“I SASSI MAMMELLONATI DI MONTEBUONO, Volterra, Pisa, Tuscany, Italy”: del dott. Giacomo Pettorali e del dott. Piero Pistoia, con molteplici interventi emotivi; con poesia di Roberto Veracini e uno scritto poetico di Marco Chiavistrelli; a cura di Piero Pistoia

Per vedere interamente questo post zibaldone (tranne le riflessioni estetico-letterarie-religiose da svariati punti di vista sui mammellonati e lo scritto ipotetico-didattico originale; vedere dopo), cliccare sotto:

MAMMELLONATI_post prova in pdf

Lo scritto di backgraund è il link “SASSI_MONTEBUONO (Volterra, Pi)” posto dopo gli scritti precedenti.

NB – Abbiamo dovuto modificare ed integrare, perché questo post  era stato ultimamente stravolto da fuori! Molte volte sono stati scaricati frammenti da esso, da interessati esterni!?

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CURRICULUM DI PIERO PISTOIA :

piero-pistoia-curriculumok (#)

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POST IN VIA DI COSTRUZIONE

POESIA DI ROBERTO VERACINI

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FOTO DEL POGGIO DI MONTEBUONO
A destra del podere, nella macchia in alto, si vede una rottura di pendio (strapiombo di circa 70-80 metri) con parete arenacea quasi verticale dove sono inclusi mammellonati (vedere foto successiva), che termina  in un ‘percorso d’acqua’ fino al Forconale. Il fiume Cecina è coperto da una stretta striscia di cespuglieto dell’argine sinistro all’estremità inferiore della foto e scorre poco più in basso. Foto scattata da sotto le Macie, a mezza costa.

Fig.14'

FOTO DELLA PARTE ALTA DELLO STRAPIOMBO A MAMMELLONATI

CARTA GEOLOGICA DI MONTEBUONO

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Fig1

SE VUOI LEGGERE UNA SINTESI SUI MAMMELLONATI DI MONTEBUONO  clicca sotto:

MAMMELLONATI_sintesi4.pdf

 

montebuono_stereogramma0001

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Fig.4

DSCN0066

Per visualizzare meglio le figure e foto, cliccaci sopra.

SE VUOI VEDERE LE OSSERVAZIONI AL MARGINE: clicca qui sotto

mammellonati_sagredo5.pdf       che sostituisce il file mammellonati_sagredo1.doc non corretto!

SE VUOI LEGGERE  L’ARTICOLO SUI MAMMELLONATI vers. semplificata in PDF clicca qui sotto:

MAMMELLONATI_DI_MONTEBUONO3

Il link successivo, nella nostra intenzione, tratta di una “ricostruzione” ipotetico-didattica a partire da tabula rasa relativamente allo “oggetto” in studio, cioè la prima ipotesi è che si debbano ignorare gli studi storici relativi a questo “oggetto” specifico per ricostruire ex-novo il processo.

Per noi è rilevante, per la Cultura e la Formazione Mentale nella didattica, il processo piuttosto che il raggiungimento dello obiettivo, il percorso piuttosto che la meta, perché argomentare criticamente, specialmente in ambiente complesso, oltre che aprire nuove vie fra i neuroni cerebrali, fortifica lo intuito  e la creatività.

Per leggere in pdf lo  scritto ipotetico-didattico originale, stranamente “svanito dal post” (così sembra!) ed ora, con fatica, reinserito il 25-04-2020, cliccare sul link:

SASSI MAMMELLONATI_MONTEBUONO (Volterra, PI)

N.B. – il giorno 26-04-2020 hanno iniziato a  scaricare anche quest’ultimo di nuovo!?

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RIFLESSIONI EMOTIVO-ESTETICHE E INTERAZIONI SPIRITUALI-RELIGIOSE RELATIVE AI SASSI MAMMELLONATI DI MONTEBUONO, autori vari.

GHERARDINI_MAMMELLONATI

gherardini_mammellonati

FIDANZI_MAMMELLONATI

fidanzi_mammellonati

MARMELLI_MAMMELLONATI

marmelli_mammellonati

BRUNETTI_MAMMELLONATI

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MAMMELLONATI_DI_MONTEBUONO_Susanna Trentini clicca su:

MAMMELLONATI_DI_MONTEBUONO_Susanna Trentini

STEFANIA RAGONI dirigente scolastico

stefania_ragoni in pdf

Ovvero leggere in doc:

 VEDERE” LA BELLEZZA DI UNA PIETRA E’ UN DONO

Dott.ssa Stefania Ragoni, Dirigente dell’Istituto Comprensivo di Pomarance

E’solo un sasso “. E’ un primo commento di qualcuno, forse di molti, comprensibile in un mondo in cui non tutti sono filosofi . O poeti.

Galileo, davanti a un sasso, aveva l’ardire di supporre che anche dietro quell’oggetto informe, si celassero le leggi universali della natura, svelando le quali si troverebbero i disegni di Dio. Così apriva la suggestiva terra di confine tra scienza e religione in cui anche oggi ci ritroviamo, più o meno schierati nell’uno o nell’altro campo.

Certo, è sconvolgente pensare che anche i sassi sono composti di molecole come noi, e che sono gli spazi intercellulari, i legami, a determinare, talvolta, le infinite forme di questo nostro universo, così ricco da togliere il fiato. E pensare che il sasso, questi sassi, c’erano molto prima di noi e saranno ancora lì quando di noi si sarà persa ogni traccia. Noi abbiamo il potere di forzarlo, di modificarlo, ma tra cent’anni lui sarà qui. E noi no.

E’ già stato pietra di una casa, muro di un campo o drenaggio di un oliveto e potrà esserlo ancora, cambiando sì, ma con una lentezza sconvolgente, terribile. Perché il suo tempo è un altro tempo : non è il nostro che è un soffio.

