POST IN VIA DI COSTRUZIONE: LA VIA SI FA NELL’ANDARE! e, con Foerster e, per certi versi, Bruner, la cultura non si comunica ma si costruisce insieme.
Per questo lavoro si ringrazia il dott. David Bettini per aver fornito nel 1996, circa venti anni fa, i dati mensili di piogge e temperature del Volterrano per trenta anni a partire dal 1956
Da aggiungere l’analisi direttamente con Excel per piogge 1956-1961
RIFLESSIONI E CONTI SU PIOGGE E TEMPERATURE MENSILI DAL 1956 AL 1986, CALCOLO E VARIAZIONE DEGLI INDICI CLIMATICI DI BAGNOULS E GAUSSEN COL TEMPO, ATTRAVERSO MEDIE MOBILI, FATTORI STAGIONALI ED ALTRO SULLE SERIE STORICHE a cura del dott. Piero Pistoia
Ecco i ‘conti’ con Excel che sviluppai appunto una ventina d’anni fa:
Sulle cartelle di lavoro di Excel appaiono 7 grafici (N°: 1-2; 3; 4; 7; 8; 9; 11) e 7 fogli di lavoro (N°: 18; 1; 2; 3; 5; 6; 7), alla rinfusa a zibaldone, su cui discuteremo nel seguito.
I seguenti intervalli sono pagine bianche: 10-15; 24-25; 31-32; 38-39; 50-52; 70-75
Intanto il lettore potrà trovare una guida alla ‘lettura’ dei precedenti processi (individuando le formule utilizzate) su altri esempi di statistica, anche con l’uso di Excel, dello stesso autore, per es. nel post “UN PARZIALE PERCORSO DI BASE SULL’ANALISI DI UNA SERIE STORICA REALE…”, uno zibaldone di statistica e linguaggi informatici (la statistica ‘raccontata’ con Excel, con il Basic, il Mathematica di Wolfram e l’R), ecc..
DA CORREGGERE IN DIVENIRE, PERCHE’ L’ARTICOLO SCIENTIFICO ‘RIPULITO’ E’ STATO CONSIDERATO SPESSO DA RICERCATORI AFFIDABILI UNA FRODE!
Intanto cerchiamo di ricavare dal link i dati di pioggia e temperatura in Excel, per memorizzarle in un file .csv, leggibile da R. Iniziamo con i dati di pioggia. Si clicca sul link: PIOGGE_VOLTERRA_1956_1986, riportato sopra.
Appare una console di Excel con riportate varie colonne, nominate sopra; si va al Foglio 1 (7 colonne e un grafico degli Effetti Stagionali) e si isola intanto la seconda colonna che contiene 360 dati mensili della pioggia da 1956 al 1986, eliminando le altre, memorizzandola poi col suffisso .CSV, nel file VOLTERRA_PIOGGE_1956_1986_A (ricordarsi in quale Memoria di Massa), con le seguenti opzioni: Si mantenga il formato corrente – Tipo di carattere occidentale – Separatore di campo la “virgola”.
Si entra nella console di R e si guarda se il processo funziona.
setwd(“X:/”)
in X va la lettera della memoria di massa; nel nostro caso setwd(“I:/”) o ultimamente G-
Si fanno tentativi per far leggere da R i dati con suffisso .xls
Altri scritti e argomentazioni seguiranno successivamente
ECCO UN PRIMO ‘ASSAGGIO’ ORGANIZZATO DEL RACCONTARE L’ARTICOLARSI DEL CONTENUTO DEL LINK IN XLS CON IL LINGUAGGIO DI R, INIZIANDO IN PARTICOLARE DALLA COLONNA DUE CHE CONTIENE I DATI .
In definitiva tenterò di raccontare una storia statistico-informatica usando un linguaggio informatico alternativo; i diversi trucchi informatici con i loro risvolti logico-razionali necessari aumenteranno la possibilità di tentare veloci prove diversificate, attivando una maggiore concentrazione sui concetti statistici, visti da punti di vista diversi, insieme alla loro memorizzazione e alla loro assimilazione, oltre ad un intenso ammaestramento informatico.
Come in un gioco di puzzle a più vie, si attivano costruzioni con i ‘mattoni’ statistici a più possibilità e si costruiscono gli stessi concetti statistici con ‘mattoni’ informatici diversi logicamente, individuando percorsi diversi e il percorso spesso diventa una facility per l’apprendimento.
SCRIPTS IN R E COMMENTI
setwd(“I:/”) dataset=read.csv(“PIOGVOLTR0.CSV”, header=T, dec=”.”, sep=”;”). La lettera ‘0’ è uno zero!
#Da tener d’occhio l’attributo dec=”.” dell’argomento !?
#COME SI COSTRUISCE IL FILE PIOGVOLTR0.CSV a partire da foglio 1 di Excel:
# 1 – Dal post “CONTROLLA IL CONTO…” si carica, cliccando sul link #”PIOGGE_VOLTERRA 1956_1986″, l’analisi in .xls su questi dati di cui parla il post # e questo al fine di costruire dal foglio 1 un data frame leggibile da R.
# 2 – E’ un foglio di Excel, ma siamo in Open Office; mi pongo sul foglio 1 # (siglato anche col nome del link)
# 3 . Cambio le intestazioni originali e le sostituisco col nome di variabili neutre #X.1 X.2 …X.7 per le sette colonne del foglio; ne chiariremo nel proseguio #il contenuto.
# 4 – Salvo questo foglio in xls con l’opzione di Open Office “Testo CSV(.csv)” # nel file, in questo caso, PIOGVOLTR0 che ricaricheremo con R; ognuno #può chiamarlo col nome che vuole e memorizzarlo sul disco che vuole, basta #ricordasi il nome; noi abbiamo chiamato il file come detto e lo memoriziamo in # un disco rimovibile indicato con I o G. Durante la memorizzazione rispondiamo #alle domande, separatore di campo “;” , separatore di testo Apice ‘ ecc.
# 5 – Si copi il presente testo sulla console di R e controlla che giri; il nostro gira! Per un po’!! Vedere nel proseguo dell’argomentazione.
Oppure, per preparare i racconti successivi, si memorizzano tutte le sette colonne (cioè l’intera pagina di excel), ponendo al posto delle intestazioni che figuravano nella pagina, le seguenti sette una per colonna: X.1,X.2….X.7, alla testa di esse.
PREMESSA E DESCRIZIONE DEL PROCESSO
ECCO IL NOSTRO PROGETTO IPOTETICO CON OUTPUTS
attach(dataset) X.1
Dovrebbe apparire la prima colonna
Dovrebbero apparire i 6 valori iniziali del dataset
head(dataset)
X.2[1:6]
In effetti appaiono tre NA iniziali prima dei valori del 1956; per il resto Ok; con
X.2[4:375], si pensa di correggere; appaiono i 372 valori effettivi delle piogge misurate! La corroborazione dell’ipotesi sembrava abbastanza scontata. Il dataframe col processo descritto portava, nominando la seconda variabile di colonna, ai dati da analizzare! Il processo aveva funzionato.
Invece da qui la sorpresa non prevista. Se cerco di memorizzare X.2[4-375] in una variabile (es.,dataset2 ), cioè
dataset2=X.2[4:375] e guardo i dati in essa (battendo dataset2 sulla console di R) i contenuti sono stranamente completamente cambiati! ts.plot(dataset2) dà un grafico che sembra non riguardare più la nostra prova, comunque continuiamo la loro analisi per cercare anche di capire. Il processo comunque è un modello abbastanza trasferibile ad altri insieme di dati! Poi con calma cercheremo di entrare in possesso di questi dati reali in qualche modo, al limite copiandoli direttamente in un vettore di R. Insomma nel trasferimento del contenuto conosciuto di una variabile ad un’altra….entriamo in una zona caotica imprevista, almeno per ora. VEDREMO poi!
Da una revisione sui processi nella sintassi del richiamo del file in .CSV, fra gli altri attributi, c’era dec (separatore dei decimali) =; qui fra virgolette avevo inserito il punto. Dovevamo dire che invece c’era la virgola: dec=”,”. Ora il programma gira. Col punto il programma pensava che le scritte dei numeri decimali fossero testo, attivando le funzioni factor e level.
ECCO IL RIQUADRO DELLA CAUSA
I am sorry. Troppe direttrici culturali, aperte e diverse fra loro, da ordinare, creano una situazione entropica densa e dispersiva che, coniugata al tempo che ora scorre rapido ed ai problemi sempre più numerosi in quest’ultimo scorcio della vita, aumentano una richiesta di concentrazione poco spiegabile per un lavoro semplicemente hobbistico, in totale assenza di contributi, che vengono invece elargiti, per la cultura, da organi sociali; per passare il tempo insomma! Vedrò.
Comunque , ‘si parva licet componere magnis’ (Virgilio ‘Georgiche, IV), ritengo che un apporto culturale che non si esaurisca in ‘racconti e descrizioni’, ma proceda con punti interrogativi, caso proprio di questo blog, non sia inferiore a quello dei molti centri attivi benificiati da contributi, ed anche mi sembra che le stesse ‘lectiones magistrales’ dei gruppi di eccellenza, che si susseguono nei palchi, spesso, nel migliore dei casi, si ‘spengano’ in se stesse, comunicando poco, e, negli altri casi si riducano ad escamotages pubblicitari per ottenere finanziamenti.
In attesa …per i lettori curiosi, se ci sono, ho intanto ricopiato direttamente in un vettore di R i 372 dati delle piogge mensili, su cui sarà possibile accedere, nell’immediato, alla loro analisi, ‘divertendosi’ nel controllare conti e processi, cioè nel fare cultura.
Comunque lo sviluppo a partire da questo vettore verrà inserito in links successivi. Al termine aggiungeremo anche l’outputs senza errori come garanzia del lavoro
Seguono i 5 grafici del link precedente a quello sopra, costruiti nell’ OUTPUT relativo. Dovremo aggiungere anche altri tre grafici relativi all’output del nuovo ultimo links.
Nella serie dataset ipotizziamo che sia assente un trend, come suggerito dal GRAF.1
I links successivi riguarderanno la Stagionalità, Fattori stagionali, Effetti stagionali.
_______________________________________________
Prove statistiche e tentativi su ipotesi al fine di costruire un modello trasferibile.
#Ipotizzo che con una media mobile a tre termini pesata, #possa eliminare in buona parte i randoms da questa strana #serie dataset2 (già senza il trend come dal grafico).
yt2=dataset2; n2=length(yt2); mbt2=c() for(t in 2: n2-1){mbt2[t]=(yt2[t-1]+2*yt2[t]+yt2[t+1])/4} ts.plot(mbt2)
#Ho smussato dall’originale (dataset2 )i randoms per cui avrei ottenuto #una serie senza i randoms (con plausibili stagionalità+ciclo; assente il trend #iniziale come si vedeva ad occhio dal grafico di dataset2. #Così se applico una media mobile di ordine dodici a mbt2 (primo caso), mi aspetto di trovare una serie con solo il ciclo. #Potevo applicare la media mobile 12 direttamente su dataset2, smussandola #di stagionalità e forse anche di randoms, e poi, togliendo #la stagionalità+ randoms (questa nuova serie) da dataset2 avrei ottenuto solo # il ciclo, perché all’inizio non possedeva trend . #Protocollo sperimentale per il modello: da confrontare questi due processi che dovrebbero condurre ambedue al ciclo.
#Questa serie con solo il ciclo la chiamo mbt2_12.
#PROVIAMO IL CASO 1: yt=mbt2; n1=length(mbt2)-2; mbt2_12=c() for(t in 7: n1-6){mbt2_12[t]=(yt[t-6]/2+yt[t-5]+yt[t-4]+yt[t-3]+yt[t-2]+ yt[t-1]+yt[t]+yt[t+1]+yt[t+2]+yt[t+3]+yt[t+4]+yt[t+5]+yt[t+6]/2)/12}
#CICLO; è la serie mbt2 smussata della stagionalità #se tolgo stagionalità + ciclo – ciclo, mbt2-mbt2_12, ottengo la stagionalità.
#Stiamo pensando anche di scrivere direttamente i 372 valori
#della di X.2[4:375], nella variabile dataset2 con
#dataset2=c(………)
LA VERSIONE CORRETTA + I RELATIVI CINQUE GRAFICsetwd(“F:/”)
dataset=read.csv("PIOGVOLTR0.CSV", header=T, dec=",", sep=";")
#Da osservare l'attributo dec=","! nell'argomento della funzione "read.csv".
#COME SI COSTRUISCE IL FILE PIOGVONTR.CSV a partire da foglio 1 di Excel.
par(ask=T)
attach(dataset)
X.1
#Stampa i 372 dati della 1a colonna delle 7 colonne del DATA.FRAME
#contenuto nel file PIOGVOLTR0.CSV (indicazione degli anni a partire dal 1956
#intervallati da NA head(dataset) # X.1 X.2 X.3 X.4 X.5 X.6 X.7
#1 1956 89,2 -3,3 70,62580645 #2 NA 32 2,0 73,94193548 #3 NA 68 10,2 83,02258065
#4 NA 106 -2,0 72,30322581 #5 NA 39,8 -9,6 62,67741935 #6 NA 69,4 -21,0 52,52903226
#Stampa i valori delle prime sei righe del data.frame, costituito da
#sette colonne.
X.2[4:375]
#Stampa i 372 dati della 2a colonna in mm di pioggia mensili
#partendo dall'anno 1956 con gennaio
X.2[1:6]
#Stampa i primi sei valori della seconda colonna
#[1] 89,2 32 68 106 39,8 69,4
dataset=ts(dataset)
#considera il data.frame dataset come una serie storica dataset2=X.2[1:372]
#prende 1 valori da 1 a 372 del vettore X.2 e li mette
#nella variabile dataset2
dataset2=ts(dataset2)
#dataset2 è una serie storica ts.plot(dataset2)
#GRAF.1 #Stampa la serie storica dataset2; sembra assente il trend. yt2=dataset2; n2=length(yt2); mbt2=c()
for(t in 2: n2-1){mbt2[t]=(yt2[t-1]+2*yt2[t]+yt2[t+1])/4}
ts.plot(mbt2)
# GRAF.2
#disegno il grafico di mbt2, GRAF.2, cioè i dati originali (senza trend)
#privati anche dei random s.l.
GRAF.2
#Penso di smussare cioè dataset2 dai randoms s.l.; nel vettore mbt2 è plausibile
#siano contenuti dati relativi a stagionalità e ciclo.
#Ho smussato dall'originale (dataset2 )i randoms s.l. per cui avrei ottenuto
#una serie senza i randoms (con plausibili stagionalità+ciclo); assente il trend
#iniziale come si vedeva ad occhio dal grafico di dataset2.
#Così se applico una media mobile di ordine dodici a mbt2 mi aspetto di trovare
#una serie con solo il ciclo (PRIMO CASO).
#Potevo applicare la media mobile 12 direttamente su dataset2 (SECONDO CASO),
#smussandola dalla stagionalità e forse anche dai randoms (?), e poi, togliendo
#la stagionalità + randoms (questa nuova serie) da dataset2 avrei ottenuto solo
# il ciclo.
#Da confrontare questi due processi che dovrebbero condurre ambedue al ciclo.
#Questa seconda serie con solo il ciclo la chiamo mbt2_12.
#PROVIAMO IL PRIMO CASO (applico una media modile 12 su mbt2:
yt=mbt2; n1=length(mbt2)-2; mbt2_12=c()
for(t in 7: n1-6){mbt2_12[t]=(yt[t-6]/2+yt[t-5]+yt[t-4]+yt[t-3]+yt[t-2]+ yt[t-1]+
yt[t]+yt[t+1]+yt[t+2]+yt[t+3]+yt[t+4]+yt[t+5]+yt[t+6]/2)/12}
ts.plot(mbt2_12)
#GRAF.3 Disegno il grafico del ciclo
#GRAF.3
ts.plot(mbt2) # + CICLO1 sovrapposto.
#Disegno il grafico di mbt2 (stagionalità + ciclo) e sovrappongo mbt2_12 (ciclo):
lines(mbt2_12)
#è la serie mbt2 smussata della stagionalità
#Insieme al grafico mbt2 (stagionalità+ciclo) sovrappongo il ciclo: GRAF.4 #Se tolgo il ciclo da stagionalità + ciclo (mbt2), ottengo mbt2-mbt2_12,
#cioè la stagionalità.
#Sorge il problema che mbt2 e mbt2_12 debbono avere la stessa lunghezza
#per poterli sottrarre
#FACCIO DELLE PROVE PER RENDERE I VETTORI LUNGHI UGUALE
#Controllo mbt2
length(mbt2) # 371 = 12
head(mbt2) # NA 1.00 70.75 177.50 202.75 159.00
mbt2=mbt2[2:(length(mbt2)-1)]
#Controllo mbt2_12
length(mbt2_12) # 363
head(mbt2_12)
# NA NA NA NA NA NA
#Impongo che mbt2 e mbt2_12 abbiano la stessa lunghezza per sottrarli
mbt2_12=mbt2_12[7: (length(mbt2_12)-6)]
length(mbt2_12)
#Proviamo il SECONDO CASO (applico direttamente la Mb12 su dataset2)
#per il calcolo del ciclo
yt=dataset2; n1=length(dataset2); mbt2_12_0=c()
for(t in 7: n1-6){mbt2_12_0[t]=(yt[t-6]/2+yt[t-5]+yt[t-4]+yt[t-3]+yt[t-2]+ yt[t-1]+
yt[t]+yt[t+1]+yt[t+2]+yt[t+3]+yt[t+4]+yt[t+5]+yt[t+6]/2)/12}
ts.plot(mbt2_12_0)
#Disegno il grafico del ciclo nel secondo modo: GRAF.5 #Da confrontare i due grafici del ciclo mbt2_12_0 e mbt2_12.
#I due cicli praticamente coincidono. Ma nel secondo sono rimasti
#più errori randoms (?), nel senso che la Mb12 sugli originali
#praticamente elimina da essi solo la stagionalità. Per cui
#nella serie nuova rimarrà ciclo+randoms e se sottraggo
#Ciclo+Randoms dall'originale (dataset2) otterrei
#direttamente la Stagionalità. #Potremmo fare un test statistico per controllo.
#CALCOLO DELLA STAGIONALITA' nel proseguo (SECONDA PARTE)
___________________________________________ OUTPUTS di R
> rm(list=ls(all=TRUE))
> setwd("F:/")
> dataset=read.csv("PIOGVOLTR0.CSV", header=T, dec=",", sep=";")
>#COME SI COSTRUISCE IL FILE PIOGVONTR.CSV a partire da foglio 1 di Excel
> par(ask=T)
> attach(dataset)
>#The following objects are masked from dataset (pos = 3):
>X.1, X.2, X.3, X.4, X.5, X.6, X.7
> X.1
[1] NA NA NA 1956 NA NA NA NA NA NA NA NA NA NA NA
[16] 1957 NA NA NA NA NA NA NA NA NA NA NA 1958 NA NA
[31] NA NA NA NA NA NA NA NA NA 1959 NA NA NA NA NA
[46] NA NA NA NA NA NA 1960 NA NA NA NA NA NA NA NA
[61] NA NA NA 1961 NA NA NA NA NA NA NA NA NA NA NA
[76] 1962 NA NA NA NA NA NA NA NA NA NA NA 1963 NA NA
[91] NA NA NA NA NA NA NA NA NA 1964 NA NA NA NA NA
[106] NA NA NA NA NA NA 1965 NA NA NA NA NA NA NA NA
[121] NA NA NA 1966 NA NA NA NA NA NA NA NA NA NA NA
[136] 1967 NA NA NA NA NA NA NA NA NA NA NA 1968 NA NA
[151] NA NA NA NA NA NA NA NA NA NA NA NA NA NA NA
[166] NA NA NA NA NA NA 1970 NA NA NA NA NA NA NA NA
[181] NA NA NA 1971 NA NA NA NA NA NA NA NA NA NA NA
[196] 1972 NA NA NA NA NA NA NA NA NA NA NA 1973 NA NA
[211] NA NA NA NA NA NA NA NA NA 1974 NA NA NA NA NA
[226] NA NA NA NA NA NA 1975 NA NA NA NA NA NA NA NA
[241] NA NA NA 1976 NA NA NA NA NA NA NA NA NA NA NA
[256] 1977 NA NA NA NA NA NA NA NA NA NA NA 1978 NA NA
[271] NA NA NA NA NA NA NA NA NA 1979 NA NA NA NA NA
[286] NA NA NA NA NA NA 1980 NA NA NA NA NA NA NA NA
[301] NA NA NA 1981 NA NA NA NA NA NA NA NA NA NA NA
[316] 1982 NA NA NA NA NA NA NA NA NA NA NA 1983 NA NA
[331] NA NA NA NA NA NA NA NA NA 1984 NA NA NA NA NA
[346] NA NA NA NA NA NA 1985 NA NA NA NA NA NA NA NA
[361] NA NA NA 1986 NA NA NA NA NA NA NA NA NA NA NA
> #Stampa i 372 dati della 1a colonna delle 7 colonne del DATA.FRAME
> #contenuto nel file PIOGVOLTR0.CSV (indicazione degli anni a partire dal 1956
> #intervallati da NA
> head(dataset) X.1 X.2 X.3 X.4 X.5 X.6 X.7
1 NA NA NA NA NA NA NA
2 NA NA NA NA NA NA NA
3 NA NA NA NA NA NA NA
4 1956 89.2 NA NA NA -3.3 70.62581
5 NA 32.0 NA NA NA 2.0 73.94194
6 NA 68.0 NA NA NA 10.2 83.02258
> # X.1 X.2 X.3 X.4 X.5 X.6 X.7
> #1 1956 89,2 -3,3 70,62580645
> #2 NA 32 2,0 73,94193548 >
>#3 NA 68 10,2 83,02258065
> #4 NA 106 -2,0 72,30322581
> #5 NA 39,8 -9,6 62,67741935
> #6 NA 69,4 -21,0 52,52903226
> #Stampa i valori delle prime sei righe del data.frame, costituito da
> #sette colonne.
> X.2[4:375]
[1] 89.2 32.0 68.0 106.0 39.8 69.4 33.4 25.2 64.4 41.4 123.8 34.4
[13] 66.8 100.2 17.0 109.8 159.8 23.6 27.0 5.6 2.4 74.2 100.8 79.0
[25] 47.4 27.0 133.0 108.8 36.0 30.6 22.0 21.0 12.8 163.8 67.0 134.4
[37] 61.2 35.6 133.2 69.2 120.8 25.4 4.6 46.0 46.2 74.6 73.4 149.2
[49] 57.8 112.8 113.4 62.0 9.6 91.4 64.6 5.2 179.6 214.6 132.2 210.2
[61] 107.8 30.0 0.6 152.8 37.6 73.0 18.4 1.5 87.6 160.4 135.8 86.4
[73] 50.4 46.6 139.6 35.6 35.6 21.6 37.6 50.0 64.8 161.6 196.8 35.4
[85] 147.6 89.4 75.3 74.2 45.8 89.2 28.8 38.8 94.6 95.2 100.4 88.8
[97] 4.6 77.6 157.6 58.8 49.6 32.2 84.0 69.5 34.0 193.0 78.0 118.4
[109] 127.8 16.8 91.0 107.4 50.4 36.0 80.0 24.8 119.8 2.6 240.2 104.8
[121] 97.8 88.4 28.4 28.4 36.2 28.6 67.2 52.2 122.8 173.4 259.0 59.6
[133] 49.2 42.2 56.4 11.4 84.2 83.6 19.4 75.8 99.2 42.8 99.8 62.6
[145] 57.0 149.8 29.8 49.0 156.0 91.4 28.0 65.8 35.6 75.0 148.2 68.0
[157] 89.0 156.2 85.8 40.0 56.6 43.4 38.4 83.8 128.6 26.4 157.2 106.4
[169] 104.8 98.2 140.6 79.6 66.6 63.8 18.6 22.4 75.0 28.2 106.4 95.0
[181] 81.0 51.4 55.0 53.0 122.4 67.2 15.8 2.2 54.8 17.4 149.0 8.6
[193] 85.4 91.8 43.0 106.8 51.4 26.0 71.0 49.0 136.6 76.0 46.8 67.2
[205] 70.8 33.0 13.0 48.2 17.2 56.2 38.8 22.6 171.0 80.0 73.2 30.6
[217] 35.4 105.2 66.0 80.6 52.8 27.2 12.6 61.4 88.8 87.6 64.2 16.6
[229] 16.2 39.6 101.6 92.2 47.6 74.4 11.4 92.8 51.2 125.2 103.8 102.2
[241] 12.4 55.0 92.8 75.8 28.6 32.6 86.0 94.4 110.8 154.6 69.4 175.4
[253] 61.2 108.0 54.0 15.0 101.0 12.0 29.4 100.2 33.2 31.4 65.4 60.4
[265] 102.2 96.6 68.0 172.2 66.8 67.0 87.6 23.2 18.6 88.0 38.8 103.0
[277] 127.4 75.8 50.8 84.8 1.4 80.0 9.4 131.4 84.8 110.4 126.6 108.0
[289] 50.2 20.4 125.8 34.0 102.6 66.6 22.8 13.0 1.0 142.4 182.2 79.8
[301] 64.2 25.6 85.2 74.4 31.4 13.4 45.0 15.8 99.8 172.2 1.6 152.2
[313] 33.0 40.8 64.2 23.2 55.6 34.4 3.4 59.4 70.4 142.6 210.4 100.0
[325] 23.0 199.6 128.0 65.6 22.8 34.2 8.0 192.0 12.4 73.2 17.6 37.0
[337] 72.4 65.6 83.8 91.4 161.0 87.2 3.3 131.4 91.0 139.6 142.8 86.0
[349] 93.8 67.6 147.2 9.2 94.4 25.0 15.0 72.2 0.4 58.0 117.8 32.6
[361] 102.4 113.4 125.6 122.0 1.4 121.8 70.0 7.4 26.8 13.0 63.6 53.2
> #Stampa i 372 dati della 2a colonna in mm di pioggia mensili > #partendo dall'anno 1956 con gennaio (i dati del data.frame > #partivano da tre mesi prima (da ottobre 1955) > > X.2[1:6] [1] NA NA NA 89.2 32.0 68.0 > #Stampa i primi sei valori della seconda colonna > #[1] 89,2 32 68 106 39,8 69,4 > X.2=as.number(X.2) Errore: non trovo la funzione "as.number" > > dataset=ts(dataset) > #considera il data.frame dataset come una serie storica > > dataset2=X.2[1:372] > #prende 1 valori da 1 a 372 del vettore X.2 e li mette > #nella variabile dataset2 > > dataset2=ts(dataset2) > #dataset2 è una serie storica > > ts.plot(dataset2) #GRAF.1 Aspetto per confermare cambio pagina... > #Stampa la serie storica dataset2; sembra assente il trend. > yt2=dataset2; n2=length(yt2); mbt2=c()
> for(t in 2: n2-1){mbt2[t]=(yt2[t-1]+2*yt2[t]+yt2[t+1])/4} > > ts.plot(mbt2)# GRAF.2 Aspetto per confermare cambio pagina... > #disegno il grafico di mbt2, cioè i dati originali (senza trend) > #privati anche dei random s.l. > #Penso di smussare cioè dataset2 dai randoms s.l.; nel vettore mbt2 è plausibile > #siano contenuti dati relativi a stagionalità e ciclo. > #Ho smussato dall'originale (dataset2 )i randoms s.l. per cui avrei ottenuto > #una serie senza i randoms (con plausibili stagionalità+ciclo; assente il trend > #iniziale come si vedeva ad occhio dal grafico di dataset2. > #Così se applico una media mobile di ordine dodici a mbt2 mi aspetto di trovare > #una serie con solo il ciclo (PRIMO CASO). > > #Potevo applicare la media mobile 12 direttamente su dataset2 (SECONDO CASO), > #smussandola dalla stagionalità e forse anche dai randoms, e poi, togliendo > #la stagionalità + randoms (questa nuova serie) da dataset2 avrei ottenuto solo > # il ciclo. > #Da confrontare questi due processi che dovrebbero condurre ambedue al ciclo. > > #Questa serie con solo il ciclo la chiamo mbt2_12. > > #PROVIAMO IL PRIMO CASO (applico una media modile 12 su mbt2: > yt=mbt2; n1=length(mbt2)-2; mbt2_12=c() > for(t in 7: n1-6){mbt2_12[t]=(yt[t-6]/2+yt[t-5]+yt[t-4]+yt[t-3]+yt[t-2]+ + yt[t-1]+yt[t]+yt[t+1]+yt[t+2]+yt[t+3]+yt[t+4]+yt[t+5]+yt[t+6]/2)/12} > > ts.plot(mbt2_12)#GRAF.3 Aspetto per confermare cambio pagina... > Disegno il grafico del ciclo Errore: unexpected symbol in "Disegno il" > ts.plot(mbt2) Aspetto per confermare cambio pagina... > #Disegno il grafico di mbt2 (stagionalità + ciclo) e sovrappongo mbt2_12 (ciclo): > lines(mbt2_12) #è la serie mbt2 smussata della stagionalità > #Insieme al grafico mbt2 (stagianalità+ciclo) sovrappongo il ciclo: GRAF.4 > #Se tolgo il ciclo da stagionalità + ciclo (mbt2), ottengo mbt2-mbt2_12, > #cioè la stagionalità. > #Sorge il problema che mbt2 e mbt2_12 debbono avere la stessa lunghezza > #per poterli sottrarre > > #FACCIO DELLE PROVE PER RENDERE I VETTORI LUNGHI UGUALE > > #Controllo mbt2 > length(mbt2) [1] 371 > # 371 = 12 > head(mbt2) [1] NA NA NA NA 55.3 68.5 > # NA 1.00 70.75 177.50 202.75 159.00 > mbt2=mbt2[2:(length(mbt2)-1)] > > #Controllo mbt2_12 > length(mbt2_12) [1] 363 > # 363 > head(mbt2_12) [1] NA NA NA NA NA NA > # NA NA NA NA NA NA > #Impongo che mbt2 e mbt2_12 abbiano la stessa lunghezza per sottrarli > mbt2_12=mbt2_12[7: (length(mbt2_12)-6)] > length(mbt2_12) [1] 351 > > #Proviamo il SECONDO CASO (applico direttamente la Mb12 su dataset2) > #per il calcolo del ciclo > > yt=dataset2; n1=length(dataset2); mbt2_12_0=c() > for(t in 7: n1-6){mbt2_12_0[t]=(yt[t-6]/2+yt[t-5]+yt[t-4]+yt[t-3]+yt[t-2]+ + yt[t-1]+yt[t]+yt[t+1]+yt[t+2]+yt[t+3]+yt[t+4]+yt[t+5]+yt[t+6]/2)/12} > > ts.plot(mbt2_12_0) Aspetto per confermare cambio pagina... > #Disegno il grafico del ciclo nel secondo modo. > #Da confrontare i due grafici del ciclo mbt2_12_0 e mbt2_12.
> #I due cicli praticamentte coincidono. nel secondo sembra siano rimasti più
> #errori randoms. Potremmo fare un test statistico per controllare
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ANALISI CON EXCEL DELLE PIOGGE A VOLTERRA 1956-1961
post terminato molte decine di anni fa dA PIERO PISTOIA
DA CONTINUARE
Questi ‘racconti’ di Statistica applicata di fatto sono modelli che automatizzano percorsi nell’analisi dei dati.
R è un programma potente e gratuito, continuamente aggiornato in tempo reale nelle principali Università del mondo. Sono disponibili centinaia di manuali gratuiti e migliaia di packages per tutte le esigenze.
Per vedere gli outputs anche grafici, le istruzioni (quando pronte girano!) possono essere riportate, con copia incolla, per es, prima sul Blocco Note o direttamente sulla console di R. Nel procedere potremmo anche decidere di alternare le istruzioni ai grafici (vedremo). Nota bene: prima di incollare in R, è necessario ripulire il piano di lavoro di R, premendo dal MENU MODIFICA ‘Pulisci console’ e poi dal MENU VARIE ‘Rimuovi tutti gli oggetti’
Questi primi dati di Larderello sono stati ripresi dalla “COMUNITA’ DI POMARANCE 1-1991” consegnati alla Redazione da Mauro Fanfani, allora Tecnico presso il laboratorio ENEL.
Quelli di Volterra furono forniti dal dott. Juri Bettini.
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RIFLESSIONI SU UN ESEMPIO DI ANALISI STATISTICA CON R: MM DI PIOGGIA CADUTI IN OGNI ANNO DAL 1907 AL 1998 NELLA ZONA DI LARDERELLO (POMARANCE, Pisa). POSSIBILITA’ DI TRASFERIRE, CON POCHE MODIFICHE, IL PROCESSO SU ALTRE ANALOGHE SERIE STORICHE (Es., Volterra 1956-1986)
PRECISAZIONI SU REGRESSIONI LINEARI, MEDIE MOBILI, TESTS STATISTICI, INTERVALLI DI CONFIDENZA, FORECASTS ED ALTRO, OLTRE AL MODO PIU’ O MENO ORTODOSSO DI PROCEDERE. dott. Piero Pistoia
Si evidenziano i files richiamati e si copiano sulla console di R: iniziano automaticamente a girare; se incontrano un grafico si fermano in attesa di un tasto premuto o un click del mouse, permettendo di stampare o memorizzare il grafico stesso. Volendo possiamo anche con copia-incolla trasferire pezzi dell’articolo, per es., da un grafico all’altro. Infine è possibile ricopiare le istruzione direttamente sulla console di R.
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PARTE PRIMA CON INSERIMENTO DI OTTO PAGINE DI GRAFICI (FIG. 1-8) RIPRESI DAGLI OUTPUTS
Si ‘guarda’ dentro i dati ‘provocandoli’ con le istruzioni di R!
#ESEMPIO DI ANALISI STATISTICA CON IL LINGUAGGIO R: MILLIMETRI #DI PIOGGIA CADUTI IN CIASCUN ANNO DAL 1907 Al 1990 #A LARDERELLO E DAL 1956 AL 1986 A VOLTERRA. #PRECISAZIONI SU INTERVALLI DI CONFIDENZA ED ALTRA STATISTICA #dott. Piero Pistoia #IN QUESTO PRIMO INTERVENTO SI PROPONGONO UNA SERIE DI AZIONI #MESSE IN ATTO PER PORRE PUNTI INTERROGATIVI AI DATI #DA ANALIZZARE. NEI GRAFICI SI ‘LEGGONO’ LE RISPOSTE RESE DAI DATI.
#I dati originali erano a scansione mensile, ma noi inizieremo #ad analizzare i dati annuali ottenuti sommando i 12 #valori mensili delle piogge per ogni anno.
#Se volessimo esprime un’ipotesi sulla pioggia caduta nell’anno #in un certo intervallo di anni, quella più immediata #è che la quantità di essa costruisca nel tempo una serie #stazionaria, senza uniformità interne, (assenza di trend, #fluttuazioni di circa uguale ampiezza) perché sosterremmo #che sommare le entità mensili ridurrebbe le oscillazioni #stagionali di tutti i livelli, mentre non è così immediato #pensare a fenomeni atmosferici e/o astronomici che #possano attivare oscillazioni annuali periodi o non periodiche #(come, per es. i cicli undecennali delle macchie solari…)
library(“UsingR”); library(“TTR”);library(“tseries”); library(“graphics”);library(“forecast”) #Le librerie, se non esistono già nella biblioteca attuale della #versione, devono essere prima caricate dal Menù.
par(ask=T) par(mfrow=c(2,2))
#Da prove preliminari si evidenzia che nella serie originale di #Larderello esistono almeno tre autliers: nel 1913 #(636 sostituito da 736.2), nel 1915 (1505.5 sostituito #da 1145) e 1972 (539.2 sostituito da 739.2), pensando ad una #serie più armonica internamente (gli autliers, essendo ‘accideni’ #isolati pesano meno nel forecast).
#Con pochi cambiamenti possiamo analizzare meccanicamente diverse #serie storiche fornendo il vettore dati: #proponiamo la serie di Larderello di 84 dato a partire dal 1907 #e quella di Volterra di 30 dati a partire dal 1956
c(1174,915.7,1204.1,1203.6,891.5,950.6,836.2, 960.6,1145.5, 1142.2,1156.3,876.4,1045.9,968.0,750.8, 878.3, 719.5, 720.7, 1045.7,1198.1,904.2,1142.0,958.0, 914.4,952.1,1141.8,1023.1,966.6,1013.0,823.1,1138.1, 763.1,1102,1083.0,949.3,1054.2,741.2,804.9,814.8,964.6, 1236.2,829.6,1086.2,782.9,1153.8,877.8,780.4,799.4,800.7, 863.8,760.7,821.6,753,1175.6,873,857.4,1192.6,1276.4, 1117.3,1251.2,742.4,1023.8,1107.4,845.6, 769.4,739.2, 782.7,799.2,985.6,1163.4,826.0,880.4,1067.7,923.6,903.6, 856.6,855.6,1010.4,842.1,891.7,1061.8,783,739.3,1009.6) #si chiude o si apre il vettore dati per analizzare un’altra serie
piogann907990=ts(Piogge_annuali_1907_1990) #si chiude per altro #vettore dati dello stesso nome yt0 yt0=piogann907990 #si chiude o si apre t=c(907:990)#si chiude o si apre #:::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::: #Di seguito analizziamo la serie di Volterra di trenta dati dal 1956. #Da prove precedenti consideriamo 2 autliers 1960 (1253)e 1984 (1156) #interpolando con 1000 e 950 rispettivamente
#yt0=c(727,766,804,839,1000,892,866,968,957,1002,1042,727,954,1012,869,678,851,655,698,858,988, #671,932,991,841,781,837,813,950,733,821) piogge annuali Volterra 1956-1986 #t=c(956-986) #si apre o si chiude #yt0=ts(yt0) #si apre o si chiude
#Fig. 1 -> quattro grafici sulla stessa pagina: 1)(yt0,Time); 2)acf(yt0); #3)hist(yt0); 4)punti dati e retta di regressione
#3)hist(yt0); 4)punti dati e retta di regressione
ts.plot(yt0)
#Osservando il grafico dei dati ad occhio ci turba notare un certa tendenza #delle piogge a diminuire nel tempo, #falsificando le aspettative se il fenomeno fosse corroborato.
acf(yt0)
hist(yt0)
#Osservando il grafico dei coefficienti di auto-correlazione h, #sembra chiaramente che all’interno della serie #non ci siano legami di causalità avvallando le aspettative.
#Applichiamo comunque un modello di regressione lineare semplice #ai dati per un controllo. # INIZIO DELL’ELABORAZIONE DEI DATI
# Si prova a cercare il package Using-R #library(“UsingR”) #library(“TTR”)
# Fitta i dati delle piogge col tempo in anni e fornisce gli autputs
#FIG. 2 -> #plot (result) fitta 4 grafici per l’analisi dei residui:
#1)Nel primo (Residual,fitted) si osserva la diffusione dei dati intorno #alla linea y=0 e il trend che non è ovvio. 2)Nel secondo (Normal qqplot), #i residui sono gaussiani se questo grafico segue da vicino la linea #tratteggiata.
plot(result) par(mfrow=c(1,1)) #da ora si plotta grafico per grafico. fit=lm(yt0~t) attributes(fit) summary(fit) fit$coefficients fit$resid
#plot(lm(yt0~t)) pre=predict(fit)# valori sulla retta pre # valori predetti
#FIG. 3 -> acf(pre)
acf(pre) # Plotta i dati e la linea di regressione ts.plot(yt0) abline(fit) #Opppure:plot(t,yt0); abline(result) yt1=yt0-pre
#FIG. 4 -> nel piano cartesiano “yt0,time” viene disegnato l’intervallo #di confidenza al 90% per la media. Ci sono due tipi di intervallo, quello di ‘confidenza per la media’ e quello per la ‘predizione individuale’, #naturalmente più grande. Consideriamo questi intervalli al 90%. Nel secondo #vengono riportati ambedue gli intervalli
#FIG. 5 -> punti-dati con i due intervalli, di confidenza e di previsone, al 90%
# Si possono usare comandi di più alto livello del package UsingR di VENABLE fit=simple.lm(t,yt0) summary(fit) simple.lm(t,yt0,show.ci=T,conf.level=0.90,pred=T) #fa un po’ casino!
#FACCIO DELLE PROVE DI ‘SMUSSAMENTO’
#Elimino una parte del contenuto dei files piogann908990 # (yt0) con una media mobile di ordine 5, pesata con 1,2,3,2,1 (Media Mobile 3*3) #con comandi di basso livello e osservo quello che accade #(confrontare con media mobile semplice 5) #—————————
#SMUSSO5 pesato 1,2,3,2,1 (3*3) m5=c() for(i in 2:length(yt0)){ m5[i] =(yt0[i-2] +2* yt0[i-1] + 3*yt0[i] +2* yt0[i+1] + yt0[i+2])/9} #prova a plottare m5 m5=ts(m5) m5 # smusso5 la yt0 3*3; elimino dall’originale ciò che non è random!?
L’idea era solo sperimentare en passant, smussando con m5!
Da notare è che d’improvviso ho trovato cancellati i pesi dell’m5, sbilanciando risultati e grafici!!
#—————————— #Secondo ‘pezzo’ per cambiare vettore dati da sottoporre al prog. #::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::
#Attenzione! devo fare modifiche per scegliere fra i due vettori dati #da analizzare m5=m5[3:82] #per Volterra (31 dati) va da 3 a 29; PER LARDERELLO (84 DATI) #DA 3 A 82 n5=length(m5) yt=yt0[3:82] #in yt ci sono da 3 a 82 dati yt<yt0; per Volterra 3-29 #::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::
par=(mfrow=c(2,2))
yt nyt=length(yt) nyt par(mfrow=c(2,2))
ts.plot(m5) acf(m5)
yt_m5=yt-m5 #m5 e yt hanno la stessa lunghezza per cui si possono sottrarre yt_m5 #originale meno m5_smussata
ts.plot(yt_m5) lines(m5)
acf(yt-m5) # auto-correlazione di yt-smussamento 3*3
#Analizzo il vettore dati yt-m5 cercando la retta di regressione t1=c(1:length(m5)) fit1=lm(yt_m5~t1) summary(fit1)
La retta di regressione non esiste!
#FACCIO DELLE PROVE DI ‘SMUSSAMENTO’
——————————————————
# FIG. 6 -> 4 grafici sulla stesso piano: 1)graf. m5 (smusso 5 pesato 12321,3*3); # 2)acf(m5); 3)graf. yt1=yt-m5 (yt è yt0 di lunghezza pari a m5 per sottrarre); # 4)acf(yt1).
OSSERVAZIONI FUORI NORMA
Da osservare l’acf della serie yt-m5 : il picco fuori range può essere considerato dovuto a un caso accidentale come 1 su 20? e le oscillazioni smorzate dell’ acf di m5 non suggeriscono niente? Le armoniche di Fourier potrebbero ‘suonare’ qualcosa? Ritengo che non siano fuori luogo (anche se azzardate e deboli, ma cariche di significati scientifici, K. Popper, ipotesi ‘tentative’ o Tentative Theory) su oscillazioni super-annuali (di periodo circa 5, 11..?) relative ad armoniche rilevanti (si controllino anche i grafici di Fig. 7)
_________________________________
#TENTATIVI DI SMUSSAMENTO con SMA per raccogliere informazioni su #eventuali cicli super-annuali spesso periodici da analizzare con Fourier
piog3=SMA(yt0,n=3) #opero un semplice smussamento di ordine 3 piog5=SMA(yt0,n=5) # opero ora un semplice smussamento di ordine 5 piog8=SMA(yt0,n=8) #piog11=SMA(yt0,n=11) piog12=SMA(yt0,n=12) #opero un semplice smussamento di ordine 12 #piog15=SMA(yt0,n=15)
#Osservando le ‘lisciature’ della curva_dati originale, sarebbe
#interessante sottoporre i vettori dati degli #smussamenti alla
#funzione del PERIODOGRAMMA (scritta dal dott. PIERO PISTOIA
#e testata e riportata nei diversi posts relativi ad esempi statistici a
#cura dello stesso scrivente: in particolare vedere “UN PARZIALE
#PERCORSO DI BASE SULL’ANALISI DI UNA SERIE STORICA
#REALE” dove tale funzione in .jpg è trasferibile e funzionante);
# per la ricerca di armoniche rilevanti.
#Non sembra così strano pensare ad influenze, per lo più
#periodiche, del Cosmo esterno sulla nostra atmosfera, con periodi
#maggiori di un anno terrestre. Anche l’Analisi di Fourier scritta
#col Mathematica di Wolfram, in più occasioni utilizzata dallo
#stesso autore, potrebbe essere uno strumento di controllo efficace.
#Si potrebbe anche riportare la Funzione _Periodogramma
#direttamente su questo post, per ogni possibile, anche futuro,
#utilizzo su qualsiasi vettore_dati.
par(mfrow=c(1,1))
#FIG. 8 -> 4 grafici di smussamento sullo stesso piano cartesiano (yt0,Time)
#Confronto 6 curve in un unico grafico (yt0,pre,m5,piog5,piog8,piog12) ts.plot(yt0) lines(pre) lines(m5,col=”orange”,lwd=2) lines(piog5,col=4,lwd=2) lines(piog8,col=”blue”,lwd=2) lines(piog12,col=”red”,lwd=4) #Riflettiamo sullo smussamento interessante 12: sembra che esso tolga cicli super-annuali #da investigarne in qualche modo le armoniche con fourier # LA STATISTICA DI DURBIN WATSON
library(tseries) y=yt0 n=length(y) result=c() result1=c() for(t in 2:n){ result[t]=(y[t]-y[t-1])^2 } result=result[2:n] a=sum(result) for(t in 1:n) result1[t]=y[t] b=sum(y) dw=a/b dw
#Possiamo usare anche funzioni di più alto livello caricando qualche #libreria nuova
#(‘lmtest’; attenzione alla versione di R!)
#PARTE SECONDA E IL PACKAGE ‘forecast’; si aggiungono #6 pagine di grafici ripresi dagli outputs relativi
#Ci permettiamo di prendere un momento di riflessione in questo #scorcio iniziale della PARTE SECONDA del nostro lavoro di #’lettura’ dei dati. La retta di regressione apparsa ad occhio sui dati, #dopo la regressione con i minimi quadrati di fatto ‘spiega’ ben poco #del nostro campione (R-quadro trascurabile), ma se consideriamo #le ‘statistiche campionarie T’ relative ai suoi coefficienti e le #inseriamo sulle ascisse delle rispettive distribuzioni di Student, #conosciute sotto l’ipotesi nulla, ci accorgiamo che probabilmente #quella retta ‘esiste anche nell’Universo di tutti i campioni riferiti #alla nostra ricerca. Così,nonostante questa retta non così ovvia, #riteniamo ipoteticamente che: “se eliminiamo dai dati originali #yt0, i valori della retta (pre), yt1=yt0-pre, già e ‘ricondizioniamo’ #il campione aggiungendo la media dei valori (cioè la media di yt0 #o di pre), otteniamo un valore migliore dell’originale almeno per #l’applicazione del nostro modello di forecast (Simple Exponential #Smoothing), cioè si rispetterebbero meglio i criteri di applicazione #(omogeneità delle fluttuazioni col tempo, assenza di correlazioni #interne…insomma migliore Stazionarietà)”. Tale ipotesi verrebbe #controllata a posteriori con l’analisi dei residui. Basterà attribuire i #valori della variabile ‘campione-condizionato’ alla variabile #originale yt0 e procedere a far girare il programma successivo di #previsione( yt0=campione-condizionato). Tale prova la qualche #lettore, se vorrà.
#yt1 era il vettore dei dati originali (yt0) meno le ordinate della retta #(pre)
Myt0=mean(yt0); Mpre=mean(pre); Myt1=mean(yt1)
Myt0
Mpre
Myt1
#Dal plot di yt1
#Possiamo notare dal plot di yt1 che esiste un livello costante #situato in corrispondenza ad valore di zero per la media; le #fluttuazioni sembrano rimanere grossolanamente costanti nel #tempo. E’ possibile probabilmente considerare la serie stazionaria, #per cui si può tentare di usare un modello addittivo e uno #’Smoothing Esponenziale Semplice’ per il forecast, forse con #maggiore ‘matching’ di prima. Naturalmente bisogna #’ricondizionare’ yt1 (centrata intorno alla media zero) alla serie #originale. Riteniamo di poterlo fare aggiungendo ai valori di yt1, la #media dei valori predetti ovvero dei valori originali; procederemo #poi al solito a controllare questa scelta dal risultato (rilevanza del #forecast)
#Le righe dei commenti associati al programma che segue devono essere #scorciate (con cancelletti all’inizio) se vogliamo far girare il tutto dalla console di R! #come accade nella prima parte di questo post; in caso contrario vanno riscritte le linee di programma #in successione sulla console di R
#Il metodo del Semplice ‘Lisciare’ Esponenziale è raccomandato quando 1) i dati non #presentano un trend ‘esplicito’ e, 2) non è coglibile una stagionalità.
#Da precisare che non si ha ‘trend esplicito’ anche quando si ha, sì, un cambiamento di livello #o media nel corso del tempo fuori del random, ma tale evento si presenta poco regolare e #intuibile, scarsamente razionalizzabile in un trend ‘esplicito’
#Sono almeno tre i possibili interventi nei processi di forecast del metodo SES , due #praticamente immediati, il metodo ‘ingenuo’ , o ‘naive methods’, ‘average methods’ #(per prevedere è importante solo l’ultima osservazione che rimane costante nel tempo #di previsione), l’altra, il metodo della ‘Media’ (i valori predetti sono tutti uguali alla media #dei valori che servono per prevedere) e il terzo, più mediato, usa medie pesate, che tengono conto #dei valori pesandoli in maniera diversa; quelli più lontani sempre meno di quelli più vicini #secondo una curva esponenziale.
#Fra i modelli del terzo tipo utilizzeremo due modelli di HoltWinters con le funzioni di R HoltWinters() #e forecast.HoltWinters(); per es., per Larderello: valori annuali 1907-1990; per Volterra valori #annuali 1956-1986.
#RIASSUMIAMO IL PROCESSO
#Poiché riteniamo di avere una serie storica a cui si può applicare un modello addittivo con fluttuzioni #pressochè costanti pressochè costanti e che possiede un livello che si mantiene, pensiamo, uguale #nel tempo (valore medio) e nessuna stagionalità, possiamo usare uno dei tanti modelli SES (Simple #Exponential Smoothing), per brevi previsioni future, cioè un mezzo per stimare i livelli previsti nei #punti correnti col tempo.
