Archivio dell'autore: pierfrancesco1952
L’APPENNINO SETTENTRIONALE: ORIGINE ED EVOLUZIONE; del Dott. Piero Pistoia, post aperto
CURRICULUM DI PIERO PISTOIA :
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UNA POSSIBILE “NARRAZIONE MINIMALE” SULL’ORIGINE ED EVOLUZIONE DELL’APPENNINO CENTRO-SETTENTRIONALE (da 300 a 20 Maf).
Dott. Piero Pistoia
POST IN VIA DI COSTRUZIONE!
PREMESSA
L’idea è offrire una base culturale di partenza abbastanza condivisa, anche se provvisoria, nel senso che è suscettibile di complicazione, con molti incastri aperti, semplice ma organizzata, su cui poi poter inserire, a più riprese, le nozioni provenienti a mosaico da successivi approfondimenti, in modo che possano integrarsi e diventare infine un patrimonio culturale in continua costruzione. Nell’intenzione di chi scrive dovrebbe trattarsi di un modello che, pur semplice, provvisorio e quindi approssimato, possa, con l’approfondire l’argomento, essere facilmente modificato, arricchito e adattato ai nuovi apporti anche futuri.
UNA PRIMA VELOCE PANORAMICA SULLE PROBLEMATICHE CHE ESAMINEREMO
Le prime semplificazioni ‘verosimiglianti’: situazione oggi – Il teatro degli eventi della nostra narrazione è il Mediterraneo occidentale. In generale semplificando molto le miriadi di dati e informazioni ricavati da una moltitudine studi e ricerche con decenni di errori e correzioni, l’area mediterranea in studio è attualmente costituita 1) da plaghe crostali i cui sedimenti si depositarono, nel posto in cui sono oggi, in bacini dovuti ad una fase di distensione tardiva iniziata a partire dall’Eocene, che dette origine a quel complesso roccioso riferito al Neoautoctono (sedimenti post-orogenici) e 2) da catene costruite dall’orogenesi (meccanismo attraverso cui nascono ed evolvono le montagne), che invece contornano tali plaghe (Alpi, Appennini, Pirenei, Cordigliera Betica, Atlante, Dinaridi) e partono da molto più lontano (almeno 300 Maf) pervenendo, semplificando molto, alle attuali catene orogenetiche, attraverso una fase tettonica distensiva (apertura oceanica durante il Giurassico medio-superiore a partire da 150-160 Maf, con copertura di rocce ultrabasiche sul fondo dell’oceano) e poi due fasi compressive (fase oceanica di convergenza (Cretaceo sup.- Eocene medio, a partire da 100 Maf, inizio chiusura oceano) e fase di collisione continentale (scontro cratonico a partire dall’Eocene sup., circa 40 Maf).
Se si accetta la Teoria della Tettonica delle Placche Litosferiche di Weghener, siamo convinti che queste prime semplificazioni, insieme a quelle che seguiranno in questa panoramica, pur così “povere”, siano abbastanza ‘verosimiglianti’, cioè consistenti con tantissimi fatti, costruite come sono su tante falsificazioni ed eliminazione degli errori (EE direbbe Popper), e possiamo quindi affermare con basso rischio che possano costituire una prima struttura-base del nostro racconto.
Situazione iniziale di questo processo: la ‘culla’ dell’Appennino – Tutto il processo, molto complesso, in sintesi si svolge nell’interazione, all’inizio del Mesozoico, fra due placche cratoniche, l’Europa a nord ovest e l’Africa a sud est; in particolare fra l’Iberia, appendice agganciata a sud alla placca europea (Spagna) e l’Adria, appendice africana e basamento crostale della penisola italica e dell’Adriatico (Fig. 1).

L’Appennino settentrionale oggi, semplificando il percorso del dott. prof. P. Elter, si presenta costituito da due grandi pacchi di formazioni tettonicamente sovrapposte, diverse per caratteristiche litologiche, strutturali e origine, collegabili da una storia comune: il pacco di formazioni detto interno o ligure-piemontese (nella vecchia denominazione, relativo al bacino dell’ Eugeosinclinale ad ovest) e quello esterno Toscano-umbro (bacino della Miogeosinclinale, verso est). L’Appennino infatti e in particolare la catena appenninica della Toscana centro-settentrionale si presenta come una sovrapposizione di unità tettoniche discontinue, sedimentate in bacini diversi e tettonicamente separati, a partire da ovest), poste, oggi l’una sull’altra, al di sopra di un nucleo autoctono metamorfico che si estende da N.O a S-E a partire dalla finestra delle Alpi Apuane lungo la linea che congiunge Iano a Monticiano-Roccastrada (Dorsale medio-toscana) (? da controllare).
L’esterno miogeosinclinalico è in sintesi costituito da un basamento continentale (roccia di riferimento: granito acido) appartenente alla placca adriatica-africana (Apula) su cui si sono depositate, in mari formati sulla parte assottigliata dei margini continentali, le coperture sedimentarie mesozoico-terziarie originarie, pur deformate e talora scollate.