E, fra tanti, ci affascinano questi sassi di fiume, perché ritroviamo la dinamicità della vita, delle modifiche, del lento divenire che anche un sasso mostra, i segni del suo scontro quotidiano con l’altro elemento sacro: l’ acqua.

Non te lo sai spiegare, ma se ti fermi davanti a un sasso, come davanti all’acqua o al fuoco, ti perdi .

Non quesiti metafisici scaturiscono, ma il senso di una sacralità atavica che componeva di sassi i templi agli dei o i cerchi magici nei campi dove non streghe, ma antiche donne “ sagge “ cercavano la divinità dentro di loro, prima che il Cristo lo confermasse che è vero, Dio è anche dentro di noi.

E pensi che proprio una pietra il Cristo ha indicato a simbolo della Sua Chiesa : richiamandoci a un tempo infinitamente più grande del nostro, di noi cellule di Divino i cui legami sono altrettanto invisibili di quelli di un sasso, ma misteriosamente belli .

E attraverso il dono di “ vedere “ la bellezza di una pietra, scopri l’altro elemento divino del creato :

l’ unicità. Ogni sasso è di diversa bellezza, ha una sua forma, le sue esperienze, la sua storia. E’come noi : bello, unico, irripetibile.

Non so cosa abbia mosso Piero, come alcuni di noi, a raccogliere sassi, a circondare di sassi la propria casa e la propria vita .

Quello che so è che i raccoglitori di sassi sono esseri particolari.

Raccoglitori di forme dell’ armonia dell’ universo. Alla ricerca continua di risposte. Di “ quelle “.

Giugno 2006

Stefania Ragoni

VERTAX_MAMMELLONATI

vertax_mammellonati

STEFANINI_MAMMELLONATI

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MChiavistrelli_AI SASSI NOSTRI FRATELLI.odt

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UNA LEZIONE COMMENTATA DI ELETTRODINAMICA a cura del dott. Piero Pistoia post aperto

CURRICULUM DI PIERO PISTOIA :

Il modo più agile di leggere l’articolo è in PDF, cliccando sopra il seguente LINK:

ELETTRODINAMICA0001

Altrimenti continuare a scorrere il post.

Attenzione talora è necessario ingrandire le pagine, cliccandoci sopra l’icona “+” quando appare in basso a destra..

 Questo articolo, pubblicato tempo fa sulla rivista “La Ricerca” dell’ Editore Loescher, è anche leggibile una pagina alla volta, cliccando in successione sulle proposizioni qui sotto:

LEZIONE SULLA CAPACITA’ ELETTRICA  pag. 1

LEZIONE SULLA CAPACITA’ ELETTRICA pag. 2

LEZIONE SULLA CAPACITA’ ELETTRICA pag. 3

LEZIONE SULLA CAPACITA’ ELETTRICA pag. 4

LEZIONE SULLA CAPACITA’ ELETTRICA pag. 5

LEZIONE SULLA CAPACITA’ ELETTRICA pag. 6

LEZIONE SULLA CAPACITA’ ELETTRICA pag. 7

LEZIONE SULLA CAPACITA’ ELETTRICA pag. 8

Ovvero, di seguito appare l’articolo intero, come successione di foto JPG.

LEZIONE SU CONCETTI DI ELETTRODINAMICA1
LEZIONE SU CONCETTI DI ELETTRODINAMICA2
LEZIONE SU CONCETTI DI ELETTRODINAMICA3
LEZIONE SU CONCETTI DI ELETTRODINAMICA4
LEZIONE SU CONCETTI DI ELETTRODINAMICA5
LEZIONE SU CONCETTI DI ELETTRODINAMICA6
LEZIONE SU CONCETTI DI ELETTRODINAMICA7
LEZIONE SU CONCETTI DI ELETTRODINAMICA8

PROVE DI SCRITTURA, post aperto

Le poesie (p) ed i racconti (r) qui raccolti sono scritti, nell’ordine, dal Docente Universitario dott. prof. Cristiano Chesi,  specializzato in Linguistica, dalla scrittrice Doriana Mugnaini e da altri (il post è aperto). 

Il prof. Chesi è attualmente impegnato in varie attività culturali universitarie, tenendo lezioni in molti atenei europei ed oltre.  Noi abbiamo tenuto aperto nel blog un post indirizzato alla Linguistica Applicata in attesa di interventi di questi professionisti.

1-Follia (p), C. Chesi
2-Vitri modo fragilis (p), C. Chesi
3-Sogno di una notte di mezza estate (p), C. Chesi
4-Il giardino reciso (r), C. Chesi
5-Labyrinthus (p), C. Chesi con intermezzo “Paesaggio” (p), Paolo Fidanzi
6-Corsa notturna (p) e In viaggio, C. Chesi
7-Imperfezioni (p), C. Chesi
8-I colori del bosco (r), C. Mugnaini
9-Per ogni mistero (r), C. Mugnaini
10-C’era una volta un uomo scontento (pr), D. Mugnaini
11-Desparacido (r), C. Mugnaini con intermezzo pittura di L. Borghetti
12-Un raccontino (r), G. Fillini

1-FOLLIA
chesi0001

2-Vitri modo fragilis

CHESI10001

3-Sogno di una notte di fine estate

CHESI10002

CHESI30001

4-Il giardino reciso

CRISTIANO0001

5-Labyrinthus

CRISTIANO80001

CRISTIANO70002

6-Corsa notturna

CRISTIANO10003

7-Imperfezione
CRISTIANO10004

8-I colori del bosco

CRISTO0001


9-Per ogni mistero

CRISTO0003

10-C’era una volta un uomo scontento

CRISTO0004

11-Desaparecido

CRISTO0005

CRISTO0006

12-Un raccontino

UN RACCONTINO DI GIORGIO FILLINI

raccontino

href=”https://ilsillabario2013.blog/wp-content/uploads/2013/10/2vacanze-_1_.pdf”>