#Se usiamo però un SES predittivo che utilizza la funzione HoltWinters() di R, sono necessari, #per questo modello due parametri da immettere nell’argomento, beta e gamma che nella fattispecie #dobbiamo uguagliare a FALSE (si cambia il loro valore, per es., per casi con trend e/o stagionalità), #mentre calcola da sé il terzo parametro alfa, che controlla lo smoothing (alfa vicino a zero significa #che diamo più peso ai dati recenti). Come outputs abbiamo il valore di alfa e tutti i valori previsti #corrispondenti ai dati delle misurazioni originali (nella fattispecie 84) con cui è possibile costruire #la curva di previsione all’interno dei dati.
#La funzione di HoltWinters() memorizza gli outputs in una lista di ‘oggetti’ da richiamare contenuta #nella variabile ‘yt0previsti’ da noi scelta. Così la funzione HW() scrive i valori previsti (ed altro) in #uno dela lista degli ‘oggetti’ (fitted, SSE…) contenuti nella variabile yt0previsti calcolata, per cui #essi si troveranno nella variabile yt0previsti$fitted. Gli ‘errori della previsione’ si calcolano #sottraendo dai valori predetti quelli osservati e l’oggetto SSE (Sum of Squared Errors), #rappresenta una misura dell’accuratezza del forecast, fornito sempre dalla HW( ), che # invece verrà richiamato da yt0previsti$SSE.
#E’ interessante notare che è necessario scegliere un valore iniziale di partenza per il calcolo #dei livelli previsti; se questo valore non viene esplicitato il programma sceglie il primo valore #dei dati.
#Ci sono anche dei processi per aiutarci a scegliere questo valore.
#Possiamo immettere però anche questo primo valore scelto da noi, aggiungendo il #parametro ‘1.start’ nell’argomento della funzione HoltWinters(),
#HoltWinters exponential smoothing without trend and without seasonal #component.
yt0previsti$fitted
plot(yt0previsti)
FIG: 10
#La funzione HoltWinters() calcola i forecasts solo per i dati originali (nella #fattispecie quelli da 1907 a 1990). Se vogliamo prevedere alcuni dati futuri #(es., 8) è necessario scaricare il package di R ‘forecast’ , tramite library(‘forecast’), #il quale contiene la funzione nuova ‘forecast.HoltWinters()’, che memorizzerà l’output #nella variabile da noi scelta yt0previsti2 e aggiungeremo nel suo argomento #’yt0previsti, h=8′ yt0previsti2 = forecast.HoltWinters(yt0previsti, h = 8)
#Con la funzione plot.forecast messa disposizione dalla libreria scaricata possiamo stampare #le predizioni ottenute con la funzione forecast.HoltWinters():
plot.forecast (yt0previsti2)
#La funzione forecast.HoltWinters() dà la previsione per ogni anno con un intervallo di #predizione all’80% (fascia arancionee) e al 95% (fascia gialla).
library(“forecast”)
FIG. 11
#La funzione HoltWinters() calcola i forecasts solo per i dati originali (nella #fattispecie quelli da 1907 a 1990). Se vogliamo prevedere alcuni dati futuri #(es., 8) è necessario scaricare il package di R ‘forecast’ , tramite library(‘forecast’), #il quale contiene la funzione nuova ‘forecast.HoltWinters()’, che memorizzerà l’output #nella variabile da noi scelta yt0previsti2 e aggiungeremo nel suo argomento #’yt0previsti, h=8′ yt0previsti2 = forecast.HoltWinters(yt0previsti, h = 8)
#Con la funzione plot.forecast messa disposizione dalla libreria scaricata possiamo stampare #le predizioni ottenute con la funzione forecast.HoltWinters():
plot.forecast (yt0previsti2)
#La funzione forecast.HoltWinters() dà la previsione per ogni anno con un intervallo di #predizione all’80% (fascia arancionee) e al 95% (fascia gialla).
acf(yt0previsti2$residuals, lag.max=20)
FIG. 12
#Osservando l’acf dei residui può accadere che qualche ordinata superi la zona permessa #(dove c’è assenza di autocorrelazione). Può essere che uno o due segmenti escano dai #’significance bounds’. restando incerti se, fra 1-20 lags, ci sia qualche correlazione significativa. #Per una conferma attiviamo il test in R di Ljung-Box-test che usa la funzione “ Box-test()”
#della libreria(stats):
#Box-test(yt0previsti2$residuals, lag=20, type=”Ljung-Box”) #IL TEST DI LJUNG-BOX
#Se il p-value supera 0.05 di poco ci sarà una piccola certezza di qualche correlazione interna, #che decideremo se sia dovuta al caso.
#E’ buona idea controllare anche la costanza della varianza e la normalità della distribuzione #dei residui. Per la costanza della varianza facciamo il plot dei residui con il tempo.
plot.ts(yt0previsti2$residuals)
#Appare un grafico che presenta una successive di fluttuazioni col tempo. Può accadere a vista #che in alcune parti del tempo l’ampiezza di esse risulti leggermente divers da quella di altre parti. #Sarà da decidere se riteniamo che sia circa costante sostenendo l’ipotesi della uguaglianza #della varianza col tempo
FIG: 13
#Per controllare infine se gli errori di previsione siano a distribuzione gaussiana con media zero, #faremo in un istogramma (area coperta=1) degli errori con sovrapposta una curva gaussiana #con media zero e deviazione standard pari a quella della distribuzione degli errori di previsione. #Per far questo, di seguito viene riportata la routine di Avril Coghian di cui l’autore si sente debitore #di questo scritto.
#Basta, dalla console di R, richiamare la funzione, scritta ad hoc, plotForecastErrors() con l’argomento #’yt0previsti2$residuals’:
#INIZIO FUNZIONE PERSONALE #plotForecastErrors=function(forecasterrors)
plotForecastErrors=function(forecasterrors) { #faccio un istogramma degli errori di previsioni
#freq=F assicura che l’area sotto l’istogramma è = 1. #genera una gaussian con media zero e standard deviation mysd
myhist = hist(mynorm,plot=FALSE, breaks=mybins)
#plotto una gaussiana blu sopra l’istogramma ddegli errori di previsione:
points(myhist$mids,myhist$density, type=”l”,col=”blue”,lwd=2) } #FINE FUNZIONE plotForecastErrors(yt0previsti2$residuals )
#Possiamo usare questa funzione per costruire un istogramma con gaussiana #degli errori di previsione per qualsiasi predizione delle #piogge! FIG. 14
e cambiando scala verticale:
#Da controllare se la distribuzione degli errori è grossolanamente centrata
#sullo zero, se è più o meno distribuita come una gaussiana, se è ‘skewed’ #da una parte rispetto alla curva normale, ecc.
#Comunque, a mio parere, è da sottolineare che questi nostri racconti di #statistica nel loro articolarsi, non di rado si imbattono in scelte volontarie #ed intuitive su grandezze in gioco e questo suggerisce che non è necessario #poi in generale un atteggiamento troppo intransigente e restrittivo nelle #valutazioni sulla rilevanza delle ipotesi.
Continua il monitoraggio botanico-educativo delle piante selvatiche, a scansione mensile, lungo un percorso, alla periferia del paese di Pomarance, che, inserito nel paesaggio floristico della Val di Cecina, ne riflette le sue caratteristiche botaniche essenziali. Data la vicinanza delle Scuole, potrebbe, nel tempo, se mai la Buona Scuola diventerà attiva, essere utilizzato anche per passeggiate scolastiche culturali ad uso didattico – infatti la comunicazione non sarà meramente descrittiva, ma spesso inserita in un processo costruttivo di ricerca/scoperta, cioè nei contesti delle OSSERVAZIONI SCIENTIFICHE scolastiche – e in generale come stimolo all’osservazione guidata della Natura Spontanea della zona, e non solo (se è vero che tutta la vegetazione italiana e delle Nazioni limitrofe, circa nella stessa fascia di latitudine, risente mediamente del clima dell’area mediterranea). circa alla stessa fascia di latitudine risente mediamente del clima dell’area mediterranea). Questa comunicazione culturale può così ravviare il concetto di diversità biologica e attivare una interazione più diretta e positiva con il mondo della Natura. E questo è CULTURA! forse più significativa e formativa di altre e senza consumare risorse.
Abbiamo dovuto terminare l’articolo sulla passeggiata ‘floristica’, perché era impossibile modificarlo ed espanderlo ulteriormente, cosa che invece faremo in un nuovo post considerandolo SECONDA PARTE dell’altro.
N.B. SE NON E’ ESPLICITATO ALTRIMENTI, TUTTE LE FOTO, SCRITTI E COMMENTI SONO DEL COORDINATORE PIERO PISTOIA
UNA BREVE PASSEGGIATA ‘FLORISTICA’ (FLORA POVERA) SECONDA PARTE
COME NELLA PRIMA PARTE I TESTI QUALIFICATI DI RIFERIMENTO PER QUESTO LAVORO SONO PRINCIPALMENTE I SEGUENTI (consigliamo i lettori di procurarseli per i riferimenti, la lettura, l’approfondimento di questo post e la qualificazione delle biblioteche personali!):
EDUARD THOMMEN “ATLAS DE POCHE DE LA FLORE SUISSE” EDITIONS BIRKHAUSER BALE.
VENGONO ANCHE CONSULTATE DUE GROSSE ENCICLOPEDIE SUL REGNO VEGETALE, L’UNA EDITA DA VALLARDI E L’ALTRA DA RIZZOLI; E SVARIATI ALTRI TESTI SECONDARI DI DIVERSE CASE EDITRICI CHE NOMINEREMO QUANDO NECESSARIO.
A questi testi si farà continuamente riferimento esplicito e si spera che Autori ed Editori permetteranno di trasferire qualche disegno schematico di chiarimento dai loro testi a questo post, il cui unico obiettivo è e rimarrà solo quello di ‘costruire’ e comunicare didatticamente cultura, per quanto ci riesce, sempre del tutto gratis. Questo blog e auto-finanziato e non ha alcun fine di lucro. Comunque siamo disponibili nell’immediato a qualsiasi intervento su questo post su avvertimento (al limite, se necessario, anche a sopprimerlo!)
Il testo teorico di riferimento sarà:
Carlo Cappelletti “BOTANICA, Vol. I° e Vol II°”, UTET
LA PARTE PRIMA RIPORTAVA IL ‘DIARIO’ DELLE PASSEGGIATE FINO AL 10 DI OTTOBRE 2016 DA CUI RIPARTIAMO.
ASTER linòrysis (Astro spillo d’oro) e margheritine
Oggi 10 ottobre 2o16 ho posto un indicatore in lega di alluminio,a 4-5 metri dopo il secondo ingresso alla proprietà del P. Sant’Anna, sull’argine sinistro fra i cipressi, per indicare una stazione ancora in fiore di Galatelle (Aster linòsyris).
SCORCIO DI PROPRIETA’ DEL P. SANT’ANNA (si nota un tronco di cipresso tagliato)
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Intanto si è interrotta la discussione sulle piantine fotografate pochi giorni fa in via del Poderino, subito sotto strada vicino alla rete dello stadio; è stato rasato tutto il prato sopra il campo sportivo, eccetto una piccola area vicino alla rete (presso il tratto terminale del sentiero lungo rete).
A sinistra, verticilli di Asterelle, diffuse le Mercurelle, al centro e in basso forse Borago, il tutto immerso in una specie di ‘liana strisciante’ a foglie circa triangolari 2pennate (?) (da precisare meglio le espressioni).
Scendendo per Sant’Anna, sull’argine a sinistra, a circa 10 metri dalla strada sterrata per il P. San Pietro, ho fotografato ampie rosette a foglia larga tendenzialmente ovale, ma leggermente più stretta verso il picciolo (una specie di piccola racchetta da tennis), lucide e glabre sulla faccia superiore e piccole felci.
Segue ingrandimento della precedente. Chiocciola sulla sinistra. Piccola felce da classificare.
Diametro rosetta circa 5 volte la lunghezza di una foglia di quercia secca. Lamina della foglia glabra sopra con nervi prominenti e reticolati, attenuata nel picciolo.
Si allega la foto di una pagina ripresa da un interessante libro, con schizzi originali affiancanti lo scritto sintetico e rilevante, a firma di due ricercatrici dell’Istituto Botanico dell’ Università di Pisa, A.M. Pagni e G. Corsi, stampato da Arti Grafiche Pacini Mariotti, Pisa.
Altra foto di rosetta a foglie più grandi pure tendenzialmente ovali (anch’esse si strizzano leggermente verso il picciolo), glabre sulla faccia superiore, scattata a circa 20 metri dopo il bivio per San Pietro sempre sul versante sinistro.
Come prima ‘ipotesi tentativa’ potrebbe trattarsi di una PRIMULACAEA Primula autunnale (?).
Primula acaulis, Occhio di civetta, con fusto nullo; foglie tutte basali oblanceolato-spatolate; lunghezza foglie alla fioritura fino a 10 cm, dopo, grandi fino al doppio con apice arrotondato e, allo stadio della foto, margine debolmente dentellato.
VEDERE LO SCHEMA IN S. Pignatti (Edagricole, op.cit.)
LEGGERE LA RIFLESSIONE SU QUESTE ROSETTE RIPORTATA IL 20 FEBRAIO 2016: NON E’ ESCLUSO CHE SI TRATTI (seconda ipotesi tentativa) INVECE DI B. officinalis; ma le ipotesi continuano.
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ANCORA NDC
Sull’argine all’inizio della proprietà del P. Sant’Anna ho fotografato delle pianticelle appena nate in cui 6-8 foglioline verde chiaro messe a stella, si susseguono lungo il caule. Come prima ipotesi, potremmo avere a che fare con Asperule (Stelline del prato).
Pianticelle appena nate in mezzo a foglie di quercia secche e di edera e forse qualche Asperula(?) adulta.
Asperule (?) appena nate raggruppate al piede di una bonariensis con ‘ciuffi’ di semi; si notano foglie di edera e forse qualche stella di Asperula(?) adulta. Foto scattata nei pressi del cartello indicante l’estinto Verbascum tapsus nella sterrata verso Poggio Bianco.
Foto di campioni di Asperula (?) ‘nascente’ e matura (?); si nota il fusto quadrangolare; la successione di nodi verticillati a 6-8 foglioline oblunghe-lanceolate e uninervie; presenza di rami all’inizio dei verticilli; si intravedono pietre siliceo-calcedoniose-magnesitiche. Nella adulta le foglie sono puntate.
NELLA PARTE QUINTA SOFIA CHIARIRA’ QUESTE OSSERVAZIONI COL PUNTO INTERROGATIVO DEL COORDINATORE SULLE PRESUNTE ASPERULE: si tratta in effetti di due specie diverse!
Oggi 18 ottobre 2014 la presunta Asperula sta invadendo il percorso; si espande l’ Erba Querciola o Camedrio (Teucrium camedris) all’inizio del cespuglieto sull’argine che fa da confine alla proprietà del P. Sant’Anna pochi metri dopo la bordatura a Pistacaea lentiscus; presso il cartello della Borago, insieme alla Mercurella e alla iniziale rosetta di B. officinalis (?), fotografai (vedere LA PRIMA PARTE di questo articolo) una piantina che ipotizzai essere una Euphorbiacaea (verrà fotografata anche in futuro); bene, questa piantina sta colonizzando il bordo strada a destra, andando verso il P. Sant’Anna. Le Asterae: Inule, gli Aster squamatum, i Conyza bonaryensis, i Senecio, le Pulycaree, …, stanno maturandopappi e semi là dove erano nate. Il Verbascum tapsus rimane ancora assente. Una successione di rosette di Malva e Verbascum sinuatum accompagna il bordo destro del tratto di strada (una cinquantina di metri) che dai cipressi davanti a P. Poggio Bartolino scende verso il bivio per il P. Mirto.
Subito prima dell’entrata alla proprietà Sant’Anna, nel campo a destra vicino al bordo strada (inizio sentiero per San Piero) e nata una Composita forse già studiata, la Cotha pictoris (da controllare) in mezzo a pianticelle di Aster squamatum mature e ombrellifere forse di Carota selvatica (da aggiungere foto).
La Composita Chota ed i pappi dello Aster (=Symphyotricum) squamatum
Si vedono anche alcune infiorescenze di Ombrellifera
Una piccola piantina da classificare con piccoli ‘fiorellini’ bianchi (infiorescenze? di Composite? di Crucifere? vedremo ) terminali con rami forse a spirale a foglie strette lanceolate (da approfondire con osservazioni e foto più specifiche), è stata fotografata sul poggetto del Ponso, a tre, quattro metri, nel verso di San Vittore, dal cespuglio di Ballotta nigra; nasce in mezzo a Labiate (Menta, Nepitella…), a rosette a foglie più grandi e spesse leggermente dentate in basso spatolate (da osservare più attentamente), a piantine pentafille a foglie ellittiche leggermente seghettate di dimensioni diverse (Potentille?) e ad altro.
Rosette di base (sinistra) a foglie spesse e tomentose sempre più strette verso il picciolo e forse spatolate e avvolgenti
Erba di campo a sinistra verso l’alto e forse Mercurella
In alto e alto a sinistra, rosette a foglie spesse sempre più strette verso il picciolo e forse spatolate e avvolgenti
Oggi 19 ottobre ho rivisitato il poggetto il Ponso le rosette a foglie spesse spatolate e leggermente avvolgenti iniziano a fiorire; di certo si tratta di Composita; un fiore addirittura ha semi senza pappi, dai quali sembra plausibile che il genere sia una Calendula, già fotografata e classificata tempo fa da Cristina.
La piantina associata alla Calendula, osservando bene fiorellini e foglie, assomiglia alla Crucifera già classificata da Cristina Lipidium graminifolium. ————————————————
Calendula attuale sul Ponso
Foglie spatolate ed avvolgenti della Calendula, rametto di Cornus sanguinea e di Lipidium graminifolium. DI SEGUITO VEDERE GLI SCHEMI NUMERATI SOTTO:
1106 Lipidium graminifolium
2007 Cornus sanguinea
GLI SCHEMI 1106 e 2007 sono visibili in E. Thommen (op.cit.)
Il Cornus sanguinea è fiorito alla curva dell’incrocio fra via dei Filosofi e Sant’Anna.
Per trovare la specie della nostra Calendula bisognerà attendere di fotografarne i semi, come precisato nella PRIMA PARTE.In effetti la classificazione delle specie di questo genere non è facile ed è fondata sulla forma degli acheni riportata appunto nella PRIMA PARTE dell’articolo ripresa da S. Pignatti (op. citata). La foto che segue sono le foto degli acheni della nostra Calendula all’attuale maturazione. Il fatto che ci siano nel capolino acheni di vario tipo farebbe pensare ad una Calendula del gruppo delle C. arvensis, ipotesi avvalorata anche dalla forma delle foglie. Vedremo.
Attendiamo che la maturazione delle nostre Calendule sia definitiva per poter riprovare. A sinistra un gruppo di semi più esterni a destra un gruppo di più interni. In quelli di sinistra, contando dal basso in senso orario, il 1° ed il 3° sono dello stesso tipo del 5° e 7° rovesciati.
Foglie e capolino e rametto con semi della Calendula
I semi interni sono ad anello senza sovrastrutture. Sembrano assenti all’esterno quelli con rostro. Al centro sembrerebbe che i fiori fossero stati sterili. Comunque in questa Composita sono assenti i pappi.
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E’ apparsa una ‘rosetta a foglie larghe’ lucide e glabre sulla faccia superiore anche sull’argine prima del Ponsino. Sono piantine che stanno nascendo ora.
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Oggi 22 -Ottobre 2014 ho rivisitato la Calendula in fiore sul Ponso. I semi sembrano più maturi e quelli spinati appaiono con tendenza a formare un rostro. Questo corroborerebbe l’ipotesi di una Calendula arvensis; anche se le foto non sono così chiare. Aspetteremo ancora qualche giorno.
Ecco infine un fiore aperto di Calendula ( foto di Sofia):
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Dal P.Ponsino verso il P. Sant’anna, sul lato destro della strada, si notano continue fioriture di Mercurella e dell’Euphorbiacaea da classificare
PRIMO COMMENTO DI CRISTINA MORATTI ALL’ULTIMA PARTE DEL LAVORO FLORISTICO
Ho visto le nuove foto riguardanti la passeggiata e devo dire che alcune piantine per ora non sono di facile comprensione e individuazione. (Per me)
Concordo con te quando riconosci come “Asperula” le piccole roselline di foglioline verdi.
Sono contenta che tu abbia individuato anche la Calendula, anche se non completamente classificata.
Cornus sanguinea, in seconda fioritura autunnale….e tutte le altre già viste in precedenza.
Riguardo invece all’Euphorbiacea che hai fotografato, non saprei per ora definirne la varietà.
Come pure la rosetta di foglie che tu descrivi come “Primula autunnale”.
“A gatto”, con la sola sensazione del gatto, secondo me non è affatto una Primulacea, ma finché non emette qualche altro particolare, direi che non saprei classificarla. Mi verrebbe in mente forse un’Asteracea, ma molto “a caso”!
Queste benedette piantine, dopo l’autunno mite che hanno subito, sono come impazzite, fioriscono quando meno te lo aspetti e germogliano tutte fuori tempo, senza rispetto delle stagioni. Questo secondo me le modifica anche un po’ nelle caratteristiche e la loro identificazione diventa più difficoltosa. In una foto mi pare di aver individuato un rametto di Robbia….ma si vedrà!
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Ripensando a lungo alla piantina con rosetta di foglie rassomiglianti alla primula,
ho l’impressione che si tratti di un’Asteracea, però non avendo per consulto, l’opera di Sandro Pignatti, dovresti controllare tu, se potesse essere una “Inula bifrons ” (Enula alata).
Sulle rosette a foglia larga, forse conviene aspettare che crescano per pronunciarci con più cognizione di causa rispetto alla grossolana ipotesi di Primula autunnale.
Oggi 26 nov. 2016 ho ricontrollato le piantine di Euforbia nel tratto Ponsino-Sant’Anna lungo il fossetto a destra, fotografando piantine in loco e particolari su campioni.
Uno dei primi ramoscelli lungo il caule
OLYMPUS DIGITAL CAMERA
Piantina senza radici. Si rompe circa a metà il caule centrale, che consideriamo nodo zero, nodo con tre foglie da dove si staccano tre rami.
Parte inferiore prima della divisione in tre rami dove si vedono foglioline con peduncolo e simmetriche
Il nodo considerato zero è dove da un verticillo di tre foglie partono tre rami; se ne stacca uno dei tre, quello più grosso (riportato sotto); latte dalla ferita.
Ad ogni nodo, ogni ramo si divide in due rami all’ascella di due foglie opposte, ognuno dei quali si divide ancora al nodo successivo in altri due rami più brevi, fino al successivo nodo con le solite due foglioline più piccole, alle cui ascelle si inseriscono due rametti più piccoli e così via fino ai rametti fioriferi. Un processo dicotomico quasi perfetto.Vedremo schemino.
Rametto staccato vicino al fiore.
Piantina dell’Euforbia intera; si nota, a circa a metà, un nodo a tre foglioline dove avviene la divisione del caule in tre rametti terminali. Lungo i tre rametti ai nodi le foglioline opposte sono asimmetriche rispetto al nervo centrale e sessili, mentre quelle dei rametti prima del nodo zero sono tendenzialmente simmetriche, sub-ovali e lungamente picciolate, leggermente più piccole delle superiori asimmetriche. Nella piantina sembra che i rametti e foglie prima del nodo zero appassiscano prima degli altri, dando un aspetto a piccolo pino.
LE FOGLIOLINE DELLA EUFORBIACEA e un rametto prima del nodo zero
SCHEMINO DAL NODO ZERO (da immettere)
L’aspetto caratteristico della piantina deriva dalla crescita quasi-dicotomica degli ultimi elementi che si ripete a frattale – sarebbe possibile scrivere un programma (es., in basic), per disegnarla – e dall’appassimento precoce dei rametti sotto il nodo zero.
Il frutto è costituito da tre globuletti (forse corrispondenti a tre semi) saldati distinguibili (dim. max circa 1 mm) con un leggera cresta longitudinale; il seme porta sulla parte sup. una specie di piccola rete a maglie nere 4*4 e l’inf. con due piccoli rettangoli scuri allungati nel senso delle creste. Ad un estremo di questi piccoli globuli si nota un piccolo (0.2-0.3 mm) triangolo a lati concavi, scuro.
Intanto sull’Euphorbia peplus, la prima ipotesi tentativa, S. Pignatti (op.cit.) così si esprime “Fusti robusti serpeggianti sulla sabbia. Foglie grassette e molto asimmetriche”. P. Zangheri (op. cit.) dal canto suo afferma che i fusti sono carnosi, ingrossati ai nodi e prostrati. Di contro, per le informazioni ricavate sul campo, sembra che l’Euforbia in studio sia piantina delicata con caule eretto liscio che diminuisce dopo ogni nodo, foglie tenere e sottili anche se talora asimmetriche in alto. Nelle zone di falsificazione ricaviamo informazioni utili per la successiva ipotesi. Cristina è d’accordo sulla descrizione. Resta ancora da classificare.
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Ho inoltre ricontrollato sul poggetto del Ponso la piantina di Calendula con capolino che porta i semi per seguire la loro maturazione, con le seguenti foto.
OLYMPUS DIGITAL CAMERA
OLYMPUS DIGITAL CAMERA
Due semi periferici di Calendula con rostro
Semi di Calendula e delicata Euforbiacea
OLYMPUS DIGITAL CAMERA
Da notare: 1- semi assenti al centro del talamo per fiori sterili; 2 – nel guscio esterno del capolino, quattro semi esterni ‘globulari’ di cui due mostrano verso l’interno ciascuno un’apertura a ‘fica spalancata’ e verso l’esterno una cresta divisoria sul dorso forse spinosa e altri semi grossi spinosi si alternano ai precedenti di cui uno sulla destra verso l’alto mostra chiaramente un rostro sollevato; 3 – nello strato più interno, una quindicina di semi chiusi ad anello non spinosi con leggere grinze trasversali nodulari. Le foto sono un po’ sbiadite; però, confrontate con le altre precedenti, sembra che in effetti nel contorno del capolino ci siano almeno altri tre semi con rostri e forse qualche anello non ben chiuso spinato (?): forse la fruttificazione non è ancora completata. Inoltre ci sembra che i rostrati e gli spinati precedano, alternativamente a ridosso, nella stessa serie, i ‘globolosi’, se ruotiamo in senso antiorario.
Cercheremo ora di separare i semi per posizione sul capolino fotografandoli, se possibile, ordinandoli nella posizione originale, a questo secondo stadio di maturazione. Comunque attenderemo la maturazione definitiva per cui lasciamo aperto il problema.
IL PROBLEMA DELLA SPECIE ED ARGOMENTAZIONE CRITICA
SEGUIRE SUI TESTI DI RIFERIMENTO
I semi non completamente chiusi a cerchio alla periferia del talamo, nel continuare la maturazione, si trasformerebbero in semi con rostro o in semi anulari? I cimbiformi, sono i ricurvi, alati, spinosi, senza becco (tipo A di S. Pignatti; vedere Parte Prima) . Quelli del tipo B sono i rostrati, con un rostro o becco, senza ali, spinati nella parte basale e non nel becco. Gli anulari (tipo D), i più interni, sono spesso chiusi ad anello, senza spinule nè becco. I nostri ‘globulari’, così come descritti, sono quelli del tipo C? Dallo schema di Pignatti, non riuscivo a capire bene come erano i nostri globulari! In effetti sembrano arcuati con noduli sul dorso (non spine) e di lato hanno due ali a semiglobo. Pignatti afferma pure che la C. arvensis ha semi del tipo A, tipo B e tipo D e non di tipo C. D’altro canto P. Zangheri (op. cit.) afferma che la C. arvensis <<ha frutti esterni mai alati (?), ma arcuati e aculeati sul dorso>>, come a dire che quelli di tipo A non sarebbero all’esterno (vedere sui testi schemi riportati di seguito n. 4974 e 5434). Sembrerebbe che non tutti gli esterni abbiano il rostro, basterebbe che fossero arcuati e aculeati! Allora i nostri semi globulari esterni sono del tipo C (5433) abbondanti nella C. officinalis (5432), ma non presenti nella arvensis? Sembra di No, perché sono spinati; ovvero di tipo A (arcuati, alati e spinosi). Rimane il fatto che non possono essere all’esterno, cosa che in effetti la foto falsificherebbe! Osservare anche schema dell’C. arvensis (2808) di E. Thommen (op.cit.), con i tre tipi di semi (globulari in seconda fila).
Calendula: rametto terminale e semi all’attuale maturazione che, se continua, vedremo di capire. Intanto C. arvensis per S. Pignatti ha acheni esterni rostrati, i medi cimbiformi ed i più centrali anulari, come nello schema 2808! E’ il nostro caso?
Vari tipi di acheni da S. Pignatti (op. cit., Edagricole); PARTE PRIMA
Sotto alcuni semi di Calendula
VEDERE ZANGHERI “Flora Italica II” CEDAM:
5432 -> capolino fruttifero di C. officinalis.
5433 -> Calendula officinalis : frutto esterno; corrisponde al tipo C di Pignatti?
5434 -> Calendula arvensis: frutto esterno
5435 -> Calendula maritima: frutto esterno
Calendula: rametto terminale e semi all’attuale maturazione che, se continua, vedremo di capire. Intanto C. arvensis,per S. Pignatti, ha acheni esterni rostrati D), i medi cimbiformi (A) ed i centrali anulari (B)! E’ il nostro caso?
4972 -> Calendula arvensis: capolino in fruttificazione; sei semi arcuati e spinosi esterni di cui 4 con rostro? Quelli senza rostro sono di tipo A?
Se l’argomentazione critica non continua o lasciamo che se la sbrighi il lettore, oppure … aspettiamo la maturazione finale del fiore se la stagione lo permetterà!
Il protocollo sperimentale a questo punto è: “Se il seme globulare è del tipo A (cimbiforme), nel capolino si assestano, alla periferia, i semi del tipo B (rostrato) e quelli del tipo A e più al centro del tipo D (anulare)“. Allora l’ìpotesi ora probabile è: Calendula arvensis? Sì, se si ammette che la presenza alla periferia di semi A e B (come nella foto) sia dovuta a cause contingenti come scarso spazio a disposizione durante la fruttificazione. Fiori corrispondenti ad A e B, pur separati su due file, provocherebbero nel corso della fruttificazione un ammassarsi alla periferia!
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In questo scorcio di novembre le Aster linòsyris stanno costruendo i loro semi piumosi.
E’ stata tagliata l’erba in via dei Filosofi, un bel campione di ‘erbacce’ del nostro percorso, e alla curva con Sant’Anna (scomparso il Cornus sanguinea fiorito sulla curva).
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Oggi 29 novembre 2016 sto cercando una piantina, non molto alta, Composita con capolini a ‘pennellino’ ad infiorescenza rada a corimbo, che mi è sembrato di intravedere fra le erbe rimaste di Via dei Filosofi e, scendendo, subito dopo Sant’Anna a destra nel precedente percorso. Ecco le foto
Involucro senza stipule a corona
Piantina da classificare (ipotesi: fam. Composite e gen. Senecio)
Foglie lisce e spesse, più chiare di sotto, prese a diverse altezze del caule; più piccole vicino al corimbo. Tendenzialmente spatolate avvolgenti.
Da confrontare sul testo (Vol.II) le ipotesi con gli schemi d1 E. Zangheri (op.cit.) di specie di Senecio, numerati sotto.
5375 -> Senecio viscosus (cima fiorita e foglie); stipule aperte a stella all’involucro
5376 ->Senecio vulgaris (cima fiorita e foglie); senza stipule all’involucro.
403 -> Capolino di Senecio vulgaris
VEDERE ANCHE GLI SCHEMI NEL TESTO DI THOMMEN EDUARD (op. cit.) di specie rilevanti di Senecio, numerati sotto:
2792 -> Senecio vulgaris
2793 -> Senecio silvaticus
2794-> Senecio viscosus
403 -> Senecio vulgaris capolino
Lo scrivente NDC propone come sua ultima ipotesi corroborata sui dati a disposizione: fam. Compositae, gen. Senecio, specie: S. vulgaris. Cristina Moratti approva.
Si attendono altre discussioni.
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Oggi 1° Dicembre 2016 ho notato due piantine isolate di Verbasco delle falene (Verbascum blattaria); una è sull’argine della proprietà Sant’Anna in basso vicino al fossetto.
Al Ponso le Calendule stanno crescendo e alcune sono fiorite. Anche le rosette di Cerinthe sono in piena crescita. Speriamo che i fiori di Calendula arrivino a fruttificare per il controllo delle ipotesi proposte. Sarebbe interessante anche studiare la loro distribuzione sul capolino, dalla periferia (ligulati)… verso l’interno… al centro (tubulosi).
In via dei Filosofi, scendendo sul lato destro, è fiorito anche un Asterisco.
Sono di nuovo diffuse in Novembre, fin da primavera, le salvie selvatiche con oscillazioni in frequenza nel tempo e nello spazio, ancora da classificare. Segue foto di una foglia basale di salvia.
Foglia basale della nostra salvia: foglie basali con picciolo 2-5 cm, lamina ellittica con tre-quattro lobi più o meno profondi; foglie cauline progressivamente sessili; altezza max 50 cm. Verticilli sulla spiga fiorifera ravvicinati
S
FOGLIE DELLE ROSETTE DI BASE della salvia nel percorso al Ponso
ROSETTA DI BASE CON RESTI DI ASTERISCUS
VEDERE GLI SCHIZZI RIPRESI IN P. Zangheri (op.cit.) numerati sotto:
4281 -> Fiore di Salvia pratensis
4282 -> Foglia di base di S. pratensis
4283 -> Foglia di base di S. pratensis var. ceratophylloides
4284 -> Fiore di Salvia verbenaca
4285 -> Foglia di S. verbenaca
4286 -> Foglia di S. verbenaca subsp clandestina
4287 -> Foglia verbenaca subsp multifida
VEDERE ANCHE SCHIZZO IN S. Pignatti (op.cit.)
Ipotesi di classificazione (rapporto corolla/calice, forma delle foglie, frequenza verticilli sulla spiga…): fam: Labiata; gen: Salvia; sp: S. verbenaca
Si consiglia per ulteriore riscontro SCHIZZI di E. THOMMEN (op.cit.):
2257 -> S. pratensis
2258 ->S. verbenaca
Foglie a cuore strettamente fascianti su rametti laterali
ANCORA NDC
Cristina Moratti sostiene che le Salvie del nostro percorso possano essere classificate come S. pratensis; iosono invece più colpito dalla forma delle foglie (anche la sottospecie della pratensis sembra avere l’estremità della foglia diversa e più stretta di quella dei campioni del nostro percorso (vedere schema Zangheri). Si rimette la scelta al lettore. Si allega la foto di una pagina ripresa da un interessante libro, con schizzi originali affiancanti lo scritto sintetico e rilevante, a firma di due ricercatrici dell’Istituto Botanico dell’ Università di Pisa, A.M. Pagni e G. Corsi, stampato da Arti Grafiche Pacini Mariotti, Pisa.
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Oggi 11 dicembre 2016 ho notato una discreta fioritura di Calendula scendendo a sinistra vicino agli ultimi cipressi di Poggio Bartolino. Sono della stessa specie tutte le Calendule incontrate nel percorso. Alcune infiorescenze stanno maturando semi. Siamo in attesa per capire meglio. E’ stata distrutta o disvelta la rosetta a foglia larga vicina al guscio di chiocciola e sopra le piccole felci, quella a circa 10 metri, scendendo, prima del viottolo per il podere San Pietro (da qualche giorno non esiste più neppure il cartello in legno con l’indicazione del podere!); le altre sembrano lente a sviluppare; ne sono apparse però altre sull’argine del Ponsino.
Piccola felce (circa 10 cm) posta sotto rosetta a foglie larghe ora distrutta + chiocciola. La classificazione di questa felcetta con relative argomentazioni si può leggere nella Parte Sesta.
Posto con chiocciola sbiadita dove esisteva rosetta a foglie larghe
Non sono riuscito a ritrovare le due piccole piantine col fiore appena nato di Verbasco delle falene.
Oggi 12 dicembre, guardando con più attenzione presso Pg. Bartolino il prato sotto i cipressi, si nota una esplosione di piantine di Calendule e in rosetta, in fiore e a semi maturi per almeno una decina di metri quadri.
Il fiore a ligule chiuse indica la vicina maturazione.
Decine e decine di piantine di Calendula con fiori maturi
LE CALENDULE C. arvensis
Oggi 13 dicembre 2016 ho notato nell’area delle Calendule, davanti a Poggio Bartolino, sotto i cipressi, una ulteriore estesa di Calendule fiorite e in seme; sembra che la stagione abbia accelerato la ‘seminazione’ (infatti molti capolini stanno perdendo in poco tempo i semi). La descrizione dei semi e la loro distribuzione sul capolino rimane quella precedente; si mantiene così la nostra scelta della specie come C. arvensis (Cristina è concorde). Stanno diffondendosi per ogni dove, spesso associate ad Aster squamatum e a Conyza bonariensis, rosette con foglie leggermente seghettate_puntate, tendenzialmente lanceolate (max 15 cm) e forse decorrenti_spatolate. Diffuse sull’argine del Ponsino e altrove. Per ogni dove appare vita vegetale spontanea, lì c’è!
Foglie basali di rosetta nuova, lanceolate_puntate, vellutata al tatto, radice a fittone
Radice a fittone
Rosetta di base. Si tratta della Composita Crepis?
Rosetta verde tenue di foglioline pelose forse Erigeron bonariensis o sumatrensis (ipotesi di Sofìa). Ma le foglie della bonariensis sono uninervie?
Ecco una rosetta ripresa da un libro da Sofia di E. sumatrensis, a foglie plurinervie seghettate con punte verso l’alto. come quelle del percorso. Erigeron sumatrensis sembra l’ipotesi più plausibile per ora.
ALTRA ROSETTA NUOVA di Composita (erba di campo) DA CLASSIFICARE, (presso Poggio Bartolino); forse Tarassaco (?) o una Bunias erutago ? Rosetta appiattita al suolo foglie pennato sette con segmenti tendenzialmente triangolari e rivolti verso il basso, con parte terminale ovoidale. Ipotesi Sofìa: genere Urospermum, specie U. dalechampii. Abbastanza plausibile, ma vedremo quando e se fiorisce.
5752 -> Urospermum dalechampii
Si allega la foto di una pagina ripresa da un interessante libro, con schizzi originali affiancanti lo scritto sintetico e rilevante, a firma di due ricercatrici dell’Istituto Botanico dell’ Università di Pisa, A.M. Pagni e G. Corsi, stampato da Arti Grafiche Pacini Mariotti, Pisa, che ringraziamo.
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Oggi 18-12 Sofìa ha fotografato un’Asteracea fiorita, da mangiare:
Asteracea edule, foglie di base piuttosto irregolari più o meno lobate
Asteracea_ edule con ligule gialle del capolino tendenzialmente rettangolari con all’estremità 4-5 piccoli lobi
Ci permettiamo ancora di allegare la foto di una pagina ripresa da un interessante libro, con schizzi originali affiancanti lo scritto sintetico e rilevante, a firma di due ricercatrici dell’Istituto Botanico dell’ Università di Pisa, A.M. Pagni e G. Corsi, stampato da Arti Grafiche Pacini Mariotti, Pisa che ringraziamo.
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Sofia: Rubia peregrina, Robbia selvatica, frutti.
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Sofia sempre il 18 dicembre sotto Sant’Anna fotografa l’ Anemone hortensis (si trova poco dopo P. Bartolino, salendo, a sinistra …
… e <<rigogliose dagli argini e dai fossetti>> le foglie di Arum italicum
Fotografa poi l’Aster Galatella linòrysis con i capolini ricoperti da pappi, vicino all’indicatore in alluminio:
L’ultima posizione di Sofia sull’Euforbiacea <<delicata ingannevole, per cui sono ritornata sulla prima ipotesi: Euforbia peplus (Euforbia minore). Credo che non sempre abbia doverosamente fusti estremamente arrossati e coriacei, ma nella prima fase dello sviluppo…mettiamoci pure fuori stagione,…si può mostrare anche particolarmente esile come la nostra “ignota”!>> e … diciamo pure eretta! Ma si vedrà.
A fine Dicembre 2016 si ha un’esplosione di vita verde nel percorso comprese le erbe di campo che normalmente si raccolgono in Primavera. Il 28 Dicembre Sofia ha ‘raccontato’ il suo ‘denso’ percorso valorizzato da belle foto.
IL RACCONTO DI SOFIA
“Ho cercato di fare delle foto alle piante che ho potuto osservare in un giretto di qualche ora fa.
Viste diverse varietà di Asteracee in zona S.Anna e lungo tutto il tratto, ma fino a che non emettono un fiore, alcune per me sono di difficile identificazione.
Ti invio a più riprese qualche immagine:
La prima è quella che comunemente viene chiamata “Cicoria selvatica”, Cichorium intybus, (ed è un ottimo commestibile),……….
…….come la “aspraggine”, Helminthia (=Picris) echioides, nelle tre foto successive, compreso un timido fiore fuori stagione. Anche questa, malgrado la sua rugosità è apprezzata, naturalmente dopo cottura.
Ho osservato questo genere di piante su tutto il percorso. In particolare nella zona di S. Anna.
Si allega la foto di una pagina ripresa da un interessante libro, con schizzi originali affiancanti lo scritto sintetico e rilevante, a firma di due ricercatrici dell’Istituto Botanico dell’ Università di Pisa, A.M. Pagni e G. Corsi, stampato da Arti Grafiche Pacini Mariotti, Pisa che ringraziamo.
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La Plantago lanceolata, è la comune piantaggine, buona da mangiare e rimedio antico del mal di denti.
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Il Sonchus oleraceus è quello che qui a Pomarance e dintorni viene chiamato “mosciolo”, pure questo tra i migliori da mangiare cotti, talvolta crudo quando é tenero.
Due foto un po’ sbiadite di P. Pistoia con Mosciolo (?) ed altre pianticelle erbacee da individuare, scattate sotto S. Anna, il 1° di gennaio, nei dintorni dell’Erba morella.
Sonchus oleraceus
Sonchus oleraceus (?) che ‘abbraccia’ una Mercurella
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La Geraniacea da classificare, che comincia ad emettere gruppi di foglioline si trova proprio sotto l’argine di S.Anna.
Foto di Piero sull’argine del Ponsino, nella zona dei Moscioli in mezzo alla vetriola.
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Cespugli di Pistacea lentisco, mostrano le piccole drupe rosse, nelle immediate vicinanze del “Ponso”. Sul lato sx della discesa. (Quale discesa? siamo su un poggio!).
Sofia precisa: dx e sx sono rispetto alla linea di percorso nel verso dal Ponsino al Ponso e giù fino al P. Il Mirto.
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La Silene latifolia, invece è proprio davanti al Ponso, sempre sul lato sx (?), (in vari esemplari a poca distanza tra loro).
Sofia precisa: dx e sx sono rispetto alla linea di percorso nel verso dal Ponsino al Ponso e giù fino al P. Il Mirto.
Silene latifolia
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Intermezzo argomentativo di piero pistoia (NDC)
PROBLEMA
La S. latifolia per Pignatti ha calice subsferico e petali spesso rosei. La S. alba (=Lycnis alba) ha fusto prostrato o ascendente, foglie ellittico-lanceolate, petali candidi con unghia e lembo spatolato e bilobo su metà lunghezza. Calice piriforme; capsula con 10 denti. Faremo la foto della capsula quando possibile
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Sempre il 28 dicembre 2016 di Sofia
Ho fotografato l’Euforbiacea proprio vicino il pelago,…..
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Intermezzo di piero pistoia (NDC)
Invece ho notato un’Euforbiacea, a circa 30 metri dal pelago, venendo da S. Anna, a sinistra della strada e a circa 20 metri dall’ultimo fabbricato dello stesso podere. E’ la stessa?
La nuova Euforbia(?) di Piero pistoia
Euforbia (si intravede al centro sinistra e centro destra) con altre pianticelle (Filipendula exapetala, Moscioli, margherite ecc.) da scoprire.
Euforbia con Bellis perennis?
A colpo d’occhio: stelo prostrato-eretto singolo che, nel corso dello sviluppo, termina ad ombrella fino a 5 segmenti con i fiori; foglie oblunghe, non opposte, leggermente dentate alla sommità, si allungano verso il caule e, assottigliandosi a spatola, diventano decorrenti; aumentano in dimensioni e si alternano a spirale destrorsa, mentre le spire tendono ad avvicinarsi, salendo lungo la parte più eretta del caule, aumentando in densità; tendono anche a divenire sempre più tondeggianti (più larghe e più brevi); nella parte prostrata sono più piccole. Radice a fittone. Da osservarne meglio lo sviluppo. Tentativo di ipotesi: una varietà toscana di una Euphorbia nicaeensis? (presente anche sul serpentino).
Foglie lungo il caule (le più allungate in basso)
Alcune foto con l’Euforbia si intravedono rosette attaccate al suolo con foglie del tipo:
Si tratta di Lapsana communis ?
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Sofia continua….
…..mentre ho notato il Ranuncolo (Ranunculus ficaria) solo poco dopo il Ponsino, lato sx della strada, anche se in piccoli esemplari ho avuto modo di notarlo sotto Il Ponso (a dx).
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Servizio fotografico completo per l’Erba morella (Solanum nigrum), rinvenuta sotto l’argine pochissimi metri prima del Ponsino. Peccato che con l’avvicinarsi della stagione fredda, non ce la farà sicuramente a maturare i suoi frutti. Ci accontentiamo di vederli ancora verdi, con l’apprezzato ospite sotto le sue foglie.
Ancora una foto dell’Erba morella scattata da Piero Pistoia il 1° gennaio 2016 subito prima del Ponsino sull’argine a destra venendo da Pomarance, vicino al bordo strada (forse la stessa di Sofia)
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DIARIO DI SOFIA
OGGI 13 Gennaio 2015,
le avverse condizioni del tempo, non invitavano certo nei giorni passati alla ricerca delle nostre piantine.
Oggi, nelle poche ore di sole della giornata ho avuto modo di fare una passeggiata nel solito percorso.
A dir la verità non ho trovato niente di nuovo, o di interessante, ho solo avuto modo di fotografare tre arbusti presenti varie volte sul lato sinistro nella discesa che arriva fino a Poggio Bianco.
L’Alaterno, ignaro che siamo ancora all’inizio di gennaio, prova a mettere i primi boccioli.
Mentre il Ligustro, insieme alle sue bacche nere, conserva ancora alcune delle sue foglie …..semicaduche
Infine l’Olmo campestre mostra le prime gemme.
Nel tratto in discesa, che da Poggio Bianco porta al Mirto, un colorato anticipo di primavera.
Sofia
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La passeggiata di Sofia del 18 gennaio 2016
Ultimamente anche le nostre piantine, sembra che risentano del clima pungente di questi giorni.
Ieri sono andata di nuovo lungo tutto il percorso, ma non ho visto nessuna novità da segnalare.
Ti invio lo stesso una foto della rosetta di foglie del Verbascum sinuatum che ho notato nella discesa poco dopo San Domenico, sul lato dx della strada proseguendo verso il Mirto.
Altra cosa curiosa che non avevo visto altre volte (sempre nella discesa che porta al Mirto) è una Roverella, Quercus pubescens, a suo tempo bersaglio di un fulmine.
Lo so che non fa parte di quella “flora minore” presa in considerazione, ma ho finalmente potuto osservare che effettivamente trattiene le sue foglie ormai secche fino a questo periodo. Ciò la contraddistingue tra le altre specie di Quercia e ne rende più facile l’identificazione.
Sofia
24 GENNAIO
Durante la passeggiata di oggi ho avuto modo di notare questa piccola piantina fiorita.
Suppongo che si tratti della Veronica persica, specie appartenente al gruppo di Veronica agrestis.
La si può notare lungo tutto l’intero percorso, ma le piante che mostrano una più evidente fioritura,
sono quelle che si trovano nelle zone più soleggiate. In special modo all’inizio della discesa che conduce al
podere Mirto.
I fiori della pianta rimangono chiusi nelle giornate nuvolose o comunque con poca luce.
SOFIA
NOTE DEL COORDINATORE
OGGI E’ IL 28 GENNAIO 2016 e siamo andati a cercare nel nostro percorso la Veronica fotografata da Sofia (ipotesi proposta V. persica). In effetti l’alto ingrandimento usato è probabile che deformi l’aspetto delle gracili e tenere pianticelle che potrebbero apparire più spesse e ‘grasse’ del reale ed i fiori molto più grandi. Scendendo lungo il tratto di via dei Filosofi, a destra a metà percorso circa, si notano associazioni di piantine simili che fotografiamo. Anche davanti al P. Ponsino sotto l’argine a destra, scendendo, appaiono freschi strati prostrati agganciati a radici filiformi lungo i primi nodi, a caule sottile strisciante anche per circa 40 cm, forse di Veronica. Stesse piantine sono diffuse per un buon tratto a Poggio Bartolino al bivio per il Poder Nuovo, scendendo in coincidenza dell’indicazione per il Mirto per qualche decina di metri sulla sinistra della strada (forse è qui che Sofia ha fatto le sue belle foto ingrandite). In tutti i casi i fiori erano per lo più chiusi per la stagione e il fresco della mattina. E’ da precisare che due sono i cartelli che indicano il podere il Mirto distanti qualche centinaio di metri a partire da Poggio Bartolino. Ci sembra che Le Veroniche siano in espansione, come altre pianticelle come le Euforbie della seconda specie , di cui è stata proposta come prima ipotesi E. nicaeensis (quelle della prima sembrano in difficoltà, la cui ipotesi iniziale era E. peplis). Su queste due ipotesi, per ora nessuna argomentazione ulteriore.
QUALI ALTRE PIANTICELLE SI VEDONO NELLA FOTO? Nominarle ed indicarne la posizione
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Le foglie sono brevemente peduncolate (due hanno perduto il peduncolo); la base della foglia è tendenzialmente concava (incavata in dentro). la lunghezza dei peduncoli diminuisce lungo il caule.
DA CONTINUARE CON L’ARGOMENTAZIONE
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Riguardo alle Euforbie (E. nicaeensis? ) si notano diffuse specialmente scendendo dal P. Sant’Anna verso il ‘pelago’ di San Vittore, per circa 20-30 metri da ambo i lati della strada e lungo il tratto, salendo oltre Sant’Anna, sulla sinistra fino alle rosette di Borrago (?).
Controllare la foto precedente con Euforbia e rosette di erbe di campo (forse Composite) da interpretare. Quella appiattita al suolo è della stessa specie della foto sotto, ripresa a Poggio Bartolino qualche tempo fa (fine dicembre) che Sofia classificò?