L’interno eugeosinclinalico, per la presenza di rocce basiche ed ultrabasiche (ofioliti) di natura diversa dalle rocce acide continentali, proviene da fosse oceaniche che, formate attraverso rifting su basamento continentale (fratture profonde con assottigliamento e spostamento), permettono risalita di magmi ultrabasici profondi dall’interno della terra (mantello), che verranno a ricoprire lo stesso fondo delle fosse (oceani). Tali rifting con apporto di materiali profondi sono concausa dell’apertura degli oceani.
Sia il pacco di formazioni interno sia quello esterno sono classificati in unità tettoniche. Le unità interne provengono da questo oceano e quelle esterne dai mari sui due margini appartenenti rispettivamente al continente iberico-europeo da un lato e al continente apulo-africano dall’altro (vedere Fig. 1 e Fig. 3). I due margini venivano a configurarsi rispettivamente come avampaesi delle Alpi e dell’Appennino.
In effetti circa 300 Maf le placche crostali della terra erano unite a formare il super-continente chiamato Pangea (Fig.2), circondato da un unico oceano, il Pantalassa, costituito a nord dalla placca euroasiatica (Laurasia) e a sud dal Gondwana, inflesso ad est da un enorme golfo, il Tethys, che tentava di insinuarsi fra Laurasia e Gondwana circa in direzione dell’Equatore. All’inizio del Mesozoico iniziarono movimenti delle placche, documentati dai dati paleo-magnetici. Semplificando possiamo affermare che l’apertura dell’oceano Atlantico centrale spinse l’Africa verso est rispetto all’Europa, per cui si creò fra l’Iberia e l’Adria una zona di distensione e stiramento che le allontanò nella direzione dell’equatore, lungo cui anche il grande golfo Tethys tendeva a insinuarsi da est (Fig. 2). Si aprì allora una fossa marina (su piattaforma continentale) poi oceanica (lacerazione della piattaforma granitica a circa metà fossa), allungata NE-SO, chiamata Neotetide o Tetide Centrale o Tetide occidentale, o semplicemente Tetide, che diventò la ‘culla’ del nostro Appennino.
Fin dall’apertura di questo primigenio mare, fiumi, ad es. dalla parte dell’Europa e dall’Africa , portarono sedimenti sopra le formazioni di trasgressione, in particolare sopra il Verrucano sulla piattaforma africana, la zona che prenderemo in considerazione. Eravamo nel Trias medio quando il mare iniziò a trasgredire sui continenti, instaurando una fossa di riempimento al margine di essi.

La ‘culla’, fossa unica, mare su fondo continentale, si differenzia, dal Giurese sup. (Malm a partire da 190 maf), in due domini.

La fig.3 è stata ripresa da una relazione (2008) del prof. E. Pandeli, accademico dell’Università di Firenze che ringraziamo.
CHE COSA ACCADDE SULLA COSTA AFRICANA DAL TRIAS MEDIO AL MALM IN QUESTO MARE INIZIALE ?
a contatto con correnti ricche di silice colloidale e anidride carbonica. In queste condizioni si scioglieva la parte calcarea interessata da dette correnti e rimanevano gli eventuali resti silicei, mentre la presenza in soluzione di una concentrazione maggiore di Ca^++ determinava la precipitazione dei fiocchi di silice colloidale. Al cessare di queste correnti, continuava il deposito di fanghi calcarei che venivano così a inglobare noduli e straterelli di silice pura, come poi apparirà nella roccia definitiva. Tali Calcari a liste di selce continuarono a deporsi fino al Giurese superiore (circa 150 maf)
– Intanto anche nella zona più interna, verso l’Iberia si accumulavano sedimenti dentro quest’unica fossa continentale che consideriamo di scarsa rilevanza per il nostro discorso sull’Appennino. Le figg. 4 approssimate, potrebbero rappresentare la situazione di questa geosinclinale, come da noi immaginata, a 150 maf. La fig.4a rappresenta la situazione giosinclinalica al Giurese superiore. La Fig. 4b è uno spaccato semplificato corrispondente alla sezione X.
Fig. 4a- situazione giosinclinalica al Giurese superiore
Fig. 4b – spaccato semplificato sulla linea X – Controllare la successione delle formazioni a partire dalla trasgressione del Verrucano nel Trias inf. fino ai diaspri (Giurese sup.) nella Fig. 6a e Fig. 6b
– A partire dal Giurese superiore (circa 150 Maf) accadde un fatto nuovo, determinante e, per certi versi, sorprendente. A circa metà di questa fossa continentale ovvero forse nella zona più interna verso N-O, lungo i margini del blocco continentale europeo in corrispondenza del Massiccio Sardo-Corso, avvenne, continuando le forze di distensione, una spaccatura della crosta granitica (allungata NE- SO) forse favorendo una risalita di un megapiro di astenosfera dal mantello della terra, che fu concausa dell’apertura e dell’innesco di un rifting (apertura con spostamento di margini) , venendo a configurare una nuova fossa di sedimentazione più interna (più spostata verso la zolla europea). Vedere fig. 4a che rappresenta lo sviluppo della Fig. 1 e la sua sezione (Fig. 4b) attraverso il futuro appennino settentrionale.
