PIOGGE: prove su analisi dei dati in mm/mese, LARDERELLO 51-97 del dott. piero pistoia

PIERO PISTOIA CURRICULUM

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#Questo articolo permette ad ogni lettore di accedere ai dati #sperimentali su cui rifare tentativi e prove di analisi statistica, #come facciamo noi o contemporaneamente a noi, di divertirsi #a scegliere percorsi, interpretazioni e  integrazioni alternative #su essi e correggere quei passaggi che non convincono, #cercando di risolvere i problemi da noi posti ed altri che #sorgeranno nel processo, usando il potente linguaggio R #orientato al calcolo statistico, dotato di una moltitudine di #strumenti per lo stesso obbiettivo.

#Il linguaggio R fa molto bene ciò che riesce a fare!

#Chi volesse ASSAGGI SUCCESSIVI in divenire di questo post, #clicchi su questo file in odt e con copia-incolla, lo trasferisca #sulla console di R, dopo aver cambiato l’argomento del setwd.

PIOGGE_A_LARDERELLO_1951_1957_MARZO_PARTE_PRIMA

Il seguente link invece attiva un file di premessa che, trasferito su R,  gira senza dare errore sul mio computer con setwd(I:/)

PIOGGIA1_18_2_LARDEREL_1951-97 in pdf

#PROVE INIZIALI: attenzione il post è in costruzione; ci possono essere errori!!!!

#PREMESSA

#Problema da risolvere: come far leggere il file dati da qualsiasi #lettore? I files devono essere col suffisso xls.

Larderello_pioggia_csv1 file xls

#1- Si deve caricare sulla console di Microsoft Excel il file #precedente (si esplicita e si carica in Excel), cliccandoci sopra.

#2 – Si deve memorizzare poi da Excel (file-salva con nome)  #con l’opzione CSV di excel (delimitato da separatore di #elenco), sul proprio Hd o su qualsiasi altro supporto di massa #di proprietà del lettore interessato, col nome “Larderello_pioggia_csv1”; verrà memorizzato col suffisso CSV.

3 -Si proceda a seguire il post.

____________________________________________

getwd()
setwd(“I:/”) #ogni lettore deve sostituire ad I il suo dispositivo #di massa in cui vuole memorizzare il file CSV o txt dei dati
#getwd()

par(ask=T)

#Non era così immediato far caricare ad R il nostro file dati #originale relative alle piogge cadute a Larderello dal 1951 al #1997, fornito dal CNR, gentilmente concesso dal dott. #Alessandro Bettini che gestisce la Stazione Meteo di #Castenuovo V.C. (da precisare). Da un primo controllo sembra #che un solo dato non sia disponibile (sostituito da -999). Da #prima si carica il file in Excel in 7 colonne di cui quella dei #mm/giorno di pioggia è la quarta. Imponiamo che la quarta #colonna sia numerica con “,” (?) il separatore di decimali è “.” #quello delle migliaia.
#Con procedimento riportato all’inizio salviamo 4  colonne in #.CSV #di Excel con dati delimitati da separatore di elenco.

# INTANTO: carichiamo e prepariamo il file dati da studiare:
dataset_lard_51_97=read.csv(“Larderello_pioggia_csv1.CSV”, sep=”,”)
dataset_lard_51_97=dataset_lard_51_97[1:4]
dataset_lard_51_97
attach(dataset_lard_51_97)
dataset=dataset_lard_51_97[,4]
dataset=ts(dataset)
head(dataset)
tail(dataset)

_____________________________

INTERMEZZO

#MODO ALTERNATIVO DI CARICARE,
#ATTRAVERSO EXCEL, FILES CON SUFFISSO
#.TXT CARICABILE DA R
#Partendo da un file con suffisso .xls è possibile memorizzare in #un file testo “tab delimited“(opzione di Excel 2000), invece #che in CSV di Excel; file testo che è pure visto da R. Perché #funzioni nel nostro post, va caricato col nome “Larderel_pioggia_csv1.txt

dataset_lard_51_97 = read.csv(“Larderel_pioggia_csv1.txt”, sep=”\t”)

#o togliendo il sep e sostituendo a read.csv, read.csv2, funziona #ancora

dataset_lard_51_97 = read.csv2(“Larderel_pioggia_csv1.txt)

#>dataset_lard_51_97=read.csv(“Larderel_pioggia_csv1.txt”, #sep=”\t”)
#>dataset_lard_51_97=read.csv2(“Larderel_pioggia_csv1.txt”)

FINE INTERMEZZO

______________________________

#dataset
#Time Series:
#Start = 1
#End = 17154; poichè non è divisibile per 30 – si considerano
#tutti i mesi di trenta giorni – si aggiungono 6 valori finali,
#suggeriti dai valori terminali del mese di dicembre precedente.
#I dati complessivi giornalieri della pioggia caduta in mm/giorno
#ammonta così a 17160; 1760/30 = 572 mesi di 30 giorni;
#572/12 = 47 anni circa.
#Frequency = 1

piog_mensili=matrix(dataset,ncol=30,byrow=T)
medie_piog_mensili1=rowMeans(piog_mensili)
sum_piog_mensili2=medie_piog_mensili1*30
vmesi=sum_piog_mensili2

ts.plot(vmesi) #appare un dato anomalo in vmesi[301]

fix(vmesi) #serve a controllare sul video i grandi files anche
#per correggerli.

vmesi[301]

# Si corregge facendo direttamente a mano in itinere la media #dei due valori vicini e poi su richiesta si memorizza il vettore #corretto

ts.plot(vmesi) #dovrebbe essere corretto il dato mancante

#A partire da qui si deve ancora  correggere!

____________________________________________

#E’ possibile anche costruire un vettore di 572 medie mensili #della pioggia a Larderello richiamabile (da pensare)

#Il programma R salta le righe con “#”, per cui il lavoro #presentato può essere. direttamente riportato sulla console di #R con copia incolla; il programma girerà autonomamente!

getwd()
#setwd(“X:/”) #X è il nome del dispositivo di massa su cui #memorizzare il file “Larderello_pioggia_csv1” che dovrà #avere suffisso .CSV
getwd()

#CERCANDO DI RIASSUMERE
dataset_lard_51_97=read.csv(“Larderello_pioggia_csv1.CSV”, sep=”,”) #OK, ma da controllare questo sep!
dataset_lard_51_97=dataset_lard_51_97[1:4]
#dataset_lard_51_97
attach(dataset_lard_51_97)
dataset=dataset_lard_51_97[,4]
dataset=ts(dataset)
head(dataset)
tail(dataset)

#dataset

piog_mensili=matrix(dataset,ncol=30,byrow=T)
medie_piog_mensili1=rowMeans(piog_mensili)
sum_piog_mensili2=medie_piog_mensili1*30
vmesi=sum_piog_mensili2

ts.plot(vmesi) #appare un dato anomalo in vmesi[301]

fix(vmesi) #serve a controllare sul video i grandi files anche
#per correggerli.

vmesi[301]

# Si corregga in divenire (in fieri, in corso d’opera) facendo #direttamente a man0 la media dei due vicini.

ts.plot(vmesi) #dovrebbe essere corretto il dato mancante

UN VELOCE EXCURSUM DA RIVEDERE ED AGGIORNARE  ATTRAVERSO I LINKS INTERNI CONTINUAMENTE AMPLIATI.

#Potrei riclassificare in una matrice vmesi per righe, a partire #da gennaio 1951, di 12 colonne, dove le somme dei valori di #ogni riga rappresenterebbero la pioggia caduta nei diversi #anni a partire da 1951 e in ogni colonna andrebbero i valori #dei mesi per ogni anno; avremo così  – in quanto abbiamo #corretto il numero dati per la presenza dei mesi diversi da 30 #giorni – circa 47 righe complete e 12 colonne corrispondenti

#ai valori dei dodici mesi di ogni anno. La media di ogni riga #rappresenterebbe la pioggia media di ogni anno (per 12 #otterrei le piogge in ogni anno) e la media di ogni colonna #sarebbe la media di pioggia caduta in tutti i 47 i gennaio, i #febbraio ecc.

#Le piogge cadute nei 47 anni, ottenute col comando #rowMeans, costituirebbero una serie storica annuale da #studiare a parte, magari inserendola nel post costruito per #questo studio già elaborato.

#Potremmo farlo ancora con la funzione

#matrix (piog_anni=matrix(vmesi, ncol=12, byrow=T), o #anche con la funzione ts (che ha come #argomenti: file,start,   #e frequency), la quale  raggruppa i dati con i valori di ogni #mese nella stessa colonna. Nella tabella apparirebbero il

#nome dei mesi ad ogni colonna e degli anni ad ogni riga; #siamo così in grado di prendere i 47 valori di ogni mese (una #volta ogni dodici) per farne la media #piog_anni.ts1=ts(vmesi, #start=1951, frequency=12).

#Questo per un controllo incrociato.
#Poi con subas =vmesi.ts1[seq(1, length(vmesi), by=12)] si #raccolgono i dati di gennaio per i 47 anni (o quanti sono) e ne #fa la media; per gli altri mesi la media si calcola con un for #integrando il comando precedente con la sostituzione di un i #ad 1.

#media_mesi=c()
#for(i in 1:12) {media_mesi[i]=mean(vmesi.ts1[seq(i, #length(vmesi), by=12)])}

#Da confrontare poi media-mesi con colMeans comando usato #con matrix.
#Seguiranno le istruzioni descritte. Si passerà poi ai filtri!

#Da confrontare poi media-mesi con mediacol comando usato #con matrix.
#In tal modo si viene a costruire l ‘EFFETTO STAGIONALE.

#Le dodici medie di colonna relative ai 47 mesi dello stesso #nome (gennaio, febbraio…dicembre), è conseguenza #dell’ipotesi plausibile che, all’interno di ogni anno #debba oscillare un’onda di pioggia legata alle stagioni

#(componente stagionale della serie storica).
#Osservando il grafico del vettore vmesi invece non si notano #trends e ad occhio anche le eventuali oscillazioni sembrano #mascherate, nonostante l’acf del vettore (autocorrelazione) #risulti significativo. Se esiste un’oscillazione di ordine dodici la #riassumiamo dalle medie di ogni mese nel corso dei 47 anni. #Potremmo anche spezzare i dati in 5 parti (4 da dieci anni e #una da 7) per studiarle separatamente onde controllarne le #variazioni nel tempo (come cambia la pioggia nelle varie #stagioni col tempo?)

#Si passerà poi ai filtri!

#Un modo alternativo più ortodosso di studiare una #serie storica mensile detrendizzata  infatti è quello, #suggerito sempre dall’ipotesi accennata suddetta, di calcolare #una media mobile di ordine 12 su tutti dati o sui singoli pezzi #per estrarre dai dati originali un’onda di periodo opportuno     #(stagionalità) costruendo così una seconda serie che, poi #sottratta dall’originale, ne lascia una residuale contenente #ancora trend (se esisteva prima), e qualche ciclo. Alla fine #rimarrà così solo da testare i residui.

#Seguono le istruzioni descritte.

piog_anni=matrix(vmesi, ncol=12, byrow=T)

m_anni=rowMeans(vmesi)

pioganni=m_anni*12

piog_anni.ts1=ts(vmesi, start=1951, frequency=12)

vmesi.ts1 = piog_anni.ts1

subas =vmesi.ts1[seq(1, length(vmesi), by=12)]

media_mesi=c()
for(i in 1:12) {media_mesi[i]=mean(vmesi.ts1[seq(i, length(vmesi), by=12)])}

ts.plot(media-mesi)

DA CONTROLLARE, CORREGGERE ESPANDERE, CONTINUARE….con calma, avendo altri post avviati da gestire.

SEGUIRE I LINKS INTERNI CONTINUAMENTE AGGIORNATI

I SEMI ANTICHI a cura di Angelo Bianchi, erborista

I SEMI ANTICHI di Angelo Bianchi

Molti cibi che arrivano sulle nostra tavola sono in gran parte prodotti dall’industria. Per soddisfare ed anche per imporre certi criteri esclusivamente commerciali, viene ritenuto necessario pianificare le colture in modo che si abbiano piante adatte alla raccolta, alla conservazione ed alla trasformazione delle derrate e che tengano conto delle esigenze dei processi di lavorazione e commercializzazione delle grosse catene commerciali.

        Questa prassi assai diffusa non prevede, se non in minima parte, la salvaguardia dell’ambiente, la biodiversità genetica.  Il risultato di questa tendenza impone, tra l’altro, che i piccoli coltivatori siano dipendenti dalle sementi ( in larga parte ibridi e OGM) controllate dai grandi complessi agroindustriali ( per es. Monsanto ed altri) e costretti poi di conseguenza ad utilizzare i prodotti di sintesi di cui le stesse industrie sono produttrici. Infatti tali sementi avendo in qualche modo perso la naturale robustezza e rusticità, a causa delle manipolazioni atte a privilegiarne la produttività, necessitano per essere coltivate, trattamenti massicci di pesticidi per combatterne le avversità e necessitano anche apporti notevoli di concimi chimici per sostenerne la crescita e lo sviluppo.
         Tra i piccoli agricoltori si è diffusa la volontà di controbattere questa tendenza dell’industria agroalimentare e si è cercato di recuperare varietà di sementi che possano garantire la biodiversità, il sapore e la salubrità del cibo, e , non ultima, la possibilità di autoprodursi le sementi necessarie, cercando di svincolarsi, per quanto possibile, dalla morsa dei condizionamenti imposti dall’agroindustria.
          Questi agricoltori, insieme ad alcuni ricercatori universitari, hanno cercato di recuperare semi di orticole e di cereali accantonati, nei tempi recenti, perché meno produttivi e meno adatti alle colture intensive anche se notevolmente resistenti alle avversità ed in  grado di produrre piante particolarmente ricche di valori nutritivi.
           Questa ricerca riguarda soprattutto le varietà locali adatte per uno specifico terreno e clima, assolutamente diverse delle sementi costruite per la monocoltura che invece sono le stesse per differenti climi, terreni e latitudini.
            Nei casi di particolari avversità climatiche oppure di avversità causate da parassiti e crittogame, le monocolture vengono praticamente distrutte in modo assai grave, in quanto tutte le piante sono sottoposte allo stesso rischio, mentre nel caso di una promisquità di diverse varietà ci saranno alcune piante che soccomberanno, ma altre invece che riusciranno a resistere e quindi a garantire in ogni caso il raccolto. Alcuni agricoltori si sono attrezzati anche per fornire alla popolazione locale prodotti provenienti da queste varietà “antiche” ed a garantire quindi alimenti assai più ricchi di valori nutritivi, esenti da residui tossici e rispettosi dell’ambiente e della biodiversità.
              Questa piccola rete “commerciale” inoltre permette di limitare i trasporti che creano non pochi danni all’ambiente e notevoli spese che vanno ad incidere in maniera sostanziale sul prezzo del prodotto.
               Attraverso questi semplici meccanismi si può cercare in qualche modo di modificare le abitudini e gli acquisti delle persone, in gran parte condizionati dalla pubblicità e dalle mire di chi ha come scopo solo l’interesse economico.
Angelo Bianchi
Erborista

FLORA E VEGETAZIONE NEL VOLTERRANO del dott. Juri David Bettini

Il seguente articolo del dott. Juri Bettini, rivisitato da “Il Sillabario” 4-1996  e  1-1997, inserti della Comunità di Pomarance, è stato ristrutturato e corretto.

Per leggere l’articolo in pdf, cliccare su:

BETTINI0001

Per vedere la TAV. 1 e la BIBLIOGRAFIA cliccare su :

TABELLA 1_art_Juri

 

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Altrimenti cercare di leggere di seguito:
juri10001

juri0002

CONTROLLA IL CONTO! ESEMPIO DI ANALISI STATISTICA CON EXCEL SU PIOGGE E TEMPERATURE MENSILI NEL VOLTERRANO – sia usando R per piogge 1956/1986, sia direttamente con Excel, 1956/1961 – del dott. Piero Pistoia

 

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POST IN VIA DI COSTRUZIONE: LA VIA SI FA NELL’ANDARE! e, con Foerster e, per certi versi, Bruner, la cultura non si comunica ma si costruisce insieme.

Per questo lavoro si ringrazia il dott. David Bettini per aver fornito nel 1996, circa venti anni fa, i  dati mensili di piogge e temperature del Volterrano per trenta anni a partire dal 1956

Da aggiungere l’analisi direttamente con Excel per piogge 1956-1961

RIFLESSIONI E CONTI  SU PIOGGE E TEMPERATURE MENSILI DAL 1956 AL 1986, CALCOLO E VARIAZIONE DEGLI  INDICI CLIMATICI DI BAGNOULS E GAUSSEN COL TEMPO,  ATTRAVERSO MEDIE MOBILI, FATTORI STAGIONALI ED ALTRO SULLE SERIE STORICHE a cura del dott. Piero Pistoia

Ecco i ‘conti’ con Excel che sviluppai appunto una ventina d’anni fa:

in xls:

PIOGGE_VOLTERRA 1956-1986

in pdf:

piogge_volterra1-1956-1986

Sulle cartelle di lavoro di Excel appaiono 7 grafici (N°: 1-2; 3; 4; 7; 8; 9; 11) e 7 fogli di lavoro (N°: 18; 1; 2; 3; 5; 6; 7), alla rinfusa a zibaldone, su cui discuteremo nel seguito.

I seguenti intervalli sono pagine bianche: 10-15; 24-25; 31-32; 38-39; 50-52; 70-75

Intanto il lettore potrà trovare una guida alla ‘lettura’ dei precedenti processi (individuando le formule utilizzate) su altri esempi di statistica, anche  con l’uso di Excel, dello stesso autore, per es. nel post “UN PARZIALE PERCORSO DI BASE SULL’ANALISI DI UNA SERIE STORICA REALE…”, uno zibaldone di statistica e linguaggi informatici (la statistica ‘raccontata’ con Excel, con il Basic, il Mathematica di Wolfram e l’R), ecc..

DA CORREGGERE IN DIVENIRE, PERCHE’ L’ARTICOLO SCIENTIFICO ‘RIPULITO’ E’ STATO CONSIDERATO SPESSO DA RICERCATORI AFFIDABILI UNA FRODE!

Intanto cerchiamo di ricavare dal link i dati di pioggia e temperatura in Excel, per memorizzarle in un file .csv, leggibile da R. Iniziamo con i dati di pioggia. Si clicca sul link: PIOGGE_VOLTERRA_1956_1986, riportato sopra.

Appare una console di Excel con riportate varie colonne, nominate sopra; si va al Foglio 1 (7 colonne e un grafico degli Effetti Stagionali) e si isola intanto la seconda colonna  che contiene 360 dati mensili della pioggia da 1956 al 1986, eliminando le altre, memorizzandola poi col suffisso .CSV, nel file VOLTERRA_PIOGGE_1956_1986_A (ricordarsi in quale Memoria di Massa), con le seguenti opzioni: Si mantenga il formato corrente – Tipo di carattere occidentale – Separatore di campo la “virgola”.

Si entra nella console di R e si guarda se il processo funziona.

setwd(“X:/”)

in X va la lettera della memoria di massa; nel nostro caso setwd(“I:/”) o ultimamente G-

Si fanno tentativi per far leggere da  R  i dati con suffisso .xls

Altri scritti e argomentazioni seguiranno successivamente

ECCO UN PRIMO ‘ASSAGGIO’ ORGANIZZATO DEL RACCONTARE  L’ARTICOLARSI DEL CONTENUTO DEL LINK IN XLS CON IL LINGUAGGIO DI R, INIZIANDO IN PARTICOLARE DALLA COLONNA DUE CHE CONTIENE I DATI .

In definitiva tenterò di raccontare una storia statistico-informatica usando un linguaggio informatico alternativo; i diversi trucchi informatici con i loro risvolti logico-razionali necessari aumenteranno la possibilità di tentare veloci prove diversificate, attivando una maggiore concentrazione sui concetti statistici, visti da punti di vista diversi, insieme alla loro memorizzazione e alla loro assimilazione, oltre ad un intenso ammaestramento informatico.

Come in un gioco di puzzle a più vie, si attivano costruzioni con i ‘mattoni’  statistici a più possibilità e si costruiscono gli stessi concetti statistici con ‘mattoni’ informatici diversi logicamente, individuando percorsi diversi  e il percorso spesso diventa una facility  per l’apprendimento.

SCRIPTS IN R E COMMENTI

setwd(“I:/”)
dataset=read.csv(“PIOGVOLTR0.CSV”, header=T, dec=”.”, sep=”;”). La lettera ‘0’  è uno zero!

#Da tener d’occhio l’attributo dec=”.” dell’argomento !?

#COME SI COSTRUISCE IL FILE PIOGVOLTR0.CSV a partire da foglio 1 di Excel:

# 1 – Dal post “CONTROLLA IL CONTO…” si carica, cliccando sul link
#”PIOGGE_VOLTERRA 1956_1986″, l’analisi in .xls su questi dati di cui parla il post
# e questo al fine di costruire dal foglio 1 un data frame leggibile da R.

# 2 – E’ un foglio di Excel, ma siamo in Open Office; mi pongo sul foglio 1
# (siglato anche col nome del link)

# 3 . Cambio le intestazioni originali e le sostituisco col nome di variabili neutre
#X.1 X.2 …X.7 per le sette colonne del foglio; ne chiariremo nel proseguio
#il contenuto.

# 4 – Salvo questo foglio in xls con l’opzione di Open Office “Testo CSV(.csv)”
# nel file, in questo caso, PIOGVOLTR0 che ricaricheremo con R; ognuno
#può chiamarlo col nome che vuole e memorizzarlo sul disco che vuole, basta
#ricordasi il nome; noi abbiamo chiamato il file come detto e lo memoriziamo in
# un disco rimovibile indicato con I o G. Durante la memorizzazione rispondiamo
#alle domande, separatore di campo “;” , separatore di testo Apice ‘ ecc.

# 5 – Si copi il presente testo sulla console di R e controlla che giri; il nostro gira! Per un po’!! Vedere nel proseguo dell’argomentazione.

Oppure, per  preparare i racconti successivi, si memorizzano tutte le sette colonne (cioè l’intera pagina di excel), ponendo al posto delle intestazioni che figuravano nella pagina, le seguenti sette una per colonna: X.1,X.2….X.7, alla testa di esse.

PREMESSA E DESCRIZIONE DEL PROCESSO

ECCO IL NOSTRO PROGETTO IPOTETICO CON OUTPUTS

attach(dataset)
X.1

Dovrebbe apparire  la prima colonna

Dovrebbero apparire i 6 valori iniziali del dataset

head(dataset)

X.2[1:6]

In effetti appaiono tre NA iniziali prima dei valori del 1956; per il resto Ok; con

X.2[4:375], si pensa di correggere; appaiono i 372 valori effettivi delle piogge misurate! La corroborazione dell’ipotesi sembrava abbastanza scontata. Il dataframe col processo descritto portava, nominando la seconda variabile di colonna, ai dati da analizzare! Il processo aveva funzionato.

Invece da qui la sorpresa non prevista. Se cerco di memorizzare  X.2[4-375] in una variabile (es.,dataset2 ), cioè

dataset2=X.2[4:375] e guardo i dati in essa (battendo dataset2 sulla console di R) i contenuti sono stranamente completamente cambiati! ts.plot(dataset2) dà un grafico che sembra non riguardare più la nostra prova, comunque continuiamo la loro analisi per cercare anche di capire. Il processo comunque è un modello abbastanza trasferibile ad altri insieme di dati! Poi con calma cercheremo di entrare in possesso di questi dati reali in qualche modo, al limite copiandoli direttamente in un vettore  di R. Insomma nel trasferimento del contenuto conosciuto di una variabile ad un’altra….entriamo in una zona caotica imprevista, almeno per ora. VEDREMO poi!

_________________________________________________________

ECCO IL RIQUADRO DELLO  SBAGLIO NON VOLUTO!

Da una revisione sui processi nella sintassi del  richiamo del file in .CSV, fra gli altri attributi, c’era dec (separatore dei decimali) =; qui fra virgolette avevo inserito il punto. Dovevamo dire che invece c’era la virgola: dec=”,”. Ora il programma gira. Col punto il programma pensava che le scritte dei numeri decimali fossero testo,  attivando le funzioni factor e level.

ECCO IL RIQUADRO DELLA CAUSA

I am sorry. Troppe direttrici culturali, aperte e diverse fra loro, da ordinare, creano una situazione entropica densa e dispersiva che, coniugata al tempo che ora scorre rapido ed ai problemi sempre più numerosi in quest’ultimo scorcio della vita, aumentano una richiesta di concentrazione poco spiegabile per un lavoro semplicemente hobbistico, in totale assenza di contributi, che vengono invece elargiti, per la cultura, da organi sociali; per passare il tempo insomma! Vedrò.

Comunque , ‘si parva licet componere magnis’ (Virgilio ‘Georgiche, IV), ritengo che un apporto culturale che non si esaurisca in ‘racconti e descrizioni’, ma proceda con punti interrogativi, caso proprio di questo blog, non sia inferiore a quello dei molti centri attivi benificiati da contributi, ed anche mi sembra che le stesse ‘lectiones magistrales’ dei gruppi di eccellenza, che si susseguono nei palchi, spesso, nel migliore dei casi, si ‘spengano’ in se stesse, comunicando poco, e, negli altri casi si riducano ad escamotages pubblicitari per ottenere finanziamenti.

In attesa …per i lettori curiosi, se ci sono, ho intanto ricopiato direttamente in un vettore di R i 372 dati delle piogge mensili, su cui sarà possibile accedere, nell’immediato, alla loro analisi, ‘divertendosi’ nel controllare conti e processi, cioè nel fare cultura

dataset=c(89.2,32,68,106,39.8,69.4,33.4,25.2,64.4,41.4,123.8,34.4,
66.8,100.2,17,109.8,159.8,23.6,27,5.6,2.4,74.2,100.8,79,
47.4,27,133,108.8,36,30.6,22,21,12.8,163.8,67,134.4,
61.2,35.6,133.2,69.2,120.8,25.4,4.6,46,46.2,74.6,73.4,149.2,
57.8,112.8,113.4,62,9.6,91.4,64.6,5.2,179.6,214.6,132.2,210.2,
107.8,30,0.6,152.8,37.6,73,18.4,1.5,87.6,160.4,135.8,86.4,
50.4,46.6,139.6,35.6,35.6,21.6,37.6,50,64.8,161.6,196.8,35.4,
147.6,89.4,75.3,74.2,45.8,89.2,28.8,38.8,94.6,95.2,100.4,88.8,
4.6,77.6,157.6,58.8,49.6,32.2,84,69.5,34,193,78,118.4,
127.8,16.8,91,107.4,50.4,36,80,24.8,119.8,2.6,240.2,104.8,
97.8,88.4,28.4,28.4,36.2,28.6,67.2,52.2,122.8,173.4,259,59.6,
49.2,42.2,56.4,11.4,84.2,83.6,19.4,75.8,99.2,42.8,99.8,62.6,
57,149.8,29.8,49,156,91.4,28,65.8,35.6,75,148.2,68,
89,156.2,85.8,40,56.6,43.4,38.4,83.8,128.6,26.4,157.2,106.4,
104.8,98.2,140.6,79.6,66.6,63.8,18.6,22.4,75,28.2,106.4,95,
81,51.4,55,53,122.4,67.2,15.8,2.2,54.8,17.4,149,8.6,
85.4,91.8,43,106.8,51.4,26,71,49,136.6,76,46.8,67.2,
70.8,33,13,48.2,17.2,56.2,38.8,22.6,171,80,73.2,30.6,
35.4,105.2,66,80.6,52.8,27.2,12.6,61.4,88.8,87.6,64.2,16.6,
16.2,39.6,101.6,92.2,47.6,74.4,11.4,92.8,51.2,125.2,103.8,102.2,
12.4,55,92.8,75.8,28.6,32.6,86,94.4,110.8,154.6,69.4,175.4,
61.2,108,54,15,101,12,29.4,100.2,33.2,31.4,65.4,60.4,
102.2,96.6,68,172.2,66.8,67,87.6,23.2,18.6,88,38.8,103,
127.4,75.8,50.8,84.8,1.4,80,9.4,131.4,84.8,110.4,126.6,108,
50.2,20.4,125.8,34,102.6,66.6,22.8,13,1,142.4,182.2,79.8,
64.2,25.6,85.2,74.4,31.4,13.4,45,15.8,99.8,172.2,1.6,152.2,
33,40.8,64.2,23.2,55.6,34.4,3.4,59.4,70.4,142.6,210.4,100,
23,199.6,128,65.6,22.8,34.2,8,192,12.4,73.2,17.6,37,
72.4,65.6,83.8,91.4,161,87.2,3.3,131.4,91,139.6,142.8,86,
93.8,67.6,147.2,9.2,94.4,25,15,72.2,0.4,58,117.8,32.6,
102.4,113.4,125.6,122,1.4,121.8,70,7.4,26.8,13,63.6,53.2)

Comunque lo sviluppo a partire da questo vettore verrà inserito in links  successivi.  Al termine aggiungeremo anche l’outputs senza errori come garanzia del lavoro

dataset_piogge_volt_24_5_-stag1_stag2_out_ok1 (1)

dataset_piogge_volt_24_5_-stag1_stag2_out (1)

Seguono i 5 grafici del link precedente a quello sopra, costruiti nell’ OUTPUT relativo. Dovremo aggiungere anche altri tre grafici  relativi all’output del nuovo ultimo links.

Nella serie dataset  ipotizziamo che sia assente un trend, come suggerito dal GRAF.1

GRAF_PIOG_VOLT0001

GRAF_PIOG_VOLT0002

GRAF_PIOG_VOLT0003

GRAF_PIOG_VOLT0004

GRAF_PIOG_VOLT0005

GRAF.4 analisi

I links successivi riguarderanno la Stagionalità, Fattori stagionali, Effetti stagionali.

piog_volt_5_8_graf0001

piog_volt_5_8_graf0002

piog_volt_5_8_graf0003

piog_volt_5_8_graf0004

piog_volt_5_8_graf0005

piog_volt_5_8_graf0006

_______________________________________________

Prove statistiche  e tentativi su ipotesi al fine di costruire un modello trasferibile.

#Ipotizzo che con una media mobile a tre termini pesata, #possa eliminare in buona parte i randoms da questa strana #serie dataset2 (già senza il trend come dal grafico).

yt2=dataset2; n2=length(yt2); mbt2=c()
for(t in 2: n2-1){mbt2[t]=(yt2[t-1]+2*yt2[t]+yt2[t+1])/4}
ts.plot(mbt2)

#Ho smussato dall’originale (dataset2 )i randoms per cui avrei ottenuto
#una serie senza i randoms (con plausibili stagionalità+ciclo; assente il trend
#iniziale come si vedeva ad occhio dal grafico di dataset2.
#Così se applico una media mobile di ordine dodici a mbt2 (primo caso), mi aspetto di trovare una serie con solo il ciclo.
#Potevo applicare la media mobile 12 direttamente su dataset2, smussandola
#di stagionalità e forse anche di randoms, e poi, togliendo
#la stagionalità+ randoms (questa nuova serie) da dataset2 avrei ottenuto solo
# il ciclo, perché all’inizio non possedeva trend .
#Protocollo sperimentale per  il modello: da confrontare questi due processi che dovrebbero condurre ambedue al ciclo.

#Questa serie con solo il ciclo la chiamo mbt2_12.

#PROVIAMO IL CASO 1:
yt=mbt2; n1=length(mbt2)-2; mbt2_12=c()
for(t in 7: n1-6){mbt2_12[t]=(yt[t-6]/2+yt[t-5]+yt[t-4]+yt[t-3]+yt[t-2]+
yt[t-1]+yt[t]+yt[t+1]+yt[t+2]+yt[t+3]+yt[t+4]+yt[t+5]+yt[t+6]/2)/12}

ts.plot(mbt2)
#stagionalità + randoms
lines(mbt2_12)

#CICLO; è la serie mbt2 smussata della stagionalità
#se tolgo stagionalità + ciclo – ciclo, mbt2-mbt2_12, ottengo la stagionalità.

#Stiamo pensando anche di scrivere direttamente i 372 valori

#della di X.2[4:375], nella variabile dataset2 con

#dataset2=c(………)

LA VERSIONE CORRETTA + I RELATIVI  CINQUE GRAFICsetwd(“F:/”)

dataset=read.csv("PIOGVOLTR0.CSV", header=T, dec=",", sep=";")

#Da osservare l'attributo dec=","! nell'argomento della funzione "read.csv".
 
#COME SI COSTRUISCE IL FILE PIOGVONTR.CSV a partire da foglio 1 di Excel.
 
par(ask=T) 
attach(dataset) 
X.1 
#Stampa i 372 dati della 1a colonna delle 7 colonne del DATA.FRAME 
#contenuto nel file PIOGVOLTR0.CSV (indicazione degli anni a partire dal 1956 
#intervallati da NA head(dataset) # X.1 X.2 X.3 X.4 X.5 X.6 X.7 
#1 1956 89,2 -3,3 70,62580645 #2 NA 32 2,0 73,94193548 #3 NA 68 10,2 83,02258065 
#4 NA 106 -2,0 72,30322581 #5 NA 39,8 -9,6 62,67741935 #6 NA 69,4 -21,0 52,52903226 
#Stampa i valori delle prime sei righe del data.frame, costituito da 
#sette colonne. 
X.2[4:375] 
#Stampa i 372 dati della 2a colonna in mm di pioggia mensili 
#partendo dall'anno 1956 con gennaio  
X.2[1:6] 
#Stampa i primi sei valori della seconda colonna 
#[1] 89,2 32 68 106 39,8 69,4
dataset=ts(dataset) 
#considera il data.frame dataset come una serie storica dataset2=X.2[1:372] 
#prende 1 valori da 1 a 372 del vettore X.2 e li mette 
#nella variabile dataset2 
dataset2=ts(dataset2) 
#dataset2 è una serie storica ts.plot(dataset2) 
#GRAF.1 #Stampa la serie storica dataset2; sembra assente il trend. PIOGGE_Vo_GRAF0001yt2=dataset2; n2=length(yt2); mbt2=c() 
for(t in 2: n2-1){mbt2[t]=(yt2[t-1]+2*yt2[t]+yt2[t+1])/4} 
ts.plot(mbt2)
# GRAF.2 
#disegno il grafico di mbt2, GRAF.2, cioè i dati originali (senza trend) 
#privati anche dei random s.l.