Ipotesi Sofìa: genere Urospermum, specie U. dalechampii
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Da notare la scomparsa di un indicatore in alluminio (Borago officinalis) subito dopo il Ponsino scendendo a destra. Era quasi nel fossetto, non poteva dare noia! Ma forse era necessario richiedere un permesso ufficiale per apporlo?
Ecco le presunte foglie basali di B. officinalis senza il loro cartello indicativo.
Forse la pianta genitrice, in piena estate, col cartello scomparso, è rappresentata nello stesso posto dalla foto successiva:
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OGGI E’ IL 29 GENNAIO 2016 e siamo di nuovo sul percorso. Si scattano foto ad una piantina a caule sottile lungo e gracile incapace di sostenerla, tendenzialmente strisciante, le cui foglie ovali-lanceolate che tendono ad abbracciare il caule, terminano in tre filamenti o cirri ciascuna, in continuità con la nervatura centrale (?), per attaccarsi. Chi sa perché mi fa pensare ad una Papilionacea. Siamo ad una ventina di metri dal secondo cartello per il Mirto, scendendo verso Poggio Bianco. La piantina sta diffondendosi su ambo i lati .
Pianticella da classificare
OGGI 30 GENNAIO ancora sul percorso con le seguenti foto sulla presunta Papilionacaea (Fagacaea) che sta espandendosi anche più il alto nella zona delle Pervinche.
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STRANEZZA!
Le foglie superiori terminano con tre filamenti per sostenersi!
Il genere potrebbe essere una Vicia (Veccia)?
NESSUNA VICIA NEI TESTI CONTROLLATI SEMBRA ABBIA FOGLIE CHE TERMINANO NEI FILAMENTI DI SOSTEGNO! SOLO I CAULI ALL’ESTREMITA’ PRESENTANO QUESTA CARATTERISTICA (a meno che le foglie superiori non presentino caratteristiche di ramo). DA APPROFONDIRE L’ARGOMENTO….
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Per la prima volta ci sembra di avere incontrato la Capsella bursa-pastoris con frutti a cuore, ma nelle due foto non riusciamo a individuarla. Siamo in via dei filosofi scendendo circa a metà tratto, sulla destra.
In alto dalla parte centro-destra sembra di scorgere i frutti a cuore peduncolati della Capsella.
Infine la Calendula continua la sua generosa espansione insieme ad altro. Siamo in un altro periodo di espansione floristica.
OGGI 31 GENNAIO ancora sul percorso a controllare la Capsella.
Le foglie basali ovali-lanceolate tendenzialmente spatolate della Capsella irregolarmente partite e più grandi delle superiori, progressivamente più intere e amplessicauli. I fiorellini sono sfuocati.
Si vedono male i frutti
Si intravedono i frutti al centro in alto poco a destra
Ecco la piantina isolata e fotografata: foto foglie, frutti e infiorescenza
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VEDERE NEL TESTO lo Schizzo di C. bursa-pastoris in E. Thommen 0p.cit.
e nel testo di S. Pignatti op. cit.
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Davanti ad San Domenico sul basso argine del podere si nota un’esplosione di rosette di ‘erbe di campo’. Le foto sono state numerate per la classificazione.
N.1
N.2
N.3
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N.4
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N.5
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N.6
N.7
N.8
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N.9
N.10 – Foto precedentemente proposta riportata per confronto (eseguita dopo P. Sant’Anna, lungo il campo con rete di recinzione).
Sarebbe opportuno fare una visita specifica davanti al P. San Domenico per investigare queste e tante altre ‘erbe di campo’ che si presentano a rosette separate.
NDC
OGGI 4 GENNAIO 2016 individuo alcune Veroniche a corolla aperta (diam. circa 1 cm) con 5 lobi (freq. rara) in Via dei Filosofi:
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Un lobo è più chiaro e più piccolo, gli altri con tracce centrifughe azzurro-lilacino.
In tutti i casi un lobo sembra più chiaro, inoltre i quattro o cinque lobi hanno forme e superfici diverse
Per una discussione critica sulla Veronica
I fusti sono sdraiato_ascendenti o sdraiato_diffusi? Sono radicanti e intrecciati fra loro? Le foglie suborbicolari sono più lunghe che larghe o più rotondeggianti? I peduncoli dei fiori sono due volte la lu. della foglia o più lunghi? Se prevale l’essere il fusto sdraiato, diffuso, con radici ai nodi e intrecciato con altri e la forma della foglia a più lungo peduncolo, è da sostenere come seconda ipotesi da proporre alla critica, Veronica filiformis. La prima ipotesi era V. persica. Mancano i riferimenti alle capsule, visto che non sono ancora mature.
VEDREMO
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Sempre in Via dei Filosofi ho fotografato una piantina erbacea a rosetta di base florida e ‘densa’ a foglie larghe sinuato-crenulate_dentate, con fiorellini fucsia a corolla dialipetala; petali, lu. max circa 7 mm. Tale piantina sta diffondendosi in vari luoghi, es., dopo il Ponsino verso P. Sant’Anna, a destra dove esisteva l’indicazione per la Borago.
Da classificare: peduncoli fiorali tendenzialmente ad ombrella
Da classificare: foglia di rosetta di base (lu. 7 cm) con lungo peduncolo peloso che dà un fiore a corolla dialipetala a 5 petali ‘stretti’ color fucsia (dim.7 mm). Da notare il bordo sinuato_ondulato con lobi crenati e in particolare l’ultimo lobo superiore che sovrasta e si sovrappone il/al primo inferiore, scavalcando il peduncolo rimanendo beante in aria.
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OGGI 7 Febbraio 2016 la rosetta di base già fotografata e individuata come una Borago officinalis (?) sulla scarpata del Podere Ponsino, vicino alla strada, sta fiorendo!
LA REALTA’ DA VICINO E DA LONTANO
Ho raccolto anche una delle piantina più sviluppate di Euforbia del secondo tipo (proposte due ipotesi) per osservarla meglio. Le due velenose euforbie incontrate almeno fin’ora hanno una struttura quasi matematica (trasformabile in formula o in algoritmo informatico), ed è stranamente cosa rara perché l’universo è denso di oggetti come vortici e strutture caotiche e non di cristalli e altri oggetti ordinati, e la matematica e la fisica funzionano in ambiti, nel tempo e nello spazio, estremamente ridotti del Cosmo reale, in particolare nei teatri in cui fu ed attiva l’evoluzione delle specie. Ciò rimanda al pensiero del grande Wolfram, inventore del potente programma Mathematica e sostenitore che l’universo non ‘costruisca’ se stesso tramite le leggi della matematica e della fisica, offrendo in alternativa i suoi algoritmi per costruire la forma degli alberi, delle nuvole, degli esseri viventi, dei monti, i contorni delle coste,… , anche se non ancora per comprendere l’arte s.l. e la poesia o l’evento magico coglibile nello sguardo delle femmine a primavera o nelle corolle spalancate per gli occhi multipli degli insetti. E’ di quest’ultimi ‘oggetti’ che è colmo l’Universo! In alternativa c’è la lobby dei fisici teorici della Meccanica Quantistica Relativistica (MQR), che dopo la scoperta della particella di Higgs (la particella di Dio), che ha permesso di dotare (finalmente) le particelle elementari di massa, hanno sfornato sul mercato una ridda di testi più o meno divulgativi sugli sviluppi di questa ostica e per certi versi ‘magico-misteriosa’ disciplina, avendo come obiettivo ultimo, precisare che cosa sia la ‘Realtà’ del Cosmo. Per i curiosi di questi grandi misteri, poco accessibili ai non eletti, si allega un intermezzo che parla, in una breve sintesi grossolana, della Natura e della Realtà.
Ho raccolto l’Euforbia, dicevo, davanti al 1° cartello per il mirto, a Poggio Bartolino, ed è del 2° tipo (per l’Euforbia già proposte almeno due ipotesi). Cercherò di descriverla come mi riesce.
OGGI 8 FEBBRAIO 2016 Sofia ha guardato le ultime foto e proposto ‘Teorie Tentative’ (TT) sugli ultimi punti interrogativi; di seguito i suoi commenti:
Per quanto riguarda l’identificazione delle rosette delle Asteracee da te fotografate, finchè non si decidono a emettere qualche fiore, per me è quasi impossibile dire con certezza di che specie si possa trattare. Sicuramente sono tutte commestibili e con probabilità i loro capolini saranno tutti di colore giallo, ma per ora non so nulla di più.
La piccola pianta con fiore color malva, è sicuramente appartenente alle Geraniaceae. Il genere dovrebbe essere un ‘Erodium’. La specie è molto più complicata da individuare, dato che in Italia l’Erodium è presente con una decina, con caratteristiche similari.
Viene comunemente chiamato ‘Becco di gru’ per via della forma del suo frutto, che ricorda un lungo becco.
Visto il tipo di foglie della pianta, da te fotografate e descritte, si potrebbe azzardare ad un ‘Erodium malacoides‘, poiché è anche il più comune in tutta la Penisola.
Però direi che potrebbe essere confuso con il somigliantissimo ‘E. alnifolium‘, presente specialmente in Toscana e poche altre regioni del sud.
La roverella e la rovere, sono difficilissime da identificare, dato che non solo si ibridano facilmente, ma le caratteristiche talvolta diventano solo sfumature. Negli esemplari adulti, che vegetano in ambienti ampi, la rovere si distingue nel portamento, meno nodoso e contorto del tronco e più compatto nella forma della chioma. Un elemento che può aiutare sono sicuramente le foglie. La roverella, nella pagina inferiore è fittamente cotonosa, pubescente, molto, molto più della rovere. Ma l’elemento ‘invernale’ che porta con facilità al loro riconoscimento, è il fatto che la roverella trattiene gran parte delle sue foglie secche sulla pianta, almeno fino a gennaio.
La roverella colpita dal fulmine si trova appena cominciamo a scendere verso il Mirto, sulla ns dx, dopo una trentina di m.
Non sei riuscito ad individuarla, perché la parte sbruciacchiata (sicuramente non di recente) si vede solamente se scendi nel campo sottostante. Ero andata lì per fotografare una pervinca fiorita e della cicoria che raccolsi per cucinare. E’ facile scendere fino al campo, perché si intravede tra l’erba una specie di stradina.
Ciao per ora e, appena posso farò un giretto come al solito.
Sofia
Ps: sarebbe bello davvero fare in modo di poter indirizzare e interessare i ragazzini, verso il rispetto e la conoscenza delle piante……anche semplicemente un po’ a gatto!
OGGI 20 FEBBRAIO 2016 ho fotografato ancora le Veroniche davanti al prima cartello per il Mirto e, scendendo, a qualche decina di metri dallo stesso cartello, una piccola rosetta, sulla sinistra, di Verbascum tapsus (per ora unico in tutto il percorso) davanti alla deviazione per il campo sotto strada.
Verbascum tapsus
Veroniche: è cresciuta forse una varietà (o nuova specie di Veronica? o una specie diversa?) a foglie sfumate in lilla-violaceo a caule forse più eretto; i fiori erano chiusi purtroppo. A primo impatto mi sembrava una Salvia, anche se non ho visto le foglie pennato incise sulla rosetta.
Veroniche con piantine di Euforbia, Pervinca non fiorita e una rosetta di erba di campo
Sofia il giorno 20-2-2016
In realtà la piccola erbacea che definisci una ‘salvia’, è sicuramente una Lamiacea. Per quanto riguarda l’identificazione della specie,
il compito mi sembra più arduo, dato che delle Lamiacee, fanno parte numerose specie e tante piuttosto simili.
….per orientarci, azzardiamo con un Lamium amplexicaule!!!
DA GUARDARE QUESTE ASSOCIAZIONI DI PIANTICELLE FOTOGRAFATE IL 24-2. In particolare pianticelle con foglie tendenzialmente triangolari (crescendo i lati diventano sempre più concavi) puntate seghettate-lobate con venatura centrale biancastra, appartenenti, forse, alle Composite (Sofia esprime dubbi su questa ipotesi di classificazione!). Per ora, lasciamola fiorire.
OGGI PRIMO MARZO sta fiorendo, ho notato in un verticillo alcuni fiori bianchi a corolla tubolosa lunga circa 2 cm che si restringe verso la base in un piccolo tubo, a sezione costante, lungo un cm, il sopra è espanso e diviso in tre parti una centrale più grande bifida curvata verso l’interno e due laterali a guisa di ali, dall’aspetto di una labiata ma… dovrò controllare meglio.
Le piantine delle foto sono strettamente associate a Senecio, Veronica, Lunaria, ‘erbe di campo’, Edera ed altro; come si spiegano queste ed altre strette associazioni fotografate? Hanno un ‘senso’ o sono casuali?
Nel percorso, queste pianticelle si notano alla base del palo che regge la rete all’angolo della proprietà Scarciglia sull’incrocio Via del Poderino-Via Mazzolari.
Caule cavo con sezione che diminuisce verso l’alto
Da osservare il calice…
Sofia commenta le fotografie precedenti
Per mille motivi diversi, oltre alle avverse condizioni del tempo, non sono più riuscita ad andare
nel ‘percorso floristico’.
Via via però cerco di controllare ugualmente le piantine che inserisci nel blog.
Riguardo l’ultima piantina da te fotografata, direi con sicurezza che si tratta di una “Lamiacea”. Non so perché via via, venga modificato il nome della famiglia di appartenenza.
Personalmente, trovavo comodo e…simpatico quando venivano ancora chiamate “Labiate”. Osservando il tipo di fiore mi sembrava più naturale identificarlo con la forma delle labbra semiaperte.
Forse il significato di “Lamium” porta alla stessa identificazione, se si pensa che possa alludere alla figura di una ‘gola’ rassomigliante alla corolla del fiore.
Etimologia spicciola a parte, con buona probabilità, potrebbe trattarsi di un ‘Lamium bifidum‘. Nella foto non si vede molto bene se il lobo superiore sia suddiviso in due. Il fiore dovrebbe anche presentare delle leggere striature vinate. Riguardo alle foglie, sembrano proprio corrispondere alla suddetta specie.
Comunemente si chiama anche ‘falsa ortica’.
Sofia
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Le rosette fotografate i primi di ottobre 2015 (prima ipotesi una Primulacea; seconda ipotesi una Composita) non sono mai fiorite e ad un controllo ora sulla forma delle foglie a superficie ruvida venata a piccoli lobi squadrati rialzati, farebbe pensare trattarsi invece di una Borraginacea della specie B. officinalis!
Questo progetto è piaciuto al blog Agenda19892010 come comunicato il 2-6-2015 da WordPress all’Amministratore con una e-mail. E’ piaciuto anche al blog Briciolanellatte come comunicato il 9-6-2015 da WordPress all’Amministratore con una mail.
ATTENZIONE: QUALORA, IN QUESTO ARTICOLO PUBBLICATO SU INTERNET, ALCUNE FOTO (non sappiamo il perché!) NON APPAIANO, LASCIANDO SPAZI BIANCHI, O APPAIONO, MA A BASSA RISOLUZIONE, BASTA CLICCARE SU ESSI PER FAR APPARIRE LE FOTO INGRANDITE E CHIARE! PER TORNARE INDIETRO ANNULLARE IL CARICAMENTO DELLA FOTO.
N.B. – SE NON PRECISATO ALTRIMENTI, TUTTE LE FOTO, PROGETTI, SCRITTI, ARGOMENTAZIONI E COMMENTI SONO DEL COORDINATORE PIERO PISTOIA
CHI E’ L’AUTORE (traccia): Curriculum di Piero Pistoia
Piero Pistoia, diplomato negli anni ’50 presso il Liceo Classico Galileo Galilei di Pisa, è dottore in Scienze Geologiche con 110/110 e lode, discutendo una tesi di geofisica e, da borsista, ha lavorato e pubblicato presso l’Istituto di Geologia Nucleare di Pisa, misurando le età degli “strani” graniti associati alle ofioliti (1) e studiando i serbatoi di gas e vapori della zona di Larderello. Successivamente ha scritto una cinquantina di articoli pubblicati a stampa, a taglio didattico-epistemologico, di cui circa la metà retribuiti secondo legge, dagli editori Loescher, Torino, (rivista “La Ricerca”), La Scuola di Brescia (“Didattica delle Scienze”), a controllo accademico ed altri, affrontando svariati problemi su temi scientifici: dall’astrofisica all’informatica, dall’antropologia culturale all’evoluzione dell’uomo, dalla fisica alla matematica applicata e alla statistica con il supporto di migliaia di linee di svariati programmi in linguaggi come Mathematica di Wolfram, R, SPSS, dalla geologia applicata al Neoautoctono toscano, dall’origine dell’Appennino alla storia delle ofioliti, alle mineralizzazioni delle antiche cave in Val di Cecina (in particolare su calcedonio, opale e magnesite) ecc.. En passant, ha scritto qualcosa anche sul rapporto Scienza e Poesia, sul perché la Poesia ‘vera’ ha vita infinita (per mere ragioni logiche o perché coglie l’archetipo evolutivo profondo dell’umanità?); ha scritto alcuni commenti a poesie riprese da antologie scolastiche e, infine decine di ‘tentativi’ poetici senza pretese. Molti di tali lavori sono stati riportati su questo blog. (2)
NOTE
(1) L’età dei graniti delle Argille Scagliose, associati alle ofioliti, al tempo alla base della falda in movimento, corroborò sia l’ipotesi che esse fossero ‘strappate’ dal basamento ercinico durante i complessi eventi che costruirono la catena appenninica, sia, indirettamente, rafforzò la teoria a falde si ricoprimento nell’orogenesi appenninica. Fu escluso così che il granito associato alle ofioliti derivasse, almeno non in tutti i casi, da una cristallizzazione frazionata (serie di Bowen) da un magma basico od ultrabasico.
(2) Piero Pistoia ha superato concorsi abilitativi nazionali, al tempo fortemente selettivi (cioè non frequentò mai i famigerati Corsi Abilitanti, fortemente voluti dai sindacati dei docenti!), per l’insegnamento, in particolare, nella Scuola Superiore per le seguenti discipline: Scienze Naturali, Chimica, Geografia, Merceologia, Agraria, FISICA e MATEMATICA. Le due ultime materie sono maiuscole per indicare che Piero Pistoia in esse, in tempi diversi, fu nominato in ruolo, scegliendo poi la FISICA, che insegnò praticamente per tutta la sua vita operativa.
Pochi anni prima che l’ITIS di Pomarance fosse aggregato al Commerciale di Volterra, il dott. prof. Piero Pistoia fu nominato Preside Incaricato dal Provveditorato agli studi di Pisa, ottenendo il massimo dei voti sulla attività svolta.
Così la parte scritta di questo Post, nel bene e nel male, è a cura di Piero Pistoia che auspica critiche, suggerimenti, correzioni, integrazioni.
NELMALE CI SI CORREGGE! SE E DOVE SI CORREGGE, SPECIALMENTE LI’, SI IMPARA!
COL TEMPO FORSE FAREMO DEGLI INDICI E DEI RIMANDI INIZIALI PER MUOVERCI NON IN MANIERA SERIALE ALL’INTERNO DEL POST
Procederemo al solito discutendo e argomentando non tanto per ‘comunicare’ quanto per ‘costruire’ insieme questo tipo di conoscenza come suggerisce Foerster. L’obbiettivo è esclusivamente didattico-culturale, per cui questo materiale può essere utilizzato da tutti gratuitamente nel modo che scegliamo (eccetto i disegnetti schematici trasferiti dai testi di riferimento); in particolare, auspichiamo venga scoperto e utilizzato in qualche modo dalla Scuola.
I TRE CURATORI ‘COSTRUISCONO’ IN TEMPO REALE PER CUI NON GARANTISCONO CHE I CONCETTI, SEMPRE IN VIA DI APPROFONDIMENTO E MODIFICA, POSSANO ESSERE DEFINITIVI E CORRETTI
I TESTI QUALIFICATI DI RIFERIMENTO PER QUESTO LAVORO SONO PRINCIPALMENTE I SEGUENTI (consigliamo i lettori di procurarseli per i riferimenti, l’approfondimento di questo post e la qualificazione delle biblioteche personali!) :
EDUARD THOMMEN “ATLAS DE POCHE DE LA FLORE SUISSE” EDITIONS BIRKHAUSER BALE.
Si allegano anche foto di qualche pagina ripresa da un interessante libro, con schizzi originali affiancanti lo scritto sintetico e rilevante, a firma di due ricercatrici dell’Istituto Botanico dell’ Università di Pisa, A.M. Pagni e G. Corsi, stampato da Arti Grafiche Pacini Mariotti, Pisa che ringraziamo.
VENGONO ANCHE CONSULTATE DUE GROSSE ENCICLOPEDIE SUL REGNO VEGETALE, L’UNA EDITA DA VALLARDI E L’ALTRA DA RIZZOLI; E SVARIATI ALTRI TESTI SECONDARI DI DIVERSE CASE EDITRICI CHE NOMINEREMO QUANDO NECESSARIO.
A questi testi si farà continuamente riferimento esplicito e si spera che Autori ed Editori permetteranno di trasferire qualche disegno schematico di chiarimento dai loro testi a questo post, il cui unico obiettivo è e rimarrà solo quello di ‘costruire’ e comunicare didatticamente cultura, per quanto ci riesce, sempre del tutto gratis. Questo blog non ha alcun fine di lucro ed è auto-finanziato. Comunque siamo disponibili nell’immediato a qualsiasi intervento su questo post su avvertimento (al limite, se necessario, anche a sopprimerlo!)
La mia idea di scegliere un percorso botanico accessibile alle Scuole fu discussa in una serie di incontri sul rapporto Scuola/Natura con un genuino naturalista empatico e poeta locale, il maestro Giuseppe Zanella, che dedicò tutta la vita a studiare i comportamenti di animali e vegetali con grande intuito, sensibilità e rispetto per la Natura e l’Universo. Fece numerose pubblicazioni per importanti case editrici e articoli per note enciclopedie. Stavamo per iniziare in concreto il lavoro, quando sfortunatamente si ammalò irreversibilmente. Di questo personaggio, secondo me, di rilevante spessore, mi rimane un grande e affettuoso ricordo di amicizia e di stima e mi sento di dedicare questo nostro lavoro floristico alla Sua memoria.
Dott. PIERO PISTOIA, coordinatore.
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POST SPERIMENTALE IN VIA DI COSTRUZIONE – Intanto iniziamo con un primo tentativo di percorso. Sul percorso mensilmente si osserveranno, si fotograferanno e descriveranno per la classificazione le nuove piantine ‘che vediamo’ e ad ‘ogni giro’ cercheremo anche di descrivere alcune di ‘quelle di base’. Possibilmente su ogni piantina verrà attivata una discussione anche tornando indietro. Chiaramente il ciclo mensile copre 12 mesi, ma… ogni anno si rinnova, per cui questo post rimarrà aperto all’infinito, naturalmentefinché gli autori non si stancheranno!
LA CARTINA DEL PERCORSO
Il podere da cui inizia (o finisce) la vicinale Sant’Anna (nel senso che è riportata l’indicazione ufficiale) si chiama P. Poggio Bartolino, subito prima della deviazione Podernuovo-Poggio Bianco.
Un’erbaccia spontanea abbondante in settembre-ottobre 2015 è stata oggetto di discussione sulla sua classificazione: Erigeron bonariensis o Conyza bonariensis (=Erigeron linifolium)? Per anticipare o rivedere le argomentazioni del coordinatore P. Pistoia, cliccare sulla parola ‘calda’ di seguito (in effetti sembra che Erigeron bonariensis non appaia nei testi consultati).
Per vedere altri schemi per la sua classificazione, controllare il anche link ‘Althea cannabina’ nella PARTE QUARTA, per un confronto con Malva alcea.
ALCUNE FOTO IN ANTEPRIMA
(Le foto di Cristina Moratti sono riportate anche sul blog “La carrozza del Gambini”)
Quattro Foto di due piantine (Orchidea apifera, Erba vajola) del percorso sperimentale eseguite da Cristina Moratti
Ophrys apifera (fioritura maggio)
Cristina ha fotografato l’orchidea vicino al P. San Domenico
La Borraginacea Cerinthe maior, è stata classificata da Angelo Bianchi, Erborista. Si notano sulle foglie tracce di strutture ghiandolari.
La Cerinthe si poteva vedere, poco tempo fa, nel tratto, a sinistra del percorso, in cui la strada vicinale di Sant’Anna, dopo breve salita oltre il P. Il Ponso, piega scendendo verso Poggio Bartolino; sarebbe stata presente dalla primavera all’autunno, come accadde lo scorso anno.
In effetti a fine Maggio 2015 la stazione a Cerinthe è stata soppressa; era nata sul percorso del trattore. La rivedremo il prossimo anno? O forse prima?
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LA ROSASEA FILIPENDULA (SPIRAEA) exapetala
Due Foto di una piantina (Filipendula) del percorso sperimentale, di Cristina Moratti e Piero Pistoia rispettivamente
Si tratta della Rosacea Filipendula (Spiraea) exapetala, classificata da Piero Pistoia; la piantina era diffusa praticamente lungo tutto il percorso, in particolare davanti a Poggio Bartolino (prima del taglio dei margini); fioritura nella seconda metà di Maggio; da giugno sembra scomparsa sono rimaste solo le tracce delle foglie basali.
Quella che segue è la foto di Cristina Moratti di una Crucifera (Brassicacaea) del genere Alyssum caratteristica delle ofioliti (A. bertolonii), che fa parte di una interessante stazione floristica fotografata (una ventina di pianticelle che vivono o vivono anche sulle ofioliti) e classificata e commentata dalla stessa Cristina sul blog “La carrozza del Gambini”. Questa pianticella viene riportata in questo percorso sperimentale perché mi sembra che fosse quella che in autunno del 2014 stranamente faceva, se ben mi ricordo, bella vista sul lato destro della strada Sant’Anna una decina di metri prima che deviasse scendendo verso Poggio Bartolino ed alcune anche davanti allo stesso podere Sant’Anna. L’ipotesi, se fosse stato un Alisso, fu che qualche cercatore di funghi del posto calpestando gli ofioliti (leggere su questo blog il post a più voci sulla ‘strana storia’ di queste rocce) della macchia di Monterufoli abbia riportato semi su questa bancata argillosa a ciottoli silicei del Neoautoctono (se vuoi approfondire cerca ‘Neoutoctono’ su questo blog)! Attualmente nel percorso non ho notato pianticelle simili a quella che nel ricordo mi sembrava un Alyssum; vedremo in autunno se ricrescerà, in modo da poter controllare! Sarebbe interessante comunque che Cristina, agganciando una mappa topografica, da fornire nel suo blog, ad una strada percorribile con la macchina, descrivesse il posto di questa stazione con una tolleranza di qualche metro, in maniera che possa essere resa visitabile ad hoc. Per es., una scolaresca nelle ore di lezione della mattinata potrebbe, come obbiettivo didattico specifico, visitarla in qualche ora e tornare a lezione.
DIGRESSIONE PER ASSIMILARE LE IDEE E CORREGGERE QUELLE CHE CREANO FAILLANCE
Digressione sulle piante delle ofioliti e in particolare sull’Alissum. La proposta sarebbe di costruire un articolo scritto in Word o con Open Office dal titolo per es. “Osservazione, descrizione e classificazione delle piantine endemiche delle Ofioliti”. Dopo il titolo si potrebbe inserire dal menù del word processor scelto una o più foto di insieme. …..Successivamente si inserisce nel testo, per es., la foto dell’Alissum, e si scrivono nel testo sotto quali sono le caratteristiche importanti per la classificazione inserendo ogni volta le loro foto (forma delle foglie, distribuzione sul caule, foto del fiore singolo ecc.) e questo in successione per ogni piantina. E’ un lavoro lungo da fare a ‘pezzi’ aggiornando con calma!
PREMESSA a cura del dott. Piero Pistoia
L’idea è di scegliere un percorso di circa un’ora andata e ritorno (consistente con l’utilizzo anche da parte delle scolaresche) che “apra” alla campagna, meglio se già utilizzato dai cittadini per passeggiate, footing, ecc.. Immaginiamo di dividerlo in tratti con riferimenti topologici riconoscibili e che abbiano significato per le pianticelle della flora spontanea che qui vivono (almeno finchè il Comune non deciderà di tagliare l’erba ai margini della strada). L’idea si basa anche sull’ipotesi che le piantine, anche se tagliate, abbiano una probabilità superiore a quella fornita dal caso di ricrescere circa nella stessa zona. Come primo tentativo, abbiamo scelto una successione di tratti che partendo dall’inizio di via Mazzolari, zona verde davanti alla proprietà Scarciglia (stazione floristica a Salvia sclarea ed altro; si vedano, per es. al recinto, i cartelli alle varie piante della macchia mediterranea), attraverso via del Poderino, scende a via dei Filosofi e, verso sud-est, incrocia la strada chiusa che porta a sud verso il Podere Sant’Anna, il P. San Vittore e il P. Il Ponso e, oltre il poggetto, scende verso sud-est fino a Poggio Bartolino dove ha termine la vicinale Sant’Anna e poi ancora verso sud nella strada sterrata che porta al bivio per il Podere Il Mirto e a Poggio Bianco (vedere la carta topografica riportata di questi posti).
Durante la costruzione, introdurremo, quando si rendono disponibili, le foto delle diverse pianticelle mese per mese da riordinare di volta in volta, attribuendole ai diversi tratti di strada.
Le seguenti due sezioni della carta topografica del paese di Pomarance (scala originale 1=5000) che contengono il percorso descritto evidenziato in giallo, sono state integrate con i nomi dei tratti di strada, che compongono il percorso stesso ed altro (individuazione scuole, edifici rilevanti, riferimenti alla posizione floristica ecc.). Per la carta topografica e per la gentilezza e disponibilità dimostrate dobbiamo ringraziare il tecnico dell’Ufficio del Comune, la geometra Signora Cabiria Pineschi Gazzarri. Da notare come la carta non sia aggiornata; è poco evidenziato, per es., scendendo per la vicinale Sant’Anna, a circa un centinaio di metri dall’incrocio con Via dei Filosofi, sulla destra lo stradello per il P. San Pietro (da aggiungere).
LA CARTINA DEL PERCORSO
Il podere da cui inizia la vicinale Sant’Anna (nel senso che è riportata l’indicazione ufficiale) si chiama P. Poggio Bartolino, subito prima della deviazione Podernuovo-Poggio Bianco.
Le foto immesse non sono ottimali, ma non sono definitive; ne cercheremo di migliori.
DIARIO FLORISTICO DA AGGIORNARE NEL CORSO DEL MESE DI MAGGIO 2015
DIARIO FLORISTICO AGGIORNATO GIORNO PER GIORNO NEL CORSO DEL MESE DI GIUGNO 2015
ALLA FOTO DI UN ELEMENTO EMBLEMATICO DI OGNI SPECIE (O GENERE) VERRA’ AGGIUNTA UNA BREVE SCHEDA TRASFERIBILE, UTILE PER LA SUA IDENTIFICAZIONE
TUTTE LE FOTO, CHE NON RIPORTANO IL NOME DI UN AUTORE, SONO STATE SCATTATE DA PIERO PISTOIA
– rara la salvia selvatica
– A partire da giugno della Filipendula rimangono praticamente solo le foglie
La Filipendula a giugno
LA GENTIANACAEA CHLORA perfoliata
– Primi di giugno fioritura della Chlora perfoliata oltre il cartello per podere Il Mirto, scendendo verso Poggio Bianco a metà del tratto; da fare foto. Sull’argine destro, a scendere, dinanzi al P. Sant’Anna.
Chlora con foglie di Filipendula
La Gentianacaea Chlora perfoliata
Non individuata ancora la Gentianacea Erytraea centaurium, vista in estate un anno fa.
L’HIPERICUM perforatum
– si mantiene fiorito ancora Hipericum perforatum
Hypericum perforatum
IL PROBLEMA DELLA SCROPHULARIACAEA VERBASCUM blattaria
– fiorito da poco un verbasco (?), unico stelo glabro con foglie a triangolo isoscele a lati leggermente curvi e seghettati (?); più grandi ed ovali-ellittiche debolmente picciolate (non inserite direttamente sul ramo, ma tramite un corto peduncolo) quelle basali, sempre più piccole e sessili (inserite direttamente sul ramo) quelle superiori (foglie cauline) tendenti ad abbracciare il caule con la parte inferiore; Verbascum blattaria? Il famoso Verbasco delle falene? Fare foto e classificare; questi individui sono visibili nel tratto verso Poggio Bianco dopo il cartello per il P. Mirto, a sinistra prima dello stradello che scende a destra nel campo. Sembra esista un solo esemplare, la settimana scorsa (10-6), in questo tratto, ne vidi 4 o 5. Oggi 18 giugno, questo esemplare è stato tagliato, mentre è visibile un’altra piantina col fiore qualche metro sotto il tasso barbasso (vedere sotto) scendendo, a sinistra, sulla stessa sterrata (vedere foto). Sembra siano appena nati altri esemplari in questi giorni in cima al poggetto sopra il P. Il Ponso, sulla sinistra salendo. Oggi (18) uno di essi ha messo il fiore.
Si notano in basso foglioline pentafille forse di Potentilla
Sulla deviazione per il P.Mirto: Verbascum blattaria? vicino una Verbena non ancora in fiore
La foto che segue riporta un individuo di V. blattaria (?) del poggetto; si notano alcuni esemplari di Papaver rheas
La foto che segue è stata scattata l’anno scorso sullo stesso percorso e circa lo stesso periodo; assomiglia alla precedente?
Verbascum blattaria (?) dell’anno scorso
Verbasco (?) del 18-giugno dopo il tasso barbasso; ancora visibile l’Iperico perforatum
Alcuni aspetti della pianticella Verbascum blattaria
Uno sguardo al futuro…….
Abbiamo fotografato, dopo anni (2 giugno 2019) ancora piantine di Verbascum blattaria nel nostro percorso, scendendo, davanti alla proprietà Sant’Anna….
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LA SCROPHULARIACAEA VERBASCUM thapsus
Di seguito in vegetazione un ‘individuo’ di Verbascum thapsus (con cartello in perallum) appare sempre sulla deviazione per Poggio Bianco a sinistra scendendo, a metà tratto.
Verbascum tapsus scendendo nella sterrata qualche metro dopo l’entrata nel campo sul poggio a sinistra.
Si nota la Chlora in fondo a destra della foto vicino ad un iperico; guardando lungo la strada si intravedono appena la cima e le foglie inferiori del tasso barbasso (ingrandire) e il ‘passello’ che devia sopra poggio.
Un altro esemplare fu presente per un paio d’anni passati sull’argine destro scendendo lungo la strada Sant’Anna, qualche decina di metri dopo la recinzione dell’uliveta sulla sinistra e qualche decina di metri prima del bivio per il P. Ponsino.
SU E GIU’ NEL TEMPO: uno sguardo nel futuro…
SI AGGIUNGONO FOTO DEL BARBASSO APPARSO DUE O TRE ANNI DOPO LA SUA TOTALE SCOMPARSA DALLA PASSEGGIATA (avvenuta circa nel 2017), PRATICAMENTE NELLO STESSO POSTO, scattate da Piero Pistoia.
SIAMO AL 3 FEBBRAIO 2019 e abbiamo scattato la seguente foto, scendendo verso il Ponsino a destra a metà argine:
CHI SA SE A PRIMAVERA-ESTATE DEL 2019 lo vedremo fiorito!
RIPORTIAMO ALTRE FOTO DI V. thapsus scattate intorno al 20 Aprile 2019 a seguire, scendendo verso il Ponsino sempre a destra sull’argine.
LE DUE SUCCESSIVE FOTO SONO STATE SCATTATE IL 13-05-2019 sullo stessa stessa pianta
La stessa pianta il 20 maggio 2019
Il 20-Giugno-2019, un mese dopo, il tasso precedente è ormai fiorito ed ha raggiunto almeno due metri di altezza come dalla foto successiva:
Mentre, tornati qualche giorno dopo il 20 maggio 2019, poco oltre il bivio per Il Ponsino sempre sulla sinistra della strada scendendo, l’erba qui è stata tagliata…. e la piantina che segue nata al bordo della strada è stata soppressa.
Vicino alla precedente rimangono, sotto strada, altre tre piantine che in estate speriamo di vederle invece fiorite, ma, prevedo, sarà improbabile; vedremo….
Oggi, 24, giugno, 2019, subito dopo il Solstizio estivo, ho fotografato di nuovo le piantine del thapsus, davanti al P. Ponsino, sotto strada, due lontane si intravedono presso la quercia:
Le stesse due piantine che si intravedono vicine alla quercia precedenti, sono individuate nella foto scattata da Pier Francesco Bianchi il 27-06-2019
Seguono le foto che ho scattato sull’argine destro scendendo subito prima del Ponsino il 24- giugno-2019:
Nella precedente si intravede a destra il podere e lontano l’ingresso al podere.
Seguono ancora foto di Pier Francesco Bianchi del thapsus sull’argine e foto scattata dall’ingresso al podere, verso l’argine.
Si intravede il thapsus lontano sull’argine, e la casa e l’ingresso subito a sinistra.
Ancora una memoria dal futuro: siamo a giugno 2019
Chi volesse leggere questa breve memoria in pdf, cliccare sotto:
VERBASCUM thapsus e la BIODIVERSITA’: breve memoria
PROPONGO UN PROCESSO MINIMALE PER LO PIU’ CULTURALE PER ARGINARE LA SCOMPARSA DI SPECIE SULLA SUPERFICIE DELLA TERRA
Intervento a mosaico in ogni zona, che favorirebbe anche la consapevolezza culturale del problema della estinzione delle specie e della Biodiversità (l’ONU attualmente ha valutato che otto milioni di specie sono a rischio)
Noi abbiamo seguito per più di due anni un percorso floristico in una zona più periferica del paese (lungo la vicinale Sant’Anna di Pomarance), scansionando i suoi margini mensilmente. I processi ed i risultati di questo ‘diario’ sono riportati in sette posts nel Blog ‘ilsillabario2013’.
Due o tre anni fa apparve una piantina, unica in tutto il percorso, di Verbascum thapsus, a cui avevano tagliato l’alto butto fiorifero (si trovava sull’argine destro, scendendo lungo la vicinale Sant’Anna, vicino al viottolo del Podere ‘Il Ponsino’). Esistevano, invece, allora come oggi, altre specie del genere Verbascum (il sinuatum, il blattaria…)
Andammo ad avvertire le guardie comunali per salvarla dai periodici tagli dell’erba. Questo intervento permise alla piantina lo sviluppo di due altri butti fioriferi, che raggiunsero la maturazione dei loro semi.
Dopo anni è riapparsa oggi (grosso modo nello stesso posto), una fiorente piantina di thapsus, e, giorni dopo, sono apparse altre piantine nei dintorni.
Siamo allora tornati presso l’ufficio delle guardie comunali ad avvertire della loro presenza. Se l’avvertimento verrà accolto, si moltiplicherà esponenzialmente il numero di piantine di questa specie, insieme alle molteplicità di microrganismi ed organismi al contorno, utili per la reciproca sopravvivenza, in una zona dove il thapsus era completamente assente.
Dal Comune ci hanno informato che ultimamente il responsabile del taglio dell’erba in questa sezione di strada è l’abitante del podere Il Ponsino; interpellato il 25-05-2019, ci ha assicurato che la piantina tabellata verrà risparmiata.
Un piccolissimo gesto moltiplicato all’infinito prima o poi fa la differenza, come insegna l’analisi matematica (come la raccolta di una bottiglia di plastica abbandonata sul corso di un fiume, in un bosco …, o donare un tozzo di pane e formaggio, di vangelica memoria, ad uno che bussa alla tua porta…, o regalare una scatola di antibiotici ad una madre per il suo piccolo ammalato …, o sforzarsi di non utilizzare oggetti che scaricano in atmosfera concentrati di elementi che distruggono la protezione del pianeta, ed altri gesti minimali che al limite potrebbero davvero risolvere gli immensi problemi planetari, oltre naturalmente a maturare, in termini educativi, la consapevolezza morale verso i bisogni degli altri umani ed del pianeta).
pieropistoia
Le seguenti foto sono state scattate il primo settembre 2019 da Pier Francesco Bianchi dove si vede la precedenta piantina di V. tapsus in piena maturazione, in particolare quella grande sull’argine destro scendendo, subito prima dell’accesso al podere Ponsino; ma anche le altre tre salvate davanti all’accesso stesso e subito dopo sulla sinistra sono maturate.
– continua la piena fioritura dell’Achillea millefolium, via del Poderino, davanti al cancello chiuso dello stadio con cartello in perallum (vedere foto) e davanti al P. San Vittore, prima della salita sulla vicinale Sant’Anna verso il Ponso insieme alle piante da giardino; ora ‘domina’ in altezza (vedere foto). Qualche piantina a sinistra sulla salita.
… ora ‘domina’ in altezza…
Confronto foglie achillea in alto e filipendula
CONFRONTO DELLE FOGLIE DI ACHILLEA E FILIPENDULA
Dal 20-04-2019, al 25-05, vari anni dopo la fioritura dell’Achillea delle foto precedenti, sono state riprese altre foto ‘in crescita’ nel fossetto davanti allo stesso podere San Vittore:
LA BORRAGINACAEA BORRAGO officinalis
-Sta sparendo la Borrago officinalis (vedere foto); presente da Maggio nel prato subito sotto strada di via del Poderino, ora tagliato e lungo la vicinale Sant’Anna scendendo, a destra lungo l’argine dove esisteva prima il Tasso Barbasso; l’argine è stato da poco ripulito. Appare un residuo (presenza di un indicatore in peralluman) una decina di metri dopo il bivio per il P. Il Ponsino.
19-06: i resti della B. officinalis
Della Filipendula praticamente è cessata la fioritura e si vedono molte foglie basali e qualche raro fiore (diffusa nel percorso), si notano ceppi di Antemis cotha, la Nigella damascena sta fruttificando (grosse capsule con ancora qualche fiore), ridotte le pervinche (davanti cartello per P. Mirto), la Verbena che appena è iniziata a fiorire (prima settimana), Ombrellifere, in particolare una specie, appena fiorite (10-6) diffuse nel percorso, in particolare all’inizio strada sterrata davanti al cartello per P. Mirto), e, ancora, Echium vulgare, le Campanule (diffuse), i finocchi selvatici (diffusi), i cardi (in particolare il Cardo dei lanaioli, Dipsacus fullonum, lungo la strada sterrata), la Cichoria entibo (diffusa velocemente), le Malve (diffuse), Composite che iniziano con un unico stelo breve rigido con grosso capolino e foglie lanceolate spesse e un po’ pelose e seghettate stanno crescendo (da classificare: vedere la classificazione di C. Moratti nel mese di settembre), le Potentille gialle (in cima al poggetto), le Plantago con le specie maior e minor (diffuse), l’infestante Inula viscosa, l’Artemisia con le specie absinthium officinalis. Il giorno 18-6 davanti al P. Sant’Anna lungo la vicinale a ridosso dell’argine si notano varie e fresche piantine anche fiorite della labiata Camedrio (Teucrium camedris), la scarpata non è stata ancora tagliata, lo sarà fra breve! Il 19-6, lungo il tratto Via dei Filosofi, inizia la crescita di un terzo Verbasco, con rosetta a foglie larghe e pelose che tendono ad ondulare al bordo (vedere dopo la classificazione). DA CONTINUARE.
Resti della Filipendula
LA COMPOSITA ANTEMIS chota
…si notano ceppi di Antemis chota (o chota pictoris?)
Antemis cotha
…, la Nigella damascena sta fruttificando…(foto da rifare)
Fiore di Nigella damascena con fiori della Potentilla gialla (in uno dei quali si notano anche i sepali del calice)
IL PROBLEMA DELL’OMBRELLIFERA DI LUGLIO
…Ombrellifere (Umbelliferae, o Apiaceae) da poco fiorite…
Fusti eretti con steli non cavi (da controllare meglio), striati longitudinamente, leggermente spinati al tatto, sezione forse pentagonale (o triangolare?), 5 pedicelli fioriferi esterni più lunghi e 4 interni più brevi, forse uguali a due a due. Pianta ramificata di aspetto ‘delicato’ ed aperto. L’infiorescenza è composta da ombrelle di 9 peduncoli e da brevi ombrellette di una decina di fiori bianchi con alcuni piccoli petali (da precisarne numero e forma). La forma delle foglie è desumible dalle foto riportate. Per i frutti aspetteremo la maturazione. Oggi ( 18-6) sono maturati alcuni frutti, una decina o meno per ognuno dei peduncoli.
L’OMBRELLIFERA TORILIS arvensis
Da classificare! Piero Pistoia ipotizza che l’Ombrellifera del genere Tòrilis sembrerebbe probabile rispetto alle griglie disponibili: foglie pennato_divise; ombrelle convesse senza involucro a 4-12 raggi con peduncoli oltre 5 mm; fiori terminali a fusti e rami; frutta (acheni) ad aculei uncinati diffusi sui due semifrutti; forse la specie è Tòrilis arvensis.
Cinque peduncoli fioriferi dell’ombrella esterni più lunghi e quattro interni più brevi, forma di una foglia intermedia.
La foto che precede è una Verbena prima di fiorire (prima settimana)
La foto che segue è …..la Verbena che appena inizia a fiorire…(si intravedono Cardi)
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Potentilla gialla (Potentilla reptans) con 5 petali e 10 sepali, dei quali 5 appaiono da sopra del fiore
LA POTENTILLA gialla
Potentilla: Foto da rifare
Fiore di N. damascena con fiori di Potentilla
L’ARTEMISIA absinthium
IL PROBLEMA DELLA COMPOSITA D’AGOSTO DA CLASSIFICARE
…Composite che iniziano con un unico stelo breve rigido con grosso capolino e foglie lanceolate spesse e un po’ pelose e seghettate….
….e, ancora, la Borraginacaea Echium vulgare (erba viperina)…
Non abbiamo incontrato ancora la Borraginacaea Anchusa
Seguono le foto del Cardo dei lanaioli (Dipsacus fullonum)
Piantina del cardo
Cardo dei Lanaioli?
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Frutti del cardo oggi 18-6
Le grandi foglie opposte, che si saldano alla base, formano una coppa che raccoglie una piccola riserva di acqua piovano o di rugiada condensata
Dipsacus fullonum
Scabiosa, Knautia arvensis: foglia basale e superiore; foto della pianta da rifare
Knautia arrvensis
Cicoria: diffusa nel percorso
Campanule
Malva silvestrys
Fiore di Cicoria e di Malva silvestre con foglia della malva
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SEGUONO LE FOTO DEL Camedrio
Camedrio
Camedrio
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L’Iperico perforato
rametto di Iperico e di Camedrio
DIARIO FLORISTICO AGGIORNATO AD OGNI VISITA NEL CORSO DEL MESE DI LUGLIO 2015
Tutte le foto, se non sono nominati altri autori, sono di Piero Pistoia
Le Foto sotto della Pianticella X in fioritura in Luglio sono proposte per fare le osservazioni (sempre con ipotesi) insieme ai lettori, se ci sono, altrimenti fra noi, per classificarla. La sua stazione floristica si trova a destra, scendendo lungo la Vicinale di S. Anna, prima di una decina di metri dal bivio per il Ponsino. Fa vistosa presenza (oggi 22-luglio) sull’argine sinistro al bordo della ‘recinzione con riparo’ dell’uliveta, con altezze max fino a quasi 2 metri. Altra nuova piantina è la Silene, piccoli steli spesso affastellati, in Luglio in fiore, che crescono insieme all’Achillea ‘cartellata’ in Giugno, oggi con semi, presso il cancello chiuso da tempo del campo sportivo in via del Poderino. Ne vedremo le caratteristiche classificative. Rimangono ancora alcune pianticelle di Verbascum Blattaria sul poggio dopo il P. Ponso e davanti al P. S. Domenico (controllare le caratteristiche di classificazione); molto diffusa è ancora la Cicoria, l’altro Verbasco con foglie pelose larghe ondulate alla base (vedere foto rosetta di base) e con caule ramoso (quasi, a colpo d’occhio, a candelabro ebreo spaziale), ancora non nominato, ma presente anche a giugno, come vedremo. Il Verbascum tapsus, cartellato e nominato a giugno, si si sta spengendo con la siccità, insieme ad altre pianticelle di giugno morte o sofferenti (Plantago minor, il Camedrio, la Potentilla, l’Iperico, la Nigella, l’ombrellifera ‘Terentis’, la Chlora, il Camedrio che nel contempo era apparso anche sull’argine presso il bivio per il P. San Pietro,…); una pioggia a fine luglio potrebbe migliorare la situazione. In luglio una nuova Ombrellifera da studiare. Vedremo. Una nuova Asteracea, che somiglia al fiordaliso, è apparsa in luglio ed è visibile, scendendo lungo la sterrata per qualche centinaio di metri dopo un primo cartello per il P. Il Mirto, posto su una quercia a sinistra subito dopo P. Poggio Bartolino, distante 5-6 metri dal tasso barbasso ormai seccato sulla sinistra, ad una decina di metri dal ‘passello’ verso l’argine sempre a sinistra per il poggio; ancora da osservare e studiare. In giugno era apparsa sull’argine a sinistra una pianticella analoga subito prima del cancello del P. Poggio Bianco, al bivio per P. Il Mirto. Al podere Ponsino è apparsa improvvisa la pianta-fiore dell’Agave da ammirare!
Agave fiorita
ALTHEA cannabina ALTHEA cannabina
IL PROBLEMA DI UNA MALVACEA IN LUGLIO: L’ANTHEA cannabina
Tavola delle caratteristiche da noi osservate della Piantina X: le altezze delle piantine raggiungono oltre 1.5 metri; foglie alterne palminervie (da un centro alla periferia), sopra più lucide, stipolate; le foglie inferiori sono sub-orbicolari, le superiori 1-2 pennato-partite (polimorfismo fogliare); fiori con calicetto esterno più piccolo; calice interno più grande i cui sepali, sembra, andranno a costituire la capsula dei semi; i 5 petali, piuttosto larghi, tendenzialmente separati (corolla dialipetala), con unghia breve rispetto al lembo terminante piatto e crenato, sono alternanti alle punte del calice; nella capsula del seme, i semi singoli sono ‘agganciati’ a ‘ciambella (fig. 1789) Da aggiungere la descrizione dei colori del fiore, degli stami e dell’ovario.
DIGRESSIONE SULLE FOGLIE PALMINERVIE
La foglia si dice palmata o palminervia quando ha la forma di una mano a dita aperte e le nervature sono disposte come le dita a partire da un punto che può essere l’inserzione del picciolo. Le palminervie si dicono incise o lobate secondo la profondità e ampiezza delle divisioni.