L’evoluzione nel tempo, fino al Cretaceo superiore, di queste due fosse potrebbe essere rappresentata in maniere altrettanto approssimativa dalle figure successive (Fig.5a e Fig. 5b) che danno forse un’idea di quello che accadde. Per la traccia teorica relativa alle figure si rimanda all’articolo delle stesso autore sulla storia degli ofioliti in questo blog ed al prosieguo del racconto.
Continua la storia della fase distensiva fino al Cretaceo inferiore (circa 100 Maf)
Riprendiamo ora, con più calma la nostra storia in maniera più specifica ed organizzata
Testo rivisitato da “Il sillabario” N. 4 – 1999
Una lettura più chiara e ordinata in pdf è possibile cliccando sul link:
altrimenti:

Vedere anche l’articolo sull’origine ed evoluzione dell’Appennino del dott. Prof. Graziano Plesi, accademico dell’Università di Pisa, in questo Blog.
UN POSSIBILE RACCONTO SULLA RELAZIONE FRA MASSA ED ENERGIA: art. del dott. Piero Pistoia, art. del dott. Fabio De Michele e di altri; post aperto
CURRICULUM DI PIERO PISTOIA
piero-pistoia-curriculumok (#)
PROLOGO ALL’ARTICOLO di Piero Pistoia
In via di sviluppo; rivisitato e corretto da Il Sillabario n. 4 1995; da esso in particolare riprese le immagini.
Chi trova errori li corregga o ce li comunichi! Grazie.
L’ARGOMENTAZIONE SVILUPPATA IN QUESTO RACCONTO CERCA DI SEMPLIFICARE IL PERCORSO CONCETTUALE SEGUITO NEL TESTO “PHYSICS FOR THE INQUIRING MIND” BY ERIC M. ROGERS, Princerton University press, Cap. 31. Tale testo al tempo fece epoca. Il capitolo 31 sulla Relatività fu poi tradotto anche in italiano per il “The Project Physics Course” della Zanichelli, Unità 4 e Unità 5, 1982. Questa traduzione fu inserita nella Prima Lettura, pagg. 5/114-5/141.
AFFERMAZIONE DI ROGERS NEL CUORE DELL’ARGOMENTAZIONE
“…Then ε, watching ε’ at work, sees that ε’ uses a clock that runs slowly (but they agree on normal meter sticks in the y-directions). So ε sees that when ε’ said he misured 3 meters travel in 1 sec, it was ‘really’ 3 meters in more-than 1-second as ε would misure it by his clock…” by Rogers pag. 486
___________________________RIQUADRO_______________________
CAPITOLI
2 – NOZIONI NECESSARIE DI FISICA ELEMENTARE
3 – NOZIONI NECESSARIE DI RELATIVITA’ RISTRETTA
4 – RELAZIONE FRA MASSA ‘A RIPOSO’ E MASSA IN MOVIMENTO: UN ESPERIMENTO “PENSATO” ALLA GALILEO
5 – LA RELAZIONE FRA MASSA ED ENERGIA
6 – NOTE
7 – IL DUBBIO
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CLICCANDO SOPRA GLI SCRITTI POCO LEGGIBILI SI INGRANDISCONO
CENNI DI NOZIONI NECESSARIE DI RELATIVITA’ RISTRETTA
I Postulati della Relatività Ristretta di Einstein affermano 1) Tutte le leggi fisiche sono le stesse in tutti i sistemi di riferimento inerziali (“spazi” che traslano reciprocamente di moto rettilineo uniforme). 2) la velocità della luce (nel vuoto) è la stessa per ogni osservatore in un sistema di riferimento inerziale, qualunque sia il moto relativo fra la sorgente luminosa e l’osservatore. Su questi postulati si “costruiscono”, senza grandi difficoltà matematiche (a parte qualche sottigliezza concettuale), le così dette Trasformazioni di Lorentz (quelle di Galileo riguardavano lo stesso argomento senza considerare il 2° postulato), che rappresentano le relazioni fra coordinate di uno stesso evento “lette” da due osservatori situati in due “zone di spazio” che si muovono relativamente di moto rettilineo uniforme con velocità V. Senza entrare nel merito, queste trasformazioni permettono di affermare fra l’altro che a) Ogni osservatore di un sistema inerziale pensa di essere in quiete e vede gli oggetti sull’altro sistema scorciarsi nella direzione del moto di un fattore 1/R=√(1-V2/c2 ) se R=(1-V2/c2)-1/2. R è anche circa uguale a: 1+1/2*V2/c2 . Se V è minore di c (oggetti-massa), R è maggiore di 1; in buona approssimazione è 1 se V è molto minore di c (V<<c); √(1-V2/c2 ) < 1. b) Ogni osservatore che pensa di essere in quiete (es., Oa), vede rallentare l’orologio dell’altro sistema (Ob) ancora di un fattore R. Per Oa rallentano anche le vibrazioni degli atomi e quindi anche gli orologi atomici, il battito del cuore, il metabolismo degli organismi viventi, che probabilmente condiziona tutto il processo vitale (il ciclo vitale degli organismi aumenta insieme alla speranza di vita; si invecchia più lentamente [ha senso qui la relazione Δtb = Δta * √(1-V2/c2 )]. Ad ogni intervallo fra ticks successivi corrispondente ad un secondo letto nell’orologio dell’osservatore che pensa di essere in quiete, corrisponde più di un secondo nell’orologio di Ob (per ogni secondo → 1 sec*R; 3 sec in Oa, 3*R sec in Ob, sempre registrati da Oa ). In termini di pendolo, se i due osservatori hanno un pendolo che batte il secondo (oscillazione completa in un secondo misurata da ogni osservatore all’interno del proprio sistema), se Oa (in quiete) guarda il pendolo di Ob, vede che, quando il suo pendolo termina l’oscillazione completa (1 sec), l’altro (OB) ha ancora da terminarla. Che cosa accade ad R se V si avvicina a c? E se V supera c? E delle misure delle dimensioni degli oggetti ? (l=lo/R, vedere (i) e (ii) nella figura sotto) e del tempo? (t=to*R? vedere (iii) nella figura sotto o t=to/R?); ancora da approfondire!.
