ANCORA RIFLESSIONI PER UNA LEZIONE SULLA RELAZIONE FRA MASSA GRAVITAZIONALE E MASSA INERZIALE: una stranezza nell’Universo fisico; del dott. prof. Piero Pistoia

‘ ù D l r = m

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Utilizzate foto di parti di schede scritte dal dott. Piero Pistoia (decine per anno scolastico, somministrate a tutti gli alunni delle singole classi al biennio superiore,  per rafforzare e precisare le  lezioni verbali in presenza, sulle  varie voci del programma ministeriale, accompagnate da svariati questionari pure somministrati  per valutare l’assimilazione dei concetti )

Vedere anche altri post delle stesso autore sullo stesso argomento e sul metodo di insegnamento della Fisica al biennio superiore

(per es. tag “Calcolo degli errori“, “forza gravitazionale” …)

Per un primo tentativo, iniziare con il cliccare su:

MASSA1-2-3-4-5-ok

RIFLESSIONI PER UNA LEZIONE SULLA LETTURA DEGLI STRUMENTI E SUI CONCETTI DI SENSIBILITA, ERRORE ASSOLUTO STRUMENTALE, ERRORE ASSOLUTO ACCIDENTALE; PRECISIONE, ERRORE RELATIVO, ACCURATEZZA; del dott. prof. Piero Pistoia

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RIFLESSIONI PER UNA LEZIONE SCOLASTICA SULLA LETTURA DEGLI STRUMENTI E SUI CONCETTI DI “SENSIBILITA”, “ERRORE ASSOLUTO STRUMENTALE”, “ERRORE ASSOLUTO ACCIDENTALE” “PRECISIONE”, PRECISIONE ASSOLUTA”, “ERRORE RELATIVO”, “ACCURATEZZA”.

del dott. prof. Piero Pistoia

‘ ù D l r = m

Diremo che uno strumento è poco sensibile se variando di un intervallo non trascurabile la grandezza da misurare, non è possibile cogliere sullo strumento un cambiamento di indicazione; al contrario uno strumento è sensibile se può cogliere minime variazioni della grandezza da misurare. Allora si introduce come definizione di sensibilità il rapporto fra variazione di grandezza e corrispondente variazione di divisioni (cioè quanta variazione di grandezza corrisponde ad una divisione):

D G/D N

Più alto è tale valore più bassa è la sensibilità (molti autori scelgono per definizione di sensibilità il reciproco del rapporto su detto, cioè: D N/D G; in tal modo più grande è tale quoziente, più alta sarà. la sensibilità; la nostra scelta permette un miglior confronto con altre grandezze significative per la misura, come, per es., l‘ Errore Assoluto strumentale. Il valore della sensibilità insieme alla chiarezza della scala (per la quale possiamo leggere ad occhio ora il decimo, ora il quinto … di divisione), mi danno delle indicazioni sul numero di cifre attribuibili alla misura che è come dire sul minimo intervallo di grandezza “leggibile”: più alta è la sensibilità e più chiara è la scala, più cifre decimali (!) posso essere attribuite alla misura; si dice allora che la misura ha alta precisione fittizia, nel senso di aver fornito un certo numero di cifre senza far riferimento al significato di tali cifre (P. Bevington “Data reduction and error analysis for fisica sciences” McGrw-Hill 1969). Per es., con la scala di una strumento (amperometro) nella quale possiamo leggere tranquillamente il decimo di divisione ed una strumento con sensibilità pari a 1mA/div (10-3 A/div, 0.001 A/div), allora possiamo ottenere un valore del tipo 0,0031 A; mentre con una scala che permetta una lettura di 1/5 di div e con una strumento di sensibilità 5 A/div, potremo leggere solo fino allampere. (da controllare)

Se, poi consideriamo che in generale sia possibile sempre leggere ad occhio, per es., un decimo od un quinto di divisione (a parità di chiarezza della scala), la sensibilità dello strumento è fortemente indicativa della precisione del risultato, cioè del numero delle cifre decimali (significative o meno) con cui posso scrivere la misura. Ma a noi, però, non interessa tanto scrivere la misura con molte cifre decimali, se poi esse non hanno alcuna relazione col “presunto valore vero” quanto sapere qualcosa sulla loro significatività, cioè in che rapporto stanno con il valore vero stesso.