Palmato-fise: incise fino a metà della distanza margine picciolo;
Palmato-partite :incise fino a 3/4;
Palmato-sette: incise fino all’inserzione del picciolo;
Palmato-lobate: sono foglie con bordi arrotondati, allargate alla base, incide fino a metà.
VEDERE GLI SCHIZZI numerati sotto NEL TESTO: Eduard Thommen “Atlas de poche de la flore suisse”, 1961, Editions Birkhauser Bale. Ringraziamo l’autore e l’editore se ci permettono di vederli in questo blog di frontiera fra scolastico ed extra scolastico, dove, senza fini di lucro, si tentano nuove vie di ‘costruire’ conoscenza, almeno nella nostra intenzione.
1789 Malva alcea con struttura a ‘ciambella’, come tutte le Malvaceae, dei semi all’interno della capsula.
1790 Malva moschata.
1991 Malva silvestris.
L’ESPERTO, L’ERBORISTA ANGELO BIANCHI, HA SUGGERITO IL NOME PROBABILE DELLA FAMIGLIA E FORSE DEL GENERE:
Famiglia: MALVACEAE
Genere: MALVA, ma vedremo meglio
Cocche in struttura, calice e calicetto della piantina X
Piantina X: anche cocche isolate glabre con chiare rughette trasversali
I DUE DISEGNI CHE SEGUONO si possono vedere usando il numero nel testo: Pietro Zangheri “Flora Italica II”, pag. 77, CEDAM-PADOVA.
Questo blog è senza alcun fine di lucro, e tenta di sperimentare vie anche nuove per ‘costruire’ conoscenza.
2808: Anthaea cannabina (Malva canapina); calicetto con 7 punte e calice con 5 punte
2806: foglia medio-superiore della Althaea cannabina che ha foglie verdi lucide sopra e più pallide sotto, le inferiori sono palmato-partite a 5 lacinie, le medie e superiori palmato-sette (2806), antere rosso porporina; cocche (mericarpi glabr i) rugose sul dorso.
IL DISEGNO dell’ Altea cannabina è visibile nel TESTO: Sandro Pignatti “Flora d’Italia vol. II”, Edagricole , alla trattazione della FAM. 90: Malvaceae (pag. 92).
Si lascia al lettore interessato l’onere di confrontare le caratteristiche osservate riportate nelle nostre foto e/o rilevate da lui stesso sul campo direttamente, con quelle riportate nei testi di filtro da noi nominati od altri a sua disposizione, onde ipotizzare una plausibile specie per la piantina X.
Rametto terminale fiorito della pianticella X
Parte centrale-terminale pianticella X
Parte inferiore pianticella X
Particolari Pianticella X in luglio
Foglia abbastanza inferiore sopra e sotto
Fiore, petalo, frutto e foglie centrali-sup.
Fiore della Pianticella X da ingrandire
Foto delle piantine X; sullo sfondo il sentiero per il Ponsino
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L’Ombrellifera di luglio (da classificare)
Ombrellifera X
Aspetto dell”Ombrellifera X di Luglio; capolini che tendono a contrarsi a nido d’uccello
Infiorescenza vista da sotto
Infiorescenza vista da sopra; da notare la piccola formazione scura al centro
Foglie della Umbellifera di luglio; siamo in Attesa di fotografarne il seme
VERRA’ CLASSIFICA A SETTEMBRE DA CRISTINA
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SCROPHULARIACAEA VERBASCUM sinuatum
VERBASCO DIFFUSO IN LUGLIO
VERBASCO diffuso a luglio
Il Verbascum molto più diffuso di luglio nel percorso: rosetta basale
(vedere foto precedente)
Rosetta basale del Verbasco sinuatum di luglio-agosto e foglie della Umbellifera di luglio
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L’esperto botanico, l’Erborista Angelo Bianchi ha classificato la nuova asteracea di luglio, prima individuata e segnata lungo il percorso e sotto fotografata, come Centaurea jacea (detta fiordaliso stoppione). La seguiremo anche in agosto e ne vedremo le caratteristiche. Sembra ci siano due sottospecie della C. jacea secondo la larghezza delle foglie: l’una max 1 mm e l’altra 6-7 mm (Cristina).
Centaurea jàcea (fiordaliso stoppione). Esisterebbero (Cristina) almeno due subspecie in funzione di foglie strette e larghe.
Il 18-0tt. spedii a Cristina Anna una e-mail di cui trascrivo una parte riguardante la jacea:
<<…ti allego qualche foto di due piantine, raccolte a distanza di pochi dm, che ho colto nella Macchia di Monterufoli ieri; probabilmente si tratta di una Composita e forse del genere Centauraea; perla specie si tratta di un’unica specie (per es., C. jacaea) o di due specie diverse? L’una ha foglie a lacinie (largh. max circa 1 mm); l’altra ha foglie lanceolate ruvide al tatto e leggermente spatolate (Largh. max 6-7 mm); circa uguali in lunghezza; forse stesso stadio di fioritura…>>. Ecco le foto:
ABBIAMO TENTATO GIA’ DI DESCRIVERE IL PERCORSO BOTANICO DI AGOSTO, MA CON SORPRESA LO SCRITTO E’ SCOMPARSO PER DUE VOLTE: PROVIAMO ANCORA UNA VOLTA!
In agosto si sono alternate settimane molto piovose ed altre di un caldo afoso. Questo ha permesso la ricrescita di alcune piantine scomparse o regredite in luglio e rifiorite a fine Agosto (per es., l’Iperico, la Plantago, alcune composite, ecc.). Altre sono esplose diffondendosi ovunque come la Verbena, i Finocchi, il Verbascum sinuatum. E’ fiorita un’altra Centaurea jacea verso il poggetto del Ponso, a sinistra salendo dal P. San Vittore. Lungo la strada dei Filosofi sta diffondendosi la Scrofulariacaea Linaria vulgare di agosto. (Vedere foto sotto). Da studiarne i particolari.
La Scrofulariacaea Linaria vulgare di Agosto
La Scrofulariacaea Linaria
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Davanti al P. San Vittore è presente un denso cespuglio spinoso forse di Cirsium, una nuova pianticella di agosto (vedere foto sotto). Da studiarne i particolari.
L’Achillea millefolium di San Vittore ha i semi. mentre quella di via del Poderino, presso il cancello dello stadio, è stata tagliata insieme alla Silene e il cartello in peralluman è sparito! Ci auguriamo che non venga gettato in discarica, ma che serva al suo possessore per attivare la sua curiosità per questo mondo povero della botanica spontanea. Sarebbe la sua migliore fine, perchè è lo scopo per cui è stato costruito!
PROBLEMA DEL CIRSIUM DI AGOSTO
L’Astreacaea Cirsium (?) del P. San Vittore; ipotesi sul genere e sulla specie (TT di Popper) di P. Pistoia: pannonicum o monspessulanum; da controllare (EE di Popper). Si confronti intanto con i disegni numerati sotto in E. Thommen (opera citata).
Disegnivisibili in Eduard Thommen (opera citata)
2835 – Cirsium monspessulanum
2836 – Cirsium pannonicum
In effetti le foglie non sono decorrenti al fusto e la ‘radice’ stolonica con semplici radicette! Forse l’ìpotesi non è corroborata! Vedremo tentativi successivi di ipotesi.
E’ stato interpellato il nostro erborista Angelo Bianchi, che ha avvallato l’ipotesi del genere (Cirsium) ed ha proposto come specie, C. arvense.
L’involucro a ‘bicchiere’, le foglie pennatofide, la presenza di una infiorescenza aspetti notabili nei disegni forse potrebbero suggerire che la nostra pianticella possa essere una varietà del C. arvense. Una investigazione su un fiore singolo (presenza di 5 lacinie nella corolla), chiarirebbe intanto la questione del genere. Si apre una discussione.
DISCUSSIONE APERTA SULLA NOSTRA SPECIE DEL Cirsium
Piero Pistoia – In effetti, specialmente la parte alta della pianticella. che ad occhio presenta lunghi steli dei capolini, terminali e solitari, e piccole e regolari foglie quasi intere (più oblungo-lanceolate) leggermente spinose, praticamente senza infiorescenze…, rendono il nostro Cirsium , almeno in apparenza, più elegante e meno selvatico del C. arvense di riferimento (vedere disegni); ciò si conferma anche osservando lo stesso involucro non a forma di bicchiere di vino (tozzo a pareti verticali o quasi), ma piccolo e delicatamente allungato mentre si restringe verso l’alto. Forse si può concludere che il nostro Cirsium arvense sia una varietà della specie standard. Insomma la nostra pianticella ha svariate caratteristiche appartenenti alla zona di intersezione fra diverse specie di Cirsium e ciò mi porterebbe a formulare un’ipotesi fortemente azzardata, ma per questo profondamente scientifica (alta falsificabilità), cioè che si tratti di una nuova varietà.
Altri disegni da controllare in:
Eduard Thommen (opera citata)
2833 – Cirsium arvense
2834 – Cirsium palustre
…. e in Pietro Zangheri (opera citata)
5469 – Cirsium arvense; fiore singolo con ovario e pappo
5470 – Cirsium arvense; cima fiorita e foglie chiaramente pennatofide (incise fino a metà distanza bordo-asse
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CONFRONTARE I DISEGNI PRECEDENTI CON LE FOTO DEL CIRSIUM CHE SEGUONO (ESEGUITE DA P. PISTOIA)
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La foglia in basso a destra con 8 fori ha lunghezza 7.3 cm e larghezza max 1.8 cm
Foglie inferiori pennatofide
Foglie inferiori più pennatofide
Capolino con foglie prese a diverse altezze sul caule
Foglie tendenzialmente meno pennatofide (più ovali-lanceolate); capolini eleganti
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Capolini isolati su steli fioriferi
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Foto delle blattee dell’involucro (dim. L. da 2-3 a 10-11) del Cirsium; la punta scura sembra che continui in un dorsale nera. Alla lente danno l’impressione visiva di un aglio stretto visto dal dorso.
INTANTO SIAMO ARRIVATI AI PRIMI DI SETTEMBRE.
Gli ultimi temporali hanno modificato qualcosa nel percorso. Fra il P. Sant’Anna e P. San Vittore, in particolare presso il ‘pelago’ del P. San Vittore è esplosa la comunità della pianticella che abbiamo classificato come Centaurea jacea, che fa bella vista al bordo del piccolo laghetto del podere.
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IL FIORDALISO STOPPIONE : fiore lilla invece di celeste
Si stanno diffondendo rapidamente le gialle Linarie, mentre sta regredendo la fioritura del Verbasco a ‘candelabro’ e l’altra Scrofulariacaea Echium. Si iniziano a vedere i piccoli capolini gialli della Composita, già diffusa, Inula viscosa. Altre piccole composite hanno invaso il percorso da classificare. Sporadicamente è ricresciuto qualche Verbascum blattaria con un solo fiore e qualche Iperico giallo stellato; occhieggia ancora qualche fiore di Cicoria insieme alle piante grigiastre con i suoi semi. L’Achillea, dove era rimasta, mostra i suoi frutti nerastri sporchi; si nota ancora qualche rara capsula di Nigella damascena. La piantina spinosa che abbiamo riferita al genere Cirsium si è estesa per qualche metro quadro dal bordo strada verso il campo proprio davanti al P. San Vittore e sta ancora fiorendo in attesa di un nostro studio più approfondito sul seme ed il pappo ed altro. Al poggio Il Ponso, verso il campo, si notano fioriture abbondanti di Calamintha nepeta (armai diffusa ovunque) e qualche pianta rimasta da tempo di Salvia selvatica. Qua e là, dove erano, si nota ancora qualche Verbascum Blattaria ormai con i semi. Diffusa è anche la Verbena officinalis, il finocchio e anche l’Althea, nello stesso posto qualcuna ancora in fiore. Continua la diffusione dell’Ombrellifera di agosto che ancora dobbiamo classificare, perché nessuno fin’ora si impegnato a farlo.
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INIZIO PROPOSTA PER UNA TENDENZA A CAMBIARE ‘POLITICA’ NEL POST
Chi ha scritto fin’ora sul post, cercando di alimentare le discussioni ed ordinando le diverse informazioni e foto, ha problemi familiari e di tempo, per cui ha scambiato le seguenti email con la co-curatrice Cristina Anna Moratti, cercando di modificare la politica del post in corso.
PIERO P.-CR1-> contenuto inviato a Cristina per e-mail (DA RIPORTARE E CONTINUARE)
LA CLASSIFICAZIONE DELLA OMBRELLIFERA DI LUGLIO AGOSTO
Cristina Moratti, interpellata oggi (11-sett;11.30; oggetto: lavoro da svolgere sul percorso botanico), ha formulato un’ipotesi sull’Ombrellifera (Apiacea) di Luglio-Agosto ancora da classificare. Dovrebbe trattarsi di una Daucus carota non per le sue foglie molto variabili in questa specie*, ma per la presenza dei piccoli ‘fiorellini’ scuri al centro dell’infiorescenza, perché, afferma Cristina, ciò è tipico della carota selvatica, anzi è uno dei pochi segni che portano alla sua identificazione**. La pianta comunque, se stropicciata, profuma di carota. L’altra Asteracea con infiorescenza gialla, fotografata e descritta a giugno, ancora presente anche se rara, ma non ancora classificata, afferma ancora Cristina, potrebbe essere un Asteriscus spinosus (Pallenis spinosa).
CR-PIERO1 -> contenuto inviato da Cristina a Piero in risposta alla e-mail precedente (PIERO-CR1) (DA RIPORTARE E CONTINUARE)
*In effetti confrontare le foto delle foglie dell’Umbellifera nel ‘diario’ di luglio con la Carota selvatica riportata sui testi di riferimento….
**Altri segni potrebbero essere la radice a fittone anche se non molto sviluppata, la contrazione dell’ombrella a nido di uccello, il numero dei raggi dell’ombrella e dei fiori per ogni raggio, la forma del seme, la forma delle stesse foglie ed altro. Vedere per es., gli schemi da riprendere dai testi di riferimento (potrebbero essere aggiunti). Vedere anche le tre foto successive della D. carota un po’ appassita fotografata oggi.
D. carota radice
D. carota: piantina media; rami e foglie
D. carota: pianta terminale; rami, foglie e infiorescenze mature (ombrella completamente contratta). Sarebbe interessante riuscire a fare foto dei semi chiare. In molti casi la forma del seme è probabilmente l’elemento più decisivo nella classificazione.
Ci sono comunque oggi a settembre, altre composite ‘povere’, alcune molto diffuse, diverse dall’Inula viscosa ed altro da classificare! (vedere foto sotto). Basta seguire il percorso, osservare, formulare le ipotesi e seguire i processi di controllo.
PIERO-CR2 -> Su alcune foto seguenti aggiunte a settembre (il procedere descritto dall’aforisma sul gatto) DA RIPORTARE E CONTINUARE
LE SUCCESSIVE SETTE FOTO RIGUARDANO UNA DELLE PIANTINE PIU’ DIFFUSE NEL PERCORSO
(La prima foto è di Cristina Anna Moratti)
Composita
Particolare della precedente. E la piantina a sinistra?
composita uguale alla precedente. E la pianticella a sinistra e dietro?
Composita uguale alla precedente. E la pianticella a sinistra e dietro?
Composita uguale alla precedente
Stessa della precedente
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Piantina con infiorescenza a ‘bruco scorpioide’; fiori bianchi a 5 petali (almeno nel ricordo)
Uguale alla precedente
CR-PIERO2 -> e-mail sulle precedenti foto ed altre in settembre (DA RIPORTARE E CONTINUARE)
PIERO-CR3-> e-mail sulla sintesi sulla proposta, motivata anche da ragioni teoriche, per il cambiamento di politica sul post. (DA RIPORTARE E CONTINUARE)
TERMINE DELLA PROPOSTA PER UNA TENDENZA A CAMBIARE ‘POLITICA’ NEL POST
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ANCORA DA ORGANIZZARE LE FOTO DELLE E_MAIL DI CRISTINA
RIFLESSIONI CRITICHE E PERCORSI PER ACQUISIRE DIMESTICHEZZA EMPATIA ED EINFUNLUNG SULLE SPECIE PROPOSTE DA CRISTINA MORATTI
Cerchiamo di costruire le idee di questi ‘oggetti’ nella mente a partire dalle ipotesi di Cristina
Osserviamo intanto da vicino l’Inula viscosa o Cupularia viscosa (ceppica; da noi detta ceppita)
Da notare le cime a pannocchia densa di fiori gialli
Pianta perenne. suffruticosa con fusto eretto, legnoso alla base con foglie che si riducono salendo lungo il caule; capolini (1-1.5 cm) numerosi con pannocchia ricca.
RAMO FIORITO TERMINALE; FOGLIE INTERMEDIE; FORMA DELLE FOGLI E FIORE
Foglie più o meno vischiose e oblungo-lanceolate debolmente crenate sessili o semi-abbraccianti; fiori con una decina di ‘petali’ al capolino (cioè petali dei fiori periferici esterni raggianti a linguette lunghe rispetto all’involucro – da descrivere e del quale ora manca la foto); se strofinata emette un odore aromatico poco gradevole; da continuare (aggiungere qualche disegno schematico).
SCHEMI DELL’Inula viscosa (seme e pianta) visibile nel TESTO DI P. Zangheri (Cedam; opera citata) e NEL TESTO DI S. PIGNATTI (Edagricole, opera citata)
Osserviamo anche la Composita gialla con fiori giallo-dorati spesso associata all’Inula che presenta molti più ‘petali’ intorno al capolino, con foglie quasi della stessa forma forse più minute e più rugose. Fusto senza rosetta basale; le foglie cauline tendono ad abbracciare il fusto con due orecchiette più o meno sporgenti (da controllare). Pianta lanoso-biancastra o mollemente tomentosa; radice non fittosa. L’ipotesi di Cristina Moratti è “Pulicaria dysenterica“, detta Incensaria comune.
Segue la bella foto di Cristina Anna Moratti del capolino della P. dysenterica
VISIONARE LA Pulicaria dysenterica (5124) NELL TESTO DI P. ZANGHERI (Cedam, opera citata)
Pulicaria dysenterica
Ancora da approfondire
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Cristina Moratti ha classificato la piantina con infiorescenza a ‘bruco scorpioide’ come Heliantus europeus.
Eliotropio, Erba porraia; si incontra nel tratto mediano del percorso corrispondente a via dei Filosofi, scendendo sulla destra
Visionare i disegni schematici della pianticella precedente nei testi di P. Zangheri ed S. Pignatti (opera citata)
SI TRATTA di Borraginacea cenerino pubescente, a fusti eretti fino a 40 cm; infiorescenza scorpioide densa; fiore a calice partito, corolla imbutiforme bianca a cinque lobi; fiori sessili; acheni rugosi.
SEGUONO ALTRE FOTO DELL’ELIOTROPIO
Heliantus europeus
SEGUE ANCHE LA BELLA FOTO DI CRISTINA ANNA MORATTI DELLA BORRAGINACEA DEL GENERE HELIANTUS, SPECIE H. europeum ESEGUITA NEL PERCORSO A SETTEMBRE (particolare dell’infiorescenza).
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QUI L’OBBIETTIVO CONYZA o ERIGERON? CONYZA o ERGERON?
SEMPRE DI CRISTINA sono le due foto successive della Composita molto diffusa da lei nominata Erigeron bonariensis
Pianta alta con fiori, frutti e pappi. Penso che i fiori gialli non siano dati rilevanti (non appaiono mai in altre analoghe foto e neppure negli incontri (?) sul percorso).
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COMMENTO DEL COORDINATORE Piero Pistoia (NDC)
Segue una foto di P. Pistoia di una specie dell’Erigeron (?) ripresa nel percorso: caule terminale con infiorescenza a pannocchia (?), fiore, frutto, foglia di base e foglia caulina. Altezze involucro 5 mm; max sezione involucro 3 mm; altezza fiore sopra involucro 1 mm.
Foto di una specie dell’Erigeron (affine al genere Aster e al genere Conyza) ripresa nel nostro percorso: caule terminale con infiorescenza a pannocchia (?) di numerossimi fiori, frutti bianco-piumosi, foglia di base e foglia caulina. Altezze involucro 5 mm; max sezione involucro 3 mm; altezza fiore sopra involucro 1 mm, spessore capolino 4-5 mm.
Foglie inferiori lanceolate con qualche seghettatura verso l’alto; divengono più piccole, sottili e strette a salire.
Erigeron è composta dalle parole greche er e géron, primavera e vecchio, forse ad indicare la rapida perdita delle corolle dei fiori e delle ligule del capolino quando ci sono e il precoce apparire al loro posto delle piumosità bianche dei pappi con i quali terminano i frutti; i capolini giallini più chiari al contorno, diventano in breve ciuffi candidi. Vedere foto. Man mano che si sale lungo la pannocchia aumentano i fiori trasformati in frutti; nella parte inferiore si notano ancora i fiori giallini del piccolo capolino. Il talamo sembra convesso.
VISIONARE i disegni schematici della Composita del genere Erigeron (da E. Thommen, (edit. Birkhauser Bale), opera citata) a partire dall’E. acer e lo schema di E. canadensis (2653 del testo sempre di Thommen)
Dall’osservare attentamente le foto, le piantine sul campo, partendo dall’ipotesi in prima istanza (Erigeron bonariensis), con i nostri testi di riferimento forse siamo in grado di formulare un’ipotesi di classificazione in seconda istanza, anche se abbastanza vicina alla prima.
Altezza fusto 1-6 dm, striato (sezione diversa dalla circolare) con peli addensati che ha radice forse a fittone e termina in una pannocchia i cui ‘rami’ a tendenza corimbosa densi di fiori sono ‘rivolti’ verso il caule accentuando la forma a pannocchia della cima.
Foglie inferiori lineari lanceolate, uninervie (un solo percorso centrale di alimentazione, una sola nervatura centrale) un po’ pelose; le superiori lineari strette.
Capolini diametro 5 mm, con involucro (altezza circa 5 mm, max larghezza 2-3 mm) formato da squame in due serie. Altezza fiori sopra l’involucro 1 mm.
Fiori periferici tubolari attinomorfi (alta simmetria), con 3-4 denti; assenza di ligule.
Seguono disegni schematici di riferimento per il raccontino precedente ripresi dai testi.
FIORI ATTINOMORFI CIOE’ SIMMETRICI
Ipotesi in seconda istanza Conyza bonariensis (=Erigeron linifolius (foglie come quelle del lino), Erigeron crispus)
Saremmo onorati e soddisfatti comunque se un lettore interessato attivasse una propria argomentazione critica o una analisi personale dei dati forniti e di quelli da lui stesso recuperati da sue foto, da visite sul campo o dai nostri testi o da altri, o comunque dalle conoscenze a sua disposizione…., onde tentare di falsificare le ipotesi da noi proposte. In questo consiste il processo scientifico e in particolare l’obbiettivo più importante di questo blog! ed è questo il significato di “lavorare insieme per costruire conoscenza”
La piantina che appare nella foto dietro la bonariensis è in effetti un arbusto che Cristina ha classificato come Cornus sanguinaea, che sta per fiorire in questo autunno di nuovo (era fiorito anche a primavera) dopo svariate rasature.
FINE COMMENTO DEL COORDINATORE
Le due foto seguenti sono della composita ancora da classificare di Luglio-Agosto: Cristina Anna l’attribuisce alla specie “Asteriscus spinosus (Pallenis spinosa). Da commentare più in profondità (vedere in settembre)
DA OSSERVARE ANCHE LE FOTO DELLA SEGUENTE COMPOSITA ANCORA DA CLASSIFICARE ASSOCIATA ALL’INULA E ALLA PULICARIA
(Presso il poggetto del Ponso)
Piantina da classificare associata a Linula e Pulicaria
Piantina da classificare associata a Linula e Pulicaria
Piantina da classificare associata a Linula e Pulicaria
Piantina da classificare associata a Linula e Pulicaria
CIMA CORIMBOSA densa di capolini gialli
Fusto eretto (H fino a 60-70 cm). Foglie sessili diminuiscono in dimensioni procedendo verso l’alto; la forma fogliare, che ‘pensata intera’ avrebbe forma sub-ovale, varia da pennato setta vicino al caule a pennato fisa o seghettata.
Piantina da classificare associata a Linula e Pulicaria
Piantina da classificare associata a Linula e Pulicaria
Piantina da classificare associata a Linula e Pulicaria
Piantina da classificare associata a Linula e Pulicaria
Cima tendenzialmente corimbosa densa di capolini
Cristina Anna Moratti ha guardato le precedenti foto dell’Asteracaea da classificare; durante una sua visita al percorso in settembre, ha eseguito, sempre della stessa specie, anche le due belle foto dal vivo relative all’infiorescenza con capolini e della foglia che seguono e le ha classificate in prima istanza come appartenenti a Senecio jacobaea (Jacobaea vulgaris).
DA SINISTRA A DESTRA SEGUONO LE FOTO DI TRE CAPOLINI A CONFRONTO APPARTENENTI RISPETTIVAMENTE ALLE SPECIE CLASSIFICATE DELLA LINULA, DEL SENECIO E DELLA PULICARIA
Da notare i capolini di Linula che ha fiori mediamente più piccoli delle altre due specie. Simile è il numero delle ‘ligule’ del capolino (poco più di 10) nelle prime due specie; molto più alto nella terza, più raggiate e stellari.
SEGUE LA FOTO DELLE FOGLIE RIFERIBILI RISPETTIVAMENTE ALLE TRE PIANTINE A CUI SI FA RIFERIMENTO NELLA FOTO CHE PRECEDE
DA RIFARE
Dal basso: foglie di Linula, Pulicaria, Senecio
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Durante la stessa visita Cristina Anna ha fotografato anche un’altra piantina di Asteracaea (le due foto dal vivo di un capolino e del gruppo di piantine) che ha classificato in prima istanza come appartenenti alla specie Cota tinctoria (Camomilla dei tintori). Manca il riferimento alla zona del ritrovamento, perchè non è diffusa come altre.
Si vedono male le foglie
P. Pistoia ha eseguito la seguente foto delle foglie della Cota (uno dei pochi esemplari del percorso a settembre) raccolte nel tratto di Via dei Filosofi, scendendo sulla destra, a pochi metri dal bivio con la vicinale S. Anna
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LA NUOVA COMPOSITA DI FINE SETTEMBRE
Foto di piantina osservata lungo la vicinale Sant’Anna scendendo, sotto il grosso cipresso sulla sinistra all’ingresso del podere vecchio e proseguendo a sinistra, davanti al casolare nuovo dello stesso nome. Altre piantine si rinvengono oltre Poggio Bartolino sulla sterrata per Poggio Bianco. E’ stata raccolta e trasportata divenendo un po’ appassita.
Seguiranno foto dal vivo
Da osservare il fiore terminale sembra senza ligule o non ancora aperto.
Caule eretto, liscio, ramoso per lo più in alto, capolino molto piccolo apicale bianco-giallino (1-1.5 mm al di sopra della ‘copertura’ esterna (involucro) allungata, alta circa 6 mm e larga max 2 mm).
Come sopra
Come sopra
Parte finale della piantina; foglie lisce, semplici, uninervie, lanceolate avvolgenti un caule liscio (decorrenti per qualche cm), più piccole e strette verso l’alto; la radice appare a fittone. Altezza max circa 50-60 cm. Qui si sono aperti i fiori. Fiori periferici con piccole ligule bianche che si aprono solo parzialmente all’esterno (rimangono, almeno per ora, un po’ a guisa di ‘corona’); max ampiezza fiore composto fino a circa 7-8 mm.
Rametto fiorito con piccole ligule bianche, ora sembrano più aperte, che contornano un piccolo interno giallino (diametro capolino 8 mm circa).
come sopra
SEGUONO FOTO DAL VIVO
Parte superiore pianta
Parte inferiore pianta
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La pianticella dal vivo di fine settembre inizio ottobre
Cristina ha classificato la piantina come un’Asteracaea, appartenente al genere Symphiotrycum squamatum (=Aster squamatus), nome comune: Astro Autunnale.
Confrontando le foto e la loro descrizione e le caratteristiche dell’Aster Squamatus, si conclude che l’ipotesi è corroborata (nel senso popperiano di ‘temporaneamente verificata’).
Riassumiamo la descrizione: fusto eretto che inizia da una radice a fittone e termina in un ramoso corimbo aperto; foglie inferiori lisce, semplici, uninervie, lanceolate avvolgenti un caule liscio, decorrenti per qualche cm (la_max per lu=1x circa 8 cm), più piccole e strette acute verso l’alto; foglie sui rami fiorali (1×8 mm), involucro stretto conico_cilindrico allungato con squame a lesina da calzolai in varie serie, nere in punta (aggiungere foto involucro); fiori ligulati piccoli bianchicci; capolino circa 7-8 mm.
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Il Symphyotricum squamatum a confronto con Conyza (=Erigeron) bonariensis spesso associati strettamente in tratti del percorso (verso Poggio Bianco, dopo il cartello rimasto del Verbascum tapsus seccato, ultimo scorcio del percorso).
Da notare la forma degli involucri del fiore
CONFRONTO S. squamatum – C. bonriensis dal vivo
INSERIAMO QUI UN LINK con la crucifera Lepidium graminifolium, nuova rosetta di Cerithe, Aster linòserys ed altro
SIAMO IN PIENO OTTOBRE……
IL PROBLEMA DELLA CRUCIFERA DI OTTOBRE
Ecco la prima nuova piantina da classificare; ad occhio sembrerebbe una Crucifera; forse un Erysimum? Vedremo. Sta diffondendosi rapidamente; l’abbiamo raccolta presso il podere Ponsino, ma l’abbiamo notata anche in altri punti del percorso. Seguono foto dal vivo.
Crucifera da classificare
Crucifera da classificare
Dopo una periodo di riflessione la precedente Brassicacea (=Crucifera) presso il Ponsino viene classificata da Cristina Anna come Lepidium graminifolium e si apre la discussione; di questa piantina seguono anche le tre foto di Cristina… e…:
…e… altre tre di P. Pistoia:
Lepidium graminifolium: foglie a diversi livelli
Foto Lepidium pianticella intermedia
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MA ECCO UNA PIACEVOLE SORPRESA: il 9-ottobre Cristina Anna ha notato nuove e numerose rosette di base della ‘ghiandolosa’ Cerinthe proprio dove le piante di inizio estate già adulte furono distrutte dal trattore (oggi forse potranno arrivare a rilasciare i semi, col diminuire del lavoro dei campi). Seguono tre foto di Cristina:
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Sempre ai primi di ottobre sempre Cristina ha fotografato la Cariofillacea Dianthus carthusianorum nei dintorni del P. Ponso (da precisare)
…e il più diffuso Cyclamen hederifolium (per vedere la scheda tecnica di quest’ultimo scritta sempre da Cristina, cercare nel sito ‘La Carrozza del Gambini’) e …
e…. (per risolvere l’enigma dell’Alyssum), la nuova e interessante Composita Galatella (=Aster) linòsyris (Astro spillo d’oro); foto riprese sull’argine vicino Podere S. Anna.
IL PROBLEMA DELL’ALYSSUM E DELLA GALATELLA
Osservando attentamente le foto dell’Astro spillo d’oro e visitando le piantine sul campo è probabile che nel mese di giugno fosse falso il mio ricordo dell’Alyssum; in effetti quella piantina gialla che intravidi nel 2014 durante il footing è facile invece che fosse la linòsyris! Ecco risolto l’enigma dell’Alyssum trapiantato nel Neoautoctono!
Foto di P. Pistoia dell’Astro Spillo d’oro presa davanti al P. Sant’Anna. Oggi 19-ottobre l’Astro Spillo costeggia la strada verso il P. San Domenico dalla parte della vigna.
VISIONARE IN E. THOMMEN (op. cit.) SCHEMA DELLA
GALATELLA (=ASTER) lynòsiris
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Segue ancora una ‘erbaccia di odore sgradevole’ ripresa sul poggetto del Ponso, cresciuta in settembre che sta estendendosi a macchia d’olio; da classificare.
La nostra co-autrice Cristina Anna l’ha fotografata (vedere sotto) e classificata come una Chenopodiacaea di genere Chenopodium e specie album (Farinaccio). Alcune foto sono da cambiare.
Fto P. Pistoia
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Davanti alla stazione dell’Althea, studiata in estate, da tempo rasata, prima del P. Ponsino, sono rifiorite alcune nuove cannabine. E’ ormaicompletamente diffusa la Linaria gialla, il finocchio da ‘castagne bollite’ e la Calamintha nepeta. Rimane anche qualche pianticella in fiore di Verbasco blattaria (una davanti al P. San Domenico) che forse perdurerà per tutto l’inverno e qualche nuova pianticella (rosette di base) del Verbasco sinuoso e della Malva iniziale; invece continua ad essere assente il Tasso barbasso. Rimangono alcune cime annerite ‘corimbose’ piene di semi della composita Achillea millefoglio e resti stecchiti scuri e capolini anneriti di Asteriscus spinosus verso il Ponso. Sono presenti e vistose tutte le altre Composite descritte (in particolare la Linula, il Selecio e la Pulicaria). Qua là riappare qualche fiore di Scabiosa e di Cicoria. Permane negli stessi posti la Centauraea jacea ancora in fiore e il Cirsium spinoso con rari capolini. Cristina a osservato le ultime foto della Centaurea Jacaea e pensa che si tratti di C. jacaea subsp angustifolia. Rare appaiono le piantine Labiate di Salvia selvatica e di Ombrellifere. Permane il cespuglio di Composite di Anthemis (=Cota) tinctoria vicino all’incrocio di Via dei Filosofi con la Vicinale di Sant’Anna e in altri punti a metà di Via dei Filosofi, di controversa classificazione in particolare sulle dimensioni dei capolini. Sempre scendendo a sinistra per Via dei Filosofi è riapparsa una piccola piantina in fiore di Iperico perforato. Al P. Bartolino, sotto strada, appare una distesa di grossi capolini gialli di Tupinambur (Helianthus tuberosus).
L’ARTEMISIA
All’incrocio Mazzolari-Poderino, sotto strada, una estesa stazione di Artemisia vulgaris (?) dopo svariate rasature sta ricrescendo; al margine (vicino al grosso ulivo) si notano alte piante fino a 2 o più metri con infiorescenze (da continuare e approfondire). Questa stazione è rimasta attiva, nonostante gli svariati tagli, per almeno 35 anni sempre diffusa fra l’attuale grosso ulivo sulla strada e le piante di sambuco ed oltre lungo un buon tratto di strada del Poderino, distesa sul versante che guarda lo stadio, al di là delle auto in sosta nello sterrato. Da una ricerca che feci a quel tempo mi ricordo che la classificai come A. vulgaris, che prenderemo come ipotesi iniziale). Ma come ebbe a scrivere il grande medico naturalista fisico vissuto in pieno 1700 Giovanni Antonio Scòpoli (testo riportato da S. Pignatti , Vol III, pag. 101, opera citata):
<<Felix ille, qui ex auctorum Artemisiis se feliciter exstricaverit>>,
che in italiano suona come: <<deve ritenersi contento l’auctor che riuscirà a disistricarsi nel classificare le Artemisie>> e parlava uno che se ne intendeva!
Comunque noi, non così qualificati, faremo un nostro tentativo nel trovare la strada e rimandiamo come sempre ai lettori interessati di farne altri.
SEGUONO FOTO DELL’ARTEMISIA (mancano esplicitamente foto dei piccoli capolini e degli involucri e forse Cristina sarebbe in grado di farle!)
RAMO FIORIFERO A PANNOCCHIA STRETTA DENSO DI FOGLIE 3-4 PENNATOSETTE SEMPLICE, LINEARI NON SEGHETTATE, SEMPRE PIU’ PICCOLE SALENDO LUNGO IL FUSTO.
FOGLIE INFERIORI DELLA STESSA FORMA E RADICE STOLONICA
DESCRIZIONE DELLA PIANTA – Fusti eretti rigati alti fino almeno a due metri, legnosi in basso con rami terminali fioriferi; foglie pennatosette, glabre e scure sopra e bianco-tomentose di sotto; le inferiori (circa 9 cm x 10 cm) con tre-quattro lacinie lineari poco dentate (quasi intere) per lato; verso l’alto tendono a diminuire di area; capolini quasi sessili, forse a coppa (1-1.5 x 3 mm) in pannocchia fogliosa stretta pendula; radici stoloniche superficiali. Odore debole e poco gradevole.
FOTO DAL VIVO
LO SCORCIO DI STRADA A SINISTRA INDIVIDUA L’INCROCIO FRA VIA DEL PODERINO CON VIA DON MAZZOLARI (quest’ultima indicata dalla freccia)
VISIONARE SCHEMI DELLA A. vulgaris IN S. PIGNATTI VOL III, PAG. 103, EDAGRICOLE E DA THOLMENN (op. cit.)
VISIONARE SCHEMI DELLA Artemisia. verlotorum (A. DEI FRATELLI VERLOT) IN S. PIGNATTI VOL III, PAG. 103, EDAGRICOLE E DA THOLMENN (op. cit.).
2754 A. vulgaris
2755 A. verlotorum
da E. THOMMEN “Atlas de poche de la flore suisse” Editions Birkhauser Bale
RAPPORTO PROTOCOLLO-SPERIMENTALE /IPOTESI NEL NOSTRO CASO (da chiarire)
A. vulgaris differisce da A. verlotorum solo per alcuni aspetti: quelli ‘sperimentati’ – vedere foto – sono 1) la radice di A. verlotorum è stolonica; 2) le sue foglie sono tendenzialmente intere e scarsamente seghettate; 3) il suo involucro appare forse leggermente più corto tondeggiante, ma non ovoidale; la sua pannocchia è forse più stretta. L’aspetto di confronto incerto è il profumo che nell’esperimento (pianta stropicciata ed annusata) è assente o sgradevole.
CONCLUSIONI
La mia ipotesi proposta all’inizio ‘risulterebbe’ falsificata; è preferibile l’ipotesi che la piantina sia una Composita il cui genere sia Artemisia e la cui specie sia A. verlotorum (ipotesi corroborata). L’efficacia delle nuove ipotesi non obbediscono a nessun trucco se non quello di contenere più ‘elementi di verità’ di quelli delle ipotesi precedenti rispetto a un quadro di riferimento.
Nel mondo complesso, sosteneva K. Popper, se leggiamo fra le righe, ogni ipotesi è da ritenere falsa; per procedere nella conoscenza è necessario, se corroborata, tentare di falsificarla con ogni mezzo toccando ‘il reale’, qualsiasi cosa voglia significare, cioè ‘sbucciando la cipolla’ del territorio complesso in studio, sempre più in profondità.
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ECCO LE FOTO RIPRESE IL 18 OTTOBRE
Linaria officinalis sempre più diffusa (foto in via dei Filosofi)
Symphyotricum squamatum ed Erigeron bonariensis, piantine con frutti in Via dei Filosofi
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E’ rinata l’Erba Querciola (Camedrio; Teucrium camedris) sull’argine del P. Sant’Anna e presso la deviazione per il P. S. Pietro, dove appaiono anche tracce delle estive piantine con semi anneriti.
Erba Querciola (Camedrio); si intravedono vecchie piantine con semi sul calcare conchigliare del Pliocene medio dell’argine subito dopo il bivio per il P. San Pietro
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Rinate rosette di Spirea-Filipendula (foto sull’argine del P. Sant’Anna con etichetta)
Rametti di Ulmus campestris sopra rosette nel fossetto di Filipendula exapetala presente in ottobre davanti all’argine del P. Santa’anna.
Caratteristiche delle foglie dell’Ulmus campestris che partono sfasate a partire dal picciolo.
Rosette di filipendula nel fossetto al di là della strada davanti all’argine del P. Sant’Anna, sotto gli aceri.
Foglie di Filipendula sotto e di Millefollio sopra
Rosette basali di Achillea millefolium sono ora rinate abbondanti nel fossetto lungo strada al Podere San Vittore, salendo a sinistra, proprio sotto i corimbi delle piante precedenti già rammentati, maturati durante l’estate ormai rinsecchiti ed anneriti, ma ancora presenti a sovrastare quelle del giardino. Seguiranno foto.
Rosette di base di A. millefolium nel fossetto sotto l’argine del P. San Vittore nate dai semi delle poche piantine estive sovrastanti descritte in luglio, che ancora esistono rinsecchite e con corimbi anneriti.
L’argine del P. San Vittore su cui esistevano in luglio le achillee in fiore, ricresciute in rosette nel fossetto alla base, oggi in Ottobre. Ingrandendo si nota ancora qualche ‘corimbo’ rinsecchito di Achillea. La strada sale sul poggetto del Ponso.
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Si tratta di una Olivacaea: Ligustrum vulgare, classificato da Cristina, a foglie lanceolate ‘tenere e lisce ‘e semi-caduche davanti al P. San Domenico con bacche nere mature. Avevamo proposto l’ipotesi del Lillatro su ‘l’idea’ sbagliata che avevamo di esso!
Il Ligustro qui davanti al P. San Domenico è associato ad altre piante della macchia mediterranea (Pistacea lentiscus, Ulmus campestris, Quercus ilex, l’Alaterno, il Viburno, …). Questo fitto ‘arbusteto’ è anche intrecciato con la Lianacea spinosa Smilax aspera (Roghetta-stracciabrache) della quale Cristina a fine ottobre ha notato una seconda vistosa fioritura, invece di <<mostrare i grappoli con le sue belle bacche lucide>> come avrebbe dovuto. La S. aspera è ricordata in paleo-botanica perché, insieme ad altre piante, (per es., l’Alloro, la Palma nana…), rimasero indietro alle nostre latitudini, nella lenta migrazione in tempi geologici delle piante dal Polo verso l’equatore. Segue la foto di Cristina di Smilax in fiore:
…e le foto delle foglie della Smilax mosse dal vento, di P. Pistoia
…. e la foto di alcune foglie dell’ “arbusteto” al P. San Domenico
(?) Vinca major (Cristina)
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DIGRESSIONE PER CORREGGERE LE IDEE CHE CREANO DEFAILLANCE
Seguiranno foto (anche di Cristina) e disegni schematici per il confronto con le altre due Oleacaee del genere Fillirea (F. angustifolia e latifolia) o Lillatro e con altre, con bacche e piccoli frutti, della macchia mediterranea.
Come nasce un’idea sbagliata?
Intanto la piantina della foto sotto è un Lillatro latifolia? Se sì, questa è la sola idea che avevamo del Lillatro. Non avevamo mai visto il Ligustro, nè il il Lillatro a foglia angusta, ne consegue……. una ‘ipotesi tentativa’ da falsificare. Se poi la risposta è negativa non avevamo mai visto nè un Lillatro nè un Ligustro, avevamo così ‘sparato’ una ‘ipotesi tentativa’ praticamente a caso (ipotesi debole), anche se per Popper, ipotesi scientificamente fondata.
Proponiamo due foto di un presunto Lillatro. Si tratta di un Lillatro a foglia larga? Come si presenta quello a foglia stretta?
I rametti riportati sotto sono dell’Oleacaea Fillirea latifolia?
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Proponiamo a tempo debito agli autori del post in questa digressione una carrelata sulle piante della macchia mediterranea a piccoli frutti . Il percorso da seguire potrebbe essere quella accennato per l’Alisso; cioè scrivere un articolo con un Word Processor (da spedire per e-mail o da immettere direttamente dall’edit) con inserimento diretto al suo interno delle immagini (non verrebero inserite in .ipg, ma farebbero corpo con l’articolo, che verrebbe poi richiamato con un link da questo paragrafo. Sinceramente sono contrario a segmentare a mosaico (già la presenza del colore lo fa) le comunicazioni culturali, meglio una seriazione con indice! A mio avviso si perde in serietà, professionalità ed attenzione a favore del niente. (Vedere anche i testi scolastici attuali a mosaico pieni di macchie di colore e rimandi).
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Una specie di ‘rapa’ a foglie larghe 2-3 sette verso il picciolo, a fiori gialli nata accanto alla Cerinthe al Ponso. A destra si intravede la grande rosetta di base riprese nella foto sotto.
Cristina, la nostra co-autrice e ‘classificatrice’ di riferimento, invitata ad osservare questa Crucifera, dalle foto è incerta fra una Brassica nigra (Senape nera) o Brassica rapa (Colza) se avesse le foglie abbraccianti il fusto, o ancora Rapistrum rugosum, se le piccole silique fossero meno allungate delle altre rotondeggenanti; dice che si recherà sul posto poi si vedrà.
Si è recata sul posto e racconta che:<< La fioritura della Brassicacea in questione sta diventando superba, come la rosetta di foglie che le sta vicino. Non è facile identificare questo genere di Brassicacee, tutte molto simili, soprattutto se la seconda loro fioritura non portasse ad osservare bene anche il frutto. Però vista da vicino, mi sono quasi convinta che si possa trattare di una Senape selvatica – Sinapis arvensis . Oltre il fiore, è proprio la rosetta basale che è tipica di questa pianta>>. Seguono le tre belle foto di Cristina di questa Senape:
Seguono anche tre foto di P. Pistoia delle foglie di Sinapsis arvensis
Silique e foglia superiore Sinapsis arvensis
Si allega la foto di una pagina ripresa da un interessante libro, con schizzi originali affiancanti lo scritto sintetico e rilevante, a firma di due ricercatrici dell’Istituto Botanico dell’ Università di Pisa, A.M. Pagni e G. Corsi, stampato da Arti Grafiche Pacini Mariotti, Pisa che ringraziamo.
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SEGUONO FOTO DI CONFRONTO ATTUALE (metà ottobre) FRA: Erigeron (Conyza) bonariensis e Symphyotricum (=Aster) squamatum, ‘compagne’ sul campo, frequenti scendendo via dei Filosofi e verso Poggio Bianco a sinistra della strada.
Da riorganizzare e/o sostituire; è meglio ingrandire!
Notare frutti e involucri
A sinistra si intravede il S. squamatum
C. bonariensis con piantina centrale e traversa a metà verso sinistra di S. squamatum
OK
La pianticella del Symphyotricum è più snella ed elegante della Conyza
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Foto dell’Astro spillo d’oro fotografato il 20 ottobre verso il P. San Domenico lungo la vigna
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Ecco la nuova piantina ‘puzzolente’ che sta crescendo; una Labiata (=Lamiacea) con foglie forse (se è affidabile il ricordo) simili in forma a quelle della Melissa profumata o delle mente selvatiche; è stata fotografata sul poggio del Ponso, vicino alle rosette di Cerinthe (le foglie sono di fatto più scure e risultano un po’ schiarite dal flasch).
Si notano i primi fiori di Labiata in basso a sinistra. Cristina Anna prima di pronunciarsi attende qualche fioritura più sostanziosa; oggi 31- Ottobre afferma: <<…suppongo si tratti di Ballotta nigra (Marrubio fetido) dato l’odore ed i fiori che stanno spuntando ora, anche se la vera fioritura è sicuramente a primavera; ho notato che l’infiorescenza che si nota nella tua foto, non si riferisce a questa pianta, bensì ad una Nepetella che si insinua sotto la pianta in questione>>. Si può osservare nell’ingrandimento o meglio attivandone il profumo ( nota dell’Estensore dello scritto). Seguono due foto di Cristina della Ballotta:
Sembra che il nome della sottospecie della Ballotta si possa individuare dalla forma del calice; visionare il calice da P. Zangheri (op. cit.) della piantina Ballotta nigra subsp foetida (4156) e della Ballotta rupestris subsp foetida (4158)
Forse i lettori saprebbero, dalle foto di Cristina, ricavare la possibile sottospecie della Ballotta in questione!
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Oggi alla fine di Ottobre Cristina afferma “Comunque ho notato in questi ultimi periodi, sia le piante erbacee, sia gli arbusti e addirittura gli alberi da frutto, con le recenti situazioni meteorologiche un po’ estremizzate, hanno avuto una seconda fioritura se non addirittura anche una fruttificazione”
Oggi 31- Ottobre ho fotografato la Composita, Asteriscus, rinata che sta rifiorendo, insieme a vecchi capolini, andando verso San Vittore a sinistra subito dopo l’ultimo edificio della Villa di Campagna Sant’Anna; un altro Asteriscus e rinato in via dei Filosofi ad una ventina di metri dopo il bivio con via del Poderino scendendo a destra. Ho fotografato anche una nuova piantina ‘gracile’, ma invasiva in tutta la strada, da classificare:
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Anche Cristina ha fotografata piantine come la precedente. <<Dal lato del Casale Ponsino fino ad oltre Sant’anna, si notano delle piantine di una Euphorbiacea con le foglioline seghettate color verde brillante, come pure la sua infiorescenza. Si dovrebbe chiamare Mercurialis annua (Mercorella comune)>>. Seguono le sue tre chiare foto:
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NDC
Caratteristiche della Mercurialis annua: si notano piccoli fiori verdicci e insignificanti, unisessuali portati da piante separate (piante dioiche). I fiori maschili ridotti a un perianzio rudimentale, che circondano una decina di stami, sono raggruppati in glomeruli e aloro volta riuniti in spighe lasse. I fiori femminili anch’essi di scarsa rilevanza sono riuniti in gruppetti all’ascella delle foglie.
Ancora tre foto della Mercurialis a confronto 1 – con la Vetriola appena nata sull’argine poco prima del Ponsino, 2 – con la Lychnis alba (?) davanti alla strada del Ponsino e, poco dopo il Ponsino, 3 – con un’erbetta da classificare, vicino al cartello indicativo della Borrago, di P. Pistoia
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FINE NDC
L’erbetta da classificare a destra potrebbe essere una Euphorbiacaea?
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Sempre Cristina nella sua visita del 31 ottobre afferma:<<Ancora poche decine di metri sotto Cherinte, ho notato delle piantine di Calendula, ma le foto non sono una meraviglia…>> Seguono tre foto della Calendula con capolini in fruttificazione.
Vorrei fare una riflessione. Calendula è un Genere appartenete alla famiglia delle Composite… è possibile, osservando le foto risalire alla specie? Ecco, ci si muove a costruire e comunicare l’ <idea> nella mente : “Il gatto è il gatto (Felino), perché ha i baffi a filo di ferro”. Sembra una battuta, ma è molto di più: è la risposta di un alunno (un po’ bernesco) a cui il docente ha tentato di insegnare nella classe l’idea del gatto! Se interpreto bene, mi sembra che le foto abbiano evidenziato i semi nel capolino e spesso i semi sono elementi classificatori importanti anche per la specie. Bisognerebbe sempre consapevolmente anche cercare di fotografare evidenziando quegli elementi che servono a chi osserva per costruire/comunicare l’idea della piantina in studio! Una foto specifica chiara dei semi della Calendula fotografata sopra potrebbe essere importante.