GRAF.2
 
PIOGGE_Vo_GRAF0002#Penso di smussare cioè dataset2 dai randoms s.l.; nel vettore mbt2 è plausibile 
#siano contenuti dati relativi a stagionalità e ciclo. 
#Ho smussato dall'originale (dataset2 )i randoms s.l. per cui avrei ottenuto 
#una serie senza i randoms (con plausibili stagionalità+ciclo); assente il trend 
#iniziale come si vedeva ad occhio dal grafico di dataset2. 
#Così se applico una media mobile di ordine dodici a mbt2 mi aspetto di trovare 
#una serie con solo il ciclo (PRIMO CASO). 
#Potevo applicare la media mobile 12 direttamente su dataset2 (SECONDO CASO), 
#smussandola dalla stagionalità e forse anche dai randoms (?), e poi, togliendo 
#la stagionalità + randoms (questa nuova serie) da dataset2 avrei ottenuto solo 
# il ciclo. 
#Da confrontare questi due processi che dovrebbero condurre ambedue al ciclo. 
#Questa seconda serie con solo il ciclo la chiamo mbt2_12. 
#PROVIAMO IL PRIMO CASO (applico una media modile 12 su mbt2: 
yt=mbt2; n1=length(mbt2)-2; mbt2_12=c() 
for(t in 7: n1-6){mbt2_12[t]=(yt[t-6]/2+yt[t-5]+yt[t-4]+yt[t-3]+yt[t-2]+ yt[t-1]+
yt[t]+yt[t+1]+yt[t+2]+yt[t+3]+yt[t+4]+yt[t+5]+yt[t+6]/2)/12} 
ts.plot(mbt2_12)
#GRAF.3 Disegno il grafico del ciclo

#GRAF.3
 
PIOGGE_Vo_GRAF0003
ts.plot(mbt2) # + CICLO1 sovrapposto. 
#Disegno il grafico di mbt2 (stagionalità + ciclo) e sovrappongo mbt2_12 (ciclo): 
lines(mbt2_12) 
#è la serie mbt2 smussata della stagionalità 
#Insieme al grafico mbt2 (stagionalità+ciclo) sovrappongo il ciclo: GRAF.4 PIOGGE_Vo_GRAF0005#Se tolgo il ciclo da stagionalità + ciclo (mbt2), ottengo mbt2-mbt2_12, 
#cioè la stagionalità. 
#Sorge il problema che mbt2 e mbt2_12 debbono avere la stessa lunghezza

#per poterli sottrarre 
#FACCIO DELLE PROVE PER RENDERE I VETTORI LUNGHI UGUALE 
#Controllo mbt2 
length(mbt2) # 371 = 12 
head(mbt2) # NA 1.00 70.75 177.50 202.75 159.00 
mbt2=mbt2[2:(length(mbt2)-1)] 
#Controllo mbt2_12 
length(mbt2_12) # 363 
head(mbt2_12) 
# NA NA NA NA NA NA 
#Impongo che mbt2 e mbt2_12 abbiano la stessa lunghezza per sottrarli 
mbt2_12=mbt2_12[7: (length(mbt2_12)-6)] 
length(mbt2_12) 

#Proviamo il SECONDO CASO (applico direttamente la Mb12 su dataset2) 
#per il calcolo del ciclo 
yt=dataset2; n1=length(dataset2); mbt2_12_0=c() 
for(t in 7: n1-6){mbt2_12_0[t]=(yt[t-6]/2+yt[t-5]+yt[t-4]+yt[t-3]+yt[t-2]+ yt[t-1]+
yt[t]+yt[t+1]+yt[t+2]+yt[t+3]+yt[t+4]+yt[t+5]+yt[t+6]/2)/12} 
ts.plot(mbt2_12_0) 
#Disegno il grafico del ciclo nel secondo modo: GRAF.5 PIOGGE_Vo_GRAF0006 PIOGGE_Vo_GRAF0007#Da confrontare i due grafici del ciclo mbt2_12_0 e mbt2_12. 
#I due cicli praticamente coincidono. Ma nel secondo sono rimasti 
#più errori randoms (?), nel senso che la Mb12 sugli originali 
#praticamente elimina da essi solo la stagionalità. Per cui
#nella serie nuova rimarrà ciclo+randoms e se sottraggo 
#Ciclo+Randoms dall'originale (dataset2) otterrei 
#direttamente la Stagionalità. #Potremmo fare un test statistico per controllo. 
#CALCOLO DELLA STAGIONALITA' nel proseguo (SECONDA PARTE) 

___________________________________________ OUTPUTS di R 
> rm(list=ls(all=TRUE)) 
> setwd("F:/") 
> dataset=read.csv("PIOGVOLTR0.CSV", header=T, dec=",", sep=";") 
>#COME SI COSTRUISCE IL FILE PIOGVONTR.CSV a partire da foglio 1 di Excel 
> par(ask=T) 
> attach(dataset) 
>#The following objects are masked from dataset (pos = 3): 
>X.1, X.2, X.3, X.4, X.5, X.6, X.7  
> X.1 
[1] NA NA NA 1956 NA NA NA NA NA NA NA NA NA NA NA 
[16] 1957 NA NA NA NA NA NA NA NA NA NA NA 1958 NA NA 
[31] NA NA NA NA NA NA NA NA NA 1959 NA NA NA NA NA 
[46] NA NA NA NA NA NA 1960 NA NA NA NA NA NA NA NA 
[61] NA NA NA 1961 NA NA NA NA NA NA NA NA NA NA NA 
[76] 1962 NA NA NA NA NA NA NA NA NA NA NA 1963 NA NA 
[91] NA NA NA NA NA NA NA NA NA 1964 NA NA NA NA NA 
[106] NA NA NA NA NA NA 1965 NA NA NA NA NA NA NA NA 
[121] NA NA NA 1966 NA NA NA NA NA NA NA NA NA NA NA 
[136] 1967 NA NA NA NA NA NA NA NA NA NA NA 1968 NA NA 
[151] NA NA NA NA NA NA NA NA NA NA NA NA NA NA NA 
[166] NA NA NA NA NA NA 1970 NA NA NA NA NA NA NA NA 
[181] NA NA NA 1971 NA NA NA NA NA NA NA NA NA NA NA 
[196] 1972 NA NA NA NA NA NA NA NA NA NA NA 1973 NA NA 
[211] NA NA NA NA NA NA NA NA NA 1974 NA NA NA NA NA 
[226] NA NA NA NA NA NA 1975 NA NA NA NA NA NA NA NA 
[241] NA NA NA 1976 NA NA NA NA NA NA NA NA NA NA NA 
[256] 1977 NA NA NA NA NA NA NA NA NA NA NA 1978 NA NA 
[271] NA NA NA NA NA NA NA NA NA 1979 NA NA NA NA NA 
[286] NA NA NA NA NA NA 1980 NA NA NA NA NA NA NA NA 
[301] NA NA NA 1981 NA NA NA NA NA NA NA NA NA NA NA 
[316] 1982 NA NA NA NA NA NA NA NA NA NA NA 1983 NA NA 
[331] NA NA NA NA NA NA NA NA NA 1984 NA NA NA NA NA 
[346] NA NA NA NA NA NA 1985 NA NA NA NA NA NA NA NA 
[361] NA NA NA 1986 NA NA NA NA NA NA NA NA NA NA NA 
> #Stampa i 372 dati della 1a colonna delle 7 colonne del DATA.FRAME 
> #contenuto nel file PIOGVOLTR0.CSV (indicazione degli anni a partire dal 1956 
> #intervallati da NA 
>  head(dataset) X.1 X.2 X.3 X.4 X.5 X.6 X.7 
1 NA NA NA NA NA NA NA 
2 NA NA NA NA NA NA NA 
3 NA NA NA NA NA NA NA 
4 1956 89.2 NA NA NA -3.3 70.62581 
5 NA 32.0 NA NA NA 2.0 73.94194 
6 NA 68.0 NA NA NA 10.2 83.02258 
> # X.1 X.2 X.3 X.4 X.5 X.6 X.7 
> #1 1956 89,2 -3,3 70,62580645 
> #2 NA 32 2,0 73,94193548 > 
>#3 NA 68 10,2 83,02258065 
> #4 NA 106 -2,0 72,30322581 
> #5 NA 39,8 -9,6 62,67741935 
> #6 NA 69,4 -21,0 52,52903226 
> #Stampa i valori delle prime sei righe del data.frame, costituito da 
> #sette colonne. 
> X.2[4:375] 
[1] 89.2 32.0 68.0 106.0 39.8 69.4 33.4 25.2 64.4 41.4 123.8 34.4 
[13] 66.8 100.2 17.0 109.8 159.8 23.6 27.0 5.6 2.4 74.2 100.8 79.0 
[25] 47.4 27.0 133.0 108.8 36.0 30.6 22.0 21.0 12.8 163.8 67.0 134.4 
[37] 61.2 35.6 133.2 69.2 120.8 25.4 4.6 46.0 46.2 74.6 73.4 149.2 
[49] 57.8 112.8 113.4 62.0 9.6 91.4 64.6 5.2 179.6 214.6 132.2 210.2 
[61] 107.8 30.0 0.6 152.8 37.6 73.0 18.4 1.5 87.6 160.4 135.8 86.4 
[73] 50.4 46.6 139.6 35.6 35.6 21.6 37.6 50.0 64.8 161.6 196.8 35.4 
[85] 147.6 89.4 75.3 74.2 45.8 89.2 28.8 38.8 94.6 95.2 100.4 88.8 
[97] 4.6 77.6 157.6 58.8 49.6 32.2 84.0 69.5 34.0 193.0 78.0 118.4 
[109] 127.8 16.8 91.0 107.4 50.4 36.0 80.0 24.8 119.8 2.6 240.2 104.8 
[121] 97.8 88.4 28.4 28.4 36.2 28.6 67.2 52.2 122.8 173.4 259.0 59.6 
[133] 49.2 42.2 56.4 11.4 84.2 83.6 19.4 75.8 99.2 42.8 99.8 62.6 
[145] 57.0 149.8 29.8 49.0 156.0 91.4 28.0 65.8 35.6 75.0 148.2 68.0 
[157] 89.0 156.2 85.8 40.0 56.6 43.4 38.4 83.8 128.6 26.4 157.2 106.4 
[169] 104.8 98.2 140.6 79.6 66.6 63.8 18.6 22.4 75.0 28.2 106.4 95.0 
[181] 81.0 51.4 55.0 53.0 122.4 67.2 15.8 2.2 54.8 17.4 149.0 8.6 
[193] 85.4 91.8 43.0 106.8 51.4 26.0 71.0 49.0 136.6 76.0 46.8 67.2 
[205] 70.8 33.0 13.0 48.2 17.2 56.2 38.8 22.6 171.0 80.0 73.2 30.6 
[217] 35.4 105.2 66.0 80.6 52.8 27.2 12.6 61.4 88.8 87.6 64.2 16.6 
[229] 16.2 39.6 101.6 92.2 47.6 74.4 11.4 92.8 51.2 125.2 103.8 102.2 
[241] 12.4 55.0 92.8 75.8 28.6 32.6 86.0 94.4 110.8 154.6 69.4 175.4 
[253] 61.2 108.0 54.0 15.0 101.0 12.0 29.4 100.2 33.2 31.4 65.4 60.4 
[265] 102.2 96.6 68.0 172.2 66.8 67.0 87.6 23.2 18.6 88.0 38.8 103.0 
[277] 127.4 75.8 50.8 84.8 1.4 80.0 9.4 131.4 84.8 110.4 126.6 108.0 
[289] 50.2 20.4 125.8 34.0 102.6 66.6 22.8 13.0 1.0 142.4 182.2 79.8 
[301] 64.2 25.6 85.2 74.4 31.4 13.4 45.0 15.8 99.8 172.2 1.6 152.2 
[313] 33.0 40.8 64.2 23.2 55.6 34.4 3.4 59.4 70.4 142.6 210.4 100.0 
[325] 23.0 199.6 128.0 65.6 22.8 34.2 8.0 192.0 12.4 73.2 17.6 37.0 
[337] 72.4 65.6 83.8 91.4 161.0 87.2 3.3 131.4 91.0 139.6 142.8 86.0 
[349] 93.8 67.6 147.2 9.2 94.4 25.0 15.0 72.2 0.4 58.0 117.8 32.6 
[361] 102.4 113.4 125.6 122.0 1.4 121.8 70.0 7.4 26.8 13.0 63.6 53.2 
> #Stampa i 372 dati della 2a colonna in mm di pioggia mensili > #partendo dall'anno 1956 con gennaio (i dati del data.frame > #partivano da tre mesi prima (da ottobre 1955) > > X.2[1:6] [1] NA NA NA 89.2 32.0 68.0 > #Stampa i primi sei valori della seconda colonna > #[1] 89,2 32 68 106 39,8 69,4 > X.2=as.number(X.2) Errore: non trovo la funzione "as.number" > > dataset=ts(dataset) > #considera il data.frame dataset come una serie storica > > dataset2=X.2[1:372] > #prende 1 valori da 1 a 372 del vettore X.2 e li mette > #nella variabile dataset2 > > dataset2=ts(dataset2) > #dataset2 è una serie storica > > ts.plot(dataset2) #GRAF.1 Aspetto per confermare cambio pagina... > #Stampa la serie storica dataset2; sembra assente il trend. PIOGGE_Vo_GRAF0001> yt2=dataset2; n2=length(yt2); mbt2=c() 
> for(t in 2: n2-1){mbt2[t]=(yt2[t-1]+2*yt2[t]+yt2[t+1])/4} > > ts.plot(mbt2)# GRAF.2 Aspetto per confermare cambio pagina... > #disegno il grafico di mbt2, cioè i dati originali (senza trend) > #privati anche dei random s.l. > #Penso di smussare cioè dataset2 dai randoms s.l.; nel vettore mbt2 è plausibile > #siano contenuti dati relativi a stagionalità e ciclo. PIOGGE_Vo_GRAF0002 > #Ho smussato dall'originale (dataset2 )i randoms s.l. per cui avrei ottenuto > #una serie senza i randoms (con plausibili stagionalità+ciclo; assente il trend > #iniziale come si vedeva ad occhio dal grafico di dataset2. > #Così se applico una media mobile di ordine dodici a mbt2 mi aspetto di trovare > #una serie con solo il ciclo (PRIMO CASO). > > #Potevo applicare la media mobile 12 direttamente su dataset2 (SECONDO CASO), > #smussandola dalla stagionalità e forse anche dai randoms, e poi, togliendo > #la stagionalità + randoms (questa nuova serie) da dataset2 avrei ottenuto solo > # il ciclo. > #Da confrontare questi due processi che dovrebbero condurre ambedue al ciclo. > > #Questa serie con solo il ciclo la chiamo mbt2_12. > > #PROVIAMO IL PRIMO CASO (applico una media modile 12 su mbt2: > yt=mbt2; n1=length(mbt2)-2; mbt2_12=c() > for(t in 7: n1-6){mbt2_12[t]=(yt[t-6]/2+yt[t-5]+yt[t-4]+yt[t-3]+yt[t-2]+ + yt[t-1]+yt[t]+yt[t+1]+yt[t+2]+yt[t+3]+yt[t+4]+yt[t+5]+yt[t+6]/2)/12} > > ts.plot(mbt2_12)#GRAF.3 Aspetto per confermare cambio pagina... > Disegno il grafico del ciclo Errore: unexpected symbol in "Disegno il" PIOGGE_Vo_GRAF0003 > ts.plot(mbt2) Aspetto per confermare cambio pagina... > #Disegno il grafico di mbt2 (stagionalità + ciclo) e sovrappongo mbt2_12 (ciclo): > lines(mbt2_12) #è la serie mbt2 smussata della stagionalità > #Insieme al grafico mbt2 (stagianalità+ciclo) sovrappongo il ciclo: GRAF.4 PIOGGE_Vo_GRAF0005 > #Se tolgo il ciclo da stagionalità + ciclo (mbt2), ottengo mbt2-mbt2_12, > #cioè la stagionalità. > #Sorge il problema che mbt2 e mbt2_12 debbono avere la stessa lunghezza > #per poterli sottrarre > > #FACCIO DELLE PROVE PER RENDERE I VETTORI LUNGHI UGUALE > > #Controllo mbt2 > length(mbt2) [1] 371 > # 371 = 12 > head(mbt2) [1] NA NA NA NA 55.3 68.5 > # NA 1.00 70.75 177.50 202.75 159.00 > mbt2=mbt2[2:(length(mbt2)-1)] > > #Controllo mbt2_12 > length(mbt2_12) [1] 363 > # 363 > head(mbt2_12) [1] NA NA NA NA NA NA > # NA NA NA NA NA NA > #Impongo che mbt2 e mbt2_12 abbiano la stessa lunghezza per sottrarli > mbt2_12=mbt2_12[7: (length(mbt2_12)-6)] > length(mbt2_12) [1] 351 > > #Proviamo il SECONDO CASO (applico direttamente la Mb12 su dataset2) > #per il calcolo del ciclo > > yt=dataset2; n1=length(dataset2); mbt2_12_0=c() > for(t in 7: n1-6){mbt2_12_0[t]=(yt[t-6]/2+yt[t-5]+yt[t-4]+yt[t-3]+yt[t-2]+ + yt[t-1]+yt[t]+yt[t+1]+yt[t+2]+yt[t+3]+yt[t+4]+yt[t+5]+yt[t+6]/2)/12} > > ts.plot(mbt2_12_0) Aspetto per confermare cambio pagina... > #Disegno il grafico del ciclo nel secondo modo. PIOGGE_Vo_GRAF0006> #Da confrontare i due grafici del ciclo mbt2_12_0 e mbt2_12. 
> #I due cicli praticamentte coincidono. nel secondo sembra siano rimasti più 
> #errori randoms. Potremmo fare un test statistico per controllare
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                    ANALISI CON EXCEL DELLE PIOGGE A VOLTERRA 1956-1961
                   post terminato molte decine di anni fa dA PIERO PISTOIA

DA CONTINUARE

POMARANCE: UNA BREVE PASSEGGIATA ‘FLORISTICA’ (FLORA POVERA, ERBACCE…), A SCANSIONE MENSILE, PARTE SECONDA a cura di Angelo Bianchi, erborista, dott. Piero Pistoia, ‘coordinator’, e Sofia, esperta sul campo e buona fotografa.

piero-pistoia-curriculumok (#)

POST DA RIVEDERE E CORREGGERE

NDC dott. Piero Pistoia

Continua il monitoraggio botanico-educativo delle piante selvatiche, a scansione mensile, lungo un percorso, alla periferia del paese di Pomarance, che, inserito nel paesaggio floristico della Val di Cecina, ne riflette le sue caratteristiche botaniche essenziali. Data la vicinanza delle Scuole, potrebbe, nel tempo, se mai la Buona Scuola diventerà attiva, essere utilizzato anche per passeggiate scolastiche culturali ad uso didattico – infatti la comunicazione non sarà meramente descrittiva, ma spesso inserita in un processo costruttivo di ricerca/scoperta, cioè nei contesti delle OSSERVAZIONI SCIENTIFICHE scolastiche – e in generale come stimolo all’osservazione guidata della Natura Spontanea della zona, e non solo (se è vero che tutta la vegetazione italiana e delle Nazioni limitrofe, circa nella stessa fascia di latitudine, risente mediamente del clima dell’area mediterranea). circa alla stessa fascia di latitudine risente mediamente del clima dell’area mediterranea). Questa comunicazione culturale può così ravviare il concetto di diversità biologica e attivare una interazione più diretta e positiva con il mondo della Natura. E questo è CULTURA! forse più significativa e formativa di altre e senza consumare risorse.

Abbiamo dovuto terminare l’articolo sulla passeggiata ‘floristica’, perché era impossibile modificarlo ed espanderlo ulteriormente, cosa che invece faremo in un nuovo post considerandolo SECONDA PARTE dell’altro.

N.B. SE NON E’ ESPLICITATO ALTRIMENTI, TUTTE LE  FOTO, SCRITTI E COMMENTI SONO DEL COORDINATORE PIERO PISTOIA

UNA BREVE PASSEGGIATA ‘FLORISTICA’ (FLORA POVERA) SECONDA PARTE

CONTINUANO NDC

LA REALTA’ DA VICINO E DA LONTANO

COME NELLA PRIMA PARTE I TESTI QUALIFICATI DI RIFERIMENTO PER QUESTO LAVORO SONO PRINCIPALMENTE I SEGUENTI (consigliamo i lettori di  procurarseli per i riferimenti, la lettura, l’approfondimento di questo post e la qualificazione delle biblioteche personali!):

EUGENIO BARONI “GUIDA BOTANICA D’ITALIA” Ed. CAPPELLI

PIETRO ZANGHERI “FLORA ITALICA Vol. I-II-III” Ed. CEDAM        

SANDRO PIGNATTI “FLORA D’ITALIA Vol. I-II-III” Ed. EDAGRICOLE

EDUARD THOMMEN “ATLAS DE POCHE DE LA FLORE SUISSE” EDITIONS BIRKHAUSER BALE.

VENGONO ANCHE CONSULTATE DUE GROSSE ENCICLOPEDIE SUL REGNO VEGETALE, L’UNA EDITA DA VALLARDI E L’ALTRA DA RIZZOLI; E SVARIATI ALTRI TESTI SECONDARI DI DIVERSE CASE EDITRICI CHE NOMINEREMO QUANDO NECESSARIO.

A questi testi si farà continuamente riferimento esplicito e si spera che Autori ed Editori permetteranno di trasferire qualche disegno schematico di chiarimento dai loro testi a questo post, il cui unico obiettivo è e rimarrà solo quello di ‘costruire’ e comunicare didatticamente cultura, per quanto ci riesce, sempre del tutto gratis. Questo blog e auto-finanziato e non ha alcun fine di lucro. Comunque siamo disponibili nell’immediato a qualsiasi intervento su questo post su avvertimento (al limite, se necessario, anche a sopprimerlo!)

Il testo teorico di riferimento sarà:

Carlo Cappelletti “BOTANICA, Vol.  I° e Vol II°”, UTET

LA PARTE PRIMA RIPORTAVA IL ‘DIARIO’ DELLE PASSEGGIATE FINO AL 10 DI OTTOBRE 2016 DA CUI RIPARTIAMO.

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ASTER linòrysis (Astro spillo d’oro) e margheritine

Oggi 10 ottobre 2o16 ho posto un indicatore in lega di alluminio,a 4-5 metri dopo il secondo ingresso  alla proprietà del P. Sant’Anna, sull’argine sinistro fra i cipressi, per indicare una stazione  ancora in fiore di Galatelle (Aster linòsyris).

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SCORCIO DI PROPRIETA’ DEL P. SANT’ANNA (si nota un tronco di cipresso tagliato)

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Intanto si è interrotta la discussione sulle piantine fotografate pochi giorni fa in via del Poderino, subito sotto strada vicino alla rete dello stadio; è stato rasato tutto il prato sopra il campo sportivo, eccetto una piccola area vicino alla rete (presso il tratto terminale del sentiero lungo rete).

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A sinistra, verticilli di Asterelle, diffuse le Mercurelle, al centro e in basso forse Borago, il tutto immerso in una specie di ‘liana strisciante’  a foglie circa triangolari 2pennate (?) (da precisare meglio le espressioni).

Scendendo per Sant’Anna, sull’argine a sinistra, a circa 10 metri dalla strada sterrata  per il P. San Pietro, ho fotografato ampie rosette a foglia larga tendenzialmente ovale, ma leggermente più stretta verso il picciolo (una specie di piccola racchetta da tennis), lucide e glabre sulla faccia superiore e piccole felci.

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Segue ingrandimento della precedente. Chiocciola sulla sinistra. Piccola felce da classificare.

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Diametro rosetta circa 5 volte la lunghezza di una foglia di quercia secca. Lamina della foglia glabra sopra con nervi prominenti e reticolati, attenuata nel picciolo.

Si allega la foto di una pagina ripresa da un interessante libro, con schizzi originali affiancanti lo scritto sintetico e rilevante, a firma di due ricercatrici dell’Istituto Botanico dell’ Università di Pisa,  A.M. Pagni e G. Corsi, stampato da Arti Grafiche Pacini Mariotti, Pisa.

verbenaca0004

Altra foto di rosetta a foglie più grandi pure tendenzialmente ovali (anch’esse si strizzano leggermente  verso il picciolo), glabre sulla faccia superiore,  scattata  a circa 20 metri dopo il bivio per San Pietro sempre sul versante sinistro.

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Come prima ‘ipotesi tentativa’ potrebbe trattarsi di una PRIMULACAEA Primula autunnale (?).

Primula acaulis, Occhio di civetta, con fusto nullo; foglie tutte basali  oblanceolato-spatolate; lunghezza foglie alla fioritura fino a 10 cm, dopo, grandi fino al doppio con apice arrotondato e, allo stadio della foto, margine debolmente dentellato.

VEDERE LO SCHEMA IN  S. Pignatti (Edagricole, op.cit.)

LEGGERE LA RIFLESSIONE SU QUESTE ROSETTE RIPORTATA IL 20 FEBRAIO 2016: NON E’ ESCLUSO CHE SI TRATTI (seconda ipotesi tentativa) INVECE DI B. officinalis; ma le ipotesi continuano.

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ANCORA NDC

Sull’argine all’inizio della proprietà del P. Sant’Anna ho fotografato delle pianticelle appena nate in cui 6-8 foglioline verde chiaro messe a stella, si susseguono lungo il caule. Come prima ipotesi, potremmo avere a che fare con  Asperule (Stelline del prato).

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Pianticelle appena nate in mezzo a foglie di quercia secche e di edera e forse qualche Asperula(?) adulta.

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Asperule (?) appena nate raggruppate al piede di una bonariensis con ‘ciuffi’ di semi; si notano foglie di edera e forse qualche stella di Asperula(?) adulta. Foto scattata nei pressi del cartello indicante l’estinto Verbascum tapsus nella sterrata verso Poggio Bianco.

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Foto di campioni di Asperula (?) ‘nascente’ e matura (?); si nota il fusto quadrangolare; la successione di nodi verticillati a 6-8 foglioline oblunghe-lanceolate e uninervie; presenza di rami all’inizio dei verticilli; si intravedono pietre siliceo-calcedoniose-magnesitiche. Nella adulta le foglie sono puntate.

NELLA PARTE QUINTA SOFIA  CHIARIRA’ QUESTE OSSERVAZIONI COL PUNTO INTERROGATIVO DEL COORDINATORE SULLE PRESUNTE ASPERULE: si tratta in effetti di due specie diverse!

Oggi 18 ottobre 2014 la presunta Asperula sta invadendo il percorso; si espande l’ Erba Querciola o Camedrio  (Teucrium camedris) all’inizio del cespuglieto sull’argine che fa da confine alla proprietà del P. Sant’Anna pochi metri dopo la bordatura a Pistacaea lentiscus; presso il cartello della Borago, insieme alla Mercurella e alla iniziale rosetta di B. officinalis (?), fotografai (vedere LA PRIMA PARTE di questo articolo) una piantina che ipotizzai essere una Euphorbiacaea (verrà fotografata anche in futuro); bene, questa piantina sta colonizzando il bordo strada a destra, andando verso il P. Sant’Anna. Le Asterae:  Inule, gli Aster squamatum, i Conyza bonaryensis, i Senecio, le Pulycaree, …, stanno maturando pappi e semi là dove erano nate. Il Verbascum tapsus rimane ancora assente. Una successione di rosette di Malva e Verbascum sinuatum accompagna il bordo destro del tratto di  strada (una cinquantina di metri) che dai cipressi davanti a P. Poggio Bartolino scende verso il bivio per il P. Mirto.

Subito prima dell’entrata alla proprietà Sant’Anna, nel campo a destra vicino al bordo strada (inizio sentiero per San Piero) e nata una Composita forse già studiata, la Cotha pictoris (da controllare) in mezzo a pianticelle di  Aster squamatum mature e ombrellifere forse di Carota selvatica (da aggiungere foto).

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La Composita Chota ed i pappi dello Aster (=Symphyotricum) squamatum

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Si vedono anche alcune infiorescenze di Ombrellifera

Una piccola piantina da classificare con piccoli ‘fiorellini’ bianchi (infiorescenze? di Composite? di Crucifere? vedremo ) terminali con rami forse a spirale a foglie strette lanceolate (da approfondire con osservazioni e foto più specifiche), è stata fotografata sul poggetto del Ponso, a tre, quattro metri, nel verso di San Vittore, dal cespuglio di Ballotta nigra; nasce in mezzo a Labiate (Menta, Nepitella…), a rosette a foglie più grandi e spesse leggermente dentate in basso spatolate (da osservare più attentamente), a piantine pentafille a foglie ellittiche leggermente seghettate di dimensioni diverse  (Potentille?) e ad altro.

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Rosette di base (sinistra) a foglie spesse e tomentose sempre più strette verso il picciolo e forse spatolate e avvolgenti

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Erba di campo a sinistra verso l’alto e forse Mercurella

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In alto e alto a sinistra, rosette a foglie spesse sempre più strette verso il picciolo e forse spatolate e avvolgenti

Oggi 19 ottobre ho rivisitato il poggetto il Ponso le rosette a foglie spesse spatolate e leggermente avvolgenti iniziano a fiorire; di certo si tratta di Composita; un fiore addirittura ha semi senza  pappi, dai quali sembra plausibile che il genere sia una Calendula, già fotografata e classificata tempo fa da Cristina.

 

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La piantina  associata alla Calendula, osservando bene  fiorellini e foglie, assomiglia alla Crucifera  già classificata da Cristina Lipidium graminifolium.                              ————————————————

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Calendula attuale sul Ponso

 

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Foglie spatolate ed avvolgenti della Calendula, rametto di Cornus sanguinea e di Lipidium  graminifolium. DI SEGUITO VEDERE GLI SCHEMI NUMERATI SOTTO:

 

1106 Lipidium graminifolium

2007 Cornus sanguinea

GLI SCHEMI 1106 e 2007 sono visibili in E. Thommen  (op.cit.)

Il Cornus sanguinea è fiorito alla curva dell’incrocio fra via dei Filosofi e Sant’Anna.

Per trovare la specie della nostra Calendula bisognerà attendere di fotografarne i semi, come precisato nella PRIMA PARTE. In effetti la classificazione delle specie di questo genere non è facile ed è fondata sulla forma degli acheni riportata appunto nella PRIMA PARTE dell’articolo ripresa da S. Pignatti (op. citata). La foto che segue sono le foto degli acheni della nostra Calendula all’attuale maturazione. Il fatto che ci siano nel capolino acheni di vario tipo farebbe pensare ad una Calendula del gruppo delle C. arvensis, ipotesi avvalorata anche dalla forma delle foglie. Vedremo.

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Attendiamo che la maturazione delle nostre Calendule sia definitiva per poter riprovare. A sinistra un gruppo di semi più esterni a destra un gruppo di più interni. In quelli di sinistra, contando dal basso in senso orario, il 1° ed il 3° sono dello stesso tipo del 5° e 7° rovesciati.

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Foglie e capolino e rametto con semi della Calendula

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I semi interni sono ad anello senza sovrastrutture. Sembrano assenti all’esterno quelli con rostro. Al centro sembrerebbe che i fiori fossero stati sterili. Comunque in questa Composita sono assenti i pappi.

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E’ apparsa una ‘rosetta a foglie larghe’ lucide e glabre sulla faccia superiore anche sull’argine prima del Ponsino. Sono piantine che stanno nascendo ora.

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Oggi 22 -Ottobre 2014 ho rivisitato la Calendula in fiore sul Ponso. I semi sembrano più maturi e quelli spinati appaiono con tendenza a formare un rostro. Questo corroborerebbe l’ipotesi di una Calendula arvensis; anche se le foto non sono così chiare. Aspetteremo ancora qualche giorno.

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Ecco infine un fiore aperto di Calendula ( foto di Sofia):

Sofia_fiore_aperto di Calendula

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Dal P.Ponsino verso il P. Sant’anna, sul lato destro della strada, si notano continue fioriture di Mercurella e dell’Euphorbiacaea da classificare

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Euforbiacea da classificare

FINE NOTE DEL COORDINATORE

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CRISTINA_25_OTTOBRE_15

PRIMO COMMENTO DI CRISTINA MORATTI ALL’ULTIMA PARTE DEL LAVORO FLORISTICO

Ho visto le nuove foto riguardanti la  passeggiata e devo dire che alcune piantine per ora non sono di facile comprensione e individuazione. (Per me)

Concordo con te quando riconosci come “Asperula” le piccole roselline di foglioline verdi.

Sono contenta che tu abbia individuato anche la Calendula, anche se non completamente classificata.

Cornus sanguinea, in seconda fioritura autunnale….e tutte le altre già viste in precedenza.

Riguardo invece all’Euphorbiacea che hai fotografato, non saprei per ora definirne la varietà.

Come pure la rosetta di foglie che tu descrivi come “Primula autunnale”.

“A gatto”, con la sola sensazione del gatto, secondo me non è affatto una Primulacea, ma finché non emette qualche altro particolare, direi che non saprei classificarla. Mi verrebbe in mente forse un’Asteracea, ma molto “a caso”!

Queste benedette  piantine, dopo l’autunno mite che hanno subito, sono come impazzite, fioriscono quando meno te lo aspetti e germogliano tutte fuori tempo, senza rispetto delle stagioni. Questo secondo me le modifica anche un po’ nelle caratteristiche e la loro identificazione diventa più difficoltosa. In una foto mi pare di aver individuato  un rametto di Robbia….ma si vedrà!

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Ripensando a lungo alla piantina con rosetta di foglie rassomiglianti alla primula, 

ho l’impressione che si tratti di un’Asteracea, però non avendo per consulto, l’opera di Sandro Pignatti, dovresti controllare tu, se potesse essere una “Inula bifrons ” (Enula alata). 

Riguardo l’Euphorbiacea forse…Euphorbia minore (=peplis)

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NDC

Sulle  rosette a foglia larga, forse conviene aspettare che crescano per pronunciarci con più cognizione di causa rispetto alla grossolana ipotesi di Primula autunnale. 

Oggi 26 nov. 2016 ho ricontrollato le piantine di Euforbia nel tratto Ponsino-Sant’Anna lungo il fossetto a destra, fotografando piantine in loco e particolari su campioni.

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Uno dei primi ramoscelli lungo il caule

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Piantina senza radici. Si rompe circa a metà il caule centrale, che consideriamo nodo zero,  nodo con tre foglie da dove si staccano tre rami.

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Parte inferiore prima della divisione in tre rami dove si vedono foglioline con peduncolo e simmetriche

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Il nodo considerato zero è dove da un verticillo di  tre foglie partono tre rami; se ne  stacca uno dei tre, quello più grosso (riportato sotto); latte dalla ferita.

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Ad ogni nodo, ogni ramo si divide in due rami all’ascella di due foglie opposte, ognuno dei quali  si divide ancora al nodo successivo in altri due rami più brevi, fino al successivo nodo con le solite due foglioline più piccole, alle cui ascelle si inseriscono due rametti più piccoli e così via fino ai rametti fioriferi. Un processo dicotomico quasi perfetto.Vedremo schemino.

 

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Rametto staccato vicino al fiore.

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Piantina dell’Euforbia intera; si nota, a circa a metà, un nodo a tre foglioline dove avviene la divisione del caule in tre rametti terminali. Lungo i tre rametti ai  nodi le foglioline opposte sono asimmetriche rispetto al nervo centrale e sessili, mentre quelle dei rametti prima del nodo zero sono tendenzialmente simmetriche, sub-ovali e lungamente picciolate, leggermente più piccole delle superiori asimmetriche. Nella piantina sembra che i rametti e foglie prima del nodo zero appassiscano prima degli altri, dando un aspetto a piccolo pino.

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LE FOGLIOLINE DELLA EUFORBIACEA e un rametto prima del nodo zero

SCHEMINO DAL NODO ZERO (da immettere)

schizzo_euforbiacea0001

L’aspetto caratteristico della piantina deriva dalla crescita quasi-dicotomica degli ultimi elementi che si ripete a frattale – sarebbe possibile scrivere un programma (es., in basic), per disegnarla – e dall’appassimento precoce dei rametti sotto il nodo zero.

Il frutto è costituito da tre globuletti (forse corrispondenti a tre semi) saldati distinguibili (dim. max circa 1 mm) con un leggera cresta longitudinale; il seme porta sulla parte sup. una specie di piccola rete a maglie nere 4*4 e l’inf. con due piccoli rettangoli scuri allungati nel senso delle creste. Ad un estremo di questi piccoli globuli si nota un piccolo (0.2-0.3 mm) triangolo a lati concavi, scuro.

Intanto sull’Euphorbia peplus, la prima ipotesi tentativa, S. Pignatti (op.cit.) così si esprime “Fusti robusti serpeggianti sulla sabbia. Foglie grassette e molto asimmetriche”.  P. Zangheri (op. cit.) dal canto suo afferma che i fusti sono carnosi, ingrossati ai nodi  e prostrati. Di contro, per le informazioni ricavate sul campo, sembra che l’Euforbia in studio sia piantina delicata con caule eretto liscio che diminuisce dopo ogni nodo, foglie tenere e sottili anche se talora asimmetriche in alto. Nelle zone di falsificazione ricaviamo informazioni utili per la successiva ipotesi.  Cristina è d’accordo sulla descrizione. Resta ancora da classificare.

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Ho inoltre ricontrollato sul poggetto del Ponso la piantina di Calendula con capolino che porta i semi per seguire la loro maturazione, con le seguenti foto.

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Due semi periferici di Calendula con rostro

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Semi di Calendula e delicata Euforbiacea

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Da notare: 1- semi assenti al centro del talamo per fiori sterili; 2 – nel guscio esterno del capolino, quattro semi esterni ‘globulari’ di cui due mostrano verso l’interno ciascuno un’apertura a ‘fica spalancata’ e verso l’esterno una cresta divisoria sul dorso forse spinosa e altri semi grossi spinosi si alternano ai precedenti di cui uno sulla destra verso l’alto mostra chiaramente un rostro sollevato; 3 – nello strato più interno, una quindicina di semi chiusi ad anello non spinosi con leggere grinze trasversali nodulari. Le foto sono un po’ sbiadite; però, confrontate con  le altre precedenti, sembra che in effetti nel contorno del capolino ci siano almeno altri tre semi con rostri e forse qualche anello non ben chiuso spinato (?): forse la fruttificazione non è ancora completata. Inoltre  ci sembra che i rostrati e gli spinati precedano, alternativamente a ridosso, nella stessa serie, i ‘globolosi’, se ruotiamo in senso antiorario.

 

Cercheremo ora di separare i semi per posizione sul capolino fotografandoli, se possibile, ordinandoli nella posizione originale, a questo secondo stadio di maturazione. Comunque attenderemo la maturazione definitiva per cui lasciamo aperto il problema.

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IL PROBLEMA DELLA SPECIE ED ARGOMENTAZIONE CRITICA

SEGUIRE SUI TESTI DI RIFERIMENTO

I semi non completamente chiusi a cerchio alla periferia del talamo, nel continuare la maturazione, si trasformerebbero in semi con rostro o in  semi  anulari? I cimbiformi, sono i ricurvi, alati, spinosi, senza becco (tipo A di S. Pignatti; vedere Parte Prima) . Quelli del tipo B sono i rostrati, con un rostro o becco, senza ali, spinati nella parte basale e non nel becco. Gli anulari (tipo D), i più interni, sono spesso chiusi ad anello, senza spinule nè becco. I nostri ‘globulari’, così come descritti, sono quelli del tipo C? Dallo schema di Pignatti, non riuscivo a capire bene come erano i nostri globulari! In effetti sembrano arcuati con noduli sul dorso (non spine) e di lato hanno due ali a semiglobo. Pignatti afferma pure che la C. arvensis ha semi del tipo A, tipo B e tipo D e non di tipo C. D’altro canto P. Zangheri (op. cit.) afferma che la C. arvensis <<ha frutti esterni mai alati (?), ma arcuati e aculeati sul dorso>>, come a dire che quelli di tipo A non sarebbero all’esterno (vedere sui testi schemi riportati di seguito n. 4974 e 5434). Sembrerebbe che non tutti gli esterni abbiano il rostro, basterebbe che fossero arcuati e aculeati! Allora i nostri semi globulari esterni sono del tipo C (5433) abbondanti nella C. officinalis (5432), ma non presenti nella arvensis? Sembra di No, perché sono spinati; ovvero di tipo A (arcuati, alati e spinosi). Rimane il fatto che non possono essere all’esterno, cosa che in effetti la foto falsificherebbe! Osservare  anche schema dell’C. arvensis (2808) di E. Thommen (op.cit.), con i tre tipi di semi (globulari in seconda fila).

Calendula: rametto terminale e semi all’attuale maturazione che, se continua, vedremo di capire. Intanto C. arvensis per S. Pignatti ha acheni esterni rostrati, i medi cimbiformi ed i più centrali anulari, come nello schema 2808! E’ il nostro caso?

Vari tipi di acheni da S. Pignatti (op. cit., Edagricole); PARTE PRIMA

Sotto alcuni semi di Calendula

VEDERE ZANGHERI “Flora Italica  II” CEDAM:

5432 -> capolino fruttifero di C. officinalis.

5433 -> Calendula officinalis : frutto esterno; corrisponde al tipo C di Pignatti?

5434 -> Calendula arvensis: frutto esterno

5435 -> Calendula maritima: frutto esterno

Calendula: rametto terminale e semi all’attuale maturazione che, se continua, vedremo di capire. Intanto C. arvensis, per S. Pignatti, ha acheni esterni rostrati D), i medi cimbiformi (A) ed i centrali anulari (B)! E’ il nostro caso?

 

4972 -> Calendula arvensis: capolino in fruttificazione; sei semi arcuati e spinosi esterni di cui 4 con rostro? Quelli senza rostro sono di tipo A?

Se l’argomentazione critica non continua o lasciamo che se la sbrighi il lettore, oppure … aspettiamo la maturazione finale del fiore se la stagione lo permetterà!

Il protocollo sperimentale a questo punto è: “Se il seme globulare è del tipo A (cimbiforme), nel capolino si assestano, alla periferia, i semi del tipo B (rostrato) e quelli del tipo A e più al centro del tipo D (anulare)“. Allora l’ìpotesi ora probabile è: Calendula arvensis? Sì, se si ammette che la presenza alla periferia di semi A e B (come nella foto) sia dovuta a cause contingenti come scarso spazio a disposizione durante la fruttificazione. Fiori corrispondenti ad A e B, pur separati su due file, provocherebbero nel corso della fruttificazione un ammassarsi alla periferia!

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In questo scorcio di novembre le Aster linòsyris stanno costruendo i loro semi piumosi.

E’ stata tagliata l’erba in via dei Filosofi, un bel campione di ‘erbacce’ del nostro percorso, e alla curva con Sant’Anna (scomparso il Cornus sanguinea fiorito sulla curva).

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Oggi 29 novembre 2016 sto cercando una piantina, non molto alta, Composita con capolini a ‘pennellino’ ad infiorescenza rada a corimbo, che mi è sembrato di intravedere fra le erbe rimaste di Via dei Filosofi e, scendendo, subito dopo Sant’Anna a destra nel precedente percorso. Ecco le foto

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Involucro senza stipule a corona

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Piantina da classificare (ipotesi: fam. Composite e gen. Senecio)

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Foglie lisce e spesse, più chiare di sotto,  prese a diverse altezze del caule; più piccole vicino al corimbo. Tendenzialmente spatolate avvolgenti.

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Da confrontare sul testo (Vol.II) le ipotesi con gli schemi d1 E. Zangheri (op.cit.) di specie di Senecio, numerati sotto.

5375 -> Senecio viscosus (cima fiorita e foglie); stipule aperte a stella all’involucro

5376 ->Senecio vulgaris (cima fiorita e foglie); senza stipule all’involucro.

 

403 -> Capolino di Senecio vulgaris 

VEDERE ANCHE GLI SCHEMI NEL TESTO DI THOMMEN EDUARD (op. cit.) di specie rilevanti di Senecio, numerati sotto:

2792 -> Senecio vulgaris

2793 -> Senecio silvaticus

2794-> Senecio viscosus

403 -> Senecio vulgaris capolino

Lo scrivente NDC propone come sua ultima ipotesi corroborata sui dati a disposizione: fam. Compositae, gen. Senecio, specie: S. vulgaris. Cristina Moratti approva.

Si attendono altre discussioni.

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Oggi 1° Dicembre 2016 ho notato due piantine isolate di Verbasco delle falene (Verbascum blattaria); una è sull’argine della proprietà Sant’Anna in basso vicino al fossetto.

Al Ponso le Calendule stanno crescendo e alcune sono fiorite. Anche le rosette di Cerinthe sono in piena crescita. Speriamo che i fiori di Calendula arrivino a fruttificare per il controllo delle ipotesi proposte. Sarebbe interessante anche studiare la loro distribuzione sul capolino, dalla periferia (ligulati)… verso l’interno… al centro (tubulosi).

In via dei Filosofi, scendendo sul lato destro, è fiorito anche un Asterisco.

Sono di nuovo diffuse in Novembre, fin da primavera,  le salvie selvatiche con oscillazioni in frequenza nel tempo e nello spazio, ancora da classificare. Segue foto di una foglia basale di salvia.