CALCEDONI, OPALI, MAGNESITI di Monterufoli E MINERALI ASSOCIATI Alta val di Cecina (Pi), Toscana, Italy; del dott. Piero Pistoia, post aperto ad altri contributi (Giuliano Ghilli)

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Magnesiti in via di trasformazione (fto P. Pistoia)


PIERO PISTOIA CURRICULUM (vedere in altri post scritti dal Dott. Piero Pistoia))

 

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INDICE DEGLI INTERVENTI DI QUESTO POST

NB – Questi links interni ‘colpiscono’ due titoli vicini (es., il Link3 ‘colpisce’ il 3 e il 4)

1 – CAPITOLO I  vers. standard – Dott. Piero Pistoia e Giuliano Ghilli
Link1
2 -MASSA SPECIFICA E MICROSCOPIA “SECAM” DI CAMPIONI RILEVANTI

Esperimenti per il calcolo della massa specifica (M/V e analisi con microscopio a scansione elettronica SECAM su campioni rilevanti di Piero Pistoia e tecnici ENEL (Alvio Nari ed altri)

3 – CAPITOLO II  parte descrittiva,  vers. rivisitata  – dott. Piero Pistoia
Link3

4 – CAPITOLO III parte interpretativa (Polyhedral cell structure), vers. ampliata – dott. Piero Pistoia

5 – MINERALI ASSOCIATI AL CALCEDONIO – Giuliano Ghilli  (foto M.  Guarguagli e C. Marchi)

Link5

6 – FORME STRANE DEL CALCEDONIO         – Giuliano Ghilli (foto M. Guarguagli)

PREMESSA, FOTO E TAVOLE SINOTTICHE A CURA del dott. P. PISTOIA

CARTINE DI OFIOLITI E MINERALIZZAZIONI NEL POMARANCINO 
FIG. 1

CARTA CALCEDONI MONTERUFOLI1

CLICCA SULLA CARTINE PER INGRANDIRLE

 FOTO DI CALCEDONI OPALI MAGNESITI

Foto 2'

FOTO 1

FOTO 6-foto 10

FOTO 2

Link1

FINE PREMESSA


link1

 CAPITOLO I° – CALCEDONI, OPALI, MAGNESITI DI MONTERUFOLI (POMARANCE,PI), vers. standard;  del dott. Piero Pistoia e Giuliano Ghilli

Se vuoi vedere il primo articolo, vers. standard, in pdf, “CAPITOLO I° – Calcedoni, opali, magnesiti di Monterufoli” , clicca qui sotto:

CALCEDONI_DI_MONTERUFOLI_10-10-2013

Versione standard, del dott. Piero Pistoia e Giuliano Ghilli


link2

SCHEMI PER IL CALCOLO SPERIMENTALE DELLA MASSA SPECIFICA (M/V) DI ALCUNI CAMPIONI SIGNIFICATIVI

1) Uso di una bilancia idrostatica col metodo della tara

 

calced_analisi0003

Per chi volesse in concreto seguire le cinque diverse fasi di misura con questo strumento (figura), vedere alcuni esempi  al termine del post nella APPENDIX

 

2) Uso di un picnometro a ‘bocca larga’

calced_analisi0002

ANALISI CHIMICHE CONDOTTE CON UN MICROSCOPIO A SCANSIONE ELETTRONICA ‘SECAM’ SU CAMPIONI RILEVANTI (concentrazioni in %)

(Per queste analisi condotte nel laboratorio di geochimica di Larderello, ringraziamo il dott. Claudio Donati (dirigente) ed il tecnico dello strumento Alvio Nari )

Campioni analizzati nel laboratorio di Geochimica di Larderello: 1) Oggetti verde-marcio per probabili impurità Ni-Cr; risultati probabilmente opale-resinite; 2) oggetti neri lucenti, sovrastrutture del calcedonio marrone (Monterufolino) con peso specifico nel range dell’opale; 3) oggetti bianchi lucidi stimati opale bianco porcellanaceo; 4) oggetti verde-mela di peso specifico nella zona di interfaccia opale-calcedonio (probabile presenza di Ni o Cr).

Per questi interventi sperimentali vedere anche il paragrafo ‘Ringraziamenti’

<Link3


link3

Se vuoi leggere il secondo articolo, vers. rivisitata, parte descrittiva, in pdf, ” CAPITOLO II° – “Gli opali, i calcedoni e le magnesiti della zona di Monterufoli”, vers. riv., parte descrittiva del dott. Piero Pistoia,  clicca qui sotto:

calcedoni-di-monterufoli4_3


link4

Fig. 9'

Tavola sinottica del dott. Piero Pistoia

Se vuoi leggere il terzo articolo (CAPITOLO III°), vers. ampliata, parte interpretativa, in pdf del dott. Piero Pistoia  (da riguardare con calma), clicca qui sotto:

Per ora l’ultima versione relativa alla interpretazione è la seguente:

CALCEDONI_INTERPRETAZIONE_PARAGENESI5

foto_didascalie_litotipi

Si tratta di una ipotesi di classificazione delle rocce di cava in tre livelli di base con i corrispondenti litotipi e le relative sovrastrutture (litotipi del quarto livello).  Il quinto livello riguarda i processi ‘congelati’, utili, secondo la nostra ipotesi, ad una ricostruzione paragenetica (vedere le foto classificate secondo i cinque livelli in FOTO_DIDASCALIE_LITOTIPI). Nell’intento di chi scrive, chi osserva una roccia di cava dovrebbe poterla inserire in questa classificazione.  Si auspica che queste nostre idee guida possano essere utilizzate più in profondità e con più precisione da ricercatori professionali.