Come cambiano le misure predette dalla relatività
L’immagine sopra riportata con scritti in inglese si trova nel cap. 31 pag. 485 del testo “Physics for inquiring mind” di Eric M. Rogers; in italiano si trova invece nelle ‘Letture’ pag, 5/127 del testo “The project Physics Course, Unita’ 5 e Unita’ 6” Zanichelli editore e noi l’abbiamo presa in prestito.
La Figura sotto rappresenta invece un esperimento costruito nella mente, di fatto scarsamente praticabile, ma che pensiamo possa facilitare l’apprendimento del concetto (ipotesi: le due masse rimarranno uguali? Certamente! almeno il tipo di atomi e il loro numero rimarranno gli stessi). Centinaia sono stati gli scritti sulla relatività di Einstein dopo la sua pubblicazione all’inizio del XX° secolo e altrettanti verranno pubblicati nel corso del nuovo secolo, con i loro obiettivi, i loro percorsi rilevanti, i loro stratagemmi, le loro ‘fisiologie’ intendo. Nel nostro caso ci sono due osservatori in due “spazi” paralleli, che si muovono relativamente in verso opposto di moto rettilineo uniforme con velocità relativa V. Ciascun osservatore possiede un oggetto-massa identico (stesso contenuto di materia) posto in quiete su un piano privo di attrito. Si appoggi ai due oggetti (chi e come non si sa!) un sistema ‘molla compressa-corda’ privo di massa nel momento di incontro, quando i due spazi si trovano di fronte lungo Y e la molla termina l’azione proprio quando gli orologi dei due sistemi segnano zero secondi (sic!). Per la sincronizzazione degli orologi, posti ai nodi di strutture spaziali ‘a tubi innocenti’ ed altro, si rimanda all’articolo di Giorgio Cellai in questo blog. Sono uguali e opposti gli impulsi nei due sistemi e, per come è stata la spinta, per ogni osservatore all’interno del proprio spazio, appena caduta la molla, i due oggetti si muovono lungo la direzione dell’asse y in versi opposti di moto uniforme con uguali quantità di moto. Per la conservazione della quantità di moto vettoriale infatti, sia il vettore M*Va sia il vettore di verso opposto M*Vb continueranno a ‘guardare’ nella direzione dell’asse Y. Per la fisica classica le due velocità dovranno essere le stesse! Ma misuriamole tenendo conto delle trasformazioni relativistiche accennate! Da notare che, se, per es., l’osservatore A pensa di essere fermo, vede muovere l’oggetto in B lungo la diagonale di lati V e vb (!), il metro lungo X si contrae, ma noi siamo interessati solo al movimento lungo y. Se due masse Mb e Ma interagiscono sotto lo stesso impulso, in un sistema isolato, come già accennato, la Quantità di Moto totale è costante nel tempo. Tenendo conto delle condizioni iniziali (per t=0, vb1=va1=0) otteniamo Ma*va = Mb*vb e se, per l’osservatore A per qualche ragione, vb=va/R, vb diminuisce di R, per cui Mb=Ma*va/vb aumenta di R. E viceversa per l’osservatore B. Se partiamo con due masse uguali , Mb=Ma, otteniamo che Mb diventa maggiore di Ma a causa del movimento (ancora da rifletterci).
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Per qualsiasi valore di V anche per V/c<<1:
M-Mo = Mo*R – Mo dove R=1+1/2*V^2/c^2 ; se
M-Mo = Mo*(R-1) allora M-Mo = 1/2 * Mo*V^2/c^2 =Er/c^2
ΔM =Er/c^2
Se V<< c, fornendo energia cinetica (tramite lavoro di una forza , urto…) o energia di qualsiasi altro tipo (es., calore), la sua massa , in conseguenza di ciò, aumenta di Er/c^2 e viceversa. (Da chiarire ulteriormente)
Attenzione: è la V, velocità relativa dei due spazi, che fa rallentare gli orologi, non le velocità delle due masse, indicate con Va e Vb ovvero va e vb o altro! R=1+1/2*V^2/c^2
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Piero Pistoia
N.B. – I DUBBI SU ALCUNI PASSAGGI CONCETTUALI SONO STATI DISCUSSI CON L’ING. RODOLFO MARCONCINI E COMUNICATI ANCHE AL PROF. GIORGIO CELLAI.