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Foglia basale della nostra salvia: foglie basali con picciolo 2-5 cm, lamina ellittica con tre-quattro lobi più o meno profondi; foglie cauline progressivamente sessili; altezza max 50 cm. Verticilli sulla spiga fiorifera  ravvicinati

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S

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FOGLIE DELLE ROSETTE DI BASE della salvia nel percorso al Ponso

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ROSETTA DI BASE CON RESTI DI ASTERISCUS

VEDERE GLI SCHIZZI RIPRESI IN P. Zangheri (op.cit.) numerati sotto:

4281 -> Fiore di Salvia pratensis

4282 -> Foglia di base di S. pratensis

4283 -> Foglia di base di S. pratensis var. ceratophylloides

4284 -> Fiore di Salvia verbenaca

4285 -> Foglia di S. verbenaca

4286 -> Foglia di S. verbenaca subsp clandestina

4287 -> Foglia verbenaca subsp multifida

VEDERE ANCHE SCHIZZO IN  S. Pignatti (op.cit.)

Ipotesi di classificazione (rapporto corolla/calice, forma delle foglie, frequenza verticilli sulla spiga…): fam: Labiata; gen: Salvia; sp: S. verbenaca

Si consiglia per  ulteriore riscontro SCHIZZI di E. THOMMEN (op.cit.):

2257 -> S. pratensis

2258 ->S. verbenaca

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Foglie a cuore strettamente fascianti su rametti laterali

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ANCORA NDC

Cristina Moratti sostiene che le Salvie del nostro percorso possano essere classificate come S. pratensis; io sono invece più colpito dalla forma delle foglie (anche la sottospecie della pratensis sembra avere l’estremità della foglia diversa e più stretta di  quella dei campioni del nostro percorso (vedere schema Zangheri). Si rimette la scelta al lettore. Si allega la foto di una pagina ripresa da un interessante libro, con schizzi originali affiancanti lo scritto sintetico e rilevante, a firma di due ricercatrici dell’Istituto Botanico dell’ Università di Pisa,  A.M. Pagni e G. Corsi, stampato da Arti Grafiche Pacini Mariotti, Pisa.

 verbenaca0001

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Oggi 11 dicembre 2016 ho notato una discreta fioritura di Calendula scendendo  a sinistra vicino agli ultimi cipressi di Poggio Bartolino. Sono della stessa specie tutte le Calendule incontrate nel percorso. Alcune infiorescenze stanno maturando semi. Siamo in attesa per capire meglio. E’ stata distrutta o disvelta la rosetta a foglia larga vicina al guscio di chiocciola e sopra le piccole felci, quella a circa 10 metri, scendendo, prima del viottolo per il podere San Pietro (da qualche giorno non esiste più neppure il cartello in legno con l’indicazione del podere!); le altre sembrano lente a sviluppare; ne sono apparse però altre sull’argine del Ponsino.

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Piccola felce (circa 10 cm) posta sotto rosetta a foglie larghe ora distrutta + chiocciola. La classificazione di questa felcetta con relative argomentazioni si può leggere nella Parte Sesta.

 

Posto con chiocciola sbiadita dove esisteva rosetta a foglie larghe

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Non sono riuscito a ritrovare le due piccole piantine col fiore appena nato di Verbasco delle falene.

 

Oggi 12 dicembre, guardando con più attenzione presso  Pg. Bartolino il prato sotto i cipressi, si nota una esplosione di piantine di Calendule e in rosetta, in fiore e a semi maturi per almeno una decina di metri quadri.

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Il fiore a ligule chiuse indica la vicina maturazione.

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Decine e decine di piantine di Calendula con fiori maturi

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LE CALENDULE C. arvensis

Oggi 13 dicembre 2016 ho notato nell’area delle Calendule, davanti a Poggio Bartolino, sotto i cipressi, una ulteriore estesa di Calendule fiorite e in seme; sembra che la stagione abbia accelerato la ‘seminazione’ (infatti molti capolini stanno perdendo in poco tempo  i semi). La descrizione dei semi e la loro distribuzione sul capolino rimane quella precedente; si mantiene così la nostra scelta della specie come C. arvensis (Cristina è concorde). Stanno diffondendosi per ogni dove, spesso associate ad Aster squamatum e a Conyza bonariensis, rosette con foglie leggermente seghettate_puntate, tendenzialmente lanceolate (max 15 cm) e forse decorrenti_spatolate. Diffuse sull’argine del Ponsino e altrove. Per ogni dove appare vita vegetale spontanea, lì c’è!

 

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Foglie basali di rosetta nuova, lanceolate_puntate, vellutata al tatto, radice a fittone

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Radice a fittone

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Rosetta di base. Si tratta della Composita Crepis?

Rosetta verde tenue di foglioline pelose forse Erigeron bonariensis o sumatrensis (ipotesi di Sofìa). Ma le foglie della bonariensis sono uninervie?

Ecco una rosetta ripresa da un libro  da Sofia di E. sumatrensis, a foglie plurinervie seghettate con punte verso l’alto. come quelle del percorso. Erigeron sumatrensis sembra l’ipotesi più plausibile per ora.

Erigeron_sumatrensis

 

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ALTRA ROSETTA NUOVA di Composita (erba di campo) DA CLASSIFICARE, (presso Poggio Bartolino); forse Tarassaco (?) o una Bunias erutago ? Rosetta appiattita al suolo foglie pennato sette con segmenti tendenzialmente triangolari e rivolti verso il basso, con  parte terminale ovoidale. Ipotesi Sofìa: genere Urospermum, specie U. dalechampii. Abbastanza plausibile, ma vedremo quando e se fiorisce.

sofia_18_12_urospermum0001

5752 -> Urospermum dalechampii

Si allega la foto di una pagina ripresa da un interessante libro, con schizzi originali affiancanti lo scritto sintetico e rilevante, a firma di due ricercatrici dell’Istituto Botanico dell’ Università di Pisa,  A.M. Pagni e G. Corsi, stampato da Arti Grafiche Pacini Mariotti, Pisa, che ringraziamo.

ERBE DI CAMPO0005'

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Oggi 18-12 Sofìa ha fotografato un’Asteracea fiorita, da mangiare:

Sofia_18_12_asteracea_eduleAsteracea edule, foglie di base piuttosto irregolari più o meno lobate

sofia_1812_asteracea_fiore_ligule

Asteracea_ edule con ligule gialle del capolino tendenzialmente rettangolari con all’estremità 4-5 piccoli lobi

sofia_18_12_asteracea_involucro

Asteracea involucro dell’infiorescenza. Ipotesi Sofia: Reichardia picroides

Ci permettiamo ancora di allegare la foto di una pagina ripresa da un interessante libro, con schizzi originali affiancanti lo scritto sintetico e rilevante, a firma di due ricercatrici dell’Istituto Botanico dell’ Università di Pisa,  A.M. Pagni e G. Corsi, stampato da Arti Grafiche Pacini Mariotti, Pisa che ringraziamo.

ERBE DI CAMPO0006'

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sofia_18_12_robinia_frutti

Sofia: Rubia peregrina, Robbia selvatica, frutti.

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Sofia sempre il 18 dicembre sotto Sant’Anna fotografa l’ Anemone hortensis  (si trova poco dopo P. Bartolino, salendo,  a sinistra …

 

Sofia_18_12_anemone

… e <<rigogliose dagli argini e dai fossetti>> le foglie di Arum italicum

Sofia_18_12_arumFotografa poi l’Aster Galatella linòrysis con i capolini ricoperti da pappi, vicino all’indicatore in alluminio:

Sofia_18_12_A. linòrysis_pappi

L’ultima posizione di Sofia sull’Euforbiacea <<delicata ingannevole, per cui sono ritornata sulla prima ipotesi: Euforbia peplus (Euforbia minore). Credo che non sempre abbia doverosamente fusti estremamente arrossati e coriacei, ma nella prima fase dello sviluppo…mettiamoci pure fuori stagione,…si può mostrare anche particolarmente esile come la nostra “ignota”!>> e … diciamo pure eretta! Ma si vedrà.

A fine Dicembre 2016 si ha un’esplosione di vita verde nel percorso comprese le erbe di campo che normalmente si raccolgono in Primavera. Il 28 Dicembre Sofia ha ‘raccontato’ il suo ‘denso’ percorso valorizzato da belle foto.

IL RACCONTO DI SOFIA

“Ho cercato di fare delle foto alle piante che ho potuto osservare in un giretto di qualche ora fa.

Viste diverse varietà di Asteracee in zona S.Anna e lungo tutto il tratto, ma fino a che non emettono un fiore, alcune per me sono di difficile identificazione.

Ti invio a più riprese qualche immagine:

La prima è quella che comunemente viene chiamata “Cicoria selvatica”, Cichorium intybus, (ed è  un ottimo commestibile),……….        

cichorium intybus

…….come la “aspraggine”, Helminthia (=Picris) echioides, nelle tre foto successive, compreso un timido fiore fuori stagione. Anche questa, malgrado la sua rugosità è apprezzata, naturalmente dopo cottura.

Helminthotheca echioides(3)

Helminthotheca echioides (2)

Helminthotheca echioides (1)

Ho osservato questo genere di piante su tutto il percorso. In particolare nella zona di S. Anna.

Si allega la foto di una pagina ripresa da un interessante libro, con schizzi originali affiancanti lo scritto sintetico e rilevante, a firma di due ricercatrici dell’Istituto Botanico dell’ Università di Pisa,  A.M. Pagni e G. Corsi, stampato da Arti Grafiche Pacini Mariotti, Pisa che ringraziamo.

 

ERBE DI CAMPO0002_

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La Plantago lanceolata, è la comune piantaggine, buona da mangiare e rimedio antico del mal di denti.

plantago lanceolata (1)

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Il Sonchus oleraceus è quello che qui a Pomarance e dintorni viene chiamato “mosciolo”, pure questo tra i migliori da mangiare cotti, talvolta crudo quando é tenero.

sonchus oleraceus (1)

sonchus oleraceus (2)

sonchus oleraceus(3)

Due foto un po’ sbiadite di P. Pistoia con Mosciolo (?) ed altre pianticelle erbacee da individuare, scattate sotto S. Anna, il 1° di gennaio, nei dintorni dell’Erba morella.

OLYMPUS DIGITAL CAMERASonchus oleraceus

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Sonchus oleraceus (?) che ‘abbraccia’ una Mercurella

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La Geraniacea da classificare, che comincia ad emettere gruppi di foglioline  si trova proprio sotto l’argine di S.Anna.

Geraniacea

 

Foto di Piero sull’argine del Ponsino, nella zona dei Moscioli in mezzo alla vetriola.

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Cespugli di Pistacea lentisco, mostrano le piccole drupe rosse, nelle immediate vicinanze del “Ponso”. Sul lato sx della discesa. (Quale discesa? siamo su un poggio!).

Sofia precisa: dx e sx  sono rispetto alla linea di percorso nel verso dal Ponsino al Ponso e giù fino al P. Il Mirto.

Pistacea lentiscus

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La Silene latifolia, invece è proprio davanti al Ponso, sempre sul lato sx (?), (in vari esemplari a poca distanza tra loro).

Sofia precisa: dx e sx  sono rispetto alla linea di percorso nel verso dal Ponsino al Ponso e giù fino al P. Il Mirto.

Silene latifolia

Silene latifolia (3)

Silene latifolia(2)

Silene latifolia

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Intermezzo argomentativo di piero pistoia (NDC)

PROBLEMA

  La S. latifolia per Pignatti ha calice subsferico e petali spesso rosei. La S. alba (=Lycnis alba) ha fusto prostrato o ascendente, foglie ellittico-lanceolate, petali candidi con unghia e lembo spatolato e bilobo su metà lunghezza. Calice piriforme; capsula con 10  denti. Faremo la foto della capsula quando possibile

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Sempre il 28 dicembre 2016 di Sofia

Ho fotografato l’Euforbiacea proprio vicino il pelago,…..

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Intermezzo di piero pistoia (NDC)

Invece ho notato un’Euforbiacea,  a circa 30 metri dal pelago, venendo da S. Anna, a sinistra della strada e a circa 20 metri dall’ultimo fabbricato dello stesso podere. E’ la stessa?

La nuova Euforbia(?) di Piero pistoia

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Euforbia (si intravede al centro sinistra e centro destra) con altre pianticelle (Filipendula exapetala, Moscioli, margherite ecc.) da scoprire.

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Euforbia con Bellis perennis?

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A colpo d’occhio: stelo prostrato-eretto singolo che, nel corso dello sviluppo,  termina ad ombrella fino a 5 segmenti con i fiori; foglie oblunghe, non opposte, leggermente dentate alla sommità, si allungano verso il caule e, assottigliandosi a spatola, diventano decorrenti; aumentano in dimensioni e si alternano a spirale destrorsa, mentre le spire tendono ad avvicinarsi, salendo lungo la parte più eretta del caule, aumentando in densità; tendono anche a divenire sempre più tondeggianti (più larghe e più brevi); nella parte prostrata sono più piccole. Radice a fittone. Da osservarne meglio lo sviluppo. Tentativo di ipotesi: una varietà toscana di una Euphorbia nicaeensis? (presente anche sul serpentino).

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Foglie lungo il caule (le più allungate in basso)

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Alcune foto con l’Euforbia si intravedono rosette attaccate al suolo con foglie del tipo:

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Si tratta di Lapsana communis ?

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Sofia continua….

…..mentre ho notato il Ranuncolo (Ranunculus ficaria) solo poco dopo il Ponsino, lato sx della strada, anche se in piccoli esemplari ho avuto modo di notarlo sotto Il Ponso (a dx).
Ranunculus ficaria

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Servizio fotografico completo per l’Erba morella (Solanum nigrum), rinvenuta sotto l’argine pochissimi metri prima del Ponsino. Peccato che con l’avvicinarsi della stagione fredda, non ce la farà sicuramente a maturare i suoi frutti. Ci accontentiamo di vederli ancora verdi, con l’apprezzato ospite sotto le sue foglie.

Solanum nigrum(1)

Solanum nigrum(2)

Solanum nigrum(3)

Solanum nigrum

Ancora una foto dell’Erba morella scattata da Piero Pistoia il 1° gennaio 2016 subito prima del  Ponsino sull’argine a destra venendo da Pomarance, vicino al bordo strada (forse la stessa di Sofia)

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DIARIO DI SOFIA

OGGI 13 Gennaio 2015,

le avverse condizioni del tempo, non invitavano certo nei giorni passati alla ricerca delle nostre piantine.

Oggi, nelle poche ore di sole della giornata ho avuto modo di fare una passeggiata nel solito percorso.

A dir la verità non ho trovato niente di nuovo, o di interessante, ho solo avuto modo di fotografare tre arbusti presenti varie volte sul lato sinistro nella discesa che arriva fino a Poggio Bianco.

L’Alaterno, ignaro che siamo ancora all’inizio di gennaio, prova a mettere i primi boccioli.

ALATERNO

Mentre il Ligustro, insieme alle sue bacche nere, conserva ancora alcune delle sue foglie …..semicaduche

LIGUSTRO

Infine l’Olmo campestre mostra le prime gemme.

Olmo campestre

Nel tratto in discesa, che da Poggio Bianco porta al Mirto, un colorato anticipo di primavera.

ANEMONE stellata

PERVINCA maggiore

Sofia

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La passeggiata di Sofia del 18 gennaio 2016

Ultimamente anche le nostre piantine, sembra che risentano del clima pungente di questi giorni.

Ieri sono andata di nuovo lungo tutto il percorso, ma non ho visto nessuna novità da segnalare.

Ti invio lo stesso una foto della rosetta di foglie del Verbascum sinuatum che ho notato nella discesa poco dopo San Domenico, sul lato dx della strada proseguendo verso il Mirto.

Altra cosa curiosa che non avevo visto altre volte (sempre nella discesa che porta al Mirto) è una Roverella, Quercus pubescens, a suo tempo bersaglio di un fulmine.

Lo so che non fa parte di quella “flora minore” presa in considerazione, ma ho finalmente potuto osservare che effettivamente trattiene le sue foglie ormai secche fino a questo periodo. Ciò la contraddistingue tra le altre specie di Quercia e ne rende più facile l’identificazione.

Quercus pubescens

Verbascum sinuatum

 

Sofia

24 GENNAIO

Durante la passeggiata di oggi ho avuto modo di notare questa piccola piantina fiorita.

Suppongo che si tratti della Veronica persica, specie appartenente al gruppo di Veronica agrestis.

La si può notare lungo tutto l’intero percorso, ma le piante che mostrano una più evidente fioritura,

sono quelle che si trovano nelle zone più soleggiate. In special modo all’inizio della discesa che conduce al

podere Mirto.

I fiori della pianta rimangono chiusi nelle giornate nuvolose o comunque con poca luce.

VERONICA1

 

VERONICA2

VERONICA3

SOFIA

 


NOTE DEL COORDINATORE

OGGI E’ IL 28 GENNAIO 2016 e siamo andati a cercare nel nostro percorso la Veronica fotografata da Sofia (ipotesi proposta V. persica). In effetti l’alto ingrandimento usato è probabile che deformi l’aspetto delle gracili e tenere pianticelle che potrebbero apparire più spesse e ‘grasse’ del reale ed i fiori molto più grandi. Scendendo lungo il tratto di via dei Filosofi, a destra a metà percorso circa, si notano associazioni di piantine simili che fotografiamo. Anche davanti al P. Ponsino sotto l’argine a destra, scendendo, appaiono freschi strati prostrati agganciati a radici filiformi lungo i primi nodi, a caule sottile strisciante anche per circa 40 cm, forse di Veronica. Stesse piantine sono diffuse per un buon tratto a Poggio Bartolino al bivio per il Poder Nuovo, scendendo in coincidenza dell’indicazione per il Mirto per qualche decina di metri sulla sinistra della strada (forse è qui che Sofia ha fatto le sue belle foto ingrandite). In tutti i casi i fiori erano per lo più chiusi per la stagione e il fresco della mattina. E’ da precisare che due sono i cartelli che indicano il podere il Mirto distanti qualche centinaio di metri a partire da Poggio Bartolino. Ci sembra che Le Veroniche siano in espansione, come altre pianticelle come le Euforbie della seconda specie , di cui è stata proposta come prima ipotesi E. nicaeensis (quelle della prima sembrano in difficoltà, la cui ipotesi iniziale era E. peplis). Su  queste due ipotesi, per ora nessuna argomentazione ulteriore.

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QUALI ALTRE PIANTICELLE SI VEDONO NELLA FOTO? Nominarle ed indicarne la posizione

 

 

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Le foglie sono brevemente peduncolate (due hanno perduto il peduncolo); la base della foglia è tendenzialmente concava (incavata in dentro). la lunghezza dei peduncoli diminuisce lungo il caule.

DA CONTINUARE CON L’ARGOMENTAZIONE

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Riguardo alle Euforbie (E. nicaeensis? ) si notano diffuse specialmente  scendendo dal P. Sant’Anna verso il ‘pelago’ di San Vittore, per circa 20-30 metri da ambo i lati della strada e lungo il tratto, salendo oltre Sant’Anna,  sulla sinistra fino alle rosette di Borrago (?).

 

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Controllare la foto precedente con Euforbia e rosette di erbe di campo (forse Composite) da interpretare. Quella appiattita al suolo è della stessa specie  della foto sotto, ripresa a Poggio Bartolino qualche tempo fa (fine dicembre) che Sofia classificò?

Ipotesi Sofìa: genere Urospermum, specie U. dalechampii

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Da notare la scomparsa di un indicatore in alluminio (Borago officinalis) subito dopo il Ponsino scendendo a destra. Era quasi nel fossetto, non poteva dare noia! Ma forse era necessario richiedere un permesso ufficiale per apporlo?

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Ecco le presunte foglie basali di B. officinalis senza il loro cartello indicativo.

Forse la pianta genitrice, in piena estate, col cartello scomparso, è rappresentata nello stesso posto dalla foto successiva:

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OGGI E’ IL 29 GENNAIO 2016 e siamo di nuovo sul percorso. Si scattano foto ad una piantina a caule sottile lungo e gracile incapace di sostenerla, tendenzialmente strisciante, le cui foglie ovali-lanceolate che tendono ad abbracciare il caule, terminano in tre filamenti o cirri ciascuna, in continuità con la nervatura centrale (?), per attaccarsi. Chi sa perché mi fa pensare ad una Papilionacea. Siamo ad una ventina di metri dal secondo cartello per il Mirto, scendendo verso Poggio Bianco. La piantina  sta diffondendosi su ambo i lati .

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Pianticella da classificare

 

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OGGI 30 GENNAIO ancora sul percorso con le seguenti foto sulla presunta Papilionacaea (Fagacaea) che sta espandendosi anche più il alto nella zona delle Pervinche.

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STRANEZZA!

Le  foglie superiori terminano con tre filamenti per sostenersi!

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Il genere potrebbe essere una Vicia (Veccia)?

NESSUNA VICIA NEI TESTI CONTROLLATI SEMBRA ABBIA FOGLIE CHE TERMINANO NEI FILAMENTI DI SOSTEGNO! SOLO I CAULI ALL’ESTREMITA’ PRESENTANO QUESTA CARATTERISTICA (a meno che le foglie superiori non presentino caratteristiche di ramo). DA APPROFONDIRE L’ARGOMENTO….

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Per la prima volta ci sembra di avere incontrato la Capsella bursa-pastoris con frutti a cuore, ma nelle due foto non riusciamo a individuarla. Siamo  in via dei filosofi scendendo circa a metà tratto, sulla destra.

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In alto dalla parte centro-destra sembra di scorgere i frutti a cuore peduncolati della Capsella.

Infine la Calendula continua la sua generosa espansione insieme ad altro. Siamo in un altro periodo di espansione floristica.

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OGGI 31 GENNAIO ancora sul percorso a controllare la Capsella.

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Le foglie basali ovali-lanceolate tendenzialmente spatolate della Capsella irregolarmente partite e più grandi delle superiori, progressivamente più intere e amplessicauli. I fiorellini sono sfuocati.

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Si vedono male i frutti

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Si intravedono i frutti al centro in alto poco a destra

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Ecco la piantina isolata e fotografata: foto foglie, frutti e infiorescenza

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VEDERE NEL TESTO lo Schizzo di C. bursa-pastoris in E. Thommen 0p.cit.

 

e nel testo di S. Pignatti op. cit.

 

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Davanti ad San Domenico sul basso argine del podere si nota un’esplosione di rosette di ‘erbe di campo’. Le foto sono state numerate per la classificazione.

N.1

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N.2

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N.3

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N.4

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N.5

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N.6

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N.7

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N.8

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N.9

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N.10 – Foto precedentemente proposta riportata per confronto (eseguita dopo P. Sant’Anna, lungo il campo con rete di recinzione).

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Sarebbe opportuno fare una visita specifica davanti al P. San Domenico per investigare queste e tante altre ‘erbe di campo’  che si presentano a rosette separate.


NDC

OGGI 4 GENNAIO 2016 individuo alcune Veroniche a corolla aperta (diam. circa 1 cm) con 5 lobi (freq. rara)  in Via dei Filosofi:

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Un lobo è più chiaro e più piccolo, gli altri con tracce centrifughe azzurro-lilacino.

In tutti i casi un lobo sembra più chiaro, inoltre i quattro o cinque lobi hanno forme e superfici diverse

Per una discussione critica sulla Veronica

I fusti sono sdraiato_ascendenti o sdraiato_diffusi?  Sono radicanti e intrecciati fra loro? Le foglie suborbicolari sono più lunghe che larghe o più rotondeggianti? I peduncoli dei fiori sono due volte la lu. della foglia o più lunghi?  Se prevale l’essere il fusto sdraiato, diffuso, con radici ai nodi e intrecciato con altri e la forma della foglia a più lungo peduncolo, è da sostenere come seconda ipotesi da proporre alla critica, Veronica filiformis. La prima ipotesi era V. persica. Mancano i riferimenti alle capsule, visto che non sono ancora mature.

VEDREMO

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Sempre in Via dei Filosofi ho fotografato una piantina erbacea a rosetta di base florida e ‘densa’ a foglie larghe sinuato-crenulate_dentate, con fiorellini fucsia a corolla dialipetala; petali, lu. max circa 7 mm. Tale piantina sta diffondendosi in vari luoghi, es., dopo il Ponsino verso P. Sant’Anna, a destra dove esisteva l’indicazione per la Borago.

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Da classificare: peduncoli fiorali tendenzialmente ad ombrella

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Da classificare: foglia di rosetta di base (lu. 7 cm) con lungo peduncolo peloso che dà un fiore a corolla dialipetala a 5 petali ‘stretti’ color fucsia (dim.7 mm). Da notare il bordo sinuato_ondulato con lobi crenati e in particolare l’ultimo lobo superiore che sovrasta e si sovrappone il/al primo inferiore, scavalcando il peduncolo rimanendo beante in aria.

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OGGI 7 Febbraio 2016 la rosetta di base già fotografata e individuata come una Borago officinalis (?) sulla scarpata del Podere Ponsino, vicino alla strada, sta fiorendo!

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LA REALTA’ DA VICINO E DA LONTANO

Ho raccolto anche una delle piantina più sviluppate di Euforbia del secondo tipo (proposte due ipotesi) per osservarla meglio. Le due velenose euforbie incontrate almeno fin’ora hanno una struttura quasi matematica (trasformabile in formula o in algoritmo informatico), ed è stranamente cosa rara perché l’universo è denso di oggetti come vortici e strutture caotiche e non di cristalli e altri oggetti ordinati, e la matematica e la fisica funzionano in ambiti, nel tempo e nello spazio, estremamente ridotti del Cosmo reale, in particolare nei teatri in cui fu ed attiva l’evoluzione delle specie. Ciò rimanda al pensiero del grande Wolfram, inventore del potente programma Mathematica e sostenitore che l’universo non ‘costruisca’ se stesso tramite le leggi della matematica e della fisica, offrendo in alternativa i suoi algoritmi per costruire la forma degli alberi, delle nuvole, degli esseri viventi, dei monti, i contorni delle coste,… , anche se non ancora per comprendere l’arte s.l. e la poesia o l’evento magico coglibile nello sguardo delle femmine a primavera o nelle corolle spalancate per gli occhi multipli degli insetti. E’ di quest’ultimi ‘oggetti’ che è colmo l’Universo! In alternativa c’è la lobby dei fisici teorici della Meccanica Quantistica Relativistica (MQR), che dopo la scoperta della particella di Higgs (la particella di Dio), che ha permesso di dotare (finalmente) le particelle elementari di massa, hanno sfornato sul mercato una ridda di testi più o meno divulgativi sugli sviluppi di questa ostica e per certi versi ‘magico-misteriosa’ disciplina, avendo come obiettivo ultimo, precisare che cosa sia la ‘Realtà’ del Cosmo. Per i curiosi di questi grandi misteri, poco accessibili ai non eletti, si allega un intermezzo che parla, in una breve sintesi grossolana, della Natura e della Realtà.

Ho raccolto l’Euforbia, dicevo, davanti al 1° cartello per il mirto, a Poggio Bartolino, ed è del 2° tipo (per l’Euforbia già proposte almeno due ipotesi). Cercherò di descriverla come mi riesce.

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INTERMEZZO SULLA REALTA’ DELL’UNIVERSO

Realtà_da_vicino _e _da_ lontano

dott Piero Pistoia docente di Fisica

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OGGI 8 FEBBRAIO 2016 Sofia ha guardato le ultime foto e proposto ‘Teorie Tentative’ (TT) sugli ultimi punti interrogativi; di seguito i suoi commenti:

Per quanto riguarda l’identificazione delle rosette delle Asteracee da te fotografate, finchè non si decidono a emettere qualche fiore, per me è quasi impossibile dire con certezza di che specie si possa trattare. Sicuramente sono tutte commestibili e con probabilità i loro capolini saranno tutti di colore giallo, ma per ora non so nulla di più.

La piccola pianta con fiore color malva, è sicuramente appartenente alle Geraniaceae. Il genere dovrebbe essere un ‘Erodium’. La specie è molto più complicata da individuare, dato che in Italia l’Erodium è presente con una decina, con caratteristiche similari.

Viene comunemente chiamato ‘Becco di gru’ per via della forma del suo frutto, che ricorda un lungo becco.

Visto il tipo di foglie della pianta, da te fotografate e descritte, si potrebbe azzardare ad un ‘Erodium malacoides‘, poiché è anche il più comune in tutta la Penisola.

Però direi che potrebbe essere confuso con il somigliantissimo ‘E. alnifolium‘, presente specialmente in Toscana e poche altre regioni del sud.

La roverella e la rovere, sono difficilissime da identificare, dato che non solo si ibridano facilmente, ma le caratteristiche talvolta diventano solo sfumature. Negli esemplari adulti, che vegetano in ambienti ampi, la rovere si distingue nel portamento, meno nodoso e contorto del tronco e più compatto nella forma della chioma. Un elemento che può aiutare sono sicuramente le foglie. La roverella, nella pagina inferiore è fittamente cotonosa, pubescente, molto, molto più della rovere. Ma l’elemento ‘invernale’ che porta con facilità al loro riconoscimento, è il fatto che la roverella trattiene gran parte delle sue foglie secche sulla pianta, almeno fino a gennaio.

La roverella colpita dal fulmine si trova appena cominciamo a scendere verso il Mirto, sulla ns dx, dopo una trentina di m.

Non sei riuscito ad individuarla, perché la parte sbruciacchiata (sicuramente non di recente) si vede solamente se scendi nel campo sottostante. Ero andata lì per fotografare  una pervinca fiorita e della cicoria che raccolsi per cucinare. E’ facile scendere fino al campo, perché si intravede tra l’erba una specie di stradina.
Ciao per ora e, appena posso farò un giretto come al solito.

Sofia

Ps: sarebbe bello davvero fare in modo di poter indirizzare e interessare i ragazzini, verso il rispetto e la conoscenza delle piante……anche semplicemente un po’ a gatto!

OGGI 20 FEBBRAIO 2016 ho fotografato ancora le Veroniche davanti al prima cartello per il Mirto e, scendendo, a qualche  decina di metri dallo stesso cartello, una piccola rosetta, sulla sinistra, di Verbascum tapsus (per ora unico in tutto il percorso) davanti alla deviazione per il campo sotto strada.

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Verbascum tapsus

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Veroniche: è cresciuta forse una varietà (o nuova specie di Veronica? o una specie diversa?) a  foglie sfumate in lilla-violaceo a caule forse più eretto; i fiori erano chiusi purtroppo. A primo impatto mi sembrava una Salvia, anche se non ho visto le foglie pennato incise sulla rosetta.

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Veroniche con piantine di Euforbia, Pervinca non fiorita e una rosetta di erba di campo

Sofia il giorno 20-2-2016

In realtà la piccola erbacea che definisci una ‘salvia’, è sicuramente una Lamiacea. Per quanto riguarda l’identificazione della specie,

il compito mi sembra più arduo, dato che delle Lamiacee, fanno parte numerose specie e tante piuttosto simili.

….per orientarci, azzardiamo con un Lamium amplexicaule!!!

DA GUARDARE QUESTE ASSOCIAZIONI DI PIANTICELLE FOTOGRAFATE IL 24-2. In particolare pianticelle con foglie tendenzialmente triangolari (crescendo i lati diventano sempre più concavi) puntate seghettate-lobate con venatura centrale biancastra, appartenenti, forse, alle Composite (Sofia esprime dubbi su questa ipotesi di classificazione!). Per ora, lasciamola fiorire.

OGGI PRIMO MARZO sta fiorendo, ho notato in un verticillo alcuni fiori bianchi  a corolla tubolosa lunga circa 2 cm che si restringe verso la base in un piccolo tubo, a sezione costante, lungo un cm, il sopra è espanso e diviso in tre parti una centrale più grande bifida curvata verso l’interno e due laterali a guisa di ali, dall’aspetto di una labiata ma… dovrò controllare meglio.

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Le piantine delle foto sono strettamente associate a Senecio, Veronica, Lunaria, ‘erbe di campo’, Edera ed altro; come si spiegano queste ed altre strette   associazioni fotografate? Hanno un ‘senso’ o sono casuali?

Nel percorso, queste pianticelle si notano alla base del palo che regge la rete all’angolo della proprietà Scarciglia sull’incrocio Via del Poderino-Via Mazzolari.

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Caule cavo con sezione che diminuisce verso l’alto

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Da osservare il calice…

Sofia commenta le fotografie precedenti

Per mille motivi diversi, oltre alle avverse condizioni del tempo, non sono più riuscita ad andare

nel ‘percorso floristico’.

Via via però cerco di controllare ugualmente le piantine che inserisci nel blog.

Riguardo l’ultima piantina da te fotografata, direi con sicurezza che si tratta di una “Lamiacea”. Non so perché via via, venga modificato il nome della famiglia di appartenenza.

Personalmente, trovavo comodo e…simpatico quando venivano ancora chiamate “Labiate”. Osservando il tipo di fiore mi sembrava più naturale identificarlo con la forma delle labbra semiaperte.

Forse il significato di “Lamium” porta alla stessa identificazione, se si pensa che possa alludere alla figura di una ‘gola’ rassomigliante alla corolla del fiore.

Etimologia spicciola a parte, con buona probabilità, potrebbe trattarsi di un ‘Lamium  bifidum‘. Nella foto non si vede molto bene se il lobo superiore sia suddiviso in due. Il fiore dovrebbe anche presentare delle leggere striature vinate. Riguardo alle foglie, sembrano proprio corrispondere alla suddetta specie.

Comunemente si chiama anche ‘falsa ortica’.

Sofia

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Le rosette fotografate i primi di ottobre 2015 (prima ipotesi una Primulacea; seconda ipotesi una Composita) non sono mai fiorite e ad un controllo ora sulla forma delle foglie a superficie ruvida venata  a piccoli lobi squadrati rialzati, farebbe pensare trattarsi invece di una Borraginacea della specie B. officinalis!

 

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POMARANCE: UNA BREVE PASSEGGIATA ‘FLORISTICA’ (flora povera) A SCANSIONE MENSILE ALLA PERIFERIA DEL PAESE, PARTE PRIMA a cura di Angelo Bianchi, Cristina Moratti, dott. Piero Pistoia

Questo progetto è piaciuto al blog Agenda19892010 come comunicato il 2-6-2015 da WordPress all’Amministratore con una e-mail.  E’ piaciuto anche al blog Briciolanellatte come comunicato il 9-6-2015 da WordPress all’Amministratore con una mail.

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PREMESSA

ATTENZIONE: QUALORA, IN QUESTO ARTICOLO PUBBLICATO SU INTERNET, ALCUNE FOTO (non sappiamo il perché!) NON APPAIANO, LASCIANDO SPAZI BIANCHI, O APPAIONO, MA A BASSA RISOLUZIONE, BASTA CLICCARE SU ESSI PER FAR APPARIRE LE FOTO INGRANDITE E CHIARE! PER TORNARE INDIETRO ANNULLARE IL CARICAMENTO DELLA FOTO.

N.B. – SE NON PRECISATO ALTRIMENTI, TUTTE LE FOTO, PROGETTI, SCRITTI, ARGOMENTAZIONI E COMMENTI SONO DEL COORDINATORE PIERO PISTOIA

CURRICULUM DI PIERO PISTOIA:

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CHI E’ L’AUTORE (traccia): Curriculum di Piero Pistoia

Piero Pistoia, diplomato negli anni ’50 presso il Liceo Classico Galileo Galilei di Pisa, è dottore in Scienze Geologiche con  110/110 e lode, discutendo una tesi di geofisica e, da borsista, ha lavorato e pubblicato presso l’Istituto di Geologia Nucleare di Pisa, misurando le età degli “strani” graniti associati alle ofioliti (1) e studiando i serbatoi di gas e vapori della zona di Larderello. Successivamente ha scritto una cinquantina di articoli pubblicati a stampa, a taglio didattico-epistemologico, di cui circa la metà retribuiti secondo legge,  dagli editori Loescher, Torino, (rivista “La Ricerca”), La Scuola di Brescia (“Didattica delle Scienze”), a controllo accademico ed altri, affrontando svariati problemi su temi scientifici: dall’astrofisica all’informatica, dall’antropologia culturale all’evoluzione dell’uomo, dalla fisica alla matematica applicata e alla statistica con il supporto di migliaia di linee di svariati programmi in linguaggi come Mathematica di Wolfram, R, SPSS, dalla geologia applicata al Neoautoctono toscano, dall’origine dell’Appennino alla storia delle ofioliti, alle mineralizzazioni delle antiche cave in Val di Cecina (in particolare su calcedonio, opale e magnesite) ecc..  En passant, ha scritto qualcosa anche sul rapporto Scienza e Poesia, sul perché la Poesia ‘vera’ ha vita infinita (per mere ragioni logiche o perché coglie l’archetipo evolutivo profondo dell’umanità?); ha scritto alcuni commenti a poesie riprese da antologie scolastiche e,  infine decine di ‘tentativi’ poetici senza pretese. Molti di tali lavori sono stati riportati su questo blog. (2)

NOTE

(1) L’età dei graniti delle Argille Scagliose, associati alle ofioliti, al tempo alla base della falda in movimento, corroborò sia l’ipotesi che esse fossero ‘strappate’ dal basamento ercinico durante i complessi  eventi che costruirono la catena appenninica, sia, indirettamente, rafforzò la teoria a falde si ricoprimento nell’orogenesi appenninica. Fu escluso così che il granito associato alle ofioliti derivasse, almeno non in tutti i casi, da una cristallizzazione frazionata (serie di Bowen) da un magma basico od ultrabasico.

(2) Piero Pistoia ha superato concorsi abilitativi nazionali, al tempo fortemente selettivi (cioè non frequentò mai i famigerati Corsi Abilitanti, fortemente voluti dai sindacati dei docenti!), per l’insegnamento, in particolare, nella Scuola Superiore per le seguenti discipline: Scienze Naturali, Chimica, Geografia, Merceologia, Agraria, FISICA e MATEMATICA. Le due ultime materie sono maiuscole per indicare che Piero Pistoia in esse, in tempi diversi, fu nominato in ruolo, scegliendo poi la FISICA, che insegnò praticamente per tutta la sua vita operativa.

Pochi anni prima che l’ITIS di Pomarance fosse aggregato al Commerciale di Volterra, il dott. prof. Piero Pistoia fu nominato Preside Incaricato dal Provveditorato agli studi di Pisa, ottenendo il massimo dei voti sulla attività svolta.

Così la parte scritta di questo Post, nel bene e nel male, è a cura di Piero Pistoia che auspica critiche, suggerimenti, correzioni, integrazioni.

NEL MALE CI SI CORREGGE! SE E DOVE SI CORREGGE, SPECIALMENTE LI’, SI IMPARA!

COL TEMPO FORSE FAREMO DEGLI INDICI E DEI RIMANDI INIZIALI PER MUOVERCI NON IN MANIERA SERIALE ALL’INTERNO DEL POST

Procederemo al solito discutendo e argomentando non tanto per ‘comunicare’ quanto per ‘costruire’ insieme questo tipo di conoscenza come suggerisce Foerster. L’obbiettivo è esclusivamente didattico-culturale, per cui questo materiale può essere utilizzato da tutti gratuitamente nel modo che scegliamo (eccetto i disegnetti  schematici trasferiti dai testi di riferimento); in particolare, auspichiamo venga scoperto e utilizzato in qualche modo dalla Scuola.  

I TRE CURATORI ‘COSTRUISCONO’ IN TEMPO REALE PER  CUI NON GARANTISCONO CHE I CONCETTI, SEMPRE IN VIA DI APPROFONDIMENTO E MODIFICA, POSSANO ESSERE DEFINITIVI E CORRETTI

I TESTI QUALIFICATI DI RIFERIMENTO PER QUESTO LAVORO SONO PRINCIPALMENTE I SEGUENTI (consigliamo i lettori di  procurarseli per i riferimenti, l’approfondimento di questo post e la qualificazione delle biblioteche personali!) :

EUGENIO BARONI “GUIDA BOTANICA D’ITALIA” Ed. CAPPELLI

PIETRO ZANGHERI “FLORA ITALICA Vol. I-II-III” Ed. CEDAM        

SANDRO PIGNATTI “FLORA D’ITALIA Vol. I-II-III” Ed. EDAGRICOLE

EDUARD THOMMEN “ATLAS DE POCHE DE LA FLORE SUISSE” EDITIONS BIRKHAUSER BALE.