FOTO DI UN PECTEN PLIOCENICO (inglobato in un Calcare detritico conchigliare) SOTTO ATTACCO IDROTERMALE

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FOTO DI PIERO PISTOIA

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link5

  NOTIZIARIO ‘GRUPPO MINERALOGICO AUSER’ di Cecina

I MINERALI ASSOCIATI AL CALCEDONIO: Un tesoro di pietra vanto della Val di Cecina

AUTORE: GIULIANO GHILLI

FOTO: M. Guarguagli, C. Marchi

Per vedere l’intervento cliccare su:   auser_calcedonio


link6

FORME STRANE DEL CALCEDONIO

AUTORE: GIULIANO GHILLI

FOTO: Massimo Guarguagli

Per vedere l’intervento su: auser_calcedonio2

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APPENDIX

 

ESEMPI DI MISURAZIONI DI MASSE SPECIFICHE CON UN BILANCIA IDROSTATICA E METODO DELLA TARA

A guisa di appunti scritti velocemente a mano durante le cinque fasi del processo di misura

 

 

<object class="wp-block-file__embed" data="https://ilsillabario2013.blog/wp-content/uploads/2021/07/bilancia-idrostatica-_-tara0001.pdf&quot; type="application/pdf" style="width:100%;height:2000px" aria-label="<br>


bilancia-idrostatica-_-tara0001
Download

PRIMO ESEMPIO

NOTA BENE: bilancia idrostatica-_-tara001, sostituisce il file in parte poco leggibile: bilancia-idrostatica_ps0001-1.pdf

SECONDO ESEMPIO in jpg

Post da continuare….

COMUNICAZIONE DIDATTICO CULTURALE SUL PROCEDERE DI UNA RICERCA SCIENTIFICA: “strani” coni nell’Oasi Giardino di Riparbella (Pi); a più voci; a cura del dott. Piero Pistoia

curriculum di piero pistoia:

piero-pistoia-curriculumok (#)

COMUNICAZIONE DIDATTICO-CULTURALE SUL PROCEDERE DI UNA RICERCA SCIENTIFICA
LA VIA SI FA CON L’ANDARE, NON C’E’ VIA MA SCIE SUL MARE
Strani coni nell’oasi ‘Giardino’ di Riparbella (Pisa, Italy)

A cura di
Luigi Bagagli, Massimo Magni e del dott. Piero Pistoia

Con la collaborazione di
Enrico Bonino geologo-paleontologo e ricercatore esterno, Università di Liegi

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Sezioni longitudinali di ‘coni’

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Ciprine islandiche

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Volevamo presentare un esempio su come di fatto procede una ricerca scientifica, per focalizzare come lungo il percorso reale di una scoperta si incontrano sempre sentieri chiusi e binari morti; (per approfondire la questione, leggere l’articolo dell’epistemologo Dario Antiseri in questo blog).

Per vedere l’articolo sugli Strani Coni, cliccare sotto:

ConiArt_ 24-09-2013_foto1

 

PREMESSA


In un cassetto di nostro padre, Michele Scarciglia, nato a Castelnuovo V.C. (Pisa),
rinvenimmo un blocchetto per appunti, ingiallito. sgualcito, scritto a mano. Si tratta di una specie di
diario, con avvenimenti, luoghi e nomi reali, buttato giù “a caldo”, durante la Campagna di Russia,
a cui a 20 anni prese parte.
Normalmente battaglie guerre vengono descritte e interpretate dai Quadri, dagli Storici,
raccontate da giornalisti, romanzate da Scrittori e cantate da Poeti. Qui è ben diverso: si tratta della
guerra vista dalla giovane “carne da macello”, con i suoi mondi ingenui, i piccoli eroismi per
mantenere la “pellaccia” o per salvare l’amico di turno, con le sue circoscritte paure e convinzioni
certamente poco mediate.
In un momento come questo di crisi delle grandi ideologie, delle grandi narrazioni, dei
grandi eroi, dove il certo si perde nei vortici di un caos che intorbidisce il futuro, anche le
“condizioni al contorno”, apparentemente non significative e poco rilevanti, potrebbero illuminare e
chiarire un’epoca storica. Specialmente quando i sacrifici di migliaia di giovani su fronti alternativi
a quelli dove le battaglie furono vinte – bene o male ignorati dalla comunicazione di massa e dalla
Storia – dagli stessi non vennero avvertiti come necessari e perchè morire da invasori non è un bel
morire e perchè guidati da quadri talora inefficienti e poco autorevoli e perchè vincolati ad alleati
spesso infidi.
E’ in questa luce che abbiamo deciso, in occasione dell’apertura di questo blog, di far
conoscere alla fine questo vecchio manoscritto di nostro padre.
Speriamo che i visitatori del blog, interessati, leggano con benevolenza questo scritto, anche
con l’intendimento di chi è sensibile e attento agli aliti culturali di quel tempo ormai lontano.
Donatella e Gabriella Scarciglia

CRONACA DIRETTA E OPINIONI PERSONALI DI UN FANTE ALPINO (di circa 19 anni) SULLA CAMPAGNA DI RUSSIA (1942-43) E SULLA DRAMMATICA RITIRATA, A CUI PARTECIPO’ 

Diario inedito del fante Michele Scarciglia, della Div. Cuneeense

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diario10001

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Per vedere l’inizio cliccare su “PRESENTAZIONE”

PRESENTAZIONE

Per vedere l’articolo cliccare su “MICHELE5ok”

MICHELE5ok

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ALCUNE LEZIONI DI FISICA RELATIVISTICA, a più voci; dott. prof. Rosa-Clot, dott. prof. F. de Michele, dott. prof. G. Cellai, dott. P. Pistoia; post aperto

Testo rivisitato da “il Sillabario”, n. 2 1996

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demic2

Testo rivisitato da ‘Il Sillabario’, n. 3 1996

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Testo rivisitato da ‘Il Sillabario’, n. 4 1997

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Testo rivisitato da ‘Il Sillabario’,  n. 1 1998

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IL PARADOSSO DEI GEMELLI?

Dott. Prof. Marco Rosa-Clot

Fisico Teorico, Università di Firenze

“Sono convinto che i filosofi hanno sempre avuto un effetto dannoso sul progresso del pensiero scientifico poiché hanno sottratto molti concetti fondamentali al dominio dell’empirismo, nel quale si trovavano sotto il nostro controllo, e li hanno portati alle intangibili altezze dell’“a priori “.