VISIONARE IL DISEGNO SCHEMATICO SEMI DI CALENDULA da S. Pignatti (op. cit)
C. officinalis: C, D, raramente b
C. arvensis: A, B, D
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CRISTINA ANNA MORATTI termina la sua passeggiata sul nostro percorso floristico del mese di Ottobre, con queste osservazioni: <<Lungo tutto il percorso, è stato bello avere la compagnia della Bellis perennis. Questa piantina che fiorisce in ogni stagione, quando meno te lo aspetti, diventa anche prorompente, con i suoi capolini che decorano campi interi>>.
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SIAMO ARRIVATI A NOVEMBRE
Intanto non sono riuscito ad osservare i frutti della Calendola a qualche decina di metri dopo il Ponso. Comunque credo di non aver mai visto una Calendula!
Ho notato invece una crescita di pianticelle di Menta, anch’essa Labiata, non ancora fiorita, al bordo strada proprio davanti ai ciuffi della Ballotta nigra; qualche pianticella in fiore si trova invece a sinistra poco prima a circa un metro subito sotto strada. Le tre pianticelle, presenti insieme alla Ballotta, quattro se si aggiunge la Salvia selvatica, si distinguono nell’immediato strofinandole: la Ballotta è fetida, la Calaminta ‘sa’ di Nepitella e la Menta di Menta, la Salvia (?)… nessun odore! Ho cercato di fotografare come mi riesce:
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Menta e Nepitella al Ponso
Lycnis alba poggetto il Ponso
Resti di Asterisco, rosette di Salvia selvatica (?), erba di campo al Ponso
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Le foto sinottiche della piantina raccolta al Ponso è una Salvia selvatica?
Ipotesi sulla Labiata: Salvia verbenaca
Si attendono quelle più chiare di Cristina
Foglie della Ballotta fetida, in alto a sinistra e della Menta
Foglie Ballotta, Menta e Calaminta
La vegetazione così florida sul poggetto del Ponso è probabilmente favorita dal grosso accumulo di concime subito sotto strada.
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Una ventina di metri dopo il Ponsino verso S. Vittore, sulla destra esiste una etichetta (ancora presente; quelle per la Cerinthe e per Achillea sono sparite!) per la Borago officinalis che era seccata; ora sono riapparse delle rosette di base; speriamo che siano di Borago ricresciuta.
Nuove rosette di base di Borago (?) vicino ad una Mercorella
Lycnis a destra e Mercurialis in alto a sinistra
Presso il cartello Borrago, Mercurella ed erba da classificare
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All’altezza del P. San Domenico, sul basso argine del podere dove da poco hanno piantato cipressetti toscani ‘affilati’, ho fotografato, una piantina che sta rifiorendo, con alcuni frutti verdastri a grappoli, rotondi di circa mezzo cm; all’aspetto e dal fiorellino mi è sembrata un erba Morella un po’ sciupata (i frutti della Morella, se ben ricordo, sono neri). Si richiedono approfondimenti.
Oggi purtroppo (9 ott.) hanno rincalzato i cipressetti eliminanto le piantine!
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Oggi 4 Novembre nel tratto di via del poderino, subito sotto strada, vicino alla rete del campo sportivo, ho fatto fotografato una rosetta di Borragine rinata (?) e un’altra a foglie larghe da individuare, forse di una Lunaria annua o Medaglioni del Papa (Cristina).
Insieme alla rosetta di base a lamine ovate si notano: a sinistra in basso Il Chenopodium album fiorito (Farinaccio), La Mercurialis (Mercurella), tracce di erba di campo e in alto una specie di ”liana’ strisciante ….ed altro
Insieme alla rosetta forse di Borago officinalis (?), in basso di notano foglie di malva, a destra in alto si intravede la Mercurella e più al centro un ciuffo un po’ sbiadito di Ballota nigra (Marrubio fedido)…..ed altro
Probabile rosetta basale con foglie a cuore tendenzialmente triangolari astate forse di Lunaria annua o rediviva insieme in alto con la Mercurella circondata da una specie di ‘liana’ strisciante…ed altro. Se sviluppa vedremo.
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Pianticelle di menta al Ponso
Menta al bordo strada e dietro Ballotta al ponso
Oggi 10 ott. ho posto un indicatore in lega di alluminio, a 4-5 metri dal secondo ingresso al P. Sant’Anna, sull’argine fra i cipressi, per indicare un mazzetto ancora in fiore (ancora per poco) di Galatelle (Aster linòrysis, Astro spilla d’oro). Intanto si è interrotta la discussione sulle piantine fotografate pochi giorni fa in via del Poderino, sotto strada vicino alla rete dello stadio: è stato rasato il prato sopra il campo sportivo! AD MAIORA.
DA SISTEMARE E DA CONTINUARE…..NELLA PARTE SECONDA
SVILUPPO PORTUALE E CONFLITTI D’USO DEL TERRITORIO COSTIERO: IL CASO LIVORNESE
Dott. Prof. Paolo Ghelardoni
Il contributo prende in esame l’evoluzione recente del porto di Livorno, con le trasformazioni strutturali del retroterra immediato e dei traffici, e le interazioni con il quadro di usi del territorio costiero per effetto del processo di trasformazione economica dell’area. Questo territorio, oggetto dell’indagine, è una parte consistente di quella che nei discorsi politici pisani e livornesi viene denominata « area vasta» per la quale si indica da tempo la necessità di un coordinamento interprovinciale per la complementarietà economica e funzionale che presenta e per la composizione professionale tipicamente « urbana»; area che è stata più volte oggetto di studio da parte di geografi pisani (Da Pozzo, p.635).
Appartenendo questo territorio all’area mediterranea, la conservazione ambientale si inserisce nel sistema come una componente essenziale per la salvaguardia del patrimonio naturale e per la utilizzazione razionale delle risorse e rappresenta il punto di incontro fra i sistemi culturali ed economico-sociali da un lato e i sistemi naturali dall’altro. Nel nostro mare, dove lo sviluppo delle attività produttive è in costante aumento, questa concezione si confronta, talvolta anche aspramente, con l’esigenza di mantenere inalterato il patrimonio naturale e di utilizzare le risorse in maniera equilibrata senza pregiudicare la loro disponibilità per le esigenze future. Essa è il fondamento di Agenda 21, il piano di azione messo a punto nell’ambito del congresso sulla situazione ambientale del pianeta organizzato nel 1992 dall’ONU a Rio de Janeiro, che evidenzia la necessità di conciliare le esigenze della conservazione degli oceani e della fascia costiera con quello dello sviluppo delle attività produttive (Cognetti, 1999).
La costa comprendente la città di Livorno e le aree adiacenti sia a nord che a sud è fortemente condizionata dalle attività portuali che, per l’espansione dei traffici, determinano conflitti per l’uso del territorio.
La zona costiera nord, dove il confine provinciale corre quasi a immediato contatto con la città, a partire dal Calambrone è interessata da spiagge di larga frequentazione balneare tuttavia interessate da fenomeni erosivi; a qualche km all’interno, l’Arnaccio, lo Scolmatore di piena dell’Arno e altri fossi connotano una piana a quote di pochi metri al di sopra del livello del mare con estesi residui di paludi, utilizzata comunque dall’insediamento di un interporto.
L’affaccio marittimo dell’area urbana di Livorno per la metà settentrionale riguarda le strutture portuali, mentre la parte sud alterna strutture cittadine di loisirs, balneari, dell’Accademia Navale, di porticcioli turistici.
Il porto di Livorno, di sviluppo plurisecolare, multifunzionale, è dotato di punti di accosto per navi mercantili, porta-containers e navi miste, che procurano un traffico merci che lo pone ai primi posti nella classifica dei porti italiani; il porto registra anche un consistente traffico passeggeri per le isole del Tirreno e un rilevante scalo di croceristi.
Negli anni recenti, nella serrata contesa tra compagnie di navigazione per acquisire crescenti volumi di traffico containerizzato e nella guerra di tariffe tra i porti e tra gli operatori del traffico feeder, il porto di Livorno si situa al 5° o al 6° posto per numero di teu movimentati.
Come è accaduto in altre città portuali (Hoyle et Al.,1988) anche a Livorno si sono verificati mutamenti nei rapporti tra la città e il porto; per lunghi periodi l’espansione dei traffici portuali ha adattato alle proprie esigenze lo sviluppo della città, giustificato dalla consistente forza lavoro impiegata, dalle varie attività complementari, dall’adeguamento delle infrastrutture e delle comunicazioni. L’aumento del traffico dei contenitori ha portato maggiore ricchezza, ma essendo sempre più «capital intensive», richiede sempre maggiori spazi, più automazione e organizzazione, ma caduta di occupazione. Alcune strutture legate al porto sono state localizzate in aree periferiche della città usufruendo della disponibilità di maggiori spazi per la movimentazione delle merci, per motivazioni ambientali, per consentire una migliore qualità della vita urbana. L’allontanamento di strutture industriali dal porto ha anche determinato l’esigenza di attivare processi di recupero delle aree dismesse dall’industria, rivitalizzandole e trasformandole in sedi di attività commerciali, ricreative, ricettive tanto da conferire una dimensione di nuovo quartiere urbano al fronte mare, che sfrutta anche la sua vicinanza al centro storico; anche Livorno sta trasformandosi da «città portuale» a « città con un porto» (Soriani, 1998). Come frequentemente si è verificato in molte città portuali, anche qui si è sviluppato il nuovo «waterfront». « La componente più impattante della struttura portuale si trasferisce in siti adiacenti che offrono più mare e più terra; soprattutto maggiori fondali da destinare alle grandi navi e più terra da utilizzare per le operazioni di stoccaggio e movimentazione delle merci… Trasferita fuori dal tessuto urbano l’attività commerciale pesante, il porto storico acquisisce la dimensione di nuovo porto cittadino….piazza centrale, luogo d’incontro e catalizzatore di eventi culturali e turistici di un’area urbana che con il mare interagisce e crea sinergie. Si realizza pertanto un sistema urbano costiero in cui città e sistema portuale ricavano un reciproco vantaggio ed una comune identità in grado di suscitare un’associazione di immagine per cui l’una evoca inevitabilmente l’altro e viceversa» (Greco,p.13).
I traffici recenti del porto di Livorno.
Se prendiamo come riferimento i dati del traffico containers nei porti italiani vediamo che Livorno nel 2005 con una movimentazione complessiva di 658.506 teus si trovava al 5° posto dei porti italiani dopo Gioia Tauro, Genova, La Spezia e Taranto e precedendo Cagliari. Nel 2007 il porto toscano, che è essenzialmente un porto di destinazione finale, essendo contenuta l’attività di trasbordo, ha compiuto un balzo notevole toccando i 745.557 teus superando Cagliari in consistente diminuzione ed avvicinandosi a Taranto in lieve flessione, contribuendo al complessivo incremento del traffico container italiano che nel 2007 ha superato i 10 milioni di teus. I trasbordi dei container costituiscono il 10% della movimentazione complessiva.(CCIA, 2008,p.159). Nel 2008 si è avuto un ulteriore incremento fino a raggiungere quota 778.864 teus (Aut.Port.Liv.,I traffici del porto di Livorno. Genn.Dic.2008.Gab.Presidenza).
Per quanto riguarda il movimento merci allo sbarco si è passati da 15.941.000 tons del 2000 ai 20.497.219 del 2008, mentre all’imbarco si è passati rispettivamente da 8.641.000 a 13.532.151 del 2008 (l’unico porto con trend positivo dell’Alto Tirreno), quindi con un aumento totale da 24.583.000 a 34.029.370 del 2008. I principali aumenti percentuali hanno riguardato le merci su rotabili e Ro-Ro, dovute allo sviluppo delle Autostrade del mare, seguite da merci in colli e numero, determinato da prodotti forestali, cellulosa e pasta per carta , poi merci in contenitore. Nel porto di Livorno si genera anche un notevole movimento di auto nuove allo sbarco (al primo posto in Italia) per lo più di marca coreana, giapponese e francese e all’imbarco di auto Fiat, anche se si è registrata una diminuzione del 28% nel 2008.
Le principali direttrici del traffico containerizzato del porto di Livorno riguardano il Nord America Atlantico per il 26,64 %, recentemente in diminuzione, l’Estremo Oriente per il 14,25% che ha raddoppiato per l’exploit della Cina (11), il Sud America Atlantico per il 14,04%, con il principale apporto del Brasile, seguite da Italia e poi Africa Occidentale con valori entrambi poco superiori all’8 %.(CCIA ,2008,p.162)
Il suo retroterra è costituito principalmente dalla Toscana, seguita dalle Marche, poi dall’Emilia Romagna e dal Veneto.
Mentre le rinfuse liquide sono merci povere che riforniscono gli impianti petroliferi vicini al porto, crescono negli ultimi anni i prodotti forestali e la cellulosa (provenienti in buona parte dal Cile) destinati soprattutto alle cartiere lucchesi; per l’export le piastrelle in contenitore arrivano in treno dall’Emilia. Da notare l’aumento degli autoveicoli arrivati che dà a Livorno il primato italiano e che, da pochi anni, vengono avviati al parco del Faldo. In pratica questo porto si qualifica come «gateway» della Toscana.
Forte sviluppo recente registra il movimento passeggeri. Per il traffico dei traghetti Livorno è collegato con Bastia, con Cagliari, con Olbia, con Golfo Aranci, nel periodo estivo con Tunisi, mentre la Toremar fornisce un servizio giornaliero con le isole dell’Arcipelago Toscano, essenzialmente con Capraia e Gorgona.
Il totale dei passeggeri annui di questo settore da 1.251.000 nel 1997 è salito ai 2.308.684 del 2006 con la consueta forte stagionalità con un periodo di affollamento tra giugno e settembre ed oltre un quarto concentrato nell’agosto; con un lieve incremento nel 2008 si sono raggiunte le 2.329.921 unità.
Il traffico delle crociere, sia come navi che come passeggeri, registra un trend in continua crescita; dal 2003 le navi crociera attraccate a Livorno sono passate da 316 a 565 nel 2008, mentre i passeggeri sono saliti nello stesso periodo da 363 mila agli 830 mila; caratteristica di questo movimento passeggeri è una tipica destagionalizzazione in quanto nei mesi da maggio a ottobre il numero dei passeggeri arrivati si differenzia di poco. (CCIA, 2008, p.168). Nel settembre 2008 è stato inaugurato il molo Italia che facilita l’attracco di navi da crociera giganti come la Indipendence of the Seas della Royal Caribbean (www.portolivorno2000.it).
Problemi e ipotesi di soluzione.
Il gigantismo navale che caratterizza il mercato dei contenitori chiede maggiori fondali, l’intermodalità chiede più spazi e più efficienti connessioni, chiede anche servizi integrati da cui l’importanza dell’informatica. Ne emerge come la pianificazione richieda un processo qualitativo importante recepito nelle valutazioni della Regione Toscana, che a più riprese ha sottolineato l’importanza di alcuni problemi che condizionano l’attività portuale, vale a dire: i (relativamente) bassi fondali, in pochi casi sui 13 metri (mentre nei principali porti concorrenti si va per i 15 m. o addirittura 16); i limitati spazi di piazzale; gli uffici e le strutture pubbliche inerenti lo scalo marittimo dispersi in varie zone del porto e della città; l’insufficienza della comunicazione informatica tra i vari soggetti; la carenza di pianificazione per il miglioramento di servizi e di procedure.(Regione Toscana,P.I.T.).
Una soluzione di razionalizzazione portuale potrebbe consistere nel trasferire alcuni servizi all’Interporto «A. Vespucci» di Guasticce, (22) già utilizzato da alcuni terminalisti. E’ in via di completamento tra gli altri il terminal per le Autostrade del Mare che si propone di realizzare un network che unisca i collegamenti marittimi tra Spagna e Livorno con quelli ferroviari e autostradali con Ancona e gli altri scali dell’Adriatico con proiezione verso l’Est Europa. Tuttavia restano da considerare i costi delle rotture di carico dal porto fino a questa nuova struttura situata a 6 km, collegata alla rete ferroviaria con la stazione di Collesalvetti, con due diversi ingressi alla superstrada Livorno-Firenze. (CCIA,2009,p.76). Struttura che si trova nel comune di Collesalvetti, posto ai margini della pianura pisana, comune cintura, sempre più coinvolto nei processi di decentramento urbano della città di Livorno, come dimostrano le molte strutture commerciali della grande distribuzione vicino al centro urbano e il forte decentramento residenziale originato da Livorno (Macchia, 2004,p.76).
E’ prevista ed auspicata dalla Regione Toscana la possibilità di rendere navigabile lo Scolmatore di Piena dell’Arno (che va da Pontedera al mare) dal porto di Livorno all’interporto Vespucci e al vicino autoparco del Faldo. La via d’acqua è prevista di una larghezza di 40 metri ed una profondità di 3,5 m con inizio dei lavori nel 2010 (Il Tirreno 3.07.09,p.III).
La navigabilità dello Scolmatore fino alla sua foce, opportunamente ampliata, faciliterebbe lo sbocco diretto in mare del Canale dei Navicelli (che attualmente si inserisce nella Darsena Toscana del porto di Livorno). Questa via d’acqua di 16 km termina nella Darsena della vicina città di Pisa alla periferia sud-ovest di questa, lungo la statale Aurelia, dove si sta realizzando un consistente polo della Nautica, già presente con una decina di cantieri in ulteriore ampliamento. Mediante la prevista apertura dell’incile (sbocco) in Arno si realizzerà un collegamento con i numerosi
cantieri nautici e rimessaggi disseminati lungo la riva sinistra del fiume e il costruendo porto di Pisa a Boccadarno, un vero e proprio circuito nautico.
In effetti gli enti pubblici pisani considerano la nautica un settore strategico importante, assieme a quelli del cuoio, della pelle e del mobilio. E la Regione Toscana ha disposto un finanziamento consistente per dragare e rendere sicura la navigabilità del canale, tanto più che a metà del suo percorso è sorto un cantiere per grandi yachts che registra un certo successo. (Il Tirreno,8.11.2009,Pisa,p.III).
Contiguo all’interporto, ad immediato contatto a sud, la Società Porto Industriale di Livorno sta promuovendo il Parco Industriale di Guasticce su un’area di 500 mila mq, comprendente anche lo stabilimento dismesso della CMF. Qui oltre 20 imprese operano nei settori della componentistica auto, meccanica di precisione, riparazione mezzi di trasporto pubblico, logistica integrata, ecc. (CCIA,2009, p.13). Ne è previsto l’ulteriore ampliamento da ambo i lati della strada statale «delle colline» di cui verrà raddoppiata la carreggiata.
A soli 9 km dai moli del porto è localizzato l’autoparco Autotrade & Logistics del Gruppo Koelliker, meglio conosciuto come «Faldo», nato con una nuova concezione della logistica «docks to door» per gestire le auto (prevalentemente giapponesi e coreane) dalle banchine portuali alla consegna. L’area di 700 mila mq è situata nel comune di Collesalvetti tra la via Emilia e la ferrovia per Cecina; dispone di una pista per collaudare le auto, di una officina di trasformazione dedicata al montaggio degli accessori e di un reparto per la diagnostica di precisione. Un complesso capace di preparare circa 1000 auto al giorno, prossimo ad un ingresso dell’autostrada Genova-Rosignano.(Gazzetta Marittima,Quaderni,aprile,2008). In previsione di gestire anche l’arrivo di auto cinesi, l’autoparco si appresta ad utilizzare anche la rimanente area a nord fino al confine col comune di Cascina ed è in trattativa con questo per ampliare ulteriormente la superficie di utilizzo.
Dati i difficili condizionamenti spaziali, per le esigenze di nuove infrastrutture e per rendere queste più efficienti e competitive e quindi integrate, è necessario strutturare risposte di sistema. Questa necessità sembra essere stata recepita dalla Regione Toscana nel suo Piano di Indirizzo Territoriale (2005).
Anche il Masterplan dei Porti Toscani, redatto nel 2007, nelle sue implicazioni economiche e nelle sue previsioni valuta positivamente i seguenti interventi: la realizzazione di un edificio (Cargo Village) Terminal merci all’aeroporto di Pisa, collegato direttamente con una bretella al Canale dei Navicelli; il potenziamento della navigabilità di questa idrovia con l’ulteriore insediamento di aree industriali presso le rive; il completamento dell’Interporto Vespucci mediante nuovi finanziamenti della Regione Toscana.
Per il porto di Livorno sono in via di reperimento i finanziamenti per la realizzazione della Piattaforma Europa, mentre si stanno realizzando da parte dell’Autorità portuale le opere connesse alla Porta a Mare; per ciò che attiene alle infrastrutture sono in fase di studio i complessi collegamenti ferroviari fra la Darsena Toscana e gli impianti dell’hinterland, i completamenti autostradali intorno a Livorno e la navigabilità dello Scolmatore d’Arno dal porto a Pontedera.
Inoltre nel novembre 2008 è stato firmato un protocollo tra l’Autorità Portuale e l’Agenzia delle Dogane per la Toscana per la sperimentazione della procedura di pre-claring nel porto di Livorno. (33)
Conflitti tra usi dello spazio costiero.
Se in passato la presenza di un porto importante esercitava una funzione economica quasi esclusiva su una data area costiera, oggi il notevole numero di attività esercitate nella città portuale e nell’hinterland genera un consistente conflitto di utilizzazioni.
L’accresciuta separazione tra l’attività portuale e la città, porta quest’ultima a rimpossessarsi del waterfront per utilizzarlo a scopi di loisirs, di socializzazione, di godimento del paesaggio costiero; con il porto che tende a separarsi, ad allontanarsi dalla città alla ricerca di nuovi e più ampi spazi. La riutilizzazione delle aree portuali dismesse diventa quindi un’opportunità strategica per la valorizzazione della città.
D’altra parte la necessità di accelerare l’inoltro e la spedizione delle merci e dei passeggeri e di trattenere il minor tempo possibile le navi nel porto ha portato alla realizzazione di moderne infrastrutture di collegamento tra questo e la regione circostante; quindi consumo di spazio retroportuale per strade ed autostrade e per infrastrutture ricettive e di servizio alle merci. Ove è stato possibile, come abbiamo visto, sono stati allontanati magazzini e depositi di materie prime, anche per diminuire l’inquinamento e la pericolosità di certe lavorazioni, con conseguente consumo di altro spazio. Si sono separati gli accosti riservati alle merci da quelli per navi da crociera e traghetti.
Nell’area urbana livornese, si sono riservati il vecchio porto Mediceo e gli accosti più vicini alla città alle linee dei traghetti per le isole e per i croceristi, ampliando progressivamente il waterfront, con poche interruzioni, verso la costa sud dove esso continua con le ampie aree dei giardini e della terrazza Mascagni, affollate di bar e ristoranti, proseguendo con le contigue strutture dei «bagni storici» fino alla terrazza dell’Ardenza e oltre con alcuni porticcioli turistici, con la sola interruzione dell’area riservata all’Accademia Navale.
In quest’ampia fascia di fronte mare si è registrato di recente sia l’ammodernamento dell’Acquario «Cestoni» (da completare nel 2010), sia il trasferimento del Centro Interuniversitario di Biologia Marina allo Scoglio della Regina, dove pure si è insediato il Centro di Ricerca sulle Tecnologie per il mare e la Robotica Marina (cui partecipano la Scuola Superiore di S.Anna di Pisa, il Comune di Livorno e la Regione Toscana), strutture ambedue affacciate sul mare, a cui si può aggiungere la ristrutturazione dello storico Hotel Palazzo (5 stelle). Il tutto ha generato una spinta all’utilizzo del waterfront in senso ludico e alla sua riappropriazione da parte della città. (44)
Il paesaggio del waterfront di Livorno risente di una risoluzione presa anni or sono fra Autorità Portuale e Comune di Livorno, quando furono cedute a quest’ultimo le competenze sul Demanio Marittimo per le attività turistiche.
In tal modo il Comune ha potuto progettare nel nuovo Piano Strutturale (1997) il complesso denominato della Porta a Terra, consentendo che le aree tra la Fortezza Vecchia e la Darsena Nuova fossero interessate da un paesaggio urbano e portuale caratteristico con la trasformazione dello storico Cantiere Orlando nel cantiere Azimut Benetti, leader mondiale nella produzione di grandi yacht, e realizzando un nuovo porto turistico con 600 posti barca corredato di residenze, strutture turistico-alberghiere, attività commerciali e terziarie, con una piazza urbana attraversata da un canale navigabile; un progetto da completarsi in una decina di anni, ma già ben avviato. (CCIA,2008,p13).
Per quanto riguarda la UTOE (Unità territoriale organica elementare) 4c19-Stazione Marittima, comprendente l’area tra il bacino Firenze e la Fortezza Vecchia, per essa è stato elaborato dall’Autorità Portuale un progetto «Waterfront» che prevede la realizzazione della Nuova Stazione Marittima, una nuova strada urbana parallela alle mura, uffici pubblici e privati, un complesso alberghiero, la trasformazione in isola della Fortezza Vecchia, ampi parcheggi e verde urbano (Porto di Livorno,Business Plan,aprile 2000).
Alcune delle strutture del territorio che stiamo esaminando hanno interessato e stanno interessando delicati equilibri geomorfologici ed ambientali. L’Interporto di Guasticce è stato realizzato in un’area paludosa (denominata Padule del Mortaiolo); questo ha richiesto massicci riempimenti di inerti prelevati nell’area di Collesalvetti e profonde palificazioni per insediarvi le costruzioni.
L’opera di grande infrastrutturazione prevista dal nuovo Piano Regolatore Portuale di Livorno, denominata «Piattaforma Europa», esterna al porto, consisterà in due grandi terminal, uno per container e l’altro per Ro-Ro e panamax con all’interno un bacino con banchine di 1100m, mentre nella parte nord, protetto da una nuova grande diga che si protenderà per oltre 2.000 m all’esterno, sarà portato a sfociare in mare il Canale dei Navicelli; in tutta l’area i bacini saranno dragati fino a -16.(La Gazzetta Marittima, Quaderni, ottobre 2009). Se questa realizzazione dovrebbe risolvere il problema dell’attuale carenza di spazio sulle banchine per poter accogliere un gran numero di container (Autorità Portuale di Livorno, POT 2007-2009), devono essere risolti problemi di inquinamento per l’utilizzo dei fanghi prelevati dal dragaggio dei fondali del Canale Industriale e della Darsena Toscana (oltre a fanghi provenienti dal porto di La Spezia); inoltre questa realizzazione sta provocando, in conseguenza del cospicuo ampliamento verso il mare, cambiamenti nelle correnti costiere con fenomeni di erosione a nord sulle spiagge di Tirrenia, e in particolare in quelle del Calambrone, dove il processo erosivo degli ultimi anni (superiore anche ai 4 metri) ha provocato il crollo delle strutture di alcuni stabilimenti balneari (PIT 2005-2010,p.8).
.Il Litorale Pisano, tra la foce dell’Arno e il Calambrone, accoglie ogni anno quasi 300 mila turisti con circa 800 mila presenze (www.comunediPisa/piano strategico/materiale/rapporto 3).
La navigabilità dello Scolmatore d’Arno con foce comune con il Canale dei Navicelli eviterà che i natanti utilizzatori di quest’ultimo creino disagi, inquinamento e interramento nelle darsene del porto di Livorno.
La già approvata costruzione del rigassificatore di gas naturale liquefatto (OLT Offshore LNG Toscana), con una capacità massima di rigassificazione di 3 miliardi di mc di gas annui, autorizzata con decreto della Regione Toscana del 23.02.2006, poco al largo delle spiagge di Tirrenia, genera un evidente conflitto tra usi turistici ed usi energetici di notevole impatto visivo e di sicurezza e suscita forti opposizioni nelle popolazioni di questi centri costieri affacciati sull’area del «Santuario per i mammiferi marini», area marina protetta, regolata da un Accordo internazionale entrato in vigore il 20.03.02.(55). Si deve tener conto inoltre che lo Scolmatore d’Arno delimita a sud il Parco Regionale Migliarino-San Rossore-Massaciuccoli e che poco al largo di Livorno si trova l’Area Marina Protetta «Secche della Meloria». Inoltre in foce d’Arno, come abbiamo detto, è in costruzione il porto turistico di Marina di Pisa con la capacità di ospitare 475 imbarcazioni, oltre ad infrastrutture residenziali, ricettive e commerciali; progetto, che ha il compito di riqualificare l’area prima occupata da un’azienda metalmeccanica, oggetto di attenzione da parte di associazioni ambientalistiche.
Conclusioni
Quindi nello spazio costiero livornese e per pochi km all’interno si generano una serie di conflitti d’uso per la presenza di attività portuali, urbane, turistiche, industriali e dei trasporti, con criticità ambientali dovute a inquinamento industriale, atmosferico, acustico, da portualità, da rifiuti speciali.
I porti della Toscana (Livorno in particolare, ma in minor misura anche Piombino e Massa Carrara) trovandosi nel Mediterraneo occidentale hanno usufruito dell’aumento di traffico verificatosi in anni recenti in questo bacino per trovarsi in un’area di crocevia di direttrici commerciali in continua crescita, particolarmente favorevoli al trasporto marittimo a corto raggio. Tuttavia il traffico di ogni singolo porto dipende dalla disponibilità di collegamenti funzionali col proprio retroterra. Questi scali della Toscana servono un hinterland regionale, ma Livorno anche un traffico interregionale; e nel traffico containerizzato, che nel 2007 ha riguardato il 22,3% del suo traffico totale, ha linee di ambito mediterraneo (Short Sea Shipping), anche se non mancano collegamenti a livello intercontinentale.
Essendo uno scalo medio il principale porto toscano ha alcuni elementi di vantaggio come una maggiore flessibilità operativa e specializzazione su mercati di nicchia (carta , legnami, alimentari, auto ecc.), che danno più reddito di quelli containerizzati.
Livorno subisce le direttive (molto variabili a seconda delle mutevoli condizioni di costi, tariffe,ecc.) degli operatori logistici che promuovono le linee di navigazione, ma il recente sviluppo del trasporto marittimo a corto raggio potrebbe ridargli vigore, perchè il processo di globalizzazione tra l’altro ha portato a porre l’attenzione ai temi dello sviluppo regionale. E questo tipo di porto può esser visto come espressione di un bisogno e di una visione regionale che si fa via via più complessa e che deve definire un sistema logistico fatto di nodi, di infrastrutture, di servizi efficienti, di modi di comunicare che favoriscano competitività e cooperazione.(Soriani,2002, p.47). Ne potrebbe derivare anche una maggiore capacità di integrare pianificazione portuale e regionale.
Ricordiamo che in questo territorio il porto di Livorno, l’aeroporto internazionale di Pisa, l’interporto Vespucci (in via di completamento), l’area del Parco Industriale di Guasticce (con vari servizi alle imprese), a cui può aggiungersi l’autoparco del Faldo, sono una formidabile piattaforma logistica costiera in grado di attirare una grande quantità di merci di ogni genere.(Eurispes,2003,p.149).
E non mancano le possibilità di un futuro migliore per il porto di Livorno, che comprimendo alcuni costi, aumentando la lunghezza delle banchine, migliorando le infrastrutture (in particolare le connessioni terra-mare che sono strozzate) potrebbe arrivare, a giudizio ottimistico di alcuni operatori, quasi ai 3 milioni di teus. Dovrebbe però collegarsi direttamente per ferrovia con le linee per Firenze, Genova, Roma e Milano, portare a 16 metri i fondali e completare la Darsena Europa. (www.portodilivorno.it/16.05.07) e attivare la collaborazione con l’interporto di Bologna per «guardare all’Europa orientale», agganciandosi al Corridoio V (da Lione a Kiev); anche perché un maggior utilizzo del mezzo ferroviario ridurrebbe sia i costi che l’inquinamento ambientale.
Nelle prospettive del Piano Operativo Triennale, presentato dal presidente della Port Authority, il porto di Livorno si basa sul concetto innovativo de «i porti nel porto», cioè un insieme di realtà distinte a seconda della loro destinazione d’uso, ma unite in un disegno unico ed organico, quindi con un ampio spettro di finalità, come uno scalo multiproposta e non solo per containers, (ma anche … forestale, agroalimentare, passeggeri, per le autostrade del mare (66)…..) favorendo anche un miglior sistema di gestione ambientale, con offerte compensative quali la rinaturalizzazione di alcune aree e il restauro di alcune infrastrutture portuali obsolete.
Da questo punto di vista si segnala la buona interazione tra città e porto definita dall’Accordo di programma intervenuto tra Autorità Portuale e Comune di Livorno (già ricordato), per cui il Piano Regolatore Portuale mediante Variante ha recepito la pianificazione del Piano Strutturale comunale per l’area del waterfront denominata «Porta a Mare». Quindi si adotteranno soluzioni «adeguate per integrare funzioni cittadine, penetrate in questa area portuale, con le funzioni portuali del porto passeggeri». (77)
Nell’ottobre 2009, come abbiamo già detto, è stato presentato il Nuovo Piano Regolatore del Porto imperniato sullo sviluppo a mare, con una doppia imboccatura, consistenti dragaggi e soprattutto la Piattaforma Europa di un milione di mq e 5 km di banchine (www.portolivorno.com/3679).
Rimane qualche perplessità per l’insieme di realizzazioni che si stanno completando e progettando nel retroterra immediato di Livorno per le consistenti trasformazioni territoriali che queste comportano, che oltretutto devono far fronte alle incognite della attuale crisi globale. Vi è il rischio consistente che cospicui lavori intrapresi rimangano incompleti per difficoltà economiche generando le consuete cattedrali nel deserto. Sarebbe opportuno concentrarsi nel completamento di poche opere di sicuro finanziamento per non lasciare grosse ferite sul territorio difficilmente rimarginabili, quali, ad esempio; la realizzazione del vitale collegamento diretto per ferrovia con la Pisa-Roma; incrementare la funzionalità dell’Interporto Vespucci trasformandolo in un distripark (funzionale è il progetto di navigabilità dello Scolmatore d’Arno, in quanto, con lieve incremento del finanziamento per il necessario dragaggio, l’interporto avrà banchine che ne incrementeranno l’intermodalità; il collegamento ferroviario, attualmente solo con Livorno, sarà presto completato fino a Collesalvetti); continuare il processo di sburocratizzazione delle pratiche amministrative per accelerare la movimentazione delle merci, particolarmente necessaria per sviluppare le Autostrade del mare; migliorare ulteriormente l’accessibilità alla banchine nei riguardi del traffico passeggeri; arrestare l’eccessivo consumo di territorio nel comune di Collesalvetti.
A seguito della crisi recente si manifestano preoccupazioni per la marcata deindustrializzazione dell’area livornese (già notevolmente penalizzata per la chiusura di imprese a partecipazione statale) e per la questione logistica; per quest’ultima si fa notare che, pur realizzando la Darsena Europa e quindi potendo accogliere anche un milione o più di container, sarebbe estremamente vitale ristrutturare profondamente i collegamenti ferroviari all’alta velocità-alta capacità di Firenze, attualmente molto deficitari, dato che si riesce ad inviare nel capoluogo toscano solo poche centinaia di teu al giorno (Centro Studi, news 2009), mentre il progetto TiBre (Tirreno-Brennero attraverso la ferrovia Pontremolese) è fermo.
In conclusione quest’area presenta come punti di forza: presenza di potenzialità turistiche capaci di esercitare una notevole forza di attrazione; una indubbia identità territoriale data dal porto di Livorno e dall’aeroporto di Pisa, infrastrutture quindi di rilevante importanza; ampie risorse ambientali naturalistiche quali il Parco regionale di Migliarino- San Rossore e il Santuario dei Cetacei; risorse culturali e artistiche; una buona coesione sociale; un approccio sistemico regionale con forti interazioni tra comuni, province e regione; nuclei consistenti di imprese esportatrici; lunga tradizione di attività legate al mare, con una buona posizione del porto rispetto al retroterra economico-produttivo. Ha tuttavia anche dei punti di debolezza , quali una certa fragilità nell’assetto idrogeologico; indaguatezza delle reti infrastrutturali e delle comunicazioni, con estrema lentezza nella realizzazione dei progetti presentati e ritenuti di estrema necessità; una criticità del sistema delle imprese, spesso di provenienza extraregionale, eredità delle ex partecipazioni statali; lo scarso controllo sulle compagnie che gestiscono il traffico containers e, specificamente per il porto, fondali di media profondità e un certo ritardo nella dotazione di infrastrutture tecnologiche.
Poi insieme alle opportunità dovute ad una maggiore attenzione alla qualità della vita, sempre più richiesta ed a cui si sta rispondendo con la valorizzazione del waterfront, vi è la presenza della gestione dei servizi da parte della Regione Toscana che porta anche ad una coesione politica territoriale tra i vari attori (Regione, Province, Comuni, Autorità Portuale); miglioramento in atto delle banchine e dell’accessibilità da terra e completamento dell’Interporto; inoltre vi è un buon inserimento delle emergenze storico architettoniche locali nei circuiti internazionali del turismo. Ma sono presenti anche delle minacce, dovute alla crisi recente, che ha fatto registrare una consistente diminuzione dei traffici portuali e un forte ridimensionamento delle imprese della nautica, e non è da trascurare la protesta ambientalista su alcune decisioni importanti quali la localizzazione del rigassificatore; particolarmente minacciosa è poi la crescita degli altri porti liguri e tirrenici e soprattutto spagnoli nel Mediterraneo occidentale, più competitivi per le politiche portuali più pronte e più incisive rispetto a quelle italiane.
Dopo essere stato il porto italiano antesignano nel traffico container, Livorno ha via via ceduto il primato ad altri porti più pronti a recepire le innovazioni, più dinamici nella politica di conquistare i mercati. In passato non si è creduto a sufficienza alle opportunità insite nell’Area Vasta, a iniziative da mettere in campo superando le lotte di campanile tra Livorno e Pisa. Forse si poteva progettare l’ampliamento del porto fino alla Darsena di Pisa lungo il Canale dei Navicelli, in vicinanza dell’aeroporto; spingere di più sull’asse tirrenico (la linea ferroviaria più diretta tra Roma e Milano); far partire più velocemente l’Interporto (magari ubicarlo in un’area meno paludosa e a diretto contatto con la ferrovia tirrenica).
Quest’area costiera toscana costituisce quindi un sistema dotato di una forte complessità nel quale hanno agito in passato remore e ritardi (il «sonno» della progettualità come argomenta Da Pozzo) ed oggi interagiscono i fenomeni costituiti dalla crisi recente e la diversità di interessi dei vari attori pubblici e privati, complicati dalla concorrenza delle compagnie marittime, dalla presenza di infrastrutture non del tutto adeguate alle necessità economiche e dei traffici, da processi esogeni al territorio e da una tendenza alla stesura di progetti di grande portata dei quali ci si limita al finanziamento iniziale; tutto questo su un sistema territoriale fragile.
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1 Nell’ottobre 2009 è stato stabilito un accordo con la cinese «Cosco» che scalerà il porto di Livorno dal novembre con navi da 5.000 teu di portata (www.portolivorno.com/21.10.2009).
2 L’Interporto Toscano « A.Vespucci» è una Società per Azioni il cui scopo è la progettazione, esecuzione,costruzione e gestione di un centro intermodale. I soci sono 32 comprendenti banche locali, province, comuni dell’Area Vasta, Camere di Commercio, enti pubblici e privati operanti con il porto, con una preminente partecipazione della Regione Toscana, dei comuni di Livorno e di Pisa e dell’Autorità Portuale. E’ previsto il completamento della realizzazione nel 2010 (www.interportotoscano.com).
3 Con tale sistema viene anticipato lo sdoganamento delle merci prima dell’attracco della nave in panchina, snellendo le procedure con tempi più brevi per l’instradamento delle merci in arrivo e un uso più razionale degli spazi portuali (www.informare.it/news del 18.11.2008).
4 A Livorno in linea generale si è ripetuto il modello di B.Hoyle sull’evoluzione delle relazioni città-portoL(LUCIA M.G., Aree portuali e trasformazioni urbane.Milano,Mursia,1994,pp.11-18).
5 L’entrata in esercizio del terminal di rigassificazione di Livorno è prevista per il 2011 da parte del gruppo IRIDE (AMGA genovese e AEM torinese) insieme ai tedeschi di E.on con Surgenia. La nave Golar Frost viene trasformata nei cantieri di Dubai per poi essere posizionata a 22 km dalla costa livornese e collegata con gasdotto sui fondali (Affari e Finanza di La Repubblica.9 febbraio 2009,p.14).
6 Nel prospetto delle Autostrade del mare Livorno presenta collegamenti con i porti di Palermo, Trapani, Catania, Valencia, Barcellona e Tarragona.
7 AUTORITA’ PORTUALE DI LIVORNO, Piano Operativo Triennale 2007-2009, pp.80-81.
PER UNA PRIMA LETTURA SUI CONCETTI DI MEIOSI E MITOSI: leggere il post ‘Passeggiata floristica Parte Sesta’
CENNI ALLA FOTOSINTESI CLOROFILLIANA
(Letture e pensieri così come vengono, ripresi a spirale) a cura di Piero Pistoia
PREMESSA
La fotosintesi clorofilliana è un meccanismo che fornisce nutrimento ed energia e quindi è condizione necessaria e spesso sufficiente per mantenere in vita la pianta e la vita sulla terra. Infatti dalla sua efficienza dipendono la garanzia della riproduzione di tutti i viventi e la continuità stessa della vita.
Le piante verdi sono organismi autotrofi, cioè riescono, a partire da composti inorganici (sali minerali del terreno, acqua e anidride carbonica), a formare composti organici che servono a mantenere e costruire il loro corpo (organicazione): da H2O+CO2 si arriva ad un composto del gruppo degli zuccheri che può condensarsi in amido e insieme a sostanze nitriche e ammoniacali darà composti azotati. Gli animali in genere sono invece eterotrofi, cioè riescono solo a organizzare il materiale costruito dagli autotrofi. Il processo di organicazione del materiale inorganico è permesso da un insieme complesso di reazioni chimiche non ancora completamente capite che si chiama fotosintesi clorofilliana. La fotosintesi perciò è il processo mediante il quale la materia organica, immersa in una atmosfera di ossigeno, si oppone alla sua completa e veloce “combustione” in CO2 + H2O. La respirazione stessa è una specie di “combustione controllata” che l’organismo è riuscito a ‘progettare’ durante la sua evoluzione e utilizzare per i suoi fini.
Ma per passare da materiali semplici (inorganici) a quelli complessi, che si configurano come “mattoni” per costruire la materia vivente, c’è bisogno di un grosso quantitativo di energia, ma anche un “meccanismo strutturato” progettato e costruito dall’evoluzione per utilizzarla in un processo mirato a tale lavoro. La pianta cattura tale energia da una sorgente storicamente inesauribile: il sole. La cosa sembra semplice, ma in effetti, in generale, scaldare più molecole semplici (quelle inorganiche) al sole non provoca nessuna reazione utile, come nessun oggetto si muove se ci limitiamo a trasformare acqua in vapore (vedere il 2° principio della termodinamica)! Fu la perplessità espressa da Leonardo da Vinci nel film ‘Non ci resta che piangere’ alla banale spiegazione di Troisi e Benigni (un maestro ed un bidello provenienti dal futuro) su come funzionasse la macchina a vapore; si limitavano ad indicargli un caminetto acceso ed una pentola d’acqua che bolliva (sic!). Una caricatura non banale del mondo culturale di oggi.
RACCONTO A LIVELLO ZERO
E’ necessario così prima capire che cosa si intende per ossidazione e riduzione, perché la maggior parte dei passaggi nel processo fotosintetico sono reazioni di ossido-riduzione. E’ inoltre richiesta una minima conoscenza della chimica elementare. Una molecola chimica si ossida quando cede elettroni e si riduce quando ne acquista; nelle reazioni dove entrano in gioco ossigeno e idrogeno, una combinazione con ossigeno significa ossidazione e con idrogeno riduzione (infatti, per es., se l’elemento Ca (neutro, ossidazione 0) si combina con l’elemento ossigeno (neutro) a dare CaO, cioè Ca(2+) O(2-), si vede che si è ossidato cedendo due elettroni negativi; si dice anche che è aumentato il suo numero di ossidazione da 0 a 2, mentre O si riduce. L’ossidazione è una specie di piccola combustione e libera energia nei dintorni; la riduzione invece ne assorbe. Una molecola che si riduce acquista dentro di sé energia chimica. Così l’energia solare può essere catturata da molecole che si riducono e trasportata da una molecola all’altra in una catena di ossido-riduzioni con salti energetici in discesa (vedere schemi dei due sistemi fotosintetici). Cerchiamo di capire. la luce spacca una molecola di acqua (fase luminosa della fotosintesi) liberando ossigeno molecolare ( da H2O – i due idrogeno del composto hanno numero di ossidazione 2+ – si formano 2H+ (cioè due protoni, atomi di idrogeno senza elettroni); mentre l’ossigeno passa da -2 a zero 1/2*O2). Durante la fase al buio della fotosintesi avrò disponibili varie molecole di ATP e NADPH ad alta energia chimica costruite durante la fase luminosa (vedere schema Z) che saranno capaci di operare le reazioni chimiche di riduzione ad alto assorbimento energetico richiesto dal passaggio dall’inorganico all’organico. Rimane comunque il problema sul modo in cui la luce del sole riesca a spaccare la molecola d’acqua; sembra che l’energia luminosa ecciti una molecola di clorofilla, contenuta nelle parti verdi della pianta (fase luminosa), portandola ad uno stato altamente energetico (salto di elettroni su livelli elevati) così da determinare la scissione dell’acqua, bombardata da quanti di ‘luce’ opportuni, quando ritorna al suo stato iniziale, con il conseguente passaggio dell’energia anche ai trasportatori di elettroni liberati fino alla zona dove sarà utilizzato per i processi di organicazione del carbonio (ciclo di Calvin). Così all’interno di cellule opportune delle parti verdi della pianta (cloroplasti), che contengono vari tipi di clorofille, avvengono complicate reazioni di ossido-riduzione in due sistemi fotosintetici, vedere dopo foto (fase luminosa), che conducono alla formazione di molecole di trasporto ricche di energia nei loro legami chimici (ATP e NADPH, vedere dopo) che, nella fase oscura (ciclo di CALVIN), serviranno a costruire le molecole carboniose (organicazione della CO2) utili a produrre poi protidi, lipidi…
Nella scissione dell’acqua si libera ossigeno nell’atmosfera. Un riassunto sulle tappe principali del processo fotosintetico è dato nel così detto “SCHEMA H” di fig. 11 della T. sinottica e ‘SCHEMA ZETA’ che cercheremo di illustrare meglio. Vedremo meglio anche introducendo la distinzione fra la fotosintesi delle piante di tipo C3 e di tipo C4 ed accennando ai vari passaggi ipotetici che, per ora, non sono completamente conosciuti.
Come già accennato le piante verdi sono autotrofe, cioè riescono a produrre molecole organiche complesse (con alta energia nei loro legami) a partire da semplici composti inorganici ed acqua (poveri di energia) con in più energia luminosa che bilanci almeno la differenza.
Per far questo utilizzano un meccanismo chimico a struttura complessa ancora non completamente compreso, la fotosintesi clorofilliana, che avviene all’interno delle cellule delle foglie verdi dette cloroplasti o plastidi entro cui è contenuta la clorofilla nelle sue diverse forme. Attraverso complicate reazioni durante la fase luminosa, in particolare di ossido-riduzione nel trasferimento energetico, che avvengono in due fotosistemi collegati, vengono prodotte molecole energetiche come l’ATP e NADPH, che serviranno poi alle altre cellule del cloroplasto per sintetizzare nel Ciclo di Calvin, le molecole carboniose, zuccheri, cioè i mattoni di partenza per produrre proteine, lipidi, ….
Il processo globale sembra essere sintetizzato con la reazione:
nCO2 + nH2O + nNhn (?) → (CH2O)n + nO2
Energia per ogni mole = Nhn
N=numero di Avogadro=6*10^23 molecole/mole; h=costante di Plank=6.62*10^(-34) joule*sec; ν=frequenza del fotone
IL CLOROPLATO
Questo processo avviene appunto nei cloroplasti o plastidi (simili a mitocondri, gli organuli_fabbrica dell’energia cellulare). Un cloroplasto è un organello all’interno delle cellule delle foglie o delle parti verdi, circondate da una doppia membrana che racchiude un mezzo semifluido, lo stroma. Nello stroma vi è un sistema di membrane ripiegate a formare dischetti, detti tilacoidi (vedi fig. IL CLOROPLASTO ). Un gruppo di tilacoidi sovrapposti formano delle pile in cilindretti detti grana (plurale di granum). Nello spessore della membrana dei tilacoidi ci sono tutti i pigmenti: dalle clorofille nelle loro diverse forme (verdi), ai carotenoidi (gialli rossi porpora) …. Nella parte della membrana dei tilacoidi che contiene anche i trasportatori di elettroni, gruppi di pigmenti formano, insieme ad una sequenza di molecole (catena fotosintetica), i due SISTEMI FOTOSINTETICI II e I.
RACCONTO DI PRIMO LIVELLO
Il racconto è in via di costruzione e correzione.
Questo primo livello precisa brevemente i diversi stadi della fotosintesi clorofilliana. Cerca di esplicitare alcuni passaggi delle reazioni, a partire dalla foto-scissione dell’acqua, che avvengono nei due fotosistemi durante la fase luminosa (vedere schema Z) e precisa alcuni processi del ciclo di CALVIN. Nelle ore diurne sulla superficie dei tilacoidi (vedere schema relativo) si attivano molti pigmenti, costituiti da clorofilla-a e l’insieme dei pigmenti-antenna in particolare la clorofilla b. La clorofilla-a assorbe direttamente dalla luce del sole una data lunghezza d’onda che le compete, e dai pigmenti-antenna, dopo che sono stati attivati dall’energia solare, una lunghezza d’onda analoga. Essa si ossida liberando 2 elettroni che passano ad un accettore primario di elettroni che riducendosi acquisisce un alto livello energetico di partenza per il processo. Sotto questi due impulsi energetici, la clorofilla-a riuscirà a ‘rompere’ anche una molecola d’acqua in 1 atomo di ossigeno, in due ioni H+(protoni) e due elettroni che ricaricheranno di energia al momento giusto la molecola di clorofilla-a. Si formerà anche una molecola di ossigeno che andrà a contribuire al 21% di ossigeno nell’aria. I due protoni dell’acqua completeranno infine la riduzione dell’ ADP in ATP e dell’NADP in NADPH, che si troveranno carichi di energia alla fine del processo. Nel contempo dall’accettore primario ad alta energia si distacca una catena di ossido-riduzione con il passaggio in una successione dei due elettroni ricevuti ad una serie di molecole, ognuna delle quali si ossida (una specie di ‘sbruciacchiamento’) riducendo la successiva che a sua volta si carica di energia, ma ad un livello ancora inferiore e così via, mentre la maggior parte dell’energia liberata ad ogni passaggio va a ridurre trasversalmente una mole di ATP che immagazzina energia per gli altri scopi della pianta. (da rivedere)
UNO SGUARDO FUNZIONALE ALL’INTERNO DI UN CLOROPLASTO
I DUE SISTEMI FOTOSINTETICI: SCHEMA ZETA
LA FOTOLISI DELL’ACQUA, LA ‘POMPA PROTONICA’ E il ‘MECCANISMO CHEMIOSMOTICO’ DEGLI IONI IDROGENO (Ipotesi chemiosmotica di Mitchell).