Si allegano anche foto di qualche pagina ripresa da un interessante libro, con schizzi originali affiancanti lo scritto sintetico e rilevante, a firma di due ricercatrici dell’Istituto Botanico dell’ Università di Pisa,  A.M. Pagni e G. Corsi, stampato da Arti Grafiche Pacini Mariotti, Pisa che ringraziamo.

VENGONO ANCHE CONSULTATE DUE GROSSE ENCICLOPEDIE SUL REGNO VEGETALE, L’UNA EDITA DA VALLARDI E L’ALTRA DA RIZZOLI; E SVARIATI ALTRI TESTI SECONDARI DI DIVERSE CASE EDITRICI CHE NOMINEREMO QUANDO NECESSARIO.

A questi testi si farà continuamente riferimento esplicito e si spera che Autori ed Editori permetteranno di trasferire qualche disegno schematico di chiarimento dai loro testi a questo post, il cui unico obiettivo è e rimarrà solo quello di ‘costruire’ e comunicare didatticamente cultura, per quanto ci riesce, sempre del tutto gratis. Questo blog non ha alcun fine di lucro ed è auto-finanziato. Comunque siamo disponibili nell’immediato a qualsiasi intervento su questo post su avvertimento (al limite, se necessario, anche a sopprimerlo!)

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UNA DEDICA NECESSARIA (NDC: Piero Pistoia)

La mia idea di scegliere un percorso botanico accessibile alle Scuole fu discussa in una serie di incontri  sul rapporto Scuola/Natura con un genuino naturalista empatico e poeta locale, il maestro Giuseppe Zanella, che dedicò tutta la vita a studiare i comportamenti di animali e vegetali con grande intuito, sensibilità e rispetto per la Natura e l’Universo. Fece numerose pubblicazioni per importanti case editrici e articoli per note enciclopedie. Stavamo per iniziare in concreto il lavoro, quando sfortunatamente si ammalò irreversibilmente. Di questo personaggio, secondo me, di rilevante spessore, mi rimane un grande e affettuoso ricordo di amicizia e di stima e mi sento di dedicare questo nostro lavoro floristico alla Sua memoria.

Dott. PIERO PISTOIA, coordinatore.

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POST SPERIMENTALE IN VIA DI COSTRUZIONE – Intanto  iniziamo con un primo tentativo di percorso. Sul percorso mensilmente si osserveranno, si fotograferanno e descriveranno per la classificazione le nuove piantine ‘che vediamo’ e ad ‘ogni giro’ cercheremo anche di descrivere alcune di ‘quelle di base’. Possibilmente su ogni piantina verrà attivata una discussione anche tornando indietro. Chiaramente il ciclo mensile copre 12 mesi, ma… ogni anno si rinnova, per cui questo post rimarrà aperto all’infinito, naturalmente finché  gli autori non si stancheranno!

LA CARTINA DEL PERCORSO

fiori0001fiori0002Il podere da cui inizia (o finisce) la vicinale Sant’Anna (nel senso che è riportata l’indicazione ufficiale) si chiama P. Poggio Bartolino, subito prima della deviazione Podernuovo-Poggio Bianco.

Un’erbaccia spontanea abbondante in settembre-ottobre 2015 è stata oggetto di discussione sulla sua classificazione: Erigeron bonariensis o Conyza bonariensis (=Erigeron linifolium)? Per anticipare o rivedere le argomentazioni del coordinatore P. Pistoia, cliccare sulla parola ‘calda’ di seguito (in effetti sembra che Erigeron bonariensis non appaia nei testi consultati).

ERIGERON o CONYZA?
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ALTHEA cannabina

Per vedere altri schemi per la sua classificazione, controllare il anche link ‘Althea cannabina’ nella PARTE QUARTA, per un confronto con Malva alcea.

ALCUNE FOTO IN ANTEPRIMA

   (Le foto di Cristina Moratti sono riportate anche sul blog “La carrozza del Gambini”)

 Quattro Foto di due piantine (Orchidea apifera, Erba vajola) del percorso sperimentale eseguite da Cristina Moratti

ophrys apifera (1)

ophrys apifera (2)Ophrys apifera (fioritura maggio)

 Cristina ha fotografato l’orchidea vicino al P. San Domenico


erba-vajola-1

erba-vajola-2

La Borraginacea Cerinthe maior, è stata classificata da Angelo Bianchi, Erborista. Si notano sulle foglie tracce di strutture ghiandolari.

La Cerinthe si poteva vedere, poco tempo fa, nel tratto, a sinistra del percorso,  in cui la strada vicinale di Sant’Anna, dopo breve salita oltre il P. Il Ponso, piega scendendo verso Poggio Bartolino; sarebbe stata presente dalla primavera all’autunno, come accadde lo scorso anno.

Cerinthe major L. Boraginaceae - Erba vaiola - (ok)

In effetti a fine Maggio 2015 la stazione a Cerinthe è stata soppressa; era nata sul percorso del trattore. La rivedremo il prossimo anno? O forse prima?

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LA ROSASEA FILIPENDULA (SPIRAEA) exapetala

Due Foto di una piantina (Filipendula) del percorso sperimentale, di Cristina Moratti e Piero Pistoia rispettivamente

filipendula spirea

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Si tratta della  Rosacea Filipendula (Spiraea) exapetala, classificata da Piero Pistoia; la piantina era diffusa praticamente lungo tutto il percorso, in particolare davanti a Poggio Bartolino (prima del taglio dei margini); fioritura nella seconda metà di Maggio; da giugno sembra scomparsa sono rimaste solo le tracce delle foglie basali.

Quella che segue è la foto di Cristina Moratti di una Crucifera (Brassicacaea) del genere Alyssum caratteristica delle ofioliti (A. bertolonii), che fa parte di una interessante stazione floristica fotografata (una ventina di pianticelle che vivono o vivono anche sulle ofioliti) e classificata e commentata dalla stessa Cristina sul blog “La carrozza del Gambini”. Questa pianticella viene riportata in questo percorso sperimentale perché mi sembra che fosse quella che  in autunno del 2014 stranamente faceva, se ben mi ricordo, bella vista sul lato destro della strada Sant’Anna una decina di metri prima che deviasse scendendo verso Poggio Bartolino ed alcune anche davanti allo stesso podere Sant’Anna. L’ipotesi, se fosse stato un Alisso, fu che qualche cercatore di funghi del posto calpestando gli ofioliti (leggere su questo blog il post a più voci sulla ‘strana storia’ di queste rocce) della macchia di Monterufoli abbia riportato semi su questa bancata argillosa a ciottoli silicei del Neoautoctono (se vuoi approfondire cerca ‘Neoutoctono’ su questo blog)! Attualmente nel percorso non ho notato pianticelle simili a quella che nel ricordo mi sembrava un Alyssum; vedremo in autunno se ricrescerà, in modo da poter controllare! Sarebbe interessante comunque che Cristina, agganciando una mappa topografica, da fornire nel suo blog, ad una strada percorribile con la macchina,  descrivesse il posto di questa stazione con una tolleranza di qualche metro, in maniera che possa essere resa visitabile ad hoc. Per es., una scolaresca nelle ore di lezione della mattinata potrebbe, come obbiettivo didattico specifico, visitarla in qualche ora e tornare a lezione.

DIGRESSIONE PER ASSIMILARE LE IDEE E CORREGGERE QUELLE CHE CREANO FAILLANCE

Digressione sulle piante delle ofioliti e in particolare sull’Alissum. La proposta sarebbe di costruire un articolo scritto in Word o con Open Office dal titolo per es. “Osservazione, descrizione e classificazione delle piantine endemiche delle Ofioliti”. Dopo il titolo si potrebbe inserire dal menù del word processor scelto una o più foto di insieme. …..Successivamente si inserisce nel testo, per es., la foto dell’Alissum, e si scrivono nel testo sotto quali sono le caratteristiche importanti per la classificazione inserendo ogni volta le loro foto (forma delle foglie, distribuzione sul caule, foto del fiore singolo ecc.) e questo in successione per ogni piantina. E’ un lavoro lungo da fare a ‘pezzi’ aggiornando con calma!

Alyssum bertolonii

 PREMESSA a cura del dott. Piero Pistoia

L’idea è di scegliere un percorso di circa un’ora andata e ritorno (consistente con l’utilizzo anche da parte delle scolaresche) che “apra” alla campagna, meglio se già utilizzato dai cittadini per passeggiate, footing, ecc..  Immaginiamo di dividerlo  in tratti con riferimenti topologici riconoscibili e che abbiano significato per le pianticelle della flora spontanea che qui vivono (almeno finchè il Comune non deciderà di tagliare l’erba ai margini della strada). L’idea si basa anche sull’ipotesi che le piantine, anche se tagliate, abbiano una probabilità superiore a quella fornita dal caso di ricrescere circa nella stessa zona. Come primo tentativo, abbiamo scelto una successione di tratti che  partendo dall’inizio di via Mazzolari, zona verde davanti alla proprietà Scarciglia (stazione floristica a Salvia sclarea ed altro; si vedano, per es. al recinto, i cartelli alle varie piante della macchia mediterranea), attraverso via del Poderino, scende a via dei Filosofi e, verso sud-est, incrocia la strada chiusa che porta a sud verso il Podere Sant’Anna, il P. San Vittore e il P. Il Ponso e, oltre il poggetto, scende verso sud-est fino a Poggio Bartolino dove ha termine la vicinale  Sant’Anna e poi ancora verso sud nella strada sterrata che porta al bivio per il Podere Il Mirto e a Poggio Bianco (vedere la carta topografica riportata di questi posti).

Durante la costruzione, introdurremo, quando si rendono disponibili, le foto delle diverse pianticelle mese per mese da riordinare di volta in volta, attribuendole ai diversi tratti di strada.

Le seguenti due sezioni della carta topografica del paese di Pomarance (scala originale 1=5000) che contengono il percorso descritto evidenziato in giallo, sono state  integrate con i nomi dei tratti di strada, che compongono il percorso stesso ed altro (individuazione scuole, edifici rilevanti, riferimenti alla posizione floristica ecc.). Per la carta topografica e per la gentilezza e disponibilità dimostrate dobbiamo ringraziare il tecnico dell’Ufficio del Comune, la geometra Signora Cabiria Pineschi Gazzarri. Da notare come la carta non sia aggiornata; è poco evidenziato, per es., scendendo per la vicinale Sant’Anna, a circa un centinaio di metri dall’incrocio con Via dei Filosofi, sulla destra lo stradello per il P. San Pietro (da aggiungere).

LA CARTINA DEL PERCORSO

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Il podere da cui inizia la vicinale Sant’Anna (nel senso che è riportata l’indicazione ufficiale) si chiama P. Poggio Bartolino, subito prima della deviazione Podernuovo-Poggio Bianco.

Le foto immesse non sono ottimali, ma non sono definitive; ne cercheremo di migliori.

DIARIO FLORISTICO DA AGGIORNARE NEL CORSO DEL MESE DI MAGGIO 2015

DIARIO FLORISTICO AGGIORNATO GIORNO PER GIORNO NEL CORSO DEL MESE DI GIUGNO 2015

ALLA FOTO DI UN ELEMENTO EMBLEMATICO DI OGNI SPECIE (O GENERE) VERRA’ AGGIUNTA UNA BREVE SCHEDA TRASFERIBILE,  UTILE PER LA SUA IDENTIFICAZIONE

TUTTE LE FOTO, CHE NON RIPORTANO IL NOME  DI UN AUTORE, SONO STATE SCATTATE DA PIERO PISTOIA

– rara la salvia selvatica

– A partire da giugno della Filipendula rimangono praticamente solo le foglie

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La Filipendula a giugno

LA GENTIANACAEA CHLORA perfoliata

– Primi di giugno fioritura della Chlora perfoliata oltre il cartello per podere Il Mirto, scendendo verso Poggio Bianco a metà del tratto; da fare foto. Sull’argine destro, a scendere, dinanzi al P. Sant’Anna.

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Chlora con foglie di Filipendula

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La Gentianacaea Chlora perfoliata

Non individuata ancora la Gentianacea Erytraea centaurium, vista in estate un anno fa.

L’HIPERICUM perforatum

– si mantiene fiorito ancora Hipericum perforatum

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Hypericum perforatum

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IL PROBLEMA DELLA SCROPHULARIACAEA VERBASCUM blattaria

– fiorito da poco un verbasco (?), unico stelo glabro con foglie a triangolo isoscele a lati leggermente curvi e seghettati (?); più grandi ed ovali-ellittiche debolmente picciolate (non inserite direttamente sul ramo, ma tramite un corto peduncolo) quelle basali, sempre più piccole e sessili (inserite direttamente sul ramo) quelle superiori (foglie cauline) tendenti ad abbracciare  il caule con la parte inferiore; Verbascum blattaria? Il famoso Verbasco delle falene? Fare foto e classificare; questi individui sono visibili nel tratto verso Poggio Bianco dopo il cartello per il P. Mirto, a sinistra prima dello  stradello che scende a destra  nel campo. Sembra esista un solo esemplare, la settimana scorsa (10-6), in questo tratto, ne vidi 4 o 5. Oggi 18 giugno, questo esemplare è stato tagliato, mentre è visibile un’altra piantina col fiore  qualche metro sotto il tasso barbasso (vedere sotto) scendendo, a sinistra, sulla stessa sterrata (vedere foto).  Sembra siano appena nati altri esemplari in questi giorni in cima al poggetto sopra il P. Il Ponso, sulla sinistra salendo. Oggi (18) uno di essi ha messo il fiore.

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OLYMPUS DIGITAL CAMERASi notano in basso foglioline pentafille forse di Potentilla

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Sulla deviazione per il P.Mirto: Verbascum blattaria? vicino una Verbena non ancora in fiore

La foto che segue riporta un individuo di V. blattaria (?) del poggetto; si notano alcuni esemplari di Papaver rheas

La foto che segue è stata scattata l’anno scorso sullo stesso percorso e circa lo stesso periodo; assomiglia alla precedente?

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Verbascum blattaria (?) dell’anno scorso

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Verbasco (?) del 18-giugno dopo il tasso barbasso; ancora visibile l’Iperico perforatum

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Alcuni aspetti della pianticella Verbascum blattaria

Uno sguardo al futuro…….

Abbiamo fotografato, dopo anni (2 giugno 2019) ancora piantine di Verbascum blattaria nel nostro percorso, scendendo, davanti alla proprietà Sant’Anna….

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LA SCROPHULARIACAEA VERBASCUM thapsus

Di seguito in vegetazione un ‘individuo’ di Verbascum thapsus (con cartello in perallum) appare sempre sulla deviazione per Poggio Bianco a sinistra scendendo, a metà tratto.

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Verbascum tapsus scendendo nella sterrata qualche metro dopo l’entrata nel campo sul poggio a sinistra.

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Si nota la Chlora in fondo a destra della foto vicino ad un iperico; guardando lungo la strada si intravedono appena la cima e le foglie inferiori del tasso barbasso (ingrandire) e il ‘passello’ che devia sopra poggio.

Un altro esemplare fu presente per un paio d’anni passati sull’argine destro scendendo lungo la strada Sant’Anna, qualche decina di metri dopo la recinzione dell’uliveta sulla sinistra e qualche decina di metri prima del bivio per il P. Ponsino.

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SU E GIU’ NEL TEMPO: uno sguardo nel futuro…

SI AGGIUNGONO FOTO  DEL BARBASSO APPARSO DUE O TRE ANNI DOPO LA SUA TOTALE SCOMPARSA DALLA PASSEGGIATA (avvenuta circa nel 2017), PRATICAMENTE NELLO STESSO POSTO, scattate da Piero Pistoia.

SIAMO AL 3 FEBBRAIO 2019 e abbiamo scattato la seguente foto, scendendo verso il Ponsino a destra a metà argine:

CHI SA SE A PRIMAVERA-ESTATE DEL 2019 lo vedremo fiorito!

RIPORTIAMO ALTRE FOTO DI V. thapsus scattate intorno al 20 Aprile 2019 a seguire, scendendo verso il Ponsino sempre a destra sull’argine.

LE DUE SUCCESSIVE FOTO SONO STATE SCATTATE IL 13-05-2019 sullo stessa stessa pianta

La stessa pianta il 20 maggio 2019

Il 20-Giugno-2019, un mese dopo, il tasso precedente è ormai fiorito ed ha raggiunto almeno due metri di altezza come dalla foto successiva:

Mentre, tornati qualche giorno dopo il 20 maggio 2019, poco oltre il bivio per Il Ponsino sempre sulla sinistra della strada scendendo, l’erba qui è stata tagliata…. e la piantina che segue nata al bordo della strada è stata soppressa.

Vicino alla precedente rimangono, sotto strada, altre tre piantine che in estate speriamo di vederle invece fiorite, ma, prevedo, sarà improbabile; vedremo….

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Oggi, 24, giugno, 2019, subito dopo il Solstizio estivo, ho fotografato di nuovo le piantine del thapsus, davanti al P. Ponsino, sotto strada, due lontane si intravedono presso la quercia:

Le stesse due piantine che si intravedono vicine alla quercia precedenti, sono individuate nella foto scattata da Pier Francesco Bianchi il 27-06-2019

Seguono le foto che ho scattato sull’argine destro scendendo subito prima del Ponsino il 24- giugno-2019:

Nella precedente si intravede a destra il podere e lontano l’ingresso al podere.

Seguono ancora foto di Pier Francesco Bianchi del thapsus sull’argine e foto scattata dall’ingresso al podere, verso l’argine.

Si intravede il thapsus lontano sull’argine, e la casa e l’ingresso subito a sinistra.

Ancora una memoria dal futuro: siamo a giugno 2019

Chi volesse leggere questa breve memoria in pdf, cliccare sotto:

VERBASCUM thapsus,INTERVENTI MINIMALI E PROBLEMI PLANETARI – breve memoria

Altrimenti continuare a leggere:

VERBASCUM thapsus e la BIODIVERSITA’: breve memoria

PROPONGO UN PROCESSO MINIMALE PER LO PIU’ CULTURALE  PER ARGINARE LA SCOMPARSA DI SPECIE SULLA SUPERFICIE DELLA TERRA

Intervento a mosaico in ogni zona, che favorirebbe anche la consapevolezza culturale del problema della estinzione delle specie e  della Biodiversità (l’ONU attualmente ha valutato che otto milioni di specie sono a rischio)

Noi abbiamo seguito per più di due anni un percorso floristico in una zona più periferica del paese (lungo la vicinale Sant’Anna di Pomarance), scansionando i suoi margini mensilmente. I processi ed i risultati di questo ‘diario’ sono riportati in sette posts nel Blog ‘ilsillabario2013’.

Due o tre anni fa apparve una piantina, unica in tutto il percorso, di Verbascum thapsus, a cui avevano tagliato l’alto butto fiorifero (si trovava sull’argine destro, scendendo lungo la vicinale Sant’Anna, vicino al viottolo del Podere ‘Il Ponsino’). Esistevano, invece, allora come oggi, altre specie del genere Verbascum (il sinuatum, il blattaria…)

Andammo ad avvertire le guardie comunali per salvarla dai periodici tagli dell’erba. Questo intervento permise alla piantina lo sviluppo di due altri butti fioriferi, che raggiunsero la maturazione dei loro semi.

Dopo anni è riapparsa oggi (grosso modo nello stesso posto), una fiorente piantina di thapsus, e, giorni dopo, sono apparse altre piantine nei dintorni.

Siamo allora tornati presso l’ufficio delle guardie comunali ad avvertire della loro presenza. Se l’avvertimento verrà accolto, si moltiplicherà esponenzialmente il numero di piantine di questa specie, insieme alle molteplicità di microrganismi ed organismi al contorno, utili per la reciproca sopravvivenza, in una zona dove il thapsus era completamente assente.

Dal Comune ci hanno informato che ultimamente il responsabile del taglio dell’erba in questa sezione di strada è l’abitante del podere Il Ponsino; interpellato il 25-05-2019, ci ha assicurato che la piantina tabellata verrà risparmiata.

Un piccolissimo gesto moltiplicato all’infinito prima o poi fa la differenza, come insegna  l’analisi matematica (come la raccolta di una bottiglia di plastica abbandonata sul corso di un fiume, in un bosco …, o donare un tozzo di pane e formaggio, di vangelica memoria, ad uno che bussa alla tua porta…, o regalare una scatola di antibiotici ad una madre per il suo piccolo ammalato …, o sforzarsi di non utilizzare oggetti che scaricano in atmosfera concentrati di  elementi che distruggono la protezione del pianeta, ed altri gesti minimali che al limite potrebbero davvero risolvere gli immensi problemi planetari, oltre naturalmente a maturare, in termini educativi, la consapevolezza morale verso i bisogni degli altri umani ed del pianeta).

pieropistoia

Le seguenti foto sono state scattate il primo settembre 2019 da Pier Francesco Bianchi dove si vede la precedenta piantina di V. tapsus  in piena maturazione, in particolare quella grande sull’argine destro scendendo, subito prima dell’accesso al podere Ponsino;  ma anche le altre tre salvate davanti all’accesso stesso e subito dopo sulla sinistra sono maturate.

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Murex

LA COMPOSITA ACHILLEA millefolium

– continua la piena fioritura dell’Achillea millefolium, via del Poderino, davanti al cancello chiuso dello stadio con cartello in perallum (vedere foto) e davanti al P. San Vittore, prima della salita sulla vicinale Sant’Anna verso il Ponso insieme alle piante da giardino; ora ‘domina’ in altezza (vedere foto). Qualche piantina a sinistra sulla salita.

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… ora ‘domina’ in altezza…

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Confronto foglie achillea in alto e filipendula

CONFRONTO DELLE FOGLIE DI ACHILLEA E FILIPENDULA

Dal 20-04-2019, al 25-05, vari anni dopo la fioritura dell’Achillea delle foto precedenti, sono state riprese altre foto ‘in crescita’ nel fossetto davanti allo stesso podere San Vittore:

LA BORRAGINACAEA BORRAGO officinalis

-Sta sparendo la Borrago officinalis (vedere foto); presente da Maggio nel prato subito sotto strada di via del Poderino, ora tagliato e lungo la vicinale Sant’Anna scendendo, a destra lungo l’argine dove esisteva prima il Tasso Barbasso; l’argine è stato da poco ripulito. Appare un residuo (presenza di un indicatore in peralluman) una decina di metri dopo il bivio per il P. Il Ponsino.

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19-06: i resti della B. officinalis

Della Filipendula praticamente è cessata la fioritura e si vedono molte foglie basali e qualche raro fiore (diffusa nel percorso), si notano ceppi di Antemis cotha, la Nigella damascena sta fruttificando (grosse capsule con ancora qualche fiore), ridotte le pervinche (davanti cartello per P. Mirto), la Verbena che appena è iniziata a fiorire (prima settimana),  Ombrellifere, in particolare una specie, appena fiorite (10-6) diffuse nel percorso, in particolare all’inizio strada sterrata davanti al cartello per P. Mirto), e, ancora, Echium vulgare, le Campanule (diffuse), i finocchi selvatici (diffusi), i cardi (in particolare il Cardo dei lanaioli, Dipsacus fullonum, lungo la strada sterrata), la Cichoria entibo (diffusa velocemente), le Malve (diffuse), Composite che iniziano con un unico stelo breve rigido con grosso capolino e foglie lanceolate spesse e un po’ pelose e seghettate stanno crescendo (da classificare: vedere la classificazione  di C. Moratti nel mese di settembre), le Potentille gialle (in cima al poggetto), le Plantago con le specie maior e minor (diffuse), l’infestante Inula viscosa, l’Artemisia con le specie absinthium officinalis. Il giorno 18-6 davanti al P. Sant’Anna lungo la vicinale a ridosso dell’argine si notano varie e fresche piantine anche fiorite della labiata Camedrio (Teucrium camedris), la scarpata non è stata ancora tagliata, lo sarà fra breve! Il 19-6, lungo il tratto Via dei Filosofi, inizia la crescita di un  terzo Verbasco, con rosetta a foglie larghe e pelose che tendono ad ondulare al bordo (vedere dopo la classificazione). DA CONTINUARE.

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Resti della Filipendula

LA COMPOSITA ANTEMIS chota

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…si notano ceppi di Antemis chota (o chota pictoris?)

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Antemis cotha

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…, la Nigella damascena sta fruttificando…(foto da rifare)

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Fiore di Nigella damascena con fiori della Potentilla gialla (in uno dei quali si notano anche i sepali del calice)

IL PROBLEMA DELL’OMBRELLIFERA DI LUGLIO

…Ombrellifere (Umbelliferae, o Apiaceae) da poco fiorite…

Fusti eretti con steli non cavi (da controllare meglio), striati longitudinamente, leggermente spinati al tatto, sezione forse pentagonale (o triangolare?), 5 pedicelli fioriferi esterni più lunghi e 4 interni più brevi, forse uguali a due a due. Pianta ramificata di aspetto ‘delicato’ ed aperto. L’infiorescenza è composta da ombrelle di 9 peduncoli e da brevi ombrellette di una decina di fiori bianchi con alcuni piccoli petali (da precisarne numero e forma). La forma delle foglie è desumible dalle foto riportate. Per i frutti aspetteremo la maturazione. Oggi ( 18-6) sono maturati alcuni frutti, una decina o meno per ognuno dei peduncoli.

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L’OMBRELLIFERA TORILIS arvensis

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Da classificare! Piero Pistoia ipotizza che l’Ombrellifera del genere Tòrilis sembrerebbe  probabile rispetto alle griglie disponibili: foglie pennato_divise; ombrelle convesse senza involucro a 4-12 raggi con peduncoli oltre 5 mm; fiori terminali a fusti e rami; frutta (acheni) ad aculei uncinati diffusi sui due semifrutti; forse la specie è Tòrilis arvensis.

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Cinque peduncoli fioriferi dell’ombrella esterni più lunghi e quattro interni più brevi, forma di una foglia intermedia.

     

Torilis arvensis

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Semi di T. arvensis (?)

LA VERBENA officinalis

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La foto che precede è  una Verbena prima di fiorire (prima settimana)

La foto che segue è …..la Verbena che appena inizia a fiorire…(si intravedono Cardi)

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Potentilla gialla (Potentilla reptans) con 5 petali e 10 sepali, dei quali 5 appaiono da sopra del fiore

LA POTENTILLA gialla

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Potentilla: Foto da rifare

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Fiore di N. damascena con fiori di Potentilla

L’ARTEMISIA absinthium

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IL PROBLEMA DELLA COMPOSITA D’AGOSTO DA CLASSIFICARE

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…Composite che iniziano con un unico stelo breve rigido con grosso capolino e foglie lanceolate spesse e un po’ pelose e seghettate….

….e, ancora, la Borraginacaea Echium vulgare (erba viperina)…

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Non abbiamo incontrato ancora la Borraginacaea Anchusa

Seguono le foto del Cardo dei lanaioli (Dipsacus fullonum)

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Piantina del cardo

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Cardo dei Lanaioli?

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Frutti del cardo oggi 18-6

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Le grandi foglie opposte, che si saldano alla base, formano una coppa che raccoglie una piccola riserva di acqua piovano o di rugiada condensata

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Dipsacus fullonum

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Scabiosa, Knautia arvensis: foglia basale e superiore; foto della pianta da rifare

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Knautia arrvensis

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Cicoria: diffusa nel percorso

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Campanule

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Malva silvestrys

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Fiore di Cicoria e di Malva silvestre con foglia della malva

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SEGUONO LE FOTO DEL Camedrio

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Camedrio

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Camedrio

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L’Iperico perforato

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rametto di Iperico e di Camedrio

DIARIO FLORISTICO AGGIORNATO AD OGNI VISITA NEL CORSO DEL MESE DI LUGLIO 2015

Tutte le foto, se non sono nominati altri autori, sono di Piero Pistoia

Le Foto sotto della Pianticella X in fioritura in Luglio sono proposte per fare le osservazioni (sempre con ipotesi) insieme ai lettori, se ci sono, altrimenti fra noi, per classificarla. La sua stazione floristica si trova a destra, scendendo lungo la Vicinale di S. Anna, prima di una decina di metri dal bivio per il Ponsino. Fa vistosa presenza (oggi 22-luglio) sull’argine sinistro al bordo della ‘recinzione con riparo’ dell’uliveta, con altezze max fino a quasi 2 metri. Altra nuova piantina è la Silene, piccoli steli spesso affastellati, in Luglio in fiore, che crescono insieme all’Achillea ‘cartellata’ in Giugno, oggi con semi, presso il cancello chiuso da tempo del campo sportivo in via del Poderino. Ne vedremo le caratteristiche classificative. Rimangono ancora alcune pianticelle di Verbascum Blattaria sul poggio dopo il P. Ponso e davanti al P. S. Domenico (controllare le caratteristiche di classificazione); molto diffusa è ancora la Cicoria, l’altro Verbasco con foglie pelose larghe ondulate alla base (vedere foto rosetta di base) e con caule ramoso (quasi, a colpo d’occhio, a candelabro ebreo spaziale), ancora non nominato, ma presente anche a giugno, come vedremo. Il Verbascum tapsus, cartellato e nominato a giugno, si si sta spengendo con la siccità, insieme ad altre pianticelle di giugno morte o sofferenti (Plantago minor, il Camedrio, la Potentilla, l’Iperico, la Nigella, l’ombrellifera ‘Terentis’, la Chlora, il Camedrio che nel contempo era apparso anche sull’argine presso il bivio per il P. San Pietro,…); una pioggia a fine luglio potrebbe migliorare la situazione. In luglio una nuova Ombrellifera da studiare. Vedremo. Una nuova Asteracea, che somiglia al fiordaliso, è apparsa in luglio ed è visibile, scendendo lungo la sterrata per qualche centinaio di metri dopo un primo cartello per il P. Il Mirto, posto su una quercia a sinistra subito dopo P. Poggio Bartolino, distante 5-6 metri dal tasso barbasso ormai seccato sulla sinistra, ad una decina di metri dal ‘passello’ verso l’argine sempre a sinistra per il poggio; ancora da osservare e studiare. In giugno era apparsa sull’argine a sinistra una pianticella analoga subito prima del cancello del P. Poggio Bianco, al bivio per P. Il Mirto. Al podere Ponsino è apparsa improvvisa la pianta-fiore dell’Agave da ammirare!

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Agave fiorita

ALTHEA cannabina
ALTHEA cannabina

IL PROBLEMA DI UNA MALVACEA IN LUGLIO: L’ANTHEA cannabina

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Tavola delle caratteristiche da noi  osservate della Piantina X: le altezze delle piantine raggiungono oltre 1.5 metri; foglie alterne palminervie (da un centro alla periferia), sopra più lucide, stipolate; le foglie inferiori sono sub-orbicolari, le superiori 1-2 pennato-partite (polimorfismo fogliare); fiori con calicetto esterno più piccolo; calice interno più grande i cui sepali, sembra, andranno a costituire la capsula dei semi; i 5 petali, piuttosto larghi, tendenzialmente separati (corolla dialipetala), con unghia breve rispetto al lembo terminante piatto e crenato, sono alternanti alle punte del calice; nella capsula del seme, i semi singoli sono ‘agganciati’ a ‘ciambella (fig. 1789) Da aggiungere la descrizione dei colori del fiore, degli stami e dell’ovario.

DIGRESSIONE SULLE FOGLIE PALMINERVIE

La foglia si dice palmata o palminervia quando ha la forma di una mano a dita aperte e le nervature sono disposte come le dita a partire da un punto che può essere l’inserzione del picciolo. Le palminervie si dicono incise o lobate secondo la profondità e ampiezza delle divisioni.

Palmato-fise: incise fino a metà della distanza margine picciolo;

Palmato-partite :incise fino a 3/4;

Palmato-sette: incise fino all’inserzione del picciolo;

Palmato-lobate: sono foglie con bordi arrotondati, allargate alla base, incide fino a metà.

VEDERE GLI SCHIZZI numerati sotto NEL TESTO: Eduard Thommen “Atlas de poche de la flore suisse”, 1961, Editions Birkhauser Bale. Ringraziamo l’autore e l’editore se ci permettono di vederli in questo blog di frontiera fra scolastico ed extra scolastico, dove, senza fini di lucro, si tentano nuove vie di ‘costruire’ conoscenza, almeno nella nostra intenzione.

1789 Malva alcea con struttura a ‘ciambella’, come tutte le Malvaceae, dei  semi all’interno della capsula.

1790 Malva moschata.

1991 Malva silvestris.

L’ESPERTO, L’ERBORISTA ANGELO BIANCHI, HA SUGGERITO IL NOME PROBABILE DELLA FAMIGLIA E FORSE DEL  GENERE:

Famiglia: MALVACEAE

Genere: MALVA, ma vedremo meglio

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Cocche in struttura, calice e calicetto della piantina X

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Piantina X: anche cocche isolate glabre con chiare rughette trasversali

I DUE DISEGNI CHE SEGUONO si possono vedere  usando il numero nel testo: Pietro Zangheri “Flora Italica II”, pag. 77, CEDAM-PADOVA.

Questo blog è senza alcun fine di lucro, e tenta di sperimentare vie anche nuove per ‘costruire’ conoscenza.

2808: Anthaea cannabina (Malva canapina); calicetto con 7 punte e calice con 5 punte

2806: foglia medio-superiore della Althaea cannabina che ha foglie verdi lucide sopra e più pallide sotto, le inferiori sono palmato-partite a 5 lacinie, le medie e superiori palmato-sette (2806), antere rosso porporina; cocche (mericarpi glabr i) rugose sul dorso.

IL DISEGNO dell’ Altea cannabina  è visibile nel TESTO: Sandro Pignatti “Flora d’Italia vol. II”, Edagricole , alla trattazione della FAM. 90: Malvaceae (pag. 92).

Si lascia al lettore interessato l’onere di confrontare le caratteristiche osservate riportate nelle nostre foto e/o rilevate da lui stesso sul campo direttamente, con quelle riportate nei testi di filtro da noi nominati od altri a sua disposizione, onde ipotizzare una plausibile specie per la piantina X.

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Rametto terminale fiorito della pianticella X

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Parte centrale-terminale pianticella X

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Parte inferiore pianticella X

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Particolari Pianticella X in luglio

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Foglia abbastanza inferiore sopra e sotto

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Fiore, petalo, frutto e foglie centrali-sup.

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Fiore della Pianticella X da ingrandire

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Foto delle piantine X; sullo sfondo il sentiero per il Ponsino

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L’Ombrellifera di luglio (da classificare)

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Ombrellifera  X

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Aspetto dell”Ombrellifera X di Luglio; capolini che tendono a contrarsi a nido d’uccello

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Infiorescenza vista da sotto

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Infiorescenza vista da sopra; da notare la piccola formazione scura al centro

OLYMPUS DIGITAL CAMERAFoglie della Umbellifera di luglio; siamo in Attesa di fotografarne il seme

VERRA’ CLASSIFICA A SETTEMBRE DA CRISTINA

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SCROPHULARIACAEA VERBASCUM sinuatum

VERBASCO DIFFUSO IN LUGLIO

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VERBASCO diffuso a luglio

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Il Verbascum molto più diffuso di luglio nel percorso: rosetta basale

(vedere foto precedente)

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Rosetta basale del Verbasco sinuatum di luglio-agosto e foglie della Umbellifera di luglio

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L’esperto botanico, l’Erborista Angelo Bianchi ha classificato la nuova asteracea di luglio, prima individuata e segnata lungo il percorso e sotto fotografata, come Centaurea jacea (detta fiordaliso stoppione). La seguiremo anche in agosto e ne vedremo le caratteristiche. Sembra ci siano due sottospecie della C. jacea secondo la larghezza delle foglie: l’una max 1 mm e l’altra 6-7 mm (Cristina).

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Centaurea jàcea (fiordaliso stoppione). Esisterebbero (Cristina)  almeno due subspecie in funzione di foglie strette e  larghe.

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INTERMEZZO SULLA C. jacaea

Il 18-0tt. spedii a Cristina Anna una e-mail  di cui trascrivo una parte riguardante la jacea:

<<…ti allego qualche foto di due piantine, raccolte a distanza di pochi dm, che ho colto nella Macchia di Monterufoli ieri; probabilmente si tratta di una Composita e forse del genere Centauraea; per la specie si tratta di un’unica specie (per es., C. jacaea) o di due specie diverse? L’una ha foglie a lacinie (largh. max circa 1 mm); l’altra ha foglie lanceolate ruvide al tatto e leggermente spatolate (Largh. max  6-7 mm); circa uguali in lunghezza; forse stesso  stadio di fioritura…>>. Ecco le foto:

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Fine intermezzo

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IL PERCORSO E LE PIANTINE DI AGOSTO

ABBIAMO TENTATO GIA’ DI DESCRIVERE IL PERCORSO BOTANICO DI AGOSTO, MA CON SORPRESA LO SCRITTO E’ SCOMPARSO PER DUE VOLTE: PROVIAMO ANCORA UNA VOLTA!

In agosto si sono alternate settimane molto piovose ed altre di un caldo afoso. Questo ha permesso la ricrescita di alcune piantine scomparse o regredite in luglio e rifiorite a fine Agosto (per es., l’Iperico, la Plantago, alcune composite, ecc.). Altre sono esplose diffondendosi ovunque come la Verbena, i Finocchi, il Verbascum sinuatum. E’  fiorita un’altra Centaurea jacea verso il poggetto del Ponso, a sinistra salendo dal P. San Vittore. Lungo la strada dei Filosofi sta diffondendosi la Scrofulariacaea Linaria vulgare di agosto. (Vedere foto sotto). Da studiarne i particolari.

La Scrofulariacaea Linaria vulgare di Agosto

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La Scrofulariacaea Linaria

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Davanti al P. San Vittore è presente un denso cespuglio spinoso forse di Cirsium, una nuova pianticella di agosto (vedere foto sotto). Da studiarne i particolari.

L’Achillea millefolium di San Vittore ha i semi. mentre quella di via del Poderino, presso il cancello dello stadio, è stata tagliata insieme alla Silene e il cartello in peralluman è sparito! Ci auguriamo che non venga gettato in discarica, ma che serva al suo possessore per attivare la sua curiosità per questo mondo povero della botanica spontanea. Sarebbe la sua migliore fine, perchè è lo scopo per cui è stato costruito!

PROBLEMA DEL CIRSIUM DI AGOSTO

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L’Astreacaea Cirsium (?)  del P. San Vittore; ipotesi sul genere e sulla  specie (TT di Popper) di P. Pistoia: pannonicum o monspessulanum; da controllare (EE di Popper). Si confronti intanto con i disegni numerati sotto in E. Thommen (opera citata).

Disegnivisibili in Eduard Thommen (opera citata)

2835 – Cirsium monspessulanum

2836 – Cirsium pannonicum

In effetti le foglie non sono decorrenti al fusto e la ‘radice’ stolonica con semplici radicette! Forse l’ìpotesi non è corroborata! Vedremo tentativi successivi di ipotesi.

E’ stato interpellato il nostro erborista Angelo Bianchi, che ha avvallato l’ipotesi del genere (Cirsium) ed ha proposto come specie, C. arvense.

L’involucro a ‘bicchiere’, le  foglie pennatofide, la presenza di una infiorescenza aspetti notabili nei disegni forse potrebbero suggerire che la nostra pianticella possa essere una varietà del C. arvense. Una investigazione su un fiore singolo (presenza di 5 lacinie nella corolla), chiarirebbe intanto la questione del genere. Si apre una discussione.