Questa frase polemica e di sapore vagamente oscurantista apre il famoso libro di Einstein “Il significato della relatività” in cui viene esposta in modo conciso e compiuto, la teoria della relatività galileiana, speciale e generale (il lettore non si faccia illusioni: il libro è un capolavoro di chiarezza ma richiede approfondite conoscenze di geometria differenziale ed è tutt’altro che accessibile ai non specialisti).

Sorvoliamo sulla polemica, evitiamo di richiamare l’importanza per la storia del pensiero umano della speculazione filosofica, e umilmente seguiamo la lezione empirista.

Saliamo su un aereo, controlliamo l’orologio. Partiamo da Roma e facciamo rotta equatoriale verso Tokyo. Io passando da Bombay e voi da NewYork. A Tokyo prendiamo un caffè e poi continuiamo il nostro viaggio (ognuno nella sua direzione) per poi ritrovarci a Roma allo stesso punto a  circa due giorni dalla partenza.

Controlliamo gli orologi: il mio orologio (ho viaggiato verso est) segna un tempo maggiore del vostro. Vi posso assicurare che i due orologi sono identici, che funzionano benissimo, non c’è trucco. Se partendo avevamo la stessa età ora voi siete in realtà un po’ più giovani di me. Mica di tanto si capisce; controllando bene si tratta di soli 300 nanosecondi, cioè 0,3 milionesimi di secondo; ma siete più giovani! Questo è il punto.

Quello che ho descritto è in effetti l’esperimento di Hafele e Keating (due fisici americani) del 1971. I due aerei scelti per l’esperimento hanno volato per circa 50 ore e i due orologi erano due orologi atomici identici in grado di apprezzare il miliardesimo di secondo (il nanosecondo).

La teoria della relatività prevedeva in questo caso una differenza di tempi di 315 ±30 nanosecondi (miliardesimi di secondo), il risultato sperimentale trovato fu  di 332±12 ns. Un successo straordinario dell’analisi teorica di Einstein di più di mezzo secolo prima. Un risultato giudicato dai contemporanei prima manifestamente falso e poi paradossale: il paradosso dei due gemelli.

All’epoca fu infatti proposto un “gedenken experiment” (un esperimento pensato): uno dei due gemelli intraprende un viaggio spaziale a velocità prossima a quella della luce e quando ritorna trova il fratello molto più vecchio di lui: il tempo e passato in modo diverso per i due soggetti.

Hafele e Keating hanno realizzato questo esperimento utilizzando i mezzi di trasporto disponibili e migliorando enormemente il sistema di misura del tempo: non si guardano i capelli bianchi di un uomo ma si contano le oscillazioni degli atomi di cesio di un orologio atomico.

Ma perché parlare di paradosso?

E’ paradossale che una trottola in rapida rotazione non cada e si mantenga in equilibrio sulla sua punta?  Dipende dai punti di vista ma soprattutto dall’abitudine. Fin da bambini abbiamo visto trottole girare e ora ci sembra del tutto naturale che ciò avvenga. Inoltre le leggi della meccanica del corpo rigido spiegano benissimo questo fenomeno in tutti i suoi dettagli.

E’ paradossale che un aereo voli? Forse, ma a partire dagli studi di Leonardo e dalle sue osservazioni sul volo degli uccelli lo è un po’ meno, e oggi è certamente considerato un fatto quanto meno ovvio; anzi è paradossale che un aereo cada.

Continuiamo a seguire umilmente la lezione empirista e poniamoci una prima domanda: cosa è il tempo? (dal punto di vista fisico si intende, non soggettivo o meteorologico od altro).

La fisica considera il tempo in modo empirico come una grandezza continua, misurabile con orologi, e che scorre in una sola direzione.

L’individuazione di un evento avviene assegnandone le coordinate spaziali e l’istante temporale in cui si verifica. La principale differenza tra posizione e tempo sta nella possibilità di muoversi lungo le coordinate in ogni direzione mentre il tempo è per sua natura unico e percorribile solo in un senso.

La fisica assegna anche leggi di trasformazione delle coordinate che sono deducibili da osservazioni sperimentali. Per esempio l’osservazione empirica comune ci insegna che la posizione di un viaggiatore su un treno in movimento con velocità v rispetto a un amico fermo in stazione sono date da x’ = xo + vt dove xo è la sua posizione all’istante t=0 (trasformazione della relatività galileiana), mentre il tempo per i due amici è lo stesso: t’ = t.

La fisica relativistica, a partire dall’osservazione che la velocità della luce nel vuoto è invariante a prescindere dal sistema di riferimento in cui viene misurata, arriva ad altre relazioni: le trasformazioni di Lorentz.

Certo è paradossale affermare che la velocità della luce è la stessa sia che il raggio luminoso parta da un treno in corsa che dall’osservatore fermo. Per la bottiglia di gazzosa lanciata dal finestrino non è certo la stessa cosa: in un caso il signore in stazione la lascia cadere correttamente nel cestino dei rifiuti, nell’altro il passeggero sul treno in corsa la lascia cadere dal finestrino e il risultato può essere disastroso.

Tuttavia i fotoni non sono bottiglie di gazzosa e potremmo dire che sarebbe piuttosto paradossale trattarli alla stessa stregua.

Allora seguiamo ancora la lezione dell’empirismo ed accettiamo che c è costante. Paradossale ma vero, quindi non paradossale. Se prendiamo la parola nel suo etimo (al di là dell’opinione) c = costante in ogni sistema di riferimento è una realtà fisica e quando ci si abitua a questo, per definizione non è più paradossale.

L’implicazione delle trasformazioni di Lorentz sull’intervallo temporale sono semplici:

Immagine

e ricordando che dx = vdt

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che per velocità v piccole rispetto a c si può scrivere

Immagine

Questa formuletta merita di essere illustrata in un grafico.

