

CURRICULUM DI PIERO PISTOIA
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Cliccare sotto per leggere l’articolo del dott. Piero Pistoia <<PREMESSA A QUALSIASI “RACCONTO” SULL’ORIGINE DEL SISTEMA SOLARE E DELLE STELLE: una base per l’auto-aggiornamento>>:
ERRATA CORRIGE: l’ultima parola delle note relative all’articolo nominato sopra, inersia, va sostituita con INERZIA! I am sorry.
Le note e la bibliografia di massima verranno riportate alla fine dell’ultimo articolo di questo post “LA NEBULOSA SOLARE IN EVOLUZIONE: caratteristiche e tendenze. I PIANETI” ancora del dott. Piero Pistoia.
VEDERE ANCHE I POSTS SU ‘Relazione fra massa ed energia ‘ a nome di Piero Pistoia e Fabio De Michele in questo blog.
NB ->I riferimenti_fra parentesi al Sillabario, ormai obsoleto, in particolare nell’articolo “La nebulosa solare”, rimandano sempre ad astro0001 (in successione alla fig 2, tabella 1, nota 5 e Fig. 0

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L’articolo precedente (forse) è a cura di Becuzzi Maurizio
Per contattare il gruppo astrofili di Volterra:
AL TEMPO, Annalisa Fiaschi: 0588 88593
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TRE POESIE CORRELATE ALL’ARGOMENTO (forse!)
Sono graditi commenti alle seguenti poesie!
Leggere i commenti a ‘LA TRAMA’ di Borges su questo blog cercando: “Commento a “LA TRAMA” di Borges”

LA QUADRUPLICE VISIONE
Ora io vedo una quadruplice visione…
E’ quadruplice nella mia suprema gioia
E’ triplice nella dolce notte di Beulah
E’ duplice sempre. Possa Dio preservarci
Dalla visione semplice e dal sonno di newton!
(William Blake)
di Rainer Maria Rilke; da “Sonetti a Orfeo”
Noi torniamo ogni volta a lacerarlo,
ma il Dio è la ferita che si sana.
Avidi di sapere siamo lama tagliente,
ma il Dio è sereno e dovunque sparso.
Anche l’offerta pura e consacrata
non l’accetta altrimenti nel suo mondo
che opponendo alla libera fine
la sua serenità imperturbabile.
Soltanto il morto beve
alla sorgente che noi, qui, “udiamo”,
quando il Dio in silenzio gli fa cenno.
A “noi” non viene offerto che il rumore.
Mentre l’agnello invoca il suo campano
dall’istinto più silenzioso.
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PER VEDERE LA BIBLIOGRAFIA DI MASSIMA E NOTE DEGLI ARTICOLI RIFERITI AI LINKS astro0001 e pianeti0001 CLICCARE SU:
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…ovvero si legga di seguito
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PER VEDERNE BIBLIOGRAFIA E NOTE CLICCARE SU:
Pag.1

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Ti seguono
come un presentimento.
Arrivano come qualcosa di fastidioso
e percepibile da tempo.
Qualcosa di ben riconoscibile
che hai dentro:
scolpito per te in un’infanzia remota
o prima ancora della tua presenza in vita.
Cancelli tutto, poi, con una grande spugna
fatta della tua semplice esperienza
che faticosamente ti ha concesso di marcare
la presenza con un minimo di decenza civile.
Fatta del tuo pensiero,
del tuo comportamento nuovo
che giorno dopo giorno
hai cercato con forza di cambiare,
che certe volte,
più semplicemente ti ha sorpreso
come un faro che acceso
puntasse al tuo cuore distratto.
Paolo Fidanzi
luglio 2013
Sono probabilmente
“i cavalloni”
il motivo della bandierina rossa
che sventola stasera sul pennone
del ” BAGNO MAESTRALE” .
Ma se il vento non fosse così visibile
sulla tela screziata del cielo
e così stretto alla forza delle onde
nessuno potrebbe dire
che questo sia davvero un mare mosso.
E i ghirigori bianchi della schiuma
le sue sponde, cariche di rumori
consueti all’estate.
Paolo Fidanzi
luglio 2013

(Cesare Pavese)
29 ottobre 1945
Testi rivisitati da il ‘Sillabario’ n. 4 1998



Anche testi rivisitati da il ‘Sillabario’ n. 4 1996
LINKS AI SINGOLI COMMENTI
Saffo e “L’ode sublime”, L. Ghilli
Saffo e il testo greco, L. Ghilli
Tramonto della luna, A. Togoli
Tramontata è la luna, R. Bacci
INTERMEZZO, a cura di Piero Pistoia
Scultura ripresa da lospeaker.it_Newsletter del 4-2-2015_Art. di Antonio Vitale

Saffo e “L’ode sublime”, L. Ghilli

Saffo e il testo greco, L. Ghilli

Dott.ssa Lucia Ghilli
INTERMEZZO a cura di Piero Pistoia
INIZIO INTERMEZZO
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Sappho-Musei-Capitolini
PRIMA PARTE – INTERMEZZO DI PIERO PISTOIA
Per leggere questa prima parte intermezzo in pdf cliccare su:

SECONDA PARTE: Intermezzo di Piero Pistoia
A me pare simile a Dio quell’uomo,
quale e’ sia, che in faccia ti siede, e fiso
tutto in te, da presso t’ascolta, dolce-
mente parlare,
e d’amore ridere un riso, e questo
fa tremare a me dentro al petto il core;
ch’ai vederti subito a me di voce
filo non viene,
e la lingua mi s’è spezzata, un fuoco
già non hanno vista più gli occhi, romba
fanno gli orecchi
e il sudore sgocciola, e tutta sono
da temore presa, e più verde sono
d’erba, e poco già dal morir lontana,
simile a folle.
Ille mi par esse deo videtur,
ille, si fas est, superare divos,
qui sedens adversus identidem te
spectat et audit
dulce ridentem, misero quod omnis
eripit sensus mihi: nam simul te,
Lesbia, aspexi, nihil est super mi
vocis in ore,
lingua sed torpet, tenuis sub artus
flamma demanat, sonitu suopte
tintinant aures, gemina teguntur
lumina nocte.
Otium, Catulle, tibi molestum est:
otio exsultas nimiumque gestis:
otium et reges prius et beatas
perdidit urbes.
BREVE COMMENTO RELATIVO AL CARMEN 51 di Catullo A CONFRONTO CON LA “L’ODE SUBLIME (31)” di Saffo; rivisitato da SKUOLA.NET.
Questo carme è la traduzione, o meglio un libero rifacimento, della celebratissima ode 31 di Saffo nel vedere la fanciulla amata a colloquio con un uomo. La lirica, ancora oggi interpretata come una sorta di dichiarazione d’amore del poeta a Lesbica-Clodia e tradizionalmente collocata ai primi tempi dell’amore tra i due, testimonia l’originalità con cui Catullo sa entrare in competizione con i modelli letterari più suggestivi.
Il testo fu a lungo inteso come documento della gelosia di Catullo nei confronti di Lesbia, intenta a civettare con un altro uomo. In realtà esso risulta piuttosto centrato sull’analisi che il poeta compie di sé e dei propri sentimenti, a partire dalla constatazione dell’incapacità nel controllare la propria passione, contrapposta alla serenità di chi può stare accanto a Lesbia senza alcun turbamento. Questa lettura, del resto, non è molto diversa da quella che oggi prevale anche nell’interpretazione dell’ode di Saffo, non più ritenuta il canto della gelosia, ma piuttosto l’analisi degli effetti provocati nell’amante dalla contemplazione della persona amata.
Del tutto originale rispetto al modello saffico sembra l’ultima strofa, di carattere propriamente riflessivo, sulla cui reale appartenenza al carme si è lungamente discusso. Particolarmente suggestiva, nel quadro generale dell’opera, l’interpretazione secondo cui questa strofa, centrata sui danni provocati da amore, costituirebbe una prima, implicita percezione da parte di Catullo della sofferenza che il suo sentimento per lesbia gli avrebbe arrecato.
È bene tuttavia non lasciarei suggestionare troppo da indizi che solo apparentemente depongono a favore dell’originalità catulliana. Se si considera che della quinta strofa di Saffo ci è giunto soltanto l’incipit del primo verso: “Ma tutto bisogna sopportare”, e che anch’esso in qualche modo potrebbe introdurre un ripensamento sull’opportunità di liberarsi dalla rovinosa passione d’amore, l’effettivo divario di Catullo rispetto all’originale potrebbe ridursi anche di molto.
Fondazione Mazzullo, Taormina
FINE INTERMEZZO di Piero Pistoia
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Testi rivisitati da il ‘Sillabario’ n. 2 1997

(Cesare Pavese)


Dove vai?
“In nessun dove”, rispondo.
Non c’è più via da calcare.
Nessun verso da esperire.
Solo un ritorno. Una mera riflessione.
Isotropo lo spazio ed omogeneo.
Euclideo…
Riduttivo lo spazio dell’anima.
Ogni passo uguale all’altro.
Strumenti a zero risoluzione.
Si spegne il lume del senso.
La fiamma del cuore.
Dove sei folle animale curioso…?!
“Serve la saggezza…!”, dicono.
La generazione rischia nuova sulla pelle. Più di prima.
Buon apprendistato. A Storia senza regole. Nel branco.
Non serve più!
Non porta il tempo la pace.
Solo rassegnazione.
Ma poi….
D’improvviso m’accorgo:
tutta la vita ho atteso con ansia
d’invecchiare!
(Piero pistoia)
Tempi perduti.
Quando, bimbi, sentivamo,
fra filari di viti, sommessa nell’aria,
la Primavera.
Bizzarra, inesplorata, occhieggiante.
Fra le pieghe del garofano di campo,
piccolo nel verde odorante di nepitella.
Segni di epoche.
Fiori poveri, odori crudi.
Suoni selvaggi aggrediscono il ricordo.
O il dolore del tordo
che si dibatteva nella bruma.
Al margine del pruno.
Sento ancora nell’anima
lo scatto della trappola.
Trasformazioni intorno a noi.
Colori suoni profumi con le stagioni.
Cambiamenti dentro.
Esperienze di vita e di morte.
Manca questo alle nuove generazioni?
Oggi, nonno,
Guardo mio nipote Gian Marco.
I suoi occhi nel futuro.
Piccolo ma già grande. Per certi versi.
La sua mente…intelligenza.
I suoi amici…Dràgonball, Picaciu
e gli altri miti
sorti con l’ultima simulazione.
Altre trasformazioni.
Il corpo solo crea vita.
La mente solo utensili!
Il ricordo si adatta al crepuscolo?
Forse. Si schiude una nuova era!
(Piero Pistoia)

(Roberto Veracini)