DISCUSSIONE APERTA SULLA NOSTRA SPECIE DEL Cirsium

Piero Pistoia – In effetti, specialmente la parte alta della pianticella. che ad occhio presenta lunghi steli dei capolini, terminali  e solitari, e piccole e regolari foglie quasi intere (più oblungo-lanceolate) leggermente spinose, praticamente senza infiorescenze…, rendono il nostro Cirsium , almeno in apparenza, più elegante e meno selvatico del C. arvense di riferimento (vedere disegni); ciò si conferma anche osservando lo stesso involucro non a forma di bicchiere di vino (tozzo a pareti verticali o quasi), ma piccolo e delicatamente allungato mentre si restringe verso l’alto. Forse si può concludere che il nostro Cirsium arvense sia una varietà della specie standard. Insomma la nostra pianticella ha svariate  caratteristiche appartenenti alla zona di intersezione fra diverse specie di Cirsium e ciò mi porterebbe a formulare un’ipotesi fortemente azzardata, ma per questo profondamente scientifica (alta falsificabilità), cioè che si tratti di una nuova varietà.

Altri disegni da controllare in:

Eduard Thommen (opera citata)

2833 – Cirsium arvense

2834 – Cirsium palustre


…. e in Pietro Zangheri (opera citata)

5469 – Cirsium arvense; fiore singolo con ovario e pappo

5470 – Cirsium arvense; cima fiorita e foglie chiaramente pennatofide (incise fino a metà distanza bordo-asse

 

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CONFRONTARE I DISEGNI PRECEDENTI CON LE FOTO DEL CIRSIUM CHE SEGUONO (ESEGUITE DA P. PISTOIA)

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La foglia in basso a destra con 8 fori ha lunghezza 7.3 cm e larghezza max 1.8 cm

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Foglie inferiori pennatofide

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Foglie inferiori più pennatofide

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Capolino con foglie prese a diverse altezze sul caule

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Foglie tendenzialmente meno pennatofide (più ovali-lanceolate); capolini eleganti

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Capolini isolati su steli fioriferi

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Foto delle blattee dell’involucro (dim. L. da 2-3 a 10-11) del Cirsium; la  punta scura sembra che continui in un dorsale nera. Alla lente danno l’impressione visiva di un aglio stretto visto dal dorso.

INTANTO SIAMO ARRIVATI AI PRIMI DI  SETTEMBRE.

Gli ultimi temporali hanno modificato qualcosa nel percorso. Fra il P. Sant’Anna e P. San Vittore, in particolare presso il ‘pelago’ del P. San Vittore è esplosa la comunità della pianticella che abbiamo classificato come Centaurea jacea, che fa bella vista al bordo del piccolo laghetto del podere.

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IL FIORDALISO STOPPIONE : fiore lilla invece di celesteOLYMPUS DIGITAL CAMERA

Si stanno diffondendo rapidamente le gialle Linarie, mentre sta regredendo la fioritura del Verbasco a ‘candelabro’ e l’altra Scrofulariacaea Echium. Si iniziano a vedere i piccoli capolini gialli della Composita, già diffusa, Inula viscosa. Altre piccole composite hanno invaso il percorso da classificare. Sporadicamente è ricresciuto qualche Verbascum blattaria con un solo fiore e qualche Iperico giallo stellato; occhieggia ancora qualche fiore di Cicoria  insieme alle piante grigiastre con i suoi semi. L’Achillea, dove era rimasta, mostra i suoi frutti nerastri sporchi; si nota ancora qualche rara capsula di Nigella damascena. La piantina spinosa che abbiamo riferita al genere  Cirsium si è estesa per qualche metro quadro dal bordo strada verso il campo proprio davanti al P. San Vittore e sta ancora fiorendo in attesa di un nostro studio più approfondito sul seme ed il pappo ed altro. Al poggio Il Ponso, verso il campo, si notano fioriture abbondanti di Calamintha nepeta (armai diffusa ovunque) e qualche pianta rimasta da tempo di Salvia selvatica. Qua e là, dove erano, si nota ancora qualche Verbascum Blattaria ormai con i semi. Diffusa è anche la Verbena officinalis, il finocchio e anche l’Althea, nello stesso posto qualcuna ancora in fiore. Continua la diffusione dell’Ombrellifera di agosto che ancora dobbiamo classificare, perché nessuno fin’ora si impegnato a farlo.

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INIZIO PROPOSTA PER UNA TENDENZA A CAMBIARE ‘POLITICA’ NEL POST

Chi ha scritto fin’ora sul post, cercando di alimentare le discussioni ed ordinando le diverse informazioni e foto, ha problemi familiari e di tempo, per cui ha scambiato le seguenti email con la co-curatrice Cristina Anna Moratti, cercando di modificare la politica del post in corso.

PIERO P.-CR1-> contenuto inviato a Cristina per e-mail (DA RIPORTARE E CONTINUARE)

LA CLASSIFICAZIONE DELLA OMBRELLIFERA DI LUGLIO AGOSTO

Cristina Moratti, interpellata oggi (11-sett;11.30; oggetto: lavoro da svolgere sul percorso botanico), ha formulato un’ipotesi sull’Ombrellifera (Apiacea) di Luglio-Agosto ancora da classificare. Dovrebbe trattarsi di una Daucus carota non per le sue foglie molto variabili in questa specie*, ma per la presenza dei piccoli ‘fiorellini’ scuri al centro dell’infiorescenza, perché, afferma Cristina, ciò è tipico della carota selvatica, anzi è uno dei pochi segni che portano alla sua identificazione**. La pianta comunque, se stropicciata, profuma di carota. L’altra Asteracea con infiorescenza gialla, fotografata e descritta a giugno, ancora presente anche se rara, ma non ancora classificata, afferma ancora Cristina, potrebbe essere un Asteriscus spinosus (Pallenis spinosa).

CR-PIERO1 -> contenuto inviato da Cristina a Piero in risposta alla e-mail precedente (PIERO-CR1) (DA RIPORTARE E CONTINUARE)

*In effetti confrontare le foto delle foglie dell’Umbellifera  nel ‘diario’ di luglio con la Carota selvatica riportata sui testi di riferimento….

**Altri segni potrebbero essere la radice a fittone anche se non molto sviluppata, la contrazione dell’ombrella a nido di uccello, il numero dei raggi dell’ombrella e dei fiori per ogni raggio, la forma del seme, la forma delle stesse foglie ed altro. Vedere per es., gli schemi da riprendere dai testi di riferimento (potrebbero essere aggiunti). Vedere anche le tre foto successive della D. carota un po’ appassita fotografata oggi.

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D. carota radice

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D. carota: piantina media; rami e foglie

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D. carota: pianta terminale; rami, foglie e infiorescenze mature (ombrella completamente contratta). Sarebbe interessante riuscire a fare foto dei semi chiare. In molti casi la forma del seme è probabilmente l’elemento più decisivo nella classificazione.

Ci sono comunque oggi a settembre, altre composite ‘povere’, alcune molto diffuse, diverse  dall’Inula viscosa ed altro da classificare! (vedere foto sotto). Basta seguire il percorso, osservare, formulare le ipotesi e seguire i processi di controllo. 

PIERO-CR2 -> Su alcune foto  seguenti aggiunte a settembre (il procedere descritto dall’aforisma sul gatto) DA RIPORTARE E CONTINUARE

LE SUCCESSIVE SETTE FOTO RIGUARDANO UNA DELLE PIANTINE PIU’ DIFFUSE NEL PERCORSO

(La prima foto è di Cristina Anna Moratti)

Erigeron bonariensis piantina con pappi

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Composita

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Particolare della precedente. E la piantina a sinistra?

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composita uguale alla precedente. E la pianticella a sinistra e dietro?

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Composita uguale alla precedente. E la pianticella a sinistra e dietro?

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Composita uguale alla precedente

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Stessa della precedente

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Piantina con infiorescenza a ‘bruco scorpioide’; fiori bianchi a 5 petali (almeno nel ricordo)

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Uguale alla precedente

CR-PIERO2 -> e-mail sulle precedenti foto ed altre in settembre (DA RIPORTARE E CONTINUARE)

PIERO-CR3-> e-mail sulla sintesi sulla proposta, motivata anche da ragioni teoriche, per il cambiamento di politica sul post. (DA RIPORTARE E CONTINUARE)

TERMINE DELLA PROPOSTA PER UNA TENDENZA A CAMBIARE ‘POLITICA’ NEL POST

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ANCORA DA ORGANIZZARE LE FOTO DELLE E_MAIL DI CRISTINA

RIFLESSIONI CRITICHE E PERCORSI PER ACQUISIRE DIMESTICHEZZA EMPATIA ED EINFUNLUNG SULLE SPECIE PROPOSTE DA CRISTINA MORATTI

Cerchiamo di costruire le idee  di questi ‘oggetti’ nella mente a partire dalle ipotesi di Cristina

Osserviamo intanto da vicino l’Inula viscosa  o Cupularia viscosa (ceppica; da noi detta ceppita)

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Da notare le cime a pannocchia densa di fiori gialli

Inula viscosa pannocchia

Pianta perenne. suffruticosa con fusto eretto, legnoso alla base con foglie che si riducono salendo lungo il caule; capolini  (1-1.5 cm) numerosi con pannocchia ricca.

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RAMO FIORITO TERMINALE; FOGLIE INTERMEDIE; FORMA DELLE FOGLI E FIORE

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Foglie più o meno vischiose e oblungo-lanceolate debolmente crenate sessili o semi-abbraccianti; fiori con una decina di ‘petali’ al capolino (cioè petali dei fiori periferici esterni raggianti a linguette lunghe rispetto all’involucro – da descrivere e del quale ora manca la foto); se strofinata emette un odore aromatico poco gradevole; da continuare (aggiungere qualche disegno schematico).

SCHEMI DELL’Inula viscosa (seme e pianta) visibile nel TESTO DI P. Zangheri (Cedam; opera citata) e NEL TESTO DI S. PIGNATTI (Edagricole, opera citata)

Osserviamo anche la Composita gialla con fiori giallo-dorati spesso associata all’Inula che presenta molti più ‘petali’ intorno al capolino, con foglie quasi della stessa forma forse più minute e più rugose. Fusto senza rosetta basale; le foglie cauline tendono ad abbracciare il fusto con due orecchiette più o meno sporgenti (da controllare). Pianta lanoso-biancastra o mollemente tomentosa; radice non fittosa. L’ipotesi di Cristina Moratti è “Pulicaria dysenterica“, detta Incensaria comune.

Segue la bella foto di Cristina Anna Moratti del capolino della P. dysenterica

Pulicaria fiore

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VISIONARE LA Pulicaria dysenterica (5124) NELL TESTO DI P. ZANGHERI (Cedam, opera citata)

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Pulicaria dysenterica

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Ancora da approfondire

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Cristina Moratti ha classificato la piantina con infiorescenza a ‘bruco scorpioide’ come Heliantus europeus.

Eliotropio, Erba porraia; si incontra nel tratto mediano del percorso corrispondente a via dei Filosofi, scendendo sulla destra

Visionare i disegni schematici della pianticella precedente nei testi di P. Zangheri ed S. Pignatti (opera citata)

SI TRATTA di Borraginacea  cenerino pubescente, a fusti eretti fino a 40 cm; infiorescenza scorpioide densa; fiore a  calice partito, corolla imbutiforme bianca a cinque lobi;  fiori sessili; acheni rugosi.

SEGUONO ALTRE FOTO DELL’ELIOTROPIO

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Heliantus europeus

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SEGUE ANCHE LA BELLA FOTO DI CRISTINA ANNA MORATTI DELLA BORRAGINACEA DEL GENERE HELIANTUS, SPECIE H. europeum ESEGUITA  NEL PERCORSO A SETTEMBRE (particolare dell’infiorescenza).

Heliotropium infiorescenza

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QUI L’OBBIETTIVO CONYZA o ERIGERON?
CONYZA o ERGERON?

SEMPRE DI CRISTINA sono le due foto successive della Composita molto diffusa da lei nominata Erigeron bonariensis

Erigeron bonariensis piantina con pappiPianta alta con fiori, frutti e pappi. Penso che i fiori gialli non siano dati rilevanti (non appaiono mai in altre analoghe foto e neppure negli incontri (?) sul percorso).

Erigeron bonariensis cime con fiori e pappi

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COMMENTO DEL COORDINATORE Piero Pistoia (NDC)

Segue una foto di P. Pistoia di una specie dell’Erigeron (?) ripresa nel percorso: caule terminale con infiorescenza a pannocchia (?), fiore, frutto, foglia di base e foglia caulina. Altezze involucro 5 mm; max sezione involucro 3 mm; altezza fiore sopra involucro 1 mm.

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Foto di una specie dell’Erigeron (affine al genere Aster e al genere Conyza) ripresa nel nostro percorso: caule terminale con infiorescenza a pannocchia (?) di numerossimi fiori, frutti bianco-piumosi, foglia di base e foglia caulina. Altezze involucro 5 mm; max sezione involucro 3 mm; altezza fiore sopra involucro 1 mm, spessore capolino 4-5 mm.

Foglie inferiori lanceolate con qualche seghettatura verso l’alto; divengono più piccole, sottili e strette a salire.

Erigeron è composta dalle parole greche er e géron, primavera e vecchio, forse ad indicare la rapida perdita delle corolle dei fiori e delle ligule del capolino quando ci sono e il precoce apparire al loro posto delle piumosità bianche dei pappi con i quali terminano i frutti; i capolini giallini più chiari al contorno, diventano in breve ciuffi candidi. Vedere foto. Man mano che si sale lungo la pannocchia aumentano i fiori trasformati in frutti; nella parte inferiore si notano ancora i fiori giallini del piccolo capolino. Il talamo sembra convesso.

VISIONARE i disegni schematici della Composita del genere Erigeron  (da E. Thommen, (edit. Birkhauser Bale), opera citata) a partire dall’E. acer  e lo schema di E. canadensis (2653 del testo sempre di Thommen)

Dall’osservare attentamente le foto, le piantine sul campo,  partendo dall’ipotesi in prima istanza (Erigeron bonariensis), con i nostri testi di riferimento forse siamo in grado di formulare un’ipotesi di classificazione in seconda istanza, anche se abbastanza vicina alla prima.

  • Altezza fusto 1-6 dm, striato (sezione diversa dalla circolare) con peli addensati che ha radice forse a fittone e termina in una pannocchia i cui ‘rami’ a tendenza corimbosa densi di fiori sono ‘rivolti’ verso il caule accentuando la forma a pannocchia della cima.
  • Foglie inferiori lineari lanceolate, uninervie (un solo percorso centrale di alimentazione, una sola nervatura centrale) un po’ pelose; le superiori lineari strette.
  • Capolini diametro 5 mm, con involucro (altezza circa 5 mm, max larghezza 2-3 mm) formato da squame in due serie. Altezza fiori sopra l’involucro  1 mm.
  • Fiori periferici tubolari attinomorfi (alta simmetria), con 3-4 denti; assenza di ligule.

Seguono disegni schematici di riferimento per il raccontino precedente ripresi dai testi.

bonariensis0002FIORI ATTINOMORFI CIOE’ SIMMETRICI

Ipotesi in seconda istanza Conyza bonariensis (=Erigeron linifolius (foglie come quelle del lino), Erigeron crispus)

Saremmo onorati e soddisfatti comunque se un lettore interessato attivasse una propria argomentazione critica o una analisi personale dei dati forniti e di quelli da lui stesso recuperati da sue foto, da visite sul campo o dai nostri testi o da altri, o comunque dalle conoscenze a sua disposizione…., onde tentare di falsificare le ipotesi da noi proposte.  In questo consiste il processo scientifico e in particolare l’obbiettivo più importante di questo blog! ed è questo il significato di  “lavorare insieme per costruire conoscenza”

La piantina che appare nella foto dietro la bonariensis è in effetti un arbusto che Cristina ha classificato come Cornus sanguinaea, che sta per fiorire in questo autunno di nuovo (era fiorito anche a primavera) dopo svariate rasature.


FINE COMMENTO DEL COORDINATORE

Le due foto seguenti sono della composita ancora da classificare di Luglio-Agosto: Cristina Anna l’attribuisce alla specie “Asteriscus spinosus (Pallenis spinosa). Da commentare più in profondità (vedere in settembre)

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DA OSSERVARE ANCHE LE FOTO DELLA SEGUENTE COMPOSITA ANCORA DA CLASSIFICARE ASSOCIATA ALL’INULA E ALLA PULICARIA

(Presso il poggetto del Ponso)

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Piantina da classificare associata a Linula  e Pulicaria

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Piantina da classificare associata a Linula  e Pulicaria

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Piantina da classificare associata a Linula  e Pulicaria

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Piantina da classificare associata a Linula  e Pulicaria

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CIMA CORIMBOSA densa di capolini gialli

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Fusto eretto (H fino a 60-70 cm). Foglie sessili diminuiscono in dimensioni procedendo verso l’alto; la forma fogliare, che ‘pensata intera’ avrebbe forma sub-ovale, varia da pennato setta vicino al caule a pennato fisa o seghettata.

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Piantina da classificare associata a Linula  e Pulicaria

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Piantina da classificare associata a Linula  e Pulicaria

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Piantina da classificare associata a Linula  e Pulicaria

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Piantina da classificare associata a Linula  e Pulicaria

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Cima tendenzialmente corimbosa densa di capolini

Cristina Anna Moratti ha guardato le precedenti foto dell’Asteracaea da classificare; durante una sua visita al percorso in settembre, ha eseguito, sempre della stessa specie, anche  le due belle foto dal vivo relative all’infiorescenza con capolini e della foglia che seguono  e le ha classificate in prima istanza come appartenenti a Senecio jacobaea (Jacobaea vulgaris).

senecio1_fiore
senecio2

DA SINISTRA A DESTRA SEGUONO LE FOTO DI TRE CAPOLINI A CONFRONTO APPARTENENTI RISPETTIVAMENTE ALLE SPECIE CLASSIFICATE DELLA LINULA, DEL SENECIO E DELLA PULICARIA

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Da notare i capolini di Linula che ha fiori mediamente più piccoli delle altre due specie. Simile è il numero delle ‘ligule’ del capolino (poco più di 10) nelle prime due specie; molto più alto nella terza, più raggiate e stellari.

SEGUE LA FOTO DELLE FOGLIE RIFERIBILI RISPETTIVAMENTE ALLE TRE PIANTINE A CUI SI FA RIFERIMENTO NELLA FOTO CHE PRECEDE

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DA RIFARE

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Dal basso: foglie di Linula, Pulicaria, Senecio

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Durante la stessa visita Cristina Anna ha fotografato anche un’altra piantina di Asteracaea (le due foto dal vivo di un capolino e del gruppo di piantine) che ha classificato in prima istanza come appartenenti alla specie Cota tinctoria (Camomilla dei tintori). Manca il riferimento alla zona del ritrovamento, perchè non è diffusa come altre.

cota1Si vedono male le foglie

cota2

P. Pistoia ha eseguito la seguente foto delle foglie della Cota  (uno dei pochi esemplari del percorso a settembre) raccolte nel tratto di Via dei Filosofi, scendendo sulla destra, a pochi metri dal bivio con la vicinale S. Anna

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LA NUOVA COMPOSITA DI FINE SETTEMBRE

Foto di piantina osservata lungo la vicinale Sant’Anna scendendo, sotto il grosso cipresso sulla sinistra all’ingresso del podere vecchio e proseguendo a sinistra, davanti al casolare nuovo dello stesso nome. Altre piantine si rinvengono oltre Poggio Bartolino sulla sterrata per Poggio Bianco. E’ stata raccolta  e trasportata divenendo un po’ appassita.

Seguiranno foto dal vivo

Da osservare il fiore terminale sembra senza ligule o non ancora aperto.

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Caule eretto, liscio, ramoso per lo più  in alto, capolino molto piccolo apicale bianco-giallino (1-1.5 mm al di sopra della ‘copertura’ esterna (involucro) allungata, alta circa 6 mm e larga max 2 mm).

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Come sopra

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Come sopra

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Parte finale della piantina; foglie lisce, semplici, uninervie, lanceolate avvolgenti un caule liscio (decorrenti per qualche cm), più piccole e strette verso l’alto; la  radice appare  a fittone. Altezza max circa 50-60 cm. Qui si sono aperti i fiori. Fiori periferici con piccole ligule bianche che si aprono solo parzialmente all’esterno (rimangono, almeno per ora, un po’ a guisa di ‘corona’); max ampiezza fiore composto fino a circa 7-8 mm.

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Rametto fiorito con piccole ligule bianche, ora sembrano più aperte, che contornano un piccolo interno giallino (diametro capolino 8 mm circa).

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come sopra

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SEGUONO FOTO DAL VIVO

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Parte superiore pianta

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Parte inferiore pianta

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La pianticella dal vivo di fine settembre inizio ottobre

Cristina ha classificato la piantina come un’Asteracaea, appartenente al genere Symphiotrycum squamatum (=Aster squamatus), nome comune: Astro Autunnale.

Confrontando le foto e la loro descrizione e le caratteristiche dell’Aster Squamatus, si conclude che l’ipotesi è corroborata (nel senso popperiano di ‘temporaneamente verificata’).

Riassumiamo la descrizione:  fusto eretto che inizia da una radice a fittone e termina in un ramoso corimbo aperto; foglie inferiori lisce, semplici, uninervie, lanceolate avvolgenti un caule liscio, decorrenti per qualche cm (la_max per lu=1x circa 8 cm), più piccole e strette acute verso l’alto; foglie sui  rami fiorali (1×8 mm), involucro stretto conico_cilindrico allungato con squame a lesina da calzolai in varie serie, nere in punta (aggiungere foto involucro); fiori ligulati piccoli bianchicci; capolino circa 7-8 mm.

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Il Symphyotricum squamatum a confronto con Conyza (=Erigeron) bonariensis spesso associati strettamente in tratti del percorso (verso Poggio Bianco, dopo il cartello rimasto del Verbascum tapsus seccato, ultimo scorcio del percorso).

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Da notare la forma degli involucri del fiore

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CONFRONTO S. squamatum – C. bonriensis dal vivo

INSERIAMO QUI UN LINK con la crucifera Lepidium graminifolium, nuova rosetta di Cerithe,  Aster linòserys ed altro

SIAMO IN PIENO OTTOBRE……

IL PROBLEMA DELLA CRUCIFERA DI OTTOBRE

Ecco la prima nuova piantina da classificare; ad occhio sembrerebbe una Crucifera; forse un Erysimum? Vedremo. Sta diffondendosi rapidamente; l’abbiamo raccolta presso il podere Ponsino, ma l’abbiamo notata anche in altri punti del percorso. Seguono foto dal vivo.

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Crucifera da classificare

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Crucifera da classificare

Dopo una periodo di riflessione la precedente Brassicacea (=Crucifera) presso il Ponsino viene classificata da Cristina Anna come Lepidium graminifolium e si apre la discussionedi questa piantina seguono anche le tre foto di Cristina… e…:

Lepidium graminifolium

Lepidium graminifolium1

Lepidium graminifolium2

…e…  altre tre di P. Pistoia:

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Lepidium graminifolium: foglie  a diversi livelli

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Foto Lepidium pianticella intermedia

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MA ECCO UNA PIACEVOLE SORPRESA: il 9-ottobre Cristina Anna ha notato nuove e numerose rosette di base della ‘ghiandolosa’ Cerinthe proprio dove le piante di inizio estate già adulte furono distrutte dal trattore (oggi forse potranno arrivare a rilasciare i semi, col diminuire del lavoro dei campi). Seguono tre foto di Cristina:

CERINTHE_OTTOBRE

CERINTHE_OTTOBRE1

CERINTHE_OTTOBRE2

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Sempre ai primi di ottobre sempre Cristina ha fotografato la Cariofillacea Dianthus carthusianorum nei dintorni del P. Ponso (da precisare)

GAROFANO1
GAROFANO2

…e il più diffuso Cyclamen hederifolium (per vedere la scheda tecnica di quest’ultimo scritta sempre da  Cristina, cercare nel sito ‘La Carrozza del Gambini’) e …

Ciclamino napol

Ciclamino napol1

Ciclamino napol2

Ciclamino napol23

 

e…. (per risolvere l’enigma dell’Alyssum), la nuova e interessante  Composita Galatella (=Aster)  linòsyris  (Astro spillo d’oro); foto riprese sull’argine  vicino Podere S. Anna.

GALATELLA2
GALLATELLA

GALATELLA1

IL PROBLEMA DELL’ALYSSUM E DELLA GALATELLA

Osservando attentamente le foto dell’Astro spillo d’oro e visitando le piantine sul campo è probabile che nel mese di giugno fosse falso il mio ricordo dell’Alyssum; in effetti quella piantina gialla  che intravidi nel 2014 durante il footing è facile invece che fosse la linòsyris! Ecco risolto l’enigma dell’Alyssum trapiantato nel Neoautoctono!

Foto di P. Pistoia dell’Astro Spillo d’oro presa davanti al P. Sant’Anna. Oggi 19-ottobre l’Astro Spillo costeggia la strada verso il P. San Domenico dalla parte della vigna.

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VISIONARE IN E. THOMMEN (op. cit.)  SCHEMA DELLA

GALATELLA (=ASTER) lynòsiris

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Segue ancora una ‘erbaccia di odore sgradevole’ ripresa sul poggetto del Ponso, cresciuta in settembre che sta estendendosi a macchia d’olio; da classificare.

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La nostra co-autrice Cristina Anna l’ha fotografata (vedere sotto) e classificata come una Chenopodiacaea di genere Chenopodium  e specie album (Farinaccio). Alcune foto sono da cambiare.

FARINACCIO1_

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Fto P. Pistoia

 

FARINACCIO3

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Davanti alla stazione dell’Althea, studiata in estate, da tempo rasata,  prima del P. Ponsino, sono rifiorite alcune nuove cannabine. E’ ormai completamente diffusa la Linaria gialla, il finocchio da ‘castagne bollite’ e la Calamintha nepeta. Rimane anche qualche pianticella in fiore di Verbasco blattaria (una davanti al P. San Domenico) che forse perdurerà per tutto l’inverno e qualche nuova pianticella (rosette di base) del Verbasco sinuoso e della Malva iniziale; invece continua ad essere assente il Tasso barbasso. Rimangono alcune cime annerite ‘corimbose’ piene di semi della composita Achillea millefoglio e resti stecchiti scuri e capolini anneriti di Asteriscus spinosus verso il Ponso. Sono presenti e vistose tutte le altre Composite descritte (in particolare la Linula, il Selecio e la Pulicaria). Qua là riappare qualche fiore di Scabiosa e di Cicoria. Permane negli stessi posti la Centauraea jacea ancora in fiore e il Cirsium spinoso con rari capolini. Cristina a osservato le ultime foto della Centaurea Jacaea e pensa che si tratti di C. jacaea subsp angustifolia. Rare appaiono le piantine Labiate  di Salvia selvatica e di Ombrellifere. Permane il cespuglio di Composite di Anthemis (=Cota) tinctoria vicino all’incrocio di Via dei Filosofi con la Vicinale di Sant’Anna e in altri punti a metà di Via dei Filosofi, di controversa classificazione in particolare sulle dimensioni dei capolini. Sempre scendendo a sinistra per Via dei Filosofi è riapparsa una piccola piantina in fiore di Iperico perforato. Al P. Bartolino, sotto strada, appare una distesa di grossi capolini gialli di Tupinambur (Helianthus tuberosus).

L’ARTEMISIA

All’incrocio Mazzolari-Poderino, sotto strada,  una estesa stazione di Artemisia vulgaris (?) dopo svariate rasature sta ricrescendo; al margine (vicino al grosso ulivo) si notano alte piante fino a 2 o più metri con infiorescenze (da continuare e approfondire). Questa stazione è rimasta attiva, nonostante gli svariati tagli, per almeno 35  anni sempre diffusa fra l’attuale grosso ulivo sulla strada e le piante di sambuco ed oltre lungo un buon tratto di strada del Poderino, distesa sul versante che guarda lo stadio, al di là delle auto in sosta nello sterrato. Da una ricerca che feci a quel tempo mi ricordo che la classificai come A. vulgaris, che prenderemo come ipotesi iniziale). Ma come ebbe a scrivere il grande medico naturalista  fisico vissuto in pieno 1700 Giovanni Antonio Scòpoli (testo riportato da S. Pignatti , Vol III, pag. 101, opera citata):

<<Felix ille,                                                                                                                                                                                           qui ex auctorum Artemisiis                                                                                                                                                                 se feliciter exstricaverit>>,

che in italiano suona come:  <<deve ritenersi contento l’auctor che riuscirà a disistricarsi nel classificare le Artemisie>> e parlava uno che se ne intendeva!

Comunque noi, non così qualificati, faremo un nostro tentativo nel trovare la strada e rimandiamo come sempre ai lettori interessati di farne altri.

SEGUONO FOTO DELL’ARTEMISIA (mancano esplicitamente foto dei piccoli capolini e degli involucri e forse Cristina sarebbe in grado di farle!)

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RAMO FIORIFERO A PANNOCCHIA STRETTA DENSO DI FOGLIE 3-4 PENNATOSETTE  SEMPLICE, LINEARI NON SEGHETTATE, SEMPRE PIU’ PICCOLE SALENDO LUNGO IL FUSTO.

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FOGLIE INFERIORI DELLA STESSA FORMA E RADICE STOLONICA

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DESCRIZIONE DELLA PIANTA – Fusti eretti rigati alti fino almeno a due metri, legnosi in basso con  rami terminali fioriferi; foglie pennatosette, glabre e scure sopra e bianco-tomentose di sotto; le inferiori (circa 9 cm x 10 cm) con  tre-quattro lacinie lineari poco dentate (quasi intere) per lato; verso l’alto tendono a diminuire di area; capolini quasi sessili, forse a coppa (1-1.5 x 3 mm) in pannocchia fogliosa stretta pendula; radici stoloniche  superficiali. Odore debole e poco gradevole.

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FOTO DAL VIVO

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LO SCORCIO DI STRADA A SINISTRA INDIVIDUA L’INCROCIO FRA VIA DEL PODERINO CON VIA DON MAZZOLARI (quest’ultima indicata dalla freccia)

VISIONARE SCHEMI DELLA A. vulgaris IN S. PIGNATTI VOL III, PAG. 103,  EDAGRICOLE  E DA THOLMENN (op. cit.)

VISIONARE SCHEMI DELLA Artemisia. verlotorum (A. DEI FRATELLI VERLOT) IN S. PIGNATTI VOL III, PAG. 103,  EDAGRICOLE  E DA THOLMENN (op. cit.).

2754 A. vulgaris

2755 A. verlotorum

da E. THOMMEN “Atlas de poche de la flore suisse” Editions Birkhauser Bale

RAPPORTO PROTOCOLLO-SPERIMENTALE /IPOTESI NEL NOSTRO CASO (da chiarire)

A. vulgaris differisce da A. verlotorum solo per alcuni aspetti: quelli ‘sperimentati’ – vedere foto – sono 1) la radice di A. verlotorum è stolonica; 2) le sue foglie sono tendenzialmente intere e scarsamente seghettate; 3) il suo involucro appare forse leggermente più corto tondeggiante, ma non ovoidale; la sua pannocchia è forse più stretta. L’aspetto di confronto incerto è il profumo che nell’esperimento (pianta stropicciata ed annusata) è assente o sgradevole.

CONCLUSIONI

La mia ipotesi proposta all’inizio ‘risulterebbe’ falsificata; è preferibile l’ipotesi che la piantina sia una Composita il cui genere sia Artemisia e la cui specie sia A. verlotorum (ipotesi corroborata). L’efficacia delle nuove ipotesi non obbediscono a nessun trucco se non quello di contenere più ‘elementi di verità’ di quelli delle ipotesi precedenti rispetto a un quadro di riferimento.

Nel mondo complesso, sosteneva K. Popper, se leggiamo fra le righe, ogni ipotesi è da ritenere falsa; per procedere nella conoscenza è necessario, se corroborata, tentare di falsificarla con ogni mezzo toccando ‘il reale’, qualsiasi cosa voglia significare, cioè  ‘sbucciando la cipolla’  del territorio complesso in studio, sempre più in profondità.

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ECCO LE FOTO RIPRESE IL 18 OTTOBRE

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Linaria officinalis sempre più diffusa (foto in via dei Filosofi)

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Symphyotricum squamatum ed Erigeron bonariensis, piantine con frutti in Via dei Filosofi

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E’ rinata l’Erba Querciola (Camedrio; Teucrium camedris) sull’argine del P. Sant’Anna e presso la  deviazione per il P. S. Pietro, dove appaiono anche tracce delle estive piantine con semi anneriti.

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Erba Querciola (Camedrio); si intravedono vecchie piantine con semi sul calcare conchigliare del Pliocene medio dell’argine subito dopo il bivio per il P. San Pietro

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Rinate rosette di Spirea-Filipendula (foto sull’argine del P. Sant’Anna con etichetta)

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Rametti di Ulmus campestris sopra rosette nel fossetto di Filipendula exapetala presente in ottobre davanti all’argine del P. Santa’anna.

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Caratteristiche delle foglie dell’Ulmus campestris che partono sfasate a partire dal picciolo.

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Rosette di filipendula nel fossetto al di là della strada davanti all’argine del P. Sant’Anna, sotto gli aceri.

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Foglie di Filipendula sotto e di Millefollio sopra

Rosette basali di Achillea millefolium sono ora rinate abbondanti nel fossetto lungo strada al Podere San Vittore, salendo a sinistra, proprio sotto i corimbi delle piante precedenti già rammentati, maturati durante l’estate ormai rinsecchiti ed anneriti, ma ancora presenti a sovrastare quelle del giardino. Seguiranno foto.

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Rosette di base di A. millefolium nel fossetto sotto l’argine del P. San Vittore nate dai semi delle poche piantine estive sovrastanti descritte in luglio, che ancora esistono rinsecchite e con corimbi anneriti.

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L’argine del P. San Vittore su cui esistevano in luglio le achillee in fiore, ricresciute in rosette nel fossetto alla base, oggi in Ottobre. Ingrandendo si nota ancora qualche ‘corimbo’ rinsecchito di Achillea. La strada sale sul poggetto del Ponso.

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Si tratta di una Olivacaea: Ligustrum vulgare, classificato da Cristina, a foglie lanceolate ‘tenere e lisce ‘e semi-caduche davanti al P. San Domenico con bacche nere mature. Avevamo proposto l’ipotesi del Lillatro su  ‘l’idea’ sbagliata che avevamo di esso!

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Il Ligustro qui davanti al P. San Domenico è associato ad altre piante della macchia mediterranea (Pistacea lentiscus, Ulmus campestris, Quercus ilex, l’Alaterno, il Viburno, …). Questo fitto ‘arbusteto’ è anche intrecciato con la Lianacea spinosa Smilax aspera (Roghetta-stracciabrache) della quale Cristina a fine ottobre ha notato una seconda vistosa fioritura, invece di <<mostrare i grappoli con le sue belle bacche lucide>> come avrebbe dovuto. La S. aspera è ricordata in paleo-botanica perché, insieme ad altre piante, (per es., l’Alloro, la Palma nana…), rimasero indietro alle nostre latitudini, nella lenta migrazione in tempi geologici delle piante dal Polo verso l’equatore. Segue la foto di Cristina di Smilax in fiore:

Smilax aspera

…e le foto delle foglie della Smilax mosse dal vento, di P. Pistoia

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…. e la foto di alcune foglie dell’ “arbusteto” al P. San Domenico

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(?) Vinca major (Cristina)

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DIGRESSIONE PER CORREGGERE LE IDEE CHE CREANO DEFAILLANCE

Seguiranno foto (anche di Cristina) e disegni schematici  per il confronto con le altre due Oleacaee del genere Fillirea (F. angustifolia e latifolia) o Lillatro e con altre, con bacche e piccoli frutti, della macchia mediterranea.

Come nasce un’idea sbagliata?

Intanto la piantina della foto sotto è un Lillatro latifolia? Se sì, questa è la sola idea che avevamo del Lillatro. Non avevamo mai visto il Ligustro, nè il il Lillatro a foglia angusta, ne consegue……. una ‘ipotesi tentativa’ da falsificare. Se poi la risposta è negativa non avevamo mai visto nè un Lillatro nè un Ligustro, avevamo così ‘sparato’ una ‘ipotesi tentativa’ praticamente a caso (ipotesi debole), anche se per Popper, ipotesi scientificamente fondata.

Proponiamo due foto di un presunto Lillatro. Si tratta di un Lillatro a foglia larga? Come si presenta quello a foglia stretta?

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I rametti riportati sotto sono dell’Oleacaea Fillirea latifolia?

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Proponiamo a tempo debito agli autori del post in questa digressione una carrelata sulle piante della macchia mediterranea a piccoli frutti . Il percorso da seguire potrebbe essere quella accennato per l’Alisso; cioè scrivere un articolo con un Word Processor (da spedire per e-mail o da immettere direttamente dall’edit) con inserimento diretto al suo interno delle immagini (non verrebero inserite in .ipg, ma farebbero corpo con l’articolo, che verrebbe poi richiamato con un link da questo paragrafo. Sinceramente sono contrario a segmentare a mosaico (già la presenza del colore lo fa) le comunicazioni culturali, meglio una seriazione con indice! A mio avviso si perde in serietà, professionalità ed attenzione a favore del niente. (Vedere anche i testi scolastici attuali a mosaico pieni di macchie di colore e rimandi).

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Una specie di ‘rapa’ a foglie larghe 2-3 sette  verso il picciolo, a fiori gialli nata accanto alla Cerinthe al Ponso. A destra si intravede la grande rosetta di base riprese nella foto sotto.

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Cristina, la nostra co-autrice e ‘classificatrice’ di riferimento, invitata ad osservare questa Crucifera, dalle foto è incerta fra una Brassica nigra (Senape nera) o Brassica rapa (Colza) se avesse le foglie abbraccianti il fusto, o ancora Rapistrum rugosum, se le piccole silique fossero meno allungate delle altre rotondeggenanti; dice che si recherà sul posto poi si vedrà.

Si è recata sul posto e  racconta che:<< La fioritura della Brassicacea in questione sta diventando superba, come la rosetta di foglie che le sta vicino. Non è facile identificare questo genere di Brassicacee, tutte molto simili, soprattutto se la seconda loro fioritura non portasse ad osservare bene anche il frutto. Però vista da vicino, mi sono quasi convinta che si possa trattare  di una Senape selvatica – Sinapis arvensis . Oltre il fiore, è proprio la rosetta basale che è tipica di questa pianta>>. Seguono le tre belle foto di Cristina di questa Senape:

SENAPE

SENAPE2

SENAPE3

Seguono anche tre foto di P. Pistoia delle foglie di Sinapsis arvensis

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Silique e foglia superiore Sinapsis arvensis

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Si allega la foto di una pagina ripresa da un interessante libro, con schizzi originali affiancanti lo scritto sintetico e rilevante, a firma di due ricercatrici dell’Istituto Botanico dell’ Università di Pisa,  A.M. Pagni e G. Corsi, stampato da Arti Grafiche Pacini Mariotti, Pisa che ringraziamo.

Sinapsis arvensis

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SEGUONO FOTO DI CONFRONTO ATTUALE (metà ottobre) FRA:  Erigeron (Conyza) bonariensis e Symphyotricum (=Aster) squamatum, ‘compagne’ sul campo, frequenti scendendo via dei Filosofi e verso Poggio Bianco a sinistra della strada.

Da riorganizzare e/o sostituire; è meglio ingrandire!

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Notare frutti e involucri

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A sinistra si intravede il S. squamatum

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C. bonariensis con piantina centrale e traversa a metà verso sinistra di S. squamatum

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OK

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La pianticella del Symphyotricum  è più snella ed elegante della Conyza

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Foto dell’Astro spillo d’oro fotografato il 20 ottobre verso il P. San Domenico lungo la vigna

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Ecco la nuova piantina ‘puzzolente’ che sta crescendo; una Labiata (=Lamiacea) con foglie forse (se è affidabile il ricordo) simili in forma a quelle della Melissa profumata o delle mente selvatiche; è stata fotografata sul poggio del Ponso, vicino alle  rosette di Cerinthe (le foglie sono di fatto più scure e risultano un po’ schiarite dal flasch).