Indicazioni sulla “significatività” delle cifre con cui è espressa la misura, ci derivano dalla conoscenza del così detto errore assoluto strumentale”.

In generale, l’errore dello strumento non può mai essere inferiore alla grandezza corrispondente al decimo di divisione, controllata dalle sensibilità, perchè altrimenti il costruttore avrebbe progettato uno strumento pi preciso di quanto poi possaessere utilizzato. Se conosciama il limite inferiore dell’errore, il limite superiore invece varierà da strumento a strumento, anche se in generale il costruttore fa in modo che l’errore coincida numericamente con la sensibilità, come da noi definita: l’Errore Assoluto Strumentale è la grandezza corrispondente ad una divisione della scala.

Ci accorgiamo pertanto che la lettura ad occhio ha senso solo quando il limite superiore dell’errore assoluto è inferiore alla grandezza corrispondente all’intervallo fra due divisioni successive. In tutti gli altri casi, quando il costruttore non ci rifornisce, per es., tramite la classe dello strumento (gli strumenti indicatori hanno indicata la classe di precisione, ovvero piu^ raramente la curva di taratura: strumenti campioni primari e secondari) il valore dell’errore strumentale, è consigliata la lettura alla tacca più vicina. Infatti se l’errore per es., è dell’ordine 1/1000 di Ampere significherà che, nelle nostre ipotesi, la sensibilità è 0,001 A/div (numericamente uguale all’Errore), la incertezza è di una divisione e, se il valore nominare era 0,003 A, il valore “vero” cadrà certamente fra 0,002 e 0,004.

L’Errore Assoluto Strumentale detto anche limite superiore dell’Errore Assoluto o massimo errore possibile o “precisione assoluta” mi individua così un intervallo intorno al valore nominale (risultato di una sola lettura o la media fra letture) in cui certamente cadrà il valore “vero” (si capisce anche come tale errore debba essere superiore almeno a 3 volte l’errore quadratico medio). Se poi ripetendo le misure la semidifferenza dei valori estremi, detta Errore Assoluto Accidentale, è superiore all’errore assoluto strumentale (caso che può verificarsi quando si usano strumenti con errore assoluto sempre piu^ piccolo), prenderemo l’ errore accidentalecome indicativo della precisione assoluta.

Chiaramente quindi nessun rapporto teorico esiste fra Sensibilità di uno strumento e precisione assoluta o errore assoluto strumentale, anche se in pratica essi coincidono numericamente:

1 – La Sensibilità insieme alla “chiarezza” della scala) è legata al numero di cifre (talora decimali)con cui posso scrivere la misura (precisione) anche se poialcune di esse possono essere inutili per i nostri scopi. A questo punto è interessante precisare, per quanto riguarda il rapporto “Sensibilità” “scala”, come la sensibilità possa essere anche definita come il minimo intervallo di grandezza di cui ci possiamo accorgere nel misurare, coincidente in generale con la minima frazione di intervallo di graduazione leggibile sulla scala; cioè la “sensibilità”di una lettura coincide con il limite di sensibilità della scala. La tendenza a introdurre la definizione di sensibilità come rapporto, rende meno chiara la relazione suddetta.

2 – L’ errore strumentale (o precisione assoluta) al contrario ci indica in che intervallo cadrà “certamente” il valore “vero”, “quotando” quali cifre come significative e quali invece come “sparate a caso”.

Questa teoria semplificata dell’errore fornisce solo l’ordine di grandezza degli errori, permettendo la conoscenza dell’ errore massimo assoluto con una sola cifra significativa. Così facendo riferimento agli esempi all’inizio riportati, se la sensibilità e la chiarezza della scala mi permettono di leggere fino al decimillesimo di ampere: 0.0031 A, conoscendo l’ errore assoluto strumentale, sia peres., 0,001 A, chiaramente la cifra del millesimo è già incerta, per cui quella del decimillesimo è da considerarsi del tutto illusoria (sparata a caso), cioè essa non è significativa, per cui va eliminata arrotondando la cifra precedente (il valore della misura satrà allora:0.003 A +/- 0,001 A);in al modo la scrittura della misura è un indicedella sua precisione assoluta.

Facendo riferimento al secondo esempio di precisione molto inferiore, se la sensibilità e la lettura della scala non mi permettono di cogliere frazioni di Ampere, il costruttore dello strumento non può fornire un errore assoluto inferiore all’ Ampere, in quanto la cifra corrispondente all’ errore non potrebbe essere letta su quella scala.