Seguire lo scritto sui disegni molto approssimati, ‘INTERNO DI UN CLOROPLATO a e b, sopra riportati
L’energia luminosa assorbita direttamente e, di riflesso indirettamente convogliata ad imbuto, dalla clorofilla-a (diventata una specie di trappola per l’energia), tramite i pigmenti antenna, provoca salti di alcuni suoi elettroni (per es. 4 se la fotolisi interessa 2 molecole di acqua ossidate a O2) a livelli energetici superiori e subito dopo si ossida trasferendo tali elettroni eccitati ad un accettore primario che si riduce caricandosi a sua volta di energia. Definiamo risonanza induttiva un percorso per cui una molecola eccitata può trasferire la sua energia ad un’altra molecola adiacente che resta anch’essa eccitata. Così, anche se la clorofilla-a del fotosistema II non può assorbire direttamente quelle frequenze assorbite invece dai pigmenti antenna, quest’ultimi tramite fluorescenza e risonanza induttiva riemettono quanti luce con una lunghezza d’onda conforme alla clorofilla-a (680 nanometri). Il fotosistema II è siglato appunto P680. Nel contempo 4 fotoni sprigionati dal ‘cuore’, centro di reazione del P680 (?), colpiscono 2 molecole di acqua ossidandole a O2 (che si perderanno in atmosfera) con liberazione, nell’intorno, di 4 protoni (ioni H+), man mano trascinati nel lume del tilacoide, e 4 elettroni che andranno a ricoprire i 4 vuoti interni aperti nella clorofilla-a, che aveva perso 4 elettroni.
La corrente di elettroni lungo i trasportatori sulla membrana del tilacoide ‘pompa’ gli ioni H+, liberati dai quanti di luce nell’ossidazione dell’acqua, nello spazio interno (lume) del tilacoide. Così la densità degli H+ aumenta ed il PH diminuisce nel lume del tilacoide rendendo più acido l’ambiente rispetto allo STROMA del cloroplasto. Gli H+, spinti poi dal gradiente elettrochimico, possono uscire nello stroma fino ad incontrare, uscendo attraverso un canale proteico dove è attivo un enzima per la sintesi di ATP e NADPH, le molecole da ridurre ADP e NADP+ di ritorno dal Ciclo di Calvin, venendo a favorire questa sintesi.
DA CONTINUARE
IL RACCONTO DI SECONDO LIVELLO: la ‘piccola’ evoluzione fotosintetica
Durante l’evoluzione delle piante, ad un certo punto del loro albero filetico, la vita che evolve riesce ad attivare un primo processo fotosintetico a clorofilla detto C3. La pianta C3 è una fotosintetica di primo ‘tentativo’, nel senso che, forse per una leggera modifica ambientale, si troverà, almeno in alcune zone, in difficoltà. L’evoluzione del processo fotosintetico può essere considerata nell’ambito delle ‘piccole’ evoluzioni o a corto raggio, rispetto alla generale evoluzione delle piante, anche se ‘sommatorie integrate’ di eventi evolutivi a corta raggio ‘indirizzeranno’ la grande evoluzione. La pianta C3 è una fotosintetica che fornisce come primo prodotto organicato un composto a tre atomi di carbonio (triosio). In effetti questa pianta, in funzione della disponibilità di CO2, che diminuisce aumentando la temperatura ambientale, insieme al loro rapporto CO2/O2, può incepparsi in corrispondenza del funzionamento di un enzima (il rubisco, RuBP), che invece di legarsi alla CO2 , si lega a O2 bloccando il ciclo di Calvin al buio e quindi non ‘organica’ la CO2, entra in foto-respirazione invece di foto-sintetizzare, ‘bruciando’ molecole energetiche invece di costruirle. In effetti l’enzima Rubisco (RuBP) è poco efficiente nel discriminare fra CO2 e O2 , per cui, quando la temperatura dell’aria raggiunge per es., 27-30 °C a salire, la CO2 in atmosfera diventa sempre più rarefatta, il rapporto CO2/O2 diminuisce, il Rubisco tende sempre più a legarsi con l’O2 e sempre meno con la CO2. E’ allora che l’enzima entra in difficoltà nell’iniziare l’ “organicazione” (cioè trasformare la molecola inorganica CO2 in una molecola organica più complessa ricca di energia) – es., emblematico: per ottenere un esoso come il glucosio alla fine del ciclo – si rafforza la fase di foto-respirazione, tendendo ad esaurire la riserva di molecole energetiche, invece di costruirle, bloccando o indebolendo, nel migliore dei casi, il ciclo di Calvin. Se la situazione non cambiasse, la pianta soffrirebbe fino a morire. L’evoluzione, a temperatura ambientale elevata (clima caldo-arido), tenderà allora ad intervenire cercando di rafforzare la concentrazione di CO2 dove sta agendo l’enzima, onde impedire il blocco del ciclo di Calvin. Appariranno così le prime ‘piante intermedie C3-C4’ e poi le C4, inventando un meccanismo che permetta durante la fase oscura, a stomi aperti, la raccolta di molecole CO2 (attraverso l’aggancio con un composto chimico) anche nelle cellule parenchimatiche del mesofillo, trasferendole alle cellule dei cloroplasti, per poi convogliarle alle cellule fotosintetiche, per rendere la CO2 disponibile all’enzima Rubisco (dopo una una reazione di idrolisi sul composto precedentemente accennato) e continuare il percorso C3 fino alla ‘organicazione’ della CO2. Le piante C4 sono una correzione evolutiva (ancora in trasformazione?) delle piante C3. E’ nelle piante CAM (di clima caldo e secco) che il processo si perfeziona in un meccanismo che risparmia acqua, diviso in due tempi; nel primo, al buio a stomi aperti (bassa traspirazione), si raccoglie e si accumula la CO2 nei vacuoli delle cellule dei cloroplasti; nel secondo tempo, alla luce ma a stomi chiusi (risparmio acqua), continua il vecchio processo C3, col l’enzima Rubisco che aggancia le molecole, questa volta, di CO2 dai vacuoli, ora in concentrazione giusta e procede al buio col ciclo di Calvin. Insomma, la pianta C3, perfettamente funzionante quando la composizione atmosferica era quella di una volta, ora con il mutare delle temperature medie e delle concentrazioni di CO2 e O2 nell’aria e con la diminuzione del loro rapporto dovuti all’inquinamento, si trova fortemente disadattata per cui si è riattivato il processo evolutivo.
Questo articolo è piaciuto al blog Briciolanellatte, come comunicato il 4-5-2015 da WordPress all’Amministratore con una e-mail
PREMESSA
DA QUESTA RICERCA ESEMPLARE DI GEOGRAFIA ECONOMICA APPLICATA potremmo ENUCLEARE UN PACCHETTO DI PROTOCOLLI OD UNA SCALETTA DI PROCESSI ‘INSEGNATIVI’ COME GUIDA ALL’ANALISI PAESAGGISTICA DI ALTRI PAESI DELLA TOSCANA E NON SOLO.
Anonimo
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Per vedere un parziale curriculum del Prof. Ghelardoni :
LE TRASFORMAZIONI RECENTI DEL PAESAGGIO A CASCINA (Pisa,Italy)
Dell’Accademico dott. Prof Paolo Ghelardoni, titolare della cattedra di Geografia Economica (Università di Pisa)
Uno dei problemi sempre più avvertiti dalla pubblica opinione è la trasformazione del paesaggio nel proprio territorio e di conseguenza i tentativi per proteggerlo. La necessità di salvaguardare il paesaggio era già stata considerata fondamentale dai nostri padri costituenti in quanto l’articolo 9 della Costituzione Italiana recita: “La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico-artistico della nazione”. Ed anche il nuovo Titolo Quinto della Costituzione assegna allo stato la tutela dell’ambiente, dell’ecosistema e dei beni culturali (tit..117). Anche per la Convenzione Europea del Paesaggio, questo deve essere integrato nelle politiche di pianificazione del territorio; vi deve partecipare il pubblico, tanto che vi è chi parla di paesaggio democratico, cioè di paesaggio che appartiene a tutti (costruito con l’apporto di tutta la popolazione). Per questo è necessario accrescere la sensibilità della società civile al valore del paesaggio; si devono promuovere ricerche sistematiche volte a conoscere il proprio territorio tenendo conto dei valori attribuiti dalle popolazioni interessate.
Per parlare del paesaggio è necessario fornirne una definizione, anche se non è facile darne una che sia veramente completa e accettabile da tutti. Ad esempio per i turisti innamorati della Toscana, il paesaggio toscano viene definito bello, armonioso, meraviglioso, dai bei colori mutevoli con le stagioni; questo perché è basato su un ideale di vita felice, di un idillio agreste e mitico ispirato al Rinascimento di cui la nostra regione conserva tante memorie architettoniche. Se dobbiamo darne una definizione generalmente accettata, il paesaggio toscano è quello “dove l’opera dell’uomo si è impressa in una solida architettura rurale di linee sobrie ed eleganti, in una secolare sistemazione dei campi che filari di viti e olivi dividono in una trama ordinata, opera della mezzadria alla quale sono legati gli ordinamenti colturali, le dimore ed altri aspetti paesistici; la viabilità, data da una rete di piccole strade, con filari di cipressi nei viali di accesso alle case e alle ville, completa il quadro caratteristico”. Questo è il concetto generale del paesaggio toscano che si manifesta nelle forme più tipiche nelle zone collinari della regione.
Siamo quindi in un paesaggio umanizzato, in cui l’uomo ha trasformato gli aspetti naturali in un territorio derivato con campi, strade, corsi di fiume deviati, boschi mutati nelle loro essenze. Dove si è avuto un fitto popolamento il quadro originario è quasi completamente scomparso. Il paesaggio umanizzato diventa un documento di cultura di quella popolazione che lo ha elaborato nel tempo. Occorre d’altra parte precisare che il paesaggio naturale, quello rimasto intatto e prezioso da ricercare e da conservare è oggi praticamente inesistente; si può trovare in limitate aree dell’Appennino (es. alcune zone delle Foreste Casentinesi) o in alcuni Parchi Alpini.
Nel complesso generale di quello toscano, quello del comune di Cascina rappresenta un tipo particolare di paesaggio della pianura.
Come impianto generale, almeno dal punto di vista fisico, in quest’area occorre risalire alla Centuriazione Romana. Come è noto, i Romani quando avevano conquistato un territorio, per accentuarne il possesso e l’autorità, vi insediavano i militari che lo avevano conquistato; e l’insediamento avveniva con un perfetto sistema agrimensorio basato sulla suddivisione del terreno in centurie, corrispondenti a quadrati di 710 metri di lato (mezzo miglio romano), affidate ad un singolo soldato; ai lati della centuria si aprivano le terre comuni, cioè strade, scoli, fossi; nella piana di Pisa questa suddivisione si è verificata nel I-II secolo a.C. Ed è ancor oggi ben rintracciabile nella topografia dell’area, anche se ben poche sono le “immaginette” (o marginette) le figure votive collocate nei secoli passati agli incroci tra i cardines e i decumani, quali invocazioni per la protezione dei lavori agricoli; talvolta queste testimonianze sono state tolte perché intralciavano la “libera” edificazione o si trovano ubicate nelle mura di una abitazione. La prosecuzione della centuriazione sulla riva destra dell’Arno e la sua scomparsa in alcune aree presso il fiume stesso ci testimoniano le variazioni del suo corso.
Nel corso dei secoli l’insediamento umano, il sistema della proprietà, dell’amministrazione, l’economia agricola si sono profondamente modificati per guerre, trasformazioni politiche, ordinamenti economici diversi. Tuttavia di quel periodo si sono mantenute le fondamentali strutture del territorio per quanto riguarda alcuni nuclei d’insediamento, la rete stradale minore, l’orientamento dei fossi, la regolazione dei corsi d’acqua (ne sono esempi il Fosso Ceria, il Fosso della Mariana, il Fosso del Nugolaio, il Fosso di San Lorenzo a Pagnatico, tutti orientati nel senso meridiano della centuriazione, diretti verso le aree a quote più basse della piana di Pisa).
Con il Granducato di Toscana si consolida l’asse viario Pisa-Firenze (la Tosco-Romagnola) che si discosta dalla centuriazione per un tracciato più breve tra questi due centri importanti. Lungo questa strada si collocano gli insediamenti più recenti, con gli edifici più importanti e le residenze dei proprietari terrieri.
Infatti una volta realizzatosi il Granducato di Toscana, molti ricchi commercianti e borghesi prevalentemente fiorentini investirono i loro guadagni nello sfruttamento delle terre toscane, dapprima intorno a Firenze poi gradualmente in tutta la Toscana. Nel comune di Cascina varie ville-fattoria e palazzi segnarono l’insediamento di queste famiglie gentilizie che possedevano grandi aziende agricole; ma vi era anche un gran numero di piccole e piccolissime proprietà; nelle grandi dominava il metodo della mezzadria per la valorizzazione agricola del territorio . Come è noto con questo sistema il proprietario del fondo agricolo finanziava la costruzione della casa rurale, le sementi, le attrezzature, il bestiame, mentre la famiglia del mezzadro forniva il lavoro; al raccolto si aveva la divisione a metà. Questo sistema aziendale ha improntato il paesaggio toscano tipico caratterizzato dalla casa rurale sul fondo, dalla coltivazione di vite e olivo tipica delle zone collinari, dallo sfruttamento intensivo di tutta la terra disponibile con colture alternate in grado di fornire sostentamento alla famiglia e con il lavoro esteso ai 365 giorni dell’anno ; non molto diversa è stata l’organizzazione del lavoro nella piana di Pisa e quindi nel comune di Cascina, almeno nella sua parte più fertile, quella centro-nord.
Nel Cascinese la mezzadria, insieme ad una consistente parte di piccoli proprietari terrieri, era fortemente sviluppata a partire dal Sette-Ottocento. L’insediamento era basato sulla casa rurale, un edificio generalmente in muratura a due piani collegati da una scala esterna, con a piano terra la stalla, il magazzino, la carraia, il forno, la tinaia, mentre al primo piano si trovavano la cucina e le camere (diverse per alloggiare una o più famiglie di solito numerose). Il terreno, in prevalenza suddiviso in stretti rettangoli separati da fossi, annoverava la coltivazione di cereali (con filari di viti ai margini), di ortaggi, di frutteti e di vari prodotti che fornissero alimentazione per tutto l’anno.
Nel territorio cascinese con la costruzione della ferrovia Leopolda alla metà dell’Ottocento si accentuò una sorta di separazione tra la parte meridionale, caratterizzata da estesi campi coltivati a cereali e radi insediamenti e quella a nord della ferrovia con terreni più parcellizzati ad agricoltura intensiva con elevata densità abitativa; le buone produzioni di grano venivano in parte esportate attraverso il porto di Livorno.
Progressivamente la mezzadria, soprattutto dopo la seconda guerra mondiale, non risultava più corrispondente allo spirito dei tempi; il lavoro stava diventando sempre più importante, per cui la suddivisione dei raccolti era pian piano passata al 60% per i mezzadri e 40% ai proprietari; il lavoro nell’industria e nel terziario, con un reddito sicuro e con ferie pagate, rispetto a quello nell’agricoltura, attirava principalmente i giovani, anche perché considerato socialmente più dignitoso di quello dei campi. Tutto questo ha prodotto una fuga dalle campagne soprattutto negli anni Sessanta e Settanta anche per la stessa abolizione del contratto di mezzadria (1964). Quindi anche nel cascinese l’abbandono delle campagne è stato molto consistente in quegli anni.
Il comune di Cascina ha visto progressivamente diminuire gli addetti all’agricoltura (fino al 1961 era un comune prevalentemente agricolo) per diventare un comune ormai centrato sui servizi, oltre ad aver attraversato un periodo caratterizzato da un fiorente sviluppo del mobilificio. In effetti prima della seconda guerra mondiale e negli anni immediatamente successivi questo comune era celebrato soprattutto per questa attività con “mobili in stile” che caratterizzavano la sua produzione di buon livello.
Tuttavia, se molti cascinesi si trasformavano in lavoratori dell’industria e dei servizi e si trasferivano nelle città sedi del lavoro (Pisa, Livorno, Pontedera), la popolazione di Cascina aumentava per effetto del bilancio naturale, cioè i nati superavano consistentemente i morti; inoltre negli anni Cinquanta e Sessanta si è verificata anche una immigrazione di sostituzione dovuta soprattutto ad agricoltori provenienti dalle colline a sud della provincia, ma anche da altre regioni, come i marchigiani in un primo tempo e successivamente siciliani e sardi, per cui i residenti aumentavano ad un ritmo sostenuto, tanto che questi dai 29 mila del 1951 superano i 38 mila già nel 2001.
Questo incremento demografico è stato quasi regolare nell’intervallo considerato; in pratica si è avuto un incremento intercensuario in media di 2000 residenti; ma negli ultimi anni l’aumento dei residenti è stato più consistente tanto che al 2011 i residenti sono 44.553 quindi oltre 6.000 in più del precedente censimento e poi 45.320 al 31 dicembre 2014. Fino al 1975 il bilancio naturale era positivo, poi da quell’anno il tasso di mortalità è stato sempre superiore al tasso di natalità. L’incremento negli ultimi anni del numero dei residenti è dato essenzialmente dal prevalere degli immigrati sugli emigrati con valori consistenti del tasso di immigrazione negli ultimi dieci anni. E’ il comune di Pisa che fornisce circa il 40% dei nuovi residenti a Cascina, seguito da quello di San Giuliano con valori vicini al 10%.
In conseguenza Cascina risulta il comune più densamente abitato della provincia di Pisa.
La piramide delle età dei residenti mostra una massima consistenza nelle classi dai 35 ai 50 anni e una forte strozzatura delle classi giovanili inferiori ai 25 anni negli anni Ottanta, con un chiaro riferimento alla diminuzione della natalità che rimane costantemente bassa con una debole ripresa negli anni recenti dovuta significativamente alle nascite dei cittadini stranieri.
Questi ultimi costituiscono oltre il 7% degli abitanti (rispecchiando la media nazionale) ed hanno fatto registrare un incremento consistente nelle residenze con una variazione significativa nelle componenti nell’ultimo decennio; se infatti nel 2002 erano i Senegalesi (380) a prevalere sugli Albanesi (238) seguiti dai Marocchini, al 31 dicembre 2014 sul totale degli stranieri (3.464) gli Albanesi sono quasi un terzo (990) seguiti dai Romeni (640), dai Senegalesi (391), dai Marocchini (382) e poi dagli Ucraini (119), con una prevalenza delle femmine tranne che per gli Albanesi.
Negli anni Sessanta e Settanta dal comune di Pisa provengono quasi un terzo dei nuovi immigrati, mentre Campania e Sicilia dominano fra le provenienze degli immigrati di altre regioni. Si stava verificando un ridimensionamento degli addetti all’agricoltura e si espandevano gli insediamenti produttivi del settore mobiliero e di altri comparti, in particolare quello della maglieria. Il comprensorio del mobile, che aveva in Cascina il suo centro principale con la produzione di mobili di tipo artistico-artigianale, riusciva a sfondare sul mercato interno e su quello internazionale per un suo “stile” ben conosciuto, ma dagli anni Ottanta la sua produzione prevalentemente artigianale basata su microaziende, priva di ricambio generazionale e di programmazione, non reggeva più alla concorrenza basata su moderne strutture di centri di vendita e di esposizione; in tal modo una fonte di lavoro su cui contava Cascina veniva a ridursi drasticamente obbligando alla ricerca di nuove forme di impiego.
Data da quegli anni la “questione mobile” a Cascina, a cui aveva cercato di favorire il rilancio l’Amministrazione Comunale con il “progetto legno” per dare continuità a questa produzione e sviluppando una commercializzazione dei prodotti attiva anche a livello internazionale; tuttavia i vari progetti sono naufragati nel generale atteggiamento individualistico degli artigiani cascinesi gelosi della propria autonomia, non comprendendo la necessità di superare le congiunture sfavorevoli mediante associazionismo e cooperativismo e facendosi sfuggire grosse opportunità di rilancio internazionale ( come avvenne con la richiesta di una grossa commessa di ambienti per le olimpiadi di Mosca del 1980 lasciata perdere per indecisione). Anche grazie a questa riduzione dell’attività tipica di Cascina si aveva quindi la trasformazione del territorio comunale in centro rivolto particolarmente alle attività terziarie con i relativi impieghi.
In sintesi sono queste le trasformazioni del sistema economico cascinese che si sono succedute nel dopoguerra: -rapido sviluppo industriale e arretramento dell’agricoltura (1950-60); -primi cenni del rallentamento delle produzioni mobiliere (1960-70); – fase di declino industriale (anni Ottanta); – rapido sviluppo del settore terziario con forte rilancio del commercio (1990-2000); mantenimento del settore commerciale con ristagno occupazionale (2000- 2014).
La forte riduzione dell’agricoltura incide sul paesaggio agricolo che si trasforma da una struttura costituita da stretti campi rettangolari ad una con larghe superfici irregolari, più adatte ad una agricoltura meccanizzata. La conduzione diretta con salariati e compartecipanti raggiunge il 95% con una forte riduzione delle aziende che nel comune dalle 1637 del 1970 si riducono a 560 nel 2000; nello stesso arco di tempo la superficie agricola scende da 5420 ha a 4250 (tesi Valbona). Negli ultimi decenni in sostanza si registra la prevalenza di microaziende, ma è in aumento la grande superficie aziendale (oltre i 50 ha), con forme colturali di tipo estensivo e prevalenza di part-time.
Anche il comune di Cascina ha quindi registrato il fenomeno dell’urbanizzazione, cioè l’aumento consistente della popolazione delle città e dei centri abitati più cospicui per l’attrazione da questi esercitata sulle aree vicine per la presenza di maggiori servizi di ogni tipo, più facilità di impiego, più attrattive per il tempo libero, più vita moderna.
L’incremento dei residenti non ha interessato solo il centro storico di Cascina e il suo intorno immediato, ma data la facilità di comunicazioni (treno, autobus, buona rete stradale) un consistente sviluppo edilizio si è registrato tra Pisa e Cascina, combinandosi l’espansione pisana con quella del nostro centro; si è quindi poco per volta occupato ogni spazio edificabile da ambedue i lati della Tosco-Romagnola, poi lungo il reticolato ancora evidente della centuriazione, colmando in gran parte lo spazio compreso tra la golena dell’Arno e la ferrovia per Firenze, in molti casi superandola verso sud, in particolare dove già si trovavano nuclei abitati storici, come Titignano, Visignano, San Prospero, San Lorenzo a Pagnatico, Marciana e Latignano. Questo continuum abitativo è stato definito da alcuni come la “conurbazione Pisa-Pontedera”, in quanto anche oltre Cascina e fino a Pontedera non c’è quasi soluzione di continuità nello sviluppo edilizio. Dal 1951 al 2011 la superficie comunale urbanizzata aumenta del 77%, particolarmente nei poli di Navacchio e di San Frediano (tesi Valbona.).
Poco per volta le trasformazioni edilizie portano al ridimensionamento di quella che rappresentava la struttura urbanistica delle frazioni componenti il comune di Cascina, la “corte”, che ha origini assai lontane nel tempo, come dimostrano i toponimi ricorrenti in questa zona,ad es. San Lorenzo alle Corti, Case Corti, Via di Corte, ecc. Questa struttura, tipica delle zone rurali, si caratterizza per l’orientamento a sud dei vani e per la presenza di spazi interni alla corte, un tempo adibiti ad uso agricolo. Ed essa segna le caratteristiche di quasi tutti gli edifici più antichi, tanto che anche i numerosi palazzi padronali, presenti nella zona, mantengono generalmente lo schema a corte, con un ingresso principale sulla pertinenza ed uno di servizio. Tuttavia diventando esclusivo luogo di residenza, la fisionomia originaria si è perduta; spesso il frazionamento della “corte” ha trasformato il complesso in case “a schiera”, eliminando uno degli elementi caratteristici di tale struttura, lo spazio comunitario di pertinenza; quando non si sono stravolte del tutto le caratteristiche tipiche della struttura ricavando terrazzi di aspetto stridente o trasformando la carraia in salone con infissi improbabili.
Buona parte della domanda insediativa si rivolge verso nuove abitazioni, ma c’è anche una netta tendenza al riuso del patrimonio storico esistente e alla ristrutturazione di edifici del dopoguerra, anche per le restrizioni imposte all’eccessiva edificazione.
Il più recente Piano Strutturale, per salvare almeno ciò che resta del paesaggio agricolo, ha stabilito la permanenza di fasce verdi longitudinali intermedie all’insediamento definendole “invarianti”, quindi territorio non edificabile, una sorta di intervallo, varchi agricoli, nel continuum edificato.
Questa crescita demografica e conseguentemente edilizia del comune di Cascina, che si accentua negli ultimi 20 anni, è motivata da un successivo fenomeno demografico: la controurbanizzazione. Dopo la forte corsa alla città degli anni Sessanta e Settanta, a partire dagli anni Ottanta si verifica un movimento inverso; la popolazione cittadina si allontana dai grandi centri abitati perché cominciano a svilupparsi fenomeni negativi che inducono alla fuga dalla città. Il consistente sviluppo edilizio dei decenni precedenti ha provocato una eccessiva cementificazione; il forte incremento della motorizzazione ha provocato un traffico notevole portatore di inquinamento, rumore, vita convulsa, difficoltà di relazioni; anche lo sviluppo della microcriminalità ha generato insicurezza. La ricerca di una vita ambientale migliore induce a rivolgersi alla campagna per soddisfare un bisogno di verde, di vita tranquilla, di abitazioni più ampie preferibilmente con giardino, di assenza di rumori e di inquinamento; quella che viene definita “una vita a misura d’uomo” . E’ quindi per queste motivazioni che la città di Pisa inizia a perdere abitanti; dopo aver toccato il massimo nel 1981 con oltre 104 mila residenti, in trenta anni scende a poco più di 86 mila. Questa diaspora si spande sui comuni limitrofi, Vecchiano, San Giuliano, Calci in piccola parte, ma in maggior consistenza su Cascina.
Dal dopoguerra agli inizi del XXI secolo la struttura della popolazione attiva cascinese ha subito cambiamenti profondi. Se nel complesso lievissimo è stato l’aumento percentuale degli attivi, si è registrato un crollo del settore primario passati dal 34,6 % nel 1951 al 2,1 % del 2001, con il settore secondario passato dal 41,9% al 31% nello stesso intervallo di tempo, mentre gli attivi del terziario sono passati dal 18,9 % al 59,5%; confermando il rapido sviluppo del commercio tra gli anni Novanta e l’inizio del secolo successivo.
L’incremento delle abitazioni si sviluppa come un’onda che procede dal confine del comune di Pisa per portarsi progressivamente verso il centro di Cascina e oltre, scavalcando ben presto la ferrovia a sud in quello che era il dominio quasi assoluto dei campi.
Questo sviluppo tumultuoso dell’edilizia nel nostro comune ha trasformato decisamente il paesaggio. Nei primi anni della crescita demografica dei comuni della piana di Pisa si assiste ad una speculazione selvaggia; fino al 1973 si può costruire derogando dalle regole, per cui si costruisce quasi ovunque con piani regolatori sommari o inesistenti, non tenendo alcun conto del paesaggio esistente. L’aspetto edilizio tipico costituito da abitazioni con due piani fuori terra vede svilupparsi frequenti case a 3 o 4 piani, ma talvolta anche a 6 piani fino a 9 (quasi dei minigrattacieli); si sono costruite nuove strade con carreggiata più ampia di quelle precedenti; si è registrato l’insediamento di nuove industrie pur concentrate in ampie zone artigianali e industriali (tra Cascina e l’Arnaccio e nella zona del Nugolaio dalla ferrovia alla superstrada) e ampie zone commerciali; la centuriazione in molte zone è stata cancellata (rimangono solo alcune delle marginette più grandi), molti fossi sono stati colmati; gran parte delle case tipiche della mezzadria sono state trasformate in villette adattando alcuni vani alle esigenze moderne (spesso la carraia modificata in ampio salone vetrato), talvolta con alti muri di cinta, mentre nelle aree più isolate le case rurali sono state abbandonate alla rovina.
Fortunatamente si sono salvate dal degrado molte ville storiche abbastanza frequenti nel nostro territorio, generalmente ristrutturate ma conservandone l’aspetto originario. Sono infatti molte le ville o fattorie costruite generalmente nell’Ottocento dai proprietari terrieri più benestanti che i discendenti hanno provveduto a mantenere senza eccessivi ammodernamenti.
Il paesaggio agrario risulta notevolmente trasformato e notevolmente ridotto rispetto alla situazione dell’immediato dopoguerra; la trama dei campi rettangolari stretti e allungati ,separati da piccoli fossi con filari di viti o di alberi da frutto sul confine, è ora caratterizzata , come si è detto, da ampie estensioni, prive di fossi e di piante legnose, più adatte ai mezzi meccanici con più uniformità di colture; queste talvolta hanno visto l’introduzione di nuove specie estranee alla tradizione contadina locale, promosse dalla Politica Agricola Comunitaria e facilitate da incentivi (come la coltura del girasole). La caratteristica varietà di colture tipica dei tempi della mezzadria, è ora sostituita da poche varietà più valide commercialmente, data anche la nuova struttura proprietaria dei campi.
Alcune aree del territorio cascinese, meno adatte alle coltivazioni, nei decenni passati con il boom edilizio sono state utilizzate come cave per la fornitura di argilla per alcune fornaci di laterizi o per estrarne sabbia; ridottasi la richiesta per il rallentamento delle nuove costruzioni, molte di queste cave (tranne i pochi esempi di laghetti per la pesca) sono state trasformate in discariche abusive e solo parzialmente ripristinate a norma di legge, comunque aree generalmente perdute come suolo coltivabile.
La trasformazione più consistente è quella che ha interessato il territorio compreso tra Visignano e il casello della superstrada di Navacchio, un’ampia fascia rettangolare limitata ad est dalla strada del Nugolaio mentre ad ovest tende ad allargarsi nella zona in vicinanza della superstrada. Qui si sono insediate da tempo attività artigianali nella parte settentrionale a partire dalla ferrovia, ma negli ultimi quindici anni si sono estese, con ampie superfici, le attività commerciali. Per primi si sono trasferiti in quest’area due grandi magazzini, sorti inizialmente a Titignano lungo la Tosco-Romagnola nella forma un tempo caratteristica di “stalle” (Cipolli e Desio & Robè), ampliatisi lungo la Via del Nugolaio (Mercatone Uno l’ex Cipolli e il nuovo Desio & Robè); successivamente la zona ha registrato notevoli afflussi di clientela con la costruzione dell’ipermercato Ipercoop, nel cui edificio si sono ubicati anche Obi e Unieuro; negli ultimi anni come altre strutture commerciali si sono poi avuti gli insediamenti di “Mondo Convenienza “, di “Decathlon” , di “Maisons du monde”, di “Piazza Italia”, di “Iper Moda Factory”, di “Arcaplanet”, di centri di fitness, di carrozzerie e alcuni magazzini all’ingrosso.
Questa concentrazione di attività commerciali e di servizio in quest’area trova motivazione sia nella facile raggiungibilità per strade e per superstrada con possibilità di ampi parcheggi, sia nella sua localizzazione nella zona centrale di un territorio che ha, a trenta/quaranta minuti di percorso auto, i centri di Viareggio, Lucca, Pontedera, Collesalvetti e Livorno con il loro ampio intorno; in sostanza l’area commerciale del Nugolaio può essere raggiunta da un bacino di utenza potenziale che si avvicina ai 500 mila clienti. In alcuni periodi dell’anno, particolarmente dedicati allo shopping, l’afflusso di auto congestiona tutta l’area e rende evidente la forte attrattiva commerciale di tutto il complesso.
Cascina, in effetti, è diventata insieme a Pisa (la zona commerciale del Nugolaio dista 6/7 chilometri dalla città) la zona baricentrica dei servizi dell’Area Vasta della costa toscana.
La crescita della superficie urbanizzata pur nella frammentazione degli insediamenti ha dato luogo alla formazione di una gerarchia territoriale, di cui possiamo distinguere due livelli. Un primo è dato dai centri principali lungo la Tosco romagnola già consolidati negli anni Cinquanta come Navacchio-Casciavola, San Frediano e Cascina, cresciuti e densificati anche per mezzo delle intersezioni stradali. La gamma di servizi urbani qui presenti è molto ricca e vede continuamente svilupparsi nuove forme attrattive quali servizi di ristorazione (bar, ristoranti e pizzerie), negozi di abbigliamento, agenzie immobiliari, sportelli bancari, scuole, servizi alla persona, palestre e fitness.
Un secondo livello è dato da una quindicina di centri minori sviluppatisi nelle intersezioni stradali più lontane dalla Tosco-romagnola, dotate di un minor numero di servizi, con la diffusa struttura delle villette a schiera; per molti di questi centri l’espansione è dovuta all’ampliamento di un piccolo nucleo storico originario.
Si è generata così una città reticolare articolata sul tracciato della centuriazione col massimo degli insediamenti tra l’Arno e la ferrovia per Firenze.
Potremmo considerare questo processo di espansione col termine di sprawl considerato come fenomeno di crescita urbana non pianificato (guidato dal mercato o abusivo) in cui la città, in questo caso di non grandi dimensioni, si espande fisicamente nel proprio intorno, che ha carattere agricolo, attraverso forme di insediamento a bassa densità, discontinue nello spazio, miste urbano /rurale.
Questa forte espansione edilizia ha determinato un consistente consumo di spazio agricolo con conseguenze importanti dal punto di vista ambientale. Generalmente oggi l’agricoltura viene considerata un’attività che oltre a produrre risorse alimentari ha anche la funzione di mantenere l’ambiente senza stravolgerlo; in sostanza l’agricoltore conosce le buone pratiche di conservazione dell’ambiente e quindi svolge oggi anche la funzione di “curatore dell’ambiente”.
Inoltre si diffonde sempre più il concetto di “impronta ecologica”, che viene definito come “la superficie agricola produttiva necessaria ad ogni essere umano per vivere, consumare e assorbire i rifiuti prodotti”. Ed anche se i calcoli per misurarla sono complessi e vengono spesso aggiornati con nuovi parametri, si calcolano in 4,2 ettari quelli necessari ad ogni persona per la propria impronta ecologica; ma in Italia già da tempo tale produttività è di soli 1,5 ettari pro capite, quindi il nostro paese è fortemente deficitario per questo aspetto e purtroppo il consumo di spazio agricolo per l’espansione edilizia e commerciale continua in maniera esponenziale. Alcune statistiche ci confermano che nel nostro paese si consumano in media 43 ettari di terreno al giorno con conseguente riduzione delle produzioni agricole. Stenta ancora a diffondersi il concetto che la terra è un “bene comune”, un bene primario a cui deve avere accesso chiunque.
La terra è un bene inestimabile necessario per lo sviluppo sostenibile; dobbiamo lasciare quindi ai nostri discendenti un territorio non troppo diverso da quello che ci hanno lasciato i nostri padri.
Bibliografia.
Gianni G.-Quercioli C., Il comune di Cascina. Pisa,Felici Editore,2001.
Valbona F.,Crescita e diffusione urbana nella piana di Cascina.Tesi in Urbanistica, Univ. di Empoli,2010.
Redi F.,Cascina I.Edilizia medievale e organizzazione del territorio. Pisa,Pacini,1984.
Pasquinucci M.-Garzella G.-Ceccarelli Lemut M.L.,Cascina II.Dall’antichità al Medioevo. Pisa, Pacini,1986.
Pazzagli R.,Cascina III. Economia e Socità dal ‘600 al ‘900. Pisa, Pacini,1985.
Cristiani Testi M.L.,Cascina IV. L’arte medievale a Cascina e nel suo territorio. Pisa, Pacini, 1987.
Mazzanti Re., Lineamenti di geomorfologia della pianura di Pisa. In Pisa e la sua Piana a cura di Cecchella A. e Pinna M., vol.I.Pisa, C.S.E.F.,1997.
Granchi S. (a cura di), Cascina: la città il territorio. Pontedera, Bandecchi e Vivaldi,1993.
Dott. Prof. Paolo Ghelardoni
(docente di ruolo all’Università di Pisa)
DEL DOTT. PROF. PAOLO GHELARDONI POSSIAMO LEGGERE SU QUESTO BLOG ANCHE:
“GEOLOGIA DEL PAESAGGIO, INSEDIAMENTO UMANO IN VAL di CECINA”
IN BREVE: ALCUNI PUNTI FERMI SULLA GEOTERMIA del tecnico Giovanni Borghetti
La geotermia può essere definita un’energia pulita? La risposta non può essere nè sì e né no: dipende dal tipo di fluido geotermico e dipende dal tipo di impianto di sfruttamento. Che cos’è la geotermia? Con geotermia si intende lo sfruttamento del calore, contenuto nei fluidi prelevati dalle profondità della terra. Il calore prelevato dai fluidi geotermici può essere sfruttato tale e quale (vedi teleriscaldamento) oppure trasformato in energia meccanica e quindi, elettrica. Parlando nello specifico di produzione geo-termoelettrica, quali sono i fattori che concorrono a determinare se la geotermia può essere considerata pulita o no? Prima di tutto il tipo di fluido. I fluidi geotermici sono sempre costituiti da acqua e vapore in varie percentuali (titolo del vapore), da gas incondensabili (prevalentemente CO2) e da altri elementi (boro, zolfo, mercurio, arsenico…), in funzione delle rocce attraversate. Relativamente agli inquinanti contenuti nel fluido geotermico non si può fare molto: spesso la soluzione è non realizzare impianti in quelle aree dove i fluidi sono particolarmente inquinati. Oppure, realizzare impianti che abbattono tali inquinanti o che non li usano direttamente per il ciclo di centrale e, quindi, non li mettono in contatto con l’atmosfera. Relativamente agli impianti dove si abbattono le principali sostanze inquinanti, sono ormai diffusi nel mondo, gli impianti di abbattimento dell’Idrogeno Solforato (H2S) che, pur non avendo una riconosciuta pericolosità per la salute e l’ambiente, ha uno sgradevole odore di “uova marce”. ENEL ha dotato le sue centrali geo-termoelettriche di impianti di abbattimento polivalenti, denominati AMIS; tali impianti, concepiti e realizzati da ENEL, riescono ad abbattere, quasi completamente, Mercurio e H2S. Resta l’emissione della CO2, contenente piccolissime quantità di altri gas. Rispetto alla produzione di elettricità mediante combustibili fossili, c’è da dire che la quantità di CO2 prodotta dalla geotermia, a parità di energia prodotta, è molto piccola. Le centrali dotate di torri refrigeranti “ad umido” hanno anche un pennacchio che fuoriesce da tali torri refrigeranti. Anche se tale pennacchio è costituito prevalentemente da vapore acqueo, viene spesso immaginato come fonte di grande inquinamento e, quindi, crea allarme. E anche se è vero che tale pennacchio tende a salire e disperdersi nell’atmosfera, è pur vero che una pur piccola quantità di goccioline di fluido geotermico (drift) viene trascinata e può ricadere nei dintorni dell’impianto. L’adozione di torri refrigeranti del tipo “a secco” può eliminare totalmente il problema.
La soluzione che elimina alla radice qualunque tipo di inquinamento ambientale è basata su impianti a “ciclo binario” dove, dal fluido geotermico, viene soltanto prelevata una parte del calore contenuto e poi reiniettato, con tutti i suoi inquinanti, solidi e gassosi, nella falda profonda, da cui era stato prelevato. Il resto della centrale (circuito secondario) è completamente separato dal circuito geotermico (primario). Questo tipo di impianti permette di sfruttare, entro certi limiti, qualunque fluido geotermico (acqua, vapore, miscele acqua-vapore) e, a fronte di un rendimento termico più basso e costi di investimento maggiori, offre il vantaggio di essere a impatto zero sull’ambiente. Ovviamente, l’impatto dovuto alla presenza dell’impianto, delle strade e linee di trasporto del fluido, nonché delle linee elettriche, dell’impatto dovuto alle fasi di perforazione e montaggio dell’impianto e successive manutenzioni, sono elementi che possono essere minimizzati ma non eliminati.
Chi volesse approfondire la tematica, può trovare su Internet un’ampia trattazione; a titolo indicativo, si riportano i collegamenti a due siti Internet ma, facendo una ricerca, esistono molti altri siti dove trovare notizie sull’argomento.
UNA RIFLESSIONE NDC (note del coordinatore: Piero Pistoia)
La reiniezione ad alte profondità della componente gassosa non condensabile, a parte l’energia non trascurabile necessaria per la compressione, è così facile e scontata, se non vogliamo provocare alcun inquinamento in aria?
Per chiarirci le idee si accettano tutte le risposte e/o altre riflessioni!
Da inviare (in odt, doc o pdf) all'e-mail: ao123456789vz@libero.it ovvero pfbianchi@hotmail.com.
Programmi utili in R commentati e controllati. Il Correlogramma , la Statistica di Durbin Watson, il Periodogramma (applicato come esercizio a medie trimestrali). Formule trigonometriche delle armoniche costruite dai dati di sfasamento e ampiezza riportati nei risultati.
PROGRAMMI IN BASIC: calcolo Coefficienti di Autocorrelazione, il Test di Durbin-Watson, il Test della normale di Lin-Mudholkor, analisi spettrale per il Periodogramma. Calcolo dei coefficienti in una regressione multipla (MLR), calcoli con le matrici, metodo di Cholescki. Calcola il radicando dell’errore Standard delle predizioni con la RLM, calcolo matriciale. Tavole per il Test di Normalità di Lin-Mudholkar e per il Test di Durbin-Watson.
ARTICOLO PREMESSA: “Il senso comune, l’insegnamento scientifico ed i saperi preposti alle scelte” di P. Pistoia
ARTICOLO COMMENTO: “Analisi di Fourier con commenti su dati reali e simulati con il Mathematica di Wolfram vers. 4.2.” di P. Pistoia
“PROGRAMMI in Mathematica con esercitazioni” di P. Pistoia
Vari esempi analizzati compreso ‘Oscillazione mensile ozono a Montecerboli (Pomarance, Pi), 2007,2011’
di Piero Pistoia
L’Esempio 5 si riferisce all’analisi della serie storica concentrazione As detrendizzata.
1 – PREMESSA
PREMESSA SULLO STATO DELL’ARTICOLO
Il presente scritto diventa, sempre più articolato ‘nell’andare’, sempre meno lineare, continuando a riempirsi di parentesi, di alternative informatiche, di pause di riflessione, di ritorni e di correzioni (si veda, per es., il caso del periodogramma come function, ormai praticamente risolto, inseribile come modulo all’interno di qualsiasi programma scritto dai lettori) ecc.. Per me è questo il ‘vero’ articolo scientifico col suo ‘travaglio raccontato (trouble)’, denso di stimoli, possibilità nascoste, interferenze casuali… e non lo scritto finale asettico e razionalmente ripulito, che banalizza il percorso. In questa ottica qualcuno ha detto che l’articolo scientifico è un inganno (Antiseri). Possiamo forse affermare che seguire il ‘processo’ è come un auto-porsi domande-risposte, attraverso una successione di ipotesi-falsificazioni, una sorta di MAIEUTICA SOCRATICA che favorirebbe la costruzione del concetto? Il filosofo non insegna nulla ai discepoli, ma piuttosto a scoprire la ‘verità’, che potenzialmente hanno già dentro di loro (per processo co-evolutivo con la Natura), attraverso una successione di argomentazioni su punti interrogativi. Allora, dal punto di vista educativo-didattico è più importante il percorso o la meta, la storia o l’evento? (meditate, gente, meditate!). Secondo me si apprende molto più e meglio se spingiamo a riflettere sugli errori rilevati, sulle ipotesi a cammino chiuso, sulle falsificazioni insomma, anche in termini di memoria, che seguire acriticamente un racconto lineare, ‘ripianato’, anche se intrinsecamente coerente. In questa disquisizione aperta si inserisce bene anche l’altro aspetto di un Socrate-docente che, perchè ‘ignorante’, costruisce insieme al discepolo, senza conoscenze preacquisite (risuonano qui le posizioni di Foerster e Bruner, da richiamare in questo blog).
Per sovrapporre però una ‘lettura’ su video meno discontinua e difficile, che serva come back-ground, una guida all’apprendimento più lineare, più conforme, meno a ‘frullato di pezzi di concetti’ e quindi forse più facile e più gradevole, trasferiamo, col titolo ‘IL PROLOGO’, la prima parte dell’articolo originale dello stesso autore (senza l’uso di R, ma di scripts in Qbasic ed Excel), di cui lo scritto in questione voleva essere una ‘lettura rivisitata’ mediata dal linguaggio R e dal Mathematica di Wolfram. Prima delle appendici trasferiamo anche la seconda parte col titolo ‘L’EPILOGO’. L’intenzione è introdurre all’inizio anche un INDICE a link per migliorare l’accesso alle diverse ‘zone mosaico’ dell’articolo. Mi scuso per ‘questo andare’ poco controllato! Se mi rimanesse più energia mentale e ‘tempo di vita’ forse potrei anche rivisitarlo.
Comunque, un buon apprendistato sarebbe quello di leggere, prima di questo intervento, il primo post dal titolo “Un percorso verso il periodogramma” curato dallo stesso autore. Grazie.
2 – IN ANTEPRIMA
IN ANTEPRIMA
ECCO LA FUNCTION PRDGRAM DEL PERIODOGRAMMA IN R scritto dal dott. Piero Pistoia
Segue una proposta di esercitazione da attivare sulla consolle di R: 1) si incolla la f. PRDGRAM in R e in successione 2) si trasferiscono gli ESERCIZI dell’esercitazione, per es., uno alla volta. Si hanno i dati e grafici in uscita per ogni ESERCIZIO. Ricordarsi, una volta sulla consolle, per prima cosa, sempre azzerare i dati, che R ha già in memoria, tramite il menù ‘VARIE’ (Rimuovi tutti gli oggetti) e poi introdurre in R, prima di incollare la PRDGRAM, le ‘library’ necessarie (tseries e graphics).
PROPOSTA DI ESERCITAZIONE ANCHE PER FAVORIRE L'ACQUISIZIONE
INTUITIVA DELLA 'LETTURA' DI UN PERIODOGRAMMA (contenuta nel
precedente link) di Piero Pistoia
Inizialmente vogliamo simulare ad hoc una serie storica
'tabellando' n=21 dati da tre funzioni del seno con costante
additiva 100,con ampiezze rispettivamente 4,3,6 e 'frequenze'
nell'ordine 2/21, 4/21,5/21 e infine fasi -pi/2, 0, -1.745,
con il comando iniziale di di R: t=c(1:n), usando come base
per i nostri esempi proprio questa espressione:
yt=100+4*sin(2*pi*2*t/n-pi/2)+3*sin(2*pi*4*t/n+0)+
6*sin(2*pi*5*t/n-1.745) #0.
Calcolati i 21 dati yt, attribuendo a t valori da 1 a 21
nell'espressione precedente, tali dati rappresentano
proprio lanostra serie storica da sottoporre al
Periodogramma, una volta precisati i tre valori
essenziali da passare ad esso (yt,n,m), dove m è il
numero di armoniche da calcolare; m=n/2-1 se n è
pari; m=(n+1)/2 se m è dispari.
Tramite il nostro programma in R calcolammo allora
i valori di ampiezze e fasi per le prime 10 armoniche
riscoprendo nei dati le oscillazioni che c'erano.
Per esercizio continuiamo a simulare serie storiche
modificandol'espressione di base, modificandola anche
aggiungendo, a scelta, un trend lineare (k*t) e/o
valori random onde controllare se il Periodogramma
riesce a"sentire", oltre alle oscillazioni armoniche,
anche il trend e la componente casuale.
Con l'istruzione '#' elimineremo secondo la necessità
le linee di programma non utilizzate per lo scopo
prefissato.
Proviamo, prima, ad applicare il programma su 21 dati
simulati dalle espressioni di una retta inclinata e da
una serie random estratta da una distribuzione gaussiana.
Sceglieremo poi una combinazione di seni interessanti
più adatta a proseguire l'esercitazione.
PERCORSI DA INVESTIGARE
par(mfrow=c(1,1))
#n=21
#n=240
#t=c(1:n)
# yt=0.5*t # 1
#si tratta di un ramo di iperbole(?)discendente
#yt=c();yt[1:t]=0
#yt <- rnorm(t,0,1) # 2
#yt=-4+ 0.5*t + rnorm(t,0,1) # 3
#yt=100+4*sin(2*pi*2*t/256-pi/2)+3*sin(4*t/256*2*pi+0)+
6*sin(5*t/256*2*pi-1.745) # 4
#analisi yt; tenendo come base questa espressione con
armoniche basse, ro è sulla rampa alta #della 'iperbole'
e si obnubila il trend.
#yt=100+4*sin(2*pi*2*t/n-pi/2)+3*sin(2*pi*4*t/n+0)+
6*sin(2*pi*5*t/n-1.745) + 0.1*t # 5 #analisi yt_reg
#yt=100+2*sin(2*pi*2*t/n-pi/2)+sin(2*pi*4*t/n+0)+
3*sin(2*pi*5*t/n-1.745) + rnorm(t,0,1)*2 # 6
#analisi yt_rnorm: diminuiamo le ampiezze e aumentiamo
i random
#yt=100+4*sin(2*pi*2*t/n-pi/2)+3*sin(2*pi*4*t/n+0)+
6*sin(2*pi*5*t/n-1.745) + 0.5*t)+(rnorm(t,0,1)-1/2)) # 7
#analisi yt_reg_rnorm
yt <- 6*sin(2*pi*5*t/n)+2*sin(2*pi*30*t/n)+
3*sin(2*pi*40*t/n)+0.1*t + rnorm(n,0,1)*2 # 8
#questa espressione anche con 'frequenze' alte (30,40) è la
#più indicata a dimostrare che il Periodogramma 'scopre' anche trends
#e randoms oltre alle oscillazioni sinusoidali.