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Si notano i primi fiori di Labiata in basso a sinistra. Cristina Anna prima di pronunciarsi attende qualche fioritura più sostanziosa; oggi 31- Ottobre afferma: <<…suppongo  si tratti  di Ballotta nigra (Marrubio fetido) dato l’odore ed i fiori che stanno spuntando ora, anche se la vera fioritura  è sicuramente a primavera; ho notato che l’infiorescenza che si nota nella tua foto,  non si riferisce a questa pianta, bensì ad una Nepetella che si insinua sotto la pianta in questione>>. Si può osservare nell’ingrandimento o meglio attivandone il profumo ( nota dell’Estensore dello scritto).  Seguono due foto di Cristina della Ballotta:

Ballotta nigra1

Ballotta nigra2Sembra che il nome della sottospecie della Ballotta si possa individuare dalla forma del calice; visionare il calice da P. Zangheri (op. cit.) della piantina Ballotta nigra subsp foetida (4156) e della Ballotta rupestris subsp foetida (4158)

Forse i lettori saprebbero, dalle foto di Cristina, ricavare la possibile sottospecie della Ballotta in questione!

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Oggi alla fine di Ottobre Cristina afferma “Comunque ho notato in questi ultimi periodi, sia le piante erbacee, sia  gli arbusti e addirittura gli alberi da frutto, con le recenti situazioni meteorologiche  un po’ estremizzate, hanno avuto una seconda fioritura se non addirittura anche una fruttificazione”

Oggi 31- Ottobre ho fotografato la Composita, Asteriscus, rinata che sta rifiorendo, insieme a vecchi capolini, andando verso San Vittore a sinistra subito dopo l’ultimo edificio della Villa di Campagna Sant’Anna; un altro Asteriscus e rinato in via dei Filosofi ad una ventina di metri dopo il bivio con via del Poderino scendendo a destra. Ho fotografato anche  una nuova piantina ‘gracile’, ma invasiva in tutta la strada, da classificare:

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Anche Cristina ha fotografata piantine come la precedente. <<Dal lato del Casale Ponsino fino ad oltre Sant’anna, si notano delle piantine di una Euphorbiacea con le foglioline seghettate color verde brillante, come pure la sua infiorescenza. Si dovrebbe chiamare Mercurialis annua (Mercorella comune)>>. Seguono le sue tre chiare foto:

Mercurialis annua1i

Mercurialis annua2

Mercurialis annua3

NDC

Caratteristiche della Mercurialis annua: si notano piccoli fiori verdicci e insignificanti, unisessuali portati da piante separate (piante dioiche). I fiori maschili ridotti a un perianzio rudimentale, che  circondano una decina di stami, sono raggruppati in glomeruli e aloro volta riuniti in spighe lasse. I fiori femminili anch’essi di scarsa rilevanza sono riuniti in gruppetti all’ascella delle foglie.

Ancora tre foto della Mercurialis a confronto 1 – con la Vetriola appena nata sull’argine poco prima del Ponsino, 2 – con la Lychnis alba (?)  davanti alla strada del Ponsino  e, poco dopo il Ponsino, 3 – con un’erbetta da classificare, vicino al cartello indicativo della Borrago, di P. Pistoia

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FINE NDC

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L’erbetta da classificare a destra potrebbe essere una Euphorbiacaea?

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Sempre Cristina nella sua visita del 31 ottobre afferma:<<Ancora poche decine di metri sotto Cherinte, ho notato delle piantine di Calendula, ma le foto non sono una meraviglia…>> Seguono tre foto della Calendula con capolini in fruttificazione.CALENDULA1
CALENDULA2
CALENDULA3

Vorrei fare una riflessione. Calendula è un Genere appartenete alla famiglia delle Composite… è possibile, osservando le foto risalire alla specie? Ecco, ci si muove a costruire e comunicare l’ <idea> nella mente : “Il gatto è il gatto (Felino), perché ha i baffi a filo di ferro”. Sembra una battuta, ma è molto di più: è la risposta di un alunno (un po’ bernesco) a cui il docente ha tentato di insegnare nella classe l’idea del gatto! Se interpreto bene, mi sembra che le foto abbiano evidenziato i semi nel capolino e spesso i semi sono elementi classificatori importanti anche per la specie. Bisognerebbe sempre consapevolmente anche cercare di fotografare evidenziando quegli elementi che servono a chi osserva per costruire/comunicare l’idea della piantina in studio! Una  foto specifica chiara dei semi della Calendula fotografata sopra potrebbe essere importante.

VISIONARE IL DISEGNO SCHEMATICO SEMI DI CALENDULA  da S. Pignatti (op. cit)

C. officinalis: C, D, raramente b

C. arvensis:     A, B, D

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CRISTINA ANNA MORATTI termina la sua passeggiata sul nostro percorso floristico del mese di Ottobre, con queste osservazioni: <<Lungo tutto il percorso, è stato bello avere la compagnia della Bellis perennis. Questa piantina che fiorisce in ogni stagione, quando meno te lo aspetti, diventa anche prorompente, con i suoi capolini che decorano campi interi>>.

Bellis perennis1

Belli perennis2

Bellis perennis3

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SIAMO ARRIVATI A NOVEMBRE

Intanto non sono riuscito ad osservare  i frutti della Calendola a qualche decina di metri dopo il Ponso.  Comunque credo di non aver mai visto una Calendula!

Ho notato invece una crescita di pianticelle di Menta, anch’essa Labiata, non ancora fiorita, al bordo strada proprio davanti ai ciuffi della Ballotta nigra; qualche pianticella in fiore si trova invece a sinistra poco prima a circa un  metro  subito sotto strada. Le tre pianticelle, presenti  insieme alla Ballotta, quattro se si aggiunge la Salvia selvatica, si distinguono nell’immediato strofinandole: la Ballotta è fetida, la Calaminta ‘sa’ di Nepitella e la Menta di Menta, la Salvia (?)… nessun odore! Ho cercato di fotografare come mi riesce:

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Menta e Nepitella al Ponso

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Lycnis alba poggetto il Ponso

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Resti di Asterisco, rosette di Salvia selvatica (?), erba di campo al Ponso

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Le foto sinottiche della piantina raccolta al Ponso è una Salvia selvatica?

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Ipotesi sulla Labiata: Salvia verbenaca

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Si attendono quelle più chiare di Cristina

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Foglie della Ballotta fetida, in alto a sinistra e della Menta

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Foglie Ballotta, Menta e Calaminta

La vegetazione così florida sul poggetto del Ponso è probabilmente favorita dal grosso accumulo di concime subito sotto strada.

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Una ventina di metri dopo il Ponsino verso S. Vittore, sulla destra esiste una etichetta (ancora presente; quelle per la Cerinthe e per Achillea sono sparite!) per la Borago officinalis che era seccata; ora sono riapparse delle rosette di base; speriamo che siano di Borago ricresciuta.

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Nuove rosette di base  di Borago (?) vicino ad una Mercorella

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Lycnis a destra e Mercurialis in alto a sinistra

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Presso il cartello Borrago, Mercurella ed erba da classificare

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All’altezza del P. San Domenico, sul basso argine del podere dove da poco hanno piantato cipressetti toscani ‘affilati’,  ho fotografato, una piantina che sta rifiorendo, con alcuni frutti verdastri a grappoli, rotondi di circa mezzo cm; all’aspetto e dal fiorellino mi è sembrata un erba Morella un po’ sciupata (i frutti della Morella, se ben ricordo, sono neri). Si richiedono approfondimenti.

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Oggi purtroppo (9 ott.) hanno rincalzato i cipressetti eliminanto le piantine!

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Oggi 4 Novembre nel tratto di via del poderino, subito sotto strada, vicino alla rete del campo sportivo, ho fatto fotografato una rosetta di Borragine rinata (?) e un’altra  a foglie larghe da individuare, forse di una Lunaria annua o Medaglioni del Papa (Cristina).

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Insieme alla rosetta di base  a lamine ovate si notano: a sinistra in basso Il Chenopodium album fiorito (Farinaccio), La Mercurialis (Mercurella), tracce di erba di campo e in alto una specie di ”liana’ strisciante ….ed altro

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Insieme alla rosetta forse di Borago officinalis (?), in basso di notano foglie di malva, a destra in alto si intravede la Mercurella e più al centro un ciuffo  un po’ sbiadito di Ballota nigra (Marrubio fedido)…..ed altro

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Probabile rosetta basale con foglie a cuore tendenzialmente triangolari astate forse di Lunaria annua o rediviva insieme in alto con la Mercurella circondata da una specie di ‘liana’ strisciante…ed altro. Se sviluppa vedremo.

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Pianticelle di menta al Ponso

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Menta al bordo strada e dietro Ballotta al ponso

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Oggi 10 ott. ho posto un indicatore in lega di alluminio, a 4-5 metri dal secondo ingresso al P. Sant’Anna, sull’argine fra i cipressi, per indicare un mazzetto ancora in fiore (ancora per poco) di Galatelle (Aster linòrysis, Astro spilla d’oro). Intanto si è interrotta la discussione sulle piantine fotografate pochi giorni fa in via del Poderino,  sotto strada vicino alla rete dello stadio: è stato rasato il prato sopra il campo sportivo! AD MAIORA.

DA SISTEMARE E DA CONTINUARE…..NELLA PARTE SECONDA

USO DELLA COSTA LIVORNESE: SVILUPPO PORTUALE E CONFLITTI del dott. prof. Paolo Ghelardoni

GHELARDONI PROF PAOLO_ BREVE CURRICULUM1

USI DELLA COSTA (1) LIVORNESE in PDF

SVILUPPO PORTUALE E CONFLITTI D’USO DEL TERRITORIO COSTIERO: IL CASO LIVORNESE

Dott. Prof. Paolo Ghelardoni

Il contributo prende in esame l’evoluzione recente del porto di Livorno, con le trasformazioni strutturali del retroterra immediato e dei traffici, e le interazioni con il quadro di usi del territorio costiero per effetto del processo di trasformazione economica dell’area. Questo territorio, oggetto dell’indagine, è una parte consistente di quella che nei discorsi politici pisani e livornesi viene denominata « area vasta» per la quale si indica da tempo la necessità di un coordinamento interprovinciale per la complementarietà economica e funzionale che presenta e per la composizione professionale tipicamente « urbana»; area che è stata più volte oggetto di studio da parte di geografi pisani (Da Pozzo, p.635).

Appartenendo questo territorio all’area mediterranea, la conservazione ambientale si inserisce nel sistema come una componente essenziale per la salvaguardia del patrimonio naturale e per la utilizzazione razionale delle risorse e rappresenta il punto di incontro fra i sistemi culturali ed economico-sociali da un lato e i sistemi naturali dall’altro. Nel nostro mare, dove lo sviluppo delle attività produttive è in costante aumento, questa concezione si confronta, talvolta anche aspramente, con l’esigenza di mantenere inalterato il patrimonio naturale e di utilizzare le risorse in maniera equilibrata senza pregiudicare la loro disponibilità per le esigenze future. Essa è il fondamento di Agenda 21, il piano di azione messo a punto nell’ambito del congresso sulla situazione ambientale del pianeta organizzato nel 1992 dall’ONU a Rio de Janeiro, che evidenzia la necessità di conciliare le esigenze della conservazione degli oceani e della fascia costiera con quello dello sviluppo delle attività produttive (Cognetti, 1999).

La costa comprendente la città di Livorno e le aree adiacenti sia a nord che a sud è fortemente condizionata dalle attività portuali che, per l’espansione dei traffici, determinano conflitti per l’uso del territorio.

La zona costiera nord, dove il confine provinciale corre quasi a immediato contatto con la città, a partire dal Calambrone è interessata da spiagge di larga frequentazione balneare tuttavia interessate da fenomeni erosivi; a qualche km all’interno, l’Arnaccio, lo Scolmatore di piena dell’Arno e altri fossi connotano una piana a quote di pochi metri al di sopra del livello del mare con estesi residui di paludi, utilizzata comunque dall’insediamento di un interporto.

L’affaccio marittimo dell’area urbana di Livorno per la metà settentrionale riguarda le strutture portuali, mentre la parte sud alterna strutture cittadine di loisirs, balneari, dell’Accademia Navale, di porticcioli turistici.

Il porto di Livorno, di sviluppo plurisecolare, multifunzionale, è dotato di punti di accosto per navi mercantili, porta-containers e navi miste, che procurano un traffico merci che lo pone ai primi posti nella classifica dei porti italiani; il porto registra anche un consistente traffico passeggeri per le isole del Tirreno e un rilevante scalo di croceristi.

Negli anni recenti, nella serrata contesa tra compagnie di navigazione per acquisire crescenti volumi di traffico containerizzato e nella guerra di tariffe tra i porti e tra gli operatori del traffico feeder, il porto di Livorno si situa al 5° o al 6° posto per numero di teu movimentati.

Come è accaduto in altre città portuali (Hoyle et Al.,1988) anche a Livorno si sono verificati mutamenti nei rapporti tra la città e il porto; per lunghi periodi l’espansione dei traffici portuali ha adattato alle proprie esigenze lo sviluppo della città, giustificato dalla consistente forza lavoro impiegata, dalle varie attività complementari, dall’adeguamento delle infrastrutture e delle comunicazioni. L’aumento del traffico dei contenitori ha portato maggiore ricchezza, ma essendo sempre più «capital intensive», richiede sempre maggiori spazi, più automazione e organizzazione, ma caduta di occupazione. Alcune strutture legate al porto sono state localizzate in aree periferiche della città usufruendo della disponibilità di maggiori spazi per la movimentazione delle merci, per motivazioni ambientali, per consentire una migliore qualità della vita urbana. L’allontanamento di strutture industriali dal porto ha anche determinato l’esigenza di attivare processi di recupero delle aree dismesse dall’industria, rivitalizzandole e trasformandole in sedi di attività commerciali, ricreative, ricettive tanto da conferire una dimensione di nuovo quartiere urbano al fronte mare, che sfrutta anche la sua vicinanza al centro storico; anche Livorno sta trasformandosi da «città portuale» a « città con un porto» (Soriani, 1998). Come frequentemente si è verificato in molte città portuali, anche qui si è sviluppato il nuovo «waterfront». « La componente più impattante della struttura portuale si trasferisce in siti adiacenti che offrono più mare e più terra; soprattutto maggiori fondali da destinare alle grandi navi e più terra da utilizzare per le operazioni di stoccaggio e movimentazione delle merci… Trasferita fuori dal tessuto urbano l’attività commerciale pesante, il porto storico acquisisce la dimensione di nuovo porto cittadino….piazza centrale, luogo d’incontro e catalizzatore di eventi culturali e turistici di un’area urbana che con il mare interagisce e crea sinergie. Si realizza pertanto un sistema urbano costiero in cui città e sistema portuale ricavano un reciproco vantaggio ed una comune identità in grado di suscitare un’associazione di immagine per cui l’una evoca inevitabilmente l’altro e viceversa» (Greco,p.13).

I traffici recenti del porto di Livorno.

Se prendiamo come riferimento i dati del traffico containers nei porti italiani vediamo che Livorno nel 2005 con una movimentazione complessiva di 658.506 teus si trovava al 5° posto dei porti italiani dopo Gioia Tauro, Genova, La Spezia e Taranto e precedendo Cagliari. Nel 2007 il porto toscano, che è essenzialmente un porto di destinazione finale, essendo contenuta l’attività di trasbordo, ha compiuto un balzo notevole toccando i 745.557 teus superando Cagliari in consistente diminuzione ed avvicinandosi a Taranto in lieve flessione, contribuendo al complessivo incremento del traffico container italiano che nel 2007 ha superato i 10 milioni di teus. I trasbordi dei container costituiscono il 10% della movimentazione complessiva.(CCIA, 2008,p.159). Nel 2008 si è avuto un ulteriore incremento fino a raggiungere quota 778.864 teus (Aut.Port.Liv.,I traffici del porto di Livorno. Genn.Dic.2008.Gab.Presidenza).

Per quanto riguarda il movimento merci allo sbarco si è passati da 15.941.000 tons del 2000 ai 20.497.219 del 2008, mentre all’imbarco si è passati rispettivamente da 8.641.000 a 13.532.151 del 2008 (l’unico porto con trend positivo dell’Alto Tirreno), quindi con un aumento totale da 24.583.000 a 34.029.370 del 2008. I principali aumenti percentuali hanno riguardato le merci su rotabili e Ro-Ro, dovute allo sviluppo delle Autostrade del mare, seguite da merci in colli e numero, determinato da prodotti forestali, cellulosa e pasta per carta , poi merci in contenitore. Nel porto di Livorno si genera anche un notevole movimento di auto nuove allo sbarco (al primo posto in Italia) per lo più di marca coreana, giapponese e francese e all’imbarco di auto Fiat, anche se si è registrata una diminuzione del 28% nel 2008.

Le principali direttrici del traffico containerizzato del porto di Livorno riguardano il Nord America Atlantico per il 26,64 %, recentemente in diminuzione, l’Estremo Oriente per il 14,25% che ha raddoppiato per l’exploit della Cina (11), il Sud America Atlantico per il 14,04%, con il principale apporto del Brasile, seguite da Italia e poi Africa Occidentale con valori entrambi poco superiori all’8 %.(CCIA ,2008,p.162)

Il suo retroterra è costituito principalmente dalla Toscana, seguita dalle Marche, poi dall’Emilia Romagna e dal Veneto.

Mentre le rinfuse liquide sono merci povere che riforniscono gli impianti petroliferi vicini al porto, crescono negli ultimi anni i prodotti forestali e la cellulosa (provenienti in buona parte dal Cile) destinati soprattutto alle cartiere lucchesi; per l’export le piastrelle in contenitore arrivano in treno dall’Emilia. Da notare l’aumento degli autoveicoli arrivati che dà a Livorno il primato italiano e che, da pochi anni, vengono avviati al parco del Faldo. In pratica questo porto si qualifica come «gateway» della Toscana.

Forte sviluppo recente registra il movimento passeggeri. Per il traffico dei traghetti Livorno è collegato con Bastia, con Cagliari, con Olbia, con Golfo Aranci, nel periodo estivo con Tunisi, mentre la Toremar fornisce un servizio giornaliero con le isole dell’Arcipelago Toscano, essenzialmente con Capraia e Gorgona.

Il totale dei passeggeri annui di questo settore da 1.251.000 nel 1997 è salito ai 2.308.684 del 2006 con la consueta forte stagionalità con un periodo di affollamento tra giugno e settembre ed oltre un quarto concentrato nell’agosto; con un lieve incremento nel 2008 si sono raggiunte le 2.329.921 unità.

Il traffico delle crociere, sia come navi che come passeggeri, registra un trend in continua crescita; dal 2003 le navi crociera attraccate a Livorno sono passate da 316 a 565 nel 2008, mentre i passeggeri sono saliti nello stesso periodo da 363 mila agli 830 mila; caratteristica di questo movimento passeggeri è una tipica destagionalizzazione in quanto nei mesi da maggio a ottobre il numero dei passeggeri arrivati si differenzia di poco. (CCIA, 2008, p.168). Nel settembre 2008 è stato inaugurato il molo Italia che facilita l’attracco di navi da crociera giganti come la Indipendence of the Seas della Royal Caribbean (www.portolivorno2000.it).

Problemi e ipotesi di soluzione.

Il gigantismo navale che caratterizza il mercato dei contenitori chiede maggiori fondali, l’intermodalità chiede più spazi e più efficienti connessioni, chiede anche servizi integrati da cui l’importanza dell’informatica. Ne emerge come la pianificazione richieda un processo qualitativo importante recepito nelle valutazioni della Regione Toscana, che a più riprese ha sottolineato l’importanza di alcuni problemi che condizionano l’attività portuale, vale a dire: i (relativamente) bassi fondali, in pochi casi sui 13 metri (mentre nei principali porti concorrenti si va per i 15 m. o addirittura 16); i limitati spazi di piazzale; gli uffici e le strutture pubbliche inerenti lo scalo marittimo dispersi in varie zone del porto e della città; l’insufficienza della comunicazione informatica tra i vari soggetti; la carenza di pianificazione per il miglioramento di servizi e di procedure.(Regione Toscana,P.I.T.).

Una soluzione di razionalizzazione portuale potrebbe consistere nel trasferire alcuni servizi all’Interporto «A. Vespucci» di Guasticce, (22) già utilizzato da alcuni terminalisti. E’ in via di completamento tra gli altri il terminal per le Autostrade del Mare che si propone di realizzare un network che unisca i collegamenti marittimi tra Spagna e Livorno con quelli ferroviari e autostradali con Ancona e gli altri scali dell’Adriatico con proiezione verso l’Est Europa. Tuttavia restano da considerare i costi delle rotture di carico dal porto fino a questa nuova struttura situata a 6 km, collegata alla rete ferroviaria con la stazione di Collesalvetti, con due diversi ingressi alla superstrada Livorno-Firenze. (CCIA,2009,p.76). Struttura che si trova nel comune di Collesalvetti, posto ai margini della pianura pisana, comune cintura, sempre più coinvolto nei processi di decentramento urbano della città di Livorno, come dimostrano le molte strutture commerciali della grande distribuzione vicino al centro urbano e il forte decentramento residenziale originato da Livorno (Macchia, 2004,p.76).

E’ prevista ed auspicata dalla Regione Toscana la possibilità di rendere navigabile lo Scolmatore di Piena dell’Arno (che va da Pontedera al mare) dal porto di Livorno all’interporto Vespucci e al vicino autoparco del Faldo. La via d’acqua è prevista di una larghezza di 40 metri ed una profondità di 3,5 m con inizio dei lavori nel 2010 (Il Tirreno 3.07.09,p.III).

La navigabilità dello Scolmatore fino alla sua foce, opportunamente ampliata, faciliterebbe lo sbocco diretto in mare del Canale dei Navicelli (che attualmente si inserisce nella Darsena Toscana del porto di Livorno). Questa via d’acqua di 16 km termina nella Darsena della vicina città di Pisa alla periferia sud-ovest di questa, lungo la statale Aurelia, dove si sta realizzando un consistente polo della Nautica, già presente con una decina di cantieri in ulteriore ampliamento. Mediante la prevista apertura dell’incile (sbocco) in Arno si realizzerà un collegamento con i numerosi

cantieri nautici e rimessaggi disseminati lungo la riva sinistra del fiume e il costruendo porto di Pisa a Boccadarno, un vero e proprio circuito nautico.

In effetti gli enti pubblici pisani considerano la nautica un settore strategico importante, assieme a quelli del cuoio, della pelle e del mobilio. E la Regione Toscana ha disposto un finanziamento consistente per dragare e rendere sicura la navigabilità del canale, tanto più che a metà del suo percorso è sorto un cantiere per grandi yachts che registra un certo successo. (Il Tirreno,8.11.2009,Pisa,p.III).

Contiguo all’interporto, ad immediato contatto a sud, la Società Porto Industriale di Livorno sta promuovendo il Parco Industriale di Guasticce su un’area di 500 mila mq, comprendente anche lo stabilimento dismesso della CMF. Qui oltre 20 imprese operano nei settori della componentistica auto, meccanica di precisione, riparazione mezzi di trasporto pubblico, logistica integrata, ecc. (CCIA,2009, p.13). Ne è previsto l’ulteriore ampliamento da ambo i lati della strada statale «delle colline» di cui verrà raddoppiata la carreggiata.

A soli 9 km dai moli del porto è localizzato l’autoparco Autotrade & Logistics del Gruppo Koelliker, meglio conosciuto come «Faldo», nato con una nuova concezione della logistica «docks to door» per gestire le auto (prevalentemente giapponesi e coreane) dalle banchine portuali alla consegna. L’area di 700 mila mq è situata nel comune di Collesalvetti tra la via Emilia e la ferrovia per Cecina; dispone di una pista per collaudare le auto, di una officina di trasformazione dedicata al montaggio degli accessori e di un reparto per la diagnostica di precisione. Un complesso capace di preparare circa 1000 auto al giorno, prossimo ad un ingresso dell’autostrada Genova-Rosignano.(Gazzetta Marittima,Quaderni,aprile,2008). In previsione di gestire anche l’arrivo di auto cinesi, l’autoparco si appresta ad utilizzare anche la rimanente area a nord fino al confine col comune di Cascina ed è in trattativa con questo per ampliare ulteriormente la superficie di utilizzo.

Dati i difficili condizionamenti spaziali, per le esigenze di nuove infrastrutture e per rendere queste più efficienti e competitive e quindi integrate, è necessario strutturare risposte di sistema. Questa necessità sembra essere stata recepita dalla Regione Toscana nel suo Piano di Indirizzo Territoriale (2005).

Anche il Masterplan dei Porti Toscani, redatto nel 2007, nelle sue implicazioni economiche e nelle sue previsioni valuta positivamente i seguenti interventi: la realizzazione di un edificio (Cargo Village) Terminal merci all’aeroporto di Pisa, collegato direttamente con una bretella al Canale dei Navicelli; il potenziamento della navigabilità di questa idrovia con l’ulteriore insediamento di aree industriali presso le rive; il completamento dell’Interporto Vespucci mediante nuovi finanziamenti della Regione Toscana.

Per il porto di Livorno sono in via di reperimento i finanziamenti per la realizzazione della Piattaforma Europa, mentre si stanno realizzando da parte dell’Autorità portuale le opere connesse alla Porta a Mare; per ciò che attiene alle infrastrutture sono in fase di studio i complessi collegamenti ferroviari fra la Darsena Toscana e gli impianti dell’hinterland, i completamenti autostradali intorno a Livorno e la navigabilità dello Scolmatore d’Arno dal porto a Pontedera.

Inoltre nel novembre 2008 è stato firmato un protocollo tra l’Autorità Portuale e l’Agenzia delle Dogane per la Toscana per la sperimentazione della procedura di pre-claring nel porto di Livorno. (33)

Conflitti tra usi dello spazio costiero.

Se in passato la presenza di un porto importante esercitava una funzione economica quasi esclusiva su una data area costiera, oggi il notevole numero di attività esercitate nella città portuale e nell’hinterland genera un consistente conflitto di utilizzazioni.

L’accresciuta separazione tra l’attività portuale e la città, porta quest’ultima a rimpossessarsi del waterfront per utilizzarlo a scopi di loisirs, di socializzazione, di godimento del paesaggio costiero; con il porto che tende a separarsi, ad allontanarsi dalla città alla ricerca di nuovi e più ampi spazi. La riutilizzazione delle aree portuali dismesse diventa quindi un’opportunità strategica per la valorizzazione della città.

D’altra parte la necessità di accelerare l’inoltro e la spedizione delle merci e dei passeggeri e di trattenere il minor tempo possibile le navi nel porto ha portato alla realizzazione di moderne infrastrutture di collegamento tra questo e la regione circostante; quindi consumo di spazio retroportuale per strade ed autostrade e per infrastrutture ricettive e di servizio alle merci. Ove è stato possibile, come abbiamo visto, sono stati allontanati magazzini e depositi di materie prime, anche per diminuire l’inquinamento e la pericolosità di certe lavorazioni, con conseguente consumo di altro spazio. Si sono separati gli accosti riservati alle merci da quelli per navi da crociera e traghetti.

Nell’area urbana livornese, si sono riservati il vecchio porto Mediceo e gli accosti più vicini alla città alle linee dei traghetti per le isole e per i croceristi, ampliando progressivamente il waterfront, con poche interruzioni, verso la costa sud dove esso continua con le ampie aree dei giardini e della terrazza Mascagni, affollate di bar e ristoranti, proseguendo con le contigue strutture dei «bagni storici» fino alla terrazza dell’Ardenza e oltre con alcuni porticcioli turistici, con la sola interruzione dell’area riservata all’Accademia Navale.

In quest’ampia fascia di fronte mare si è registrato di recente sia l’ammodernamento dell’Acquario «Cestoni» (da completare nel 2010), sia il trasferimento del Centro Interuniversitario di Biologia Marina allo Scoglio della Regina, dove pure si è insediato il Centro di Ricerca sulle Tecnologie per il mare e la Robotica Marina (cui partecipano la Scuola Superiore di S.Anna di Pisa, il Comune di Livorno e la Regione Toscana), strutture ambedue affacciate sul mare, a cui si può aggiungere la ristrutturazione dello storico Hotel Palazzo (5 stelle). Il tutto ha generato una spinta all’utilizzo del waterfront in senso ludico e alla sua riappropriazione da parte della città. (44)

Il paesaggio del waterfront di Livorno risente di una risoluzione presa anni or sono fra Autorità Portuale e Comune di Livorno, quando furono cedute a quest’ultimo le competenze sul Demanio Marittimo per le attività turistiche.

In tal modo il Comune ha potuto progettare nel nuovo Piano Strutturale (1997) il complesso denominato della Porta a Terra, consentendo che le aree tra la Fortezza Vecchia e la Darsena Nuova fossero interessate da un paesaggio urbano e portuale caratteristico con la trasformazione dello storico Cantiere Orlando nel cantiere Azimut Benetti, leader mondiale nella produzione di grandi yacht, e realizzando un nuovo porto turistico con 600 posti barca corredato di residenze, strutture turistico-alberghiere, attività commerciali e terziarie, con una piazza urbana attraversata da un canale navigabile; un progetto da completarsi in una decina di anni, ma già ben avviato. (CCIA,2008,p13).

Per quanto riguarda la UTOE (Unità territoriale organica elementare) 4c19-Stazione Marittima, comprendente l’area tra il bacino Firenze e la Fortezza Vecchia, per essa è stato elaborato dall’Autorità Portuale un progetto «Waterfront» che prevede la realizzazione della Nuova Stazione Marittima, una nuova strada urbana parallela alle mura, uffici pubblici e privati, un complesso alberghiero, la trasformazione in isola della Fortezza Vecchia, ampi parcheggi e verde urbano (Porto di Livorno,Business Plan,aprile 2000).

Alcune delle strutture del territorio che stiamo esaminando hanno interessato e stanno interessando delicati equilibri geomorfologici ed ambientali. L’Interporto di Guasticce è stato realizzato in un’area paludosa (denominata Padule del Mortaiolo); questo ha richiesto massicci riempimenti di inerti prelevati nell’area di Collesalvetti e profonde palificazioni per insediarvi le costruzioni.

L’opera di grande infrastrutturazione prevista dal nuovo Piano Regolatore Portuale di Livorno, denominata «Piattaforma Europa», esterna al porto, consisterà in due grandi terminal, uno per container e l’altro per Ro-Ro e panamax con all’interno un bacino con banchine di 1100m, mentre nella parte nord, protetto da una nuova grande diga che si protenderà per oltre 2.000 m all’esterno, sarà portato a sfociare in mare il Canale dei Navicelli; in tutta l’area i bacini saranno dragati fino a -16.(La Gazzetta Marittima, Quaderni, ottobre 2009). Se questa realizzazione dovrebbe risolvere il problema dell’attuale carenza di spazio sulle banchine per poter accogliere un gran numero di container (Autorità Portuale di Livorno, POT 2007-2009), devono essere risolti problemi di inquinamento per l’utilizzo dei fanghi prelevati dal dragaggio dei fondali del Canale Industriale e della Darsena Toscana (oltre a fanghi provenienti dal porto di La Spezia); inoltre questa realizzazione sta provocando, in conseguenza del cospicuo ampliamento verso il mare, cambiamenti nelle correnti costiere con fenomeni di erosione a nord sulle spiagge di Tirrenia, e in particolare in quelle del Calambrone, dove il processo erosivo degli ultimi anni (superiore anche ai 4 metri) ha provocato il crollo delle strutture di alcuni stabilimenti balneari (PIT 2005-2010,p.8).

.Il Litorale Pisano, tra la foce dell’Arno e il Calambrone, accoglie ogni anno quasi 300 mila turisti con circa 800 mila presenze (www.comunediPisa/piano strategico/materiale/rapporto 3).

La navigabilità dello Scolmatore d’Arno con foce comune con il Canale dei Navicelli eviterà che i natanti utilizzatori di quest’ultimo creino disagi, inquinamento e interramento nelle darsene del porto di Livorno.

La già approvata costruzione del rigassificatore di gas naturale liquefatto (OLT Offshore LNG Toscana), con una capacità massima di rigassificazione di 3 miliardi di mc di gas annui, autorizzata con decreto della Regione Toscana del 23.02.2006, poco al largo delle spiagge di Tirrenia, genera un evidente conflitto tra usi turistici ed usi energetici di notevole impatto visivo e di sicurezza e suscita forti opposizioni nelle popolazioni di questi centri costieri affacciati sull’area del «Santuario per i mammiferi marini», area marina protetta, regolata da un Accordo internazionale entrato in vigore il 20.03.02.(55). Si deve tener conto inoltre che lo Scolmatore d’Arno delimita a sud il Parco Regionale Migliarino-San Rossore-Massaciuccoli e che poco al largo di Livorno si trova l’Area Marina Protetta «Secche della Meloria». Inoltre in foce d’Arno, come abbiamo detto, è in costruzione il porto turistico di Marina di Pisa con la capacità di ospitare 475 imbarcazioni, oltre ad infrastrutture residenziali, ricettive e commerciali; progetto, che ha il compito di riqualificare l’area prima occupata da un’azienda metalmeccanica, oggetto di attenzione da parte di associazioni ambientalistiche.

Conclusioni

Quindi nello spazio costiero livornese e per pochi km all’interno si generano una serie di conflitti d’uso per la presenza di attività portuali, urbane, turistiche, industriali e dei trasporti, con criticità ambientali dovute a inquinamento industriale, atmosferico, acustico, da portualità, da rifiuti speciali.

I porti della Toscana (Livorno in particolare, ma in minor misura anche Piombino e Massa Carrara) trovandosi nel Mediterraneo occidentale hanno usufruito dell’aumento di traffico verificatosi in anni recenti in questo bacino per trovarsi in un’area di crocevia di direttrici commerciali in continua crescita, particolarmente favorevoli al trasporto marittimo a corto raggio. Tuttavia il traffico di ogni singolo porto dipende dalla disponibilità di collegamenti funzionali col proprio retroterra. Questi scali della Toscana servono un hinterland regionale, ma Livorno anche un traffico interregionale; e nel traffico containerizzato, che nel 2007 ha riguardato il 22,3% del suo traffico totale, ha linee di ambito mediterraneo (Short Sea Shipping), anche se non mancano collegamenti a livello intercontinentale.

Essendo uno scalo medio il principale porto toscano ha alcuni elementi di vantaggio come una maggiore flessibilità operativa e specializzazione su mercati di nicchia (carta , legnami, alimentari, auto ecc.), che danno più reddito di quelli containerizzati.

Livorno subisce le direttive (molto variabili a seconda delle mutevoli condizioni di costi, tariffe,ecc.) degli operatori logistici che promuovono le linee di navigazione, ma il recente sviluppo del trasporto marittimo a corto raggio potrebbe ridargli vigore, perchè il processo di globalizzazione tra l’altro ha portato a porre l’attenzione ai temi dello sviluppo regionale. E questo tipo di porto può esser visto come espressione di un bisogno e di una visione regionale che si fa via via più complessa e che deve definire un sistema logistico fatto di nodi, di infrastrutture, di servizi efficienti, di modi di comunicare che favoriscano competitività e cooperazione.(Soriani,2002, p.47). Ne potrebbe derivare anche una maggiore capacità di integrare pianificazione portuale e regionale.

Ricordiamo che in questo territorio il porto di Livorno, l’aeroporto internazionale di Pisa, l’interporto Vespucci (in via di completamento), l’area del Parco Industriale di Guasticce (con vari servizi alle imprese), a cui può aggiungersi l’autoparco del Faldo, sono una formidabile piattaforma logistica costiera in grado di attirare una grande quantità di merci di ogni genere.(Eurispes,2003,p.149).

E non mancano le possibilità di un futuro migliore per il porto di Livorno, che comprimendo alcuni costi, aumentando la lunghezza delle banchine, migliorando le infrastrutture (in particolare le connessioni terra-mare che sono strozzate) potrebbe arrivare, a giudizio ottimistico di alcuni operatori, quasi ai 3 milioni di teus. Dovrebbe però collegarsi direttamente per ferrovia con le linee per Firenze, Genova, Roma e Milano, portare a 16 metri i fondali e completare la Darsena Europa. (www.portodilivorno.it/16.05.07) e attivare la collaborazione con l’interporto di Bologna per «guardare all’Europa orientale», agganciandosi al Corridoio V (da Lione a Kiev); anche perché un maggior utilizzo del mezzo ferroviario ridurrebbe sia i costi che l’inquinamento ambientale.

Nelle prospettive del Piano Operativo Triennale, presentato dal presidente della Port Authority, il porto di Livorno si basa sul concetto innovativo de «i porti nel porto», cioè un insieme di realtà distinte a seconda della loro destinazione d’uso, ma unite in un disegno unico ed organico, quindi con un ampio spettro di finalità, come uno scalo multiproposta e non solo per containers, (ma anche … forestale, agroalimentare, passeggeri, per le autostrade del mare (66)…..) favorendo anche un miglior sistema di gestione ambientale, con offerte compensative quali la rinaturalizzazione di alcune aree e il restauro di alcune infrastrutture portuali obsolete.

Da questo punto di vista si segnala la buona interazione tra città e porto definita dall’Accordo di programma intervenuto tra Autorità Portuale e Comune di Livorno (già ricordato), per cui il Piano Regolatore Portuale mediante Variante ha recepito la pianificazione del Piano Strutturale comunale per l’area del waterfront denominata «Porta a Mare». Quindi si adotteranno soluzioni «adeguate per integrare funzioni cittadine, penetrate in questa area portuale, con le funzioni portuali del porto passeggeri». (77)

Nell’ottobre 2009, come abbiamo già detto, è stato presentato il Nuovo Piano Regolatore del Porto imperniato sullo sviluppo a mare, con una doppia imboccatura, consistenti dragaggi e soprattutto la Piattaforma Europa di un milione di mq e 5 km di banchine (www.portolivorno.com/3679).

Rimane qualche perplessità per l’insieme di realizzazioni che si stanno completando e progettando nel retroterra immediato di Livorno per le consistenti trasformazioni territoriali che queste comportano, che oltretutto devono far fronte alle incognite della attuale crisi globale. Vi è il rischio consistente che cospicui lavori intrapresi rimangano incompleti per difficoltà economiche generando le consuete cattedrali nel deserto. Sarebbe opportuno concentrarsi nel completamento di poche opere di sicuro finanziamento per non lasciare grosse ferite sul territorio difficilmente rimarginabili, quali, ad esempio; la realizzazione del vitale collegamento diretto per ferrovia con la Pisa-Roma; incrementare la funzionalità dell’Interporto Vespucci trasformandolo in un distripark (funzionale è il progetto di navigabilità dello Scolmatore d’Arno, in quanto, con lieve incremento del finanziamento per il necessario dragaggio, l’interporto avrà banchine che ne incrementeranno l’intermodalità; il collegamento ferroviario, attualmente solo con Livorno, sarà presto completato fino a Collesalvetti); continuare il processo di sburocratizzazione delle pratiche amministrative per accelerare la movimentazione delle merci, particolarmente necessaria per sviluppare le Autostrade del mare; migliorare ulteriormente l’accessibilità alla banchine nei riguardi del traffico passeggeri; arrestare l’eccessivo consumo di territorio nel comune di Collesalvetti.

A seguito della crisi recente si manifestano preoccupazioni per la marcata deindustrializzazione dell’area livornese (già notevolmente penalizzata per la chiusura di imprese a partecipazione statale) e per la questione logistica; per quest’ultima si fa notare che, pur realizzando la Darsena Europa e quindi potendo accogliere anche un milione o più di container, sarebbe estremamente vitale ristrutturare profondamente i collegamenti ferroviari all’alta velocità-alta capacità di Firenze, attualmente molto deficitari, dato che si riesce ad inviare nel capoluogo toscano solo poche centinaia di teu al giorno (Centro Studi, news 2009), mentre il progetto TiBre (Tirreno-Brennero attraverso la ferrovia Pontremolese) è fermo.