L’accuratezza sembra una grandezza polisemica; infatti per Bevington mi indica se il valore nominale è vicino o lontano dal valore “vero”; una misura in questo senso sarà tanto più accurata tanto più lerrore assoluto strumentale (precisione assoluta) è piccolo. Quindi l’accuratezza mi dice in che rapporto sta il risultato con il valore “vero” , mentre “la precisione” indica l’esattezza con la quale abbiamo espresso il risultato indipendentemente dal fatto che tale risultato sia importante nell^individuare il valore “vero”.

L’ ”errore relativo” (errore assoluto/valore nominale; sempre espresso in %), rappresenta il modo incui l’ errore assoluto incide sulla misura (tale grandezza adimensionata è chiamata , da Glen e Ford, ancora “accuratezza”, di qui la polisemia).

Si è a volte sostenuto che, poiché l’ errore massimo assoluto è più grande certamente dell’ errore assoluto definito come differenza fra valore “vero” e valore nominale, il valore “vero” cadrà quindi più probabilmente nelle vicinanze del valore nominale (intervallo più stretto) che non agli estremi individuati dall’errore assoluto. Da ciò potrebbe derivare la liceità di leggere cifre decimali superiori alle concesse dall’ errore massimo assoluto stesso; infatti se l’ intervallo è più stretto significa che l’ errore incide su cifre di ordine inferiore. Per le seguenti ragioni siamo contrari a tale congettura:

a) Nessuna necessità costringe il valore “vero” a stare, nelle prova da noi fatte, proprio nelle vicinanze del valore nominale.

b) Se vogliamo accettare per fede l’ ipotesi precedente, rimane il fatto che le frazioni di divisione lette su di uno strumento che per costruzione non può fornire, hanno lo stesso valore come se fossero prese a caso; in tal modo si eviterebbe la fatica (conteggio delle frazioni…) di tentare di cogliere ciò che quello strumento non permette di cogliere.

c) Si correrebbe il rischio di ricadere nell’ incertezza collegata agli errori possibili e probabili, mentre, l’ errore assoluto limite, è proprio introdotto per dare indicazioni sicure, naturalmente perdendo in accuratezza.

d) Se, infine, vogliamo una misura più precisa, non è necessario ricorrere a congetture strane, ma basta usare uno strumento di classe maggiore.

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Nel quadro del progetto di auto-aggiornamento che, al tempo, fu attivato (per informazioni ulteriori cercare in questo blog, per es., con il il tag AUTODIDASSI), il precedente scritto fu inviato a leggere, al tempo, all’Università di Pisa presso la Facoltà di Ingegneria, all’ accademico ing. dott. Renzo Pieri, prof. stabilizzato di Misure Elettriche, Assistente Ordinario di Elettrotecnica, che caldamente ringraziamo anche per i suoi qualificati consigli e commenti al margine.

Dott. prof. Piero Pistoia

FOTOMETRIA APPLICATA ALLA ASTRONOMIA SIDERALE di A. Valetti, accademico – art. ripreso da “Didattica delle scienze, La Scuola, Brescia”

N. B. – Qualora editore ed autore non volessero mantenere il seguente scritto in questo blog, completamente auto-finanziato, senza alcun fine di lucro, portale aperto alla cultura scolastica e alla cultura sociale, lo comunichi alla mail ao123456789vz@libero.it, e nell^immediato verrà definitivamente eliminato.

 

ASTRONOMIA_valetti0001

QUELLO CHE NON TI HO MAI DETTO da “Via de Labirinti”; di Roberto Veracini

Da “Via de’ laberinti” (La vita felice, Milano, edizione ampliata 2020)

Nuova sezione: QUELLO CHE NON TI HO MAI DETTO

Con il tempo si ricordano

certi particolari del volto, i gesti,

si fissano nella memoria le espressioni

di una vita. Di mio padre ricordo

il sorriso da ragazzo e la luce

degli occhi, una contrazione impercettibile

della bocca quando incontrava una difficoltà,

una felicità trattenuta, controllata, infine radiosa

quando c’era da essere felici.

Fino all’ultimo era convinto

che sarebbe uscito

da quell’ospedale, si preoccupava

delle cose da fare, una volta fuori.

Era fatto così.