Ora possiamo prevedere che cosa accade se togliamo una
o due di queste tre,basta far girare il programma nei
diversi casi.
In questo contesto nel prosieguo useremo invece, per
esercizi, le tecniche di scomposizione di una serie
storica: proviamo a 'destagionalizzarla' in successione
con due o tre medie mobili opportune (o magari col
comando filter di R) per controllare che cosa rimane
(che cosa accade ai random?). Potevamo anche
'detrendizzarla prima con una regressione lineare,
ovvero eliminare i random con una media mobile 3*3 ecc..
TRACCIA DEI PERCORSI
ESERCIZIO N° 0
n0=256 # può essere cambiato
t=c(1:n0)
yt0=100+4*sin(2*pi*2*t/n0-pi/2)+3*sin(2*pi*4*t/n0+0)+
6*sin(2*pi*5*t/n0-1.745)
yt0 # la serie storica
ts.plot(yt0)
if(n0/2==n0%%2) m0=n0/2-1 else m0=(n0-1)/2
yt0_period=PRDGRAM(yt0,n0,m0)
yt0_period # data in uscita con ampiezza e fase, per il
controllo
yt0_period$ro # vettore delle ampiezze
ts.plot(yt0_period$ro)
Esercizio N° 1
n01=21
t=c(1:n01)
yt1=0.5*t
yt1 # serie storica
ts.plot(yt1)
if(n01/2==n01%%2) m01=n01/2-1 else m01=(n01-1)/2
yt1_period=PRDGRAM(yt1,n01,m01)
yt1_period #data in uscita comprese ampiezze e fasi
yt1_period$ro #vettore delle ampiezze
ts.plot(yt1_period$ro)
Esercizio N° 2
n2=21 # può essere cambiato
t=c(1:n2)
yt2<- rnorm(t,0,1)
plot(yt2)
yt2 # serie storica
if(n2/2==n2%%2) m2=n2/2-1 else m2=(n2-1)/2
yt2_period=PRDGRAM(yt2,n2,m2)
yt2_period # data in uscita
yt2_period$ro # vettore delle ampiezze
plot(yt2_period$ro)
ESERCIZIO N° 4
n4=256 # può essere cambiato
t=c(1:n4)
ts.plot(yt8)
if(n8/2==n8%%2) m8=n8/2-1 else m8=(n8-1)/2
yt8_reg=PRDGRAM(yt8,n8,m8)
yt8_reg # data in uscita
yt8_reg$ro # vettore delle ampiezze
ts.plot(yt8_reg$ro)
GRAFICO YT8 E PERIODOGRAMMA (Yt8_reg$ro) SENZA IL TREND
GRAFICO DI Yt8_reg_rnorm n=240
GRAFICO Yt8 ANCHE CON IL TREND (serie originale)
#RIFLESSIONI
#Se aggiungo il trend 0.1*t a yt8 ottengo il grafico
precedente. Confrontando il grafico che segue#e quello
precedente sarebbe interessante approfondire
intuitivamente perché col trend le ampiezze
#vengono disturbate tanto più quanto più lentamente
scende a zero il ramo di 'iperbole'.Sembra #quasi così,
induttivamente, si possa affermare la regola empirica
(ipotesi) che armoniche con #frequenze più alte vengano
disturbate meno di quelle più basse, che si posizionano
sul ramo a #pendenza più elevata e con i suoi punti
più distanti dall'ascissa. Se sommiamo la distanza della
#base dei picchi dall'asse orizzontale alla cima dei
picchi l'ampiezza tenderebbe al valore della
#formula? Se togliamo anche i random da yt8 i tre picchi
sarebbero poggiati sull'asse orizzontale?#La numerosità
di yt8 influisce o no sulla velocità con cui si muove
verso l'asse x la curva del trend? Cercare di rispondere
osservando i grafici precedenti.
FINE ANTEPRIMA
<A NAME=”punto3″>IL PROLOGO
IL PROLOGO
3 – PROLOGO
COME INTRODUZIONE RIPORTIAMO LA PRIMA PARTE DELLA RICERCA ORIGINALE (SENZA L’USO DI R); LA SECONDA PARTE VIENE RIPORTATA PRIMA DELLE APPENDICI.
SE VUOI APPROFONDIRE LE PROBLEMATICHE RELATIVE A FOURIER VEDI L’APPENDIX5
LA COSTRUZIONE SI FA CON L’ANDARE!
LA FUNCTION DEL PERIODOGRAMMA ora può essere trasferita come modulo in qualsiasi altro programma scritto da chiunque! Abbiamo cercato di correggere tutti gli scripts dove figurava questa funzione all’interno di questo post. Vedere di seguito (area definita “fra parentesi”) il funzionamento di un listato con svariati richiami a questa funzione con proposte di ‘gioco’ con le armoniche su una serie storica reale (serie storica trimestrale) …. Il listato del periodogramma è lungo e articolato. Nell’analisi di una serie di dati storici con piu’ serie derivate capita spesso di far uso di questo listato per guardare all’interno delle serie. E’ pertanto utile riuscire a scrivere una sola volta questo listato per poi richiamarlo quando serve. Da riorganizzare anche testo e paragrafi. Problemi sorgono anche perché R memorizza all’uscita tutti gli oggetti su cui ha lavorato che tacitamente, pur nascosti, sono ancora disponibili. Questi valori possono interagire sui programmi in via di sviluppo, creando situazioni le più disparate. In generale conviene dal menù ‘varie’ eliminare questi valori prima di far girare o costruire programmi! Si cercherà con calma di attivare i controlli anche sugli altri post, dove figura la function PRDGRAM.
ATTENZIONE: I SEGMENTI DELL’ARTICOLO IN GRIGIO CHIARO HANNO UNA BARRA ORIZZONTALE IN FONDO PER MUOVERE LO SCRITTO A DESTRA E SINISTRA, SE LO SCRITTO ESCE DALLO SCHERMO
FINE PROLOGO
UN PARZIALE PERCORSO DI BASE SULL’ANALISI STATISTICA DI UNA SERIE STORICA REALE POCO INTUITIVA COMMENTATO CON IL LINGUAGGIO R
“Letture” su concetti statistici e su alcuni aspetti della programmazione
Dott. Piero Pistoia
PREMESSA
NB – I GRAFICI OTTENUTI CON IL SUPPORTO DEL PROGRAMMA CORR IN QBASIC (ALLEGATO) E DI EXCEL, SE RIUSCIAMO A RIDISEGNARLI TUTTI, FACENDO GIRARE GLI SCRIPTS DEL LINGUAGGIO R CHE SEGUONO, QUESTO E’ UN EFFICACE CONTROLLO INTERNO ALLO SCRITTO.
Il file.dati che prenderemo come campione da analizzare riguarda le concentrazioni mensili di arsenico (As) misurate in mg/l nelle acque della Carlina (sorgenti Onore), prov. Siena, nell’intervallo di tempo 1989- 1993 (5 anni, 60 mesi con inizio da gennaio). Dopo interpolazione per i dati mancanti, un’analisi preliminare (Modello Additivo secondo il Metodo delle Medie Mobili Centrate) porta ad individuare tre residui standardizzati elevati (> 2 in valore assoluto e quindi considerati outliers da eliminare e sostituire con nuova interpolazione,ottenendo così una serie storica corretta, stocastica e discreta; stocastica, nel senso che il futuro è solo parzialmente determinato dai valori del passato e discreta, nel senso che le misure sono fatte in tempi specifici (ogni mese) a uguali intervalli.
Su questa serie (yt=as1) di 60 dati – inserita nel file che si chiama As-Carlina1.csv – e che comunque verrà esplicitata all’inizio dell’analisi – procediamo “a fare i conti” e a gestirla con R. Questa parte iniziale preliminare verrà trattata successivamente.
Intanto alleghiamo di seguito Il grafico della serie corretta e interpolata (Graf. N.1).
L’analisi di base di una serie storica procede alla ricerca delle uniformità al suo interno, come TREND, vari tipi di stagionalità periodica (giornaliera, settimanale, mensile, trimestrale ecc.) correlata al carattere dei dati che abbiamo (orari, giornalieri, settimanali,ecc.), cicli con eventuale periodo superiore che esce dal range dei dati (in generale periodo e ampiezza variabili), la componente random, che riassume lo ‘white noise’ ed altro (impulsi erratici). Alleghiamo come informazioni preliminari anche il relativo grafico dell’autocorrelogramma e del periodogramma (GRAF. N. 2, a e b). Si rimanda al loro significato e processo alla Appendice 1 di questo articolo e al Post scritto a nome di P.Pistoia ed altri, facilmente accessibile da questo sito, per es., battendo periodogramma nella finestra ‘Cerca’. Anticipiamo che dal correlogramma (GRAF. N.2 a) si osservano una stretta convessità intorno al valore 12-13 che supera la fascia dell’errore, una ondulazione dei picchi (forse una oscillazione), un permanere di picchi nella zona positiva (TREND) ed altro e quindi si evince che i dati della serie al 95% di fiducia, non sono random e dal periodogramma si nota un picco forse rilevante corrispondente al valore 5 (5 oscillazioni nel range dei dati, cioè 5 oscill. in 5 anni, una oscillazione all’anno, quindi periodo=12 mesi). In dati mensili, una oscillazione periodica di periodo 12 è allora un’ipotesi plausibile.
Scegliamo di procedere, come tentativo, per prima cosa ad eliminare dalla serie storica corretta ( yt o as1) l’oscillazione stagionale prevista dai grafici precedenti. Useremo vari metodi per farlo e confronteremo poi i risultati.
4 – Cenni al METODO DELLA MEDIA MOBILE
SINTESI SUL METODO DELLA MEDIA MOBILE
Il metodo della media mobile consiste nel sostituire ai valori osservati, valori artificiali corretti, ottenuti effettuando la media di ciascun valore con quelli contigui (per il calcolo vedere, per es., [3] pag. 997), ottenendo una nuova serie storica.
Se da una serie storica vogliamo eliminare una oscillazione di un dato periodo, bisogna scegliere, per il calcolo della media, una lunghezza del periodo mobile uguale il più possibile alla lunghezza del periodo dell’oscillazione prevista.
E’ da tener presente che sembra che talora tale metodo abbia il difetto di inserire un ciclo fittizio in una serie storica anche casuale. Abbiamo controllato nel caso della serie trimestrale enucleata da quella in studio (vedere dopo).
Useremo la Media Mobile Centrata di ordine 12 (come suggerito dai grafici preliminari) che di norma elimina l’oscillazione di uguale periodo insieme alle componenti casuali dalla serie originale, trasformando la serie mensile originale (yt o as1, che inizia con gennaio, APPENDIX3, TABELLA N.1, col.5 ) in una serie storica di dodici termini più corta (la serie Mbt, APPENDIX3, TABELLA N.1, col.6, che perde i valori dei primi sei mesi e degli ultimi sei, e inizia da luglio). Da porre attenzione che nel processo di scorciamento il primo termine della serie Mbt si riferisce al mese di luglio del primo anno e così via. L’Mbt sottratta da quella originale (as1) ne fornisce una della stessa lunghezza della precedente (48 temini), l’STRD (componente stagionale + random, APPENDIX3, TABELLA N.1, col.7 ), sulla quale operiamo poi per ottenere il Fattore Stagionale costituito da dodici termini, uno per ogni mese (oscillazione in un anno). Per ottenere il Fattore Stagionale corrispondente ad un mese, si considerano tutti i valori della serie STRD (più corta di 12 termini) corrispondenti a quel mese e se ne fa la media. Quando faremo girare il programma scritto con R e vedremo i 48 valori della serie STRD, potremo controllare che, per es., i 4 valori del mese di gennaio (il settimo, il diciannovesimo, il trentunesimo, il quarantaduesimo) sono -0.0030, -0.0046, 0.0033, 0.0126 e facendo la media otterremo il 7° elemento del Fattore Stagionale, 0.0022, cioè il primo elemento di ESAs (APPENDIX3, TABELLA N.2, col.1), EFFETTO STAGIONALE, la cui oscillazione è visibile nel GRAF. N.3 a.
Così per il mese di gennaio si fa la media dei 4 valori di gennaio contenuti nella serie STRD, ottenendo il primo valore dell’Effetto e così via. Con questi processi di media verranno eliminate anche le componenti casuali, se ci sono rimaste, dalla serie STRD che diviene così ST (stagionalità). Ripetendo 5 volte la ST copriamo i 5 anni, ottenendo l’Effetto Stagionale. E’ necessario però prima riorganizzare i 12 termini del Fattore Stagionale, spostando i primi sei termini, alla fine degli ultimi sei in maniera da avere i 12 valori allineati da gennaio a dicembre. Per il controllo di questa oscillazione applichiamoci, per es., il programma CORR scritto in Qbasic dall’autore (nota 2) o in linguaggio R (vedere sotto PARENTESI) e focalizziamo l’attenzione sul periodogramma dell’ultima serie ottenuta per osservare la frequenza di questa oscillazione (GRAF. N.3 a,b dell’Effetto Stagionale, ottenuto invece per mezzo di Excel): chiaramente significativa appare la frequenza 5. Troveremo lo stesso periodogramma anche con R. Con R useremo la funzioneacf (file, main=”Titolo”), per ritrovare i correlogrammi costruiti con CORR ed excel; per il periodogramma si rimanda anche alla relativa routine qui riproposta, rivisitata e funzionante.
————————————————-
5 – INIZIO AREA FRA PARENTESI
5-AREA FRA PARENTESI
APERTA PARENTESI
Alcuni programmi in R utili nello studio delle serie storiche
Da notare (fra parentesi) il programmino riportato qui sotto, scritto in linguaggio R dal sottoscritto, con i suoi risultati, che calcola egregiamente (almeno sembra) i coefficienti di auto-correlazione di una serie storica di prova:
y=c((1,2,3,4,5,6,7,8,9,10,11,12,13,14,15,16,17,18,19,20)). Comunque, nell’andare, lo vedremo in azione per i tanti confronti e prove! Si aggiungono di seguito anche scripts in R per il calcolo di DW (test di Durbin Watson), metodo più efficace nell’analisi dei correlogrammi, sempre del sottoscritto.
ATTENZIONE! GLI SCRIPTS DEI PERIODOGRAMMI COME SUBROUTINES (functions) SONO IN VIA DI CORREZIONE
RIPORTIAMO SUBITO ANCHE IL PROGRAMMA PIU’ COMPLESSO PER COSTRUIRE IL PERIODOGRAMMA DI UNA SERIE STORICA con i relativi risultati per il controllo . Un controllo quantitativo più puntuale è stato condotto col MATHEMATICA 4.2 di Wolfram nella APPENDIX4 (Piero Pistoia)
Queste routines messe sotto forma di Functions serviranno per costruire correlogrammi, tests di DW e periodogrammi ognivolta che servono.
library(tseries)
# PROGRAMMINO ‘CORRELOGRAMMA’
# Un piccolo strumento per allenare anche l’intuito
#dott. Piero Pistoia
result=c() # result=c(NA,NA,NA,NA,NA,NA,NA,NA,NA,NA,NA,NA,NA,NA,NA,NA,NA,NA,NA)
result1=c() # result1=c(NA,NA,NA,NA,NA,NA,NA,NA,NA,NA)
#y=c(1,2,3,4,5,6,7,8,9,10,11,12,13,14,15,16,17,18,19,20)
y=c(1:20)
# Il lettore può a piacere aggiungere altre funzioni (anche numeri casuali), tentare di indovinare # con ipotesi e poi controllare, per acquisire intuizione sul Correlogramma e sui suoi limiti.
#Controllare se le definizioni dei vettori con elementi NA sono necessari! Sembra di no!
#y=c(1,2,3,4,5)
N=length(y)
m=10
yM=mean(y)
for(h in 1:m){
for (t in 1:N-h){
result[t]=(y[t]-yM)*(y[t+h]-yM)
}
result1[h]=sum(result)
} # OK
result1
result2=c()
#result2=c(NA,NA,NA,NA,NA,NA,NA,NA,NA,NA,NA,NA,NA,NA,NA,NA,NA,NA,NA,NA)
#for(h in 1:m){
for(t in 1:N){
result2[t]=(y[t]-yM)^2
}
result3=sum(result2)
# Calcolo il coeff. di correl. di lag 1
rh=result1/result3
t=seq(1:10)
Prh=plot(t,rh)
RISULTATI DELLA PROVA (nessun errore rilevato dalla consolle di R nella prima prova!)
‘tseries’ is a package for time series analysis and computational finance.
See ‘library(help=”tseries”)’ for details.
> result=c(); result=c(NA,NA,NA,NA,NA,NA,NA,NA,NA,NA,NA,NA,NA,NA,NA,NA,NA,NA,NA) > result1=c(); result1=c(NA,NA,NA,NA,NA,NA,NA,NA,NA,NA) > y=c(1,2,3,4,5,6,7,8,9,10,11,12,13,14,15,16,17,18,19,20) > > #y=c(1,2,3,4,5) > N=length(y) > m=10 > yM=mean(y) > > for(h in 1:m){ + for (t in 1:N-h){ + result[t]=(y[t]-yM)*(y[t+h]-yM) + } + result1[h]=sum(result) + } # OK Ci sono 45 avvisi (usare warnings() per leggerli) > result1 [1] 565.25 385.75 233.75 107.25 4.25 -77.25 -139.25 -183.75 -212.75 [10] -228.25 > > result2=c(NA,NA,NA,NA,NA,NA,NA,NA,NA,NA,NA,NA,NA,NA,NA,NA,NA,NA,NA,NA) > #for(h in 1:m){ > > for(t in 1:N){ + result2[t]=(y[t]-yM)^2 + } > result3=sum(result2) > > # Calcolo il coeff. di correl. di lag 1 > > rh=result1/result3 > > t=seq(1:10) > > Prh=plot(t,rh)
Risultato da confrontare con acf(y)
SE SCRIVIAMO coeffcorr=acf(y), R DARA’ ANCHE IL VETTORE DATI IN coeffcorr
La formula usata è quella senza la moltiplicazione per N/(N-1)
LA STATISTICA DI DURBIN WATSON
library(tseries)
y=c(1,2,3,4,5,6,7,8,9,10)
n=length(y)
#result=c(NA,NA,NA,NA,NA,NA,NA,NA,NA)
result=c()
result1=c()
for(t in 2:n){
result[t]=(y[t]-y[t-1])^2
}
result=result[2:n]
a=sum(result)
for(t in 1:n)
result1[t]=y[t]
b=sum(y)
dw=a/b
dw
#Nella tabella, k'=n° regressori non contando la costante, a=n° osservazioni (y) e dw, sono le tre informazioni per fare il
test con la tabella.
#Per k'=1 e a=20 l'intervallo dl-du=1.201-1.411, per cui 0.2 < dl: presenza di correlazione,
#si respinge l'ipotesi nulla (ipot. nulla = i dati non sono
correlati!), come era intuitivamente già nelle cose.
Da notare che normalmente il test si applica ai residui per
testare la loro indipendenza.
RISULTATI DELLA PROVA (nessun errore sulla consolle di R)
> library(tseries)
> y=c(1,2,3,4,5,6,7,8,9,10)
> n=length(y) >
#result=c(NA,NA,NA,NA,NA,NA,NA,NA,NA)
> result=c() > result1=c()
> for(t in 2:n){ + result[t]=(y[t]-y[t-1])^2 + }
> result=result[2:n]
> a=sum(result)
> > for(t in 1:n)
+ result1[t]=y[t]
> b=sum(y)
> dw=a/b
> dw [1]
0.1636364
>
#TENTIAMO SCRIPTS del PERIODOGRAMMA IN FORMA DI FUNCTION del dott. Piero Pistoia
# PROVE_TEST SUL PERIODOGRAMMA E CONTROLLO COL MATHEMATICA 4.2 # Oscillazioni su medietrim e costruzione delle formule
trigonometriche# Eliminazione delle varie armonichepar(ask=T)par(mfrow=c(1,3))#medietrim sono i 20 valori trimestrali relativi ai 60 dati mensili delle concentrazioni arsenico #della Carlina per 5 anni, in studio.#Vedere il Post a nome di P.Pistoia "Un percorso verso il periodogramma" #in questo blog o rivisitato ed esteso in APPENDIX4.
yt=c(0.04233333,0.06100000,0.04500000,0.0556666,0.05400000,
0.06500000,0.07066667,0.04633333,0.05833333,0.06533333,
0.08516667,0.06866667,0.07650000,0.0761666,0.07300000,
0.06700000,0.07966667,0.07333333,0.07866667,0.06266667)#ALTRA PROVA IN COSTRUZIONE#yt= qui si introduce il vettore detrend_trim, cioè i 20 valori di yt detrendizzato, #su cui faremo agire la function del periodogramma. Vedere
APPENDIX4# detrend_trim=c(-0.0094714286, 0.0077825815, -0.0096300752, #-0.0003760652, -0.0034553885, # 0.0061319549, 0.0103859649, -0.0153600251, -0.0047726817,
0.0008146617, # 0.0192353383, 0.0013226817, 0.0077433584, 0.0059973684,
0.0014180451, #-0.0059946115, 0.0052593985, -0.0024865915, 0.0014340852,
-0.0159785714)n=length(yt)yt=as.vector(yt)nx=nyx=yt medietrim=yt#m =(n-1)/2 # perché n dispari#m =(n/2-1) # perché n pariif (nx/2%%2==2) mx=nx/2-1 else mx=(nx-1)/2 #controllo
automatico di n (pari o dispari?)
#Controllare se ho invertito le due opzioni!
nxmxt=c(1:length(medietrim))PRDGRAM<- function(y1,n1,m1) {# VALORI DEL PARAMETRO aka0=c(); k=0; a0=0;for(t in 1:n1){a0=a0+y1[t]*cos(2*pi*t*k/n1)}a0a0=a0*2/n1;a0=a0/2a0a=c();a[1:m1]=0;for(k in 1:m1) {for(t in 1:n1){a[k]=a[k]+y1[t]*cos(2*pi*t*k/n1)}}a=2*a/n1# vALORI DEL PARAMETRO bkb=c();b[1:m1]=0;b0=0;k=0for(k in 1:m1) {for(t in 1:n1){b[k]=b[k]+y1[t]*sin(2*pi*t*k/n1)}}a <- as.vector(a)for(i in 1:m1){if (abs(a[i]) < 1e-10) a[i]=0 else a[i]=a[i]}afor(i in 1:m1){if (abs(b[i]) < 1e-10) b[i]=0 else b[i]=b[i]}b=2*b/n1b# AMPIEZZE#ro[1:m1]=0ro <- sqrt(a^2 +b^2)for(i in 1:m1){if (abs(ro[i]) < 1e-10) ro[i]=0 else ro[i]=ro[i]}# CALCOLO DELLA FASE DI OGNI ARMONICA# RIPORTANDO IL VALORE AL QUADRANTE GIUSTOf2=c()f2[1:m1]=0for(i in 1:m1){f2[i] <- abs(a[i]/b[i])f2[i] <- atan(f2[i])*180/pi}f2 =as.vector(f2)f2#f2[1:m1]=0 un f2[1:m1] di troppo!phi <- c()for(i in 1:m1){# f2 <- abs(a[i]/b[i]);# f2 <- atan(f2)*180/pi;if(b[i]>0 & a[i]>0) phi[i] = f2[i];if(b[i]<0 & a[i]>0) phi[i] = 180-f2[i];if(b[i]<0 & a[i]<0) phi[i] = 180+f2[i];if(b[i]>0 & a[i]<0) phi[i] = 360-f2[i];if(b[i]==0 & a[i]==0) phi[i] = 0;if((b[i]<0 & b[i]>0) | a[i]==0) phi[i]=0; if(b[i]==0 & a[i]>0) phi[i]=90;if(b[i]==0 & a[i]<0) phi[i]=360-90}# PHI FASE ARMONICHEphi=as.vector(phi)phiparam_a <-aparam_b <-bampiezza <- rofase <- phia;b;ro;phi# Qui, al termine della function si pone il valore di un'unica # variabile che esce o, se escono più variabili, si usa # un data.frame: data=data.frame(x1,x2,...).# Ogni chiamata alla function permette di includere l'unica # variabile o i data nel nome della chiamata:# es. periodxx=nome.function(x1,x2,...)
data <-data.frame(a,b,ro, phi) data# questa matrice esce dalla function e viene 'raccolta' nella variabile periodxx}#FINE SUBROUTINE ANALISI FOURIERperiod=PRDGRAM(medietrim,nx,mx)period plot(period$ro,type="l",main="PERIODG.medietrim",xlab="Armoniche = N° oscillazioni in n dati", ylab="ampiezza")
# 1° grafico in A1# medietrim (vedere ro del period. di medietrim) presenta # le armoniche rilev. n.3 e n.5 (GRAF.A1)# for(i in 1:10000000) i=i#data <-data.frame(param_a,param_b,ampiezza, fase)#data
# Con il numero delle armoniche considerate rilevanti,
le relative ampiezze e fasi possiamo
# costruire le loro espressioni trigonometriche.
w1=c(1:length(medietrim))y_osc=0.0058*sin(2*pi*5*t/20+3.9) # questa oscillazione
dovrebbe avere # un'armonica 5 (GRAF.A3)so=medietrim-y_osc # so nel grafico dell'ampiezza (GRAF.B2). # Questa sottrazione eliminerà l'armonica 5# da ro di medietrim (GRAF.B2)so#PER UN'ALTRA PROVA# Se consideriamo l'altra espressione y_osc1=0.0066*sin(2*pi*3*t/20+2.92), che ha un picco
#all'armonica 3, invece di y_osc, e la sottraiamo da medietrim che ha pure un picco
#all'armonica 3 (GRAF.A1), come diverrà il grafico? (vedere
GRAF.B3)#Se detrendiziamo medietrim (detrend_trim) e applichiamo il
period. #potremo controllare le sue armoniche rilevanti e esprimere in forma analitica #(in formula trigonometrica) la loro rilevanza (y_oscxx).
APPENDIX4 #detrend_trim=c(-0.0094714286, 0.0077825815, -0.0096300752, #-0.0003760652, -0.0034553885, #0.0061319549, 0.0103859649, -0.0153600251, -0.0047726817,
0.0008146617, #0.0192353383, 0.0013226817, 0.0077433584, 0.0059973684
0.0014180451, #-0.0059946115, 0.0052593985, -0.0024865915, 0.0014340852,
-0.0159785714) #ripreso dall'APPENDIX4FINE ALTRA PROVAny=length(y_osc) n=length(so) if (n/2== n%%2) m=n/2-1 else m=(n-1)/2
period1=PRDGRAM(so,n,m) period1 period1$ro #plot(period1$ro,type="l",main="PERIODG.senza osc.5", #xlab="Armoniche = N° oscillazioni in n dati", ylab="ampiezza")
period6=c()period6=PRDGRAM(y_osc1,nz,mz)period6plot(period6$ro,type="l",main="PERIODG.y_osc1",
xlab="Armoniche = N° oscillazioni in n dati", ylab="ampiezza")# 2° grafico in A2
if (ny/2== ny%%2) my=ny/2-1 else my=(ny-1)/2period2=PRDGRAM(y_osc,ny,my) period2 period2$ro plot(period2$ro,type="l",main="PERIODG.y_osc",xlab="Armoniche = N° oscillazioni in n dati", ylab="ampiezza") # 3° grafico in A3
period3=c()period3=periodplot(period3$ro,type="l",main="PERIOD.medietrim",xlab="Armoniche = N° oscillazioni in n dati", ylab="ampiezza")
# 4° grafico in B1# medietrim (vedere ro del period. di medietrim)
so1=medietrim-y_osc1#period4=c()#period4=period1#plot(period4$ro,type="l",main="PERIODG.senza osc.3",#xlab="Armoniche = N° oscillazioni in n dati", ylab="ampiezza")nz=length(y_osc1)if (nz/2%%2==2) mz=nz/2-1 else mz=(nz-1)/2 #controllo automatico di n (pari o dispari?)period5=c()period5=PRDGRAM(so1,nz,mz)period5plot(period5$ro,type="l",main="PERIODG.senza osc.3", xlab="Armoniche = N° oscillazioni in n dati", ylab="ampiezza") # 5° grafico in B3#par=(mfrow=c(1,1))#period6=c()period6=PRDGRAM(y_osc1,nz,mz)#period6#plot(period6$ro,type="l",main="PERIODG.y_osc1", #xlab="Armoniche = N° oscillazioni in n dati", ylab="ampiezza")#
plot(period1$ro,type="l",main="PERIODG.senza osc.5", xlab="Armoniche = N° oscillazioni in n dati", ylab="ampiezza")
#6° grafico in B2
#RISULTATI OK
cliccare qui sotto per vedere i risultati degli scripts in pdf che verranno costruiti facendo girare il programma precedente.
period_prove_test (1)
Si aggiungono qui i relativi tre grafici FIG.A, FIG.B, FIG.C costruiti dal programma precedente, e la successiva FIG.D, che illustra, alla rinfusa, l’appunto relativo alla formulazione delle due armoniche costruite su ampiezze e fasi dei risultati.
FIG.D
DA QUI IN POI QUALCOSA ANCORA DA CONTROLLARE
PER VEDERE LA PRIMA VERSIONE DEL PRECEDENTE PROGRAMMA IN PDF
CLICCARE SOTTO:
function_period_ok_3_richiami_result-p_pistoia-1 (1)
LA NUOVA VERSIONE DEL PRECEDENTE PROGRAMMA CON IN USCITA 12
GRAFICI SI TROVA CLICCANDO SU:
function_period_ok_3_richiami_result-p_pistoia (1)Una volta compreso come richiamare e come gestire i risultati
della function del periodogramma,
ora siamo in grado di continuare di volta in volta la
correzione.
#In ogni caso gli scripts dei programmi presentati in R possono essere trasferiti, anche
#un pezzo alla volta, direttamente sulla console di R con Copia-Incolla: il programma inizierà
#nell'immediato a girare costruendo risultati e grafici i cui
significati sono riassunti
#nei remarks.
Ho scritto le precedenti routines che sembrano funzionare, come si vede dai risultati, considerando il periodogramma come una function, una specie di subroutine. Sarò costretto comunque a rimettere in discussione con calma altri programmi in R che contengono questa function tenendo conto dei cambiamenti!
CHI VOLESSE PUO’ VEDERE ANCHE GLI SCRIPTS DELLO STESSO AUTORE RELATIVI AL PERIODOGRAMMA E ALL’ANALISI DI FOURIER IN MATHEMATICA DI WOLFRAM VERS. 4.2, per fare un controllo dei risultati. Sono inseriti nelle appendici.
IL CONTROLLO DEI PROGRAMMI IN R CHE SEGUONO E’ QUASI COMPLETATO
AD MAIORA
CHIUSA PARENTESI
________________________
6_CENNO A COMANDI IN R DI CALCOLO E ORGANIZZAZIONE DEI DATI
Filter, matrix e ts di R. Discussione sui comandi di calcolo ed organizzazione sui dati. Commento sulle prime istruzioni di R (file di dati). Processi per automatizzare i “i conti”.
Si usa la funzione ts di R che riorganizza direttamente la serie originale (yt o as1) in 12 colonne (mesi) e 5 righe (anni) per il calcolo poi con un for delle medie di tutti i Gennaio, di Febbraio…
Discussione su filter
Applico direttamente la funzione Filter di R, sempre sulla serie originale (yt o as1), che, eliminando da essa (cioè da as1) la componente stagionale di ordine 12 + random, cambia contenuto in TREND + Ciclo + random? (divenendo la asf12). Trovo poi la retta di regressione su asf12, i cui valori delle sue ordinate verranno tolti dalla serie originale; faccio il grafico di asf12 + retta di regr . Da controllare meglio. Smussando la yt, la asf12 è senza random? Vedere dopo gli script.
SEGUE IL COMMENTO SULLE LE PRIME ISTRUZIONI DI R PER AUTOMATIZZARE I ‘CONTI’ DEL PROCESSO RIASSUNTO IN PRECEDENZA CHE ESPANDEREMO IN UN SECONDO TEMPO
I PRIMI INTERVENTI IN R
I primi passi nella schermata iniziale di R consistono nel caricare le Librerie suppletive di R necessarie a fornire i comandi, oltre a quelli di base, per gestire ed elaborare i dati sperimentali. Con la funzione getwd() capisco dove ‘guarda’ R (cioè qual è la directory di lavoro) per cercare il file-dati da caricare e la funzione setwd (directory) permette di cambiare tale directory di lavoro. Fatta conoscere ad R la directory di lavoro, gli facciamo leggere il file-dati scelto per l’analisi (con il comando read.csv); nella fattispecie “As-Carlina1.csv”; la funzione file.show(“nome file.csv”) permette di visionare il contenuto del file che in generale è una matrice con righe e colonne è cioè un data.frame a cui si attribuisce un nome (per es., frame) e di cui è possibile conoscere le dimensioni col comando dim() o estrarre elementi. Le righe della matrice sono le osservazioni o casi; le colonne sono i campi o variabili. Con frame$variable si vuol dire di estrarre la variabile chiamata variable dal data.frame chiamato frame; frame[1,] significa prendere la prima riga, mentre frame[,3], prendere la terza colonna e così via. L’espressione summary(frame$variable) trova tutti i valori della variabile variabile contenuti nel data.frame chiamato frame. Così summary(frame[,3]), trova tutti i valori della colonna 3.
library (stats)
library(tseries)
library(lattice)
#library(graphics)
#getwd()
#setwd(“E:/R-2.12.2/bin/i386”)
# Se conosco dove è memorizzato il file con i dati da analizzare e la sua struttura
# utilizzo questi scripts iniziali
#as=read.csv(“As-Carlina.csv”)
#as1=as[,5]
#leggo la quinta colonna del data.frame: As-Carlina.csv dove c’è appunto yt
#as1=ts(as1) # considero as1 una serie storica
#ts.plot(as1) # plotto as1
Introdurremo invece direttamente la Serie yt o as1
7 – ECCO QUELLO CHE FAREMO CON R: ‘LETTURE’ SUI PROCESSI (‘CACCIA AI RESIDUI’ compresa)
ECCO QUELLO CHE FAREMO CON R
RIORGANIZZAZIONE DELLA SERIE STORICA MENSILE LUNGA CINQUE ANNI, As1, IN DODICI COLONNE (mesi) E CINQUE RIGHE (anni) E BREVI LETTURE SUCCESSIVE
Il primo passo è riorganizzare la serie storica mensile della durata di 5 anni (5×12=60 mesi), in 12 colonne (mesi) e 5 righe (anni).
In ogni colonna ci sono 5 valori di ogni mese: nella prima, i 5 valori di gennaio, nella seconda, i 5 di febbraio e così via, Questo insieme costituisce il file as1.ts1. Per costruire as1.ts1 si può con R operare in almeno due modi. Una volta costituita la classificazione as1.ts1, si usa la funzione ts che permette poi tramite la subas, di meccanizzare con un for il calcolo delle dodici medie riferite ad ogni mese per i 5 anni (vedere dopo).
In sintesi con ts, che ha come argomenti: file, start e frequency, raggruppo i dati con i valori di ogni mese nella stessa colonna. Nella tabella appaiono il nome dei mesi su ogni colonna e il nome degli anni ad ogni riga; siamo così in grado di prendere i cinque dati di ogni mese (uno ogni dodici) per farne la media.
as1.ts1=ts(as1,start=1989,frequency=12)
Questa espressione fa anche la media di ogni colonna?
subas=as1.ts1[seq(1, length(as1), by=12)]
subas raccoglie i dati di gennaio per i 5 anni e ne fa la media(0.064); per ulteriori elaborazioni si può automatizzare con for.
Con for ottengo le 12 medie di ogni mese per 5 anni, mettendo un i al posto di 1 nell’argomento.
Guardiamo come.
mediamesi=c()
for(i in 1:12){mediamesi[i]=mean(as1.ts1[seq(i,length(as1),by=12)])}
ts.plot(mediamesi)
Se togliamo dal vettore mediamesi la media di as1, si ottiene una sorta di Effetto Stagionale mensile.
Mediamesi0=c()
Mediamesi0 =(mediamesi – mean(as1)) # da errore!
ts.plot(mediamesi0) # da errore! In effetti (vedere gli scripts al termine), non so perchè, sono necessarie variabili intermedie.
Vedremo dopo altri modi per il calcolo dell’Effetto Stagionale attraverso una Media Mobile e la funzione filter su as1, ambedue di ordine 12, modificando la stessa as1 o yt, in Mbt e asf12 di 12 termini più corte rispettivamente, contenenti ambedue almeno TREND lin.+ Ciclo (il random plausibilmente si cancellerebbe nel processo). La serie originale era pensata costituita da componente stagionale + TREND_ lin. + ciclo + random.
Calcolo la Media Mobile di ordine 12 su yt o as1; trovo la serie Mbt di 12 termini più corta, che è yt smussata della stagionalità, che serve a calcolare l’Effetto Stagionale, passando attraverso la sottrazione yt – Mbt , chiamata STRD (stagionalità più random: Tabella 1, colonna 7, APPENDIX 3).
yt=as.vector(yt): n=length(yt); Mbt=c()
for(t in 7:n){Mbt[t] = (yt[t-6]/2+yt[t-5]+yt[t-4]+yt[t-3]+yt[t-2]+yt[t-1]+yt[t]+yt[t+1]+yt[t+2]+yt[t+3]+yt[t+4]+yt[t+5]+(yt[t+6])/2)/12}
Mbt # di 12 termini più corta: 6 NA all’inizio e 6 NA alla fine, in tutto 48 dati (yt o as1 erano 60)
Mbt=Mbt[7:54]# elimino da Mbt gli NA; se i dati iniziali iniziavano da gennaio, Mbt inizia da un luglio e termina a un giugno
In alternativa applico il filter di ordine 12 su as1 o yt:
asf12=filter(yt, filter=rep(1/13,13)) # 12 o 13?
asf12
asf12=asf12[7:54] # elimino da asf12 gli NA
Le deboli differenze fra Mbt e asf12 è facile siano dovute alla Media Mobile manuale che è centrata.
Scorcio la as1 di 6 valori iniziali e finali per renderla lunga come Mbt e poi vi sottraggo Mbt:
STRD=as1[7:54] – Mbt # il primo valore di STRD corrisponde a luglio del primo anno.
Ciò significa: STRD= (ciclo+TREND+stagionalità+random) – (ciclo+TREND)=stagionalità+random; 60-12=48 termini.
Si calcola ora il Fattore Stagionale mensile (Tabella 1, colonna 8; 12 termini, APPENDIX 3) agendo con la funzione matrix su STRD e successivamente con colMeans: metto STRD (48 termini) sotto forma di matrice con dodici colonne (mesi) e 4 righe (anni)
stag = matrix(STRD, ncol=12, byrow=T)
Su questa matrice col comando colMeans posso trovare le 12 medie dei 4 valori, una per ogni mese, che metto in mediacol:
mediacol = colMeans(stag) # in mediacol rimangono i random?
Ordino le 12 medie ottenute, che iniziano da luglio del primo anno e terminano a giugno dell’anno successivo, da gennaio a dicembre:
mediacol=(mediacol[7:12],mediacol[1:6]) # Controllare se funziona!
mediacol # detto talora Fattore Stagionale
Copro poi i 5 anni ripetendo questi 12 valori:
ESAs = rep(mediacol,5) # Effetto stagionale di yt o as1
ESAs # serie lunga come yt o as1 originale
Dobbiamo ora togliere da yt o as1 l’Effetto Stagionale trovato per ottenere la serie iniziale destagionalizzata (stg, detta anche y1t o dst; Tabella 2, colonna 2) :
stg=c() #forse è meglio chiamala dst o y1t al posto di stg
# Di fatto questa istruzione stranamente dava errore; forse è necessario introdurre variabili intermedie (vedere scripts relativi dopo). Controllare meglio!
# dst <- c(as1–ESAs) # TREND+ciclo_random #ancora da rifletterci!
dst # è la serie originale destagionalizzata (in altre occasioni chiamata y1t). Di questa disegno il correlogramma: i dati sono autocorrelati; la statistica DW , per K= 1, N=60, rischio 0.05, cade a sinistra dell’intervallo dl-1.62 e si intravede la presenza di un TREND positivo (GRAF. N.4 a); dal periodogramma è sparito completamente il picco di frequenza 5 (periodo 60/5) dell’oscillazione stagionale (GRAF. N.4 b), presente invece nel periodogramma della serie originale (GRAF. N.2 b) e nell’ESAs (GRAF. N.3 b).
y1t=dst
6-7 LA ‘CACCIA’ AI RESIDUI
Potremmo tentare di togliere da dst o y1t (TREND+ciclo_random) i random, provando a perequare con una Media Mobile 3*3 (pesata 1,2,3,2,1) per cui l’yt_smussato verrebbe a contenere ciclo+TREND che, tolto da dst o y1t, dovrei ottenere i random, se le ipotesi iniziali fossero giuste (vedere il testo di questi scripts già in Blocco Note con i risultati relativi, nel paragrafo prima delle Appendici (SECONDA PARTE). Alcuni ricercatori infatti propongono medie mobili a tre o 5 termini pesati 12321, per eliminare i random! PROVIAMO invece il tentativo più classico che Segue:detrendizziamo linearmente la dst o y1t, sottoponendola ad una regressione lineare semplice (RLS)…
8 – INIZIO COPIA SCRIPTS DEL PROGRAMMA CENTRALE Vari commenti possibili e riflessioni alternative
INIZIANO GLI SCRIPTS DEL PROGRAMMA RELATIVO A TUTTO IL PROCESSO DESCRITTO E DISCUSSO IN PRECEDENZA
Da copiare sul Blocco Note con copia/incolla e poi sulla consolle di R (o direttamente su R). In generale i programmi scritti in R o si fanno girare scrivendo una istruzione dietro l’altra , oppure, per es., si copiano gli scripts sul Blocco Note od altro semplice programma di scrittura (anche quelli indirizzati ad R), con copia/incolla e poi sulla consolle di R.
Altro problema in R, quando si copiano programmi pronti dal Blocco Note, è quello di gestire la visione dei diversi grafici, man mano che il programma gira. In questo caso è necessario che il programma controlli i grafici nel senso, per es., di far fermare il programma all’apparire del grafico nella finestra grafica, nella attesa della pressione di un tasto. Per questo esiste un semplice comando, da inserire, per es., all’inizio degli scripts, che ha la sintassi: par(ask=T). Si può utilizzare in alternativa o insieme il comando par(mfrow=c(x,y) , che divide l’unica finestra grafica in x*y parti; x=2 e y=3, la finestra rimane divisa in 6 parti e può contenere 6 grafici e così via.
COMMENTO
Il seguente programma è stato utilizzato da prima nell’analisi della serie As originale, nel modo come era nato, cioè iniziando il lavoro con l’applicare la media mobile direttamente sulla serie originale, arrivando però ad una serie residuale che può non rispettare i criteri richiesti (rivedremo i passaggi). Questo primo modo è quello che per ora continua a venire presentato e commentato.
Per osservare il percorso che parte invece, forse più giustamente, dalla serie detrendizzata (il trend in una serie può ‘disturbare’ il computo dell’Effetto Stagionale?), basta sostituire nel vettore as1, invece dei valori originali, i valori della serie detrendizzata, nel nostro caso per es. copiati dai programmi del Mathematica di Wolfram (Appendix 5) o dall’altro post ‘Verso il periodogramma’, sempre dello stesso autore o… si rifaccia il conto. Basta togliere il cancelletto (#) all’as1 che riporta i valori della serie detrendizzata e ‘cancellettando’ invece i valori dell’as1 che riporta quelli della serie originale (e viceversa). I risultati ipoteticamente dovrebbero migliorare. Proviamo.
Col tempo e la pazienza è possibile che riporti, in un link, il programma in pdf che, in as1, ha i suoi valori detrendizzati, con più di una decina di grafici relativi, con risultati e commenti! Vedere sopra la prima versione.
#alfa=-pi/2 -> 270°; alfa=-1.175 rad (cioè -100°) -> 260°
#INIZIO FUNCTION
PRDGRAM<- function(y1,n1,m1) {
# VALORI DEL PARAMETRO ak
a0=c(); k=0; a0=0;
for(t in 1:n1){a0=a0+y1[t]*cos(2*pi*t*k/n1)}
a0
a0=a0*2/n1;a0=a0/2
a0
a=c();a[1:m1]=0;
for(k in 1:m1) {
for(t in 1:n1){
a[k]=a[k]+y1[t]*cos(2*pi*t*k/n1)}}
a=2*a/n1
# vALORI DEL PARAMETRO bk
b=c();b[1:m1]=0;b0=0;k=0
for(k in 1:m1) {
for(t in 1:n1){
b[k]=b[k]+y1[t]*sin(2*pi*t*k/n1)}}
a <- as.vector(a)
for(i in 1:m1){
if (abs(a[i]) < 1e-10) a[i]=0 else a[i]=a[i]}
a
for(i in 1:m1){
if (abs(b[i]) < 1e-10) b[i]=0 else b[i]=b[i]}
b=2*b/n1
b
# AMPIEZZE
#ro[1:m1]=0
ro <- sqrt(a^2 +b^2)
for(i in 1:m1){
if (abs(ro[i]) < 1e-10) ro[i]=0 else ro[i]=ro[i]}
# CALCOLO DELLA FASE DI OGNI ARMONICA
# RIPORTANDO IL VALORE AL QUADRANTE GIUSTO
f2=c()
f2[1:m1]=0
for(i in 1:m1){
f2[i] <- abs(a[i]/b[i])
f2[i] <- atan(f2[i])*180/pi}
f2 =as.vector(f2)
f2
#f2[1:m1]=0 un f2[1:m1] di troppo!
phi <- c()
for(i in 1:m1){
# f2 <- abs(a[i]/b[i]);
# f2 <- atan(f2)*180/pi;
if(b[i]>0 & a[i]>0) phi[i] = f2[i];
if(b[i]<0 & a[i]>0) phi[i] = 180-f2[i];
if(b[i]<0 & a[i]<0) phi[i] = 180+f2[i];
if(b[i]>0 & a[i]<0) phi[i] = 360-f2[i];
if(b[i]==0 & a[i]==0) phi[i] = 0;
if((b[i]<0 & b[i]>0) | a[i]==0) phi[i]=0;
if(b[i]==0 & a[i]>0) phi[i]=90;
if(b[i]==0 & a[i]<0) phi[i]=360-90
}
# PHI FASE ARMONICHE
phi=as.vector(phi)
phi
param_a <-a
param_b <-b
ampiezza <- ro
fase <- phi
# Qui, al termine della function si pone il valore di un’unica
# variabile che esce o, se escono più variabili, si usa
# un data.frame: data=data.frame(x1,x2,…).
# Ogni chiamata alla function permette di includere l’unica
# variabile o i data nel nome della chiamata:
# es. periodxx=nome.function(x1,x2,…)
data <-data.frame(a,b,ro, phi)
data
# questa matrice esce dalla function e viene ‘raccolta’ nella variabile nomexx (es.,periodxx)
}
#FINE FUNCTION
#Per richiamare la function:
#nomexx = PRDGRAM(Nome_var_vettore dati, numerosità del campione, numero di armoniche da cercare)
yt=as1
yx=as1
nx=length(yt)
#periodogramma yt
if (nx/2== nx%%2) mx=nx/2-1 else mx=(nx-1)/2 #da controllare se non sia necessario uno swap!
period_as1= PRDGRAM(yx, nx ,mx)
#par(mfrow=c(1,4))
#plot(a, xlab="Armoniche = N° osc. in n dati")
#plot(b, xlab="Armoniche = N° osc. in n dati")
period_as1 # tabella dei dati in uscita: ak, bk, ampiezze, fasi
# Con questa tabella si costruiscono le formule analitiche delle armoniche
period_as1$ro # vettore delle ampiezze
plot(period_as1$ro,type="l",main="GRAF. N.2; a-period_yt",
xlab="Armoniche = N° oscill. in n dati", ylab="ampiezza")
par(mfrow=c(1,4))
plot(period_as1$a,ylab="Parametro a")
plot(period_as1$b,ylab="Parametro b")
plot(period_as1$ro,type="l",main="PERIODOGRAMMA di as1",
xlab="Armoniche = N° osc. in nx dati", ylab="ampiezza")
plot(period_as1$phi,type="l", ylab="Fase")
#Per vedere i risultati trasferiti dalla consolle di R in pdf
#del precedente frammento di programma cliccare sotto:
As1_corr_R - P. Pistoia
par(mfrow=c(1,1))
as1.ts1=ts(as1,start=1989,frequency=12)
subas=as1.ts1[seq(1,length(as1),by=12)]
#-----------------------------------------------
# Gli scripts che riguardano il calcolo delle variabili vettoriali mediamesi e Mmesio per ora sono esclusi.
#mediamesi=c()
#for(i in 1:12){mediamesi[i]=mean(as1.ts1[seq(i,length(as1),by=12)])}
#ts.plot(mediamesi,main”mediamesi in 5 anni”)
#Mmesi0=c()
#a=mediamesi
#b=mean(as1)
#c=a-b
#Mmesi0=c () 12 valori medi meno la media serie originale; una specie di Effetto Stagionale
#Mmesi0=mediamesi – mean(as1)
#ts.plot(Mmesi0) # da controllare: Effetto Stagionale da confrontare con mediacol
#acf(Mmesi0, main=”CORR_Mmesi0″)
#Mmesi0 # da confrontare con mediacol
#—————————————————————————–
yt=as1
yt=as.vector(yt); n=length(yt); Mbt=c()
for(t in 7:n){Mbt[t] = (yt[t-6]/2+yt[t-5]+yt[t-4]+yt[t-3]+yt[t-2]+
Sembra che in questo processo CLRD (residui) non siano random e siano correlati (da provare altri tests). Proviamo però a fare altre misure di controllo. Se è così percorriamo altre vie già accennate. Possiamo partire col detrendizzare la serie originale as1, rendendola nelle previsioni stazionaria, e procedere con gli stessi scripts già usati.
Se ai dati originali di as1 sostituiamo i dati originali senza però il trend rettilineo (serie originale detrendizzata, nelle previsioni resa stazionaria), possiamo vedere che cosa accade. In effetti sembrerebbe che, se invece partiamo coll’applicare una media mobile di ordine 12 su una serie non stazionaria, si possa arrivare a questo risultato.
Se si parte con una detrendizzazione (serie stazionaria) e poi si applica la media mobile per trovare gli Effetti Stagionali, che togliamo dalla serie originale, e si procede con successiva detrendizzazione su serie_originale- Eff. Stag., si prevede un aumento dell’ R-quadro e forse un risultato più idoneo.
