof. Cristiano Chesi,  specializzato in Linguistica, dalla scrittrice Doriana Mugnaini e da altri (il post è aperto). 

Il prof. Chesi è attualmente impegnato in varie attività culturali universitarie, tenendo lezioni in molti atenei europei ed oltre.  Noi abbiamo tenuto aperto nel blog un post indirizzato alla Linguistica Applicata in attesa di interventi di questi professionisti.

1-Follia (p), C. Chesi
2-Vitri modo fragilis (p), C. Chesi
3-Sogno di una notte di mezza estate (p), C. Chesi
4-Il giardino reciso (r), C. Chesi
5-Labyrinthus (p), C. Chesi con intermezzo “Paesaggio” (p), Paolo Fidanzi
6-Corsa notturna (p) e In viaggio, C. Chesi
7-Imperfezioni (p), C. Chesi
8-I colori del bosco (r), C. Mugnaini
9-Per ogni mistero (r), C. Mugnaini
10-C’era una volta un uomo scontento (pr), D. Mugnaini
11-Desparacido (r), C. Mugnaini con intermezzo pittura di L. Borghetti
12-Un raccontino (r), G. Fillini

1-FOLLIA
chesi0001

2-Vitri modo fragilis

CHESI10001

3-Sogno di una notte di fine estate

CHESI10002

CHESI30001

4-Il giardino reciso

CRISTIANO0001

5-Labyrinthus

CRISTIANO80001

CRISTIANO70002

6-Corsa notturna

CRISTIANO10003

7-Imperfezione
CRISTIANO10004

8-I colori del bosco

CRISTO0001


9-Per ogni mistero

CRISTO0003

10-C’era una volta un uomo scontento

CRISTO0004

11-Desaparecido

CRISTO0005

CRISTO0006

12-Un raccontino

UN RACCONTINO DI GIORGIO FILLINI

raccontino

href=”https://ilsillabario2013.blog/wp-content/uploads/2013/10/2vacanze-_1_.pdf”&gt;

CALCEDONI, OPALI, MAGNESITI di Monterufoli E MINERALI ASSOCIATI Alta val di Cecina (Pi), Toscana, Italy; del dott. Piero Pistoia, post aperto ad altri contributi (Giuliano Ghilli)

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Magnesiti in via di trasformazione (fto P. Pistoia)


PIERO PISTOIA CURRICULUM (vedere in altri post scritti dal Dott. Piero Pistoia))

 

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INDICE DEGLI INTERVENTI DI QUESTO POST

NB – Questi links interni ‘colpiscono’ due titoli vicini (es., il Link3 ‘colpisce’ il 3 e il 4)

1 – CAPITOLO I  vers. standard – Dott. Piero Pistoia e Giuliano Ghilli
Link1
2 -MASSA SPECIFICA E MICROSCOPIA “SECAM” DI CAMPIONI RILEVANTI

Esperimenti per il calcolo della massa specifica (M/V e analisi con microscopio a scansione elettronica SECAM su campioni rilevanti di Piero Pistoia e tecnici ENEL (Alvio Nari ed altri)

3 – CAPITOLO II  parte descrittiva,  vers. rivisitata  – dott. Piero Pistoia
Link3

4 – CAPITOLO III parte interpretativa (Polyhedral cell structure), vers. ampliata – dott. Piero Pistoia

5 – MINERALI ASSOCIATI AL CALCEDONIO – Giuliano Ghilli  (foto M.  Guarguagli e C. Marchi)

Link5

6 – FORME STRANE DEL CALCEDONIO         – Giuliano Ghilli (foto M. Guarguagli)

PREMESSA, FOTO E TAVOLE SINOTTICHE A CURA del dott. P. PISTOIA

CARTINE DI OFIOLITI E MINERALIZZAZIONI NEL POMARANCINO 
FIG. 1

CARTA CALCEDONI MONTERUFOLI1

CLICCA SULLA CARTINE PER INGRANDIRLE

 FOTO DI CALCEDONI OPALI MAGNESITI

Foto 2'

FOTO 1

FOTO 6-foto 10

FOTO 2

Link1

FINE PREMESSA


link1

 CAPITOLO I° – CALCEDONI, OPALI, MAGNESITI DI MONTERUFOLI (POMARANCE,PI), vers. standard;  del dott. Piero Pistoia e Giuliano Ghilli

Se vuoi vedere il primo articolo, vers. standard, in pdf, “CAPITOLO I° – Calcedoni, opali, magnesiti di Monterufoli” , clicca qui sotto:

CALCEDONI_DI_MONTERUFOLI_10-10-2013

Versione standard, del dott. Piero Pistoia e Giuliano Ghilli


link2

SCHEMI PER IL CALCOLO SPERIMENTALE DELLA MASSA SPECIFICA (M/V) DI ALCUNI CAMPIONI SIGNIFICATIVI

1) Uso di una bilancia idrostatica col metodo della tara

 

calced_analisi0003

Per chi volesse in concreto seguire le cinque diverse fasi di misura con questo strumento (figura), vedere alcuni esempi  al termine del post nella APPENDIX

 

2) Uso di un picnometro a ‘bocca larga’

calced_analisi0002

ANALISI CHIMICHE CONDOTTE CON UN MICROSCOPIO A SCANSIONE ELETTRONICA ‘SECAM’ SU CAMPIONI RILEVANTI (concentrazioni in %)

(Per queste analisi condotte nel laboratorio di geochimica di Larderello, ringraziamo il dott. Claudio Donati (dirigente) ed il tecnico dello strumento Alvio Nari )

Campioni analizzati nel laboratorio di Geochimica di Larderello: 1) Oggetti verde-marcio per probabili impurità Ni-Cr; risultati probabilmente opale-resinite; 2) oggetti neri lucenti, sovrastrutture del calcedonio marrone (Monterufolino) con peso specifico nel range dell’opale; 3) oggetti bianchi lucidi stimati opale bianco porcellanaceo; 4) oggetti verde-mela di peso specifico nella zona di interfaccia opale-calcedonio (probabile presenza di Ni o Cr).