Non ne va bene una, diceva,

ma poi tornava ad aver fiducia nelle cose

della vita. Guardava avanti

sempre con quel sorriso

e gli brillavano gli occhi

Quello che non ti ho mai detto

a mio padre

Quello che non ti ho mai detto

è che mi piaceva tutto di te

anche se era tutto diverso

da me

*

Ora che invecchiando

sempre più ti somiglio

provo un piacere tutto

nuovo e inaspettato

*

Il tuo sorriso è rimasto

nella casa, non ci abbandona,

ma non riusciamo ancora

a farlo entrare in noi

*

Guardo i tuoi strumenti

di lavoro e immagino

le mani, che avevi

esili e giovani

*

Sono ancora qui

a pensarti

come mai prima,

come se

prima non fosse mai

stato. Ma questo

vuoto è così pieno

di te che nemmeno io

so come

Ospedale

(Il tradimento del figlio)

Ogni tanto il tuo sguardo

mi cerca, sospettoso,

mi stai ingannando?

Io vorrei sottrarmi

a quegli occhi

che forse già sanno

e pesano increduli

ogni mio cenno,

davvero mi stai

ingannando?

La responsabilità

Come se queste radici

portassero altri pesi

che non so decifrare.

Certe volte ascolto i tuoi

passi, che immagino leggeri

ma sono pesantissimi

e allora odio il figlio

che non vuole crescere,

il suo restare ovunque

esule.

Ma tu mi guardi e sorridi,

e rigiri ancora

fra le mani i miei fogli,

come facevi sempre

negli ultimi giorni

Roberto Veracini

OPERA LETTERARIA “IL TOMESCHINO”; PRIMO RINASCIMENTO: commentata a piu^ voci; di Umberto di Dio con prefazioni di Ferreri e Consolo

PREMESSA

Da continuare…..(da modificare o sopprimere)

Opera letteraria, fra la favola ed il romanzo cavalleresco,  IL TOMESCHINO del primo Rinascimento; commentato da Umberto di Dio nel suo libro ” Il Tomeschino e Regalbuto al tempo di Carmelo”; con recensioni di Consolo e Ferreri.

IL TOMESCHINO_recensione_F. Ferreri

 

Il Tomeschino_A. Consolo

APPUNTI RECUPERATI DA LEZIONI ACCADEMICHE: I MOTI VIBRATORI, verso la costruzione dell’equazione differenziale a derivate parziali seconde della propagazione delle onde; da rivisitare e spunti per uso didattico; a cura del dott. Piero Pistoia

Da continuare…e ricontrollare

nota_lettore_interessato -3 (4)

 

PREMESSA GENERALE

In generale, riassumendo quello che faremo, se consideriamo una piccola zona di un mezzo (lineare, superficiale o volumico), per es., elastico o di diversa natura, dove per azioni esterne, avviene una perturbazione, il processo  teorico per la costruzione della legge di propagazione dell^onda si può riassumere ” a parole”  grosso modo secondo queste fasi operative:

1 – Si individua la variazione di pressione o risultante delle forze applicate al piccolo elemento considerato.

2 – Si uguaglia poi tale risultante, per il II° Principio della dinamica, alla massa dell^elemento per la sua accelerazione acquistata, ottenendo in formula una prima uguaglianza.

3 – Tale risultante delle forze applicate “costruisce” di conseguenza una variazione di volume dell^elemento preso in considerazione, in funzione  anche delle caratteristiche (per es. elastiche) del mezzo, che sostituita al primo membro della prima uguaglianza ottenuta al punto 2, otteniamo l^equazione di propagazione dell^onda.

4 – Ci si accorge, facendo i “conti”, che la combinazione delle costanti relative alle caratteristiche del mezzo che appaiono nell^equazione finale, corrisponde alla velocità al quadrato dell^onda ottenuta.