Supponiamo di studiare due diversi percorsi nello spazio tempo (vedi fig. 1).  In un primo caso (cammino a) il soggetto a sta fermo nella posizione x=xo

e si trova dopo un tempo Dt  nella stessa posizione senza mai muoversi. Nel secondo caso (cammino b) il soggetto b si allontana dalla posizione originaria per poi tornarci. Nel far questo il suo tempo cambia secondo la legge:

Immagine

enunciata sopra  e quindi quando torna al punto B il suo tempo risulta minore! la linea retta tra due punti nello spazio tempo della relatività risulta essere la più lunga possibile rispetto a qualsiasi altra congiungente!

Immagine

Figura 1: Rappresentazione schematica del percorso dei due gemelli che vanno dal punto A (di coordinata xo) al punto B (stessa coordinata spaziale) lungo due diversi percorsi. Percorso a : il gemello 1 sta fermo e lascia passare il tempo da to a t1. Percorso b: il gemello 2 si allontana da xo per poi ritornare a xo e ritrovarsi con il gemello 1 al punto B all’istante t1.

Paradossale! ma vero e inoltre osservato (quindi non paradossale).

Si noti che il tempo proprio dei due osservatori non viene alterato; gli orologi atomici non rallentano o accelerano e (ciascuno nel suo sistema) soddisfano immutati le stesse leggi della fisica atomica e dell’elettromagnetismo. Cambia la distanza di tempo relativa. Inizialmente nulla, essa aumenta progressivamente fino a diventare 330 ns alla fine del viaggio.

Per comprendere meglio il fenomeno serviamoci di una analogia: due esploratori all’equatore si trovano alla distanza di 100 Km e si mettono entrambi incammino verso Nord (si noti muovendosi “parallelamente” e su un percorso rettilineo perpendicolare all’equatore stesso). Dopo 100 Km misurano la loro distanza e scoprono che si e’ ridotta di 31 cm. Se continuassero nel loro percorso vedrebbero la loro distanza ridursi ancora sempre più rapidamente fino a diventare zero nel punto di incontro al polo.

La risposta a questa osservazione può essere un sorrisetto di sufficienza: grazie! Sappiamo tutti che la geometria della sfera e’ tale che due meridiani si avvicinano e poi si incontrano  (due archi di cerchio massimo, cioè due parallele). Abbiamo solo scoperto che le leggi di trasformazione delle coordinate non sono quelle del piano euclideo.

Torniamo all’esperimento di Hafele e Keating. In un caso la velocità dell’aereo si somma a quella di rotazione della terra (viaggio orario verso ovest) nell’altro caso si sottrae. e da cui:

Δτ1 = dt [1+(vT+va)2/c]^1/2;  Δτ1=Δ vTva/(2c2)]  e

Δτ2 = dt [1 + (vT – va)2/(2c)];  Δτ1 – Δτ2 =4Δ vTva/(2c2)

Ma vT=  ωR  dove  ω  è a velocità di rotazione terrestre (ω  = 2π/ Ns  dove Ns e’ il numero di secondi in un giorno: Ns  = 8600 sec  e R è il raggio equatoriale e  Δtva=2πR . Quindi Δτ1 – Δτ2 =4πωR2/c, circa uguale a 400ns.

Quindi Utilizzando il percorso effettivamente fatto dagli aerei (non seguivano orbite esattamente equatoriali) si trova il risultato citato sopra.

Se queste poche righe hanno lasciato pensare che la frase di Einstein sui filosofi sia da me condivisa chiedo venia al paziente lettore. Spero invece che il discorso sull’empirismo sia accettato nella sua globalità.

Certo la relatività non ci mette a disposizione un metodo per ringiovanire (il tempo scandito dagli orologi atomici scorre inesorabile nei due sistemi di riferimento) ma sicuramente possiamo abbreviare i viaggi spaziali.

Da questo punto di vista l’ignoranza della relatività da parte dell’equipaggio della Enterprise è sconfortante. Questa benedetta astronave si ostina a viaggiare a velocità superiore a quella della luce e ad usare una fisica non relativistica. Orbene, la galassia ha un diametro di 100mila anni luce. Che me ne faccio di una astronave che viaggia 100 volte più veloce della luce e ci mette 1000 anni a raggiungere i Klingoni in capo alla galassia.

Ben altra lezione ci viene dal mondo reale. Arrivano regolarmente sulla terra raggi cosmici con energia di milioni di TeV (tera electronvolt). Un protone con una energia di un milione di TeV (1018 ev) ha un velocità molto vicina a quella della luce (0.9999999999999999995*c : ci sono 18 cifre 9 dopo lo zero). Ma quello che più interessa è che il rapporto tra il suo tempo e quello di un osservatore fermo è dato da:

Immagine

che è uguale dt/109.

Quindi in poco più di mezz’ora (del suo tempo proprio) il protone attraversa la galassia e in 10 anni l’intero universo. Povero Star Trek! E questa è fisica!

(Marco Rosa-Clot, fisico Teorico)

(Rivisitato da Il Sillabario, n.4, 1997, XI)

PER VEDERE IL CURRICULUM DI MARCO ROSA-CLOT CLICCARE SU:

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Vedere anche “Un possibile racconto sulla relazione fra massa ed energia” di Piero Pistoia; nell’intenzione, a taglio più didattico argomentativo.

PROLOGO ALL’ARTICOLO scritto da Piero Pistoia

In via di sviluppo; rivisitato e corretto da Il Sillabario n. 4 1995; da esso in particolare riprese le immagini.

Alcune argomentazioni su dubbi!