Si fa prima una regressione sulla serie di partenza; attraverso una media mobile si cercano gli Effetti Stagionali che togliamo dalla serie originale (la non stazionarità può disturbare gli effetti stagionali), ottenendo la serie originale destagionalizzata; si fa infine una seconda regressione su questa differenza, cioè sulla serie destagionalizzata, che può contenere appunto TREND + CICLO_RANDOM, ricavando poi il CICLO_RANDOM (da verificare).
Altro percorso: analisi dei dati trimestrali della stessa serie as1.
9 – PRIMA PARTE IN SINTESI
PRIMA PARTE IN SINTESI
LA SERIE PEREQUATA Mbt, L’EFFETTO STAGIONALE ESAs, LA SERIE DESTAGIONALIZZATA y1t (dst), LA y1t SMUSSATA: ciclo+TREND (y1ts),
LA COMPONENTE CASUALE O RESIDUI
IL CORRELOGRAMMA, IL TEST DI DURBIN WATSON e di LINMUDHOLKAR
Dopo aver eliminato la componente stagionale (ESAs : APPENDIX3, TABELLA N.2, col.1) dalla serie originale yt (APPENDIX3, TABELLA N.1, col.5) sottraendo yt – ESAs, si ottiene la serie destagionalizzata (dst ovvero y1t: APPENDIX3, TABELLA N.2, col.2). In questa serie sanno rimasti gli eventuali ciclo, TREND e la componente random. Sottopongo quest’ultima al programma CORR : i dati sono autocorrelati positivamente (la statistica di Durbin Watson , per k= 1, N=60 e rischio 0.05, cade a sinistra dell’intervallo dl-du (1.55-1.62) e si nota la presenza un TREND positivo (GRAF. N.4 a); dal periodogramma è completamente scomparso il picco di frequenza 5 (periodo 60/5) dell’oscillazione stagionale (GRAF. N.4 b), presente invece nel periodogramma della serie originale (GRAF. N.2 b) e nell’ESAs (GRAF. N.3 b). Leggere Appendice 1.
Smussiamo la serie y1t o dst con una media mobile pesata 3*3 (1,2,3,2,1), per eliminare la componente casuale. Si ottiene così la serie y1ts (CLTR : APPENDIX3, TABELLA N.2, col.3) che potrebbe contenere nelle previsioni ciclo e TREND (CLTR). Sottraendo da y1t o dst (ciclo+TREND+Random) la serie y1ts che potrebbe contenere ciclo+TREND si dovrebbe ottenere la componente casuale o serie random. Testando tale serie col programma CORR, risulta che essa è rumore di fondo (white noise), avvalorando il processo usato fino a questa fase. Infatti la DW, per k=1, n=60 e alfa =0.05, ha valore 2.57 (vedere tabella Appendice 2) per cui esce dall’intervallo ricavato dalle tabelle dl-du (1.55-1-62): assenza di correlazione interna. la statistica di LIN-MUDHOLKAR, per la gaussiana, per alfa=0.05 e r=+/- 0.403 ricavato dalle tabelle, ha il valore -0.0416, cioè cade all’interno dell’intervallo di r, per cui non posso rifiutare l’ipotesi nulla: la distribuzione dei residui così calcolati è da considerarsi gaussiana. Forse è proprio l’effetto di non aver esplicitata la serie CLTR con il calcolo del TREND a favorire la compatibilità dei residui alle ipotesi iniziali.
MODELLO DI REGRESSIONE LINEARE SEMPLICE (RLS) E TESTS RELATIVI.
ADEGUAMENTO DEL MODELLO DI REGRESSIONE ALLA POPOLAZIONE. COEFFICIENTI DELLA RETTA ED R-q
TEST SU R-q E LA F DI FISHER , TESTS SUI COEFFICIENTI DELLA RETTA, INTERVALLO DI CONFIDENZA.
RESIDUO DELLA REGRESSIONE E L’AFFIDABILITA’.
Applichiamo invece a y1t o y1ts (APPENDIX3, TABELLA N.2, col.2; TABELLA N.2, col.3) ) un modello di regressione per separare il TREND dai loro contenuti. Proviamo una regressione lineare con la sola variabile, il tempo, misurato in mesi (un solo regressore, k1=1 nelle tabelle DW), senza preoccuparci per ora se tale modello sia idoneo. Lo controlleremo dall’analisi dei residui. Se sono rispettate le assunzioni di linearità, una buona misura dell’adeguamento del modello lineare ai dati è il Coefficiente di Determinazione R-quadro. La sua radice quadrata R è il Coefficiente di correlazione di Pearson detto anche Multiple-R. Se R-q è 1, significa che tutte le osservazioni cadono sulla retta di regressione; se zero, nessuna associazione lineare fra le variabili, anche se può esserci una relazione non lineare. R-q può così essere interpretato come la proporzione della variazione di y ‘spiegata’ dal modello , come precisato in altre occasioni. Su y1t o su y1ts, si opera con una regressione lineare calcolando bo e b1 ed ottenendo in ambedue i casi, come era prevedibile, differendo le due serie per la sola componente casuale, la stessa retta di regressione seguente (APPENDIX3, TABELLA N.3, col.8 e APPENDIX3, TABELLA N.4, col.3 per i valori previsti):
y_predetto = TREND = TREND’ = 0.051 + 0.00005*t
Vedere APPENDIX3, TABELLA N.3, col.5, per i risultati intermedi al fine del cacolo dei coefficienti della retta.
Nel nostro caso R-q = 0.44, cioè il modella spiega il 44% della variazione complessiva della variabile dipendente. Per controllare l’ipotesi nulla che nella popolazione non esista relazione lineare (R-q_pop.=0), si procede con l’analisi della varianza. Per tutti i particolari dei ‘conti’ che seguono vedere, per es., il Post ‘Un percorso verso il periodogramma’ su questo stesso BLOG. Seguendo le indicazioni riportate nel paragrafo relativo a questo argomento nel Post su nominato, si ottiene la seguente tabella:
GL SOMMA DEI QUADRATI MEAN SQUARE
Variazione di regressione 1 0.00435 0.00435
Variazione residuale 58 0.00559 0.000096
TOT 0.00994
da cui: Somma quadrati reg./Somma quadrati tot = 0.44, cioè R-quadro.
La statistica F di Fisher che permette di saggiare l’ipotesi nulla: R-quadro pop.=0, è 0.00435/0.000096 = 45.31, da cui, riportata sulle tavole con 1 e 58 gradi di libertà (GL), si ricava una significanza per F minore di 0.00001, per cui si respinge l’ipotesi nulla e nella popolazione esisterà con alta probabilità una relazione lineare.
Procedendo ancora a prove incrociate si può testare l’ipotesi che b1_pop. =0; si calcola la statistica T per b1: pendenza/errore standard_pend, ottenendo ERb1=7.31*10^-5 perché b1=0.000492, risulta T=6.73, che dalle tabelle relative per 58 gradi di libertà (GL=N-2) si ha una significanza per T di 0.0000..<<0.05, per cui si respinge l’ipotesi nulla che la pendenza della popolazione sia zero (quindi esiste dipendenza lineare).
Procedendo, nell’intervallo di confidenza al 95% per la pendenza non potrà allora il valore zero. Infatti calcolando ESb1 come suggerito da altri interventi (0.000073), l’intervallo di confidenza al 95% per beta1 risulta (con 58 GL):
b1-1.96*ESb1 <= beta1 <= b1+ 1.96*ESb1
0.00492-0.00014 <= beta1 <= 0.00492+0.00014
0.00035 <= beta1 <=0.00063
Si vede chiaramente come i vari tests, se affidabili, confermano la presenza di un trend lineare nei dati.
Togliendo da y1t la serie del trend, si otterrà la serie CLRD ( APPENDIX3, TABELLA N.4, col.4) con l’eventuale ciclo + la componente casuale (random) I residui della regressione, per il modo con cui abbiamo proceduto, sono proprio i valori della serie CLRD. E’ prevedibile che questa serie, se davvero includerà una componente ciclica significativa,non risulterà rispetterà almeno qualche condizione fra quelle ipotizzate sui residui (indipendenza, varianza costante…). procederemo ad investigare questa serie sui residui. Applicando ad essi il programma CORR, otteniamo il grafico, GRAF. N.5 a) correlogramma) e 5b (periodogramma), il test per l’indipendenza di Durbin Watson e quello per la normalità di Lin Mudholkar. Il valore di DW è risultato 1.378, che (N=60, K’=1 e alfa =0.05) esce a sinistra dell’intervallo 1.55-1.62 e quindi l’autocorrelazione è positiva, mentre il test per la gaussiana (rischio 0.05, N=60, r=+/-0.403, fornisce rc=-0.0298, cioè all’inteno dell’intervallo, per cui non posso rifiutare l’ipotesi nulla (la serie ha distribuzione gaussiana). Graficando i residui standardizzati con la variabile pred pure standardizzata, si ottiene il GRAF. N. 6 a dove non appaiono patterns evidenti. Dal GRAF. N.6 b invece, ottenuto riportando i residui per ogni unità di tempo, si evidenzia una qualche variazione della varianza dei residui (eteroscedasticità, variazione a clessidra). Allora i tests che fanno riferimento al comportamento della popolazione universo (in particolare gli F-tests) possono non essere affidabili e quindi incerto il modello di regressione usata.
Al termine dell’analisi con un modello di regressione lineare semplice, tenteremo ulteriori approfondimenti alla ricerca di un maggiore R-quadro, ma specialmente di una maggior concordanza dei residui alle condizioni iniziali (linearità, normalità, indipendenza, omoscedasticità).
i
10 – SECONDA PARTE IN SINTESI
SECONDA PARTE IN SINTESI: UN ALTRO TENTATIVO SULLA CACCIA AI RESIDUI (senza passare attraverso una regresssione)
SCRIPTS IN BLOCCO NOTE: DA COPIARE DIRETTAMENTE SULLA CONSOLLE DI R
# Intanto trascriviamo nel vettore yt i 60 dati della conc. As da cui partire. Impariamo poi a calcolare con R gli altri 5 vettori dati che faranno parte dell'analisi della nostra serie
# reale e quindi della nostra esercitazione. Calcoliamo come primo vettore Mt (media mobile di ordine 12 su yt.
yt=c(.033,.043,.051,.059,.061,.063,.053,.036,.046,.056,.063,.048,.053,.043,.066,.053,.082,.06,.08,.076,.056,.036,.05,
.053,
.056,.058,.061,.063,.065,.068,.0815,.095,.079,.063,.069,.074,.08,
.0765,.073,.0695,.066,.093,.083,.073,.063,.074,.067,.06,.086,.08,.073,.067,.089,.064,.087,.079,.07,.065,.06,.063)
t=1
#Come primo passo grafichiamo i dati e osserviamo se ci sono regolarità all'interno (trend, oscillazioni), precisiamo le ipotesi con un correlogramma ed un periodogramma, I dati sono mensili: Ipotizziamo comunque una oscillazione di periodo 12.
# Calcoliamo, come primo vettore, Mt (media mobile centrata e pesata di ordine 12 su yt).
yt=as.vector(yt) ; n=length(yt); Mt=c()
for(t in 7:n){Mt[t] = (yt[t-6]/2+yt[t-5]+yt[t-4]+yt[t-3]+yt[t-2]+
yt[t-1]+yt[t]+yt[t+1]+yt[t+2]+yt[t+3]+yt[t+4]+yt[t+5]+(yt[t+6])/2)/12}
Mtc=Mt[7:54]
mt=filter(yt,filter=rep(1/13,13))
# calcolo della Mm col comando filter di R: confrontare i due risultati
mt #OK
# in Mt ci sono i 48 (60-12) dati Media mobile di yt, da cui costruisco i 12 Fattori Stagionali (FStag)
facendo la media dei 4 gennaio, dei 4 febbraio ecc. a partire da luglio, perchè Mt iniziava con luglio.
FSTag0 = matrix(Mtc, ncol=12, byrow=T)
# matrice di 4 righe (valori dei 12 mesi dei 4 anni) e 12 colonne con in ognuna le 4 conc. dei mesi dello stesso nome a partire da un luglio.
FStag1=colMeans(FSTag0)
# in FStag1 trovo le 12 medie dei 4 mesi dello stesso nome (inizio luglio, fine giugno)
FStag=c(FStag1[7:12], FStag1[1:6]) # da controllare! Ordino da gennaio. OK
ESAs=rep(FStag,5) # EFFETTO STAGIONALE As
ESAs # 60 dati
Yt1=yt-ESAs # Ciclo+Trend+Random
Yt1 # 60 dati
Yt1c=Yt1[3:58]
Yt1s=c()
for(i in 1:60){Yt1s[i]=(Yt1[i-2]+2*Yt1[i-1]+3*Yt1[i]+2*Yt1[i+1]+
Yt1[i+2])/9}
Yt1s=as.vector(Yt1s) # smusso Yt1 con Mm 3*3
ns=length(Yt1s) # più corto di 4 elementi
Yt1s # yt1 senza random; cioè Ciclo+Trend
par(ask=T)
Yt1s=Yt1s[3:(ns-2)]
RD=Yt1c-Yt1s # forse si tratta solo di random: il Ciclo?
#Riportiamo in una tabella 1 5 vettori dell'analisi su yt
#data <- data.frame(t,yt,ESAs,Yt1,RD)
# Facciamo i 5 correlogrammi dei vettori trovati: yt, ESAs, Yt1, Yt1s, RD
coyt=acf(yt)
coyt
coESAs=acf(ESAs)
coESAs
coYt1=acf(Yt1)
coYt1s=acf(Yt1s)
coYt1s
coRD=acf(RD)
coRD
# Interessante abbinare il correlogramma con il periodogramma e da controllare i correlogrammi con il programmino scritto dall'autore
RISULTATI DEL PROGRAMMA PRECEDENTE (come si vede gira senza errori!)
> # Interessante abbinare il correlogramma con il periodogramma.
> # Intanto trascriviamo nel vettore yt i 60 dati della conc. As da cui partire. Impariamo poi a calcolare con R gli altri 5 vettori dati che faranno parte dell'analisi della nostra serie
# reale e quindi della nostra esercitazione. Calcoliamo come primo vettore Mt (media mobile di ordine 12 su yt.
>
> yt=c(.033,.043,.051,.059,.061,.063,.053,.036,.046,.056,.063,.048,.053,.043,.066,.053,.082,.06,.08,.076,.056,.036,.05,
+ .053,
+ .056,.058,.061,.063,.065,.068,.0815,.095,.079,.063,.069,.074,.08,
+ .0765,.073,.0695,.066,.093,.083,.073,.063,.074,.067,.06,.086,.08,.073,.067,.089,.064,.087,.079,.07,.065,.06,.063)
>
> t=1
>
> #Come primo passo grafichiamo i dati e osserviamo se ci sono regolarità all'interno (trend, oscillazioni), precisiamo le ipotesi con un correlogramma ed un periodogramma, I dati sono mensili: Ipotizziamo comunque una oscillazione di periodo 12.
>
> # Calcoliamo, come primo vettore, Mt (media mobile centrata e pesata di ordine 12 su yt).
>
> yt=as.vector(yt) ; n=length(yt); Mt=c()
> for(t in 7:n){Mt[t] = (yt[t-6]/2+yt[t-5]+yt[t-4]+yt[t-3]+yt[t-2]+
+ yt[t-1]+yt[t]+yt[t+1]+yt[t+2]+yt[t+3]+yt[t+4]+yt[t+5]+(yt[t+6])/2)/12}
> Mtc=Mt[7:54]
>
> mt=filter(yt,filter=rep(1/13,13)) # 13 o 12?
> # calcolo della Mm col comando filter di R: confrontare i due risultati
> mt #OK
Time Series:
Start = 1
End = 60
Frequency = 1
[1] NA NA NA NA NA NA
[7] 0.05115385 0.05192308 0.05369231 0.05384615 0.05561538 0.05553846
[13] 0.05684615 0.05861538 0.06015385 0.05938462 0.05892308 0.05815385
[19] 0.05876923 0.05915385 0.06053846 0.06030769 0.06123077 0.06015385
[25] 0.06180769 0.06296154 0.06319231 0.06373077 0.06626923 0.06811538
[31] 0.07019231 0.07176923 0.07292308 0.07357692 0.07380769 0.07596154
[37] 0.07711538 0.07646154 0.07400000 0.07361538 0.07392308 0.07323077
[43] 0.07415385 0.07415385 0.07388462 0.07342308 0.07492308 0.07476923
[49] 0.07430769 0.07400000 0.07376923 0.07392308 0.07284615 0.07253846
[55] NA NA NA NA NA NA
>
> # in Mt ci sono i 48 (60-12) dati Media mobile di yt, da cui costruisco i 12 Fattori Stagionali (FStag) facendo la media dei 4 gennaio, dei 4 febbraio ecc. a partire da luglio, perchè Mt iniziava con luglio.
> FSTag0=matrix(Mtc, ncol=12, byrow=T)
> # matrice di 4 righe (valori dei 12 mesi dei 4 anni) e 12 colonne con in ognuna le 4 conc. dei mesi dello stesso nome a partire da un luglio.
> FStag1=colMeans(FSTag0)
> # in FStag1 trovo le 12 medie dei 4 mesi dello stesso nome (inizio luglio, fine giugno)
> FStag=c(FStag[7:12], FStag1[1:6]) # da controllare! Ordino da gennaio. OK
> ESAs=rep(FStag,5) # EFFETTO STAGIONALE As
> ESAs # 60 dati
[1] 0.06147115 0.06221154 0.06285577 0.06317308 0.06323077 0.06334615
[7] 0.05878846 0.05965385 0.06022115 0.06050962 0.06085577 0.06113462
[13] 0.06147115 0.06221154 0.06285577 0.06317308 0.06323077 0.06334615
[19] 0.05878846 0.05965385 0.06022115 0.06050962 0.06085577 0.06113462
[25] 0.06147115 0.06221154 0.06285577 0.06317308 0.06323077 0.06334615
[31] 0.05878846 0.05965385 0.06022115 0.06050962 0.06085577 0.06113462
[37] 0.06147115 0.06221154 0.06285577 0.06317308 0.06323077 0.06334615
[43] 0.05878846 0.05965385 0.06022115 0.06050962 0.06085577 0.06113462
[49] 0.06147115 0.06221154 0.06285577 0.06317308 0.06323077 0.06334615
[55] 0.05878846 0.05965385 0.06022115 0.06050962 0.06085577 0.06113462
> Yt1=yt-ESAs # Ciclo+Trend+Random
> Yt1 # 60 dati
[1] -0.0284711538 -0.0192115385 -0.0118557692 -0.0041730769 -0.0022307692
[6] -0.0003461538 -0.0057884615 -0.0236538462 -0.0142211538 -0.0045096154
[11] 0.0021442308 -0.0131346154 -0.0084711538 -0.0192115385 0.0031442308
[16] -0.0101730769 0.0187692308 -0.0033461538 0.0212115385 0.0163461538
[21] -0.0042211538 -0.0245096154 -0.0108557692 -0.0081346154 -0.0054711538
[26] -0.0042115385 -0.0018557692 -0.0001730769 0.0017692308 0.0046538462
[31] 0.0227115385 0.0353461538 0.0187788462 0.0024903846 0.0081442308
[36] 0.0128653846 0.0185288462 0.0142884615 0.0101442308 0.0063269231
[41] 0.0027692308 0.0296538462 0.0242115385 0.0133461538 0.0027788462
[46] 0.0134903846 0.0061442308 -0.0011346154 0.0245288462 0.0177884615
[51] 0.0101442308 0.0038269231 0.0257692308 0.0006538462 0.0282115385
[56] 0.0193461538 0.0097788462 0.0044903846 -0.0008557692 0.0018653846
> Yt1c=Yt1[3:58]
> Yt1s=c()
> for(i in 1:60){Yt1s[i]=(Yt1[i-2]+2*Yt1[i-1]+3*Yt1[i]+2*Yt1[i+1]+
+ Yt1[i+2])/9}
> Yt1s=as.vector(Yt1s) # smusso Yt1 con Mm 3*3
>
> ns=length(Yt1s) # più corto di 4 elementi
> Yt1s # yt1 senza random; cioè Ciclo+Trend
[1] NA NA -1.255983e-02 -6.694444e-03 -3.708333e-03
[6] -4.989316e-03 -9.090812e-03 -1.287073e-02 -1.140385e-02 -8.274573e-03
[11] -5.727564e-03 -8.419872e-03 -9.424145e-03 -1.017735e-02 -4.337607e-03
[16] -1.027778e-03 5.958333e-03 8.455128e-03 1.157585e-02 6.129274e-03
[21] -2.070513e-03 -1.060791e-02 -1.194979e-02 -9.530983e-03 -5.979701e-03
[26] -3.955128e-03 -2.004274e-03 -2.777778e-05 3.902778e-03 1.089957e-02
[31] 1.874252e-02 2.179594e-02 1.809615e-02 1.216987e-02 1.027244e-02
[36] 1.208013e-02 1.424252e-02 1.326709e-02 1.032906e-02 9.861111e-03
[41] 1.273611e-02 1.806624e-02 1.824252e-02 1.524038e-02 1.026282e-02
[46] 7.836538e-03 7.827991e-03 9.913462e-03 1.368697e-02 1.393376e-02
[51] 1.377350e-02 1.130556e-02 1.384722e-02 1.478846e-02 1.779808e-02
[56] 1.546261e-02 1.159615e-02 5.836538e-03 NA NA
>
> par(ask=T)
>
> Yt1s=Yt1s[3:(ns-2)]
>
> RD=Yt1c-Yt1s # forse si tratta solo di random: il Ciclo?
>
> #Riportiamo in una tabella 1 5 vettori dell'analisi su yt
>
> #data <- data.frame(t,yt,ESAs,Yt1,RD)
>
> # Facciamo i 5 correlogrammi dei vettori trovati: yt, ESAs, Yt1, Yt1s, RD
> coyt=acf(yt)
Aspetto per confermare cambio pagina...
> coyt
Autocorrelations of series ‘yt’, by lag
0 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10
1.000 0.541 0.395 0.223 0.302 0.221 0.330 0.281 0.150 0.102 0.150
11 12 13 14 15 16 17
0.248 0.255 0.308 0.197 0.099 -0.006 0.042
> coESAs=acf(ESAs)
Aspetto per confermare cambio pagina...
> coESAs
Autocorrelations of series ‘ESAs’, by lag
0 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10
1.000 0.542 0.187 -0.111 -0.349 -0.460 -0.455 -0.423 -0.309 -0.102 0.146
11 12 13 14 15 16 17
0.433 0.800 0.434 0.150 -0.088 -0.276 -0.362
> coYt1=acf(Yt1)
Aspetto per confermare cambio pagina...
> coYt1s=acf(Yt1s)
Aspetto per confermare cambio pagina...
> coYt1s
Autocorrelations of series ‘Yt1s’, by lag
0 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12
1.000 0.908 0.757 0.610 0.519 0.457 0.396 0.326 0.271 0.256 0.277 0.317 0.335
13 14 15 16 17
0.321 0.263 0.198 0.145 0.123
> coRD=acf(RD)
Aspetto per confermare cambio pagina...
> coRD
Autocorrelations of series ‘RD’, by lag
0 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10
1.000 -0.308 -0.166 -0.187 0.222 -0.198 0.195 0.066 -0.089 -0.097 0.014
11 12 13 14 15 16 17
0.004 -0.029 0.147 0.043 -0.114 -0.071 0.046
> # Interessante abbinare il correlogramma con il periodogramma: da fare.
L’EPILOGO
SEGUONO ULTERIORI APPROFONDIMENTI:
APPLICAZIONE DI UNA REGRESSIONE LINEARE MULTIPLA (RLM) OPPORTUNA (variabili "dummy").
COME CALCOLARE LA F DI FISHER NELLE REGRESSIONI RLM.
COME CALCOLARE L'ERRORE STANDARD SUI COEFFICIENTI DI REGRESSIONE NELLA RML
COME SI APPLICA UNA REGRESSIONE LINEARE MULTIPLA PESATA (RLMP)
CHI VOLESSE ESERCITARSI SU ESEMPI RELATIVI AL CALCOLO MATRICIALE APPLICATO ALL'ANALISI DI DATI SPERIMENTALI CERCARE IN QUESTO SITO "TIPS DI SCIENZA" (in particolare sui "conti" relativi alla regressione lineare multipla (MLR).
LO SCRITTO CHE SEGUE E' L'ULTIMA TRANCE DELL'ARTICOLO ORIGINALE CHE RIGUARDA GLI ULTERIORI APPROFONDIMENTI,ELENCATI SOPRA, SCRITTO ANCORA DALLO SCRIVENTE, RIVISITATO E INTERPRETATO CON R IN QUESTO POST. I RIFERIMENTI COME 1.1.2.2 ECC. RIGUARDANO RIMANDI A SUOI PARAGRAFI SPECIFICI. DATA LA NATURA A 'ZIBALDONE LEOPARDIANO DISPERSO' DI QUESTO LAVORO A GETTO ROBINSONIANO CI PROPONIAMO DI INSERIRE LA SECONDA PARTE DELL'ORIGINALE PRIMA DELLE APPENDICI. DOVREMMO SCANNERIZZARLO MEGLIO!
11-L'EPILOGO
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GRAF. N.9
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12 -APPENDICE1
APPENDICE1
Il correlogramma ed il test di Durbin-Watson. ([3], 949-953)
Ammettiamo che il lettore conosca il Coefficiente di Correlazione lineare di Pearson, ovvero date N paia di osservazioni su due variabili X e Y, tale Coefficiente di Correlazione fra esse e dato:
Quest’idea viene trasferita alle serie storiche per vedere se osservazioni successive sono correlate.
Date N osservazioni X1, X2,………Xn , in una serie storica discreta possiamo considerare N-1 paia di osservazioni (X1,X2), (X2,X3), . . . ,(X(n-1),Xn), le cui prime osservazioni di ogni paio costituiscono la prima variabile e le seconde, la seconda variabile. Se si applica la formula precedente, dove Xi sarebbe Xt e Yi sarebbe Y(t+1), mentre Xm sarebbe la media della prima variabile (da t=1 a t=N-1) e Ym sarebbe la media della seconda variabile (da t=2 a t=N, in ambedue i casi il numero degli elementi sarebbe N-1. Si otterrebbe una formula complessa con due medie diverse che vengono invece calcolate ambedue sulla serie originaria di numerosita N. Si usa cosi la formula approssimata scritta sotto, estesa al caso in cui si voglia trovare la correlazione tra serie di osservazioni a distanza H fra loro (slittate di h termini o di lag h)
I coefficienti di auto-correlazione rh , dove h=0,1,2…q e q è minore ad uguale a (N-2)/2, sono coefficienti di correlazione, calcolati per ogni valore di h, che misurano la concordanza o la discordanza tra i valori di una serie storica e quelli della stessa però slittati di h unità di tempo (lag h), consentendo di analizzare la sua struttura interna, ossia i legami fra i termini della stessa ([8] 18-20).
rh = Σi[(y(t)-ym)(y(t+h)-ym)]/[(n-h)*Σj(y(t)-ym)^2/n)] dove i va da t=1…n-h e j va da t=1 … n
in alcuni testi viene abolito il fattore n/(n-h).
Tale formula presenta la semplificazione di poter utilizzare una media unica per le Yt (quella dei dati originali), presupponendo una situazione stazionaria ([8] pag.19 e [2] pag.133). In particolare r0 = 1 (lag h =0, nessun slittamento) e gli altri rh assumono valori fra +1 (completa concordanza) e -1 (totale discordanza). Il correlogramma è la rappresentazione grafica dei coefficienti di auto-correlazione in funzione degli slittamenti (lags h) e permette di vedere se la serie storica possiede qualche regolarità interna.
CENNI DI LETTURA DEI CORRELOGRAMMI
-I coeff. di autocorr. di dati random hanno distribuzione campionaria che può essere approssimata da una curva gaussiana con media zero ed errore standard 1//N. Questo significa che il 95% di tutti i coeff. di autocorr. , calcolati da tutti i possibili campioni estratti, dovrebbero giacere entro un range specificato da: zero +/- 1.96 errori standard. I dati cioè della serie saranno da considerarsi random se questi coefficienti saranno entro i limiti:
-1.96 (1/√n)≤ rh ≤ +1.96 (1/√n); la fascia dell’errore: +/- 2/√n
Per l’interpretazione dei correlogrammi vedere ([8] 20-25) da cui ricaviamo le seguenti informazioni.
– Una serie storica completamente casuale, cioè i cui successivi valori sono da considerarsi tutti indipendenti fra loro (non correlati), tutti i valori di rh (eccetto r0 che è sempre +1, correlazione della serie con se stessa) oscilleranno accidentalmente intorno allo zero entro la fascia dell’errore. Se l’idea iniziale era questa in effetti 5 su 100 valori di rh potrebbero superare la fascia dell’errore e se plotto il correlogramma, 19 su 20 valori di rh potrebbero cadere all’interno della fascia, ma ci si potrebbe aspettare che uno possa eesere significativo sulla media. Insomma anche se la serie è casuale, ogni tanto verso lag più elevati potrebbero apparire picchi significativi. Se abbiamo a che fare con un numero elevato di coefficienti, potrebbero apparire risultati non aspettati. Questo rende il correlogramma uno strumento di investigazione incerto.
– I coeff. di autocorr. per i dati stazionari (assenza di TREND) vanno velocemente a zero dopo il 4° o 5° lag di tempo e sono significativamente diversi da zero per i primi lag. Anche su correlogrammi, ai lags più bassi, si possono notare coefficienti di autocorrelazione positivi rapidamente decrescenti e per i lag successivi oscillazioni intorno allo zero. Ciò significa che esiste nella serie una persistenza di valori a breve termine, nel senso che se la grandezza in studio ha valore più elevato della media in un mese, lo sarà anche in uno o due mesi successivi e così per valori inferiori alla media.
-Se la serie storica presenta oscillazioni, anche il correlogramma tende ad assumere valori positivi e negativi, oscillando con lo stesso periodo della serie fino a smorzarsi ai lags più elevati. Se es. esiste un componente stagionale di periodo 12 mesi, nei dintorni del coefficiente di lag 12 ci sarà una zona significativamente diversa da zero.
– Nelle serie non stazionarie (presenza di TREND) i valori di rh non scendono velocemente a zero, ma si mantengono significativi per più valori del lag e solo se l’effetto del TREND è paragonabile alle altre eventuali relazioni presenti nei dati è possibile intuirle nel grafico (GRAFICO. N.2)
IL TEST DI DURBIN WATSON
Così la lettura dei correlogrammi talora può risultare ardua. Un modo veloce, affidabile e quantitativo per testare l’ipotesi che esista all’interno di una serie storica correlazione fra i suoi termini, cioè i termini non siano indipendenti, è somministrare alla serie il test di Durbin Watson ([8] 18-20), la cui statistica è espressa dalla formula:
d =∑ (ei – ei-1)2 /∑ ei2
La sommatoria al numeratore inizia dal 2° termine (i=2) e coinvolge ni termini . La statistica d varia da 0 a 4 e quando l’ipotesi nulla è vera (autocorrelazione assente) d dovrebbe essere vicino a 2. Il test permette di decidere di respingere l’ipotesi nulla, di accettarla o essere inconclusivo. Utilizzando la tabella opportuna (allegata a queste note) si ottengono i valori critici di dl e du che servono per la decisione: all’interno dell’intervallo dl-du, la situazione è incerta; a sinistra di dl , si respinge l’ipotesi nulla. Vedremo in seguito come si calcola d con R e come si usa la tabella.
Il programma CORR, scritto in Qbasic, riportato in nota, permette il calcolo dei coefficienti di autocorrelazione con l’errore (un qualsiasi programma di grafica permetterà di costruire il correlogramma) e il calcolo della statistica di D. W. Abbiamo già visto (vedere programminosul correlogramma) come operare anche con il linguaggio R.
13 – APPENDICE2
APPENDICE2
Programmi in Qbasic e tabelle
PROGRAMMA CORR (coefficienti di autocorrelazione, il test di Durbin Watson, il test di Lin Mudholkar, Analisi spettrale per il periodogramma
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GRAF. N.9
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14 – APPENDICE3
APPENDIX3
TABELLE DEI RISULTATI
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15 – APPENDICE4
APPENDIX4
ANALISI, CON IL LINGUAGGIO R, DELLA SERIE STORICA TRIMESTRALE RIVISITATA E AMPLIATA CON PERIODOGRAMMI E RISULTATI
Residual standard error: 0.008996 on 18 degrees of freedom Multiple R-squared: 0.4767, Adjusted R-squared: 0.4476 F-statistic: 16.4 on 1 and 18 DF, p-value: 0.0007524
Residual standard error: 0.007504 on 18 degrees of freedom Multiple R-squared: 0.5899, Adjusted R-squared: 0.5671 F-statistic: 25.89 on 1 and 18 DF, p-value: 7.671e-05
Far girare il precedente programma. Applicare a detrend_trim il periodogramma e trasformare in formula analitica l’oscillazione o le ascillazioni e provare a toglierla(toglierle) da medietrim (a da detrend _trim) per vedere se spariscono dal loro periodogramma i picchi rilevanti. E’ un buon metodo incrociato di testare il Periodogramma rivisitato.
16 – APPENDICE5
APPENDIX5
IL SENSO COMUNE, L’INSEGNAMENTO SCIENTIFICO ED I SAPERI PREPOSTI ALLE SCELTE – UN PRIMO APPROCCIO OPERATIVO ALL’ANALISI DI FOURIER COL SUPPORTO DEL COMPUTER del dott. Piero Pistoia
Analisi di serie storiche reali e simulate dott. Piero Pistoia
ATTENZIONE! le linee di programma attive non sono incluse fra apici. Cambiando opportunamente le inclusioni di linee nei diversi segmenti del programma, si possono fa girare i diversi esempi, e proporne di nuovi.
A0-Esempio N.0
ANALISI DELL’ESEMPIO N° 0
Le linee attive di questo esempio sono state evidenziate
Si trascriva manualmente o con copia/incolla i seguenti scripts sulla consolle del MATHEMATICA DI WOLFRAM (vers. non superiore alla 6.0); si evidenzi e si batta shift-enter: si otterranno i risultati ed i grafici non inseriti.
"Si forniscono diversi vettori di dati sperimentali di esempio immessi
direttamente o tramite Table; per renderli attivi basta eliminare agli
estremi le virgolette.Se l'analisi diventa più complessa rispetto ad una
ricerca di armoniche di Fourier a confronto con la serie iniziale, si può
utilizzare il SEGMENTO DELLE REGRESSIONI (lineare e quadratica) per ottenere
yg2 ed il SEGMENTO DELLE ARMONICHE RILEVANTI (yg3 e yg4) individuate in una
prova precedente. Abbiamo da sostituire il nome di qualche vettore e aprire o
chiudere (cancellando o inserendo virgolette) istruzioni nei diversi segmenti
del programma secondo ciò che vogliamo fare. In yg1 c'è il vettore dati
iniziale. In yg2 c'è il vettore detrendizzato. In yg3, quello delle armoniche
rilevanti. In v, il vettore di Fourier fornito dall'analisi. Altri segmenti
su cui intervenire: IL GRAFICO ygf dove va inserita la variabile (ygi) da
confrontare con Fourier (v); il segmento di IMPOSIZIONE NUMERO ARMONICHE m;
il segmento di SCELTA VARIABILI DA SOTTOPORRE A FOURIER (ygi); il segmento
per cambiare la variabile nell'ERRORE STANDARD. In ogni esempio si accenna
alle modifiche specifiche da apportare ai diversi segmenti";
"ESEMPIO N.0";
"Esempio illustrativo riportato alle pagine 3-4 dell'art.: imporre il numero \
di armoniche m=1 oppure 2 nel segmento relativo e confrontare il grafico ygf \
che gestisce la variabile yg1 dei dati seguenti, con quello di v (ygf1); \
controllare infine i risultati con i dati del testo";
yt=N[{103.585, 99.768, 97.968, 99.725, 101.379, 99.595, 96.376, 96.469, \
100.693, 104.443}]
"ESEMPIO N.1"
"Si sottopongono a Fourier i dati tabellati seguenti(yg1). Si confrontano yg1 \
(tramite ygf) e v di Fourier(tramite ygf1); calcolo automatico di m";
"yt=N[Table[100+4 Sin[2 t/21 2 Pi-Pi/2]+3 Sin[4 t/21 2 Pi+0]+6 Sin[5 t/21 2 \
Pi-1.745], {t,21}]]"
"Si detrendizza yg1 seguente ottenendo yg2 (si liberino le istruzioni del \
segmento TREND), che poniamo come variabile in ygf (si inserisca nella sua \
espressione); si sottopone yg2 a Fourier (v) nel segmento "SCELTA VETTORE \
DATI"; confrontiamo ygf1 (grafico di v) e ygf; inserire variabile yg2 \
nell'espressione errore"
"yt=N[Table[100+4 Sin[2 t/21 2 Pi-Pi/2]+3 Sin[4 t/21 2 Pi+0]+6 Sin[5 t/21 2 \
Pi-1.745]+0.5 t + (Random[]-1/2),{t,21}]]";
"ESEMPIO N.2";
"Si utilizza il vettore originale yg1 e si confronta con v di Fourier (ygf \
con ygf1), come nell'esempio N.1, prima parte; m automatico. Esempio \
interessante per controllare come Fourier legge i dati"
"yt=Table[N[Sin[2 Pi 30 t/256]+.05t+(Random[]-1/2)],{t,256}]"
"ESEMPIO N.3";
"Come l'esempio N.2. Ci insegna come Fourier <sente> i coseni"
"yt=N[Table[100+4 Cos[2 t/21 2 Pi-Pi/2]+3 Cos[4 t/21 2 Pi+0]+6 Cos[5 t/21 2 \
Pi-1.745],{t,21}]]";
"ESEMPIO N.4";
"Come il N.2. Ci assicura del funzionamento del programma"
"yt= N[Table[100+3 Sin[2 Pi 2 t/21+ Pi/2],{t,1,21}]]";
"I dati successivi sono stati campionati da Makridakis combinando l'esempio \
precedente ed un random (pag. 402, [])";
"yt={106.578,92.597,99.899,97.132,93.121,95.081,102.807,106.944,100.443,95.\
546,103.836,107.576,104.658,91.562,91.661,97.984,111.195,100.127,94.815,105.\
009,110.425}";
"ESEMPIO N.5"
"Prima parte.
Si detrendizza il vettore dati yg1, liberando, nel segmento TREND, il calcolo \
dei coefficienti B0 e B1 della retta interpolante, trovando yg2 che \
inseriremo in ygf nel segmento GRAFICO DA CONFRONTARE CON FOURIER. Calcolo \
automatico di m. Nel segmento SCELTA VETTORE PER FOURIER, poniamo yg2 in yt e \
nella formula dell'ERRORE STANDARD. Si fa girare il programma una prima volta \
e si osservano quali sono le armoniche rilevanti. Di esse si ricopiano i \
parametri trovati (numero armonica, ampiezza, fase), con i quali si \
tabellano le 4 armoniche rilevanti, trascrivendole nel segmento ARMONICHE \
RILEVANTI.
Seconda parte.
Nel segmento ARMONICHE RILEVANTI si tabellano le espressioni di queste 4 \
armoniche, si sommano i relativi vettori in yg3. Si liberano queste 4 \
armoniche e il loro vettore somma yg3. Si pone poi la variabile yg3 in ygf \
per confrontare yg3 con v (risultato di Fourier su yg2). Calcolo automatico \
di m. Si sceglie per Fourier la variabile yt=yg2. Nel segmento dell'ERRORE si \
pone yg3 e si rilancia il programma una seconda volta. E' un modo per \
cogliere le uniformità periodiche all'interno di dati storici"
"yt=N[{0.0330,0.0430,.0510,.0590,.0610,.0630,.053,.036,.0460,.0560,.0630,.\
0480,.0530,.0430,.0660,.053,.0820,.0600,.0800,.0760,.0560,
.0360,.0500,.053,.0560,.0580,.0610,.0630,.0650,.0680,.0815,.095,
.0790,.0630,.0690,.0740,.0800,.0765,.0730,.0695,.0660,.0930,.0830,
.0730,.0630,.0740,.0670,.06,.0860,.0800,.0730,.0670,.0890,.0640,
.0870,.079,.0700,.0650,.0600,.0630}]"
"Le successive righe sempre attive"
yg1=yt
n=Length[yt];
"SEGMENTO DELLE REGRESSIONI"
"f[x_]:=Fit[yt,{1,x,x^2},x]"
"f[x_]:=Fit[yt,{1,x},x]"
"yt1=N[Table[f[t],{t,60}]]?"
"La precedente istruzione dà problemi"
"Trovo l'ordinata all'origine e la pendenza"
"B0=f[x]/.x\[Rule]0"
"f1=f[x]/.x\[Rule]1"
"B1=f1-B0"
"B2=B0+B1 t"
"Un secondo modo di trovare B0 e B1";
"xt=Table[i, {i, 1, n}]";
"a=xt yt";
"Sxy=Apply[Plus, xt yt]";
"Sx=Apply[Plus, xt]";
"Sy=Apply[Plus, yt]";
"xq=xt^2";
"Sxq=Apply[Plus, xq]";
"yq=yt^2";
"qSx=Sx^2";
"B1=(n Sxy-Sx Sy)/(n Sxq-qSx)";
"B0=Sy/n-B1 Sx/n";
"B2=B0+B1 t";
"Tabello la retta"
"yt1=N[Table[B2,{t,n}]]"
"yt1=Flatten[yt1]"
"In yt1 ci sono i dati relativi alla retta di regressione"
"In yg2 c'è il vettore detrendizzato dei dati iniziali"
"yg2=yt-yt1"
"SEGMENTO DELLE ARMONICHE RILEVANTI"
"y4=Table[N[.004(Sin[.1333 Pi t+6.266])],{t,60}]";
"y5=Table[N[.007(Sin[.1667 Pi t+4.782])],{t,60}]";
"y8=Table[N[.004(Sin[.2667 Pi t+4.712])],{t,60}]";
"y9=Table[N[.004(Sin[.3000 Pi t+3.770])],{t,60}]";
"yg3=N[y4+y5+y8+y9]";
"In yg3 c'è il vettore dati di tutte le armoniche considerate rilevanti da \
precedente analisi. Se il programma passa da questo punto,
ha senso misurare per es. la differenza con il vettore di tutte le \
armoniche di Fourier sui dati detrendizzati yg2";
"yg4= N[yg3+yt1]";
"In yg4 c'è il vettore di tutte le componenti considerate rilevanti compreso \
il trend. Ha senso un confronto fra i dati iniziali Yg1 o v (vettore di \
Fourier) e Yg4 "
" IL GRAFICO ygf E' DA CONFRONTARE CON QUELLO DI FOURIER ygf1"
" La variabile nel ListPlot successivo rappresenta il vettore da confrontare \
con la combinazione di armoniche di Fourier applicato ad un vettore dati. yg \
rappresenta il grafico di tale vettore"
"In ygi (i=1,2...) ci va il vettore da confrontare con v"
ygf=ListPlot[yg1,PlotJoined\[Rule]True,PlotRange\[Rule]Automatic,
GridLines\[Rule]{Automatic,Automatic},
AxesLabel\[Rule]{"Tempo","Dati \
(unità)"},PlotLabel\[Rule]FontForm["DOMINIO DEL TEMPO",{"Times",12}]]
"CALCOLO AUTOMATICO DEL NUMERO ARMONICHE"
ny=Length[yg1]
n=ny;m=Mod[n,2]
If[m>0, m=(n-1)/2, m=n/2-1]
"IMPOSIZIONE MANUALE NUMERO ARMONICHE"
m=1
"m=2"
"SCELTA VETTORE DATI DA SOTTOPORRE A FOURIER"
"IN yt CI SONO I DATI CHE VOGLIO ANALIZZARE CON FOURIER E L'ANALISI E' POSTA \
IN v"
"Se voglio analizzare con Fourier i dati iniziali:"
yt=yg1
"Se voglio analizzare i dati detrendizzati:"
"yt=yg2"
"Se voglio analizzare i dati relativi alle armoniche considerate rilevanti:"
"yt=yg3"
"Se voglio analizzare i dati di tutte le componenti rilevanti:"
"yt=yg4"
"VALORI DEL PARAMETRO ak="
"Calcolo gli ak con il comando Sum, sommando cioè gli n prodotti yt * la \
funzione coseno, per t=1 a n; faccio questo per ogni valore di k (da k=0 a \
n/2)tramite Table"
a1=Table [Sum[yt[[t]] Cos[2 Pi k t/n],{t,1,n}],{k,0,m}];
a=2*a1/n;
"Divido per due il primo elemento, per ottenere ao=media; Sopprimo poi il \
primo elemento"
a0=a[[1]]/2
a=Delete[a,1]a=Chop[%]
"VALORI DEL PARAMETRO bk="
"Calcolo ora bk con la funzione seno con lo stesso procedimento di ak"
b1=Table[Sum[yt[[t]] Sin[2 Pi i t/n],{t,1,n}],{i,1,m}];
b=2 b1/n
b=Chop[%]
"Mentre ao/2 rappresenta la media, bo è sempre nullo"
b0=0
"AMPIEZZE ="
"Con ak e bk calcolo le ampiezze e le fasi dell'f(t) iniziale; Individuo il
vettore dei numeri da mettere sulle ascisse nel dominio della frequenza
(i/n o n/i) e con i vettori xi e yi
costruisco la lista {xi,yi}; disegno infine i plots"
ro=Sqrt[a^2+b^2]
ro=N[Chop[%]]
ro=Flatten[ro]Theta={}
i=1
While[i<m+1,
f2=Abs[a[[i]]/b[[i]]];
f2=180/Pi ArcTan[f2];
If[b[[i]]>0 && a[[i]]>0 , Theta=N[Append[Theta,f2]]];
If[b[[i]]<0 && a[[i]]>0, Theta=N[Append[Theta,180-f2]]];
If[b[[i]]<0 && a[[i]]<0, Theta=N[Append[Theta,180+f2]]];If[b[[i]]>0 && a[[
i]]<0, Theta=N[Append[Theta,360-f2]]];
If [(a[[i]]==0 && b[[i]]==0),Theta=N[Append[Theta,0]]];
If[((
b[[i]]<0 || b[[i]]>0) && a[[i]]\[Equal]0),Theta=N[Append[Theta,0]]];
If[b[[i]]\[Equal]0 && a[[i]]>0 ,Theta=N[Append[Theta,90]]];
If[b[[i]]\[Equal]0 && a[[i]]<0, Theta=N[Append[Theta,-90+360]]]; i++];
"FASE ="
Theta=Theta
"Theta=N[ArcTan[a,b]*180/Pi]"
"RISULTATI DI FOURIER"
v=Table[a0+Sum[(a[[k]] Cos[2 Pi k t/n]+b[[k]] Sin[2Pi k \
t/n]),{k,1,m}],{t,1,n}];
"GRAFICO RISULTATI DI FOURIER (ygf1)"
ygf1=ListPlot[v,PlotJoined\[Rule]False,GridLines\[Rule]{Automatic,Automatic},
PlotLabel\[Rule]FontForm["GRAFICI DI CONTROLLO",{"Times",12}]]
"CONFRONTO"
ygf2=Show[ygf,ygf1,PlotRange\[Rule]{Automatic,Automatic}]
"Calcolo l'ERRORE STANDARD DELLA STIMA"
ESS=Sqrt[Apply[Plus,(yg1-v)^2]/(n-2)]
"x=N[Table[i,{i,1,m}]]";
"c1=x";
Length[x];
Length[ro];
"For[i=1,i<m,i++,j=i*2;c=c1;yi=ro[[i]];
c=Insert[c,yi,j];c1=c]";
"d1=Partition[c,2]";
Needs["Graphics`Graphics`"]
BarChart[ro]
ListPlot[ro, PlotJoined\[Rule]True,PlotRange\[Rule]All,
GridLines\[Rule]{Automatic,Automatic},AxesOrigin\[Rule]{0,
0},AxesLabel\[Rule]{"Cicli in n dati", "Ampiezza \"},PlotLabel\[Rule]FontForm["DOMINIO DELLA FREQUENZA",{"Times",12}]]
"c1=x";
"For[i=1, i<m,i++,j=i*2;c=c1;yi=Theta[[i]];
c=Insert[c,yi,j];c1=c]";
"d2=Partition[c,2]";
ListPlot[Theta, PlotJoined\[Rule]True,PlotRange\[Rule]All, \
GridLines\[Rule]{Automatic,Automatic},AxesOrigin\[Rule]{0,0},
AxesLabel\[Rule]{"Frequenza","Fase"}]
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A1-Esempio N.1
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A2-Esempio N.2
RISULTATI ESEMPIO 2
A5-Esempio N.5
Serie detrendizzata delle concentrazioni As
ANALISI DEI DATI REALI DELL’ESEMPIO N° 5
L’IDEA E’ QUESTA:
– SUI SESSANTA DATI DELLA CONCENTRAZIONE ARSENICO (yt, GRAF. N.1) IN ALCUNE SORGENTI DELLA CARLINA (PROV. SIENA), SI FA UNA REGRESSIONE LINEARE ED I SUOI 60 VALORI PREDETTI SI SOTTRAGGONO DA yt, OTTENENDO LA SERIE DETRENDIZZATA.
– QUEST’ULTIMA SI SOTTOPONE AL PERIODOGRAMMA CHE, IN USCITA, PERMETTE DI CALCOLARE LE SUE COMPONENTI ARMONICHE.
– SOMMANDO LE COMPONENTI ARMONICHE RILEVANTI PIU’ I VALORI DEL TREND E SOTTRAENDO TALE SOMMA DALLA SERIE ORIGINALE yt, SI OTTERRA’ LA “STIMA DELL’ERRORE STANDARD” CHE DA’ UN’IDEA DELLA BONTA’ DEL PROCESSO.
Si trascriva manualmente i seguenti scripts sulla consolle del MATHEMATICA DI WOLFRAM (vers. non superiore alla 6.0); si evidenzi e si batta shift-enter: si otterranno i risultati e grafici riportati alla fine di questo programma (si noti in particolare il grafico ampiezza-numero armoniche eseguito sulla serie detrendizzata, dove è evidente il picco all’armonica n°5)
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RISULTATI DEL PROGRAMMA ESEMPIO N.5 (conc. As detrend)
A4-Esempio N.4
ANALISI DELL’ESEMPIO N° 4 CON RISULTATI E GRAFICI (DATI SIMULATI)
A6-Esempio N.6
Oscillazione mensile ozono a Montecerboli (Pomarance,Pi); 2007-2011
RISULTATI GRAFICI OZONO
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ESEMPIO N° 5 CHE USA LE ARMONICHE RILEVANTI MESSE IN FORMULA IN UNA PRE-PROVA