In conclusione quest’area presenta come punti di forza: presenza di potenzialità turistiche capaci di esercitare una notevole forza di attrazione; una indubbia identità territoriale data dal porto di Livorno e dall’aeroporto di Pisa, infrastrutture quindi di rilevante importanza; ampie risorse ambientali naturalistiche quali il Parco regionale di Migliarino- San Rossore e il Santuario dei Cetacei; risorse culturali e artistiche; una buona coesione sociale; un approccio sistemico regionale con forti interazioni tra comuni, province e regione; nuclei consistenti di imprese esportatrici; lunga tradizione di attività legate al mare, con una buona posizione del porto rispetto al retroterra economico-produttivo. Ha tuttavia anche dei punti di debolezza , quali una certa fragilità nell’assetto idrogeologico; indaguatezza delle reti infrastrutturali e delle comunicazioni, con estrema lentezza nella realizzazione dei progetti presentati e ritenuti di estrema necessità; una criticità del sistema delle imprese, spesso di provenienza extraregionale, eredità delle ex partecipazioni statali; lo scarso controllo sulle compagnie che gestiscono il traffico containers e, specificamente per il porto, fondali di media profondità e un certo ritardo nella dotazione di infrastrutture tecnologiche.

Poi insieme alle opportunità dovute ad una maggiore attenzione alla qualità della vita, sempre più richiesta ed a cui si sta rispondendo con la valorizzazione del waterfront, vi è la presenza della gestione dei servizi da parte della Regione Toscana che porta anche ad una coesione politica territoriale tra i vari attori (Regione, Province, Comuni, Autorità Portuale); miglioramento in atto delle banchine e dell’accessibilità da terra e completamento dell’Interporto; inoltre vi è un buon inserimento delle emergenze storico architettoniche locali nei circuiti internazionali del turismo. Ma sono presenti anche delle minacce, dovute alla crisi recente, che ha fatto registrare una consistente diminuzione dei traffici portuali e un forte ridimensionamento delle imprese della nautica, e non è da trascurare la protesta ambientalista su alcune decisioni importanti quali la localizzazione del rigassificatore; particolarmente minacciosa è poi la crescita degli altri porti liguri e tirrenici e soprattutto spagnoli nel Mediterraneo occidentale, più competitivi per le politiche portuali più pronte e più incisive rispetto a quelle italiane.

Dopo essere stato il porto italiano antesignano nel traffico container, Livorno ha via via ceduto il primato ad altri porti più pronti a recepire le innovazioni, più dinamici nella politica di conquistare i mercati. In passato non si è creduto a sufficienza alle opportunità insite nell’Area Vasta, a iniziative da mettere in campo superando le lotte di campanile tra Livorno e Pisa. Forse si poteva progettare l’ampliamento del porto fino alla Darsena di Pisa lungo il Canale dei Navicelli, in vicinanza dell’aeroporto; spingere di più sull’asse tirrenico (la linea ferroviaria più diretta tra Roma e Milano); far partire più velocemente l’Interporto (magari ubicarlo in un’area meno paludosa e a diretto contatto con la ferrovia tirrenica).

Quest’area costiera toscana costituisce quindi un sistema dotato di una forte complessità nel quale hanno agito in passato remore e ritardi (il «sonno» della progettualità come argomenta Da Pozzo) ed oggi interagiscono i fenomeni costituiti dalla crisi recente e la diversità di interessi dei vari attori pubblici e privati, complicati dalla concorrenza delle compagnie marittime, dalla presenza di infrastrutture non del tutto adeguate alle necessità economiche e dei traffici, da processi esogeni al territorio e da una tendenza alla stesura di progetti di grande portata dei quali ci si limita al finanziamento iniziale; tutto questo su un sistema territoriale fragile.

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PORTO DI LIVORNO: http://www.portodilivorno.it

SOC.SVILUPPO NAVICELLI: http://www.svilupponavicelli.it/iniziative.ht

NOTE

1 Nell’ottobre 2009 è stato stabilito un accordo con la cinese «Cosco» che scalerà il porto di Livorno dal novembre con navi da 5.000 teu di portata (www.portolivorno.com/21.10.2009).

2 L’Interporto Toscano « A.Vespucci» è una Società per Azioni il cui scopo è la progettazione, esecuzione,costruzione e gestione di un centro intermodale. I soci sono 32 comprendenti banche locali, province, comuni dell’Area Vasta, Camere di Commercio, enti pubblici e privati operanti con il porto, con una preminente partecipazione della Regione Toscana, dei comuni di Livorno e di Pisa e dell’Autorità Portuale. E’ previsto il completamento della realizzazione nel 2010 (www.interportotoscano.com).

3 Con tale sistema viene anticipato lo sdoganamento delle merci prima dell’attracco della nave in panchina, snellendo le procedure con tempi più brevi per l’instradamento delle merci in arrivo e un uso più razionale degli spazi portuali (www.informare.it/news del 18.11.2008).

4 A Livorno in linea generale si è ripetuto il modello di B.Hoyle sull’evoluzione delle relazioni città-portoL(LUCIA M.G., Aree portuali e trasformazioni urbane.Milano,Mursia,1994,pp.11-18).

5 L’entrata in esercizio del terminal di rigassificazione di Livorno è prevista per il 2011 da parte del gruppo IRIDE (AMGA genovese e AEM torinese) insieme ai tedeschi di E.on con Surgenia. La nave Golar Frost viene trasformata nei cantieri di Dubai per poi essere posizionata a 22 km dalla costa livornese e collegata con gasdotto sui fondali (Affari e Finanza di La Repubblica.9 febbraio 2009,p.14).

6 Nel prospetto delle Autostrade del mare Livorno presenta collegamenti con i porti di Palermo, Trapani, Catania, Valencia, Barcellona e Tarragona.

7 AUTORITA’ PORTUALE DI LIVORNO, Piano Operativo Triennale 2007-2009, pp.80-81.

LA GEOTERMIA E’ UN’ENERGIA PULITA? E GLI IMPIANTI A “CICLO BINARIO”? Alcuni aspetti del problema e suggerimenti; a cura del tecnico Giovanni Borghetti; post aperto.

IN BREVE: ALCUNI PUNTI FERMI SULLA GEOTERMIA del tecnico Giovanni Borghetti

La geotermia può essere definita un’energia pulita? La risposta non può essere nè sì e né no: dipende dal tipo di fluido geotermico e dipende dal tipo di impianto di sfruttamento. Che cos’è la geotermia? Con geotermia si intende lo sfruttamento del calore, contenuto nei fluidi prelevati dalle profondità della terra. Il calore prelevato dai fluidi geotermici può essere sfruttato tale e quale (vedi teleriscaldamento) oppure trasformato in energia meccanica e quindi, elettrica. Parlando nello specifico di produzione geo-termoelettrica, quali sono i fattori che concorrono a determinare se la geotermia può essere considerata pulita o no? Prima di tutto il tipo di fluido. I fluidi geotermici sono sempre costituiti da acqua e vapore in varie percentuali (titolo del vapore), da gas incondensabili (prevalentemente CO2) e da altri elementi (boro, zolfo, mercurio, arsenico…), in funzione delle rocce attraversate. Relativamente agli inquinanti contenuti nel fluido geotermico non si può fare molto: spesso la soluzione è non realizzare impianti in quelle aree dove i fluidi sono particolarmente inquinati. Oppure, realizzare impianti che abbattono tali inquinanti o che non li usano direttamente per il ciclo di centrale e, quindi, non li mettono in contatto con l’atmosfera. Relativamente agli impianti dove si abbattono le principali sostanze inquinanti, sono ormai diffusi nel mondo, gli impianti di abbattimento dell’Idrogeno Solforato (H2S) che, pur non avendo una riconosciuta pericolosità per la salute e l’ambiente, ha uno sgradevole odore di “uova marce”. ENEL ha dotato le sue centrali geo-termoelettriche di impianti di abbattimento polivalenti, denominati AMIS; tali impianti, concepiti e realizzati da ENEL, riescono ad abbattere, quasi completamente, Mercurio e H2S. Resta l’emissione della CO2, contenente piccolissime quantità di altri gas. Rispetto alla produzione di elettricità mediante combustibili fossili, c’è da dire che la quantità di CO2 prodotta dalla geotermia, a parità di energia prodotta, è molto piccola. Le centrali dotate di torri refrigeranti “ad umido” hanno anche un pennacchio che fuoriesce da tali torri refrigeranti. Anche se tale pennacchio è costituito prevalentemente da vapore acqueo, viene spesso immaginato come fonte di grande inquinamento e, quindi, crea allarme. E anche se è vero che tale pennacchio tende a salire e disperdersi nell’atmosfera, è pur vero che una pur piccola quantità di goccioline di fluido geotermico (drift) viene trascinata e può ricadere nei dintorni dell’impianto. L’adozione di torri refrigeranti del tipo “a secco” può eliminare totalmente il problema.

La soluzione che elimina alla radice qualunque tipo di inquinamento ambientale è basata su impianti a “ciclo binario” dove, dal fluido geotermico, viene soltanto prelevata una parte del calore contenuto e poi reiniettato, con tutti i suoi inquinanti, solidi e gassosi, nella falda profonda, da cui era stato prelevato. Il resto della centrale (circuito secondario) è completamente separato dal circuito geotermico (primario). Questo tipo di impianti permette di sfruttare, entro certi limiti, qualunque fluido geotermico (acqua, vapore, miscele acqua-vapore) e, a fronte di un rendimento termico più basso e costi di investimento maggiori, offre il vantaggio di essere a impatto zero sull’ambiente. Ovviamente, l’impatto dovuto alla presenza dell’impianto, delle strade e linee di trasporto del fluido, nonché delle linee elettriche, dell’impatto dovuto alle fasi di perforazione e montaggio dell’impianto e successive manutenzioni, sono elementi che possono essere minimizzati ma non eliminati.

Chi volesse approfondire la tematica, può trovare su Internet un’ampia trattazione; a titolo indicativo, si riportano i collegamenti a due siti Internet ma, facendo una ricerca, esistono molti altri siti dove trovare notizie sull’argomento.

http://www.unionegeotermica.it/

http://www.geothermalenergy.it/content/home

 

UNA RIFLESSIONE NDC (note del coordinatore: Piero Pistoia)

La reiniezione ad alte profondità della componente gassosa non condensabile, a parte l’energia non trascurabile necessaria per la compressione,  è così facile e scontata, se non vogliamo provocare alcun inquinamento in aria?

Per chiarirci le idee si accettano tutte le risposte e/o altre riflessioni! 
Da inviare (in odt, doc o pdf) all'e-mail:  ao123456789vz@libero.it ovvero pfbianchi@hotmail.com. 

SCORIE DI VITA del dott. Paolo Fidanzi; capitoli a seguitare

SCORIE DI VITA

Un romanzo senza capo nè coda, un centinaio di capitoli senza titolo, scollegati tra di loro e scritti male. (Parodia dell’autobiografia postuma di Mark Twain)

CAPITOLO

Decisi improvvisamente di partecipare al premio, la prima volta che pensavo seriamente di scrivere un romanzo, un piccolo romanzo, qualcosa che almeno assomigliasse a un romanzo, uno di quelli brevi che avevo letto. Non sono un grande lettore di romanzi, no, decisamente sono un lettore di poesia, la sento più forte, mi lega alle cose con maggiore intimità. Penso che sia così perché non riesco a leggere romanzi che non siano scritti con periodi brevi, che siano fulmine e tuono nello stesso tempo, che mi aiutino a sognare e a ricordare. Qualcuno ha detto che non esiste differenza tra sogni e i ricordi, quando appartengono alla stessa persona. E’ difficile distinguere le due realtà.

Dovevo trovare velocemente una storia da raccontare, dare corpo alle vicende, scegliere un incipit semplice ma efficace, fare una premessa, sviluppare una sequenza di immagini e di suoni, di passaggi che potessero contenere gli abbozzi di un esito felice, sicuramente felice, perché a me piacciono le storie che finiscono bene. Dovevo adottare uno stile personale con cui raccontare, magari prendendo a prestito qualcosa di già sperimentato e che subito aveva fatto presa su di me alla prima lettura. Ecco, cominciavo a sentire l’urgenza di procedere spedito senza un filo troppo logico ma secondo il fluire delle parole degli spazi dei contrappunti delle figure e dei colori, secondo il fluire di coscienza dell’Ulisse Joyssiano, delle sfilate improvvise di aggettivi e sostantivi, di avverbi e consonanti e vocali, e ancora tutto quello che sortiva dall’immaginazione. Pensai alla scrittura di Giuseppe Berto, alla sua cadenza incalzante, senza punteggiatura il ritmo tenuto solo dal sali e scendi delle parole in un discorso più o meno comprensibile anche se poco lineare. Pensai che la prima cosa da fare fosse quella di liberarsi dalla paura di essere giudicato. Pensai che avrei potuto usufruire dell’esperienza accumulata nei miei primi cinquantasei anni e che un pittore comincia a dirsi pittore dopo i sessanta anni. Forse anche uno scrittore, o forse no. Dovevo riempire molte pagine,almeno 15000 battute, che messe di seguito dessero il senso di un romanzo. Potevo scegliere davvero se affidarmi più al sentimento o alla ragione, se dare un taglio tecnico, saggistico o lasciar scorrere appunto liberamente gli oggetti e le cose su una specie di scala mobile pronta a calamitare le sensazioni più originali e nascoste al semplice apparire.

Decisi di lasciarmi andare e vennero fuori un paio di pagine tremendamente arruffate, sgrammaticate e incomprensibili, lontane persino al più sperimentale linguaggio poetico:

  • maremma impestata troia della Sitrì possibile che anche stasera non ci sia una notizia buona a questo telegiornale e che non parlino altro che di morti decapitati bruciati di mogli morte ammazzate di figlioli che si drogano che saltano i terrazzi perché vogliono ribellarsi e preferiscono morire e punire i loro genitori e la scuola perché tutti abbiano rimorsi… e sempre la guerra i bimbi che muoiono di fame, gli immigrati, i negri che potrebbero rimanere a casa sua, accidenti a chi non vuol essere razzista e invece lo è più degli altri.
  • e poi via non si può vedere quanto rubano i politici e anche la Corte dei Conti dice che la sanità è malata e non c’è più rimedio per il popolo italiano fatto di ex eroi e parecchi ladri. Una matassa intrugliata insomma, speriamo bene che qualcuno ci tiri fuori dal baratro ma ci credo poco, non ci si capisce più niente. Il senso comune il bene del paese, tutte cose ora vuote di senso, e noi qui a cercare appunto il senso della vita.

Non potevo continuare a scrivere un romanzo in questo modo. Decisamente mancava la storia e poi tutto questo mio arrovellarmi sullo stile era dovuto al fatto che non sapevo scrivere e volevo farlo per forza, chissà quale torto subito avessi voluto compensare. E poi tutto così in fretta con la furia come compagna e il dolore di testa, tutto in una notte come fossi uno scrittore russo, un Dostoewskji delle “memorie del sottosuolo” o di “povera gente”.

Due gatti della ciurma che abita con me Ringo e Stella si addormentarono ai lati del piccolo computer, ignare sentinelle di una prova d’autore improponibile ad un pubblico di lettori relativamente ragionevoli. La speranza era solo di essere capito nel manifestare un dissenso tardivo verso una società alla quale forse non avevo mai aderito completamente ma nella quale mi ero mimetizzato come essere conformista, furbescamente adattato. Il gatto e la gatta continuarono a dormire tutta la notte e al mattino erano comparse oltre cento pagine già scritte. Come se le avessi buttate giù durante il sonno descrivendo sconclusionatamente i più bizzarri e improbabili avvenimenti i più strani paesaggi e specifiche descrizioni d’interni :- i pennelli nel vasetto di vetro spuntavano come fiori il cannocchiale a cinquanta ingrandimenti si reggeva sul treppiedi di latta il vaso cinese in terracotta con i disegni blu era sul tavolo accanto a tanti vasetti di colore acrilico e una pietra di fiume colorata di verde e blu separava un pennello da un vaso bianco pieno di tinta acrilica bianca, un portafotografie con la cornice rossa conteneva la foto di Paolo e Francesca al mare che si baciavano e che dicevano il nostro amore è come musica, un pezzo di un vecchio carillon fatto come un telefono antico era appoggiato a un vaso di terracotta quadrato con tutti i pennelli dentro e qualche penna a sfera, una bottiglia di plastica di acqua minerale era mezza piena e una scatolina Pelikan con l’inchiostro blu per i timbri si vedeva appena apparire dietro la bottiglia. Tre Cd e il telecomando dello stereo facevano ombra alla testa rossa e buonissima della gatta Stella, alla parete davanti al divano c’erano due diplomi di laurea e di specializzazione con le cornici di ciliegio e subito sopra un gancio per un televisore piccolo quasi sospeso in aria e una piantana alta con un cerchio di cartone colorato e pieno di rose a coprire una lampadina sbilenca. Poi c’era una lunga fila di libri che non finiva più.

Questa volta Paolo aveva accettato di fare la mostra di pittura solo per creare consenso alle sue nuove opere. Era consapevole di proporre cose ostiche al grande pubblico, una specie di logo che avrebbe dovuto affermarsi nel tempo. Non erano gli ulivi blu e neppure le marine tirreniche fredde e violacee e neppure i cavalli arruffati lanciati in corse frenetiche. Erano le ombre bianche, qualcosa che si opponeva alle radici scure e forti dei suoi ulivi blu, era la mancanza e l’assenza da riempire a memoria. Qualcosa che teneva nello sfondo l’animo umano corroso e colorato, grattato e sporcato dal tempo e dalle responsabilità. Era il tentativo di mettere un po’ d’ordine attraverso i tratti neri che tracciavano formelle nel quadro. Era un’arte che andava spiegata e indirizzata verso una nuova metafisica. Quegli oggetti del quotidiano, tazzine, bicchieri, bottiglie, vasi e pentolame che Paolo avrebbe voluto stampare sulle stoffe per i modelli delle collezioni di moda di Francesco, camicie borse e scarpe comprese le cravatte, e non aveva ancora sentito il bisogno di dare soddisfazione a quell’arte grezza e vivace, inquieta con i suoi bianchi ma rilassante per i colori. L’arte che Paolo caparbiamente esponeva qua e là per l’Italia, senza successo, quasi inosservata. O giudicata fredda. Se Francesco fosse tornato in Italia, ma sempre più difficile sembrava che questo accadesse avrebbe sicuramente apprezzato il lavoro incessante e potente della fashion director della OVS, una signora splendida e intelligente che oltre a pensare di rivestire persone pienotte aveva anche scelto stoffe semplici e cascanti con colori simil coloniali macchiati di rossi sfocati e suggellati dai baige in ogni rifinitura. E tutto questo a prezzi davvero accessibili. Paolo pensò di informare Francesco e di metterlo in contatto con la OVS a Londra. Chissà se questa possibilità di coniugare l’estro la bellezza e la qualità con un prezzo accessibile alle persone normali, avrebbe interessato l’estroso ragazzo che forse aveva deciso di rimanere a vita a Londra.

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Oggi ho sentito di nuovo il peso dell’impossibilità gravarmi sulla volontà di agire.

Difficoltà varie, da poco superato positivamente il punto di rimbalzo dopo aver toccato il fondo, sento di aver perso terreno sul piano dell’organizzazione del mio lavoro, sento di essere ancora più solo a combattere per una rivoluzione culturale, piccola, ma necessaria per stimolare la crescita dell’informazione e per raggiungere risultati buoni in poco tempo, prima insomma che si vanifichino gli sforzi fatti prima, come se fosse possibile rimandare in aria e più lontana la palla senza che questa dopo una prima spinta tocchi di nuovo terra. Qualcosa nel continuum dell’impegno necessario a raggiungere l’organizzazione idonea per lo svolgimento di un’attività complessa come l’assistenza sanitaria territoriale, si era inceppata. Ma non per caso o per mancanza di un progetto definito, solo per abbandono voluto scientemente da parte di chi il progetto lo aveva accettato e condiviso apparentemente con convinzione ed entusiasmo. Sono stato abbandonato, o forse di proposito portato, nel mezzo di un guado necessario quanto profondo quel tanto da far sparire ogni prova di passaggio umano.

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Dopo almeno due anni di mancanza la neve torna di nascosto, silenziosa e lieve, di notte quando tutti dormono pensare che il giorno si diceva sì, vai ormai non nevica più davvero. E invece è nevicato. Stamani le colline le siepi e gli ulivi erano carichi e gonfi di coltre bianca, i rami piegati che non sembrava possibile quella cosa lieve e bianca pesasse in quel modo tanto da rompere e sfinire rami grossi, con il sole giganti e ora umiliati spossati e molti di loro schiantati e spezzati accasciati al suolo o sopra altri rami più robusti o sopra motorini lasciati all’aperto o sopra automobili incautamente fuori dai garagi, auto di campagna abituate al vento e alle intemperie, e quasi felici di restare al calduccio sotto la neve, pronte a esplodere di sole non appena le nuvole fossero scomparse e i raggi gialli riavessero riacquistato la forza di scaldare quel pezzetto di mondo. Da dopo che a casa e intorno girano i nostri gatti, rossi neri e bianchi e neri e grigi non si è visto più un pettirosso. Sono dispiaciuto e penso che anche quello che si affacciava sul balcone della siepe lungo lungo un ramo sporgente sia stato afferrato da un gatto e sia sparito. Non si vedono neppure le cinciallegre. Comincio a pensare che i gatti se sono troppi spadroneggiano nel loro territorio sia a bassa che a quota media e che rovistano dentro le siepi magari distruggendo i nidi nuovi. Restano solo quelli delle processionarie ma a dire il vero quelli proprio in cima ai rami, inarrivabili. Anche le serpi sono sparite e dell’unica vipera che ho scoperta, seppure ci sia la probabilità che l’abbia uccisa decapitandola o quasi con la pala d’acciaio, non si è visto traccia.

Forse per colpa o merito dei tanti gatti che abbiamo. Ad Andrea garba la neve, le scuole sono chiuse e tutti gli studenti felici si riversano a fare pallate o dormono di più, o fanno oggi centinaia di fotografie al paesaggio e si godono lo straniante clima nevoso. I piccoli polloni d’olivo che ho piantato nei vasi per farne dei bonsai sono rammolliti e solo due penso sopravviveranno, perché erano già attaccati” e avevano messo qualche fogliolina nuova e verde chiaro. Con Andrea s’è spalato la neve per due ore per uscire dalla nostra stradetta in discesa con l’utilitaria. Ci s’aveva le gomme da neve ma questa superava dieci centimetri e s’impantanava tra le ruote e la carrozzeria e faceva zeppa e le ruote giravano a vuoto.

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Effettivamente sono successe varie cose prima che mi tornasse la voglia di scriverle. Sissi per esempio, la gattina nera nana, che non cresce più perchè ha cominciato a seminare semini bianchi dal di dietro come se fosse pollicino, per ritrovare la strada. Ho sentito il veterinario, non ci sono problemi ma una purghetta gliel’ ho data e per tre giorni è rimasta fuori di casa senza che lei ne capisse il motivo. Ogni tanto le facevo le coccole perché non s’impermalisse. Ma in realtà lei cercava solo un po’ di tacchino crudo da mangiare con foga dopo averlo portato fuori tiro dagli altri gatti. OGGI SI E’ CONVINTA CHE LA PINETA FOSSE IL POSTO MIGLIORE PER TRASCORRERE LA GIORNATA. Noncurante dei nidi di processionaria sopra la testa, ben confezionati attorno alle cime dei pini, anche perché di sicuro dalla sua posizione non li vede, di sicuro, scorrazza in lungo e in largo passando e ripassando sopra il piccolo ponte di legno che supera la fossetta di decantazione delle acque che arrivano dall’alto passando, subito dopo la collina di Poggio alle Croci sotto la strada statale 68 che da Siena raggiunge Volterra. Poi si ferma nel piazzale davanti casa e sale sul muretto sotto gli ulivi (c ‘è anche un bonsai di ulivo che devo portare in ambulatorio alla Casa della Salute) dal quale vede è consumata e il legno quasi irreparabile da quanto il vento e il sale marino l’ha torturato. Sissi sa bene di non poterla raggiungere perché intramezzo c’è una specie di fossato che confina dalla parte opposta alla finestra con una ringhiera robusta dalla quale è impossibile spiccare un balzo tale da potermi raggiungere, magari rompendo anche il vetro, senza calcolare bene la distanza e senza avere appoggio necessario. Decisamente, VISTA ANCHE LA PICCOLA STAZZA, NON CI PROVA NEMMENO. MI GUARDA da lontano e ogni tanto si nasconde dietro qualche foglia del leccio peloso che ha fatto una discreta siepe nella longitudine del piazzale più distante dallo studio. Ha piovuto tutta la mattina, poco, come se non piovesse e improvvisamente, da ieri che sembrava primavera, oggi siamo in pieno inverno, come ci ricorda il calendario. E’ domenica e siamo in attesa di sgranare qualcosa di buono, sembra che cuociano in forno due oratelle con le patate. Sissi ha già mangiato e oggi di sicuro dovrà accontentarsi di qualche lisca da spolpare quel tanto che ci rimarrà attaccato.

Ho fatto per la prima volta da mesi una mezz’oretta di ciclette programmata da Silvia e ho preso atto di essere diventato un blocco rigido dal cingolo pelvico in giù. I più elementari esercizi fisici che vengono proposti per stirare i muscoli e sgranchire gli arti sono per me prove disumane e anche molto umilianti. Trascorrere sei sette ore al giorno seduto in posizioni anche sbagliate, così mi dicono, mi ha trasformato in un anguria con piccole gambe anchilosate. Prima di sedermi alla tavola del pranzo mi ascolto qualche brano del nuovo cd di ALLEVI, che per lo meno mi stuzzica la mente. Quella mente che ha detta della moderna Psichiatra, fondata sugli sviluppi delle neuroscienze è sempre più collegata al cervello. Sono sempre più convinto (anche se la convinzione è una finzione ) che tra l’infinitesimamente piccolo e l’infinitesimamente grande non ci siano differenze, come se fossero fotocopie ora ridotte ora aumentate. Ci aiuta in queste riflessioni l’ultimo libretto pubblicato da Adelphi “le sette lezioni di fisica”….di non so quale autore.

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Ho ripreso ad occuparmi di politica in modo serio. Un tentativo probabilmente patetico, oggi come oggi, di riscattare le preponderanti ingiustizie sociali ed anche personali che ognuno di noi subisce nei vari ambiti del vissuto sociale. Ho anche mantenuto la sede provinciale del nostro partito a Pisa e ne abbiamo aperta una piccola a livello comunale e intercomunale a -Volterra. Abbiamo segnato un punto per non arrendersi a certa evidenza, per fare un audit sul nostro futuro e proporre nuove linee guida per una serena convivenza tra gli esseri viventi, in particolare umani, e tra essi e il nuovo “paesaggio”da costruire e preservare con ponderata attenzione.

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Una scrittura minimalista necessaria a sciogliere i nodi della mente ecco cosa mi aspetta e mi diverte, cosa mi avvicina all’universalità del linguaggio. Questo quotidiano che sfugge al tempo stesso del suo passaggio perché invisibile e appositamente nascosto da intrecci di spazio e di azioni complesse irrompe nella mia scrittura e si propone ai lettori che incautamente non hanno ancora smesso di leggermi. Salutoni a loro e andiamo avanti. Mi aspetto un cenno una risposta, come ebbi a dire, un rimando di palla. Di nuovo cari saluti, che valgono per sempre.

Alla mia sinistra sul tavolo c’è una piccolissimo quadretto che incornicia l’immagine della città di Praga sotto la neve. Ha una certa profondità, quasi fatta a sbalzo. Non è una fotografia ma un’operina d’arte compiuta. Ci sono anche due persone accanto ad un muretto in primo piano rispetto a un ponte, caratteristico di PRAHA.

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E riprovai una profonda tenerezza per quella gatta stupenda e mamma di quattro gattini, Matisse, Picasso, Nina e Einstain, che dopo averli tolti dal terrazzo  nemmeno un giorno a ballettare davanti casa nel giardino ed erano già spariti e non si sapeva dove fossero e invece primo di tutti Einstain se l’era svignata per i campi a cercare il posto dove erano nati perché dopo almeno due mesi Rosina li aveva portati da me sul terrazzo e  avevo provato ad addomesticarli tenendoli chiusi per quindici giorni nella cameretta di Cristian e degli ospiti e ci giocavo tutte le sere e pulivo la lettiera di continuo ma loro avevano sporcato il muro. Pensavo che Einstain fosse quello più docile perchè giocava sempre e si faceva prendere facilmente, un po’ meno Nina, ma anche lei stava spesso ferma sui quadri a prendere il sole con Rosina e si faceva accarezzare, pensavo che ormai una volta messi sul terrazzo a prendere il sole senza che potessero uscire fossero ancor più addomesticati e invece sbagliavo perchè ora erano tutti spariti e non si sapeva dove fossero o dove Rosina li avesse portati. Così ieri dopo che la gatta era venuta a implorare qualcosa da mangiare le ho riempito la pancia di cibo e lei quando è uscita di casa ha preso subito la strada del campo con l’erba tagliata, all’opposto del campo con l’erba alta laggiù fino a un grande capannone dove quasi sicuramente aveva partorito, e poi di corsa a tratti si fermava e mi guardava e io la seguivo deciso a raggiungere i gattini mentre lei pareva proprio mi ci volesse portare. Arrivati in fondo al campo  e’ entrata in un viottolo tra le cespite sotto un leccio, tra erba alta e terra che scendeva in una lunga scarpata con salti di mezzo metro e buche immaginate nel terreno, come fossero tane per volpi, e allora mi sono fermato sull’erba del campo e vedevo tra gli alberi il paesaggio con i poggi di Micciano, la Sassa e lontano Guardistallo e Casole e avanti, prima del cielo ,una fetta di mare lucente perchè il sole a quell’ora di sera nel tramonto colora di giallo l’acqua che finisce proprio  all’orizzonte a lambire il celeste dell’aria. Rosina era ormai sparita e avendo perso la speranza di vedere i gattini tornai a casa. Il giorno dopo nello stesso posto ero di nuovo ad aspettare. Rosina non c’era ma poi tra i rovi e i rami delle arbusti scorsi due orecchie ritte e rosse, piccole, e più in basso un petto bianco di gatto che mi osservava attento da lontano era Einstain, provai a chiamarlo facendo un breve fischio leggero e lui si mosse venendomi incontro, subito dietro arrivava Matisse e Nina, mi avevano riconosciuto e siccome Rosina li aveva lasciati soli corsero felici forse affamati un po’ titubanti verso di me scansando i fili d’erba con le zampine rosse e bianche. ,quando improvvisamente sulla mia sinistra dal costone del calanco risaliva Rosina ,spuntò in lontananza e vedevo la testa e il collo, si fermò a guardare mi riconobbe e continuando a camminare veloce rasente il costone s’infilò nel viottolo che portava, di nuovo in discesa tra i rovi, al covo familiare. Aveva in bocca un topo e subito Einstain che se n’era accorto per primo sparì da me per raggiungere mamma e mangiarselo. Mi ricordai che lo aveva addestrato sul terrazzo a uccidere e mangiare i topi di campagna che quell’anno erano numerosissimi in giro qua e la’, e qualcuno veniva anche in casa. Rosina non la vidi più quella sera e i tre gattini rimasero  a mangiare quello che  probabilmente gradivano più dei topi e avevano anche bevuto dalla ciottola d’acqua che avevo lasciato sull’erba. Pensai che Rosina fosse gelosa dei suoi cuccioli che avesse voluto tenerli lontani dalle persone e dagli atri gatti, che si fosse ricordata delle precedenti figliole Isotta e Mafalda che s’erano donate , lasciandola nella più triste disperazione. Nei giorni seguenti sentivo Rosina lamentarsi e chiamare con il breve gorgoglìo della gola i sui mici. Li aveva portati vicino casa sotto una siepe di aleandro e di abeti. C’erano i covi fatti ma vuoti. E’ rimasto Picasso , testimone di quella cucciolata.

Gli altri, Nina compresa, sono scomparsi e la sera, nei campi sotto casa, una volpe si aggira e una grossa faina si rizza sulle gambe posteriori.

CAPITOLO CON PREMESSA

PREMESSA

-Leggo su un quotidiano che la moda ci salverà.In un momento di crisi globale dove sono trascurate le fondamentali questioni legate ai diritti dei lavoratori e alla possibilità che i giovani possano trovare un’occupazione se non stabile almeno utile a sopravvivere, in un momento dove in maniera confusa ma evidente si parla di guerra mondiale, di intrecci perversi nel sistema socioeconomico mondiale, in un momento in cui è in crisi la specie umana in termini di evoluzione possibile, forse indirizzata verso l’autodistruzione, un’ancora di salvezza   può essere rappresentata dalla creatività giovanile,

Dalla capacità imprenditoriale di trasformare la bellezza e la gioa di sentirsi a posto, ok, indossando alcune vesti rispetto ad altre di esprimere con gli abiti la propria personalità piuttosto che attraverso l’ostentazione di uno stile di vita impostato all’odio e alla violenza. Perchè la moda è bellezza e armonia, è ritrovo dell’anima che si confronta con lo spirito universale del vivere con gli altri. E la moda non vuol dire lusso esclusione o discriminazione; la moda è l’interpretazione di un sentimento alto rivolto agli altri esseri umani. Non è narcisimo , ne presunzione, non è sentirsi ulitizzatori finali di un prodotto finale. E’ partecipazione a un percorso di ricerca d’individualità e d’inserimento sociale attraverso un meccanismo di riconoscimento non verbale delle proprie caratteristiche di personalità. La moda unisce gruppi di appartenenza ampi che possono differenziarsi infinitamente. La moda si può esercitare con pochi soldi poche possibilità economiche, pochi retaggi culturali, rivitalizza e genera speranza . La moda ha un ruolo forte nella motivazione giovanile oltre che nel creare stereotipi culturali anche nel presentarsi come trampolino per raggiungere un livello sempre maggiore di consapevolezza rispetto alla risposta che ogni essere umano può opporre alla malvagità altrui e alle avversità della vita. La moda infatti incarna lo stile di vita molto meglio di qualsiasi altra categoria di esperienza quotidiana.

CAPITOLO

Francesco era un ragazzo sveglio, non ancora raggiunta la maggiore età. Qualche disturbo comportamentale velava le sue giornate. Aveva una sorella maggiore, Silvia, che si era sempre occupata di lui , da quando i loro genitori erano morti in un incidente stradale, cinque anni prima. Silvia faceva l’infermiera e aveva una mezza giornata libera da dedicare a Francesco. Lo faceva volentieri, anche se aveva per ora sacrificato la sua vita privata , rinunciando ad una relazione stabile . Si vedeva comunque con Paolo che spesso rimaneva a casa loro e conosceva abbastanza bene  Francesco. Si parlava spesso di moda e di come si poteva aprire un negozietto in franchaise , magari solo moda maschile , magari cominciare a seguire qualche corso professionale, provare a utilizzare tutti quegli strani disegni di camicie e pantaloni che Francesco fin da piccolo aveva accumulato, rigorosamente appoggiate l’una all’altra e racchiuse ogni dieci con un nastro rosso. ( doveva ancora diplomarsi, ed era tra l’altro indietro di una paio d’anni, per diventare geometra) Dalla sua camera era sparito qualsiasi oggetto o libro che rimandasse luce o bagliori, se illuminato. Insomma tutta carta opaca e sfoglie di compensato non riflettente. Francesco si innervosiva se gli arrivava un bagliore o un iperriflesso nel raggio d’azione del suo campo visivo, almeno nella lettura ravvicinata . Soprattutto quando doveva concentrarsi su qualcosa che gli andava a genio. Parlava spesso di look giovanile di anelli e di orecchini da donna. Ne aveva preso di mira uno , di Silvia, che una volta era dovuta andare a cambiarselo altrimenti Francesco non smetteva di giocarci. Silvia gli diceva di stare fermo, cosa mai aveva quell’orecchino . Era rosso, a Francesco piacevano le cose rosse però lo eccitavano: doveva manipolarle o almeno stropicciarle un pò liberamente. Se si trovava per strada, cosa abbastanza rara ,da solo non poteva resistere di fronte ai rossetti di alcune signore e faceva finta di niente ma s’incupiva e se non poteva andare a toccare quelle labbra dipinte. Naturalmente non avrebbe potuto se non difficilmente dopo spiegazioni di terzi alle signore sul suo comportamento. Una volta a Silvia era riuscito, essendo con lui ,convincere una sua amica a farsi dare una strusciatina alle labbra sulle quali aveva un rossetto rosso brillante, quello che a Francesco piaceva di più. Nei suoi tentativi di disegnare abiti quando arrivava a colorali non usava mai il rosso seppur gli piacesse perché poi doveva subito ripulire il foglio stropicciandolo. Si sapeva che il rosso trasmette un’ emozione di rabbia, erano riusciti anche a comunicare con i colori attraverso una terapia CAT (terapia cognitiva affettiva) che  permette di usare il fumetto come mezzo d’espressione e i colori per trasmettere le principali emozioni: rosso per la rabbia, blu per la tristezza, verde per la felicità . Ma il verde Francesco non lo usava mai preferiva il bianco di fronte al quale poteva avere un comportamento neutro, gli dava serenità anziché angoscia. Cercava un bianco che facesse contrasto con il nero che avesse un po di nero intorno, insomma gli piacevano i disegni vergati con il lapis o il carboncino sulle superfici bianche. Anche la sua cameretta studio era dipinta di bianco e le pareti , quelle libere dai mobili le aveva riempite di schizzi e modelli di ogni dimensione, fino in cima al soffitto. Paolo un giorno gli portò una rivista dove si  sceglieva tra tanti designer che presentavano le loro collezioni in bianco e nero. Francesco passò molti giorni a sfogliare quella rivista. Restava sempre intrappolato tra due foto che descrivevano un’abbigliamento semplice e delicato, senza troppe sovrastrutture. Aveva ragione un commentatore ,quel designer, FAITH, una donna credo, lo aveva colpito, sembrava sapesse leggere nel suo cervello, cosa molto difficile poichè Francesco era completamente all’oscuro della mente degli altri e non lasciava spazi per entrare nella sua. Ma da come teneva la pagina aperta e da come guardava quei disegni, quei dress di seta , impalpabili che somigliavano ai suoi schizzi sulle pareti , si capiva bene che in entrambi c’erano immagini di purezza un puro espresso, appunto, come si leggeva(3), attraverso il colore bianco e nero.

Paolo gli aveva fatto vedere anche un suo nuovo quadro, dove tra il molto rosso brillante,spiccavano ,come fosse tagliato da una riga d’incomprensione, due linee sottili nere. Quel motivo per caso lo ritrovarono in un modello di abito maschile in una collezione di Versace.Francesco non si esprimeva molto sul suo futuro ma Paolo capiva bene che non poteva fare grandi cose .-Se spedissimo una decina dei tuoi schizzi disegnati sulla carta, quelli che tieni in camera un pacchetto o due almeno, -disse Paolo ,- a quel concorso di designer che promuove la Camera della Moda di Milano… -Francesco sorrise- e Paolo- sembra che i primi dieci saranno invitati nella famosa boutique di Londra, “ BIBA” mi pare si chiami. Se arrivi li allora si che  potrai aprire un negozio a Volterra !