Per questi interventi sperimentali vedere anche il paragrafo ‘Ringraziamenti’

<Link3


link3

Se vuoi leggere il secondo articolo, vers. rivisitata, parte descrittiva, in pdf, ” CAPITOLO II° – “Gli opali, i calcedoni e le magnesiti della zona di Monterufoli”, vers. riv., parte descrittiva del dott. Piero Pistoia,  clicca qui sotto:

calcedoni-di-monterufoli4_3


link4

Fig. 9'

Tavola sinottica del dott. Piero Pistoia

Se vuoi leggere il terzo articolo (CAPITOLO III°), vers. ampliata, parte interpretativa, in pdf del dott. Piero Pistoia  (da riguardare con calma), clicca qui sotto:

Per ora l’ultima versione relativa alla interpretazione è la seguente:

CALCEDONI_INTERPRETAZIONE_PARAGENESI5

foto_didascalie_litotipi

Si tratta di una ipotesi di classificazione delle rocce di cava in tre livelli di base con i corrispondenti litotipi e le relative sovrastrutture (litotipi del quarto livello).  Il quinto livello riguarda i processi ‘congelati’, utili, secondo la nostra ipotesi, ad una ricostruzione paragenetica (vedere le foto classificate secondo i cinque livelli in FOTO_DIDASCALIE_LITOTIPI). Nell’intento di chi scrive, chi osserva una roccia di cava dovrebbe poterla inserire in questa classificazione.  Si auspica che queste nostre idee guida possano essere utilizzate più in profondità e con più precisione da ricercatori professionali.

FOTO DI UN PECTEN PLIOCENICO (inglobato in un Calcare detritico conchigliare) SOTTO ATTACCO IDROTERMALE

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pecten_attac_idrotermale.

FOTO DI PIERO PISTOIA

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link5

  NOTIZIARIO ‘GRUPPO MINERALOGICO AUSER’ di Cecina

I MINERALI ASSOCIATI AL CALCEDONIO: Un tesoro di pietra vanto della Val di Cecina

AUTORE: GIULIANO GHILLI

FOTO: M. Guarguagli, C. Marchi

Per vedere l’intervento cliccare su:   auser_calcedonio


link6

FORME STRANE DEL CALCEDONIO

AUTORE: GIULIANO GHILLI

FOTO: Massimo Guarguagli

Per vedere l’intervento su: auser_calcedonio2

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APPENDIX

 

ESEMPI DI MISURAZIONI DI MASSE SPECIFICHE CON UN BILANCIA IDROSTATICA E METODO DELLA TARA

A guisa di appunti scritti velocemente a mano durante le cinque fasi del processo di misura

 

 

<object class="wp-block-file__embed" data="https://ilsillabario2013.blog/wp-content/uploads/2021/07/bilancia-idrostatica-_-tara0001.pdf&quot; type="application/pdf" style="width:100%;height:2000px" aria-label="<br>


bilancia-idrostatica-_-tara0001
Download

PRIMO ESEMPIO

NOTA BENE: bilancia idrostatica-_-tara001, sostituisce il file in parte poco leggibile: bilancia-idrostatica_ps0001-1.pdf

SECONDO ESEMPIO in jpg

Post da continuare….

COMUNICAZIONE DIDATTICO CULTURALE SUL PROCEDERE DI UNA RICERCA SCIENTIFICA: “strani” coni nell’Oasi Giardino di Riparbella (Pi); a più voci; a cura del dott. Piero Pistoia

curriculum di piero pistoia:

piero-pistoia-curriculumok (#)

COMUNICAZIONE DIDATTICO-CULTURALE SUL PROCEDERE DI UNA RICERCA SCIENTIFICA
LA VIA SI FA CON L’ANDARE, NON C’E’ VIA MA SCIE SUL MARE
Strani coni nell’oasi ‘Giardino’ di Riparbella (Pisa, Italy)

A cura di
Luigi Bagagli, Massimo Magni e del dott. Piero Pistoia

Con la collaborazione di
Enrico Bonino geologo-paleontologo e ricercatore esterno, Università di Liegi

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Sezioni longitudinali di ‘coni’

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Ciprine islandiche

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Volevamo presentare un esempio su come di fatto procede una ricerca scientifica, per focalizzare come lungo il percorso reale di una scoperta si incontrano sempre sentieri chiusi e binari morti; (per approfondire la questione, leggere l’articolo dell’epistemologo Dario Antiseri in questo blog).

Per vedere l’articolo sugli Strani Coni, cliccare sotto:

ConiArt_ 24-09-2013_foto1