Queste fasi si inseriscono costanti nella struttura in una costruzione geometrica che cambia con il mezzo.

post in via di costruzione

Per vedere la prima parte del post in pdf cliccare su:

onde_pendoli1 (5) 

Per vedere la seconda parte del post in odt, cliccare su:

onde_-propagazione_ariaok3-1

Terza parte:

onda-piana-in-tubo-con-fluido (7)

 

onda piana in tubo con fluido

Teoria matematica del suono: onda piana in un tubo di sezione unitaria contenente un fluido

Verso la costruzione dell^equazione della sua propagazione e sua velocità

onda piana in tubo con fluido

Consideriamo un tubo di sezione unitaria e consideriamo un^onda piana che si propaga. Sia az la distanza contata lungo l^asse, sulle facce di uno strato dz agiscono due pressioni leggermente diverse: P, (P + dP), così che la forza risultante (numericamente pari alla differenza fra le due pressioni) è:

-dP = –dP/dz . dz


Caratteri da usare con copia incolla:

‘ ù D l r = m d2 g d2 r = md e 

______________________

Questa forza agisce sulla quantità di fluido compreso nello strato rdz imprimendole una accelerazione d2s/dt2 dove s è lo spostamento dalla posizione di riposo. Precisamente, per la seconda legge della dinamica, che uguaglia la forza alla forza di inerzia, si può scrivere:

dP/dz . dz = rdz d2s/dt2 (1)

D’ altra parte la differenza di pressione rispetto alla pressione dell’ aria in quiete, si è originata dal fatto che c’è una variazione di volume dello strato considerato dovuta alla circostanza che gli spostamenti s sono leggermente differenti per le due facce dello strato. Precisamente la differenza degli spostamenti sarà ds/dz . dz e questo formato esprimerà anche la variazione di volume, avendo supposta unitaria l^area della sezione. Ora una variazione di volume è legata alla corrispondente pressione originatasi dalla relazione P – P0 = – e dv/v dove e è il modulo di compressibilità; ma dv = ds/dz.dz e v è espresso da dz:

P = –e ds/dz

che sostituita nella (1) si ottiene l^equazione fondamentale differenziale alle derivate seconde fra lo spostamento e l’ascissa e tempo. La s è invero funzione di z e t:

e /r.d2s/dz2 = d2s/dt2 (2)

Aperta parentesi (informazioni recuperate da intenet)

Modulo di compressibilità per alcuni materiali

Modulo di compressibilità K approssimato per materiali comuni:

Materiale

Compressibiltà

Vetro 35–55 GPa
Acciaio 160 GPa
Diamante[1] 442 GPa
Acqua 2,2 GPa (il valore aumenta ad alte pressioni)
Aria 0,142 MPa
Elio solido 50 MPa[2]

MODULO DI COMPRESSIBILITA^ ed altro

Il modulo è una quantità termodinamica e se ne deve specificare la dipendenza dalla temperatura, in particolre possiamo definire un modulo di compatibilità a tempertura costante (KT) o a entropia costante (KS), in casodi trasformazione adiabatica. In pratica tale distinzione è rilevante solo per i gas, poco per i liquidi e ancora meno per i solidi.

In un gas ideale o perfetto è un gas descritto dall’ equazione di stato dei gas perfetti e quindi rispetta le leggi di Boyle e Mariotte, la prima legge di Guy Lussac o legge di Charles e la seconda legge di Guy Lussac, in tutte le condizioni di temperatura, densità e pressione.

In questo modello KS = g P dove g è il coefficiente di dilatazione adiabatica e P la pressione.

In un fluido il modulo di compressibilità e la densità di massa determina la velocità del suono c secondo la relazione c = SQRT(K/r); In un solido si deve considerare una relazione analoga usando il modulo di Young er le onde longitudinali e modulo di taglio per quella trasversali (modulo di Bulk) . Il modulo di Young è il rapporto fra la forza applicata e la deformazione. Modulo di taglio (modulo elastico tangenziale) è la costante di Lamè che esprime il rapporto sforzo-deformazione tangenziali. Il modulo di Bulk è l’ aumento della densità provocata da una compressione ed è definito come l’ incremento di pressione necessario a causare un relativo incremento di densità secondo la relazione:

K = r.dP/dr

Chiusa parentesi

da continuare…

Comunque per approfondire in una chiara ed accurata trattazione, si possono per es., consultare i seguenti testi che non sono mai stati, a nostro avviso, così attuali come oggi, almeno per la didattica dei fondamenti:
1 – Gigli-Mezzetti “Istituzione di fisica sperimentale, vol. II; circa da pag. 700 a seguire” Editrice Politecnica italiana
2 – Edoardo Amaldi “Fisica sperimentale parte II”; circa da pag. 500 a seguire” Tipo-Litografia Marves

3- Gilberto Bernardini “Fisica Generale, parte 1”; Roma – Virgilio Veschi

4 – Tullio Derenzini “Lezioni di Fisica Sperimentale, Meccanica-Termologia”;  Pisa – Libreria Scientifica G. Pellegrini.