IL DUBBIO: Dai principi della Teoria è possibile derivare logicamente in ogni caso la seguene relazione?
Δtb = Δta / √(1-V2/c2 ) –> Δtb aumenta in questo modo in ogni condizione?
FORSE! LA SOLUZIONE DEL
ancora in pdf
ARTICOLO DI FABIO DE MICHELE (Il sillabario N.2 e N.3 -1996 )


AL MARGINE DEGLI ARTICOLI SU MASSA ED ENERGIA dott. Piero Pistoia
DEDUZIONE E RIFLESSIONI SUL SIGNIFICATO DELLE TRASFORMAZIONI DI LORENTZ_EINSTEIN
IL COMPUTER E LA SCUOLA, a cura del dott. Piero Pistoia; post aperto ad altri interventi
CURRICULUM DI PIERO PISTOIA:
piero-pistoia-curriculumok (0)
RIFLESSIONI PERSONALI SULL’USO DEL COMPUTER NELLA SCUOLA
di Piero Pistoia
Clicca qui sotto:
Uso del computer nella scuola.pdf
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IL COMPUTER E L’INSEGNAMENTO: CONSIDERAZIONI CRITICHE PERSONALI MATURATE NEL VENTENNIO 1980-2000
di Piero Pistoia
in via di costruzione
Clicca qui sotto:
Uso del computer nella scuola1.pdf
A cavallo del 2000, il Ministero dell’istruzione si pose finalmente, in maniera più significativa di prima, il problema pedagogico, a mio avviso di grande rilevanza, del rapporto insegnamento-apprendimento, inserito nel più vasto territorio delle strutture disciplinari, mentali e, in particolare, della Linguistica ed Epistemologia. Il docente universitario Berlinguer, allora Ministro della Pubblica Istruzione, propose, su questi criteri, un Grande Concorso per gli insegnanti, da tempo abituati ormai a considerare le loro scelte operative alla Robinson le migliori possibili (si pensi alle relazioni da loro scritte sulle valutazioni del lavoro). Si attivarono allora i sindacati, ci furono manifestazioni di piazza, interventi squalificanti nelle Camere del Lavoro e … il Grande Concorso naufragò prima di iniziare. E LA SCUOLA? … ma attualmente ci sono i tests super-partes (i così detti invalsi, difesi anche oggi nel 2014, con l’arroganza tipica dei possessori di verità, dai tecnici di Lista Civica), tests piovuti dall’alto, una struttura pesante, dispersiva e, a mio parere, scarsamente guidata e controllata, difficile da interpretare e collegare ai programmi, in cui probabilmente la maggior parte degli stessi operatori nella Scuola ci crede poco e ci si orienta anche peggio, affermazione quest’ultima che sarebbe stata da controllare prima di somministrarli. Invece di insegnare come sempre le nozioni chiave dei programmi ministeriali e dei relativi libri di testo, si vuole forse suggerire di limitarci a raccogliere da internet tutti i tests invalsi del passato ( o a procurarceli in libreria già stampati) per somministrare nelle classi solo quelli, in maniera guidata, per buona parte dell’anno scolastico? O cosa!?
Non sarebbe stato meglio avere una classe insegnante selezionata seriamente tramite Concorsi analoghi a quello proposto e poi ritirato nei primi anni del 2000?
Piero Pistoia
SIAMO IN ATTESA DI ALTRI CONTRIBUTI!
IL NEOAUTOCTONO A POMARANCE E DINTORNI: brevi storie sulle rocce dell’ultimo mare; a cura del dott. Piero Pistoia, post aperto
In via di costruzione
CURRICULUM DI PIERO PISTOIA ; cliccare su:
piero-pistoia-curriculumok (#)
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SE VUOI INGRANDIRE LE FOTO DEI FOSSILI (P. Pistoia) O DELLE CARTINE: CLICCACI SOPRA
FOSSILI NEL CALCARE DETRITICO CONCHIGLIARE PLIOCENICO (Ps) DI POMARANCE E DINTORNI (Con cenni ai cicli sedimentari della costa del Pleistocene).
Per vedere i ‘probabili’ nomi dei macro-fossili numerati, quasi mai perfetti, leggere nell’elenco alla fine delle loro foto
TAVOLA SINOTTICA FOSSILI PLIOCENE
Si tratta di grossi fossili incompleti che ad occhio sembrano ostreidi
Calcare arenaceo pliocenico a Pycnodonta navicularis individuata prec. con 12. Località S. Piero di Pomarance
Errata corrige: sostituire Clamys con Chlamys
Astrea (4): calco negativo e positico in Ps (calcare detritico conchigliare)
Aggiungere foto con varie Pycnodonta navicularis, N. 12; Amussium N. 19, vari Clypeaster, N. 2, Spathangus N. 20 ed altre in attesa.
Lamellibranco che si chiama ‘Pycnodonta navicularis’; Pliocene medio; più frequente nelle arenarie e argille anche in eteropia di facies col calcare conchigliare. Etichetta N. 12
Lamellibranco che si chiama ‘Amussium’; Pliocene medio: etichetta N- 19: vive nei fondali melmosi.