Francesco si mise a raccontare un sogno che aveva fatto quella notte, aveva visto scendere una palla gialla e rossa proprio sulla pineta dietro casa e poi aveva  visto una porticina che si apriva e due omini rossi che agitavano le braccia mentre lo guardavano .Francesco s’era svegliato impaurito anche se un’altra sua grande passione erano gli ufo, e ci credeva davvero e diceva che gli altri non si rendevano conto degli ufo e loro prima o poi ci avrebbero presi e portati via oltre le nuvole e le montagne della Carlina. Stefania diceva che erano tutti discorsi inutili ,che Francesco caso mai doveva finire di studiare e poi andare a lavorare per mantenere il suo futuro, che anche lei vedeva piuttosto grigio. Intanto su tutta l’Europa e anche in Italia persisteva una tremenda crisi economica e  Paolo sperava di vendere qualche quadro a qualcuno che contasse davvero che gli facesse fare il salto di qualità ,tutti gli dicevano bravo, aveva già avuto un discreto successo ma la gente non comprava, i galleristi cercavano di sopravvivere facendo mostre personali e collettive, spesso indulgevano anche troppo sulla qualità delle opere esposte. Insomma s’inventavano qualcosa per dire che quel pittore li era forte, che l’altro sarebbe entrato in un giro internazionale e cosi’ via, ma nessuno osava dirlo: la crisi era generale e l’arte appariva davvero come un lusso .Solo in un ristretto giro di affari tra miliardari avvenivano gli acquisti e gli scambi di opere d’arte, il giro era breve e pochi gli artisti che ne favevano parte, non solo perchè bravi, ma anche perchè costruiti da grandi galleristi in alcune città d’Italia , d’Europa e del mondo. Basilea per esempio, le fiere si consumavano attraverso flussi cospicui di ricchezza.

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La sera di Pasqua s’andava a cena da Zia Delvina

C’erano miei genitori e Silvano il mio cugino il figliolo di zia, con Cinzia, la sua figliola che aveva più o meno la mia età . Il mio cugino bono era Silvano che aveva la stessa età di babbo perchè zia Delvina lo aveva fatto quando la mia nonna Cesira fece i babbo. Praticamente Silvano aveva la stessa età di babbo e lo doveva chiamare zio. Quando arrivava il tramonto sull’albero alto e quasi secco davanti casa si appollaiavano tre o quattro faraone e quelle sono state le ultime volte che ho visto le faraone dormire all’aperto.

Si mangiava la stracciatella e “gli americani”,dolci fatti con il rosso delle uova. Non mancavano i cialdoni riempiti di crema fatta sempre con le uova delle galline che raspavano tutt’intorno alla casa.

A volte si passava la notte lì al podere Lagrimana e si andava a vedere il granaio, vicino alle camere e il giorno dopo ci si buttava sopra alle balle di crine e di grano e ci si divertiva a guardare fuori della finestrina e si vedevano i campi in fondo al podere con il noce gigante che stava in piedi da decenni e regalava migliaia di noci dolcissime perchè col vento cascavano nel campo .Oppure se si bacchiavano venivano giù a decine e decine. In fondo a quei campi c’era una stradina dalla quale partivano di qua e di la piccoli filari di viti che avevano grandi ciocche di uva ,qualcuna trebbiano bianco, qualcuna fragola nera. E poi più in basso dopo aver superato un altro campo o due un po in discesa si arrivava in “PELAGA”, un oasi di freschezza d’estate ,dove c’era uno piccolo pelago alimentato da una vena d’acqua sorgiva. Ci saltavano ranocchi e salamandre , tutte colorate di arancio e nero, e poi si vedeva una distesa di foglie di zucca di cetriolo di melanzane e tante canne più o meno mature e tanti fusti di quelle piante con i manicotti marroncini in cima , piante aquatiche per eccellenza. Anche sull’acqua si distendevano le nifee e qualcuna era fiorita e allora mi ricordavo i bei quadri, grandissimi ,dipinti da Monet nel suo ultimo periodo di vita. Sopra il pelago , o stagno, vegliava un leccio enorme e forse più di uno e lasciava ombra dappertutto anche su di noi che ci spingeva di corsa fino a una filatina di peschi che facevano tantissimi frutti di polpa bianca e fuori erano rosa e rossi. Qualche pesco invece, che s’intercalava tra i filari di viti, era più robusto e tarchiato e dalle sue belle foglie verdi lanceolate rosseggiavano davvero alcune pesche giganti di polpa gialla che non si poteva fare a meno di staccarne una e di mangiarla subito , anche se zio Corrado avrebbe brontolato. Non ce ne importava , cosi come brontolava se si piluccava gli acini delle ciocche d’uva. Non lo sopportava perché gli faceva andare a male la vendemmia.

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Potrei intitolare questo mio lavoro – divagazioni e ricordi- oppure -scorie di vita- perché non potrà mai diventare un romanzo e a questo punto credo di non avere nemmeno più la necessità o la capacità di scriverlo ora un romanzo. Bisogna che mi liberi da ricordi, fatti personali e altri sentiti o letti nel mare magnum di articoli libri e testimonianze che ho accumulato nel tempo preso dai miei studi scolastici e universitari poi legati ad attività culturali varie dalle quali sono stato preso e nelle quali mi sono coinvolto. Per esempio potrebbe essere interessante proporre al pubblico fututo dei miei lettori una sintesi D’INFORMAZIONI che contengono di per se alti livelli emotivi attivabili dai singoli lettori. Potrei scegliere di raccontare cose avvenute nel tempo e nello spazio, cose che mi hanno colpito e generato sorpresa ed interesse che mi hanno stimolato a saperne di più, ad ampliare le mie conoscenze :

LETTERATURA E POESIA

-Si dice che Simenon non abbia usato più di duemila parole in tutta la sua carriera letteraria. Lui stesso conferma che quando piove basta scrivere che piove.

-In molti sanno che Alfonso Gatto era un poeta e anche un pittore.”In pochi che Salvatore Quasimodo oltre ad essere un poeta fosse anche un pittore e avesse dipinto spendide “gouaches”

(La gouache si tratta dell’acquerello, che ha l’acqua esplicita, solo che i colori nella gouache, invece di essere stemperati nella gomma arabica, sono sciolti in altri ingredienti). Quasimodo e Gatto sono stati anche grandi critici d’arte nella Milano del dopo-guerra.

-Il poeta Mario Luzi , nel suo volume “TRAME” ha scritto un racconto di tre pagine su un viaggio fatto a Volterra.

-Nel 1988 per lanciare un libro si cominciarono ad usare le tecniche all’americana dove per ogni autore e di conseguenza , per ogni tipo di pubblico, si studiava una tattica.”(1)Da solo il libro non si vende. Senza la spinta iniziale, oggi non partirebbe neanche la- DIVINA COMMEDIA-”

-Alberto Bevilacqua, che era un fanatico della cancelleria e un collezionista di biciclette da corsa, diceva di scrivere a penna con una scrittura minutissima ritrovandosi così in mezza pagina mi ritrovo con tre cartelle già fatte.Aveva come portafortuna una preziosa scatoletta in avorio scolpito con al centro le sue iniziali in oro.

-Interessante la recensione del libro LA MIA FEDEA di LEONE TOLSTOJ pubblicato nel 1984, e poco conosciuto in Italia: Tolstoj dice che dopo 35 anni di vita vissuti da nichilista, nel senso di mancante di ogni fede, dopo aver passato anni a occuparsi dei Vangeli , scoprì il vero e semplice messaggio di Cristo ,ricevendo serenità e felicità. Questo avvenne attraverso la lettura del passo del V capitolo del Vangelo secondo Matteo, versetto 39: ”Vi hanno detto: occhio per occhio, dente per dente; ma io vi dico: non opponete resistenza al male” Dice Tolstoj che per anni saltava queste parole per leggere solo quelle dopo ”se uno ti percuote sulla guancia destra, porgigli la sinistra….E sempre esse mi si configuravano come una richiesta di sofferenza e di sacrifici, impropria alla natura umana..ma oggi ho capito le parole sulla non resistenza alla malvagità, ho chiarito che Cristo non esagera nulla e non pretende alcuna sofferenza per la sofferenza, ma soltanto dice quello che dice con molta precisione e chiarezza sostiene: non resistete al male, e così facendo sappiate in anticipo che vi può essere gente che dopo avervi percosso su una guancia, non incontrando resistenza, vi percuoterà anche sull’altra; voi tuttavia non opponete resistenza al male. Fate ugualmente del bene a coloro che vi percuoteranno e che vi recheranno offesa.”

-Nel 1925 PIERO GOBETTI stampa gli OSSI DI SEPPIA di Eugenio Montale.Dice Prezzolini:

“Fui io a convincere Gobetti perplesso a pubblicare questo giovane poeta che in seguito s’è andato sempre migliorando man mano che si spogliava di certe artificiosità della lingua per vestirsi di una semplicità esemplare”.

-Si legge(1) che Umberto Eco ,il professore di Semiotica che ha scritto nel 1980 IL NOME DELLA ROSA ,venduto in ben oltre dieci milioni di copie, possieda quasi cinquantamila libri, che non preferisca nessuna squadra di calcio , che scriva i suoi libri al computer e che abiti in una casa della vecchia Milano, tappezzata di quadri di Baj, Capogrossi,Schifano e Pericoli…che abbia una moglie tedesca di nome Renate.

-”(1) lo sapevate che il giovane Carducci maltrattava i libri?”E che Nicola Zanichelli ,il fondatore della casa editrice, patriota e autodidatta aveva rifiutato un libro ,invendibile,-SPIGOLATURE FILOLOGICHE ED ERUDITE- del poeta, ma che poi due anni dopo ebbe inizio la loro straordinaria collaborazione?”(1)

-Luciano de Crescenzo tiene nel suo studio incorniciate le copertine delle traduzioni dei suoi libri. Dalla finestra del salotto della sua casa di Roma si vede il campanile del Campidoglio.

-Qualcuno si è chiesto se il grande scrittore, medico, Louis -ferdinad-Celine , l’autore dello straordinario “viaggio al termine della notte”  vada giudicato in base anche al suo detestabile comportamento politico e morale.Oppure no.” per Celine l’antisemitismo è soltanto una metafora dell’odio per il mondo?..Per Celine l’ebreo rappresentava il prototipo del potere? Gide scriveva: Celine eccelle nell’invettiva, la userebbe a proposito di ogni cosa. L’ebraismo è solo un pretesto, il pretesto più facile e banale..”(1)

-La Bianca Maria Fabrotta l’ho conosciuta a Pisa alla presentazione di un suo libro, qualche anno fa, probabilmente un rapporto sofferto con la poesia a quello che ho scoperto della sua vita, aveva tentato la via della narrativa con pochissimo successo e alla poesia ritornava. Si comportò non bene con me e Veracini che la invitò a partecipare al suo premio “Ultima Frontiera” Snobbò decisamente il nostro foglio di poesia”edito da Felici, prova di una poesia popolare distribuito al di fuori delle librerie con buoni risultati non compresi del tutto dall’editore FELICI.

-STORIA E PROVERBI

-ELENCO DI AUTORI LATINI: Eutropio, Cornelio Nepote, Marziale, Seneca, Publio Sirio, Vegezio..

PROVERBI

-Agnosco veteris vestigia fiammae: conosco i sintomi dell’amore antico. Dante la tradusse in purg.XXXcanto 48 in “Conosco i segni dell’antica fiamma”

beati pauperes spiritu!”:Beati gli umili di cuore.

carminam non dante panem”:le poesie non danno il pane

festina lente”:affrettati len è quella che corona l’opera.

non virtute hostium,sed amicorum perfidia decidi”: non al valore dei nemici, ma alla perfidia degli amici debbo la mia rovina.

numquam est fidelis cum potente societas”:l’alleanza con il potente non è mai sicura.

medice cura te ipsum” :medico cura te stesso

vox populi,vox dei”: voce di popolo, voce di Dio

-L’inziatore dell’architettura rinascimentale fu Filippo Brunelleschi il cui capolavoro fu la cupola della chiesa di S.Maria del fiore a Firenze

-il Masaccio, morto solo a 27 anni fu il maestro della prospettiva,che egli aveva appreso dal Brunelleschi-. La sua pittura rivoluzionò il campo dell’arte del ‘400 e alle sue tele si ispirarono moltissimi artisti che vennero dopo di lui.

-Carlo Magno(768) re dei franchi imparò a scrivere solo a tarda età ma ebbe vivo il senso dell’arte e della cultura

-Le armature rinascimentali erano: l’abito di ferro, le armi da botta o mazze ferrate, le armi bianche ,la spada decorata, armi da spettacolo, l’elmo da torneo; armi difensive, la corazza e la celata, chiamata anche barbuta: era un elmo senza cimiero e con visiera mobile .

-Il 4 giugno 1783 un enorme pallone di dodici metri di diametro , chiamato dal cognome dei costruttori, MONGOLFIERA, salì fino a duemila metri fra gli applausi di una folla delirante di gioia

-Nel campo della moda la Francia dettò legge nel periodo che va dalla fine del 1700 e l’inzio dell’1800. La rivoluzione francese spazzò via parrucche e trine e semplificò le linee degli abiti.

Nel clima di uguaglianza proprio della rivoluzione anche la moda contribuì a livellare le diverse classi sociali. Nella moda maschile comparvero i primi elementi della moda moderna: il cappello a cilindro la giacca abbottonata, mentre tra il popolo apparivano i pantaloni lunghi .

-Carlo III di Durazzo è stato Re di Napoli dal 1381 al 1386

-Avignone è una città della Francia, sul Rodano, sede dei papi dal 1305 al 1377

-Brianson è la più alta città (in senso di altitudine) della Francia.

-La Bastiglia è la fortezza di Parigi adibita a prigione di stato, presa d’assalto e demolita dal popolo il 14/luglio/1789.

-La prima lega lombarda fu costituita dall’accordo fra i principali comuni italiani contro il Barbarossa, stipulato a Pontida il 7 aprile 1167

-La seconda lega lombarda fu costituita dall’accordo fra i principali comuni italiani contro Federico II

La prima Repubblica italiana nacque con Napoleone Bonaparte dal 1802 al 1805

La seconda repubblica Repubblica italiana ebbe inizio con il referendum del 02 giugno 1946

-La prima automobile al mondo fu la SIEGFRID MARCUS del 1865

-L’ ONU è un organismo internazionale fondato da cinquanta nazioni a San Francisco il 26 giugno 1945 con lo scopo di garantire la pace e la sicurezza nel mondo

-il fascismo è stato un movimento politico italiano totalitario fondato da Benito Mussolini nel 1921.Ebbe il governo dal 28 ottobre del 1922(marcia su Roma)(2)fino alla sua caduta(25 luglio 1943)

-il monte Sabotino è un monte sulla destra dell’Isonzo,occupato dalle truppe italiane nel 1916(prima guerra mondiale)

CAPITOLO

Ho ripreso una copia di Millelibri antico del 1992, sono attratto dalle vecchie riviste sono interessanti e i loro contenuti di solito mi sorprendono sono proiettati nel futuro più che nel passato e per questo sono attuali. Trovo dentro un opuscolo relativo al servizio di referenza micologica e prevenzione delle intossicazioni della trascorsa USL 15 quella che comprendeva la sola Val di Cecina , ed era compresa nella Comunità Montana omonima. C’e’ il decalogo del cercatore di funghi , al primo punto si legge: “ ricorda che i funghi, oltre ad essere un incomparabile ornamento del bosco, sono indispensabili alla sua vita, perchè molte specie (i funghi simbionti) aiutano le piante ad assorbire dal terreno le sostante minerali di cui hanno bisogno; ed altre specie (i funghi saprofiti) aiutano i batteri a degradare le sostanze organiche marciscenti nel terreno, restituendole al mondo inorganico sotto forma di acqua, anidride carbonica e sali minerali, elementi che formeranno nuovo alimento a successive generazioni di piante, assicurando il ripetersi del ciclo biologico del regno vegetale.” Trovo il discorso interessante forse perchè mi ha spiazzato da quello che pensavo di leggere su Tuttolibri.

Al punto 5:” non credere che un fungo buono (ad es. un porcino) possa divenire velenoso se cresciuto in vicinanza di ferri vecchi, pezzi di cuoio o altro: è una delle erronee credenze popolari più diffuse”. Come è vero che spesso si prendono per buone cose che ci fanno credere vere! Siamo spesso dei creduloni.

Non sono un cercatore di funghi. Mi c’imbatto. Anni fa siamo andati con Cristian in un bosco vicino a Pomarance “nella CASA” a cercare pinaroli. Quelli di macchia sono più bianchi e sodi. E saporiti.

Si tornava da nonna Iolanda con i panieri pieni. Si lavavano in garage e nonna li faceva sotto pesto nelle vaschette con l’olio e il prezzemolo. Poi ci si metteva sotto il ciliegio a prendere il sole. Quel ciliegio che per decine di primavere ha dato frutti golosi già a fine maggio e che ora è tagliato e non c’è più. E neppure nonna Iolanda c’è Più. E Nonno Mario era già morto prima che Cristian nascesse. L’autunno e i funghi portano questi ricordi. E altri ancora..

Riprendo a leggere millelibri e trovo un articolo favoloso scritto da Enrico La Stella che traccia una biografia di salvatore Quasimodo, il nobel malinconico e potente che nel 1959 sorprese tutti, di sicuro Montale e Ungaretti, nel ricevere il prestigioso riconoscimento e che andò a Stoccolma con l’amante lasciando a casa la moglie. Quasimodo ,che a mio parere resta il più vivido esempio di come si faccia poesia e di come ci si possa servire della sua forza comunicativa. Un poeta che accosta la passione e l’audacia al sentimeto civile, pronto a smascherare l’altrui debolezza, intellettuale,con estrema chiarezza:” Debenedetti mi elogia, ma su di me non scrive una riga”,”e ancora” “Quella cornacchia di Ungaretti”, diceva”che sta sempre a sparlare di me, e pensare che quando presiedevo il premio Etna sono stato io a battermi per farglielo vincere, invece quello pensa solo a farmi la guerra..”” e il nostro caro Eusebio (così gli amici chiamavano Eugenio Montale,) non si contenta di bere il brodo grugnendo come un maiale, ma proprio lui, che quando non gli davo ombra mi scriveva”Quasimoduccio mio” adesso mi sparla dietro da quel bottegaio ligure che è.”

Continuo a leggere e trovo un bellissimo articolo , moderno, sul Macchiavelli dove mi si dice di leggere IL PRINCIPE  e subito dopo LA MANDRAGOLA ,per rendermi conto della loro  singolare contrapposizione.

da riguardare

Alle 9.30 di questa mattina  di settembre, dopo una notte piena di temporali e di pioggia caduta, dispersa in tutta la vallata,in una stradetta di campagna,lontano da Volterra,che entra come un ago nei campi e tra le colline, una donna anziana con “una crocchia” bianca,una vestaglia azzurra e bianca e le pantofole, cammina lentamente e sembra che vada a far chiocciole. Una nuvola densa che sfuma sulle cime dei poggi incornicia questo calmo paesaggio fatto di crete e cespugli, di un verde che varia e di qualche cipresso appuntito. L’aria e’ pulita e un pezzo di cielo celeste s’apre a ovest di CHIASSALE.

Quel piccolo gregge di ulivi che si adagiano sul versante basso del podere quasi nascosto dai cipressi, sotto S. Cipriano, sono gli stessi che avevo dipinto dieci anni fa in uno dei miei primi quadri acrilici. Ora si presentano cresciuti, scossi dalla pioggia, i loro colori più vivi e mi sembrano più discosti tra loro. Più ampie le chiazze d’erba gialla a separarli. E più celeste il cielo sopra di loro,con qualche nuvola bianchissima. Sulla sinistra, in alto, LE BALZE, con la BADIA CAMALDOLESE, non hanno mai acceso in me immagini fitte di bellezza. Le ho sempre guardate nella loro statica espressione. Non sono mai riuscito a dipingerle, una volta sola ci ho provato senza esito. Forse le rimuovo perchè mi fanno paura.

Il cielo invece è un vortice di luce e d’ombra, un rotolare di fumo e pane fresco. Una prova d’autore ben riuscita.

CAPITOLO

Ora tocca alla pittura…… ma prima racconto una sensazione provata stamani mentre andavo a fare una visita a Mazzolla. Vicino al paese dopo aver sceso un piccolo dislivello con la mia nuova panda e dopo avere esternato alla famiglia che avevo appena lasciata dopo la visita il mio grande apprezzamento per i frutti dei cachi, un bellissimo gatto nero inizia ad attraversarmi la strada, da sinistra a destra proprio come nel mio antico immaginario avevo registrato segno di sventure e di sfortuna. Penso un po’, avrei giurato fino ad oggi che mi sarei fermato dopo innumerevoli gesti propiziatori la fortuna e caccia jella. Ho pensato ancora, pochissimo, e mi è apparsa davanti la mia cara gatta nera Syssi, che con i suoi dentini asimmetrici sembra un vampiro o un oggetto non identificato . Ho sentito un fremito come se la paura e la superstizione sparissero, come se avesse attraversato la strada una bella creatura che sa dare tanto affetto e lo vuole .E allora ho proseguito più tranquillo, sarà quel che sarà. Grazie Sissy La pittura dicevo, mi ha preso cinque o sei anni della mia creatività mi è sembrato di aver trovata una strada dritta da percorrere con serenità e in piena libertà. Un mezzo buono per distrarmi, da autodidatta e per recuperare le immagini di un mondo desiderato, interiore, attraverso l’opera d’arte da compiere, il quadro da risolvere, per guardarlo da fuori come non fosse mio . Cercare in esso un’oggettività dei sentimenti , esporlo alla vista e al giudizio del pubblico. Avvertire il flusso continuo , più o meno impetuoso dell’emozione che va e torna dallo sguardo al cuore e alla mente e che rimbalza e torna agli occhi il più delle volte stupiti o ingannati dagli strani giochi della luce e della prospettiva. Ho esposto in varie gallerie, sono diventato artista in permanenza in una di queste, ho partecipato a un solo premio e sono stato finalista con un mio quadro, pubblicato su Arte Mondadori numero settembre 2012.Poi ho capito che se volevo andare avanti dovevo impiegare molto più tempo nella pittura, e molte più risorse economiche e molta più testa .  Allora mi sono fermato, mi sono divertito a giocare a fare il pittore,  ho rischiato di invadere territori altrui, come con la poesia e la politica. Ho continuato a lavorare modestamente giorno dopo giono a fare il medico della mutua e ho ripreso un mio vecchio progetto letterario e ho pensato di fare un nuovo  libro di poesie, una nuova raccolta antologica. E di provare a scrivere qualcosa in modo diverso, una serie di prose poetiche o prose brevi, articolate magari in un continuum che possa nascondere un’abbozzo di storia al suo interno. Insomma mi sono dedicato ad un passaggio creativo più consono al mio mestiere. Ho  persino elaborato un manualetto di counselling  a posta  per il medico di famiglia. CAPITOLO I gatti maschi si comportano quasi sempre come fossero in cerca di una madre, cercano coccole e stanno vicino alle persone cn questo scopo.Le gatte invece si comportano quasi sempre come fossero in cerca di cuccioli da coccolare o per giocare con loro e mettersi a disposizione dei loro bisogni. Per questo ho notato che i maschi gatti entrano in sintonia più con le donne e le femmine invece più con gli uomini. Naturalmente esiste anche una propensione tra gli esseri umani in tal senso. Gli uomini sono più accoglienti con le gatte, e le donne con i gatti.E’ un’ipotesi di studio, magari gli etologi potrebbero darmi una risposta precisa. O forse no. CAPITOLO Francesco era arrivato a Londra con l’aereo . Era partito da Pisa , scalo a Milano e dopo qualche ora GIà nel centro della Cyti . Con lui c’erano Paolo e Silvia. Francesco aveva paura di volare . Aveva preso la decisione di non assumere ansiolitici anche se per due volte era stato sul punto di scendere dall’aereo, prima che tirassero su la scaletta e anche dopo, quando pensò di sfondare il vetro dal quale vedeva la terra allontanarsi sempre di più e una macchia grigia scurissima farsi di fronte all’aereo. Questo da Milano a Londra. Una volta scesi chiesero a un taxista di portarli alla boutique BIBA  ma l’uomo, un signore di mezz’età con un cappello grigio in testa fino agli orecchi  domandò in quale negozio volevano andare perchè boutique BIBA non voleva dir niente. Allora Francesco tirò fuori dalla tasca del cappotto un foglio dove c’era l’indirizzo preciso . Vogliamo andare in Abingdon Rood . Va bene rispose il taxista in italiano allora a Kensinton London, ci vorranno un paio d’ore. Ad attenderli c’era una signora di mezza età, carina che subito invitò Francesco in un ampio locale e senza perdere tempo lo invitò a lasciar lì i suoi disegni e passò subito a illustrare certe idee, compresa la possibilità di sviluppare una nuova linea di borse griffate.Francesco si smarrì immediatamente perchè nel salone, seppure ampio ,c’erano molte persone che parlavano contemporaneamente e alzavano un rumore di fondo insopportabile. Non riusciva a capire quasi niente di quello che la signora gli diceva tanto che Silvia doveva ripetergli le cose. E poi non si aspettava di essere così rapidamente investito d’ impegni. D’altra parte era lì per mostrare la sua prima collezione in bianco e nero …. ma di seguito gli vennero in mente i bei modelli di borsa per l’estate di Franco Gabrielli , quelle con tutte le barche bianche sul mare con le scritte rosse e pensò di fare una prova con il fondo nero e le ombre bianche dei quadri metafisici di Paolo, che seguiva zitto zitto tutta la situazione. A Francesco gli vennero subito in testa anche modelli di scarpe a zeppa alta bianche con “ frange borchiate” nere. Si disse che avrebbe dovuto stupire quegli inglesi con qualcosa di forte basato su contrasti eccessivi, contrari all’aplomb inglese. Parlottarono ancora una decina di minuti con due signore che si erano avvicinate incuriosite dai disegni che intanto Francesco aveva ripreso e riposto nella sua grande cartella trasparente. La sfilata si sarebbe tenuta la settimana prossima e Avrebbero potuto,intanto che sarebbero dovuti restare a Londra tutti e tre, lui Silvia e Paolo , approfittare del tempo rimasto per visitare qualcosa di Londra che non fossero i soliti siti turistici, quelli del  turismo mordi e fuggi per intendersi. Gli sarebbe piaciuto capire la giornata tipo di uno studente universitario, per esempio,o quella di un insegnante o quella di un operaio addetto alla manutenzione della metropolitana. Insomma aveva umili aspettative , ma significative al fine di trarne ispirazione per le sue future, se ce ne fossero state, collezioni di camicie e di cappelli da donna.

CAPITOLO

Quattro calzini , la gatta cieca, bella, di tre colori, ma un po’ anzianotta, ha fatto due gattini rossi e li ha posizionati sotto la siepe prima di arrivare alla tettoia per le auto, sulla destra. Li ho visti subito e me li ha fatti guardare da vicino. Non li ho toccati però , considerato che il tempo era bello ho pensato di lasciarli in pace per un giorno o due. Poi invece ha cominciato a piovere e quattro calzini li ha spostati e non sapevo dove e non avevo il tempo di cercarli perchè dovevo andare a lavoro. Così sono passati cinque o sei giorni che la gatta arrivava, miagolava come al solito, mangiava croccantini, perchè l’umido le piace poco, e poi spariva . Dopo altri dieci giorni, almeno ,ho deciso di andare a vedere se fossero vivi o se l’acqua li avesse portai via attraverso il tubo di cemento in fondo alla siepe. Non li ho trovati. Dopo due giorni sono entrato nel capanno di Maria Rosa, sempre dietro la siepe ,e  ho cominciato a guardare meglio nelle cassette negli angoli, tra i vasi dei fiori, vuoti ,e i legni.Niente. Poi ho visto quattro calzini uscire da un bidone di plastica nero con dentro alcuni sacchi di terriccio e una risacca nel fondo. E c’erano i gattini, al sicuro e asciutti, solo che già troppo inselvatichiti, avevano paura e cominciavano a soffiare.Ho pensato di prenderli e di  tenerli in casa qualche ora. Lì per lì mi soffiavano ,poi  si sono accoccolati in braccio e siamo andati  in casa. Anastasia li ha messi sulla sua coperta di pelo arricciato caldo e loro, felici, anche se un po’ sospettosi ,sono stati buoni e hanno anche dormito . Sono un maschio e una femmina. Bellissimi , tutti rossi, col faccione simpatico  lui e col faccino più dispettoso lei. Lui Gougain, lei di nuovo Matisse, come la gattina grigia figlia di Rosina che dovemmo regalare per forza perchè i gatti erano troppi e si rischiava di fare una colonia felina all’ ” Albizzino”.Quattro calzini, ora che ho preso l’abitudine di portare i gattini in casa tutti i giorni qualche ora, aspetta fiduciosa e tranquilla il momento che li rimetto nel secchio  e dopo averli riconosciuti li allatta. Di noi si fida.

CAPITOLO

Le processionarie sono scese dai pini, un prurito generalizato pervade i nostri corpi in particolare i nostri arti scoperti poichè la primavera ha giocato lo scherzo di somigliare all’estate e il caldo, umido, s’e’ affacciato sulla nostra Valle del Cecina e sulle nostre Colline Metallifere. Leggo sulla stampa dell’ultimo film di Woody Allen, che sembra tornato al suo antico splendore. Leggo che niente s’inventa comunque nel cinema, come nel giornalismo ,come in letteratura. Conta solo il talento ,secondo Allen imparare è secondario. La creatività non ha fine . Quando si manifesta può usare di tutto, se prende in prestito qualcosa la utilizza per uno scopo nuovo.

Così Francesco studiava il verso di presentare una sfilata calda e colorata per quell’estate, cercando di catturare “le luci del mediterraneo” per esportarle almeno in tutta l’Europa.

Chiome perfette di signore maldestre, sognando l’odore del mare ,che andavano mese dopo mese verso la ricerca di un trattamento intensivo del corpo per rimettersi in forma, magari trattandolo bene ricoprendolo con panni leggeri e morbidi, accoglienti e freschi.E così anche Paolo imparò l’arte di mixare la frutta e la verdura in un beverone , uno Smooties su misura. E poi ne fotografava le forme e i colori per trarne immagini nutrienti alla vista e allo spirito. Insieme, con Francesco stavano per affrontare l’agone modaiolo delle coste tirreniche dalla Sicilia alla Liguria.

Per quell’anno decisero di non seguire la stella della riviera Adriatica.

Ogni giorno Francesco comprava tre o quattro quotidiani ed era per dare un senso a questa sua abitudine che decise di fare una specie di dossier moda attraverso le notizie che ci trovava,recenti e spesso stimolanti nei contenuti. Partiva da uno spunto banale, leggero che a piacimento poteva essere approfondito attraverso le mille possibilità che la curiosità gli offriva.

Gli sembrava un peccato sprecare tutte quelle piccole idee o ipotesi di notizia che i giornalisti si affannavano a pubblicare e voleva valorizzarle e renderle determinanti alla lettura come faceva Verga disseminando le sue opere di proverbi e modi di dire sicuramente legati alla sua terra di origine e alla sua personale conoscenza.

CAPITOLO

Una storia di borse fiorentine,il pitone e camoscio della “MANZONI” si ispira a un modello del 1996.Dalla Versilia alla maremma si va al mare tutto l’anno con le zeppe black ,di camoscio nero che si possono indossare dalla mattina alla sera, e i bichini hanno le piume stampatate e colorate. Ferragamo firma le emozioni, ci sono molte creme sontuose con i vasetti trasparenti che ammordiscono la pelle femminile. Essenze che uniscono accordi fioriti a texture legnose arricchite da sensuali note di frutta oppure ci sono deliziosi coffret di “signorina” tra i quali quello classico con profumo e body lotion. Per i bichini, se si resta sul macramè,da scegliere il due pezzi con top a fascia senza spalline e slip mossi da laccetti laterali.E poi nuovi marchi, Filles à Papa è belga,e le nuove sciarpe Suzusan e la nuova collezione vintage-glam firmata Giuliette Brown e Filippa Lager.

Eccoci all’evento Zegna alla fashion Week di Shanghai dove un film porta in Cina l’eleganza maschile : è un movie online che in breve tempo ottiene 20 milioni di passaggi. Bellissimi gli smalti Louboutin con lo smalto top “gli artigli Rosso Louboutin”.

Per le donne ma direi per tutti, visto che la faccenda tocca aspetti così delicati che abbisogna di ulteriore precisa e dettagliata informazione:

“Vic Matiè si è schierato contro la violenza sulle donne collaborando con l’associazione DOPPIA DIFESA fondata da Michelle Hunziker e dall’avvocato Giulia Buongiorno per offrire assistenza legale alle donne che hanno subito abusi. Il brand marchigiano ha donato per un’asta benefica un’esclusiva della collezione p/e 2015 indossata alla fashion week di Milano da Federica Pellegrini .Un tronchetto techno chic con il tacco di acciaio piegato a mano.”

VENEZIA

Alla Fondazione Cini coppe e lampadari del geniale designer Tomaso Buzzi.

La bellezza è nella differenza dice K.Costner a proposito del film contro il razzismo”Black

MIRABILE E SORPRENDENTE MOSTRA DI PITTURA DELL’ARTISTA PAOLO FIDANZI et al. IN ULIVETA E MACCHIA MEDITERRANEA; Volterra, 12-ottobre-2014; a cura del coordinatore del post dott. Piero Pistoia

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N.B. -I commenti, le divagazioni, l’organizzazione dei testi e delle foto, nel bene e nel male,  sono e sono sempre stati  in ogni caso a cura delle NDC (Note Del Coordinatore P. Pistoia)!

LE IMMAGINI POSSONO ESSERE INGRANDITE CLICCANDOCI SOPRA

Post in via di progetto: tentativi in prova. Affinchè non si perda un valido esperimento. L’artista può decidere come muoversi (aggruppare, spostare…) , per una migliore interpretazione delle tendenze creative; ma anche sopprimere questo post.

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Alcune rapide considerazioni a'pelle' di Anonimo,
il coordinatore (NDC)

LA  NATURA

Un paio di ettari sulle crete plioceniche di prati, ulivete, sprazzi di macchia mediterranea ed altra  flora ad essa associata, come alloro, oleandro, lavanda ed altri arbusti profumati, cipressi toscani, alberi da frutta selvatici o inselvatichiti ecc., che molto lentamente degradano verso valle, aumentando di pendenza attraverso le formazioni  sabbiose, dove albergano  gli improbabili ‘nidi’ dei sassi mammellonati.

 

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DALLA  NATURA  ALL’ARTE

UNA INTERFACCIA FRA NATURA ED ARTE: i sassi mammellonati

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Due foto nei ‘nidi’ dei mammellonati

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NIDI MAMM

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DIVAGAZIONI SCARSAMENTE CONDIVISE E MOLTO APPROSSIMATE SULLA NATURA E  SULL'ARTE
del dott. Piero Pistoia (autore delle NDC)
 

Il sentimento universale del dolore per la perdita di un cucciolo della stessa specie riesce ad esprimerla anche la stessa Natura giocando con il linguaggio criptato di angoli, rapporti aurei e pentagoni (così come intravisto appena dal pensiero razionale), che stranamente, per un processo co-evolutivo, anche l’animo umano riesce a tradurre in emozione!

La Natura costruisce se stessa ponendosi ad ogni passaggio davanti ad infinite scelte; le ‘annusa’, con la velocità che le è naturale (forse quella della luce)e sceglie quel cammino che consuma minore energia, si muove verso quella superficie per raggiungere la quale consuma meno energia, ecc., costruendo tutte le forme del Cosmo attraverso strutture primigenie (forse i frattali che hanno a che fare con numeri aurei, i numeri di Fibonacci). La Natura in questo modo costruisce ogni forma! Costruisce le albe ed i tramonti, le aurore boreali, le foreste, le forme delle foglie, degli animali, i densi occhi delle donne…

i sassi mammellonati, insomma tutto ciò che la scienza con la matematica e la fisica non riesce a spiegare. E di questi oggetti è pieno l’universo! Ciò che la matematica e la fisica invece riescono a razionalizzare è una porzione di spazio-tempo infinitesima rispetto al Cosmo che ci circonda.

E l’Arte? Proprio per la sua natura universale, svincolata dal tempo e dallo spazio, è forse costruita a partire da ‘quanti di emozione’? e l’emozione è forse quantizzabile come la materia e l’energia, il tempo e lo spazio, ecc.? e rimanda forse anch’essa a frattali e numeri aurei come la stessa Natura? L’Arte è probabile che usi una parte del cervello umano estremamente difforme dal razionale, tale da contribuire però, attraverso un transfert-a-specifico, a quei salti creativi che nel corso dei millenni hanno contribuito anche al progresso della scienza e della matematica.

ARTE SCIENZA SACRO ENTRANO IN INTERAZIONE SU FRONTIERE CHE SI PERDONO IN UNA FUGA INFINITA DI FRATTALI?

E…in queste frontiere, lungo alcune linee di flusso di soluzioni bicarbonatiche, la Natura costruisce i ‘nidi’ dei mammellonati.

Dott. Piero Pistoia

Chi volesse leggere che cosa racconta la Scienza sui sassi mammellonati, può scrivere, nella finestra ‘cerca’, la proposizione ‘sassi mammellonati’. Appariranno articoli, discussioni e argomentazioni a nome del dott. Giacomo Pettorali, ing. Rodolfo Marconcini e Piero Pistoia. Si potranno qui leggere anche racconti e  poesie, riflessioni ed altro, da parte di poeti, musicisti, filosofi, scrittori ecc., su questi strani sassi, ben conosciuti anche dagli Etruschi.

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DALL’ARTE  ALLA  NATURA

‘SFIGURIAMO’ UN HAIKU per una pittura di P. Fidanzi

La pittura è  DONNA OSCURA CON OMBRELLO E MARINA TORMENTATA


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L’Haiku sui generis di cui si parla è stato recitato nel film VIVA LA LIBERTA’ ed è possibile leggere l’originale nel blog di Balthazar-Pagani

AIKU RIVISITATO1 con pittura_ok

AIKU RIVISITATO2 con pittura_ok

a cura di anonimo (NDC)

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ALCUNE  DIRETTRICI DEL PERCORSO “ARTE NELLA NATURA”

Il quadro ad ‘ulivi blu’, allungato e stretto fra i rami dei due cipressi del ‘Carducci’, sembra dischiudere un varco verso uno scorcio di paesaggio che non c’è. 

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QUASI UN METAFISICO CONTINUUM PITTURA-NATURA

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Quercus ilex

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I quadri degli edifici turbano per la sensazione di ‘attesa’ che destano. Sono così ‘estroversi’, nell’ accezione primaria del termine, nella terza dimensione che in alcuni contorni sembrano sfuggire ‘altrove’, quasi come nei ‘ritorni’ di Escher.

Chamerops humilis (Palma nana) e Phyllirea angustifolia (Lillatro)

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Laurus nobilis (alloro)

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Lavandula angustifolia (lavanda)

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Quercus ilex (leccio)

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Alcune delle ‘pitture metafisiche’ di P. Fidanzi (per il loro significato, vedere, in questo blog, il post ‘Una nuova Metafisica’)

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ALTRI ESPOSITORI AL MARGINE (poche opere in mostra)

1 – ARTURI, pittore

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2 – ANNA CAMURRI, pittrice emergente figurativa, cartellonista (?), ritrattista (?), pittrice di strada ed altro. Ha il laboratorio presso lo Studio d’Arte CARUSO (Volterra). Mantiene un emozionante VIDEO su internet da visionare (da Google cliccare su: Arte a Volterra -Studio d’Arte CARUSO di Camurri Anna Maria)

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SEDUZIONE pittura emblematica di Anna Camurri

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3 – GIULIANO MANNUCCI, scultore affermato e  pittore sperimentale. Tiene una mostra di scultura permanente a Volterra.

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VORTICE scultura emblematica di Giuliano Mannucci (esposta a Chiaulis, Udine)

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Seguiranno ora le loro pitture in mostra

da continuare…

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1 – Il mondo ‘fabuloso’ nella pittura di Arcuri

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2 – Il ‘femmineo’ nella pittura armoniosa di Anna Camurri, con le sue dolci figure ed i suoi velati paesaggi toscani.

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3- il senso originale della pittura sperimentale di Giuliano Mannucci

A partire dagli ultimi decenni il mondo dei viventi, nelle sue parti generative, viene gravemente danneggiato da un numero esponenziale di ferite beanti e baratri scheggiati-graffianti che richiedono un urgente intervento di ricucitura.

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