 

MECCANICA RELATIVISTICA del dott. prof. Giorgio Cellai

Post in via di costruzione…

Per vedere  gli articoli del prof. Cellai in successione, cliccare sotto:

Cinematica rel. 1,2. pdf

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Tre applicazioni del concetto di tempo proprio dell’articolo precedente:

rel. 2.2-cinematica-prof. Cellai.pdf

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Cenni di dinamica relativistica-Il sillabario

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DIO ESISTE? ALCUNE RIFLESSIONI SUL TEMA; del dott. prof. Francesco Gherardini

In via di costruzione…

Per leggere le riflessioni in pdf del dott. F. Gherardini cliccare sotto:

dio-esiste-1 (3)

Altrimenti:

Dio esiste ? Alcune riflessioni sul tema

del dott. Francesco Gherardini

In generale si mescolano tra loro due questioni che dovrebbero restare distinte: la nascita e lo sviluppo delle Religioni da un lato e l’Esistenza di DIO dall’altro.

Il primo argomento è stato abbondantemente indagato e squadernato da un punto di vista storico, filosofico e psicologico. Pare ormai chiaro che l’atteggiamento religioso sia connaturato con la stessa condizione umana e che abbia come scaturigine il sentimento della “meraviglia”. Dante vi fa riferimento nel Convivio, in Monarchia e nella Quaestio de aqua et de terra. Il nostro sommo poeta ricorda come Aristotele colleghi (nella Metafisica) meraviglia e conoscenza all’interno di un medesimo stato emotivo, generato dall’ignoranza di fronte a ciò di cui non si conosce la causa ; si tratta di una situazione che stimola ad indagare e quindi a conoscere, di una spinta conoscitiva/emotiva , generata dall’impatto con fenomeni naturali straordinari e dalla volontà/necessità di ricercarne le cause. Curiosità e paura insieme. Tutto il processo parte da un complesso di stati emozionali dominati dallo sbigottimento, da un timore simile a quello artificialmente prodotto nella Tragedia (cfr.Aristotele,l a Poetica) per suscitare pietà e paura negli spettatori.

E’ indiscutibile il fatto che l’uomo sia (nonostante tutti gli sforzi sovrumani fatti nei secoli per elevarlo dal suo stato naturale ) un primate, plantigrado come gli Orsi, le Faine o i Procioni, pentadattilo col pollice opponibile e con gli emisferi cerebrali ben sviluppati come le Scimmie. Potremmo ricorrere all’etologia per approfondire, ma credo che sia già sufficientemente chiaro che per questi mammiferi, come noi del resto, la paura è “un’emozione primaria di difesa, provocata da una situazione di pericolo, che può essere reale, anticipata dalla previsione, evocata dal ricordo oppure prodotta dalla fantasia” (Umberto Galimberti). Dunque fin dalla comparsa dell’essere umano sulla Terra duecentocinquantamila anni fa- ma secondo altri archeologi cinquecentomila anni fa – di fronte all’ ignoto l’uomo ha sviluppato questo sentimento composito della meraviglia, dove la paura predomina, ed ha cercato , consapevole della sua inferiorità, di resistere, contrattaccare, infine ingraziarsi lo sconosciuto avversario fino a trasformarlo in protettore. Ha esercitato soprattutto la fantasia e ha popolato il mondo che lo circondava di un numero infinito di esseri immaginati, pensati, mai visti, spesso a somiglianza degli animali o sua propria, collegati alle forze della natura, visibili e invisibili ai nostri sensi, ricchi degli stessi sentimenti contraddittori, odio e amore, pregi e difetti, vizi e virtù.