Echinide che si chiama ‘Clypeaster’; Pliocene medio. Etichetta N. Località La Serrata (Pomarance)
Lamellibranco che si chiama Glycimeris ed ha cerniera taxodonte. Sigla N. 1
Pliocene. Fossili grandi in calcare arenaceo e, inseriti in eteropia di facies, in argille del Pliocene medio
e fossili in argille del pliocene inferiore (ben conservati, ma fragili; vedere il frammento di cerniera taxodonde).
I fossili piccoli sono stati trovati in sabbie calcaree dell’inizio Quaternario (leggere cliccando sulla parola ‘calda’)
geologia riparbella con schema1 in OpenOffice
geologia riparbella con schema1 in pdf
I fossili più piccoli sono stati raccolti nelle formazioni del Pleistocene inferiore nella zona di Riparbella (cliccare su ‘geologia riparbella con schema1’ per ulteriori informazioni)
Lamellibranco; famiglia: Pectinidi; genere: Pecten; specie: Pecten jacobeus, quello a coste rigate longitudinali (Pliocene-Pleistocene). Etichetta N. 3
Megabalanus e Balanus in calcare detritico conchigliare del Pliocene medio, spesso inseriti su valve di Lamellibranchi; fossili raccolti presso la Gabella. Fossile siglato n. 9
Lamellibranco chiamato Chlamys latissima (dim. circa 15 cm) del Pliocene medio inglobato nel calcare conchigliare. Siglato col N. 5
Echinidi; genere Echinolampas del Pliocene medio nella formaziome PS. Etichetta N. 7
Lamellibranco chiamato Chlamys s.l.; famiglia: Pectinidi; genere Chlamys; specie vicina alla Chlamys seniensis (coste con rigate longitudinali; Pleistocene inferiore, (Calabriano); zona Riparbella (cliccare: geologia riparbella con schema1)
Ingrandimento delle Chlamys Pleistoceniche
N.B. Da classificare ancora il piccolo lamellibranco bianco ‘stipato’ nella ganga.
ELENCO PROBABILE NOME FOSSILI
1 – Glycimeris (dim. max. 15 cm; cerniera taxodonte).
2 – Clypeaster (dim. circa 15 cm; ricci di mare).
3 – Pecten jacobeus.
4 – Astrea con calco.
5 – Chlamys latissima.
6 – Spondylus spinosus.
7 – Echinolampas (ricci di mare).
8 – Dentalium.
9 – Megabalanus e Balanus
10 – Terebratula ampulla.
11 – Corallo isolato.
12 – Pycnodonta navicularis.
13 – Conus.
14 – Turritella (calco).
15 – Spugna (calco).
16 – Isognomon (calco) e tracce della sua cerniera a ‘pettine’.
17 – Hynnites crispus.
18 – Ostrea lamellosa.
19 – Amussium.
20 – Spathangus. (ricci di mare con ‘fossetta’)
Seguono porzioni minimali ingrandite della Carta geologica ‘Geologia della zona di Pomarance-Larderello’, 1:25000, R. Mazzanti (1966), che focalizzano la particolare giacitura del calcare detritico conchigliare dal Pliocene inferiore al Pliocene medio, durante il ciclo sedimentario trasgressione-regressione (Figg. 2 e 3 nell’articolo)
CARTINA1 (e relativa sezione6): ps (calcare detritico conchigliare) sotto pa (argille a Picnodonta, Pliocene inferiore).
ATTENZIONE! Se vuoi vedere l’articolo sul Neoautoctono in pdf clicca qui sotto:
NEOAUTOCTONO11.pdf
Leggere l’articolo in pdf è pesante per lo scorrimento lento e per la divisione in colonne che richiede frequenti ritorni. Propongo però anche la seguente presentazione colonna su colonna poco estetica ma meglio leggibile.

Per i riferimenti vedere Fig.3-0
CARTINA2: ps (calcare conchigliare) sopra il Miocene e sotto pa (argille a Picnodonta navicularis)

CARTINA 3 (e relativa Sezione 10) da notare anche il contatto fra ps (Pliocene medio) sopra pa e sotto pa (Pliocene inf.) e pa in diretto contatto sopra sigma (serpentinite), prima del T. Pavone (assenza del Miocene!)
S-O N-E
Galileo e la meccanica; della Dott.ssa Prof.ssa Silvia Pirollo
Commento a ‘La trama’ di Jorge Luis Borges
Nel secondo cortile
la fontanella gocciola periodica
fatale come la morte di Cesare.
Entrambi fili della trama che abbraccia
il cerchio senza fine né principio,
l’àncora del Fenicio,
il primo lupo e il primo agnello,
l’ora della mia morte
e il teorema di Fermat.
Tale trama di ferro
gli storici la intuirono di un fuoco
che muore e nasce come la Fenice.
E’ il grande albero delle cause
e dei ramificati effetti:
ha nelle foglie Roma e la caldea
e ciò che vedono i volti di Giano.
L’universo è uno dei suoi nomi.
Nessuno lo ha mai visto
e nessun uomo può vedere altro.