L’ARGOMENTAZIONE SVILUPPATA IN QUESTO RACCONTO CERCA DI SEMPLIFICARE IL PERCORSO CONCETTUALE SEGUITO NEL TESTO “PHYSICS FOR THE INQUIRING MIND” BY ERIC M. ROGERS, Princerton University press, Cap. 31. Tale testo al tempo fece epoca. Il capitolo 31 sulla Relatività fu poi tradotto anche in italiano per il “The Project Physics Course” della Zanichelli, Unità 4 e Unità 5, 1982. Questa traduzione fu inserita nella Prima Lettura, pagg. 5/114-5/141.

AFFERMAZIONE DI ROGERS NEL CUORE DELL’ARGOMENTAZIONE

“…Then ε, watching ε’  at work, sees that ε’ uses a clock that runs slowly (but they agree on normal meter sticks in the y-directions). So ε sees that when ε’ said  he misured 3 meters travel in 1 sec, it was ‘really’ 3 meters in more-than 1-second  as ε would misure it by his clock…” by Rogers pag. 486

 

___________________________RIQUADRO_______________________

CAPITOLI

  2 – NOZIONI NECESSARIE DI FISICA ELEMENTARE

  3 – NOZIONI NECESSARIE DI RELATIVITA’ RISTRETTA

  4 – RELAZIONE FRA MASSA ‘A RIPOSO’ E MASSA IN MOVIMENTO: UN    ESPERIMENTO “PENSATO” ALLA GALILEO

  5 – LA RELAZIONE FRA MASSA ED ENERGIA

  6 – NOTE

 7 – IL DUBBIO

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CLICCANDO SOPRA GLI SCRITTI  POCO LEGGIBILI SI INGRANDISCONO

Nozioni Fisica classica

CENNI DI NOZIONI NECESSARIE DI RELATIVITA’  RISTRETTA

I Postulati della Relatività Ristretta di Einstein affermano 1) Tutte le leggi fisiche sono le stesse in tutti i sistemi di riferimento inerziali (“spazi” che traslano reciprocamente di moto rettilineo uniforme). 2) la velocità della luce (nel vuoto) è la stessa per ogni osservatore in un sistema di riferimento inerziale, qualunque sia il moto relativo fra la sorgente luminosa e l’osservatore. Su questi postulati si “costruiscono”, senza grandi difficoltà matematiche (a parte qualche sottigliezza concettuale), le così dette Trasformazioni di Lorentz (quelle di Galileo riguardavano lo stesso argomento senza considerare il  2° postulato), che rappresentano le relazioni fra coordinate di uno stesso evento “lette” da due osservatori  situati in due “zone di spazio” che si muovono relativamente di moto rettilineo uniforme con velocità V. Senza entrare nel merito, queste trasformazioni permettono di affermare fra l’altro che a)  Ogni osservatore di un sistema inerziale pensa di essere in quiete e vede gli oggetti sull’altro sistema scorciarsi nella direzione del moto  di un fattore 1/R=√(1-V2/c2 ) se R=(1-V2/c2)-1/2. R è anche circa uguale a:  1+1/2*V2/c2 .  Se V è minore di c (oggetti-massa), R è maggiore di 1; in buona approssimazione è 1 se V è molto minore di c (V<<c); √(1-V2/c2 ) < 1. b)  Ogni osservatore  che pensa di essere in quiete (es., Oa), vede rallentare  l’orologio dell’altro sistema (Ob) ancora di un fattore R. Per Oa rallentano anche le vibrazioni degli atomi e quindi anche gli orologi atomici, il battito del cuore, il metabolismo degli organismi viventi, che probabilmente condiziona tutto il processo vitale (il ciclo vitale degli organismi aumenta insieme alla speranza di vita; si invecchia più lentamente [ha senso qui la relazione Δtb = Δta * √(1-V2/c2 )].   Ad ogni intervallo fra ticks successivi corrispondente ad un secondo letto nell’orologio dell’osservatore che pensa di essere in quiete, corrisponde più di un secondo nell’orologio di Ob (per ogni secondo → 1 sec*R; 3 sec in Oa, 3*R sec in Ob, sempre registrati da Oa ). In termini di pendolo, se i due osservatori hanno un pendolo che batte il secondo (oscillazione completa in un secondo misurata da ogni osservatore all’interno del proprio sistema), se Oa (in quiete) guarda il pendolo di Ob, vede che, quando il suo pendolo termina l’oscillazione completa (1 sec), l’altro (OB) ha ancora da terminarla. Che cosa accade ad R se V si avvicina a c? E se V supera c? E delle misure  delle dimensioni degli oggetti ? (l=lo/R, vedere (i) e (ii) nella figura sotto) e del tempo? (t=to*R? vedere (iii) nella figura sotto o t=to/R?); ancora da approfondire!.

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Come cambiano le misure predette dalla relatività

L’immagine sopra riportata con scritti in inglese  si trova nel cap. 31 pag. 485 del testo “Physics for inquiring mind” di Eric M. Rogers; in italiano si trova invece nelle ‘Letture’ pag, 5/127 del testo “The project Physics Course, Unita’ 5 e Unita’ 6” Zanichelli editore e noi l’abbiamo presa in prestito.