Il rapporto dell’uomo con questi esseri (RELIGIO= vincolo che lega) si è sviluppato in modalità diverse da un popolo all’altro con atteggiamenti estremi , ora di un’incommensurabile generosità altruista fino al sacrificio della vita ora invece con manifestazioni di inaudita ferocia ( basti pensare ai sacrifici umani o alle cosiddette guerre sante) o più spesso in altri casi con riti scenograficamente perfetti, creati per incutere timore verso la divinità, ammirazione e rispetto per le persone che facevano da tramite (pontifex) e con liturgie che si sono protratte e tramandate nei secoli, passando da una religione all’altra. Le religioni per altro hanno dato anche ampio spazio alla fantasia, all’immaginazione, alle arti e hanno offerto l’illusione di aver compreso una volta per tutte per quale motivo, fine o scopo, l’uomo si trovi sulla Terra. Non hanno voluto rassegnarsi alla semplice constatazione che ci siamo e basta, come miliardi di altri esseri viventi : senza alcuno scopo, come accade dai virus alle mucche, dalle mosche ai criceti. Anche noi esseri umani nasciamo, viviamo, moriamo e basta. “ E’ una triste speranza quella di credere di essere costituiti da una qualche fumosa sostanza immateriale che resti viva dopo la morte […] una prospettiva implausibile e agghiacciante” (Carlo Rovelli ,Helgoland). Recita il coro delle Troiane di Seneca: “ Verum est an timidos fabula decipit /umbras corporibus vivere conditis?”. Una pietosa favola quella dell’anima immortale per consolare i pavidi (timidos), che non si rassegnano al nulla eterno.

Possiamo rileggere Feuerbach per capire meglio i meccanismi della proiezione che hanno portato l’uomo a costruirsi gli Dei oppure semplicemente pensare a quale punto è arrivato l’antropomorfismo religioso dagli Egizi fino a noi oppure riflettere sul fatto che già i Greci in fondo consideravano poco potenti gli Dei, ben poca cosa di fronte al Fato, di cui dicevano tutto senza realmente sapere niente.

Nel mondo contemporaneo si manifestano migliaia di indirizzi religiosi diversi che condizionano pesantemente i vari popoli. Noi , volenti o nolenti, siamo intrisi di cristianesimo/cattolicesimo ; una religione piena di dogmi, di misteri imperscrutabili, di vicende poco verosimili, mariolatrica nella versione del cattolicesimo, piena di miracoli e di santi che ci propone l’idea di un Dio unico, onnipotente e onnisciente, creatore dell’Universo e ovviamente anche dell’Uomo, straordinariamente misericordioso, sempre pronto ad aiutarci se invocato e capace di perdonare anche gli errori più gravi al punto che ormai molti teologi propongono come vuoto anche l’Inferno. Si tratta di un Dio difficile da pensare e da raffigurare, Pater Noster, ma anche Madre amorevole nella versione di Giovanni Paolo I, al quale è stato affiancato il Volto di un essere umano straordinario in carne e ossa, disposto a sopportare patimenti atroci pur di salvare l’Umanità dal “peccato” ossia dalla sua barbarie e dalle sue nefandezze perpetrate su questa Terra; una Parola (verbum) e un volto vero per una figura, quella di Dio, altrimenti inimmaginabile e incommensurabile; già Aristotele aveva capito che immaginiamo solo ciò che abbiamo già visto e che non possiamo figurarci l’Infinito.

Come non accennare al fatto che Baruch Spinoza pose perfino il tema della materialità di Dio (come può un essere perfettissimo non avere anche questo attributo? Deus sive Natura) e non pensare a quali difficoltà incontra un simile pensiero tanto più oggi che sappiamo che l’Universo è infinitamente grande con miliardi di galassie che hanno miliardi di stelle con miliardi di pianeti? Come dovrebbe essere questo Grande Architetto dell’Universo (per dirla con terminologia massonica) che ha creato il tutto più di tredici miliardi di anni fa (Big Bang)? E avrebbe fatto tutto questo per noi? Per vederci all’opera? E avrebbe fatto morire tra atroci sofferenze il suo figlio unigenito per liberarci “a Malo” ?

C’è voluto un bel po’ di tempo a veder e sprigionare quella scienza , che con grandi difficoltà e piccoli passi, con errori e contraddizioni, oggi è capace di affrontare realisticamente le difficoltà e i mali che attanagliano la vita umana ; finalmente a partire dall’Illuminismo (Aufklarung) si è generato un atteggiamento ben diverso dall’attesa messianica e dall’abbandono fideistico. Ci sono dei versi commoventi di Lucrezio che richiamano la tragedia di Ifigenia ed elogiano Epicuro: Humana ante oculos foede cum vita iaceret/in terris, oppressa gravi sub religione/quae caput a caeli regioni bus ostendebat/horribili super aspectu mortali bus instans,/primum Graius homo mortalis tollere contra/est oculos ausus primusque obsistere contra;/ quem neque fama deum nec fulmina nec minitanti/ murmure compressit caelum, sed eo magis acrem/inritat animi virtutem , ecfringere ut arta/naturae primus portarum claustra cupiret. Lucrezio esalta Epicuro che per primo da umile mortale ha osato sfidare così grandi potenze e spezzare i serrami che impedivano di conoscere realmente la Natura.