Per vedere il commento del prof, Gherardini cliccare sotto
Per vedere il commento della prof.ssa Pistolesi cliccare sotto
“I SASSI MAMMELLONATI DI MONTEBUONO, Volterra, Pisa, Tuscany, Italy”: del dott. Giacomo Pettorali e del dott. Piero Pistoia, con molteplici interventi emotivi; con poesia di Roberto Veracini e uno scritto poetico di Marco Chiavistrelli; a cura di Piero Pistoia
Per vedere interamente questo post zibaldone (tranne le riflessioni estetico-letterarie-religiose da svariati punti di vista sui mammellonati e lo scritto ipotetico-didattico originale; vedere dopo), cliccare sotto:
MAMMELLONATI_post prova in pdf
Lo scritto di backgraund è il link “SASSI_MONTEBUONO (Volterra, Pi)” posto dopo gli scritti precedenti.
NB – Abbiamo dovuto modificare ed integrare, perché questo post era stato ultimamente stravolto da fuori! Molte volte sono stati scaricati frammenti da esso, da interessati esterni!?
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CURRICULUM DI PIERO PISTOIA :
piero-pistoia-curriculumok (#)
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POST IN VIA DI COSTRUZIONE
POESIA DI ROBERTO VERACINI
FOTO DEL POGGIO DI MONTEBUONO
A destra del podere, nella macchia in alto, si vede una rottura di pendio (strapiombo di circa 70-80 metri) con parete arenacea quasi verticale dove sono inclusi mammellonati (vedere foto successiva), che termina in un ‘percorso d’acqua’ fino al Forconale. Il fiume Cecina è coperto da una stretta striscia di cespuglieto dell’argine sinistro all’estremità inferiore della foto e scorre poco più in basso. Foto scattata da sotto le Macie, a mezza costa.
FOTO DELLA PARTE ALTA DELLO STRAPIOMBO A MAMMELLONATI

CARTA GEOLOGICA DI MONTEBUONO
SE VUOI LEGGERE UNA SINTESI SUI MAMMELLONATI DI MONTEBUONO clicca sotto:


Per visualizzare meglio le figure e foto, cliccaci sopra.
SE VUOI VEDERE LE OSSERVAZIONI AL MARGINE: clicca qui sotto
mammellonati_sagredo5.pdf che sostituisce il file mammellonati_sagredo1.doc non corretto!
SE VUOI LEGGERE L’ARTICOLO SUI MAMMELLONATI vers. semplificata in PDF clicca qui sotto:
Il link successivo, nella nostra intenzione, tratta di una “ricostruzione” ipotetico-didattica a partire da tabula rasa relativamente allo “oggetto” in studio, cioè la prima ipotesi è che si debbano ignorare gli studi storici relativi a questo “oggetto” specifico per ricostruire ex-novo il processo.
Per noi è rilevante, per la Cultura e la Formazione Mentale nella didattica, il processo piuttosto che il raggiungimento dello obiettivo, il percorso piuttosto che la meta, perché argomentare criticamente, specialmente in ambiente complesso, oltre che aprire nuove vie fra i neuroni cerebrali, fortifica lo intuito e la creatività.
Per leggere in pdf lo scritto ipotetico-didattico originale, stranamente “svanito dal post” (così sembra!) ed ora, con fatica, reinserito il 25-04-2020, cliccare sul link:
SASSI MAMMELLONATI_MONTEBUONO (Volterra, PI)
N.B. – il giorno 26-04-2020 hanno iniziato a scaricare anche quest’ultimo di nuovo!?
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RIFLESSIONI EMOTIVO-ESTETICHE E INTERAZIONI SPIRITUALI-RELIGIOSE RELATIVE AI SASSI MAMMELLONATI DI MONTEBUONO, autori vari.
GHERARDINI_MAMMELLONATI
FIDANZI_MAMMELLONATI
MARMELLI_MAMMELLONATI
BRUNETTI_MAMMELLONATI
MAMMELLONATI_DI_MONTEBUONO_Susanna Trentini clicca su:
MAMMELLONATI_DI_MONTEBUONO_Susanna Trentini
STEFANIA RAGONI dirigente scolastico
stefania_ragoni in pdf
Ovvero leggere in doc:
VEDERE” LA BELLEZZA DI UNA PIETRA E’ UN DONO
Dott.ssa Stefania Ragoni, Dirigente dell’Istituto Comprensivo di Pomarance
“ E’solo un sasso “. E’ un primo commento di qualcuno, forse di molti, comprensibile in un mondo in cui non tutti sono filosofi . O poeti.
Galileo, davanti a un sasso, aveva l’ardire di supporre che anche dietro quell’oggetto informe, si celassero le leggi universali della natura, svelando le quali si troverebbero i disegni di Dio. Così apriva la suggestiva terra di confine tra scienza e religione in cui anche oggi ci ritroviamo, più o meno schierati nell’uno o nell’altro campo.
Certo, è sconvolgente pensare che anche i sassi sono composti di molecole come noi, e che sono gli spazi intercellulari, i legami, a determinare, talvolta, le infinite forme di questo nostro universo, così ricco da togliere il fiato. E pensare che il sasso, questi sassi, c’erano molto prima di noi e saranno ancora lì quando di noi si sarà persa ogni traccia. Noi abbiamo il potere di forzarlo, di modificarlo, ma tra cent’anni lui sarà qui. E noi no.