La Figura sotto rappresenta invece un esperimento costruito nella mente, di fatto scarsamente praticabile, ma che pensiamo possa facilitare l’apprendimento del concetto (ipotesi: le due masse rimarranno uguali? Certamente! almeno il  tipo di atomi e il loro numero rimarranno gli stessi). Centinaia sono stati gli scritti sulla relatività di Einstein dopo la sua pubblicazione all’inizio del XX° secolo e altrettanti verranno pubblicati nel corso del nuovo secolo, con i loro obiettivi, i loro percorsi rilevanti,  i loro stratagemmi, le loro ‘fisiologie’ intendo.  Nel nostro caso ci sono due osservatori in due “spazi” paralleli, che si muovono relativamente in verso opposto di moto rettilineo uniforme con velocità relativa V. Ciascun osservatore possiede un oggetto-massa identico (stesso contenuto di materia) posto in quiete su un piano privo di attrito.  Si appoggi ai due oggetti (chi e come non si sa!) un sistema ‘molla compressa-corda’ privo di massa nel momento di incontro, quando i due spazi si trovano di fronte lungo Y e la molla termina l’azione proprio quando gli orologi dei due sistemi segnano zero secondi (sic!). Per la sincronizzazione degli orologi, posti ai nodi di strutture spaziali ‘a tubi innocenti’ ed altro, si rimanda all’articolo di Giorgio Cellai in questo blog. Sono uguali e opposti gli impulsi nei due sistemi e, per come è stata la spinta, per ogni osservatore all’interno del proprio spazio, appena caduta la molla, i due oggetti si muovono lungo la direzione dell’asse y in versi opposti di moto uniforme con uguali quantità di moto. Per la conservazione della quantità di moto vettoriale infatti, sia il vettore M*Va sia il vettore di verso opposto M*Vb continueranno a ‘guardare’ nella direzione dell’asse Y. Per la fisica classica le due velocità dovranno essere le stesse! Ma  misuriamole tenendo conto delle trasformazioni relativistiche accennate! Da notare che, se, per es., l’osservatore A pensa di essere fermo, vede muovere l’oggetto in B lungo la diagonale di lati V e vb (!), il metro lungo X si contrae,  ma noi siamo interessati solo al movimento lungo y. Se due masse Mb e  Ma interagiscono sotto lo stesso impulso, in un sistema isolato, come già accennato, la Quantità di Moto totale è costante nel tempo. Tenendo conto  delle condizioni iniziali (per t=0, vb1=va1=0) otteniamo Ma*va = Mb*vb e se, per l’osservatore A per qualche ragione, vb=va/R, vb diminuisce di R,  per cui Mb=Ma*va/vb aumenta di R.  E viceversa per l’osservatore B. Se partiamo con due masse uguali , Mb=Ma, otteniamo che Mb diventa maggiore di Ma a causa del movimento (ancora da rifletterci).relativitàdn2_____________________________RIQUADRO___________________

Per qualsiasi valore di V anche per V/c<<1:

M-Mo = Mo*R – Mo    dove    R=1+1/2*V^2/c^2 ;   se

M-Mo = Mo*(R-1) allora  M-Mo = 1/2 * Mo*V^2/c^2 =Er/c^2

ΔM =Er/c^2

Se V<< c, fornendo energia cinetica  (tramite lavoro  di una forza , urto…) o energia di qualsiasi altro tipo (es., calore), la sua massa , in conseguenza di ciò, aumenta di Er/c^2 e viceversa.  (Da chiarire ulteriormente)

Attenzione: è la V, velocità relativa dei due spazi, che fa rallentare gli orologi, non le velocità delle due masse, indicate con Va e Vb ovvero va e vb o altro! R=1+1/2*V^2/c^2 

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relativitàc1

Piero Pistoia

N.B. – I DUBBI SU ALCUNI PASSAGGI CONCETTUALI SONO STATI DISCUSSI CON L’ING. RODOLFO MARCONCINI E COMUNICATI ANCHE AL  PROF. GIORGIO CELLAI.

IL DUBBIO:  Dai principi della Teoria è possibile derivare logicamente in ogni caso la seguene relazione?

 Δtb = Δta / √(1-V2/c2 )      –>    Δtb aumenta in questo    modo in ogni condizione?

FORSE!  LA SOLUZIONE DEL

DUBBIO_ rel1

ancora  in pdf

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CURRICULUM DI PIERO PISTOIA:

cliccare su:

piero-pistoia-curriculumok (#)

LA POESIA di Guido Gozzano ed altro, Commenti dei docenti di Lisa Fedeli, Nara Pistolesi, Piero Pistoia, Gabriella Scarciglia, Francesco Gheradini; post aperto a più voci; da commentare la poesia aggiunta”Cocotte”

Testi rivisitati da ‘Il Sillabario’, n. 2  1999

Da commentare la poesia “Cocotte” riportata nel link seguente:

COCOTTE – E’ DA QUESTA POESIA DI G. GOZZANO CHE NASCE LA MITICA FRASE “NON AMO CHE LE ROSE CHE NON COLSI” _ IL MONDO DI ORSOSOGNANTE

Sono inseriti due intermezzi: “L’assenza di fondamenti”  di Varela e l'<<anyThing goes>> di Feyerabend.

Segue una pittura di Gabriella Scarciglia:

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SE VUOI LEGGERE PIU’ CHIARAMENTE IL TESTO DELLA POESIA E IL BREVE PENSIERO DI VARELA (‘Assenza di fondamenti’) IN PDF, CLICCA SU:

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COMMENTO DI LISA FEDELI

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COMMENTO  DI PIERO PISTOIA – SCARCIGLIA

Curriculum di piero pistoia:

PIERO PISTOIA CURRICULUMOK

ESPERIMENTO DI INTERPRETAZIONE DI UNA POESIA

PER VEDERE IL COMMENTO IN PDF DI PISTOIA-SCARCIGLIA IN MODO PIU’ CHIARO, CLICCARE SU:

gozzano_pistoia

altrimenti:

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N.B. – I tre riferimenti nel precedente commento rimandano al Sillabario cartaceo da cui sono stati enucleati, rivisitati e trasferiti in questo blog, cercando, per es.,  con la le parole “Enantiodromia” e “Fabbri”.

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COMMENTO GHERARDINI

PER VEDERE IL COMMENTO DI GHERARDINI e  il breve ‘anything goes’ di Feyerabend in pdf, in modo più chiaro, CLICCARE SU:

gozzano_gherardini

 

gozza4

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Se vuoi leggere il commento della prof.ssa Nara Pistolesi clicca qui sotto:

 GUIDO_GOZZANO_COMMENTO_NARA_PISTOLESI_prima_versione_in_pdf

GOZZANO_La_via_del rifugio_N_PISTOLESI_seconda_versione_in_doc

GOZZANO_La_via_del rifugio_N_PISTOLESI_seconda_versione_in_pdf