Le religioni , anche la nostra, si sono manifestate spesso con un volto orrendo, quando e perché sono diventate strumento di governo e di potere ; si resta sgomenti quando di pensa alle esperienze del passato alla notte di San Bartolomeo o alla Crociata contro gli Albigesi; ci si sente ancora peggio pensando che dopo tanti secoli nel nostro mondo contemporaneo dobbiamo fare i conti con la Jihad islamica o assistere agli orrendi massacri dell’ISIS oppure nell’Europa del relativo benessere alla pulizia etnica in Bosnia o alla recentissima guerra caucasica tra Armeni e Azeri, condita anche da contrapposizioni religiose. Ma come in tutte le vicende e le manifestazioni umane per fortuna c’è anche il risvolto della medaglia, c’è chi in nome della propria fede religiosa compie azioni mirabili; per fermarci all’oggi possiamo citare l’abnegazione e il coraggio dei missionari, la figura di Madre Teresa, il lavoro della Caritas, ma anche di tanti numerosi sconosciuti che operano il bene disinteressatamente per amore, volendo imitare l’esempio di Gesù fino a congiungersi spiritualmente con lui ( fin dal XIV secolo Tommaso da Kempis De imitatione Christi, il monaco benedettino dà precetti per la vita interiore e per la pratica quotidiana delle virtù cristiane).

Certo la Scienza dura una grande fatica nel prospettarci che cosa sia realmente il Mondo e quale ruolo possano svolgere gli esseri umani verso se stessi e verso l’ambiente, flora e fauna, che li accoglie. Oggi ne sappiamo troppo e contemporaneamente troppo poco. La Fisica ci sconvolge al punto che non sappiamo più come rappresentarci l’universo e le forze che lo governano. E’ facile accettare l’idea shopenaueriana del Velo di Maja, il fatto che l’uomo vede il mondo non com’è, ma come desidera che sia. Quel mondo che noi crediamo di conoscere con le persone, gli animali , le piante e le cose, quello pensato dal materialismo semplicistico è già stato abbondantemente stracciato dalle teorie di Einstein e ancora di più da quella di Werner Heisenberg, la teoria dei quanti; siamo fatti di elettroni e di protoni, attraversati continuamente da neutrini e la materia è rimpiazzata da fantasmatiche onde di probabilità (Carlo Rovelli) , per non parlare della materia oscura e dei buchi neri e dei miliardi di galassie che corrono a velocità spropositata non si sa dove. Il mistero si infittisce, ma non ci sono alternative alla ricerca e al progresso scientifico, per stare tranquilli (e illuderci ) non è che possiamo tornare alle teorie creazioniste come accade in diversi stati americani e bandire Charles Darwin. Oppure pensare come l’arcivescovo Berkeley che è tutto un sogno, l’anteprima di un Truman show, che al momento della nostra morte ci sarà svelato da Dio.

La nostra religione a differenza di altre è nata dalla ricerca della solidarietà e dell’amore erga omnes, dalla speranza che tutto possa cambiare in meglio ( Sermone della Montagna) ; in fondo è bello immaginare che un uomo sia la parola di Dio incarnata (Verbum caro factum est ). A questo punto la questione si sposta sull’esistenza reale di questo unico Dio e si scioglie da sé.

Per san Tommaso non può esserci contraddizione tra Ragione e Fede, la Fede afferma sempre la verità, se non concordano, ha torto la Ragione. Non mi pare una premessa molto democratica! San Tommaso propone cinque strade che portano alla certezza dell’esistenza di Dio (ex motu, ex causa, ex possibili et necessario,ex fine, ex gradu), in realtà conducono tutte semplicemente ad affermare l’esistenza dell’Idea di Dio, che nessuno nega. Teniamoci piuttosto a Kant e alla sua conclusione ovvero che non si può né affermare né negare l’esistenza di Dio, una cosa ben diversa e più fruttuosa è credere all’esistenza storica di Cristo e osservare convintamente i valori che ci ha indicato.

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