E’ già stato pietra di una casa, muro di un campo o drenaggio di un oliveto e potrà esserlo ancora, cambiando sì, ma con una lentezza sconvolgente, terribile. Perché il suo tempo è un altro tempo : non è il nostro che è un soffio.
E, fra tanti, ci affascinano questi sassi di fiume, perché ritroviamo la dinamicità della vita, delle modifiche, del lento divenire che anche un sasso mostra, i segni del suo scontro quotidiano con l’altro elemento sacro: l’ acqua.
Non te lo sai spiegare, ma se ti fermi davanti a un sasso, come davanti all’acqua o al fuoco, ti perdi .
Non quesiti metafisici scaturiscono, ma il senso di una sacralità atavica che componeva di sassi i templi agli dei o i cerchi magici nei campi dove non streghe, ma antiche donne “ sagge “ cercavano la divinità dentro di loro, prima che il Cristo lo confermasse che è vero, Dio è anche dentro di noi.
E pensi che proprio una pietra il Cristo ha indicato a simbolo della Sua Chiesa : richiamandoci a un tempo infinitamente più grande del nostro, di noi cellule di Divino i cui legami sono altrettanto invisibili di quelli di un sasso, ma misteriosamente belli .
E attraverso il dono di “ vedere “ la bellezza di una pietra, scopri l’altro elemento divino del creato :
l’ unicità. Ogni sasso è di diversa bellezza, ha una sua forma, le sue esperienze, la sua storia. E’come noi : bello, unico, irripetibile.
Non so cosa abbia mosso Piero, come alcuni di noi, a raccogliere sassi, a circondare di sassi la propria casa e la propria vita .
Quello che so è che i raccoglitori di sassi sono esseri particolari.
Raccoglitori di forme dell’ armonia dell’ universo. Alla ricerca continua di risposte. Di “ quelle “.
Giugno 2006
Stefania Ragoni
VERTAX_MAMMELLONATI
STEFANINI_MAMMELLONATI
MChiavistrelli_AI SASSI NOSTRI FRATELLI.odt
MChiavistrelli_AI SASSI NOSTRI FRATELLI.pdf
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UNA LEZIONE COMMENTATA DI ELETTRODINAMICA a cura del dott. Piero Pistoia post aperto
CURRICULUM DI PIERO PISTOIA :
Il modo più agile di leggere l’articolo è in PDF, cliccando sopra il seguente LINK:
Altrimenti continuare a scorrere il post.
Attenzione talora è necessario ingrandire le pagine, cliccandoci sopra l’icona “+” quando appare in basso a destra..
Questo articolo, pubblicato tempo fa sulla rivista “La Ricerca” dell’ Editore Loescher, è anche leggibile una pagina alla volta, cliccando in successione sulle proposizioni qui sotto:
LEZIONE SULLA CAPACITA’ ELETTRICA pag. 1
LEZIONE SULLA CAPACITA’ ELETTRICA pag. 2
LEZIONE SULLA CAPACITA’ ELETTRICA pag. 3
LEZIONE SULLA CAPACITA’ ELETTRICA pag. 4
LEZIONE SULLA CAPACITA’ ELETTRICA pag. 5
LEZIONE SULLA CAPACITA’ ELETTRICA pag. 6
LEZIONE SULLA CAPACITA’ ELETTRICA pag. 7
LEZIONE SULLA CAPACITA’ ELETTRICA pag. 8
Ovvero, di seguito appare l’articolo intero, come successione di foto JPG.
PROVE DI SCRITTURA, post aperto
Le poesie (p) ed i racconti (r) qui raccolti sono scritti, nell’ordine, dal Docente Universitario dott. prof. Cristiano Chesi, specializzato in Linguistica, dalla scrittrice Doriana Mugnaini e da altri (il post è aperto).
Il prof. Chesi è attualmente impegnato in varie attività culturali universitarie, tenendo lezioni in molti atenei europei ed oltre. Noi abbiamo tenuto aperto nel blog un post indirizzato alla Linguistica Applicata in attesa di interventi di questi professionisti.
1-Follia (p), C. Chesi
2-Vitri modo fragilis (p), C. Chesi
3-Sogno di una notte di mezza estate (p), C. Chesi
4-Il giardino reciso (r), C. Chesi
5-Labyrinthus (p), C. Chesi con intermezzo “Paesaggio” (p), Paolo Fidanzi
6-Corsa notturna (p) e In viaggio, C. Chesi
7-Imperfezioni (p), C. Chesi
8-I colori del bosco (r), C. Mugnaini
9-Per ogni mistero (r), C. Mugnaini
10-C’era una volta un uomo scontento (pr), D. Mugnaini
11-Desparacido (r), C. Mugnaini con intermezzo pittura di L. Borghetti
12-Un raccontino (r), G. Fillini
3-Sogno di una notte di fine estate



10-C’era una volta un uomo scontento


UN RACCONTINO DI GIORGIO FILLINI
href=”https://ilsillabario2013.blog/wp-content/uploads/2013/10/2vacanze-_1_.pdf”>



















































































